Orge in canonica a Padova don Contin non molla la tonaca Il prete a luci rosse vuole il processo Accusato di violenze e soprusi da una parrocchiana

PADOVA Non molla. Don Andrea Contin, l’ex parroco padovano di San Lazzaro, 48 anni, protagonista a inizio anno di uno scandalo sessuale con un’eco senza precedenti, vuole continuare a fare il sacerdote. Ne è fermamente convinto. Tanto da aver rifiutato la «proposta» della Diocesi di Padova di dimissioni volontarie allo stato laicale. La questione è semplice: don Andrea è convinto di non aver fatto nulla di male. Pensa, anzi, che le accuse nei suoi confronti siano esagerate, gonfiate. Anzi, peggio ancora: montate ad arte da qualcuno che ha voluto tendergli una trappola.

Per cui ha deciso di andare fino in fondo. Non solo in sede penale, dove deve far fronte all’inchiesta della procura di Padova che lo accusa di violenza privata e favoreggiamento della prostituzione; ma anche in sede canonica. Don Andrea, a chi gli è vicino, ha fatto sapere infatti di voler affrontare senza paura il processo canonico. Fino ad arrivare a Roma, al Supremo Tribunale della Signatura Apostolica retto dal cardinale francese Dominique Mamberti, che è una specie di «Cassazione» della Chiesa romana. Oppure addirittura a Papa Francesco.

La partita non sarà semplice comunque. Don Andrea, che attualmente vive da solo in una località segreta, al riparo da tensioni e da sguardi indiscreti, lo scorso febbraio è stato sospeso a divinis dal vescovo Cipolla. Il quale, rispetto alla sua vicenda, si è sempre mostrato piuttosto severo. «Sono incredulo e sofferente — aveva dichiarato all’epoca dei fatti il monsignore —. Non possiamo confondere il male con il bene, accettare come nostro habitat la falsità, ingannare le persone». Cipolla, tra l’altro, aveva ricevuto la telefonata proprio di Papa Francesco, il quale, di fronte allo scandalo che aveva travolto la Diocesi, lo aveva «incoraggiato a essere forte nel condurre questo impegnativo e doloroso momento».

La vicenda di don Andrea è scoppiata tra fine 2016 e inizio 2017, dopo che una parrocchiana di 49 anni, italiana, si era rivolta ai carabinieri raccontando di essere stata vittima di violenze e soprusi da parte dell’allora parroco di San Lazzaro. Una denuncia contenuta in una lettera di una decina di pagine, all’interno della quale la donna non solo elencava le presunte nefandezze compiute dal sacerdote (dai giochi sessuali estremi a rapporti di gruppo, anche con sconosciuti, organizzati con chat online); ma indicava anche i nomi di altri preti della Diocesi che avrebbero preso parte alle (sempre presunte) deviazioni di don Contin. Tra questi don Roberto Cavazzana, allora parroco di Carbonara di Rovolon, che tuttavia non è mai stato raggiunto da alcun provvedimento giudiziario (e nei confronti del quale la Diocesi ha avuto un approccio più morbido, sostenendo che «il suo coinvolgimento risulta essere parziale e occasionale»).

La presunta vittima aveva dichiarato anche che lei stessa, prima di rivolgersi alla magistratura, era andata a denunciare i fatti alla Diocesi. Accuse pesanti, ovviamente, che ora attendono di essere riscontrate. A questo punto non solo in sede penale, dove si sa che il sostituto procuratore che conduce l’indagine, Roberto Piccione, a fine giugno ha ottenuto il prolungamento dell’indagine di altri sei mesi. Ma anche in sede canonica. Perché don Andrea non ha nessuna intenzione di lasciare così. E sul suo diario da curato ha già segnato le tappe della prossima resistenza.

corriere.it

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