Ricordare il partigiano Jervis tra i larici e sulle mulattiere: due i rifugi a lui dedicati Il combattente valdese venne ucciso dalle SS

Settantatré anni fa, nella notte tra il 4 e il 5 agosto 1944, sulla piazza di Villar Pellice le SS uccisero a colpi di mitra cinque partigiani e poi li impiccarono in segno di oltraggio. Tra questi c’era anche l’ingegnere antifascista Guglielmo Jervis. Discendente di una famiglia di origine britannica (il bisnonno era un ufficiale topografo della Compagnia delle Indie), Jervis era nato a Napoli nel 1901.

Ingegnere valdese

Di religione valdese e spiritualmente vicino al gruppo dei giovani barthiani, ispirati dalla teologia del pastore protestante Karl Barth, era molto legato alla comunità evangelica di Torre Pellice, dove tutti lo conoscevano come «Willy». Si era laureato in ingegneria a Milano nel 1924, e dal 1935 si occupava della formazione degli operai alla Olivetti di Ivrea. Era anche bravo sulla roccia e sul ghiaccio, faceva parte del Club Alpino Accademico e svolgeva un’intensa attività sulle montagne piemontesi e valdostane.

Torturato dai nazisti

Nell’agosto del 1943 aveva partecipato alla riunione di fondazione del Movimento federalista europeo e poi, dopo l’8 settembre, aveva aderito alla Resistenza. I suoi movimenti furono presto indagati dalla polizia fascista, sicché Willy cercò rifugio in Val Pellice (moglie e figli erano sfollati a Torre Pellice) e poi in Val Germanasca, dove continuò a operare come membro del Comitato militare del Partito d’Azione piemontese. L’11 marzo 1944, durante un suo spostamento in moto, fu arrestato da una pattuglia di SS italiane al ponte di Bibiana. Incarcerato per cinque mesi alle Nuove di Torino, venne a lungo torturato perché facesse dei nomi, ma senza risultato.

Sotto le Levanne

Due rifugi alpini ne ricordano oggi il nome e la figura. Il primo è il Guglielmo Jervis (2250 metri) al Pian di Nel, in Valle dell’Orco. L’edificio, di proprietà del Cai di Ivrea, sorge ai piedi delle Levanne, nel Parco Nazionale del Gran Paradiso. Vi si può accedere, con una bella camminata dalla borgata Villa di Ceresole Reale (sentiero 530, 2 ore), o da Chiapili di sotto (sentiero 531, 1.45 ore).

Il tracciato si sviluppa nel bosco di larici al di là del torrente Orco, tocca l’Alpe Foiera (1753 m) e quindi il ripiano erboso dell’Alpe Bagnetti, continua sino all’Alpe Degrané (2049) e guadagna infine l’ampio piano su cui sorge il rifugio, ricavato in un’ex casermetta militare. Di là, volendo, l’escursione può essere prolungata fino al Colle di Nel o ai laghetti omonimi.

Nella conca del Pra

Il secondo rifugio è il Willy Jervis (1732 m) in Val Pellice, all’inizio della conca del Pra, assai noto e molto frequentato. Partendo dalla borgata Villanova, a monte di Bobbio Pellice, vi si sale in un’ora e mezza circa lungo la storica mulattiera e in alcuni tratti sulla più recente pista agro-silvo-pastorale. Può costituire una meta a sé o magari – perché no – un luogo di sosta prima di puntare al valico di confine del Colle della Croce, o di continuare verso il rifugio Granero.

lastampa.it

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