Il Vaticano benedice il battesimo del figlio della coppia gay. Cascioli chiede la testa di chi ha firmato la lettera

«Anche Papa Francesco vi augura felicità, invocando per la vostra famiglia l’abbondanza delle grazie divine, al fine di vivere costantemente e fedelmente la condizione di cristiani come buoni figli di Dio e della Chiesa». È quanto si legge in una lettera inviata dalla Segreteria di stato vaticana in occasione del battesimo dei figli adottivi di una coppia gay brasiliana.
Uno dei due papà ha pubblicato la lettera sulla sua pagina Facebook, spiegando come tutto ciò «significa un grande progresso in una istituzione che durante l’inquisizione bruciava i gay e ora ci invia una lettera ufficiale congratulandosi con la nostra famiglia. Sono molto felice, ora io posso morire in pace».

Tanto amore e tanta felicità pare abbiano fatto saltare le coronarie al ciellino Riccardo Cascioli che, dalle pagine di uno dei siti integralisti da lui diretti, si premura di risultare il più offensivo possibile verso una famiglia che lui esige sia considerata inferiore alla sua. Racconta così di aver preso il telefono per lamentarsi di quella mancata discriminazione:

La Nuova BQ ha contattato la Sala stampa della Santa Sede per capire un po’ meglio la storia di questo scambio epistolare. La Vice direttrice, Paloma García Ovejero, sottolinea che si tratta di una delle tante risposte di routine, in questo caso «preparata dalla Sezione portoghese», che l’assessore della Segreteria di stato invia alle migliaia di missive che il Papa riceve. Inoltre, «non c’è nessun riferimento personale che faccia pensare o collegare che il Santo Padre ha voluto inviare un messaggio particolare. Anzi, viene indirizzata a un “Prezado Senhor”, cioè, “Gentile signore”».

Tirato in ballo anche la casa editrice Lo Stampatello per sostenere che il Papa sia sempre in errore quando benedice l’amore anziché il suo odio, l’integralista aggiunge:

Se anche nel caso della coppia gay brasiliana si tratta di uno scivolone burocratico, allora sarebbe il caso che in Segreteria di stato si ponessero qualche domanda in più quando preparano risposte di routine. Sopratutto perché dietro l’angolo c’è sempre qualcuno pronto a strumentalizzare le risposte. E anche per evitare che qualche malpensante creda che dentro le mura vaticane vi siano zelanti attivisti, interessati ad aprire porte al mondo Lgbt.
Di fronte alle tempeste mediatiche che queste risposte di routine sollevano, sarebbe opportuno che dalle sacre stanze arrivasse qualche precisazione in più. Ad esempio ribadendo, come è scritto nell’esortazione Amoris laetitia, che «non esiste fondamento alcuno per assimilare o stabilire analogie, neppure remote, tra le unioni omosessuali e il disegno di Dio sul matrimonio e la famiglia». Inoltre, non guasterebbe che i responsabili di queste spiacevoli situazioni venissero invitati a svolgere un altro incarico.

Insomma, l’integralista Riccardo Cascioli vuole la testa di quel sacerdote servita su un piatto d’argento dato che non ha insultato e denigrato una famiglia che lui esige sia discriminata e ritenuta inferiore alla sua. Non male per un tizio che dice di credere in quel Gesù che andava in giro a predicare che chi si esalta sarà umiliato.
Ed è decisamente curioso che a lamentare presunte “strumentalizzazioni” sia un tizio che strumentalizza una frase decontestualizzata mentre collabora con Adinolfi, ossia con un uomo che secondo il medesimo metro di giudizio andrebbe condannato dato che una famiglia con due moglie un matrimonio in un casinò non apparirebbero parte di quei “progetti di Dio” che l’integralismo sostiene di conoscere meglio di Dio stesso.
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