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Futuro delle chiese: senza sacerdote residente, ma i preti sposati?

Già oggi, solo negli Usa il 9 per cento delle circa 3.500 parrocchie senza pastore residente

La Chiesa cattolica  fatica oggi a farsi carico della cura pastorale di una popolazione tanto diversa, numerosa e mutevole. (ndr)

Settimana News ha diffuso la notizia recensendo un libro. In basso l’articolo:

“La Chiesa cattolica negli Stati Uniti sta cambiando più rapidamente di quanto le sue infrastrutture riescano a sopportare. Lo scorso 1 febbraio è stato presentato il volumeCatholic Parishes of the 21st Century (Oxford University Press), frutto di una ricerca accurata sul campo condotta dal Center for Applied Research in the Apostolate (CARA), nel quale si tratteggia il volto di una Chiesa sfidata non tanto da scottanti questioni politiche o culturali, quanto piuttosto dalle preoccupazioni quotidiane per le perdite nei tetti delle chiese o dall’invecchiamento dei preti. Ne esce un censimento dettagliato e interessante delle sfide e delle risorse in gioco.

Un punto è chiaro: la Chiesa cattolica negli Stati Uniti fatica oggi a farsi carico della cura pastorale di una popolazione tanto diversa, numerosa e mutevole. La geografia dei cattolici si è spostata, in questi anni, decisamente verso il Sud e verso l’Ovest del paese, dove oggi si trovano quasi la metà dei cattolici. E qui le risorse (umane e materiali) della Chiesa non sono adeguate ad affrontare questa crescita, tanto che le due regioni si ritrovano pastoralmente poco servite. Si è costretti ad attuare e a subire «innovazioni forzate», che devono immaginare (e sperimentare) nuove forme di ministeri per un gregge sempre più ampio e differenziato. Dal 2001, un quarto delle nuove chiese sono state costruire per contenere più di 1000 persone e sono già state realizzate un numero di megaparrocchie tre volte superiore a quello dei cinquant’anni precedenti (tra il 1950 e il 2000).

Senza sacerdote residente

Grandi o piccole che siano, tali parrocchie hanno una probabilità crescente di non avere un parroco residente. Il volume sottolinea correttamente che il dato non corrisponde direttamente a un calo di preti. Infatti, gli USA hanno ancora una percentuale di preti su parrocchie molto più alta di tante altre parti del mondo. Il fatto è che molte parrocchie furono costruite durante un boom degli ingressi in seminario che si registrò finita la seconda guerra mondiale, ma che ebbe vita breve. Il risultato è che molte diocesi – che in quel periodo fiorirono – si ritrovano oggi più parrocchie che preti per occuparsene. Nella sola diocesi di Green Bay (Wisconsin), ci sono circa 100 parrocchie in più rispetto al numero di preti diocesani (attivi) in grado di farsene carico.

Il volume dà conto anche dei tentativi messi in atto per affrontare i problemi e di come i fedeli hanno vissuto i cambiamenti. Il diritto canonico consente oggi a un gruppo di preti di lavorare insieme nella cura pastorale di più parrocchie. In caso di necessità, una parrocchia senza parroco residente può essere affidata a un laico «coordinatore della vita parrocchiale», il quale gestisce in tutto l′ordinaria amministrazione della vita della comunità, mentre un sacerdote è presente solo per celebrare i sacramenti. Già oggi il 9 per cento delle circa 3.500 parrocchie senza pastore residente sono state affidate a un «coordinatore della vita parrocchiale».

Fedeli riluttanti

Simili «soluzioni tampone» sono accolte però dai fedeli con una certa riluttanza. Solo il 60 per cento dei cattolici frequentanti – nel caso in cui dovesse venir meno la presenza del prete – accoglierebbe volentieri la presenza di ministeri laicali in parrocchia. Un numero maggiore, il 68 per cento, vedrebbe meglio un diacono, o un prete in pensione (71), o uno straniero (73), oppure accetterebbe di condividere il sacerdote con una parrocchia vicina (76). Lo scenario peggiore, per la maggior parte degli intervistati, sarebbe quello di «perdere» la propria parrocchia in una fusione con altre, anche se questo significasse avere un parroco residente (solo la metà dei frequentanti si dice pronto ad accogliere anche la prospettiva di una fusione di parrocchie).

La Chiesa cattolica negli Stati Uniti sta dunque faticosamente cercando di seguire i cambiamenti del suo gregge. Gli ultimi sacerdoti ordinati rispecchiano oggi meglio la multiculturalità della popolazione di cui saranno pastori. Sofferte ma necessarie chiusure e fusioni si succedono cambiando la geografia delle parrocchie. Il volume mostra in sintesi come la Chiesa cattolica americana sta adattando la sua presenza ai cambiamenti demografici degli ultimi 50 anni. Ma la questione che si apre riguarda oggi che cosa si farà pensando ai cambiamenti dei prossimi 50 anni”.

Pubblicato da

Movimento Internazionale Sacerdoti Sposati Per informazioni scrivi a ufficio.press@yahoo.it

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