La bufala del celibato, una finzione imbarazzante, dove le uniche persone per bene sono i preti sposati

Tra bombe e pregiudizi, la violenza che non passa

I barbari di Reggio Emilia: qualche centinaio tra preti e laici, provenienti da tutta Italia, ortodossi, si sono riuniti per ‘riparare’ l’onta del gay pride che si sarebbe svolto in quella città. L’omofobia è una malattia
di Domenico Barrilà

La violenza ci pervade e non si divide per capitoli, è violenza e basta. Da quella clamorosa del terrorismo a quella dei politici che vogliono portarci alle elezioni perché non sopportano la panchina. Da quella inflitta alle donne a quella verso gli omosessuali, peggio se alimenta da ambienti religiosi. La pretesa è sempre la stessa, disporre della vita altrui a piacimento, poterne delimitare confini e durata, secondo i nostri orientamenti, poterla usare per appagare la nostra volontà di potenza. Ci abituiamo a considerare normale che la violenza rubi in modo sistematico libertà e diritti, oltre che vite, almeno fino a quando non tocca a noi o ai nostri figli.

Sono tornato spesso sulla posizione ambigua e violenta che la parte maggioritaria del mondo cattolico riserva agli omosessuali. Questione che riveste una gravità eccezionale e mina la credibilità della Chiesa, che raramente prende posizione sull’argomento e quando lo fa non dice mai parole chiare, incoraggiando interpretazioni e comportamenti discutibili. La Chiesa considera l’omosessualità undisordine‘, sebbene ne sia profondamente intrisa tra i suoi consacrati, scelti spesso tra persone che si danno alla vita religiosa perché privi di prospettive diverse.

Gli integralisti, la parte patologica della religione cattolica, si attaccano all’affermazione biblica, «maschio e femmina li creò». Le conseguenze, sul piano sociale e psichico, sono pesanti per le persone omosessuali, in particolare tra quelle vicine alla Chiesa. Questa dal canto suo, come accade per altri ambiti, esibisce un’ignoranza preoccupante e sottovaluta il pericolo esistenziale che determina.

Solo nell’ultimo anno mi sono occupato di tre ragazzi omosessuali, cattolici praticanti, tutti e tre con pensieri suicidi piuttosto frequenti. I loro sacerdoti li esortavano a «portare la propria croce», ad accettare di essere persone sbagliate, e a reprimere le loro pulsioni sessuali. Barbarie, che le Nazioni Unite e gli Stati dovrebbero decidersi a contrastare anche dal punto di vista giuridico-legale.

Il disprezzo per le persone omosessuali e per l’omosessualità, è stato l’ispiratore della manifestazione dei giorni scorsi a Reggio Emilia. Qualche centinaio tra preti e laici, provenienti da tutta Italia, ortodossi, ossia individui che avrebbero bisogno d’aiuto, si sono riuniti perripararel’onta del gay pride che si sarebbe svolto in quella città. Si sono mossi in processione, utilizzando la lingua latina per la loro preghiera, giusto per riaffermare che si tratta di persone fuori dal tempo, incapaci di stare nell’oggi, nostalgici di un tempo in cui l’oscurità avvolgeva il genere umano e le religioni potevano spadroneggiare, sfruttando l’ignoranza e le paure dei più.

Mi chiedo a chi era rivolta la preghiera di quei violenti, perché l’idea di Dio che veicolano ne presuppone uno stupido e crudele. Si sono bloccati nella crescita, inciampando nell’Antico Testamento, e vedono in Cristo un fallito, uno sconfitto.

Non si tratta di una manifestazione folcloristica, l’omofobia è profondamente radicata nella Chiesa cattolica, forse proprio a causa della notevole incidenza statistica dell’omosessualità al suo interno. C’è una continuità notevole tra chi si lascia esplodere in mezzo alla gente e la violenza che da secoli viene esercitata sugli omosessuali in ambito religioso.
Nei giorni scorsi la foto di un monsignore gay, insieme al fidanzato, era finita sull’account dell’Obolo di San Pietro, il tweet dopo un paio d’ore è stato cancellato. Si trattava di Krzysztof Charamsa, teologo polacco balzato agli onori della cronaca nel 2015, dopo avere fatto il suo coming out. Charamsa, che ora vive all’estero, lavorava in Vaticano, era un teologo di grande preparazione, insegnava in due università pontificie e ricopriva incarichi prestigiosi presso la Congregazione per la Dottrina della Fede che, per il diretto interessato, è «il cuore dell’omofobia della Chiesa cattolica». Per avere esibito la sua relazione fu sospeso dagli incarichi in Vaticano e poi dal sacerdozio.

Occorre precisare che l’omosessualità non è una malattia, ma è l’omofobia ad esserlo, dunque la Chiesa cattolica è pervasa da una patologia. Ancora durante la settimana trascorsa abbiamo potuto vedere le foto provenienti dal lager dove l’Ecuador detiene illegalmente omosessuali e lesbiche, per ‘guarirli’ mediante torture e condizionamenti, guarda caso, religiosi.

La Chiesa cattolica porta responsabilità enormi, ma è difficile che un’istituzione incapace di guardare con onestà al proprio interno, dove la questione degli omosessuali è traboccante, dai seminari fino agli episcopati, sia in grado di prendere una posizione consapevole e rispettosa. Essere osservatori e osservati è la condizione peggiore per decidere in modo sereno, lo stesso vale per la bufala del celibato, una finzione imbarazzante, dove le uniche persone per bene sono i preti sposati, che dovrebbero essere ringraziati per avere avuto il coraggio di rendere pubblica la propria posizione.

I barbari di Reggio Emilia, di sicuro persone di ultradestra, che manifestavano a nome della Bibbia, da loro interpretata in modo letterale, alla stregua dei Testimoni di Geova, e usata come una mazza da baseball, negli anni Trenta, si sarebbero schierati senza dubbio al fianco dei nazisti, perché la struttura mentale è la medesima. Costoro dovrebbero ricordare che i gay pride sono solo la conseguenza delle persecuzioni subite da esseri umani, gli omosessuali, il cui unico torto è di non essere come vuole lo schema infantile del maschio e della femmina, contenuto in un libro scritto da chi sa chi circa 3 mila anni fa.  La diocesi emiliana si è dissociata dalla manifestazione ma i preti partecipanti non subiranno sanzioni, quelle sono riservate agli omosessuali e non ai loro persecutori. Così, mentre alcuni preti pedofili conclamati e condannati in sede penale, sono mantenuti nell’organico della Chiesa, e forse spalleggiati, l’omosessualità turba i sonni di chi vorrebbe porsi come guida morale del mondo ma non riesce davvero a guardare nella propria pancia, nemmeno con Francesco.

linfro.it

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