Rivelazione di un Vescovo cattolico sui preti sposati. Non solo “viri probati”

Il Movimento internazionale dei sacerdoti lavoratori sposati, fondato nel 2003 da don Giuseppe Serrone commenta la notizia riportata dal sito web “farodiroma.it”

Il Papa mi ha detto che aspetta dai vescovi delle risposte coraggiose. E penso che il Sinodo per l’Amazzonia sarà un momento opportuno per presentare queste proposte coraggiose”. Lo afferma – in un’intervista al Sir – monsignor Erwin Kräutler (nella foto), vescovo emerito di Xingu, presidente della Repam-Brasile, figura ecclesiale di primo piano nella difesa dei popoli amazzonici del Brasile, ha trascorso decenni a combattere per i diritti dei popoli indigeni della regione del fiume Xingu, nell’Amazzonia brasiliana, oggi minacciata dalla gigantesca diga di Belo Monte. Per questo suo impegno è stato più volte minacciato di morte. Come è noto insieme al cardinale Claudio Himmes, responsabile della pastorale dell’Amazzonia per conto dei vescovi brasiliani, proprio il vescovo Kräutler è fautore dell’ordinazione dei “viri probati” – persone di solida formazione cristiana e sposati – di celebrare messa e arrivare in zone impervie abitate dagli indios dove altrimenti non andrebbe nessuno. In Amazzonia ormai ci sono talmente pochi preti che le comunità a volte aspettano mesi prima di poter partecipare a una messa.

“Il Papa ha veramente parlato di ciò che viene dal nostro cuore. I popoli indigeni hanno un messaggio da dare al mondo intero: la capacità degli esseri umani di vivere in armonia con Dio, con gli altri, ma anche con l’ambiente. Il Papa ha citato il passo della Genesi in cui Dio chiede a Caino: ‘Dov’è tuo fratello?’. E lui risponde: ‘Non lo so. Sono forse il guardiano di mio fratello?’. Io aggiungo il passo successivo in cui Dio dice: ‘Che hai fatto? La voce del sangue di tuo fratello grida a me dal suolo!’. E questo è esattamente quello che è successo, nel corso dei secoli, alle popolazioni indigene. Il sangue dei popoli indigeni grida a Dio, ma Dio dà la risposta attraverso Papa Francesco. Una risposta di amore, di tenerezza, con un nuovo sostegno a favore della sopravvivenza, non solo culturale, ma fisica, di queste persone’.  In una precedente intervista alla Radio Vaticana, il presule è stato ancora più chiaro: “Papa Francesco mi ha detto che dobbiamo fare proposte concrete. Anche proposte temerarie, ardite. Mi ha detto che dobbiamo avere il coraggio di parlare. Lui non prenderà un’iniziativa da solo, ma ascoltando le persone. Vuole che si crei un consenso e che si cominci in qualche regione con dei tentativi finalizzati a che la gente possa celebrare l’eucaristia. Se si legge l’esortazione di Giovanni Paolo II ‘Dies Domini’ questa dice molto chiaramente che non c’è una comunità cristiana se non si raduna attorno all’altare. Per volere di Dio allora dobbiamo aprire delle vie perché questo accada. Su come saranno queste vie,  in Brasile già lavora una commissione”.
Cristiano Morsolin, esperto di diritti umani in America Latina e collaboratore di FarodiRoma dall’America Latina, commenta a questo proposito al Sir: “Proprio mons. Krautler, mons. Roque Paloschi, arcivescovo di Porto Velho (Brasile) e presidente del Consiglio indigenista missionario (Cimi), e il card. Claudio Hummes, presidente della rete ecclesiale Repam e arcivescovo emerito di São Paulo, rappresentano tre voci particolarmente autorevoli dell’episcopato brasiliano e latinoamericano, destinate ad assumere un ruolo importante nella preparazione del Sinodo panamazzonico”.

Come è noto, l’argomento dei preti sposati è stato esplicitamente affrontato da Francesco, il 26 maggio 2014, durante il volo di ritorno dalla Terra Santa, in risposta a una domanda posta da un inviato tedesco. “Ma la Chiesa cattolica ha preti sposati, no? I cattolici greci, i cattolici copti… no? Ci sono, nel rito orientale, ci sono preti sposati. Perché il celibato non è un dogma di fede, è una regola di vita che io apprezzo tanto e credo che sia un dono per la Chiesa. Non essendo un dogma di fede, sempre c’è la porta aperta: in questo momento non abbiamo parlato di questo, come programma, almeno per questo tempo. Abbiamo cose più forti da intraprendere. Con Bartolomeo, questo tema non si è toccato, perché è secondario, davvero, nei rapporti con gli ortodossi. Abbiamo parlato dell’unità: ma l’unità si fa lungo la strada, l’unità è un cammino. Noi non possiamo mai fare l’unità in un congresso di teologia”, ha risposto il Papa che è poi tornato a parlare della situazione dei preti sposati durante l’incontro, a porte chiuse, con i parroci della diocesi di Roma, all’inizio della Quaresima 2015. In quell’occasione è stato don Giovanni Cereti, parroco di Roma sensibile ai problemi dei sacerdoti che lasciano il sacerdozio, a riferire che il Pontefice ha fatto un accenno alla questione affermando di avere il problema “in agenda” (farodiroma.it)

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