Divorziati a Messa ma preti sposati ancora fuori

Il Movimento Internazionale dei sacerdoti lavoratori sposati ha commentato la notizia pubblicata dal sito web “Il Giorno” sul percorso organizzato dalla diocesi di Como per i divorziati: “Bella l’iniziativa di una chiesa locale italiana, ma le guide delle comunità cattoliche dovrebbere anche richiedere a Papa Francesco di avviare un percorso per la riammissione dei preti sposati, con regolare percorso canonico nella Chiesa”.

Per i preti che potranno sposarsi, “anche se solo a una certa età” come cantava Lucio Dalla, i tempi non sono ancora maturi. Però possono sorridere idivorziati che si sono rifatti una famiglia. Fino all’altro giorno erano esclusi da sacramenti come la comunione e la confessione adesso invece la Chiesa è nuovamente pronta ad accoglierli, ma solo dopo aver meditato sui loro errori ed essere pronti a vivere un amore che se pur non consacrato sia conforme ai valori cattolici. Un’apertura contenuta nell’esortazione apostolica “Amoris Laetitia” di Papa Francesco che a Como il vescovo Oscar Cantoni ha voluto mettere al centro dell’attività della pastorale della famiglia.

Così i parroci si trasformeranno in una specie di tutor per i divorziati, accompagnando i singoli e le coppie verso un percorso di discernimento che potrà sfociare, anche se la cosa non è automatica, nella riammissione ai sacramenti. “Il Papa indica con chiarezza la via del discernimento personale e pastorale perché i fedeli in nuova unione facciano una verifica seria sulla propria condizione, confrontandosi su quattro atteggiamenti, accompagnati da un pastore della Chiesa – spiega il vescovo di Como, Oscar Cantoni – Anzitutto occorre la verifica della propria vita cristiana, fondata sulla via dell’amore che Gesù propone a tutti i credenti. Questo esame di coscienza è lo stesso che ogni fedele, anche chi fosse regolarmente sposato, deve compiere per essere veramente discepolo di Gesù. È poi necessario un atteggiamento di umiltà e consapevolezza della propria condizione irregolare, accompagnato dal pentimento sincero per il fallimento del precedente matrimonio, con la verifica anche delle responsabilità e dei doveri che da esso derivano, nei confronti del coniuge e di eventuali figli. Infine, il punto più delicato, la verifica della irreversibilità morale oltre che pratica, ad esempio per la presenza di figli nati dalla nuova unione o accolti dalla precedente, del nuovo legame coniugale, magari già ratificato anche attraverso il matrimonio civile”.

La diocesi di Como ha deciso di offrire un aiuto concreto ai propri fedeli divorziati nelle proprie comunità di appartenenza, che insieme al parroco dovrà comprendere e accompagnare i singoli e le coppie in questo percorso. Non vengono indicati tempi e modalità troppo stringenti, perché i percorsi andranno costruiti e sperimentati insieme ai sacerdoti che potranno farsi aiutare anche da persone competenti. Per favorire comunque una omogeneità di interpretazione e di azione pastorale il vescovo ha deciso di costituire un servizio diocesano per le situazioni di fragilità, così da risolvere i dubbi dei sacerdoti e aiutare i fedeli. A disposizione c’è l’ufficio diocesano per laPastorale della Famiglia che risponde anche per telefono o via mail. “Non sempre nell’agire morale di una persona, a un disordine oggettivo com’è una unione matrimoniale non sacramentale corrisponde anche una colpevolezza – conclude il vescovo -. Chi si incammina con impegno e umiltà nel percorso indicato può essere riammesso, dopo l’assoluzione, ai sacramenti”.

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