Per il nuovo cattolicesimo, tutto fa brodo

Per il nuovo cattolicesimo, tutto fa brodo. Dopo il cadavere di padre Pio, accolto in vaticano e trasportato trionfalmente a San Giovanni Rotondo (a spese dello Stato italiano), ora il papa va a Barbiana, visiterà le tombe di Mazzolari e di don Milani e, reduce dall’Egitto, andrà a Fatima, dalla “madonna di Fatima”…

E’ in atto tutta una mobilitazione del mondo cattolico e la cronaca quotidiana conferisce una enorme visibilità a tutte queste vicende che producono pellegrinaggi, affollamento nei santuari, liturgie solenni, commemorazioni retoriche…
Dentro e dietro “questa operazione” spettacolare, che a livello di massa sta ottenendo un successo enorme, che cosa sta avanzando?
Tutto e tutti sono “ricuperabili” e pienamente accolti purché non si tocchino i dogmi, non si metta in discussione la dottrina.
Certo, “profeti” come Mazzolari, Milani, Turoldo, Balducci… non misero direttamente in dubbio la dogmatica ufficiale. Il loro servizio alla comunità ecclesiale in ogni caso viene ricondotto dentro i perimetri dell’ortodossia.
Lentamente, in questa stagione di crisi delle religioni, il ricupero ampio e selezionato di tutti i “pezzi”, è la politica ecclesiastica vincente, che trova successo e consenso. Piace ai vescovi, vecchi e nuovi, tutti madonnari, ai parroci, alla stragrande maggioranza dei cattolici.
Tale operazione ridona un’immagine vigorosa e seducente del cattolicesimo, con grande soddisfazione del turismo laico e religioso che, sulle madonne e sui “santuari”, ha sempre fatto affari.
La mia opinione è che dietro a queste “porte aperte” crescano a dismisura il devozionalismo, l’infantilismo religioso e l’analfabetismo biblico e teologico.
Si tratta di una strategia unificante e vincente, molto funzionale alla progressiva emarginazione di quei credenti che pongono i problemi che una fede adulta non può rimuovere.
Chiaramente questa operazione è utile per riassorbire e riconquistare alcune frange critiche dell’attuale pontificato. L’istituzione ecclesiastica cattolica ne esce rafforzata, ma questo “brodino” ecclesiastico pronto all’uso rende davvero un servizio alla causa del Vangelo?
Esiste, a mio avviso, un aspetto più preoccupante. Mi sembra che anche il paesaggio della ricerca teologica si faccia sempre più “prudente”, allineato, malleabile, con pochissime eccezioni.
La “rivoluzione di Francesco” non potrebbe, invece, renderci tutti più attivi, costruttivamente critici, più audaci nel riprendere quelle tematiche sulle quali il Concilio aprì qualche finestra e la modernità spalancò dei portoni? Si può ancora osare qualche “eresia” oppure abbiamo il destino dell’ortodossia?
Questi interrogativi inquietano la mia vita, sono parte di un dialogo quotidiano con tanti fratelli e sorelle, sono presenti nella preghiera che rivolgo a Dio per il bene della chiesa di cui mi sento parte.

don Franco Barbero

dal blog di donfrancobarbero – 25 aprile 2017

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