Baby gang. Padre Zanotelli: colpa di Stato, Scuola e Famiglia…ma anche della Chiesa

È strano vedere come si stiano diffondendo sempre più fenomeni di microcriminalità organizzata dove sono i protagonisti sono dei minorenni, dove un ragazzino ruba ad un adulto, quasi a mò di risarcimento inconscio per la mancanza di sostegno e orientamento ricevuto nella vita. Dopo essersi chiesti come mai questa nuova e inaspettata piaga delle baby gang, siamo nel tempo in cui ci si inizia a chiedere come poter rimediare. Ci sono diverse teorie che cercano di spiegare questa triste novità. C’è chi dice che i fattori scatenanti dipendano dal contesto familiare ed ambientale dove vivono i ragazzi, che li costringono a crescere senza sostegni affettivi adeguati e senza alcun orientamento socio-educativo. Secondo altri, invece, i giovani scelgono volontariamente di entrare in una baby gang in prospettiva di un guadagno in termini economici o di autostima. Infine, c’è chi dice, secondo una teoria trasversale, che le origini della baby gang dipendono da fattori culturali quali la vita familiare, i valori e il sistema scolastico. È di questa opinione il noto missionario comboniano Alex Zanotelli, prete di frontiera che ha deciso di vivere in periferia (e non solo geograficamente) e che nei giorni scorsi ha tracciato una breve quanto lucida analisi delle cause e delle possibili (e iniziali) soluzioni a questa realtà. Secondo Zanotelli è giusto puntare il dito contro lo Stato, la Scuola e la Famiglia, ma “personalmente”, dice, aggiungerebbe anche la Chiesa. E spiega: “il primo colpevole è certamente lo Stato che ha abbandonato il Sud. Infatti oggi il Meridione è una delle zone più in difficoltà in Europa con una disoccupazione giovanile sopra il 60% e con la fuga dei suoi giovani più brillanti”. Per Zanotelli questa difficile situazione economica pesa ancora più nelle periferie delle grandi città, e “soprattutto a Napoli”, dove “né la Regione Campania né il Comune di Napoli hanno una seria politica verso le periferie, verso gli impoveriti di questa città”, che vede una “Napoli bene” “concentrata a salvare se stessa” e “poco interessata ai drammi” della “Napoli malamente”.

Ma anche la Scuola è sul banco degli imputati. “Non è solo il problema degli insegnanti, ma è un problema strutturale. Lo Stato sta tagliando i fondi alla scuola, eppure lo Stato Italiano spende 64 milioni di euro al giorno in armi. I soldi ci sono, ma non per i bisogni essenziali della gente come scuola, sanità, welfare”. Secondo Padre Zanotelli nelle periferie lo Stato deve investire seriamente nelle scuole, “che siano a tempo pieno e aperte fino alle otto di sera, con una varietà di servizi supplementari per i ragazzi”. E a tal proposito denuncia la situazione del quartiere dove opera (e ha scelto di vivere), il Rione Sanità: “questo quartiere ha una popolazione di circa 50mila abitanti, ma nessun asilo comunale. Per fortuna ha un complesso di scuole elementari che funziona bene ma, di contro, non ha nessun complesso di scuole medie (il 30/40% di ragazzini si perde per strada) ed un unico Istituto Superiore che lo scorso anno ha perso il 50% dei suoi alunni e il 74% del primo biennio è stato bocciato”.

“Ma lo Stato è sotto accusa anche per la questione lavorativa – prosegue il missionario -. I ragazzi che crescono in periferia non hanno un futuro e i giovani laureati devono fuggire al Nord o all’estero. Chi rimane in periferia non ha altra alternativa che entrare nello spaccio della droga, dato che Napoli è diventata la più importante piazza di spaccio in Europa e la cocaina un fenomeno di massa. E poi lo Stato deve provvedere alla sicurezza sulle strade. In anni di lotte in questo quartiere abbiamo ottenuto solo le telecamere”.

Ma oggi sotto i riflettori c’è anche la Famiglia. “Nelle periferie questa fondamentale realtà è spesso in seria difficoltà, per cui i figli finiscono per strada di giorno e di notte. Secondo Zanotelli non ha aiutato, poi, lo sviluppo del “consumismo di questi anni, alimentato da televisione sempre accesa e quasi sempre su canali commerciali, per cui l’unico valore rimasto ormai è quello di fare soldi e di farli al più presto per vivere la ‘bella vita’ vista in tv”. “È in questo contesto che crescono i ragazzini delle nostre periferie – conclude Zanotelli -. Il sociologo De Masi afferma che si è creata ‘una voragine etica tutta da addebitare al fallimento delle tre agenzie: famiglia, scuola e i media’, ma a mio parere sul banco degli imputati c’è anche la Chiesa che, per sua natura, dovrebbe essere un’agenzia educativa e purtroppo in questo deve riconoscere il proprio fallimento. La nostra è una Chiesa in gran parte dedita al culto e spesso incapace di legare fede e vita. Con una notevole presenza di ragazzi di ‘strada’, la Chiesa dovrebbe investire in oratori, dove questi ragazzini possono sentirsi accolti, amati, ove trovare un ‘grembo materno’”. D’altronde, “come scrive Papa Francesco nella Evangelii Gaudium: ‘preferisco una Chiesa accidentata, ferita e sporca per essere uscita per strada, piuttosto che una Chiesa malata per la chiusura e la comodità di aggrapparsi alle proprie sicurezze’”.

farodiroma.it

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