In Italia oltre 20mila siti contaminati: 2.200 kmq di Sin, per l’80% in attesa di bonifiche

Oggi in Italia le aree inquinate che necessiterebbero di impellenti bonifiche sono moltissime, eppure è importante precisare che la definizione di “sito contaminato” è tecnica e giuridica, che spazia dal semplice incidente stradale alla grande contaminazione di origine industriale. «Per questo – spiega oggi il Consiglio nazionale dei chimici, intervenendo all’importante kermesse di settore Remtech Expo, a Ferrara – avere un quadro generale è difficile e la fotografia della situazione italiana risulta molto frammentaria e disomogenea. Il sistema dei siti contaminati, infatti, è diviso in due grandi ambiti: i Siti di interesse nazionale (Sin) la cui procedura di bonifica è attribuita alla competenza del Ministero dell’Ambiente, e poi tutti i restanti siti, di pertinenza regionale. Questa divisione porta con sé una grande differenza nello stato di avanzamento tra le diverse regioni e una sostanziale incomunicabilità tra le regioni e tra regioni e ministero».

«In questo quadro – sottolinea Nausicaa Orlandi, presidente del Consiglio nazionale dei chimici –  il chimico è chiamato a dare il suo contributo professionale. Contributo che va ben oltre le competenze in tema di analisi chimico-fisica, ma che si allarga all’insieme di attività essenziali per assicurare una gestione efficiente ed efficace delle bonifiche, sia sotto l’aspetto operativo che amministrativo. Si tratta, infatti, di farsi carico anche di tutta la fase di gestione rifiuti e loro smaltimento. La conoscenza specifica delle tematiche connesse alla caratterizzazione dei siti inquinati è fondamentale per la progettazione di un intervento di bonifica di suolo, di falda e acquiferi in linea con il continuo aggiornamento della normativa tecnica del settore. Non per ultimo, il chimico può affiancare altri professionisti coinvolti nei piani di bonifica ed eventualmente nelle fasi di recupero e riutilizzo dei materiali oggetto di intervento».

Di certo il lavoro non mancherebbe. Come ricordato al Remtech Expo durante l’evento “Il ruolo del chimico nelle bonifiche ambientali”, che ha visto confrontarsi sul tema professionisti e docenti universitari, in Italia i siti contaminati sono oltre 20mila. Un enorme problema che si presenta in fase particolarmente acuta all’interno dei Sin, quei 40 Siti d’interesse nazionale perimetrati in alcuni casi da quasi vent’anni ma ancora lì ad attendere le bonifiche promesse. Potrebbe sembrare un problema circoscritto – i Sin occupano lo 0,81% del territorio nazionale – ma che in realtà investe qualcosa come 600 chilometri quadrati circa di aree marine, lagunari e lacustri e altri 1.600 chilometri quadrati di aree terrestri.

La distribuzione dei Sin fra le diverse regioni è discontinua: primeggia la Lombardia con cinque siti contaminati, alla quale seguono Piemonte, Toscana, Puglia e Sicilia con quattro siti ciascuna; a seguire ci sono poi tutte le altre, con una maggioranza di regioni con solo un sito contaminato, che basta e avanza per compromettere la salute umana in vaste aree di territorio – come documentato da ultimo anche nel rapporto I numeri del cancro in Italia 2017presentato al ministero della Salute.

Per riqualificare tali aree e riconsegnarle alla collettività le promesse non bastano: nell’ultimo rapporto dedicato da Confindustria sul tema, i decenni passano ma rimane ancora da bonificare l’80% circa del territorio ricompreso nei Sin nazionali. Eppure risanarli sarebbe un’operazione (anche) economicamente conveniente: investendo 10 miliardi di euro per le necessarie operazioni se ne attiverebbe il doppio, e 5 tornerebbero allo Stato sottoforma di entrate fiscali. Senza contare i 200mila posti di lavoro che verrebbero creati, incrociando sostenibilità ambientale, sociale ed economica.

greenreport

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