I preti sposati non sono da recuperare come i preti immorali. Hanno scelto bene

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La Voce del Trentino riporta un commento a un articolo de “Il Giornale” che “fa di tutta l’erba un fascio” accomunando la questione dei preti che desiderano sposarsi con i preti immorali (ndr)

Un interessante e approfondito reportage de “Il Giornale” porta all’attenzione pubblica una realtà abbastanza riservata di Trento, la congregazione dei padri Venturini che ospita e recupera i sacerdoti in difficoltà.

Via dei Giardini, nella proprietà di Villa Mezzena, ospita la Congregazione di Gesù sacerdote fondata un centinaio d’anni fa da padre Mario Venturini.

Ecco i più significativi passaggi del reportage trentino.

La vocazione dei padri Venturini è di sostenere la vocazione dei preti. Nei loro statuti primeggia l’impegno ad accogliere «tutti i sacerdoti che desiderano rivivere con rinnovato slancio la loro consacrazione». A partire da quelli in crisi: l’Annuario statistico vaticano segnala 43 sacerdoti nel 2013 e altrettanti nel 2014 (su quasi 32mila preti diocesani) che hanno chiesto la dispensa dal ministero per sposarsi o perché si ritrovano incapaci di reggere le responsabilità di una parrocchia. La dispensa consente loro di restare nella Chiesa e accedere ai sacramenti, matrimonio compreso. In Italia sarebbero tra gli ottomila e i diecimila i preti sposati.

Ma poi c’è il sommerso di chi non arriva a un passo così estremo per irrisolutezza, vergogna, ritrosia, e magari ottiene semplicemente periodi sabbatici per superare difficoltà e dubbi. Fino ad arrivare ai disagi più gravi, perché i consacrati non sono così diversi dai poveri cristi che dovrebbero guidare alla fede: preti pedofili, ludopatici, depressi, alcolisti, con disturbi della personalità. Oppure in crisi a causa di una donna, o più di una.

Nei mesi scorsi era girata la voce che nella casa madre dei Venturini fosse ospitato anche don Andrea Contin, la tonaca di Padova che collezionava amanti e orge. I vertici della congregazione trentina negano che il prete veneto sia stato mandato da loro.

Non gradiscono la pubblicità e in generale non amano che si parli di loro. Aprono le porte più volentieri a un prete zoppicante che a un giornalista (…) Preferisce garantire la piena riservatezza degli ospiti che raccontare il percorso di recupero che lui e i confratelli predispongono per i preti più peccatori. In curia a Trento riferiscono che i Venturini non sono molto coinvolti nella vita della diocesi. Anche il settimanale diocesano, Vita trentina, e Avvenire, il quotidiano dei vescovi, sono stati tenuti alla larga. Il riserbo è assoluto. Nemmeno i religiosi che vivono nella casa madre di Trento conoscono quale storia abbiano alle spalle gli ospiti.

I Venturini rifiutano queste etichette sbrigative di cliniche per preti gay o pedofili; è una questione di rispetto per chi arriva da loro per problemi meno gravi. D’altra parte, in Italia non sono gli unici ad affrontare queste situazioni. A Roma hanno sede l’associazione Ministri della misericordia e l’Oasi di Elim dell’Apostolato salvatoriano; a Collevalenza (Perugia) la Comunità della famiglia dell’Amore misericordioso ha una casa con 25 posti letto destinati a preti in crisi.

«Nel paradiso, dove spero un giorno di essere ammesso per la infinita misericordia di Gesù – scrisse padre Mario Venturini in una lettera del 1943 -, non mi riposerò finché ci sarà un sacerdote da aiutare sulla terra». Fedeli a questa consegna, i religiosi trentini sono diventati negli anni una comunità specializzata nell’affrontare i casi più difficili. Pochissimi altri nella Chiesa hanno maturato queste competenze. Padre Venturini, il fondatore nato a Chioggia (Venezia) nel 1886 e morto a Trento nel 1957, sintetizzò così lo scopo della congregazione che prese avvio nel 1912: «Aiutare con ogni mezzo i membri del clero a vivere all’altezza della loro dignità».

La casa di Trento ospita una grande biblioteca ma anche un laboratorio di cellofanatura; dietro la casa madre si estende un vigneto e c’è da curare anche il giardino. Il lavoro è sia un mezzo per sostenere l’opera sia uno strumento educativo. Ma il recupero di preti ed ex preti è affidato anche a psicologi e psichiatri specializzati nell’affrontare il male di vivere dei religiosi.

L’approccio dei Venturini è soft, si cerca di conoscere chi si ha di fronte per capire se si è in grado di prestare un aiuto efficace. In certi casi l’accoglienza equivale a una custodia: è capitato che l’istituto sia stato indicato come luogo dove un prete potesse scontare gli arresti domiciliari per avere commesso abusi o irregolarità economiche nella gestione della parrocchia. E la prima terapia è quella di ritrovarsi non più da soli, ma in una comunità di persone che non giudicano il passato di chi hanno davanti.

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