Vescovo Modena Erio Castellucci ha ascoltato preti sposati auspicando una loro collaborazione all’interno della Chiesa

Il vescovo incontra i preti sposati  «Lavoriamo insieme»

Nella chiesa cattolica i preti (diocesani e religiosi) sono 416mila. In Italia sono circa 50mila. Nella diocesi di Modena 193 tra i quali 12 religiosi e 17 di altre diocesi e nazioni come polacchi e africani. In tutta la chiesa circa 100mila hanno smesso di fare i preti negli ultimi 50 anni; in Italia circa 8mila. Ogni anno 40 preti chiedono la “dispensa”. A Modena sono una ventina viventi. Negli ultimi 40 anni sono stati circa 40 (e altri sei se allarghiamo il conto alla diocesi di Carpi). Il “circa” è d’obbligo in quanto non è mai stato reso pubblico il numero dei presbiteri che hanno chiesto la dispensa. I motivi ufficiali di questa scelta secondo la chiesa sono: “Instabilità affettiva; immaturità, conflitti con il vescovo o con l’istituzione; perdita della fede; depressione”. I motivi reali sono, per la quasi totalità, la scelta di non sottostare alla legge del celibato e di sposarsi, maturata anche in un contesto di solitudine affettiva, aggravata dalla crisi del ruolo del prete oggi.
La grande maggioranza di questi preti era preparata e ben inserita nelle realtà parrocchiali. Erano chiamati “spretati” poi ex preti; preti ridotti allo stato laicale o che hanno ottenuto la dispensa. Per molti oggi sono i “preti sposati”. O sacerdoti che hanno abbandonato.
Sabato scorso il vescovo di Modena Erio Castellucci ha incontrato un gruppo di otto ex sacerdoti modenesi nella sua casa, in Arcivescovado. Ecco la lettera di invito: “Cari amici, alcune settimane fa uno di voi mi ha accennato all’ipotesi di un incontro semplice e conviviale con coloro che, un tempo presbiteri modenesi, hanno poi lasciato il ministero e hanno compiuto altre scelte, il più delle volte sposandosi e continuando a servire la Chiesa e il Vangelo con dedizione e competenza. Ho subito pensato che questa fosse una buona idea e la rivolgo a voi. Vi invito – chi può e chi vuole – ad un momento di scambio seguito dal pranzo in arcivescovado, presso la famiglia che abita con me, sabato 22 aprile. Potremmo trovarci a mezzogiorno e parlarci con semplicità e senza fretta durante il pranzo. Non ho particolare argomenti da proporre: mi piacerebbe che ci ascoltassimo a vicenda e condividessimo le esperienze vissute. Credo che possa essere di reciproco arricchimento. Vi saluto e spero di potervi incontrare nell’occasione. Don Erio Castellucci”.
Le lettere di invito sono state 17, ma per motivi vari i presenti all’incontro conviviale con il vescovo erano otto. Don Erio ha chiesto ai presenti di raccontare la propria esperienza. L’ex prete più anziano era stato ordinato nel 1952, il più giovane nel 1987. Hanno esercitato il ministero sacerdotale per 5, 10, 20 anni e più, in contesti diversi. Tutti hanno trovato una certa difficoltà ad abbandonare il loro ruolo di prete e ad inserirsi come laici nella realtà sociale e lavorativa. Si sono progressivamente liberati del ruolo di prete e hanno costruito una nuova identità laica. Hanno raccontato di aver scoperto “una fede più vera e personale” e “la bellezza di stare con amore in mezzo alla gente” che conosceva e apprezzava le scelte compiute, che hanno comportato “un arricchimento personale profondo e proficuo” che nasce dalla maturità affettiva e religiosa, anche grazie all’esperienza di vivere una famiglia e un’attività professionale.
Molti hanno raccontato di essersi inseriti nelle realtà parrocchiali e diocesana, come catechisti, formatori, organizzatori o consiglieri dei parroci. O come insegnanti di religione nelle scuole. O come operatori culturali nella città. Oppure hanno trovato un ruolo in una Comunità di Base. La maggiore disponibilità di tempo e la nuova esperienza hanno permesso di approfondire gli studi biblici e teologici con nuove prospettive e libertà. Non sembravano interessati a riprendere un ruolo “clericale”. Hanno lamentato il disinteresse ufficiale della gerarchia e della chiesa. Hanno riconosciuto l’eccezionalità dell’invito del vescovo che non voleva avvicinare “il figliol prodigo”, ma era dettato dal desiderio di ascoltare.
Il vascovo Castellucci infatti ha molto ascoltato. Ha detto che le porte si stanno aprendo anche grazie alla presenza di questo Papa che pur senza cambiare, per ora, le antiche regole ha aperto delle finestre.
La chiesa cattolica di Oriente prevede i preti sposati e già dal tempo di Giovanni Paolo II sono stati accolti preti anglicani sposati “convertiti al cattolicesimo”.
“Oggi – dice il vescovo Castellucci – in diocesi ci sono 243 parrocchie e per molte di queste non possiamo garantire un prete. Anche se molti preti stranieri chiedono di venire a lavorare da noi, preferisco, attraverso la ristrutturazion delle aree pastorali, coinvolgere non solo i preti ma anche i laici per una più diretta gestione delle comunità, per declericalizzare sempre di più le parrocchie e superare la divisione tra sacro (il prete) e il profano (il laico).È’ importante non solo assicurare una messa per le comunità, ma la presenza pastorale e l’evangelizzazione. Una famiglia presente nella canonica potrebbe diventare un importante punto di riferimento per tutta la comunità. Vi chiedo di aiutarmi a capire di più la realtà diocesana attraverso il vostro punto di vista, arricchiti dalla vostra esperienza di confine. Possiamo incontrarci ogni tanto per sviluppare alcuni aspetti della pastorale. Un primo appuntamento potremmo organizzarlo prima della fine dell’estate per confrontarci sulla “parrocchia” che è l’oggetto del prossimo anno pastorale: vi manderò una traccia su cui discutere”.

Gazzetta di Modena

 

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