Lite tra preti dopo le Iene in tivù. Uno denuncia l’altro per un sms

Due preti in lite a causa delle Iene. Uno, don Claudio Montanaro, 42 anni, parroco della chiesa San Vittore e Corona di Incisa Scapaccino, è accusato di minacce nei confronti dell’altro, don Franco Ottonello, 68 anni, di Ponzone, che lo ha denunciato.

Il 25 ottobre scorso su Italia Uno era andato in onda un servizio delle Iene che, già nei giorni precedenti, erano in giro per Acqui) in cui si sollevavano dubbi sull’operato della Diocesi. E la figura del vescovo ne usciva offuscata non da sospetti di scorrettezze, niente affatto, quanto piuttosto per eccessiva e perfino ingenua bonomia.

Tra i telespettatori che si erano attardati davanti alla tivù fino al termine della puntata su Italia 1 c’era anche don Montanaro a cui era montata una rabbia incontenibile nel vedere il suo vescovo dipinto come un fragile pastore. E aveva affidato l’indignazione ai servigi del telefonino, «messaggero» celere nel recapitare lo sfogo di don Montanaro al destinatario, individuato con un numero di telefono, prontamente reperibile in rubrica. Cioè: don Ottonello, sacerdote di Ponzone (già collaboratore dell’economo diocesano), sospettato, dal parroco di Incisa, di essere la «gola profonda» delle Iene televisive.

Di getto, aveva scritto un sms riassuntivo del suo stato d’animo in quel momento: «Meriteresti che venissi lì a pestarti, ma sei fortunato che non picchio i vecchi. Brutta iena». Un momento di rabbia sopra le righe, seguito da un repentino e misericordioso ravvedimento, tradotto in un successivo sms di scuse. Ma un conto è il perdono cristiano nell’intimo, altra cosa è la reazione secolare che si è configurata in una querela presentata da don Ottonello nei confronti dell’autore di quel messaggio non firmato. I carabinieri di Ponzone, individuato il possessore del telefonino mandante, non hanno potuto far altro che denunciarlo.

Don Montanaro, difeso dall’avvocato Marco Fassone, è stato dunque mandato a giudizio, per il 22 settembre prossimo, dal giudice di pace. Ma questo processo s’ha proprio da fare? «È vero – ammette il difensore Fassone – i toni coloriti del messaggio non sono consoni all’abito talare, ma non contengono minacce. Al più potrebbero essere interpretati come ingiurie», reato che, tra l’altro, è stato depenalizzato. Però, il pascolo si presta alla semina di altre riflessioni. Se ne fa portavoce lo stesso avvocato Fassone: «Auspico – dice – che si arrivi a un chiarimento e a una riconciliazione tra i due religiosi». In altre parole, l’essenza della dottrina cristiana. Magari con la mediazione del vescovo, nel suo ruolo ampiamente riconosciuto di buon pastore. «C’è stato un malinteso, sfociato in un comportamento forse eccessivo, ma non minaccioso – insiste il legale -; ora, però, il miglior modo per superare le incomprensioni risiede nella pacificazione che ha, come sbocco processuale, la remissione di querela».

lastampa.it

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