I preti non bastano più, la benedizione delle case adesso è “fai da te”. Si offrono i preti sposati

I fedeli possono chiederle al parroco oppure trovarle direttamente in fondo alla chiesa di Sale, di Cassano Spinola, di Casei Gerola o in una delle due parrocchie diPozzolo Formigaro: sono piccole bottiglie di acqua benedetta che, posate con cura dentro una cesta e accompagnate da un foglio con una preghiera, possono essere comodamente portate a casa e venire utilizzate per la «benedizione fai da te» della famiglia.

 

La confezione è semplice, così come il gesto di voler lasciare un’offerta, se lo si desidera. Tra le mura domestiche si potrà procedere ad un rito che – va specificato subito- non è legato alla casa in sé, ma alla famiglia. E così quella che, di primo acchito, può sembrare una pratica forse un poco sopra le righe ha invece una sua logica, figlia dei tempi che cambiano. Se infatti il cosiddetto «Benedizionale» deve essere letto dai credenti come uno strumento di contatto e di evangelizzazione, i ritmi e la composizione multireligiosa della società contemporanea hanno portato i sacerdoti ad interrogarsi su una benedizione – quella appunto della casa nel tempo pasquale – sorta dopo il Concilio di Trento per consolidare la comunità attorno al proprio parroco.

 

Oggi i prelati impegnati in questo servizio si trovano a dover fare di necessità virtù e a modulare una delle loro opere più sacre in base alle esigenze delle famiglie moderne. Don Piero di Sale, in accordo con il consiglio pastorale del paesino della Bassa Valle Scrivia, è stato forse uno dei primi parroci nella diocesi di Tortona a sposare questo provvedimento già in voga in altre parti d’Italia e risultato essere particolarmente apprezzato dai suoi parrocchiani. «L’acqua viene benedetta nella notte di Pasqua – spiega – e poi messa in boccettine di plastica che possono essere personalizzate: l’anno scorso recavano il logo del Giubileo della Misericordia, quest’anno quello della Madonna di Lourdes.

 

Ma, al di là del simbolo, il fatto oggettivo è che il rito della benedizione annuale di una famiglia nella sua casa richiede la presenza dei suoi membri. Va da sé che non ha senso fare la benedizione delle case se all’interno non vi sono coloro che la abitano».

 

E, considerato che i sacerdoti sono sempre meno e che, pur facendosi in quattro per venire incontro a tutti, si trovano il più delle volte a «fare un giro a vuoto» perché la gente lavora, si è optato per questa proposta di fede. Entrando nel dettaglio, si scopre che è il capofamiglia che – una volta che avrà riunito tutti i membri del nucleo familiare – si occuperà di aprire la boccettina con l’acqua benedetta e di aspergere poi i suoi cari, pregando insieme a loro con l’apposito foglietto allegato.

 

Nello svolgimento della celebrazione si terrà conto di tutti i presenti, specialmente dei piccoli, degli anziani e dei malati. Va da sé, come hanno confermato anche gli altri parroci che hanno già fatto richiesta del «kit per la benedizione della famiglia», che se un fedele chiede la presenza del pastore nella propria abitazione sarà premura del religioso recarvisi con grande spirito di carità.

 

Il gradimento nei confronti di quest’uso è confermato dai numeri delle adesioni alla «benedizione fai da te» che starebbe prendendo sempre più piede: è vista anche come un modo per fare un dono, uscendo dalla messa, ad amici e parenti. A Cassano Spinola il quantitativo commissionato quest’anno alla libreria delle Paoline di Tortona ha riscontrato il quasi tutto esaurito; a Sale si era cominciato con cinquecento confezioni, ma quest’anno si è puntato più in alto. Pensieri che prendono forma, abitudini che si consolidano.

lastampa.it

Precedente Pedofilia tra i preti: rapporto della Conferenza Episcopale USA Successivo I santi del 13 Giugno 2017

Lascia un commento