Istat. Tornano a salire reddito e potere d’acquisto delle famiglie

Giù deficit e la pressione fiscale (che pure resta oltre il 40%), in ripresa la propensione al risparmio insieme al potere d’acquisto. E l’inflazione comincia a crescere. Sono positivi i dati dell’ultimo trimestre resi noti oggi dall’Istat. Il 2017 si conferma l’anno della ripresa economica.

Nel terzo trimestre la propensione al risparmio delle famiglie consumatrici è aumentata di 0,5 punti percentuali, salendo all’8,2%. Il rialzo segue però quattro cali consecutivi. L’aumento arriva quindi dopo un anno in discesa. Il reddito disponibile delle famiglie consumatrici è aumentato nel terzo trimestre del 2017 dello 0,7% e del 2,1% su base annua. L’Istat parla di “una crescita significativa”. E lo stesso vale per il potere d’acquisto, salito dello 0,8% sul rispetto al trimestre precedente e dell’1,1% in termini tendenziali. L’anno passato – rileva ancora l’Istat – ha segnato il ritorno alla crescita dei prezzi. L’istituto stima per il 2017 un aumento dell’1,2%, dopo il calo dello 0,1% del 2016. Una “lieve flessione” che però aveva portato l’Italia in deflazione. L’Istituto, rilasciando i dati provvisori, parla di “una chiara inversione di tendenza”, che consente di riagganciare il livello dei prezzi del 2013, ovvero di 4 anni prima. A fare la differenza sono i beni energetici (carburanti, luce e gas) e gli alimentari freschi (frutta e verdura).

Migliorano anche i conti pubblici del Paese e l’impatto del fisco. Nel terzo trimestre infatti la pressione fiscale è stata pari al 40,3%, in riduzione di 0,4 punti percentuali rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente. Si tratta del valore più basso dal 2011. Anche il dato relativo ai primi nove mesi del 2017, pari al 40,2%, è il più contenuto da sei anni. L’indebitamento netto in rapporto al Pil nel terzo trimestre del 2017 è stato pari al 2,1%, a fronte del 2,4% nel corrispondente trimestre del 2016, segando così un “miglioramento” di 0,3 punti percentuali. Complessivamente, nei primi tre trimestri si è registrato un deficit pari al 2,3% del Pil, anche qui “in miglioramento” di 0,2 punti sullo stesso periodo dell’anno precedente, così da toccare il valore più basso dal 2007 (sempre guardando ai primi nove mesi).

da Avvenire

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