Ostriche e champagne per Don Euro

La vita sfrenata di don Luca Morini è stata accontata anche dall’escort napoletano Francesco Mangiacapra in un libro.
Il giovane confida nel testo che la decisione di denunciare “don Euro” matura quando scopre che l’uomo coinvolto in diverse orge è un prete. Il giovane decide di avvisare la curia toscana che sospese ‘Don Euro’ per malattia, solo dopo che le Iene fecero emergere il caso.

Dall’inizio dell’inchiesta giudiziaria Morini viene trasferito a Massa isolato dal mondo, ma ormai viene travolto dallo scandalo. Emergono foto in cui viene immortalato durante il consumo di cocaina, nelle notti in discoteca gay, nell’idromassaggio. Nel suo libro Mangiacapra scrive: “A lui piaceva ostentare il lusso, fingersi potente”. “Ostriche e champagne, avanzi di caviale sulla tavola del ristorante: un copione collaudato, un inizio quasi banale. Il lusso ostentato, ma con i soldi dei parrocchiani”, scrive repubblica commentando la richesta della procura di Massaal gip di rinviare a giudizio don Morini, che frequentava alberghi a tante stelle, e pagava con la carta di credito lasciata all’autista. E poi lui mica faceva il prete nelle notti in compagnia di una giostra di giovani escort napoletani, milanesi o brasiliani. Lui si travestiva: diventava Mario, Gianni, Paolo e, a seconda delle occasioni, un magistrato con frequentazioni parlamentari o un imprenditore di successo o un cardiochirurgo della Costa Azzurra. Mai quel che era, cioè il parroco di piccoli paesi della campagna intorno a Massa – Fossone, Avenza e Caniparola – ogni giorno alle prese con le comunioni, il catechismo e le anime da salvare.

Oltre due anni di indagini, dieci mesi di intercettazioni, una sfilza di testimoni, fotografie e video per ricostruire la seconda vita di «don Euro» come lo chiamavano i suoi parrocchiani per quella smania di chiedere sempre soldi: diceva che aveva una famiglia da aiutare, le campane da pagare, una colletta per i poveri o una girandola di altre scusa. Dopo la chiusura delle indagini, la procura di Massa ha chiesto per lui qualche giorno fa il rinvio a giudizio. I reati contestati dal procuratore Aldo Giubilaro e dalla pm Alessandra Conforti che ha condotto tutte le varie fasi dell’inchiesta sono: truffa, autoriciclaggio, appropriazione indebita, cessione di stupefacenti, estorsione nei confronti del vescovo (minacciava di diffondere dossier scottanti sui religiosi) ed estorsione nei confronti di altri soggetti. I carabinieri hanno sequestrato, lo scorso maggio, 700mila euro sul conto corrente di don Luca e altri 150mila investiti in un fondo di diamanti. E questo è quel che resta: spiccioli, dopo la dolce vita e il rastrellamento di elemosina, donazioni, fedi e anelli dei parrocchiani.

Ora per Don Euro è scattata la richiesta di rinvio a giudizio, con l’accusa di truffa, antiriciclaggio, appropriazione indebita, cessione di stupefacenti, ed estorsione nei confronti del vescovo: il parroco avrebbe infatti minacciato di fare rivelazioni compromettenti su alcuni “colleghi”. Lo scorso maggio, gli inquirenti hanno posto sotto sequestro 700mila euro sul conto corrente del religioso. Fotografie, video, audizioni di testimoni hanno rivelato che, al riparo da occhi indiscreti, il prete si concedeva pranzi lussuosi, soggiorni in alberghi costosissimi, qualche sniffata di coca e momenti di relax nelle vasche idromassaggio delle spa. In queste evasioni dalla routine della parrocchia, non si presentava mai con il suo vero nome. Ogni volta, inventava, un personaggio diverso: un magistrato con agganci in Parlamento, un imprenditore, un chirurgo di chiara fama. Poi, nel 2015, il castello di menzogne ha cominciato a cedere, grazie alla rivelazioni di un giovane escort napoletano: è stato lui il primo ad accorgersi che il magistrato che gli prometteva un lavoro nei palazzi della politica romana era, in realtà, un parroco di campagna ed ha avvertito la Curia.

Don Luca non è stato l’unico a finire nel mirino delle indagini: anche per il vescovo Giovanni Santucci la procura ha inviato la richiesta di rinvio a giudizio. Il vescovo risulta indagato per impiego indebito di denaro e tentata truffa: secondo l’accusa avrebbe prelevato 1.000 euro dal fondo della Fondazione Pie Legati per consegnarli a don Morini. Nei guai, anche l’ex parroco Emiliano Colombi, accusato di ricettazione per aver trasferito del denaro proveniente dalle truffe sul conto dell’amico sacerdote.

Fonte: Internapoli, La Stampa, Repubblica

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