Reggio Emilia, prete abbandona la tonaca: «Lo amo profondamente»

Amin, 32 anni, ordinato sacerdote nel 2015, fa coming out e su Facebook posta la foto del suo uomo e un cuoricino azzurro di Chiara Cabassa 

Gazzetta di REGGIO

REGGIO EMILIA. “È quello di mezzo, così vi rilassate, lo amo profondamente e basta”. Questa la frase, con tanto di foto, postata sulla propria pagina Facebook il 3 dicembre scorso dall’ormai ex sacerdote Armin Eshaghpoor.

Sì perché come “don” Armin è stato davvero una meteora: ordinato in cattedrale a Reggio Emilia dal vescovo Massimo Camisasca il 23 maggio 2015, facendo due conti il suo sacerdozio è stato piuttosto breve e la sua vita pastorale a dir poco fugace. Quanto al suo coming out potrebbe definirsi fulmineo così come l’abbandono dell’abito talare.

Già il 30 novembre scorso, sulla stessa pagina Facebook, Armin aveva segnalato con tanto di cuoricino azzurro “l’inizio di una relazione”. E a chi gli chiedeva “non vuoi più fare il prete?”, lui rispondeva “la relazione era già iniziata ma ora è più sicura la situazione”.

Emblematica anche la sua foto con bandiera arcobaleno dei diritti Lgbt postata su Fb. Un coming out senza troppi ripensamenti considerando che sui social, dialogando con gli amici virtuali, Armin non si è mai nascosto dietro frasi di difficile interpretazione. Anzi, ha sempre risposto in modo da fare trapelare le sue vere intenzioni.

Sono del resto passati parecchi mesi da quando Armin Eshaghpoor aveva chiesto a monsignor Camisasca la sospensione dal ministero, peraltro concessa dal vescovo. Che aveva precedentemente cercato anche di aiutare Armin consigliandogli uno spostamento in Lombardia per evitare un finale che evidentemente, però, era già scritto.

Armin Eshaghpoor, classe 1986 (proprio domenica 21 gennaio compirà 31 anni), proviene dall’arcidiocesi di Esfahan dei Latini di Teheran: dopo avere studiato contrabbasso e violino diplomandosi al conservatorio nella sua città, pare che la sua vocazione sia nata leggendo il prologo di Giovanni su un Vangelo scritto in persiano regalatogli da un amico.

Nel 2015, anno della sua ordinazione in cattedrale a Reggio Emilia, aveva collaborato nelle parrocchie reggiane di San Giuseppe e dell’Immacolata Concezione oltre che a Sassuolo, prima di essere chiamato, nel settembre dello stesso anno, ad occuparsi dell’oratorio “Cristo Re” di Novellara al posto di don Paolo Tondelli trasferito all’unità pastorale di Baragalla-Rivalta.

Il caso di Armin emerge a poche settimane dalla decisione di don Achille Melegari, ex parroco di Cella, di abbandonare la chiesa per sposarsi. In realtà la decisione del giovane prete iraniano, con conseguente richiesta al vescovo di essere sospeso dal ministero, è addirittura precedente. E, grazie alle casse di espansione dei social, oggi esplode con una forza ancora maggiore.

Due storie uguali e diverse al tempo stesso. Uguali perché per entrambi si tratta di vivere liberamente una storia d’amore, sia pure in un caso etero e nell’altro omosessuale. Diverse in quanto Achille Melegari, 57 anni, ordinato sacerdote nel’71, ha svolto per parecchi anni diversi incarichi per la chiesa reggiana e il suo abbandono è apparso frutto di una scelta dolorosa e probabilmente a lungo ponderata. Armin arriva da lontano, di anni ne ha solo 31 e guardando al curriculum, per quanto possa servire, era solo all’inizio della sua vita pastorale che si è chiusa prima di essersi del tutto espressa.

Si tratta in ogni caso di abbandoni che amareggiano la Chiesa. Una Chiesa alle prese con una crisi di vocazioni di cui si parla da decenni ma di fronte alla quale, a quanto pare, non basta un diffuso e condiviso rammarico.

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