I lefebvriani riaccolti e i preti sposati esclusi

La pseudo riforma di Papa Francesco segna un’latra tappa a favore dei tradizionalisti. A quando un Papa aperto alle istanze conciliari e fedele alla Bibbia in tutte le situazioni? Il Movimento dei sacerdoti lavoratori sposati deluso dalle mancate riforme di Papa Francesco che invece emana norme tradizionaliste (ndr)

La Fraternità sacerdotale tradizionalista San Pio X accoglie l’apertura voluta dal Papa con una lettera che lo scorso 27 marzo il cardinale Gerhard Ludwig Müller , prefetto della Congregazione per la Dottrina della fede e della Pontificia commissione Ecclesia Dei, e l’arcivescovo Guido Pozzo, segretario di Ecclesia Dei, hanno indirizzato a nome di Francesco ai vescovi di tutto il mondo «circa la licenza per la Celebrazione di Matrimoni dei Fedeli» dei lefebvriani . In una lunga nota, la casa generalizia replica a otto obiezioni emerse in queste settimane in seno alla fraternità ed espone quattro vantaggi che derivano dalla nuova situazione.

 

Prima di rispondere punto per punto alle otto obiezioni, la nota – pubblicata in francese e inglese sul sito della Fraternità San Pio X e tradotta in italiano dal relativo distretto – afferma che «a partire dal 1975 e dalla pretesa “soppressione” della Fraternità San Pio X», la delega di celebrare un matrimonio di due fedeli alla tradizione «venne abitualmente rifiutata ai sacerdoti della Fraternità San Pio X (con l’eccezione di qualche sacerdote amico) sotto il falso pretesto che essi non erano in regola con la Chiesa. Nel contempo la crisi della Chiesa portava i suoi frutti mortiferi e rendeva sempre più difficile, per i fedeli legati alla Tradizione, riuscire a sposarsi in modo veramente cattolico. La liturgia proposta era quella protestantizzata venuta dal Vaticano II».

 

In queste condizioni, i lefebvriani, in forza del canone 1098 del Codice di Diritto Canonico del 1917, hanno ravvisato l’esistenza di un «reale e grave stato di necessità», che «comporta un impedimento morale di raggiungere il “testimone canonico” dal momento che egli avrebbe proposto una liturgia adulterata ed una morale deviante», per cui hanno fatto ricorso, in tutti questi anni, alla «forma straordinaria» del matrimonio, sposandosi «con la liturgia tradizionale davanti ad un sacerdote fedele alla Tradizione». Per la Casa generalizia della fraternità guidata da monsignor Bernard Fellay, successore di monsignor Marcel Lefebvre, «l’affermazione di uno “stato di necessità” per quanto concerne il matrimonio, che giustifichi il ricorso alla “forma straordinaria”, è e rimane perfettamente valido nella misura in cui la crisi della Chiesa è ben lungi dall’essere risolta anzi, al contrario, concerne particolarmente il matrimonio cristiano, come dimostrano i due sinodi sulla famiglia e l’esortazione apostolica Amoris laetitia» di Papa Francesco.

 

Ciò premesso, la nota replica, archiviandole, otto obiezioni alla lettera scritta dal cardinale Mueller a nome del Papa, affermando, di fatto, che «le disposizioni proposte permetteranno, in un certo numero di casi, di realizzare dei matrimoni secondo la “forma ordinaria”, ma perfettamente conformi alla Tradizione», ed escludendo, di conseguenza, che «tali disposizioni costituiscano una trappola per la Tradizione stessa». Il documento nota, per inciso, che «questa è la prima volta che un documento romano prevede che un sacerdote della Fraternità San Pio X possa celebrare la messa in una parrocchia senza alcuna condizione previa, canonica, teologica o di altri tipo».

 

La possibilità sancita dalla lettera di Müller, è la risposta alla prima obiezione, «non ha assolutamente alcun legame con la falsa dottrina matrimoniale uscita dal Vaticano II e sintetizzata nel Codice di Diritto canonico del 1983, che la Fraternità San Pio X giustamente critica». In secondo luogo, «non significa l’accettazione ipso facto delle pratiche fuorvianti relative al matrimonio e le false dichiarazioni di nullità». Essa – risposta alla terza obiezione – «non comporta strettamente alcuna conseguenza quanto alla validità dei matrimoni celebrati, nel passato o nel futuro, secondo la “forma straordinaria”», né – replica alla quarta obiezione – «significherebbe mettere ipso facto nelle mani dei Vescovi e della Curia romana (feroci nemici della Tradizione) i matrimoni secondo il rito tradizionale».

 

Quanto alla quinta obiezione, «questa Lettera del cardinale Müller – si legge nella nota della Casa generalizia lefebvriana – di per sé non è un elemento di un’eventuale prelatura personale, né una tappa per il “riavvicinamento” della Fraternità, ma apre solamente la possibilità ad un certo miglioramento di una situazione ingiusta, attraverso un accesso facilitato alla “forma ordinaria”, senza alcuna contropartita da parte della Fraternità San Pio X e con la possibilità di ricorrere, ogni volta che sarà necessario, alla «forma straordinaria», perfettamente giustificata dallo stato di necessità».

 

D’altronde, si nota, «gli scambi tra Roma e la Fraternità San Pio X implicano per forza di cose che ciascun protagonista voglia condurre l’altro alle proprie posizioni». Secondo la sesta obiezione – «la più forte» – «sarebbe dunque sconveniente, incoerente e scandaloso chiedere alcunché a questi nemici della fede, specialmente una delega per il matrimonio. Quanto ad ammettere in una cappella della Fraternità un sacerdote conciliare per raccogliere i consensi degli sposi sarebbe intollerabile per i nubendi, per i sacerdoti della Fraternità e, in generale, per la comunità parrocchiale del luogo». Ma «il parroco – replica la nota – è là per un motivo puramente canonico, e non per le sue qualità morali».

 

Accettare l’apertura di Müller, è la risposta alla settima obiezione, non «significherebbe venir meno alla professione pubblica della fede e alla critica degli errori del Vaticano II»: «Negli anni ’70, la Tradizione si era rifugiata in capannoni di fortuna per la celebrazione della Messa; in seguito, un po’ dappertutto, si sono comprate o costruite delle chiese: si dirà allora che la battaglia per la fede si è intiepidita? Quando un sacerdote della Fraternità San Pio X richiede l’uso di un santuario, si dirà che la battaglia si è affievolita se lo ottiene, viceversa se non lo ottiene? Quando Papa Benedetto XVI riconosce che l’antico rito della Messa non è mai stato abolito, si dirà che la difesa della liturgia da parte della Fraternità San Pio X e la resistenza eroica di monsignor Lefebvre per il suo mantenimento si trovino screditati? E così via».

 

Infine, ottava e ultima obiezione, «trascrivere un matrimonio nei registri “ufficiali”, e non nei registri della Fraternità San Pio X, contribuirebbe ad aprire un vaso di Pandora», ma, è la replica, «il luogo dove è conservata la traccia giuridica di un atto ecclesiastico (come il matrimonio) non ha in verità alcuna rilevanza teologica o morale».

 

A queste otto repliche puntuali ad altrettante obiezioni interne, la Casa generalizia aggiunge elencando quattro «vantaggi non trascurabili che la nuova situazione creata dalla Lettera permetterà». Il primo e principale sarà di «mettere in sicurezza, almeno in parte, i matrimoni celebrati nel contesto della Fraternità San Pio X per quanto riguarda la forma della celebrazione». Il secondo «sarebbe di agire con una carità particolare nei confronti dei congiunti, o delle famiglie, che non fossero (pienamente) fedeli della Fraternità San Pio X». Il terzo vantaggio «sarebbe di sottoporre i matrimoni celebrati dai sacerdoti della Fraternità San Pio X, ogni volta che sarà possibile, alla lettera del diritto della Chiesa, così come espresso dal Concilio di Trento, dal Papa san Pio X e dal Codice di Diritto canonico del 1917», e, dunque, avvicinandosi a «ciò che la Chiesa vuole». Il quarto vantaggio, infine, «sarebbe di poter celebrare più matrimoni con il rito tradizionale, togliendo un ostacolo ai fedeli più timorosi», scrivono i lefebvriani, spiegando che se questi ultimi «con l’uso della “forma ordinaria” senza contropartita cattiva, potessero beneficiare di un matrimonio perfettamente conforme alla tradizione celebrato da un Sacerdote della Fraternità San Pio X, sarebbe certamente un bene grande per loro stessi, il loro focolare, le loro famiglie e i loro amici, e per tutta la Chiesa».

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