Preti e festini, la scelta di Sepe: ​l’ex parroco resti a casa e preghi

Il Tribunale regionale ecclesiastico da un lato archivia il «caso Monte di Dio» e dall’altro «fa obbligo» al sacerdote di non mettere più piede nella chiesa dello scandalo. Almeno fino a nuovo ordine. Il decreto con il quale si vorrebbe scrivere la parola fine alla vicenda che ha coinvolto don Mario D’Orlando, parroco a Santa Maria degli Angeli a Pizzofalcone, sospeso dall’incarico nel febbraio del 2017 in seguito alla scoperta di un dossier anonimo su preti e presunti festini gay, porta la data dello scorso 23 dicembre. Anche se, materialmente, l’atto è stato notificato al sacerdote nel mese di gennaio.

Dopo quasi un anno di indagini, veleni, interrogatori e confronti incrociati, i giudici di largo Donnaregina decidono, in buona sostanza, di non decidere, o meglio: di decidere a metà. Perché – è scritto nel decreto – rispetto a una denuncia anonima non è possibile procedere diversamente. A nulla varrebbero infatti – secondo i giudici del cardinale Crescenzio Sepe – le informazioni, a cominciare dall’interrogatorio verità del grande accusatore del prete, che la Procura di Napoli, nel rispetto della prassi, ha regolarmente inviato ai vertici del tribunale ecclesiastico al termine delle indagini svolte per escludere il coinvolgimento di minori nel giro.

Tutto archiviato, dunque. Almeno per il momento perché quel decreto non è affatto piaciuto all’ex parroco di Pizzofalcone che ha già presentato ricorso e aspetta i trenta giorni canonici prima di rivolgersi direttamente alla Segnatura apostolica, il Tribunale ecclesiastico supremo della Curia romana che potrebbe decidere di riaprire il caso. Che cosa non è andato giù a don Mario D’Orlando? Qual è il problema visto e considerato che la sua vicenda, almeno apparentemente, si è risolta con l’archiviazione e, quindi, nel migliore dei modi? Ecco la risposta: la decisione dei giudici del Tribunale regionale ecclesiastico di non reintegrarlo, non solo nel suo ruolo di parroco nella chiesa di Santa Maria degli Angeli a Pizzofalcone – dove addirittura «si fa obbligo» di non tornare – ma in nessuna altra chiesa o ente ecclesiastico che sia. Già, perché se il decreto nella prima parte motiva sostanzialmente le ragioni dell’archiviazione con l’indisponibilità a farsi interrogare da parte del grande accusatore del sacerdote, un giovanotto di 28 anni che ha dichiarato di aver preso parte agli incontri hard; nella seconda invece invita l’ex parroco D’Orlando a concedersi un periodo, e non è nemmeno specificato quanto lungo, di riflessione, riposo e naturalmente preghiera.
Il Mattino

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