I sei finalisti del World Press Photo hanno ritratto la crisi dei profughi rohingya, le ragazze rapite da Boko haram in Nigeria, le vittime dell’attentato di Londra, le proteste in Venezuela e l’Iraq

 

La giuria del World press photo (Wpp) ha annunciato i finalisti della 61ª edizione del più importante premio fotogiornalistico al mondo. Quest’anno la giuria è stata presieduta da Magdalena Herrera, responsabile della sezione fotografica della rivista Geo in Francia. I giurati hanno esaminato 73.044 foto, scattate da 4.548 fotografi provenienti da 125 paesi.  In questa edizione, per la prima volta, la fondazione del Wpp ha deciso di rivelare i premi in due fasi: il 14 febbraio sono annunciati i finalisti di ogni categoria in gara, mentre il 12 aprile saranno rivelati i vincitori durante la cerimonia di premiazione ad Amsterdam. La foto è di Ronaldo Schemidt, Agence France-Presse. José Víctor Salazar Balza, 28 anni, durante gli scontri con la polizia antisommossa in una protesta contro il presidente Nicolás Maduro, a Caracas, in Venezuela, 3 marzo 2017.

La giuria del World press photo (Wpp) ha annunciato i finalisti della 61ª edizione del più importante premio fotogiornalistico al mondo. Quest’anno la giuria è stata presieduta da Magdalena Herrera, responsabile della sezione fotografica della rivista Geo in Francia. I giurati hanno esaminato 73.044 foto, scattate da 4.548 fotografi provenienti da 125 paesi. In questa edizione, per la prima volta, la fondazione del Wpp ha deciso di rivelare i premi in due fasi: il 14 febbraio sono annunciati i finalisti di ogni categoria in gara, mentre il 12 aprile saranno rivelati i vincitori durante la cerimonia di premiazione ad Amsterdam. La foto è di Ronaldo Schemidt, Agence France-Presse. José Víctor Salazar Balza, 28 anni, durante gli scontri con la polizia antisommossa in una protesta contro il presidente Nicolás Maduro, a Caracas, in Venezuela, 3 marzo 2017.

La foto è di Ivor Prickett, The New York Times
. Un bambino tenuto in braccio da un soldato delle forze speciali irachene, dopo essere stato portato fuori dall'ultima area controllata dallo Stato Islamico nella città vecchia di Mosul da un uomo sospettato di essere un militante

La foto è di Ivor Prickett, The New York Times
. Un bambino tenuto in braccio da un soldato delle forze speciali irachene, dopo essere stato portato fuori dall’ultima area controllata dallo Stato Islamico nella città vecchia di Mosul da un uomo sospettato di essere un militante

La foto è di Patrick Brown, Panos Pictures, per Unicef. I corpi di rifugiati rohingya morti dopo che l'imbarcazione su cui provavano a scappare dal Myanmar si è ribaltata a circa otto chilometri al largo della spiaggia di Inani Beach, vicino a Cox's Bazar, Bangladesh. Sulla barca c'erano circa 100 persone. Ci sono stati 17 sopravvissuti

La foto è di Patrick Brown, Panos Pictures, per Unicef. I corpi di rifugiati rohingya morti dopo che l’imbarcazione su cui provavano a scappare dal Myanmar si è ribaltata a circa otto chilometri al largo della spiaggia di Inani Beach, vicino a Cox’s Bazar, Bangladesh. Sulla barca c’erano circa 100 persone. Ci sono stati 17 sopravvissuti

La foto è di Ivor Prickett, The New York Times
. Civili che sono rimasti a Mosul ovest dopo la battaglia per riprendere la città, si mettono in fila per ricevere aiuti nel quartiere di Mamun.

La foto è di Ivor Prickett, The New York Times
. Civili che sono rimasti a Mosul ovest dopo la battaglia per riprendere la città, si mettono in fila per ricevere aiuti nel quartiere di Mamun.

La foto è di Toby Melville, Reuters. Una passante consola una donna ferita dopo che Khalid Masood ha investito i pedoni sul ponte di Westminster a Londra, nel Regno Unito, uccidendo cinque persone e ferendone altre.

La foto è di Toby Melville, Reuters. Una passante consola una donna ferita dopo che Khalid Masood ha investito i pedoni sul ponte di Westminster a Londra, nel Regno Unito, uccidendo cinque persone e ferendone altre.

La foto è di Adam Ferguson, The New York Times. Aisha in posa per un ritratto a Maiduguri, stato di Borno, Nigeria. Dopo essere stata rapita da Boko Haram, Aisha doveva compiere un attentato suicida, ma è riuscita a scappare.  Dal 29 agosto al 22 settembre 2017 Ferguson ha realizzato ritratti delle ragazze rapite da Boko Haram a cui è stato ordinato di farsi saltare in aria in zone affollate, ma sono riuscite a scappare. (Tutte le foto Ansa)

La foto è di Adam Ferguson, The New York Times. Aisha in posa per un ritratto a Maiduguri, stato di Borno, Nigeria. Dopo essere stata rapita da Boko Haram, Aisha doveva compiere un attentato suicida, ma è riuscita a scappare. Dal 29 agosto al 22 settembre 2017 Ferguson ha realizzato ritratti delle ragazze rapite da Boko Haram a cui è stato ordinato di farsi saltare in aria in zone affollate, ma sono riuscite a scappare. (Tutte le foto Ansa)

Precedente Marciante da ausiliare di Roma a vescovo di Cefalù Successivo Per la crisi preti per Papa Francesco serve solo guida. Rimossi dal discorso al clero di Roma riforma e preti sposati

Lascia un commento