Superando un divieto imposto loro nel 2012 le donne sono rientrate in una moschea di Mumbai. Una battaglia vinta

L’Osservatore Romano

Le donne indiane hanno vinto la loro battaglia sulla principale moschea di Mumbai. Un gruppo di almeno cento di loro è entrato ieri nel santuario interno della moschea di Haji Ali, dove si trova la tomba di un santo sufi del quindicesimo secolo, superando un divieto che era stato imposto loro nel 2012. Lo scorso agosto, ricordano gli analisti, l’alta corte di Mumbai aveva stabilito che il bando all’ingresso delle donne nella moschea «viola la costituzione ed è discriminatorio verso le donne».

Troppo poco per i piccoli migranti

L’Osservatore Romano

Almeno 700 bambini sono morti in mare e oltre 700.000 minori hanno chiesto asilo in Europa negli ultimi mesi. Sono alcuni dei dati che fotografano la situazione di particolare emergenza che, in tema di migrazioni, tocca i più piccoli. Sono dati emersi al decimo forum europeo sui diritti dei minori a Bruxelles.
«Le istituzioni europee e gli stati membri devono fare di più per proteggere i bambini rifugiati e migranti». È l’appello preciso con cui sono arrivate al forum 78 organizzazioni internazionali, tra cui il fondo per l’infanzia delle Nazioni Unite, l’Unicef. Gli operatori delle organizzazioni hanno ricordato che la crisi migratoria europea entrerà presto nel suo terzo anno consecutivo, «i bambini saranno sempre più numerosi e l’impatto sulle loro vite sarà ancora più tragico».

«Violentati dai preti del Provolo»: gli ex allievi vogliono essere risarciti

VERONA – Gli ex allievi dell’Istituto per sordomuti Provolo di Verona, che hanno dichiarato di aver subito abusi da parte di sacerdoti in un periodo che va dagli anni Cinquanta fino al 1984, attiveranno richieste di risarcimento nei confronti della diocesi di Verona, per poi arrivare fino alla Santa Sede se necessario.

È quanto annunciato da Maurizio Turco dei Radicali nel corso di una conferenza stampa alla Camera dell’Associazione Sordi Antonio Provolo. «Si voleva evitare la politica dei risarcimenti – ha detto Turco – ma evidentemente è l’unico linguaggio che li porta a più miti consigli», ha detto riferendosi alle autorità ecclesiastiche. «Visto che non abbiamo avuto giustizia – ha aggiunto il presidente dell’Associazione Giorgio Dalla Bernardina – chiediamo i risarcimenti per i danni e le sofferenze subite per tanti anni».

Le richieste sono dirette alle autorità ecclesiastiche in quanto nel momento in cui le vittime decisero di denunciare pubblicamente le presunte violenze subite, qualche anno fa, i reati erano già «abbondantemente prescritti da tempo», spiega l’avvocato Giuseppe Rossodivita. «Si trattava di bambini sordi, che vivevano in istituto e che spesso non avevano famiglia», aggiunge il legale.

Lo stesso presidente dell’associazione Dalla Bernardina riferisce di aver tentato di fare sapere che cosa accadeva ma per molti anni non è stato capito. «Mia mamma veniva a trovarmi una volta al mese – afferma potendo oggi comunicare a parole e non solo a gesti come quando era bambino -, io cercavo di farle capire le violenze che subivo ma non ero compreso. Sono anche scappato due volte dal collegio ma mi hanno riportato dentro e picchiato. Sono stato all’Istituto Provolo fino all’età di 22 anni e ne ho visti tanti di ragazzi che subivano violenze sessuali e fisiche».

Secondo l’associazione sarebbero dodici i sacerdoti accusati ancora in vita per i quali non sono stati presi provvedimenti. C’è infine anche un contenzioso sull’utilizzo della Tenuta Cervi, nel Comune di San Zeno di Montagna a Verona, che «nelle intenzioni della Fondazione che l’ha lasciata in eredità doveva essere a disposizione dei bambini sordomuti e non nelle mani di coloro che invece li hanno violati», ha concluso Turco.
ilmattino.it

I santi del 30 Novembre 2016

 

Sant’ ANDREA   Apostolo – Festa
Bethsaida di Galilea – Patrasso (Grecia), ca. 60 dopo Cristo
All’apostolo Andrea spetta il titolo di ‘Primo chiamato’. Ed è commovente il fatto che, nel Vangelo, sia perfino annotata l’ora («le quattro del pomeriggio…
www.santiebeati.it/dettaglio/22000

Sant’ EVERARDO DI STAHLECK   Monaco a Chumbd
www.santiebeati.it/dettaglio/79900

San MIROCLE (MIROCLETO)   Vescovo
www.santiebeati.it/dettaglio/79910

San TADDEO LIU RUITING   Sacerdote e martire
Qunglai, Cina, 1773 circa – Quxian, Cina, 30 novembre 1823
Sacerdote a trentacinque anni, Taddeo Liu Ruiting percorreva i distretti affidatigli per assistere i fedeli sparsi nei villaggi. Arrestato nella Pentecoste del 1821, dopo aver sopp…
www.santiebeati.it/dettaglio/79930

Santa MAURA DI COSTANTINOPOLI   Martire
www.santiebeati.it/dettaglio/79950

San TUTWAL   Abate e vescovo
VI secolo
Tre località della penisola di Lleyn, parte settentrionale della baia di Cardigan, portano ancora oggi il nome di Tutwal, Tugdual o Tual. Questo misterioso santo non compare negli …
www.santiebeati.it/dettaglio/92755

San GALGANO GUIDOTTI   Eremita
Chiusdino, Siena, 1150 (?) – Monte Siepi, Siena, 30 novembre 1181
La vita di Galgano Guidotti ricorda i romanzi cavallereschi medievali. Donnaiolo e violento, come tutti gli uomini del suo rango, il senese, nato intorno al 1148, a 30 anni ha un s…
www.santiebeati.it/dettaglio/90493

San GIUSEPPE MARCHAND   Sacerdote e martire
Passavant, Francia, 17 agosto 1803 – Heu, Vietnam, 30 novembre 1835
www.santiebeati.it/dettaglio/93413

San CUTHBERTO MAYNE
Youlston (Cornovaglia, GB), 1544 – Launceston, 30 novembre 1577
www.santiebeati.it/dettaglio/92157

Beato GIUSEPPE LOPEZ PITEIRA   Diacono agostiniano, martire
Cuba, 2 febbraio 1912 – Spagna, 30 nomebre 1936
Diacono agostiniano martire in Spagna, è stato il primo indigeno cubano ad essere elevato agli onori degli altari. E’ stato beatificato il 28 ottobre 2007.
www.santiebeati.it/dettaglio/95253

Beato FEDERICO DA RATISBONA   Confessore
m. Ratisbona, 29 novembre 1329
Il beato Federico nacque a Ratisbona (Germania) da genitori appartenenti alla classe media. Entrato come fratello laico nel convento degli agostiniani, servì la comunità come faleg…
www.santiebeati.it/dettaglio/90155

Beato ALESSANDRO CROW   Martire
www.santiebeati.it/dettaglio/79920

Beati MICHELE RUEDAS MEJIAS E 6 COMPAGNI   Religioso e martire
† Paracuellos del Jarama, Spagna, 30 novembre 1936
www.santiebeati.it/dettaglio/79940

Beato BERENGARIO DE OSTALES   Mercedari
XIV secolo
Illustre cavaliere laico del convento mercdario di San Pietro dei Greci in Teruel (Spagna), il Beato Berengario de Ostalés, seppe onorare l’Ordine e la Chiesa.Quando il 12 luglio 1…
www.santiebeati.it/dettaglio/94790

Beato GUGLIELMO DI PAOLO   Abate venerato a Maniace
Sec. XIV
www.santiebeati.it/dettaglio/90453

Beato LUDOVICO ROCCO (LUDWIK ROCH) GIETYNGIER   Sacerdote e martire
Zarki, Polonia, 16 agosto 1904 – Dachau, Germania, 30 novembre 1941
Il beato Ludwik Roch Gietyngier, sacerdote diocesano, nacque a Zarki, Polonia, il 16 agosto 1904 e morì a Dachau, Germania, il 30 novembre 1941. Fu beatificato da Giovanni Paolo II…
www.santiebeati.it/dettaglio/93071

Beato GIOVANNI GARBELLA DA VERCELLI   Sacerdote domenicano
Mosso Santa Maria, Vercelli, 1205 circa – Montpellier, Francia, 30 novembre 1283
Nato nei primi anni del sec. XIII a Mosso Santa Maria (Vc), conseguita brillantemente la laurea in diritto romano e canonico a Parigi, insegnò a Parigi e poi a Vercelli. Qui nel 12…
www.santiebeati.it/dettaglio/90819

Beato GIUSEPPE (JOSè) OTIN AQUILUè   Sacerdote salesiano e martire
Huesca, Spagna, 22 dicembre 1901 – Valenza, Spagna, novembre 1936
www.santiebeati.it/dettaglio/92923

 

Abusi sessuali su bambini sordomuti, prete 82enne arrestato

Un sacerdote italiano, Nicola Corradi, di 82 anni, è stato arrestato con l’accusa di aver abusato anni fa di dodici bambini, tra i 10 e i 12 anni, presso un istituto per l’educazione dei sordomuti in Argentina: lo rende noto la stampa di Mendoza, precisando che il religioso era già stato accusato molti anni fa per gli stessi delitti a Verona. Insieme a Corradi sono stati arrestati anche un altro sacerdote, Hugo Corbacho (56 anni), e due collaboratori, ricordano i media, indicando che gli abusi sarebbero iniziati nel 2007 in un istituto nella località di Lujan de Cuyo, a Mendoza. «Le accuse sono di abuso sessuale aggravato», ha sottolineato il pm Fabricio Sidoti. «Nei loro racconti i bambini ci hanno detto che venivano portati in un luogo dell’Istituto chiamato la “Casa di Dio”», ha aggiunto Sidoti, precisando che «le testimonianze sono state rese dalle vittime». A causa dell’età, Corradi è agli arresti domiciliari.

Leggo.it

Il Decano della Rota: “Il Papa potrebbe privare del cardinalato i contestatori di Amoris laetitia”

Roma. “Quale chiesa difendono questi cardinali? Il Papa è fedele alla dottrina di Cristo. Ciò che hanno fatto questi cardinali è uno scandalo molto grave che potrebbe portare il Santo Padre a privarli della berretta cardinalizia, come è già accaduto in altre epoche della chiesa”. A dirlo, a Religión Confidencial, è stato mons. Pio Vito Pinto, decano della Rota Romana. I cardinali di cui parla sono Walter Brandmüller, Raymond Leo Burke, Carlo Caffarra e Joachim Meisner, rei di aver prima inoltrato al Pontefice quattro dubia circa l’applicazione dell’esortazione post sinodale Amoris laetitia sulla famiglia, quindi di aver diffuso tale missiva al pubblico non avendo ottenuto risposta da Francesco.

Il decano della Rota ha aggiunto che “questi quattro cardinali, come altre persone della chiesa che pongono in dubbio la riforma del Papa Francesco e la sua esortazione apostolica Amoris laetitia, stanno discutendo due sinodi dei vescovi sul matrimonio e la famiglia. Non un sinodo, ma due! Uno ordinario e l’altro straordinario. Non si può dubitare dell’azione dello Spirito Santo!”.

A giudizio di mons.Pinto c’è poco anche da discutere sulla presunta mancanza di risposte da parte del Pontefice: “Il Papa non ha risposto direttamente a questi quattro cardinali, ma indirettamente ha detto loro che essi vedono solo bianco o nero, quando nella chiesa, invece, ci sono varie sfumature di colori”.

ilfoglio.it

Emma Morano, la più anziana al mondo, compie 117 anni

La donna più anziana al mondo, Emma Morano, compirà domani 117 anni. Il giorno del compleanno sarà in realtà normale, come tutti gli altri, nella sua casa di Verbania: si alzerà di mattino presto, com’è solita fare. La colazione, poi la visita dei parenti che la vanno a trovare, tutti i giorni. Nel pomeriggio, riceverà il sindaco di Verbania, Silvia Marchionini, mentre gli amici le prepareranno qualche sorpresa. Nella sua casa è attesa anche la troupe di una tv tedesca.

Emma Morano è nata il 29 novembre 1899 a Civiasco (Vercelli) e abita a Pallanza, una delle frazioni più popolose di Verbania, sul lago Maggiore. La città la festeggia: domani sera le sarà dedicato uno spettacolo al teatro ‘Il Maggiore’: s’intitolerà “1899, correva l’anno”, un viaggio storico musicale attraverso tre secoli, nel corso dei quali ha visto passare tre Re d’Italia, una dozzina di presidenti della Repubblica italiana, 11 papi.

Per il suo compleanno, Emma Morano farà colazione, a base di uova, poi ancora un riposino prima di pranzo e quindi la festa il pomeriggio. Una vita normale che lei racconta senza problemi, parlando delle gioie e dei dolori. A chi le chiede come sta, risponde serena: “Credo bene, lo dice anche il mio dottore”. La scorsa settimana aveva avuto qualche problema di salute, ma si è ripresa e sta bene: tanto che festeggerà i suoi 117 anni con tutti coloro che le faranno visita.

RIPRODUZIONE RISERVATA © Copyright ANSA

Manovra: da farmaci a contratti, così cambia la sanità

Farmaci innovativi, biosimilari, piani di rientro, contratti dei medici. Per quello che riguarda le politiche sanitarie, la legge di Bilancio esce da Montecitorio con molte conferme e qualche modifica rispetto al testo iniziale. Tra gli emendamenti approvati dalla Commissione Bilancio della Camera e recepiti nel maxi emendamento del Governo, spicca quello che prevede che le risorse per i contratti dei medici dipendenti e convenzionati con il Servizio Sanitario Nazionale arrivino da una quota vincolata del Fondo sanitario nazionale. Sempre per quanto riguarda i contratti è prevista, in deroga al Jobs act, continuità contrattuale per i ricercatori con contratti flessibili degli Istituti di ricovero e cura a carattere scientifico (Irccs) e degli Istituti zooprofilattici sperimentali (Izs).
E le cifre sono quelle note, rimarcate dal presidente del Consiglio Matteo Renzi che taglia corto: “le polemiche stanno a zero, c’è un aumento a 113 miliardi, due in più rispetto all’anno scorso, più il fondo per la non autosufficienza che è 450 milioni con un più 50 milioni rispetto all’anno scorso”.
Rispetto ai farmaci innovativi e oncologici innovativi (per i quali la manovra istituisce due fondi da 500 milioni annui ciascuno), è prevista una modifica all’iter per esser classificati come tali: la determinazione di innovatività non potrà essere adottata senza il parere della Commissione tecnico-scientifica (Cts) dell’Agenzia Italiana del Farmaco (Aaifa). Sempre in tema di farmaci, viene istituito un fondo da 300 milioni di euro annui per l’Azheimer. Nel ‘capitolo’ dedicato ai biosimilari resta il ‘no’ alla sostituibilità automatica tra biologico di riferimento e un suo biosimilare (e tra biosimilari). Al medico spetta l’ultima parola e non sarà più obbligato a indicare la motivazione della scelta.
Mentre alcuni cambiamenti riguardano l’articolo sulle procedure pubbliche di acquisto, tra cui il fatto che avranno come base d’asta il prezzo medio di mercato dei farmaci generici biosimilari e non il prezzo massimo di cessione al Ssn del farmaco biologico di riferimento. Cambia, rispetto alla prima versione della manovra la soglia di deficit che fa scattare i piani di rientro per gli ospedali: passa dal 5 al 7%, il limite attuale è di 10%. Un contestato emendamento ad hoc ha eliminato l’incompatibilità (prevista dalla Legge di Stabilità 2015) che vietava ai governatori regionali di ricoprire l’incarico di Commissario ad Acta per la gestione dei piani di rientro della sanità: permetterà ai presidenti di Campania e Calabria di ricoprire entrambi gli incarichi. Infine per quanto riguarda la cura dei soggetti affetti da disturbo dello spettro autistico, in aggiunta ai 5 milioni di euro previsti, una misura trasferisce le risorse del Fondo per l’autismo non utilizzate nel 2016 allo stesso Fondo per il 2017.

ansa

Mons. Riboldi in difesa dei preti sposati

Nell’ agosto del 1993, in difesa dei sacerdoti sposati è sceso in campo il vescovo di Acerra, Monsignor Riboldi. In un’ intervista, l’ alto prelato sostenne che “i preti che lasciano il sacerdozio per sposarsi non devono essere emarginati o indicati come fossero delinquenti”. Ma in quell’ occasione Don Riboldi avvertì anche che “la Chiesa non intende scendere a patti sul celibato dei sacerdoti cattolici: questo è il pensiero del Santo Padre, ripetuto e ribadito. Il problema dei preti che si sposano va dunque risolto nel senso che occorre ottenere per loro un trattamento ‘ pari’ nella società, consentendo loro di uscire dall’ ‘ anonimato’ . La Chiesa – concluse il presule – non ignora la situazione di nuclei familiari clandestini: se si tratta di mettere a posto un vincolo, di regolarizzare un matrimonio, una scelta, in certi casi con prudenza lo si fa quando anche il vescovo lo suggerisce”. Nello stesso periodo, sempre nell’ agosto dell’ 83, un’ altra manifestazione in San Pietro aveva riproposto il problema in modo eclatante ai vertici ecclesiali: cinque donne, amanti segrete di altrettanti sacerdoti, si erano recate in Vaticano per sostenere, davanti al Papa, la causa dei preti sposati.

 

Mantova è la prima prima città italiana per la qualità della vita, precipita Roma

E’ Mantova la provincia italiana dove si vive meglio. La città lombarda scalza Trento, che era al primo posto senza interruzioni dal 2011 nella classifica annuale di ItaliaOggi-Università La Sapienza sulla qualità della vita e che ora deve accontentarsi del secondo posto. Altro nuovo ingresso sui gradini più alti del podio è Belluno, terza, in salita dall’ottava posizione. Scivolano, quindi, Pordenone (da terza a quarta) e Bolzano (da seconda a ottava). L’ultimo posto è di Crotone, sebbene, rispetto alle altre province meridionali, presenti elementi di discontinuità. Qui, infatti, il tenore di vita è accettabile. E la provincia è addirittura ricompresa nel gruppo delle più virtuose nelle dimensioni criminalità e popolazione. Responsabili, quindi, della maglia nera sono affari e lavoro, ambiente, disagio sociale e personale, servizi finanziari e scolastici, sistema salute, tempo libero. La precede Siracusa (era al 104 posto).

A deludere sono anche le grandi aree urbane, che arretrano tutte, rispetto allo scorso anno, ad eccezione di Torino (che sale di 6 posti). Ma se Milano e Napoli perdono rispettivamente 7 e 5 posizioni,Roma ne perde 19 (31 in confronto al 2014), posizionandosi su livelli di qualità di vita insufficienti. A livello di macro-aree, Nord-est e centro reggono meglio il colpo della crisi, di contro soffre il Nordovest e in particolare il Sud e le Isole, dove si è persa traccia di quel cluster di province individuato qualche anno fa, nel quale il livello era superiore a quello prevalente nelle altre province meridionali.

La qualità della vita a Roma è peggiorata in un solo anno. Secondo la classifica stilata annualmente, in base ai dati della ricerca dell’Università La Sapienza per ItaliaOggi, la Capitale è passata dal sessantanovesimo posto del 2015 all’ottantottesimo di quest’anno, posizionandosi su livelli di qualità della vita gravemente insufficienti. Per quanto riguarda la criminalità è al centoseiesimo posto tra le città sicure (era al 102 nel 2015). Scende al cinquantottesimo posto, dal 42 del 2015, per quanto riguarda i parametri di disagio sociale. Scende di sette posti anche per quanto riguarda i servizi scolastici. Passa dall’ottavo al decimo posto nella classifica del sistema salute e dal 94(del 2015) al 103 del 2016 per il tenore di vita.

RIPRODUZIONE RISERVATA © Copyright ANSA

Alluvione Genova, condannata ex sindaco

(ANSA) – GENOVA, 28 NOV – E’ stata condannata a cinque anni l’ex sindaco di Genova Marta Vincenzi, per i tragici fatti dell’alluvione del 4 novembre 2011, in cui persero la vita quattro donne e due bambine. Il pm Luca Scorza Azzarà aveva chiesto 6 anni e un mese. Vincenzi era accusata di omicidio plurimo, disastro colposo plurimo, falso e calunnia, ma per quest’ultima accusa è stata assolta. Secondo l’accusa, i politici e i tecnici non chiusero le scuole nonostante fosse stata diramata l’allerta 2 e, la mattina della tragedia, non chiusero le strade. Dalle indagini era emerso che “gli uffici comunali di protezione civile avevano ricevuto notizie allarmanti già alle 11 mentre il rio Fereggiano esondò intorno alle 13”. Per l’accusa in quelle due ore c’era la possibilità di evitare la tragedia. I vertici della macchina comunale, secondo l’accusa, “falsificarono il verbale alterando l’orario dell’esondazione”. “L’accusa di falso è quella più infamante” ha commentato Vincenzi, che ha aggiunto “è solo il primo step, non è finita”.

Freddo polare e neve fino a giovedì

Una massa di aria fredda dall’Artico, passando dai Balcani, porterà gelo sull’Italia da questo pomeriggio fino a tutto mercoledì, con neve su Alpi e Appennino e mareggiate sull’Adriatico. Giovedì le temperature torneranno a salire.

“Domani e mercoledì – affermano i meteorologi del Centro Epson Meteo – saranno le giornate più fredde, con valori di temperatura inferiori alla norma un po’ ovunque e deboli gelate in pianura”.

Martedì tornerà il sole al Nord, clima soleggiato anche sulle regioni tirreniche e Sardegna. Su medio adriatico e Sud precipitazioni molto localizzate e nevicate a quote basse nelle zone interne e appenniniche tra Marche, Abruzzo e Molise.

A causa dei venti intensi le temperature percepite potranno essere anche di 8-10 gradi inferiori a quelle misurate dai termometri. Mercoledì all’alba valori sotto lo zero in molte città: previsti -5 gradi a Novara, -4 a Cuneo, Torino ed Aosta, -3 a Piacenza e Udine, -2 a Verona e Brescia, -1 a Milano, Bologna, Perugia e Rieti, zero gradi a Firenze e 1 grado a Roma.

Chiese-Ue: Bruxelles, incontro tra comunità religiose e istituzioni comunitare sul nodo-migrazioni

(Bruxelles) “Migrazione, integrazione, valori europei: dalle parole ai fatti”: è il tema di fondo dell’incontro annuale che si svolge a Bruxelles tra le istituzioni Ue e le comunità credenti presenti nell’Unione europea in base all’art. 17 del Trattato di Lisbona. Per la Chiesa cattolica saranno presenti due dei vicepresidenti Comece, Jean Kockerols (vescovo ausiliare di Bruxelles – Belgio) e Czeslaw Kozon (vescovo di Copenaghen – Conferenza episcopale della Scandinavia). L’appuntamento è per le 9.30 al palazzo Berlaymont, sede della Commissione europea, dove i leader delle grandi religioni saranno accolti dal vicepresidente vicario, Frans Timmermans. Alle 10.15 prenderà avvio l’incontro, in cui è previsto un giro di tavolo tra i responsabili delle istituzioni comunitarie e quelli delle comunità religiose. Alle 12 una conferenza stampa congiunta, seguita dal pranzo di lavoro e la chiusura dell’incontro alle ore 14.

sir

La nuova visione conciliare. Lo stile…

Visione conciliare

Secondo il concilio Vaticano II, la Chiesa è il popolo di Dio che cammina nella storia. Tutti i membri di questo popolo, grazie al loro senso della fede, ricevono dallo Spirito Santo la capacità di comprendere sempre più profondamente il contenuto della fede cristiana e di applicarlo sempre meglio alla vita, pur sotto l’orientamento del magistero (LG 12). In effetti, nella visione conciliare, il cristianesimo non è semplicemente l’adesione ad un insieme di verità, ma ben più ampiamente un’esperienza di salvezza che è vissuta e trasmessa dai credenti nella forma di una Tradizione e, in questo processo, anche il contenuto dottrinale della fede tende a svilupparsi, pur all’interno di una fondamentale continuità (DV 8).

Il fatto che lo Spirito guidi la Chiesa ad una comprensione sempre più profonda dell’esperienza cristiana ha fondamentali ricadute pastorali. Ogni comunità cristiana non può mai cessare di porsi alcune domande: quali aspetti dell’esperienza cristiana lo Spirito ci sta facendo comprendere in modo migliore? Che cosa questo comporta in concreto, nella situazione in cui ci troviamo? Come possiamo riformare la nostra comunità perché sia più fedele alla volontà del Signore? Tutto questo fa sì che una comunità possa evitare di assestarsi su una mera e mortifera ripetizione di quello che si è sempre detto e fatto, e che possa vivere una continua e appassionata ricerca della volontà di Dio a suo riguardo.

Profili ecclesiali

Esistono però almeno due modi diversi di accostarsi a queste domande, che corrispondono a due profili ecclesiali differenti, ugualmente legittimi e complementari tra loro. Il primo modo è quello dei veri profeti e di quei teologi il cui servizio è positivamente recepito dalla comunità ecclesiale. Il loro compito è quello di vedere il più lontano possibile, cioè di cogliere fino in fondo le esigenze della parola di Dio così come può essere compresa nel tempo presente, e di mettere la Chiesa da­vanti a percorsi di riforma esigenti e radicali. Questo modo di ascoltare la Parola, ovviamente, non dimentica la realtà concreta e i suoi limiti, anche perché tale ascolto è possibile soltanto prendendo sul serio il contesto in cui si vive. Tuttavia il compito di queste figure ecclesiali è quello di imma­ginare una forma di Chiesa ideale, con caratteristiche che ancora non ha, e dunque non possono lasciarsi limitare dalla preoccupazione di come sarà possibile realizzare tale riforma. E poiché non tutti i membri del popolo di Dio hanno gli strumenti per vedere così lontano, è naturale che queste figure non siano sempre apprezzate.

Il loro approccio alla parola di Dio, però, non basta. Se, infatti, si cala un modello ideale di Chiesa direttamente nella pratica pastorale, senza alcuna mediazione, nascono inevitabilmente tensioni molto forti all’interno delle comunità cristiane. Molti credenti non capirebbero una visione troppo diversa dall’attuale, o non avrebbero le forze per viverla. Occorre, dunque, un’altro modo di accostarsi alla Parola di Dio che è complementare a quelli indicati.

Si tratta dello stile del pastore. Questi si avvantaggia del contributo di profeti e teologi, ma poi si chiede: fra gli elementi che caratterizzano una forma ecclesiale rinnovata, quali sono quelli sui quali posso ottenere un certo consenso delle persone della mia comunità? Il pastore, insomma, non è preoccupato solamente degli obiettivi a cui lo Spirito sta guidando l’intera Chiesa, ma anche di favorire la sua azione nelle singole perso­ne del suo gregge, proponendo cambiamenti che siano effettivamente alla loro portata e cercando, per quanto possibile, un fondamentale consenso.

Il passo del pastore

Percorrendo questa strada, la riforma della Chiesa diventa enormemente più lenta. Tuttavia, chi presiede una comunità cristiana non può avere fretta: se assume lo stile del profeta o del teologo e riversa sulle persone delle istanze che esse non possono comprendere o condividere, finisce per restare solo o – peggio – per diventare la guida di un gruppetto di eletti, che però non è l’intera comunità che gli era stata affidata.

La Chiesa, dunque, ha bisogno di profeti e di teologi che le pongono davanti prospettive molto elevate, ma anche di pastori che abbiano l’umiltà di adattarsi al livello delle proprie comunità per proporre loro un cammino effettivamente possibile. Certo, gli aspetti fondamentali della fede non potranno mai essere messi in discussione, neppure per venire incontro alla maggioranza. Sulle con­seguenze pastorali di tali principi, però, non vi potrà essere che uno stile di dialogo e di convinci­mento. Per questo – come dice papa Francesco – il pastore assume l’odore del gregge: accettando di condividere il cammino della sua comunità e scegliendo di essere pastore per tutti e non solo per qualcuno, egli finisce per essere segnato profondamente, nel bene e nel male, dalle qualità della pro­pria gente, ma anche dai suoi limiti e dalla sua fragilità.

Ascolto e proposta

È molto difficile vivere questo stile. Ogni pastore, soprattutto se ha approfondito gli studi teologici in qualche settore, è portato a tradurre in modo diretto le sue convinzioni o quelle maturate nel dibattito teologico nella pratica pastorale senza passare attraverso un percorso di ridi­mensionamento alla luce della maturità della sua comunità. Vi è però anche la tentazione contraria, cioè quella di limitarsi a ripetere quello che si è sempre detto e fatto, evitando così qualunque tipo di conflitto, se non con le persone più formate e intelligenti che, in situazioni del genere, si trovano sempre a disagio. Questo però significherebbe chiudere le orecchie alla voce dello Spirito, che guida sempre la sua Chiesa alla conversione.

La capacità di stimolare la propria comunità verso una con­tinua riforma e di costruire nello stesso tempo un cammino effettivamente possibile e ampiamente condiviso rappresenta forse la sfida più grande di ogni ministero pastorale.

Settimana News

Le ambiguità di uomini del Vaticano sulla dittatura argentina

L’annuncio dell’apertura degli archivi della conferenza episcopale argentina e del Vaticano è l’ennesimo tentativo di imbiancare una storia vergognosa senza fare nessuno dei passi previsti dallo stesso catechismo della chiesa cattolica per il sacramento della riconciliazione, del perdono o della penitenza: ammettere e condannare i crimini o i peccati commessi, impegnarsi a non ripeterli e riparare il danno causato. L’apertura si limiterà alla corrispondenza ecclesiastica su circa tremila vittime del terrorismo di stato, che sarà accessibile solo ai familiari diretti, ai superiori degli ordini ecclesiastici e ai giudici sulla base di richieste concrete. Astenersi giornalisti e ricercatori. Questa è un’operazione pubblicitaria e non ha niente a che fare con la ricerca della verità.

Il presidente della Conferenza episcopale argentina, José María Arancedo, ha detto che l’apertura è cominciata con lo stesso papa Francesco che, prima di diventare pontefice, decise di pubblicare il documento Chiesa e democrazia, e ha previsto che verranno a galla più luci che ombre nel comportamento episcopale durante il periodo che va dal 1976 al 1983. Le cose andranno così, perché la tecnica applicata da Bergoglio, dai suoi predecessori e dai suoi successori consiste nell’ignorare dei documenti fondamentali, mutilando quelli in cui i vescovi proclamano la loro adesione alla dittatura occidentale e cristiana, organizzando il materiale in ordine cronologico senza indicare quali documenti furono resi pubblici e quali restarono segreti, ammettendo solo quanto è già trapelato e non può essere negato. È la stessa tecnica seguita dal Vaticano per rendere più rispettabile l’immagine di Pio XII rispetto al nazismo.

Un dialogo imbarazzante
Il 15 novembre 1976 la commissione esecutiva dell’episcopato prese parte a un pranzo di cortesia con la giunta militare. Le forbici di Bergoglio tagliarono dalla minuta redatta all’epoca la parte in cui i vescovi espressero la loro adesione alla dittatura, perché “un fallimento porterebbe, con molta probabilità, al marxismo”.

A proposito del dialogo tra i rappresentanti episcopali e il dittatore Jorge Videla del 10 aprile 1978, la raccolta indica solo che i vescovi parlarono della situazione legata alle proteste dei familiari dei detenuti o delle persone scomparse. Ma non cita il testo inviato quello stesso giorno al Vaticano. In quel documento si spiega che i presenti discussero di come impedire ai familiari di continuare a importunare la chiesa.

Gli ecclesiastici suggerirono al governo di riconoscere la morte dei detenuti scomparsi, ma Videla si rifiutò, perché questo avrebbe portato a “una serie di domande sul luogo di sepoltura: in una fossa comune? In quel caso, chi li aveva messi nella fossa? Una serie di domande a cui il governo non può rispondere sinceramente per le conseguenze sulle persone”, ovvero i sequestratori e gli assassini.

L’allora presidente della conferenza episcopale, il cardinale Raúl Primatesta, accettò la posizione di Videla, perché “la chiesa vuole capire, cooperare”, e misurò ogni parola perché sapeva bene “il danno che può fare al governo” (ovvero il bene che avrebbe potuto fare alle sue vittime). Quando ho pubblicato questo documento segreto, una giudice ne ha richiesto la consegna alla conferenza episcopale presieduta da Bergoglio che solo allora, nel 2012, ha inviato una copia presa da quell’archivio la cui stessa esistenza era negata dall’episcopato.

Una pastorale di guerra
Nel 2000, per il Giubileo del terzo millennio, l’episcopato argentino chiese perdono a Dio e non alle vittime, per gli atti altrui e non per i propri (”per la partecipazione effettiva di molti dei tuoi figli allo scontro politico, alla violazione delle libertà, alla tortura e alla delazione, alla persecuzione politica e all’intransigenza ideologica, alle lotte e alle guerre, e alla morte assurda che hanno insanguinato il nostro paese”), e mise sullo stesso piano la guerriglia e il terrorismo di stato.

Per mettere alla prova questa richiesta di perdono, il Centro di studi legali e sociali (presieduto dall’autore di quest’articolo) chiese già all’epoca l’apertura degli archivi. La Conferenza episcopale rispose dicendo di avere soltanto il volantino del 1982, Chiesa e diritti umani, con “estratti di alcuni documenti”. In quell’edizione tutti i paragrafi di lusinga alla dittatura, quelli che aprivano i documenti e che finirono sulle prime pagine dei giornali dell’epoca, furono censurati, mentre erano presenti quelli finali, che iniziavano con qualche “tuttavia” o “non è possibile omettere che…”. Invece sono state diffuse, come se fossero stati documenti pubblici, le lettere di critiche e di reclamo che la chiesa consegnava alla giunta militare nel massimo segreto. Così la lettera pastorale collettiva Paese e bene comune, firmata meno di due mesi dopo il colpo di stato, è stata ridotta a quattro brevi paragrafi generici, separati da righe piene di puntini di sospensione.

Questa pastorale di guerra fu elaborata durante l’assemblea plenaria dell’episcopato

È scomparsa invece la giustificazione dei procedimenti illegali diffusa il 15 maggio 1976, secondo cui gli organismi di sicurezza non potevano agire “con la purezza chimica del tempo di pace, mentre scorre il sangue ogni giorno”. Questa pastorale di guerra fu elaborata durante l’assemblea plenaria dell’episcopato, dal 10 al 15 maggio del 1976, in cui ogni vescovo informò dei sequestri, delle torture e delle persone scomparse nella propria diocesi. In mancanza di un accordo, la proposta di denunciare questi gravissimi fatti fu sottoposta al voto: diciannove vescovi si dichiararono a favore, ma altri trentotto, il doppio, si opposero. I vescovi corressero tre versioni della bozza, ognuna più compiacente di quella precedente. Nel 1982 trovarono solo alcuni paragrafi da pubblicare che non fossero vergognosi.

Il 25 maggio 2010, in occasione del Te Deum del bicentenario, quando Bergoglio era a capo dell’episcopato, uno dei suoi componenti, il vescovo di Mercedes-Luján, Agustín Radrizzani, consegnò al governo una richiesta di amnistia firmata da Videla e da un altro centinaio di detenuti per crimini contro l’umanità. Nel 2012 Videla ha ammesso i suoi crimini in diverse interviste, si è vantato del sostegno e della cooperazione della nunziatura apostolica e dell’episcopato argentino e ha detto di essere stato amico di Primatesta.

Uno dei giornalisti ha visto arrivare “un uomo dai capelli bianchi con il calice in mano”. In seguito a questo episodio, un gruppo di laici che si fanno chiamare Cristiani per il terzo millennio ha chiesto alla conferenza episcopale di mettere fine allo “scandalo” del “libero e periodico accesso all’eucarestia” dell’ex dittatore, nonostante questi avesse riconosciuto le “sue azioni criminali” senza pentirsi. Nella sua risposta, l’episcopato ha negato che “i fratelli maggiori che ci hanno preceduto” abbiano avuto “qualsiasi complicità con fatti delittuosi”.

I Cristiani per il terzo millennio avevano progettato di andare in Vaticano per insistere davanti alla Santa Sede, un proposito che è rimasto incompiuto quando Benedetto XVI ha deciso di ritirarsi e la burocrazia vaticana ha designato Jorge Bergoglio per sostituirlo. Oggi diversi Cristiani per il terzo millennio fanno parte del gruppo chiamato Laudatianos, che celebra ogni parola di papa Francesco. La chiesa cattolica vuole di più. Ora chiede applausi.

(Traduzione di Francesca Rossetti)

internazionale.it

“Famiglia Cristiana” ha un nuovo direttore

Dal 1° dicembre il settimanale Famiglia Cristiana avrà un nuovo direttore. È don Antonio Rizzolo, giornalista, già da tempo condirettore del periodico e direttore di Credere(nuova testata lanciata nel 2013); succede a don Antonio Sciortino, alla guida del giornale dal 1999.

La nomina è stata comunicata oggi dal Gruppo Editoriale San Paolo, che ha sede in via Giotto a Milano, con una nota in cui si precisa: «Il nuovo assetto garantirà la continuità con il passato e nuove idee per il futuro.

Il Gruppo Editoriale San Paolo ringrazia don Antonio Sciortino «per l’insostituibile apporto e contributo che ha dato allo sviluppo del settimanale e per il prestigio e la passione con cui ha diretto la testata per tutti questi anni. Apporto che proseguirà da oggi in poi in una nuova veste»; ringrazia altresì don Antonio Rizzolo «per aver accettato la direzione del settimanale e gli formula i migliori auguri, certi che, anche forte del lavoro comune di questi anni, consentirà a Famiglia Cristiana, oltre che di preservarne l’autonomia e la libertà, di raggiungere nuovi e ambiziosi traguardi».

Don Antonio Rizzolo, sacerdote della Società San Paolo, è nato a Bonavigo, in provincia di Verona, il 3 gennaio 1962. Ha emesso i voti religiosi l’8 settembre del 1982 ed è stato ordinato sacerdote il 29 settembre 1990, dopo aver conseguito la licenza in teologia fondamentale presso la Pontificia Università Gregoriana. Giornalista professionista dal 1993, ha diretto il mensile di informazione culturale, letteratura e spettacolo Letture e il settimanale diocesano Gazzetta d’Alba. Attualmente è direttore responsabile del settimanale Credere, la gioia della fede, e del mensile di inchieste e dibattiti sull’attualità religiosa Jesus. Fin dal 1992 ha lavorato nella redazione di Famiglia Cristiana, di cui è diventato condirettore nell’ottobre del 2011. All’interno della congregazione della Società San Paolo ha svolto i ruoli di superiore locale e per due volte di Consigliere provinciale. È stato anche vicepresidente vicario della Fisc, la Federazione italiana dei settimanali cattolici.

La Società San Paolo è una congregazione religiosa fondata nel 1914 in Italia ad Alba dal beato don Giacomo Alberione. I membri della Società San Paolo, conosciuti come Paolini, operano in 32 nazioni. Oltre all’editoria libraria e giornalistica, la loro attività riguarda anche cinema, musica, tv e radio, centri di studio e formazione.

Helsinki la chiesa luterana incastonata nella roccia

Non è la scena di un film di fantascienza sull’arrivo degli alieni. Nel quartiere Töölö di Helsinki, in Finlandia, nel mezzo di una piazza sorge la spettacolare chiesa nella roccia, la Temppeliaukio Church. Si tratta di un luogo di culto unico al mondo: la navata è a forma circolare. La struttura è in grado di accogliere centinaia di persone.

tgcom24

SABRINA, 8 ANNI: RAPITA STUPRATA E UCCISA MENTRE VA IN CHIESA

Era in veranda, aspettando di andare in Chiesa, quando è stata rapita. La piccola Sabrina Stauffenberg, di 8 anni, è stata presa con la forza dalla sua casa nell’Illinois da Glen R. Ramey, 53 anni, che l’ha poi stuprata e uccisa.

L’uomo è stato fermato dalla polizia e si trova ora in custodia cautelare presso la Richland County Jail, in Ohio con l’accusa di stupro e omicidio di minore. L’uomo avrebbe problemi di salute mentale e avrebbe conosciuto bene la bambina e le sue abitudini, visto che la piccola era solita frequentare una sua parente, come racconta la matrigna al Daily Mail. La bimba si trovava fuori da casa, ad aspettare l’autobus che l’avrebbe portata in chiesa per la messa, dove sarebbe stata con la nonna. L’autobus ha tardato e Sabrina ha provato a contattare la nonna che è risultata essere irragiungibile: a quel punto deve aver agito l’uomo. La donna ha poi provato a richiamare la nipotina ma Sabrina non ha mai più risposto. La polizia non ha rivelato altri particolari di quello che è stato definito come uno scabroso omicidio: il corpo della piccola è stato ritrovato mercoledì scorso dagli agenti grazie all’individuazione del segnale gps del telefonino.

Leggo.it

Preti sposati si offrono per il collasso del numero dei preti e la senescenza

brescia.corriere.it ha pubblicato una notizia sottoriportata, sul collasso, in diocesi del numero dei preti. Al Vescovo di brescia e a Papa Francesco il Movimento Internazionale dei Sacerdoti Lavoratori Sposati rinnova l’offerta di collaborazione per la gestione delle parrocchie con canonica senza sacerdote (ndr).

“Si può essere credenti o agnostici, cattolici o laici, ma la sorte del clero bresciano non è tema che possa lasciare indifferenti. Il prete (parroco o curato) è figura nodale e costitutiva delle comunità locali, dei nostri paesi, dei quartieri cittadini. Nel Novecento il sacerdote è entrato nella storia individuale e collettiva dei bresciani come guida, pastore, autorità morale, educatore, maestro, assistente sociale, mediatore familiare, leader politico. Libri di diversa natura, usciti di recente, hanno messo a fuoco alcuni di questi aspetti. «Testimoni di libertà» di Maurilio Lovatti ha gettato un fascio di luce su fulgide figure di sacerdoti impegnati nella Resistenza. Il romanzo di Aldo Ungari «Un cammino», velatamente ispirato alla figura di mons. Luigi Fossati, ha dato veste narrativa alla figura novecentesca del sacerdote-parroco. Anche don Giuseppe Fusari, nella sua sintetica «Storia di Brescia», ha laicamente evidenziato il ruolo di alcune figure di sacerdoti, giungendo però a parlare di «crollo del sistema cattolico» nella seconda metà del XX secolo. Un crollo che si rispecchia anche nei numeri del clero di casa nostra. Basta confrontare gli annuari del 1976 e del 2016 della diocesi per avvertire i contorni drammatici e precipitosi di questa svolta: in quarant’anni i sacerdoti sono passati da 1.031 a 778 (- 24 %), i seminaristi da 326 a 51 (- 84%), i sacerdoti neo-ordinati da 33 a 4 (- 87%). Accanto ai numeri ci sono le percentuali che descrivono la rapida senescenza del clero diocesano: nel 1976 i preti con età inferiore ai cinquant’anni erano il 53 %, oggi sono il 23%. In compenso gli ultra 70enni, che quarant’anni fa erano il 10%, oggi sono il 36%. Crisi delle vocazioni, tagli numerici e invecchiamento non hanno risparmiato neppure gli ordini religiosi nelle cui fila i maschi sono diminuiti del 39% e le loro case del 25%, mentre le religiose hanno perso il 64% degli «organici» e il 66% delle case. Reggono, paradossalmente, le scelte esistenziali più impegnative: a Brescia ci sono ancora 97 suore di clausura in 7 monasteri. I numeri descrivono non solo gli effetti della crisi delle vocazioni (soprattutto femminili), della laicizzazione della società, della secolarizzazione del nostro tempo, ma prefigurano la marginalità numerica e la perdita di peso e ruolo sociale di figure che hanno improntato con il loro magistero una storia plurisecolare. Si può essere credenti o agnostici, ma non si può negare che il tramonto di questa élite in abito talare cambia non solo l’immagine, ma l’identità stessa di Brescia”.

(tratto da http://brescia.corriere.it/notizie/cronaca/16_novembre_28/preti-numeri-collasso-senescenza-clero-b5861c9c-b540-11e6-a2c1-e1ab33bf33ae.shtml)

Cardinale Montenegro: agli Istituti di vita consacrata, “i beni servono per la comunione e la missione della Chiesa”

SIR

“Essere più consapevoli della nostra debolezza, dei nostri limiti, anche dei nostri errori del passato, per chiedere più aiuto, stringere più alleanze non su ciò che ‘noi’ crediamo giusto fare, ma su ciò che ci viene chiesto dalle condizioni di chi incontriamo e dalle opportunità, anche deboli, che i nostri territori fanno emergere”. È l’invito rivolto oggi dal cardinale Francesco Montenegro

I santi del 28 Novembre 2016

 

San GIACOMO DELLA MARCA   Religioso e sacerdote
Monteprandone, Ascoli Piceno, 1394 – Napoli, 28 novembre 1476
E’ nato a Monteprandone (Ascoli Piceno) nel 1394, fu discepolo di san Bernardino da Siena, dal quale ricevette a 22 anni il saio francescano. Come il maestro, anch’egli si diede al…
www.santiebeati.it/dettaglio/35550

NOSTRA SIGNORA DEL DOLORE DI KIBEHO (RWANDA)
Apparizioni: 1981 – 1989
Le apparizioni della Vergine a Kibeho (28 novembre 1981 – 28 novembre 1989) sono le prime che si verificano in terra d’Africa e su cui la Chiesa ha espresso il suo riconoscimento, …
www.santiebeati.it/dettaglio/91937

Santa FAUSTA ROMANA   Vedova
Sec. I
Di lei c’è solo un accenno nell’agiografia cristiana. Lo si trova nella Passione di sant’Anastasia, dove si legge “Benché mio padre fosse un idolatra, mia madre Fausta è vissuta se…
www.santiebeati.it/dettaglio/79650

Santa TEODORA DI ROSSANO   Badessa
www.santiebeati.it/dettaglio/93222

San SOSTENE   Discepolo di Paolo
Sec. I
www.santiebeati.it/dettaglio/90452

Sant’ IRENARCO   Martire
A Sebaste, in Armenia, si celebra oggi il ricordo di Sant’Irenarco che, addetto alle torture, si convertì a Cristo per l’esemplare forza d’animo delle donne cristiane e venne per q…
www.santiebeati.it/dettaglio/93014

Santi PAPINIANO DI VITA, MANSUETO DI URUCI E COMPAGNI   Martiri
Questi due prelati africani furono bruciati in tutto il corpo con lame di ferro incandescenti, per aver difeso la Fede cattolica contro il re ariano Genserico.
www.santiebeati.it/dettaglio/79520

Santo STEFANO IL GIOVANE   Monaco orientale, martire
Costantinopoli, 715 – 28 novembre 764
Monaco orientale, visse nell’VIII secolo, durante la lotta iconoclasta, di cui fu vittima e martire. Nato a Costantinopoli nel 715, Stefano si mise dapprima sotto la direzione di u…
www.santiebeati.it/dettaglio/92321

Sant’ ANDREA TRAN VAN TRONG   Martire
www.santiebeati.it/dettaglio/79530

Beato LUIGI CAMPOS GORRIZ   Padre di famiglia, martire
Valencia, Spagna, 30 giugno 1905 – Picadero de Paterna, Spagna, 28 novembre 1936
www.santiebeati.it/dettaglio/93200

Beato MARCELLINO SANCHEZ FERNANDEZ   Religioso e martire
Santa Marina del Rey, Spagna, 30 dicembre 1910 – Paracuellos de Jarama, Spagna, 28 novembre 1936
www.santiebeati.it/dettaglio/95771

Beato ELEUTERIO PRADO VILLARROEL   Religioso e martire
Prioro, Spagna, 20 febbraio 1915 – Paracuellos de Jarama, Spagna, 28 novembre 1936
Beatificato il 28 ottobre 2007.
www.santiebeati.it/dettaglio/95772

Beato ANGEL FRANCISCO BOCOS HERNANDEZ   Religioso e martire
Ruijas, Spagno, 27 gennaio 1883 – Paracuellos de Jarama, Spagna, 28 novembre 1936
Beatificato il 28 ottobre 2007.
www.santiebeati.it/dettaglio/95773

Beato GIUSTO FERNáNDEZ GONZáLEZ   Religioso e martire
Huelde, Spagna, 2 novembre 1916 – Paracuellos de Jarama, Spagna, 28 novembre 1936
Beatificato il 28 ottobre 2007.
www.santiebeati.it/dettaglio/95774

Beato CLEMENTE RODRIGUEZ TEJERINA   Religioso e martire
Santa Olaja de la Varga, Spagna, 23 luglio 1918 – Paracuellos de Jarama, Spagna, 28 novembre 1936
Beatificato il 28 ottobre 2011.
www.santiebeati.it/dettaglio/95825

Beato DANIELE GOMEZ LUCAS   Religioso e martire
Hacinas, Spagna, 10 aprile 1916 – Paracuellos de Jarama, Spagna, 28 novembre 1936
Beatificato il 17 dicembre 2011.
www.santiebeati.it/dettaglio/95875

Beato GIUSEPPE GUERRA ANDRES   Religioso e martire
Leon, Spagna, 13 novembre 1914 – Paracuellos de Jarama, Spagna, 28 novembre 1936
Beatificato il 17 dicembre 2011.
www.santiebeati.it/dettaglio/95879

Beato PUBLIO RODRíGUEZ MOSLARES   Religioso e martire
Tiedra, Spagna, 12 novembre 1912 – Paracuellos de Jarama, Spagna, 28 novembre 1936
Beatificato il 17 dicembre 2011.
www.santiebeati.it/dettaglio/95882

Beato GIOVANNI GIUSEPPE CABALLERO RODRíGUEZ   Religioso e martire
Fuenlabrada de los Montes, Spagna, 5 marzo 1912 – Paracuellos de Jarama, Spagna, 28 novembre 1936
Beatificato il 17 dicembre 2011.
www.santiebeati.it/dettaglio/95886

Beato GREGORIO ESCOBAR GARCIA   Sacerdote e martire
Estella, Spagna, 12 settembre 1912 – Paracuellos de Jarama, Spagna, 28 novembre 1936
Beatificato il 17 dicembre 2011.
www.santiebeati.it/dettaglio/95887

Beato VINCENZO BLANCO GAUDILLA   Sacerdote e martire
Frómista, Spagna, 5 aprile 1882 – Paracuellos de Jarama, Spagna, 28 novembre 1936
Beatificato il 17 dicembre 2011.
www.santiebeati.it/dettaglio/95890

Beato FRANCESCO ESTEBAN LACAL   Sacerdote e martire
Soria, Spagna, 8 febbraio 1888 – Paracuellos de Jarama, Spagna, 28 novembre 1936
Beatificato il 17 dicembre 2011.
www.santiebeati.it/dettaglio/95891

Beato GIACOMO THOMPSON   Sacerdote e martire
www.santiebeati.it/dettaglio/93346

Beati GIOVANNI GESù (MARIANO) ADRADAS GONZALO E 14 COMPAGNI   Religiosi e martiri
† Paracuellos del Jarama, 28 novembre 1936
www.santiebeati.it/dettaglio/79540

In piazza San Pietro ecco l’albero di Natale “green”

Un albero di Natale «green» per piazza San Pietro, per celebrare le Festività secondo lo spirito dell’enciclica Laudato Si’ di papa Francesco. L’albero che è stato donato al Vaticano e che resterà in piazza San Pietro per tutte le Festività natalizie, arriva dalla Valsugana e precisamente dai boschi certificati Pefc dalla Val Campelle nel comune di Scurelle, nella Provincia autonoma di Trento, ai piedi della catena montuosa del Lagorai. Pefc Italia è un’associazione senza fini di lucro che costituisce l’organo di governo nazionale del sistema di certificazione «Programme for Endorsement of Forest Certification schemes», cioè il «Programma di Valutazione degli schemi di certificazione forestale».

Quello donato al Vaticano è un abete rosso alto 25 metri, certificato per la gestione sostenibile della foresta d’origine. La pianta ha circa 85 anni di vita, un diametro iniziale alla base della chioma di 8 metri e un diametro del tronco di 70 cm, pesa 60 quintali e nello stesso giorno in cui è stata abbattuta, domenica 13 novembre, una scolaresca della Valsugana ha piantato 49 alberi (larici e abeti rossi). Un atto simbolico, per sensibilizzare anche le giovani generazioni alla gestione attiva e sostenibile in una zona dove lo scorso autunno sono stati abbattuti alcuni alberi colpiti da un parassita.

vaticaninsider

L’Austria celebra i 200 anni di Stille Nacht

Avvento e tempo di Natale, un periodo in cui da secoli si sono andate intrecciando le tradizioni del ciclo invernale con le celebrazioni liturgiche e dove i canti a tema (i «Christmas Carols») hanno spesso rappresentato una parte integrante dei preparativi a livello familiare o comunitario. Canti che ormai appartengono alla tradizione popolare e conferiscono al periodo quell’atmosfera suggestiva che respiriamo ancora oggi nelle zone rurali come nelle grandi metropoli, dalle feste scolastiche dei nostri bambini ai gruppi di cantori in piazza fino alle celebrazioni nelle chiese.

E a Salisburgo – la cittadina austriaca che ha dato i natali al compositore Mozart – quest’anno c’è un motivo in più per curare la preparazione dei canti natalizi: l’anniversario dei 200 anni del testo del famosissimo «Stille Nacht».

 

Aveva solo 24 anni Joseph Mohr, vicario parrocchiale nel piccolo paese di Mariapfarr im Lungau nel Salisburghese dal 1815 al 1817, quando per il Natale 1816 ha composto il testo di quella che viene definita una «poesia di pace». Due anni più tardi don Mohr, trasferito alla parrocchia di San Nikolaus ad Oberndorf ad una ventina di chilometri a nord di Salisburgo, sottopose il testo all’organista Franz Gruber, insegnante nella scuola della vicina Arnsdorf pregandolo di comporre una melodia adatta per essere cantata a due voci con accompagnamento di coro e chitarra. A raccontarlo è lo stesso Gruber nel 1854 («nascita di un canto di Natale»): Mohr approvò in pieno la partitura e durante la Messa di Natale il vicario cantò da tenore accompagnando con la chitarra e Gruber intonò da basso. Il canto incontrò subito il favore dei fedeli di Oberndorf che gremivano la chiesa per la Messa di Mezzanotte, mentre restano ancora avvolte da leggenda le motivazioni di uno spartito per chitarra composto da un organista diplomato. Alcuni ritengono che in quelle settimane l’organo della chiesa fosse guasto (c’è chi parla del mantice rosicchiato dai topi), e non si volesse privare la popolazione di una melodia natalizia.

La versione originale del testo (unica copia) firmata da Mohr con la scritta «Testo di Joseph Mohr coadiutore 1816» venne ritrovata solo nel 1995: dalle analisi risulta precedente al 1830 e riporta anche la partitura con la scritta «melodia di Franz Xaver Gruber 1818», assicurando così a ciascuno la paternità dell’opera finale.

 

Più difficile risalire invece alle motivazioni che hanno ispirato il testo. La poesia è stata scritta in un periodo di grande difficoltà in Austria: alla conclusione della parabola napoleonica l’Europa intera aveva subito la restaurazione dettata dal Congresso di Vienna. A seguito di decisioni dall’alto il principato vescovile di Salisburgo aveva perduto definitivamente la sua indipendenza venendo addirittura smembrato in due: una parte di esso passava proprio nel 1816 al regno di Baviera, mentre l’altra confluiva nell’Impero d’Austria.

La località di Oberndorf bei Salzburg divenne terra di confine e il fiume Salzach, che per secoli aveva costituito l’unica fonte di reddito per numerose famiglie di costruttori di imbarcazioni per il commercio del sale, finì per rappresentare perlopiù l’insicurezza del futuro. Le parole di pace di un testo, velato in più parti da una profonda tristezza, sembrano mettere in versi i sentimenti della popolazione nei confronti di un’incertezza del lavoro e delle possibilità di sostentamento familiare.

La melodia di Gruber (il cui nome è certamente più ricordato rispetto a quello del vicario Mohr) è stata ripresa successivamente e adattata ad altri testi di contenuto comunque natalizio (si parla di più di 140 lingue nel mondo): il celebre canto italiano che ha per titolo «Astro del ciel» ne è un classico esempio accanto all’inglese «Silent Night», tuttavia le parole del testo italiano – scritto dal prete bergamasco Angelo Meli e pubblicato nel 1937 – non rappresentano una traduzione dell’originale tedesco, ma sono frutto della creatività di Meli.

Sulle note di Stille Nacht il ricordo ogni anno a Mariapfarr (dal 2011 una piazza è stata intitolata a Mohr raffigurato in un busto) e ancor più a Oberndorf (che oggi conta più di 5 mila abitanti e ha ottenuto lo status di città nel 2001) dove nel 1937 venne costruita la «Stille Nacht Kapelle», sul luogo dove sorgeva l’antica chiesa di San Nikolaus, danneggiata dall’alluvione del 1897-98 (la chiesa parrocchiale venne ricostruita nel 1903 in altro luogo). Poco distante è stato istituito lo «Stille Nacht Museum» con informazioni sulla storia e la diffusione di testo e melodia (postazioni in cuffia per ascoltare diverse versioni in varie lingue) con annessa una sezione dedicata a Leopold Kohr (1909-1994), giurista ed economista nativo di Oberndorf poi rifugiato negli Stati Uniti, padre del motto “small is beautiful”, poi ripreso da Ernst Friedrich Schumacher.

Venerdì 25 novembre a Mariapfarr è stata presentata un’emissione filatelica (4 francobolli da 0,68 €) delle Poste austriache per celebrare la ricorrenza dei 200 anni del testo di Joseph Mohr.

Per singolare coincidenza, proprio in occasione delle stesse festività del 1816, faceva il suo ingresso alla Hofburg, la residenza imperiale nel cuore di Vienna, il primo albero di Natale austriaco.

vaticaninsider

Muser, dopo Lutero cattolici impoveriti

(ANSA) – BOLZANO, 27 NOV – “Dopo Lutero la Chiesa cattolica si è impoverita”. Lo ha affermato monsignor Ivo Muser, vescovo della diocesi di Bolzano-Bressanone, in una celebrazione nella chiesa evangelica in occasione del 500/o della Riforma.
“Una divisione della Chiesa – ha detto il vescovo – rende sempre più poveri. Pertanto l’impegno per l’unità è anche una speranza di riuscire nuovamente a superare l’impoverimento e le parzialità dovute al contesto storico – e cioè insieme”. “La celebrazione comune dell’anniversario della Riforma protestante – ha detto Muser – possa aiutarci a unire le ferite inferte e a perdonarci reciprocamente. Nonostante tutte le differenze che non possiamo e non dobbiamo ignorare o banalizzare, possiamo testimoniare e vivere un’unità che indubbiamente è più grande di ciò che ci divide”.

«La Riforma ha fatto bene anche alla Chiesa»

Paolo Ricca lo ripete da tempo: l’ecumenismo non è una questione di galateo fra le Chiese. «E il modo in cui ci accingiamo a ricordare il quinto centenario della Riforma lo dimostra nel modo migliore», aggiunge. Teologo valdese, da sempre attento al dialogo con il cattolicesimo e autore di numerosi studi sulla storia del cristianesimo in età moderna, Ricca guarda con molto interesse alle novità che stanno affiorando in questo periodo, tra il viaggio di papa Francesco in Svezia delle scorse settimane e l’ormai imminente ricorrenza del 2017, che segna il mezzo millennio esatto dalla pubblicazione delle 95 tesi sulle indulgenze da parte di Martin Lutero. «In passato – ricorda Ricca – questo genere di celebrazione era un fatto abbastanza solitario, nel quale erano coinvolti solamente i figli della Riforma. Adesso c’è una coralità concreta, che accomuna protestanti e cattolici nel riconoscimento del carattere sostanzialmente positivo della svolta avvenuta del XVI secolo all’interno della cristianità. Lo considero un passo decisivo, anche se il cammino resta lungo».

Che cosa manca, secondo lei?

«Partirei da quello che abbiamo guadagnato, intanto. Con il Concilio Vaticano II, in primo luogo, è caduta la definizione di “eretici” precedentemente destinata ai protestanti. Da lì in poi si è sviluppata una corrente di riflessioni e approfondimenti che hanno riportato alla luce la correlazione strettissima tra la Riforma e l’azione riformatrice attuata dalla Chiesa cattolica attraverso il Concilio di Trento. Che condannava Lutero, certo, ma ne faceva proprie molte istanze, sia pure rielaborandole in altra forma. La Riforma, alla fine, non ha solo creato un nuovo modello di Chiesa, ma ha anche portato al ripensamento profondo della già esistente».

A prezzo di una divisione, però.

«Oggi sempre meno avvertita. Non mi fraintenda: le differenze esistono ancora, ma pesano molto meno rispetto al passato, anche grazie ai contatti personali tra i cristiani delle varie confessioni, grazie alla consuetudine amichevole che trova particolare espressione nella Settimana di preghiera per l’unità. I frutti più signifi- cativi sono sul piano spirituale, in una sorta di meticciato che riguarda sì il rapporto fra una Chiesa e l’altra, ma anche il modo in cui in ciascuna comunità si prega, si legge la Parola di Dio, la si studia e commenta. È un risultato importante, rispetto al quale non si potrà più tornare indietro. Anche perché non c’è alcuna intenzione di farlo, per fortuna».

La valorizzazione del comune Battesimo è la via su cui proseguire?

«In senso assoluto sì, per quanto ci siano aspetti delicati, da non sottovalutare. La questione del Battesimo dei neonati, sollevata nel Cinquecento dal movimento anabattista, non è ancora stata discussa nelle sue implicazioni, che restano tutt’altro che irrilevanti. Se ci atteniamo alla testimonianze più antiche, ci rendiamo conto di come a essere battezzati fossero sempre adulti che, consapevoli della propria fede, richiedevano espressamente di diventare cristiani. Il Battesimo dei neonati non risponde a questa logica e richiederebbe, se non altro, un supplemento di riflessione condivisa. L’obiettivo non è necessariamente quello di accogliere la tesi anabattista, per la quale il Battesimo amministrato agli infanti è da considerarsi nullo. A dover essere chiarite sono semmai le implicazioni teologiche del Battesimo, anche in rapporto alla dottrina sul peccato originale».

Quali altri elementi andrebbero affrontati, a suo avviso?

«Senza dubbio quello relativo alla Cena del Signore. Com’è noto, la celebrazione dell’Eucaristia ha suscitato differenze e perfino divisioni nello stesso ambito protestante. La posizione di Lutero, nella fattispecie, era del tutto antitetica rispetto a quella espressa da Zwingli e il contrasto non è stato superato fino al 1973, anno in cui fu sottoscritta la Concordia di Leuenberg tra luterani e riformati».

In che cosa consiste, da ultimo, il contributo di Lutero al cristianesimo?

«Nel pieno riconoscimento del valore della libertà umana e, insieme, nell’accoglimento della Grazia incondizionata. Un tema, quest’ultimo, che può essere declinato in molti modi, compreso quello della misericordia da cui è stato caratterizzato il Giubileo appena concluso. Prima della Riforma, la predicazione della Chiesa insisteva sulla nozione di Grazia condizionata, per accedere alla quale sono necessarie forme di mediazione più o meno articolate. Con Lutero Grazia e libertà si ritrovano a convergere nel solus Christus, in una visione radicalmente cristocentrica che pure non ha nulla di esclusivo o, peggio, di esclusivista. Più semplicemente, affermare la centralità di Cristo significa riconoscere che in lui si trova tutto quello che è necessario alla nostra salvezza».

E dal punto di vista storico?

«Nel profondo Lutero è sempre rimasto un credente medievale, che però ha colto nella sua vicenda personale i primi lampi della modernità. Trovo molto toccanti, oltre che rivelatrici, le parole che gli vengono attribuite in punto di morte: “Siamo mendicanti, questo è vero”. È la preghiera dell’uomo medievale, che cerca Dio con tutto se stesso, senza mai smettere di invocarlo. Detto questo, andrà ammesso che in Lutero non sono mancate le contraddizioni, specie nel corso degli anni Trenta, quando il Riformatore invoca l’intervento dell’autorità politica per reprimere gli anabattisti e per mettere fine alla Guerra dei contadini. Sono scelte che segnano un punto critico e che oggi possiamo provare a spiegare in sede storica, a patto di non voler misurare il XVI secolo sulla base della nostra contemporaneità. Eppure, nonostante tutto, è innegabile che Lutero abbia immesso nella coscienza moderna la mina della libertà del cristiano, che si costituisce come soggetto dell’Evangelo in quanto oggetto della Grazia».

Ma Lutero aveva messo in conto lo scisma?

«Le sue intenzioni iniziali andavano nella direzione di un emendamento della dottrina sulle indulgenze: la rivoluzione del quadro ecclesiale non era assolutamente prevista, né voluta. Forse, se papa Leone X avesse letto il trattato Sulla libertà del cristiano che Lutero gli aveva devotamente dedicato, gli eventi avrebbero preso un altro corso. Fu la scomunica, purtroppo, a determinare il sorgere di un movimento autonomo e alternativo alla Chiesa di Roma».

avvenire