“Abusato a 11 anni”. La Curia insabbia

«Sono stato violentato più volte da un prete. Avevo appena 11 anni e non avevo la forza di ribellarmi a uno come Don Silverio, era stimato da tutta la comunità, un mamasantissima.

E allora stavo zitto e pensavo che così doveva essere». La denuncia è dell’oggi 37enne G.S che a Il Mattino racconta la sua storia di innocenza violata. Siamo nel quartiere napoletano di Ponticelli. Una storia di presunti abusi seriali che la curia napoletana ha sempre smorzato.

Racconta G.S.: «Don Silverio cominciò a portarmi con lui quando andava in giro con la sua Fiat 126 per fare delle visite pastorali in zona. Continuava a dirmi che ero il suo chierichetto di fiducia. Mi lodava e mi faceva sentire importante, e io naturalmente ero orgoglioso. E poi mi faceva regali che altrimenti mai mi sarei potuto permettere. Mi fece trovare persino una bicicletta. Sapeva conquistare la fiducia della gente e anche la mia. Inoltre sapeva come e dove muoversi». Già, perché don Silverio abitava assieme alla madre a Napoli ma aveva in uso un’altra casa, una villa, in località Guindazzi, a Borgo Trocchia. «Quello – continua a raccontare – fu un luogo che utilizzò con me anche se le violenze iniziarono in sacrestia».

L’uomo fatica a tornare a quel periodo allucinante, impossibile però rimuoverlo. «A quell’età si è troppo piccoli, ancora incapaci di leggere tra le righe il male, e così ci si affida ai grandi pensando che siano loro i modelli ai quali ispirarsi. Don Silverio era il parroco di Ponticelli ed era conosciuto da tutti, una persona stimata», racconta al quotidiano. Gli abusi sono stati un percorso progressivo. «La mia famiglia si trasferì in quel quartiere e iniziai a frequentare la parrocchia, facevo il chierichetto, andavo a giocare a pallone e così conobbi il sacerdote. Era il secondo della parrocchia, l’altro si chiamava don Ciro Cocuzza. Spesso mi chiedo se don Ciro abbia mai subodorato qualcosa vedendo che dalla casa di don Silverio entravano e uscivano ragazzini. L’idea che mi sono fatto da adulto è che in fondo erano in tanti a sapere, o a sospettare ma si finiva per stare zitti perché quella era la cosa da fare».

Sul caso di don Silverio, negli anni, sono state fatte diverse denunce. Ma la Curia partenopea ha sempre respinto le accuse affermando a suo favore «che le vittime si sono sempre rifiutate di sottoporsi a una visita psichiatrica».

Il Giornale

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