Tentata estorsione a «Luci Rosse» a Don Seppi: Mancano 170 mila euro dalla parrocchia

Dai bilanci della parrocchia dell’Unità pastorale “San Paolo”di Ala secondo la procura di Trento mancherebbero 170 mila euro.

È questo il risultato della chiusura delle indagini che hanno coinvolto Don Seppi che come si ricorda è rimasto vittima di una presunta estorsione a «Luci Rosse». (qui l’articolo)

L’ammanco dovrebbe essere stato sottratto dal conto economico della parrocchia di Chizzola, che in passato aveva avuto un grosso lascito da un privato cittadino. (si parla di circa 200 mila euro)

Si tratta comunque di un primo filone d’indagine, la parte amministrative della vicenda per intenderci. Don Seppi è indagato insieme ad altre 4 persone ma è anche parte lesa dell’estorsione. È comunque indagato per appropriazione indebita aggravata dal rapporto fiduciario.

Secondo le indagini, che naturalmente sono tutte da provare, Don Seppi avrebbe avuto degli incontri sessuali violenti con due donne che si sarebbero sfogate con un loro amico, ora agli arresti nel carcere di Spini di Gardolo, che avrebbe ricattato il parroco costretto poi a versare 10 mila euro per il silenzio

Il parroco sarebbe stato indotto a pagare perché convinto dal suo estorsore dell’esistenza di un filmato che lo ritrae appunto in alcune scene sessualmente violente. Tale Video pare però che non sia mai esistito, lo riferiscono gli stessi investigatori dei Carabinieri. Ma ora mancano all’appello altri 160 mila euro.

Lo scenario accusatorio porta la procura a credere che Don Seppi abbia sottratto ai fondi delle comunità cristiane amministrate non solo per coprire il silenzio sulle«scappatelle sessuali·» ma anche per altro.

Nella storia sono fin dall’inizio state indagate 5 persone, con responsabilità diverse però.

La posizione più grave è quella di Sebastian Cristian Costea, ritenuto dalla procura il capo della banda. Sarebbe grave anche la posizione di 3 ragazze rumene che sono state accusate di estorsione aggravata e sfruttamento della prostituzione  sono colore che sono presenti nelle scene hard.

Per una di queste esiste anche l’ipotesi di furto aggravatoportato a termine insieme ad altri due uomini che per ora rimangono sconosciuti. Il terzetto avrebbe infatti rubato al sacerdote la macchina fotografica digitale con cui lo stesso Don Seppi avrebbe girato il filmino hard.

È stato il furto della fotocamera digitale con sulla Card registrato il film a luci rosse che potrebbe aver scatenato nella banda l’idea del ricatto a Don Seppi.

Le difese hanno dichiarato che daranno battaglia. Ci sono infatti molte differenza nelle cifre e i legali dei 4 indagati paventano anche la possibilità che l’ammanco di 170 mila euro non sia stato utilizzato per cedere al ricatto della banda.

Ora il magistrato dovrà decidere se archiviare le posizioni dei cinque indagati oppure rinviarli a giudizio. Qualora la seconda ipotesi si concretizzasse le persone indagate potranno difendersi in Tribunale e portare a sostegno le prove che potrebbero scagionarli

La Voce del Trentino

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