Il tormento del prete innamorato: “Chiedo scusa per le sofferenze”

Don Vito Isacchi con l’arcivescovo dell’Aquila Giuseppe Petrocchi

I fatti sono avvenuti quando don Isacchi svolgeva la sua missione nella chiesa romana di San Giustino. La relazione è certificata da una sentenza del tribunale della capitale che ha riconosciuto al marito della donna unrisarcimento di 15mila euro a causa della depressione in cui era caduto dopo aver scoperto la tresca. Questa storia da ieri ha messo in subbugliodue diocesi di non poco conto: quella di Bergamo (quasi un milione di fedeli con una curia molto presente nella vita sociale della città) e quella de L’Aquila (sede metropolitana). I vescovi delle due città hanno emesso un comunicato congiunto anche se monsignor Giuseppe Petrocchi, arcivescovo della città abruzzese, ha sottolineato che don Isacchi «è un sacerdote incardinato nella diocesi di Bergamo e dipende a tutti gli effetti dal vescovo di quella Chiesa». Come a dire che da qui in avanti, per quanto riguarda eventuali provvedimenti, la questione diventa solo bergamasca. A Bergamo per ora temporeggiano, tanto che monsignor Giulio Della Vite, direttore dell’ufficio stampa della Curia, dice che «per i futuri provvedimenti il vescovo, esaminata la situazione, deciderà il da farsi».

La questione dei provvedimenti rimane aperta e non solo da un punto di vista morale, visto che i legali del marito dell’ex amante di don Isacchi hanno chiesto ufficialmente che la chiesa intervenga. La stessa Chiesa che però reputa il sacerdote bergamasco come riabilitato. «A suo tempo la questione fu esaminata attentamente dall’Ordinario della Diocesi di Bergamo – si legge nella nota congiunta delle due diocesi – e fu richiesto a don Vito di impegnarsi in un itinerario ascetico e spirituale. Tale percorso è stato regolarmente concluso». Nell’attesa delle decisioni del vescovo di Bergamo monsignor Francesco Beschi, ieri don Isacchi si è dimesso dagli incarichi che aveva nella curia de L’Aquila e ha rinunciato al risarcimento di oltre 3mila euro assegnatoli dalla sentenza. Il vescovo gli ha chiesto di rimanere parroco di Assergi. «La Chiesa esorta alla fedeltà – ha detto l’arcivescovo de L’Aquila – ma proclama anche la misericordia».

ilgiorno.it

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