Giornalista de “Le Iene” aggredita racconta i fatti: “Amo la mia terra, ma non l’omertà”

“E’ una vicenda privata che avremmo trattato nella maniera più discreta possibile, infatti io non ho mai rivelato il paese in cui siamo state aggredite. Non volevamo fare un processo mediatico ma raccontare una storia. Non mi sarei mai aspettata di essere aggredita in chiesa, dai familiari di un prete e dal prete”

 

COSENZA – “Si dice che chi parla della Calabria, raccontandone i difetti, non ami la propria terra. Ma la mia idea è completamente diversa”. Così scriveva qualche giorno fa Valeria Castellano su Facebook. “Sono gli omertosi a non amarla, perché lasciano la Calabria in balia dei pochi furbi e vigliacchi, che la depredano delle proprie bellezze e delle proprie virtù. Non consento a nessuno di dire che non amo la Calabria. Io amo la mia regione ed è per questo che non smetterò mai di combattere per cambiarla”. Il racconto di Valeria Castellano fa emergere due aspetti salienti: “il rispetto per il lavoro che fa e in cui crede e per la sua terra”.  La giornalista cosentina, inviata della trasmissione d’inchiesta di Italia 1 “Le Iene” aggredita a San Vincenzo La Costa domenica 7 gennaio, anche a seguito delle dichiarazioni esternate dal sindaco Iannotta , ha raccontato alla nostra redazione la sua versione dei fatti, più veritiera visto che ha subito l’aggressione in prima persona, insieme alla sua operatrice Giulia Mascaro.

“Voglio fare una premessa: non ho mai puntato il dito e non ho mai parlato di San Vincenzo La Costa. Non mi interessava assolutamente criminalizzare una comunità perchè questi sono fatti che possono accadere dovunque. Ho parlato in generale di Calabria, e non per demonizzare la mia terra, che amo molto, ma perchè in Calabria esistono delle problematiche, atteggiamenti; spesso si vive di omertà e questo talvolta porta ad aggressioni come quella che io stessa ho subito, ma non solo io. Anche altri colleghi che fanno questo mestiere. Il nome (San Vincenzo La Costa, e quello del prete) è uscito da altre fonti, forse perchè la gente che era lì presente ha parlato e la notizia si è poi estesa a macchia d’olio. E voglio precisare una cosa, in risposta anche a quanto dichiarato dal sindaco che ha sottolineato come la trasmissione Le Iene viva di clamore mediatico e che facciamo interviste tentando di attaccare chi sentiamo. Ecco, questo è stato tutto il contrario di quanto accaduto a San Vincenzo La Costa”.

Valeria Castellano, nell’intervista rilasciata ai microfoni di Rlb spiega proprio questo: “Quella domenica il parroco aveva appena finito di celebrare la messa. Noi siamo entrati e io ho nascosto la mia divisa per evitare di attirare l’attenzione dei parrocchiani, così come la telecamera era nascosta e l’intervista è stata fatta nel chiuso della sagrestia. Era tutto assolutamente privato. Non sarebbe mai uscito il nome, non si sarebbe mostrato il volto di questo parroco. Noi non volevamo fare un processo mediatico ma raccontare una storia, che racconteremo comunque. Sono stati loro che si sono “mostrati” con un comportamento che io definisco un pò “mafioso“.

Ma facciamo un passo indietro: “inizialmente si sono avvicinati i familiari del prete (il padre e la sorella) e l’aggressione è stata mirata al contenuto della telecamera. Ci hanno detto che avrebbero chiamato i carabinieri e che non ci avrebbero fatto andare via – racconta – ma i carabinieri, abbiamo spiegato loro, non avrebbero potuto fare niente; io sono una giornalista ed ero lì per fare il mio lavoro. Dopo una lunga discussione siamo riuscite a convincerli a farci andare via, e mentre io sono entrata in auto, in attesa che salisse l’operatrice mentre facevo manovra, lei è stata aggredita dalla madre del prete che ha inveito contro di lei, in dialetto, dicendo “non fatela andare via quella pu***** ma prendete la telecamera”. Io a quel punto sono andata a cercare di proteggere la mia collega ed è qui che si sono unite altre 4-5 persone ed è stato il caos. Siamo state buttate a terra. Il loro tentativo era di portarci via la telecamera. La mia collega si è presa un pugno in viso e si è rotta un dente e io sono tornata a casa con le mani nere. Ricordo che tutto quello che sto raccontando, è stato filmato, si vede e si sente. In quel parapiglia  qualcuno mi ha anche preso la borsa che è stata ritrovata poi in chiesa”.

Il silenzio della chiesa calabrese dopo l’aggressione

“Voglio aggiungere che noi non avremmo mandato in onda neanche le immagini di quella intervista, perché non c’era un reato penale dimostrabile nella vicenda ed avremmo violato noi la legge, ma il danno lo hanno fatto loro. Dovrò fare altri servizi molto pericolosi in Calabria ma non mi sarei mai aspettata di essere aggredita in chiesa, dai familiari di un prete e da un prete. Ho avuto sostegno da tutti e ringrazio Cosenza la mia città e tutti quelli che mi hanno dimostrato vicinanza. Ma non ho sentito una sola parola dai vertici della Chiesa calabrese. E questa cosa mi fa pensare molto, e voglio sottolinearla. Il vescovo, almeno, avrebbe dovuto chiamarci anche per capire cosa c’è dietro questa vicenda”.

quicosenza.it

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