Papa è atterrato in Svezia. «Un viaggio ecclesiale, ecumenico»

Papa è arrivato in Svezia Il Pontefice, affiancato dal cardinale Pietro Parolin, segretario di Stato vaticano, è stato accolto all’aeroporto di Malmo, dal primo ministro Stefan Loefven, e dalla ministra della Cultura, Alice Bah Kuhnke. La ministra, afro-svedese, è membro del Sinodo luterani di Svezia. Erano inoltre presenti alcuni membri della Federazione Luterana Mondiale.

Francesco con il premier svedese Lofven all’aeroporto di Malmo (Ansa web)

In volo
In volo verso la Svezia il Papa si è raccomandato ai giornalisti: «Questo viaggio è importante perché è un viaggio ecclesiale, molto ecclesiale nel campo dell’ecumenismo. Il vostro lavoro aiuterà tanto a capire, che la gente capisca bene. Grazie tante”.

8.20 Papa Francesco è partito dall’aeroporto romano di Fiumicino, per il suo 17mo viaggio internazionale del pontificato che lo porta in Svezia: è stato invitato dalla Federazione Luterana Mondiale (Lwf) a partecipare alla cerimonia di commemorazione dei 500 anni della Riforma di Martin Lutero. Il viaggio ha dunque una forte connotazione ecumenica. Oggi infatti avrà due incontri ecumenici – un rito nella cattedrale di Lund e un evento con testimonianze nella Malmo Arena – mentre domani, festa di Ognissanti, celebrerà la Messa presso lo stadio di Malmo per i cattolici svedesi, alla quale sono invitati anche gli esponenti della Federazione Luterana.

Durante il viaggio in Svezia il Francesco pronuncerà quattro interventi pubblici, tra omelie, discorsi e Angelus. La Svezia ha già accolto un Papa nel 1989, quando Giovanni Paolo II ha compiuto un viaggio in Scandinavia. L’arrivo del Pontefice è previsto alle 11 all’aeroporto di Malmo, dove ci sarà l’accoglienza ufficiale ai piedi della scaletta, da parte del premier svedese, Stefan Lofven e del ministro della Cultura, signora Alice Bah-Kuhnke.

Ci saranno anche altre autorità e alcuni membri della Lwf. L’accoglienza non prevede discorsi. Subito dopo, Francesco incontrerà privatamente il premier e il ministro della Cultura. Subito dopo, trasferimento in macchina per circa 42 chilometri a Igelosa, dove presso una grande struttura di ricerca medica che ha già ospitato gli incontri della Conferenza episcopale svedese, Papa Francesco alloggerà durante questo breve
viaggio.

avvenire

I santi del 31 Ottobre 2016

 

San VOLFANGO DI RATISBONA   Vescovo
Svevia, Germania, ca. 924 – Pupping, Austria, 994
Nato nel 924 in Svevia, diventò monaco a Ginsiedeln. Inviato missionario in Ungheria nel 971, l’anno successivo fu eletto vescovo di Ratisbona. Riorganizzazò la diocesi e operò per…
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Sant’ ANTONINO DI MILANO   Vescovo
m. 671
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San QUINTINO DI VERMAND   Martire
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San STACHYS   Discepolo di s. Paolo, vescovo di Costantinopoli
I sec.
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Santa MARIA DELL’IMMACOLATA CONCEZIONE (MARíA ISABEL SALVAT ROMERO)   Vergine
Madrid, Spagna, 20 febbraio 1926 – Siviglia, Spagna, 31 ottobre 1998
María Isabel Salvat Romero, nativa di Madrid in Spagna, avvertì nell’adolescenza un forte desiderio di consacrarsi a Dio per servire i poveri. Entrò quin…
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Santa LUCILLA DI ROMA   Vergine e martire
Lucilla è una santa poco conosciuta, dal nome antico e familiare. Era attribuito dagli antichi romani alle bambine nate alle prime luci del nuovo giorno. Lucilla, diminutivo…
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Sant’ ALFONSO RODRIGUEZ   Vedovo, Religioso gesuita
Segovia, Spagna, 25 luglio 1533 – Palma di Maiorca, 30 ottobre 1617
Alfonso era un mercante, nato a Segovia, in Spagna, nel 1533. Si era sposato e aveva avuto due figli ma fu sconvolto dalla perdita della moglie e dei beni. A 35 anni tornò a…
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Sant’ EPIMACO (EPIMACHIO) DI MELUSIO   Martire
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San FOILLANO DI FOSSES   Abate
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Beato CRISTOFORO DI ROMAGNA   Sacerdote
† Cahors, Francia, 1272
Cristoforo, inizialmente sacerdote diocesano, esercitava il ministero di parroco, forse presso Cesena in Romagna, anche se il suo culto presso tale città potrebbe risalire s…
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Beata MARIA DE REQUESENS   Vergine mercedaria
† 1345
Di nobile origine catalana, la Beata Maria de Requesens, distribuì il suo ricco patrimonio ai bisognosi ed entrò fra le prime religiose mercedarie appena fondate da Santa Maria de …
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Beato TOMMASO BELLACCI DA FIRENZE   Religioso
Firenze, ca. 1370 – Rieti, 31 ottobre 1447
Figlio di macellai, Tommaso Bellacci (o Tommaso di Scarlino) vive a Firenze una giovinezza irrequieta. Trentenne, nel 1400 entra tra i Minori osservanti di Fiesole. Resterà semplic…
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Beato LEONE (LEON) NOWAKOWSKI   Sacerdote e martire
Byton, Polonia, 28 giugno 1913 – Piotrków Kujawski, Polonia, 31 ottobre 1939
Il beato Leon Nowakowski, sacerdote diocesano polacco, nacque a Byton (Cuiavia) il 28 giugno 1913 e morì a Piotrków Kujawski tra il 31 ottobre ed il 1° novembre 1939. Fu beatificat…
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Beato DOMENICO COLLINS   Religioso gesuita, martire
Youghal, Irlanda, 1566 circa – 31 ottobre 1602
Si ritiene che Domenico Collins nacque intorno all’anno 1566 nella città di Youghal, nella regione di Cork in Irlanda. Di là, quando era più o meno ventenne, si trasferì in Francia…
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Beata IRENE (MARIA MERCEDE) STEFANI   Missionaria
Anfo, Brescia, 22 agosto 1891 – Gekondi, Kenia, 31 ottobre 1930
Suor Irene Stefani, al secolo Mercede Stefani, nasce il 22 agosto 1891 ad Anfo nella Val Sabbia (Brescia). Nel 1911 entra nell’Istituto delle Missionarie della Consolata e il…
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#Terremoto TERRA TREMA ANCORA Il Centro Italia è devastato, crolli e feriti Nessun disperso, interi borghi scomparsi

Scossa di magnitudo 6.5 avvertita dal Trentino alla Puglia. Nelle Marche già 25 mila sfollati. A Norcia crollate la Basilica di San Benedetto e la cattedrale di Santa Maria argentea. Frattura sul Colle dell’Infinito a Recanati. Paura e danni a Roma.Renzi in stretto contatto con la Protezione Civile per seguire l’evolversi della situazione. Riattivato il numero solidale 45500.

ansa

Terremoto centro Italia Stazionario il bilancio dei feriti, 20 per ora: priorità è assistenza alla popolazione

A quattro ore dall’evento proseguono le attività del Sistema di protezione civile nei territori nuovamente colpiti dalla scossa 6.5 di questa mattina e sono progressivamente in arrivo le squadre delle strutture operative a potenziamento di quelle già a lavoro nei comuni umbri e marchigiani fortemente danneggiati dal terremoto.

Stazionario il bilancio dei feriti, 20 per ora, nessuno dei quali in pericolo di vita. Numerose inoltre le criticità ai servizi essenziali. Al momento le utenze disalimentate sono circa 3mila. I tecnici sono già impegnati negli interventi di ripristino, alcune cabine si trovano però in zone che non possono ancora essere raggiunte.

Anche per la rete idrica ci sono importanti criticità in termini di potabilità e di danni agli impianti. Per i Comuni che ne hanno bisogno sono in arrivo autobotti e un approvvigionamento di acqua imbottigliata.

Sia in Umbria sia nelle Marche si sta inoltre procedendo a controlli sulle strutture sanitarie. In alcuni casi sono state disposte evacuazioni preventive, ma nell’insieme i sistemi sanitari regionali stanno rispondendo in modo efficace alla situazione emergenziale. Un Posto medico avanzato è comunque in arrivo a Norcia e sarà presto operativo a supporto delle strutture locali.
Per la popolazione si stanno individuando, regione per regione, le strutture ricettive indicate per l’accoglienza, che andranno ad aggiungersi a quelle già individuate sulla costa. La priorità, in questo momento, è mettere al sicuro le persone coinvolte e contemporaneamente intervenire sui territori così pesantemente colpiti dall’ultima scossa.

Si conferma compromesso il quadro della viabilità e permane l’indicazione a lasciare libere le vie di accesso alle zone interessate dal terremoto.

Protezione Civile

Terremoto: Papa, vi sono vicino e prego

(ANSA) – CITTA’ DEL VATICANO, 30 OTT – “Esprimo la mia vicinanza alle popolazioni dell’Italia Centrale colpite dal terremoto”. Lo ha detto Papa Francesco al termine dell’Angelus in piazza San Pietro.
“Anche questa mattina c’è stata una forte scossa. Prego per i feriti e per le famiglie che hanno subito maggiori danni, come pure per il personale impegnato nei soccorsi e nell’assistenza.
Il Signore Risorto dia loro forza e la Madonna li custodisca”.
Un lungo applauso dalla piazza ha accolto le parole del Papa.

Nuova scossa magnitudo 4.6 alle 13.07 Epicentro fra Preci e Norcia, dove è crollata chiesa S.Francesco

(ANSA) – ROMA, 30 OTT – Il sisma di questa mattina ha avuto una nuova forte replica, alle 13.07, di magnitudo 4.6. Secondo l’Ingv, l’epicentro si trova tra Preci e Norcia. Si tratta di una delle repliche più forti dopo la scossa di 6.5. In piazza a Norcia c’è stato un nuovo fuggi fuggi e i vigili del fuoco hanno evacuato tutto il centro storico: la nuova scossa ha dato il colpo di grazia alla chiesa di San Francesco, edificata dai francescani nel XIV secolo e già ricostruita dopo il terremoto del 1859.

Allarme per il numero degli sfollati Castelluccio di Norcia quasi rasa al suolo

LA TERRA TREMA ANCORA

ansa

Cronaca.

Scossa di magnitudo 6.5 vicino Norcia,  avvertita in tutto lo Stivale, dal Trentino alla Puglia. La Basilica di San Benedetto e la cattedrale di Santa Maria argentea, a Norcia, sono crollate: sono rimaste in piedi parte delle facciate e delle strutture. La metropolitana di Roma è stata temporaneamente bloccata per verifiche. Il presidente del Consiglio Renzi è in stretto contatto con la Protezione Civile per seguire l’evolversi della situazione

#Terremoto rischio 100mila sfollati

(ANSA) – ANCONA, 30 OTT – “Da 10mila rischiamo di arrivare a 100mila persone che avranno bisogno di essere assistite”. Lo ha detto il presidente della Regione Marche Luca Ceriscioli, che si trova a Macerata, nella Sala operativa provinciale della Protezione civile, per monitorare la situazione dopo l’ultima scossa di terremoto. “L’area interessata – ha spiegato Ceriscioli – toccando, oltre al Maceratese, anche Ancona”.
Andando avanti di questo passo, con la crisi sismica che non si arresta, “si rischia di arrivare a 100mila sfollati”.

Terremoto Roma: crepe in basilica San Paolo, chiusa

Crepe e cornicioni caduti nella basilica di San Paolo a Roma in seguito al terremoto avvertito stamattina. Secondo quanto si è appreso, la basilica è stata chiusa per effettuare le verifiche. Segnalato anche il distacco di uno dei supporti che tiene un grosso candelabro. Sul posto vigili del fuoco e polizia. Verifiche anche nella basilica di San Lorenzo a Roma per frammenti di calcinacci caduti nella navata. Sul posto la polizia. Secondo quanto si è appreso, la richiesta d’intervento è arrivata dal parroco ed è stata chiusa la parte della navata interessata in attesa dell’arrivo dei pompieri per le verifiche.

Chiuso un tratto della tangenziale di Roma, da scalo di San Lorenzo a viale Castrense in direzione San Giovanni per verifiche tecniche sulla strada. Lo si apprende dalla polizia municipale. Chiusa momentaneamente anche via Flaminia, da via Fracassini a via Canini per la caduta di cornicioni. I vigili urbani sono anche in via Caravaggio per un edificio che presenta lesioni.

Per “verifiche tecniche” dopo il terremoto, il servizio sulla metro A, B e B1 di Roma è “momentaneamente sospeso”. Lo annuncia il profilo Twitter di Atac, la municipalizzata dei trasporti di Roma. Sulla metro C si segnalano “lievi ritardi” per lo stesso motivo. Verifiche sono in corso sul Colosseo e sull’intera area archeologica di Roma in seguito al terremoto che questa mattina ha colpito il centro Italia. Al momento non si riscontrano conseguenze.

Precipita ascensore in palazzo Roma – Un ascensore è precipitato in un palazzo di via Bartolomeo Cristofori, in zona Marconi a Roma, dopo la scossa di terremoto. Sul posto vigili del fuoco e polizia municipale. Sono in corso verifiche dei pompieri per accertare le cause dell’incidente. Dalle prime informazioni sembrerebbe che fosse vuoto.

In via precauzionale stop visite a Quirinale – L’Ufficio Stampa della Presidenza della Repubblica comunica che, in considerazione della forte scossa di terremoto che ha colpito l’Italia Centrale, è stata disposta , in via precauzionale, la sospensione delle visite al Palazzo del Quirinale e di rinviare il concerto previsto per oggi alla Cappella Paolina per consentire i necessari controlli di sicurezza sulle strutture.

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Lorca, l’usignolo della bellezza

Con questa ricchissima monografia Gabriele Morelli riporta il fuoco dell’attenzione su Federico García Lorca(1898-1936), che in diverse fasi della nostra cultura entrò nella poesia e nel teatro italiani con la forza prorompente della sua musica variatissima (Garcia Lorca, Salerno, pp. 320, € 16).

Nella bibliografia sterminata su Lorca conferiscono a questo libro una preziosa unicità la frequentazione di Morelli con i suoi eredi (la sorella Isabel e Manuel Fernandez-Montesinos García, figlio dell’altra sorella Concha e di Manuel, il cognato fucilato poco prima di lui) e con gli ultimi testimoni: la passione critica che accompagna ogni istante il farsi della poesia nella vita pubblica e privata, nella condizione drammatica dell’omosessualità e in tante zone d’ombra non risolte, che culminano con la morte: la viva descrizione degli ambienti, dall’infanzia di Federico immersa nella natura di Fuente Vaqueros a Granada, Madrid, New York, Cuba, il Sudamerica, la Spagna cupa che lo martirizza.La parola di García Lorca nasce con la musica, una trasmissione materna che include lo zio Baldomero, il maestro Segura, e dal 1919 il grande Manuel de Falla: pianoforte e chitarra classica fusi nella ricerca sul campo di motivi popolari, gitani e moreschi. Ma essi diventano subito un’invenzione assoluta, una cosa nuova, mai conosciuta, su cui fioriscono tutte le sperimentazioni che Lorca prova instancabilmente.

Il poeta va a caccia: caccia notturna in un bosco lontanissimo. Prova «comprensione simpatica dei perseguitati. Del gitano, del negro, dell’ebreo… del moro che tutti noi portiamo dentro». Nel giugno 1936, quasi allo scoppio della guerra civile confessa che in quei momenti tragici l’artista deve «ridere e piangere col suo popolo. … rinunciare al mazzo di gigli e tuffarsi nel fango fino alla cintola per aiutare quelli che cercano i gigli».Federico coglie come un’ape ora la libertà d’associazioni del surrealismo senza le sue gratuità (dopo il primo Libro de poemas 1921, nel Poema del cante jondo 1921/2-1931, nelle Canciones 1924, nel Romancero gitano 1928).

Ora acuisce e dilata suoni e fantasmagorie dell’America nell’età del jazz, della cultura negra che lo appassiona, e della mostruosità di Wall Street alla vigilia del crollo nel Poeta en Nueva York 1929/30-1940: e che meraviglia la fluente, liberata “Oda a Walt Whitman”. Ora assorbe l’eros di Hafiz incarnato in El Andalus nel Diván del Tamarit(1936). Ora trasforma Shakespeare, Góngora, san Juan de la Cruz e il Cantico nei portentosi Sonetos del amor obscuro che vennero scoperti dopo la morte, editi nel 1984: poesia d’amore di una bellezza quasi inarrivabile.In un testo non bello del 1818, “El canto del miel”, Lorca dichiara l’ascendenza mitica del poeta ape: i Greci chiamano api le Muse.

La sua arnia è una stella casta, pozzo di ambra che alimenta il ritmo delle api. La poesia è il miele, che addensa metafore: parola di Cristo, oro fuso del suo amore, la cui perfezione di nettare è mummia della luce del paradiso: materialità dell’infinito, anima e sangue dolente dei fiori condensata attraverso un altro spirito: canto dell’età dell’oro, liquore divino dell’umiltà, incarnazione dell’armonia, essenza geniale e dorata del lirismo, dolce come il ventre delle donne, gli occhi dei bambini, le ombre della notte, una voce, un giglio: supremo sole che illumina, consola, equivale a tutte le bellezze, al colore, alla luce, ai suoni: liquore divino della speranza dove l’anima e la materia in unità raggiungono equilibrio perfetto come nell’ostia il corpo e la luce di Cristo.

“El canto del miel” esalta la lirica: musica dolcezza che viene dal dolore. Una scelta sacra, sacrificale, per niente di moda oggi.Come espone ampiamente Morelli, intorno a Lorca sin dagli anni Venti e non solo in Spagna, s’irradiano interessi e scambi di un ambiente internazionale con al centro Jiménez, Ortega y Gasset, Unamuno, Valle-Inclán, i Machado. Vi si uniscono i più giovani Salvador Dalí e Luis Buñuel, Jorge Guillén, Rafael Alberti, Pablo Neruda, Vicente Aleixandre, Damaso Alonso, Gerardo Diego, Luis Cernuda. Le arti si fondono con le lettere, il teatro le riassume, e prima l’attività della Barraca con la diffusione dei classici nelle campagne, poi i tour oltreoceano espandono la meteora di Lorca.

D’improvviso, la sua barbara esecuzione da parte di militanti franchisti gettò l’aura del martirio sul fascino che già lo circondava, non solo in chi ne aveva riconosciuto subito il genio mobilissimo e la grazia suprema di grande malinconico. Si riverberava in ogni forma di mitizzazione.Nel 1955 la voce di Federico García Lorca risuonò nelle case italiane attraverso le profonde vibrazioni del Lamento per Ignacio Sanchez Mejias letto da Arnoldo Foà col commento musicale di Mario Gangi per la chitarra di Piero Gosio, che scandiva l’andamento a concerto del poema. Tutti furono conquistati da una poesia nobile e tragica, potente e suasiva, familiare per la sua classicità e insieme esotica, che esaltando la figura di Ignacio non solo torero ma simbolo della cultura spagnola, attraeva verso paesaggi di un comune fondo mediterraneo bruciato da miti oscuri e solari, da tenerezze soavi e profumi arabizzanti, da ferocie sanguinose e da un nero abbagliante. Carlo Bo, che dopo Angiolo Marcori (Poeti nuovi di Spagna, “Rassegna Nazionale”, 1930), Giuseppe Valentini e in seguito Oreste Macrì aveva tradotto Lorca verso la fine degli anni Trenta e nel 1962 ne avrebbe pubblicato tutte le poesie con Guanda, un anno dopo l’edizione di Vittorio Bodini di tutto il teatro per Einaudi, presentava il Lamento come il frutto più maturo, un vero e proprio testamento, “la parte più alta” della poesia di Lorca nel senso dell’elegia.

avvenire

Lancette indietro Torna l’ora solare: un’ora in meno di luce

Stanotte lancette degli orologi indietro di un’ora perché si lascia l’ora legale e subentra quella solare. Con questo cambio di orario, dormiremo un’ora in più ma avremo un’ora in meno di luce. Le lancette dell’orologio vanno spostate alle 3 di domenica 30 ottobre che diventeranno così le 2 del mattino. Con il ritorno all’ora solare, da domenica il Sole tramonterà un’ora prima.

L’ora solare è quella naturale, mentre il passaggio ‘artificiale’ è quello all’ora legale, introdotta per motivi di risparmio energetico e
che ritroveremo l’ultima domenica di marzo, il 26 marzo 2017.

Secondo quanto rilevato da Terna, la società che gestisce la rete elettrica nazionale, durante il periodo di ora legale, iniziato il 27
marzo 2016, grazie proprio a quell’ora quotidiana di luce in più che ha portato a posticipare l’uso della luce artificiale, l’Italia ha
risparmiato complessivamente 573 milioni di kilowattora (552 milioni di kWh il dato del 2015), un valore pari al consumo medio annuo di elettricità di circa 210 mila famiglie, per un controvalore pari a circa 90 milioni di euro.

L’ora legale è quella in vigore nel fuso orario al quale un paese decide di convenzionarsi e durante il periodo estivo uno
Stato può decidere di aderire alla convenzione e spostare avanti di un’ora le lancette degli orologi. Dove viene utilizzata l’ora legale,
il termine ora solare si riferisce al periodo invernale. In Italia l’ora legale fu introdotta come misura di guerra nel 1916, poi più
volte sospesa e ripresa. Dal 1996 tutti i paesi dell’Unione europea, più la Svizzera, adottano lo stesso calendario per l’ora legale,
nonostante le polemiche di alcuni stati membri.

Nelle società antiche e prima della diffusione degli orologi, le civiltà agricole si organizzavano seguendo l’andamento delle stagioni
e non con bioritmi fissi come nelle moderne civiltà industrializzate.

I contadini, che costituivano la grande maggioranza della popolazione, si alzavano all’alba, seguendo l’anticipo di luce in primavera o il ritardo in autunno. Nell’impero romano la cosiddetta ‘ora prima’ era sempre quella che seguiva il sorgere del sole, indipendentemente dall’istante in cui questo evento astronomico si verificasse. Nell’età contemporanea la scelta dell’ora legale non fa che riprodurre almeno in parte questo antico spostamento dei bioritmi umani a seconda delle stagioni. Nel 1784, Benjamin Franklin, l’inventore del parafulmine, pubblicò un’idea simile all’uso dell’ora legale sul quotidiano francese Journal de Paris, ma le sue riflessioni per risparmiare sulla spesa in candele non trovarono seguito in quell’epoca.

I santi del 30 Ottobre 2016

San MARCIANO DI SIRACUSA Vescovo e martire
Antiochia – † Siracusa, I secolo
Le fonti che parlano del vescovo e martire Marciano sono del VII secolo, mentre lui è vissuto nel primo: difettano, dunque, di certezza storica. Secondo esse Marciano fu discepolo …
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San SATURNINO DI CAGLIARI
sec. III
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Santi ZENOBIO E ZENOBIA Martiri
m. 285-290 circa
Zenobio e Zenobia, la cui festa ricorre il 30 ottobre, sono due fratelli martiri morti tra il 285 e il 290. Zenobio era medico e fu nominato vescovo ad Aega (ora Alessandretta) sul…
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Santi CLAUDIO, LUPERCO E VITTORICO Martiri di León
León (Spagna), † inizi IV secolo
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San SERAPIONE DI ANTIOCHIA Vescovo
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Sant’ EUTROPIA DI ALESSANDRIA Martire
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San MASSIMO DI APAMEA Martire
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San TEONESTO (O TEONISTO O TONISTO) Vescovo e martire
m. Altino sul Sile, 30 ottobre 380
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San MAURO DI VERONA Vescovo
m. 622
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San MARCELLO DI TANGERI Martire venerato a Leon
Secondo la «passio» di san Marcello il 21 luglio del 298 si celebrava la festa «augusti imperatori» e in quella data il santo, centurione ordinario di stanza a Tangeri, gettò le su…
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San GERMANO DI CAPUA Vescovo
Capua, V secolo – † 30 ottobre 541
Nato nel V secolo da famiglia agiata, Germano si privò dei suoi beni per darli ai poveri. Condusse poi vita ascetica fino al 516 quando venne eletto vescovo di Capua. Amato …
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San GERARDO DI POTENZA Vescovo
m. 1119
Gerardo, vescovo del XII secolo, è il patrono della città e dell’arcidiocesi di Potenza. Nato a Piacenza in una famiglia di nobili origini, si diresse verso l’Italia Meridionale pr…
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Beato ALESSIO (OLEKSA) ZARYCKYJ Sacerdote e martire
Bilch, Ucraina, 17 ottobre 1912 – Dolynska, Kazakistan, 30 ottobre 1963
Oleksa Zaryckyj nacque il 17 ottobre 1912 nel villaggio di Bilch, nella regione ucraina di Lviv (Leopoli). Nel 1931 entrò nel seminario di Lviv e cinque anni dopo ricevette l’ordin…
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Beata BENVENUTA BOIANI Vergine
Cividale, Friuli, maggio 1255 – Cividale, 1292
Benvenuta Boiani visse a Cividale, dove era nata nel 1255, ed entrò ancor giovane nel terz’ordine secolare domenicano. Nel suo itinerario di esperienza ascetica, di contemplazione …
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Beato RAIMONDO DA CARDONA Mercedario
Commendatore fino alla morte del convento di San Martino in Perpignano (Francia), il Beato Raimondo da Cardona, fu elevato da un’angelica purezza.Famoso per la santità della vita n…
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Beato GIOVANNI SLADE Martire
† Winchester, Inghilterra, 30 ottobre 1583
Il 30 ottobre 1583 fu arrestato il B. Giovanni Slade, maestro di scuola di Dorset, perché “papista molto pericoloso”. Condotto dalla prigione di Wenchester sulla pubblica piazza, s…
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Beato GIOVANNI MICHELE LANGEVIN Martire
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Beato TERENZIO O’BRIEN Vescovo e martire
Irlanda 1601- 1647
Discendente dagli antichi re d’lrlanda e nato a Limerick, a 21 anni divenne domenicano. Fu inviato a studiare in Spagna dove ricevette anche il sacerdozio. Ritornato in Irlanda fu …
www.santiebeati.it/dettaglio/90813

Beato ANGELO D’ACRI Frate cappuccino
Acri, 19 ottobre 1669 – 30 ottobre 1739
Nato nel 1669 ad Acri (Cosenza), Lucantonio Falcone ebbe un cammino vocazionale singolarmente travagliato. Entrò e uscì dal noviziato cappuccino per ben due volte. Il terzo tentati…
www.santiebeati.it/dettaglio/90306

Chiesa digitale / L’uomo che sul web cataloga i vescovi del mondo

David Cheney ha 51 anni e abita a Overland Park, la seconda città del Kansas. Di professione è un tecnico informatico della Internal Revenue Service, agenzia fiscale del governo degli Stati Uniti. Cresciuto in una famiglia profondamente cattolica, vive da solo, con orari da monaco: luce spenta alle 21, sveglia alle 4.
E da 20 anni, ogni mattina prima di andare a lavorare, con la solenne costanza di un amanuense, ritocca il suoopus magnum, il sito Catholic Hierarchy.

Grafica spartana, nessuna foto, si tratta del database più completo della gerarchia cattolica disponibile online e aggiornato in tempo reale. Di ognuno dei 5.427 vescovi nel mondo (ma contando anche i vescovi defunti quelli catalogati arrivano a oltre 30mila) indica la data di nascita, di ordinazione sacerdotale ed episcopale, compresi i nomi dei vescovi che li hanno consacrati, le diocesi di riferimento, la durata in giorni del ministero sacerdotale ed episcopale, ecc.

Idem per i membri del collegio cardinalizio e per i Papi. Così come sono elencate tutte le diocesi e le prelature, con il relativo numero di cattolici, l’organigramma del corpo diplomatico della Santa Sede, la struttura dellaCuria romana e molto altro. Una miniera di dati, insomma, trattati con eccezionale accuratezza.

Difficile che chi si occupi “professionalmente” di vescovi e cardinali non vi si sia imbattuto almeno una volta. Per molti del settore, anzi, è un punto di riferimento. Ed è un esempio dei tanti spazi di “sussidiarietà” che internet ha aperto nella Chiesa. Dove non arriva nemmeno il Vaticano con il suo sito, per dire, arriva dal suo studiolo un quidam del Midwest munito solo di tanta pazienza e di amore per la Chiesa.
«Innanzitutto non sono il fratello di Dick Cheney» dice David al telefono, sfatando una leggenda metropolitana che lo riguarda, quella di essere appunto il fratello dell’ex vicepresidente degli Usa. «Il progetto è iniziato in modo semplice e minimale, prima seguendo i vescovi del Texas, poi passando a quelli degli Stati Uniti, infine nel 2002 il grande salto, con la volontà di coprire l’intero episcopato mondiale».

Di riconoscimenti per il lavoro sbalorditivo fatto negli anni Cheney non ne ha avuti molti. Giusto il plauso dell’arcivescovo di Kansas City, Joseph Naumann. A gratificarlo sono stati alcuni piccoli traguardi, come aver superato nel 2012 la soglia di 20 milioni di visite sul sito e oltre 100 milioni di pagine viste, con visitatori da tutto il mondo.

Da esperto informatico qual è Cheney è riuscito ad automatizzare l’aggiornamento di numerosi dati, ma le novità quotidiane per quanto riguarda nomine, dimissioni o decessi dei vescovi le inserisce online personalmente. In questo è favorito dal fuso orario: il suo lavoro all’alba coincide infatti con l’uscita del bollettino quotidiano della sala stampa della Santa Sede.

Gli chiediamo se è stanco dell’impresa, ma risponde di no: «Ogni mattina c’è il gusto di una novità, che mi proietta nei diversi angoli del globo». Fa tutto da solo o quasi, dice, ma non è un’opera in solitudine. «Ho amici che mi hanno aiutato negli anni con la raccolta dei dati. Uno soprattutto a cui sono grato è Charles Bransom, a cui devo le informazioni sulla successione apostolica presenti sul sito».

Bransom, 70 anni, nativo di New York e residente in Florida, è un altro personaggio che nel nascondimento ha fatto negli anni, anzi nei decenni, un lavoro di grande rilevanza storiografica. Con “successione apostolica” si intende il fatto che il sacramento dell’Ordine che un vescovo ha ricevuto è valido in quanto “discende” da quello degli apostoli. Ogni vescovo è stato infatti consacrato da un altro vescovo, a sua volta consacrato da un altro vescovo ancora: risalendo a ritroso questa catena si arriva ai dodici discepoli di Gesù. Documentare storicamente il “lignaggio” apostolico dei vari vescovi è diventato il pallino di Bransom sin dall’età di 17 anni.

A lui e ad altri colleghi con la stessa passione, soprattutto in Francia, si deve la chiarificazione delle varie linee della successione apostolica grosso modo fino al XV secolo. Materiale prezioso che Cheney ha messo a disposizione su Catholic Hierarchy e da cui emergono diverse curiosità e sorprese. Una balza subito all’occhio: per quasi tutti i vescovi, il più antico “avo” documentato è infatti lo stesso, il cardinale Scipione Rebiba (1504-1577). Per una serie di contingenze storiche, cioè, oltre il 90 per cento dei vescovi nel mondo, la quasi totalità della gerarchia visibile della Chiesa, discende da lui. Un anello poco conosciuto ma fondamentale nella catena che ha trasmesso il la potestà sacra dell’sacramento dell’Ordine.

avvenire

I santi del 29 Ottobre 2016

 

Sant’ ONORATO DI VERCELLI   Vescovo
IV sec.
Il vescovo Onorato di Vercelli ha legato il suo nome a quello del contemporaneo Ambrogio. In molti dipinti è infatti raffigurato mentre dà la Comunione al grande vescovo di Milano …
www.santiebeati.it/dettaglio/92418

Santa ANASTASìA LA ROMANA   Osiomartire
m. 249-251
Anastasia, di stirpe romana, visse sotto gli imperatori Decio e Valeriano, essendo Governatore Probo. Mentre era governatore Probo. Mentre era Ancora giovane, trascorse un certo te…
www.santiebeati.it/dettaglio/95512

San FELICIANO   Martire
ca. s. III
www.santiebeati.it/dettaglio/75560

San NARCISO DI GERUSALEMME   Vescovo
Sec. III
Narciso aveva quasi cent’anni quando venne eletto 30° vescovo di Gerusalemme. Era nato nel 96 da famiglia non israelita. Nonostante l’età, governò a lungo e con fermezza. Presiedet…
www.santiebeati.it/dettaglio/90411

San ZENOBIO DI SIDONE   Martire
www.santiebeati.it/dettaglio/75565

Sant’ ABRAMO   Anacoreta
† 366
Nato in una ricca famiglia di Edessa in Siria, si fece eremita in una stretta cella. Ordinato sacerdote, evangelizzò la regione di Beth Kiduna e, non appena poté, riprese la sua vi…
www.santiebeati.it/dettaglio/75570

San TEUDERIO (TEODARIO)   Abate
www.santiebeati.it/dettaglio/75575

San COLMAN DI KILMACDUAGH   Vescovo
www.santiebeati.it/dettaglio/75580

San DODONE DI WALLERS-EN-FAGNE   Abate
www.santiebeati.it/dettaglio/75585

Sant’ ERMELINDA   Vergine nel Brabante
www.santiebeati.it/dettaglio/75600

Santo STEFANO MINICILLO   Vescovo e confessore
Macerata Campania, 935 – Caiazzo 29 ottobre 1023
Fu vescovo a Caiazzo per 44 anni tra il X e l’XI secolo. Di lui si ricordano diversi fatti miracolosi che già prima della morte nel 1023 lo aveva reso molto noto anche oltre i conf…
www.santiebeati.it/dettaglio/75610

San GAETANO ERRICO   Sacerdote
Secondigliano, Napoli, 19 ottobre 1791 – 29 ottobre 1860
Nasce a Secondigliano, Napoli, il 19 ottobre 1791, figlio di un umile maccaronaio e terzo di nove fratelli. Cominciò subito a lavorare ma ben presto entrò in Seminario (tutti i gio…
www.santiebeati.it/dettaglio/90612

Beato BERNARDO DE OLIVELLA   Arcivescovo di Tarragona
† 1287
Amico del Beato Giacomo 1°, Re d’Aragona, il Beato Bernardo de Olivella, mercedario di Tarragona (Spagna), venne eletto arcivescovo della stessa città. Fu presente al funerale dell…
www.santiebeati.it/dettaglio/94772

Beata CHIARA LUCE BADANO   Giovane focolarina
Savona, 29 ottobre 1971 – Sassello, Savona, 7 ottobre 1990
Visse a Sassello con il padre Ruggero, camionista, e la madre Maria Teresa, casalinga. Volitiva, tenace, altruista, di lineamenti fini, snella, grandi occhi limpidi, sorriso aperto…
www.santiebeati.it/dettaglio/91545

Turismo Viaggi Wroclaw, quando la cultura rende vivaci

WROCLAW o  BRESLAVIA – Un’antica città polacca con un centro storico bello e vivace sulle rive del fiume Oder, Wroclaw (nome polacco di Breslavia), che ha colto l’occasione di essere divenuta Capitale Europea della Cultura 2016 per rinnovarsi, restaurare monumenti, aprire nuovi musei, organizzare un migliaio di appuntamenti tra arte, cinema,musica, teatro, letteratura, dibattiti e incontri, è così riuscita, secondo gli organizzatori, ad attirare nei primi sei mesi dell’anno due milioni di persone dalla Polonia e dall’estero.
Oltre a grandi e spettacolari serate all’aperto, tra piccoli festival jazz e esibizioni di danza, canti e fuochi artificiali, al centro del programma la settima edizione delle Olimpiadi del teatro, oggi in pieno svolgimento sino al 13 novembre con più spettacoli quotidiani da ogni parte d’Europa, firmati da registi come Peter Brook o Robert Wilson, Jan Fabre o Valery Fokin, Heiner Goebbels o Eimuntas Nekrosius, sino agli italiani Romeo Castellucci e Pippo Delbono. E assieme rassegne e inziative legate ai grandi nomi del teatro polacco, da Stanislaw Witkiewicz sino a un Bruno Schulz Festival che si è concluso da poco ed era legato a Wroclaw quest’anno anche Capitale Mondiale Unesco del Libro e alla assegnazione del Premio Angelus per l’Europa centro orientale, quella che va dalla Germania alla Russia, dai paesi balcanici a quelli baltici, accumunati dall’aver vissuto nel Novecento il totalitarismo nazista e sovitico comunista. Nel nome di Schulz, oltre a concerti, incontri tra scrittori e studiosi, letture e recite, il premio è stato consegnato quest’anno al romeno Vosganian Varujan per il romanzo ”Ksiega szeptów” (Il libro dei sussurri). Per questo 2016 è stato anche aperto un nuovo museo interattivo e con ampio uso dell’elettronica, intitolato al grande poema nazionale polacco Pan Tadeus di Adam Mickiewicz che presenta la letteratura, la società e la storia polacca dell’epoca attraverso dipinti, ricostruzioni, documenti e amnoscritti.
Molta attenzione è stata data all’Architettura del XX secolo con molte esposizioni, incontri, e l’apertura di un apposito Museo con una grande mostra sul Modernismo tra costruzioni e urbanistica della scuola di Lviv, ricco di plastici e progetti, oltre una sezione dedicata alla grafica e i manifesti. Rientra in questa prospettiva il restauro di alcuni palazzi architettonicamente di pregio in città e del Four Domus Pavillon, costruzione tedesca del 1913 ora adibita a Museo d’Arte Moderna Polacca. Sempre di interesse architettopnico, ma legata alla musica c’è stata la costruzione e l’apertura del nuovissimo National Forum of Music, edificio tra i più moderni d’europa con varie sale da concerto, un’acustica eccezionale e spazi modificabili, la cui grande hall aperta sui cinque piani è giocata tra scale bianche e pareti nere quasi a richiamare i tasti di un pianoforte. Gli appuntamenti musicali vanno avanti tutto l’anno, sono di ogni genere (gran successo ha avuto Ennio Morricone) e si tengono in vari luoghi della città, dopo che l’estate ha visto anche l’uso di molte piazze.
Altra arte cui è dato molto spazio, il cinema, con un Festival del cinema americano che si chiuderà il 30 ottobre, una rassegna di film shakeaspeariani, e una grande retrospettiva di Wim Wenders, oltre alla cerimonia per l’European Film Awards fissata per il 10 dicembre. Vitalissima poi la fotografia con tante esposizioni. Tra l’altro Wroclaw Capitale Europea della Cultura ha aperto concorsi per progetti di giovani artisti selezionandone molti da aiutare e portare a visibilità.
Insomma una città quest’anno dove non c’è che da scegliere cosa fare e quel che interessa. Senza contare le bellezze di Wroclaw stessa, storico capoluogo della Bassa Slesia, moderna città di oltre 600mila abitanti ma con un cuore antico che è appunto la Città vecchia – Stare Miasto, al cui centro è il grande Rynek, Piazza del mercato, che si stende attorno al Palazzo Comunale (la parte principale risale al XV secolo e ha sulla facciata orientale un famoso e complicato Orologio astronomico del 1580) una bella chiesa e a far da cornice alla piazza una serie di splendidi palazzi colorati e spesso riccamente ornati in gran parte di origine rinascimentale fiamminga, come la Casa dei Grifoni. Sono tante poi le antiche chiese, a cominciare da quella di Sant’Elisabetta col suo possente campanile che ne fa uno dei simboli della città, come i tanti musei e gallerie. A questo si aggiungono decine di birrerie, vinerie, piccoli locali e ristorantini che rendono piacevoli le serate.

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A Trevi è Festivol dedicato extravergine

E’ dedicato da dieci anni all’olio extravergine di oliva, ‘Festivol’, dal 29 ottobre al primo novembre a Trevi. L’appuntamento celebra l’olio nuovo e la prima spremitura che coincide anche con l’inaugurazione di ‘Frantoi Aperti’, la manifestazione dedicata all’olio extravergine di oliva che si terrà dal 29 ottobre al 27 novembre.
Con ‘Festivol’, l’olio extravergine di oliva torna alla ribalta nel centro storico di Trevi con una serie di iniziative incentrate sulla valorizzazione del prodotto e del territorio da cui proviene: la Mostra mercato dell’olio extravergine di oliva delle colline di Trevi nella seicentesca Villa Fabri; degustazioni guidate di olio; mercato dei prodotti Slow Food nel loggiato del palazzo del comune; assaggi di pane e olio e un mercato del contadino in piazza Mazzini; visite ai palazzi storici di Trevi con assaggi di presidi Slow Food e visite guidate della città; ed inoltre navette gratuite che consentiranno ai visitatori di raggiungere i ‘Frantoi Aperti’.

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Palermo, la meraviglia “Unesco” del sito arabo normanno

MONREALE (PALERMO) – Il presidente della Repubblica Sergio Mattarella è arrivato a Palazzo dei Normanni per la cerimonia ‎di scopertura della targa ufficiale Unesco del sito ‘Palermo arabo-normanna e le Cattedrali di Cefalú e Monreale’. Ad accoglierlo i bambini del Coro Arcobaleno della Fondazione Teatro Massimo, che hanno intonato l’inno nazionale. Nel piazzale antistante l’ingresso del Parlamento siciliano ci sono il ministro dell’Interno Angelino Alfano, il governatore della Sicilia Rosario Crocetta, il presidente dell’Assemblea regionale siciliana Giovanni Ardizzone, il prefetto Antonella De Miro, il sindaco Leoluca Orlando, l’arcivescovo Corrado Lorefice e il presidente e il direttore della Fondazione Unesco Sicilia Giovanni Puglisi e Aurelio Angelini.

L’inserimento di Palazzo Reale nel circuito arabo-normanno è per il presidente dell’Assemblea regionale siciliana, Giovanni Ardizzone, un “fatto unico” e un riconoscimento alla sua funzione storica. Ardizzone è a Palazzo dei Normanni, a Palermo, per partecipare alla cerimonia ‎di scopertura della targa ufficiale Unesco del sito ‘Palermo arabo-normanna e le Cattedrali di Cefalú e Monreale’ col presidente della Repubblica Sergio Mattarella. Ardizzone è intervenuto nella sala che recentemente è stata intestata a Piersanti Mattarella, fratello del capo dello Stato, ucciso nel 1980.

“Un esempio da seguire – ha detto – in un momento storico particolarmente delicato affinché i cittadini possanO recuperare fiducia nelle istituzioni e la politica possa riappropriarsi delle vere ragioni della sua missione”. Palazzo Reale è la più antica residenza reale d’Europa, la dimora dei sovrani del Regno di Sicilia e dal 1947 sede del parlamento siciliano. “Ancora oggi, a distanza di tanti secoli dalla sua costruzione, esso continua a essere – ha aggiunto Ardizzone – un contenitore di storia, cultura e arte di riconosciuta bellezza e valore, la cui importanza si proietta ben al di là della Sicilia”.

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Crolla un cavalcavia sulla statale 36, un morto e 4 feriti

LECCO

Lombardia.

VIDEO – E’ avvenuto tra i comuni di Cesana Brianza e Annone VIDEO. Tra i feriti, tre bambini, ricoverati in codice giallo, e l’autista del tir che ha un trauma toracico. Si temono altre vittime – LE IMMAGINI SUBITO DOPO IL CROLLO – Procura apre inchiesta per omicidio e disastro colposo.L’Anas aveva chiesto la chiusura del tratto di strada dopo la caduta di calcinacci tre ore prima. Il ministro Delrio apre un’inchiesta per verifiche – LE IMMAGINI DEL RECUPERO DEI VEICOLI

ansa

Preti sposati orientali non possono seguire i fedeli; discriminazioni anche per i preti sposati cattolici romani

Sacerdoti di rito orientale (spesso sposati, come previsto anche dalla Chiesa Cattolica) non trovano piena accoglienza nei paesi dell’Europa Occidentale dove vorrebbero seguire i loro fedeli che arrivano come immigrati con una pastorale che  rispetti appunto le tradizioni orientali secondo “il principio dell’integrazione, non dell’assimilazione”. Questo problema è ricordato in una dichiarazione dei vescovi delle Chiese orientali cattoliche in Europa, riuniti a Fatima (Portogallo) dal 20 al 23 ottobre per il loro incontro annuale, che parla delle “sfide della cura pastorale dei fedeli cattolici orientali che migrano verso Paesi occidentali e, spesso, verso luoghi dove sono sprovvisti di pastori propri”. All’incontro a Fatima, promosso dal Ccee, il Consiglio delle Conferenze episcopali d’Europa era rappresentato  dal suo presidente, il cardinale Angelo Bagnasco.

“Nei nostri lavori ci siamo lasciati ispirare e guidare dalla Parola di Gesù Cristo, il Figlio di Dio, che ha conosciuto personalmente l’esperienza straziante di chi è costretto a lasciare la propria terra in cerca di nuovi orizzonti”. L’odierno fenomeno migratorio “rappresenta un’opportunità per la Chiesa, perché apre al dono dell’accoglienza”. I vescovi hanno espresso gratitudine ai pastori locali e alle comunità parrocchiali della Chiesa latina in questi Paesi “per la loro premura paterna e l’accoglienza dei nostri fedeli, appartenenti alle Chiese orientali cattoliche”.

“Noi, vescovi orientali cattolici d’Europa, siamo consapevoli della nostra responsabilità nei confronti dei fedeli che si trovano fuori dai confini della loro Chiesa madre. Vogliamo sostenere e confermare ognuno di loro e le loro famiglie. Siamo particolarmente attenti alle famiglie che sono divise a causa delle migrazioni per ribadire la bellezza della famiglia e quanto essa sia fondamentale per l´umanità”.

“Con questo messaggio vogliamo dichiarare la nostra disponibilità e il desiderio di cooperare più strettamente con i pastori latini per provvedere una cura pastorale sempre più adeguata ai nostri fedeli che si trovano nella loro giurisdizione, come pure per sostenere la formazione e la sensibilizzazione del clero latino nei confronti delle tradizioni orientali”. Inoltre: “Vogliamo affermare che il nostro impegno e la cura pastorale dei fedeli si basa sul principio dell’integrazione, non dell’assimilazione. Abbiamo a cuore che i nostri fedeli, organizzati nei loro centri pastorali, siano ben integrati nella Chiesa locale del Paese d’accoglienza, certi che le tradizioni orientali cristiane sono un dono anche per le comunità latine”. Tuttavia, “anche le tradizioni orientali incontrano la grande sfida del secolarismo, che vuole snaturare la vita cristiana. Perciò, lo sforzo per incarnare il Vangelo nella cultura dei nostri popoli, spesso prigionieri del presente, ci aiuterà a rendere più viva la percezione di far parte di una storia che ci precede e che ci segue”.

farodiroma.it

Immigrazione: italiani all’estero superano stranieri in Italia

Il numero degli italiani all’estero nel 2015, per la prima volta da molti anni, ha superato quello degli stranieri residenti in Italia. E’ uno dei tanti dati contenuti nel Dossier Statistico Immigrazione 2016, presentato oggi a Roma dal Centro studi e ricerche Idos e dalla rivista interreligiosa Confronti, in collaborazione con l’Unar, Ufficio nazionale antidiscriminazioni razziali, e che rileva che gli immigrati sono l’8,3% della popolazione.

A fare la differenza sono 200 mila persone, che portano il numero degli italiani residenti in altri Paesi a 5 milioni e 200 mila, contro i cinque milioni di stranieri nella penisola. In realtà però il dossier precisa anche come il dato sugli stranieri vada ampliato per calcolare coloro che, pur avendo un permesso di soggiorno, non hanno la residenza, il che porta il numero a 5 milioni e mezzo. A questo si aggiunge il milione e 150 mila cittadini italiani di origine straniera, che si prevede che nel 2050 supereranno i sei milioni. I Paesi di provenienza restano soprattutto Romania, Albania, Marocco, Cina e Ucraina mentre tra le regioni italiane si conferma l’Emilia–Romagna quella con la maggiore incidenza di cittadini immigrati che, per quanto riguarda la voce lavoro, in tutta Italia, sempre nel 2015, hanno rappresentato il 28,9% dei nuovi assunti, in particolare impiegati presso le famiglie e in agricoltura. Aumentate anche le imprese a gestione immigrata, ad oggi circa 550mila e cresciute nell’ultimo anno di 26mila unità. Gli immigrati, inoltre, contribuiscono al sistema pensioni con oltre 10 miliardi di contributi. Franco Pittau, del Coordinamento redazionale del Dossier:

R. – C’è stata una movimentazione di oltre 600 mila persone: 250 mila nuovi registrati, più di 70 mila nati da entrambi i genitori stranieri, poi ci sono stati 46 mila che hanno perso il posto di lavoro e sono dovuti tornare al loro Paese, e poi abbiamo quasi 180 mila cittadini stranieri che sono diventati cittadini italiani. In più, come tutti sanno, c’è stato questo grosso arrivo di profughi richiedenti asilo e altri, che nel 2015 sono stati 154 mila e nel 2016 sembra che superino anche questa cifra.

D. – Si parlava dei nuovi cittadini italiani, resta però il fatto che in Italia non c’è una legge che riconosca come tali i figli di stranieri nati però sul territorio italiano…

R. – E’ auspicabile per sostenere l’attaccamento dei figli dei cittadini stranieri che nascono in Italia, approvare anche questa legge. Penso che ci arriveremo. L’importante è capire che l’immigrazione, ormai, è una componente essenziale dell’Italia: il futuro senza gli immigrati non sarebbe pensabile. Noi, nel 2015, abbiamo avuto le morti di italiani soli che sono prevalse sulle nascite di 228 mila unità. Questo vuol dire che in dieci anni più di due milioni e 200 mila italiani verranno meno, la popolazione italiana diminuirà. Siccome noi abbiamo bisogno di un equilibrio della popolazione, l’immigrazione è questo equilibrio, è questo sussidio. Certo è che nascono anche problemi, però bisogna riuscire a superare i problemi vedendo anche questi benefici.

D. – La fotografia che voi avete fatto chiaramente non può essere omogenea per tutta l’Italia. Che differenze ci sono, tra Nord, Sud e Centro?

R. – Nel Nord è molto più avanzato il processo di integrazione, la maggior parte di questi casi di cittadinanza sono nel Nord, come anche nel Nord sono più elevati i permessi di soggiorno di lunga residenza, quelli che danno diritto a restare senza essere mandati via. E questa è la differenza, perché il Sud è più combattuto tra una parte degli immigrati che si inseriscono, e ci sono delle belle comunità, che lavorano in agricoltura, nel servizi, e una parte di immigrati che vengono come luogo di sbarco, di primo arrivo e che poi si spostano in altre parti d’Italia. Direi che il Sud ha una posizione molto difficile perché deve pensare all’integrazione e all’accoglienza poi, quando le persone vengono spostate, all’accoglienza deve pensare anche il Nord e poi vediamo qualcosa che non va bene, come il caso dei comuni dove hanno rifiutato poche donne richiedenti asilo.

D. – Questo di Goro adesso sta diventando un esempio di come l’Italia non dovrebbe essere, sebbene i cittadini si stiano difendendo dicendo: “Non sapevamo che fossero donne e bambini”, soprattutto viene rilevato che il territorio, i piccoli territori, non sono messi nella condizione di capire questo fenomeno che, possiamo dire, li travolge. Quindi, non è perdonabile quel comportamento, ma forse bisognerebbe creare un collante tra i nuovi arrivati a gli italiani, soprattutto nei piccoli territori …

R. – Noi abbiamo pensato – almeno, in una certa misura si è pensato – che l’accoglienza fosse fatta dai soldi che servono. Il che è vero, perché l’accoglienza costa anche, però è fatta anche dall’atteggiamento e, probabilmente, sull’atteggiamento non abbiamo investito tanto. E non dico solo gli amministratori, ma anche noi forze sociali, religiose, si sarebbe dovuto fare molto di più! Bisogna capire che accogliere è un problema e chi lo nasconde non fa un buon servizio alla verità. Accogliere costa sacrificio, costa tempo, costa soldi, l’accoglienza non è fatta solo di strutture dove si mangia e si beve, per l’inserimento nella società ci vuole il coinvolgimento della società. Gli amministratori avranno fatto degli sbagli? Penso di sì. Noi delle forze sociali abbiamo fatto degli sbagli? Io penso di sì. Perché avremmo dovuto investire di più, parlare con la gente, parlare anche negli ambienti difficili e specialmente far capire che da qua al 2050 è previsto che l’Italia perda 12 milioni di cittadini italiani. E’ – diciamo – un equilibrio: bisogna regolamentare le cose e pensare anche al futuro.

radio vaticana

Il ficus più grande d’Europa perde un ramo

L’esemplare di Ficus macrophylla che troneggia in piazza Marina è croce e delizia della città di Palermo. La città va orgogliosa di quell’albero gigantesco che secondo l’Accademia dei Georgofili è il ficus più grande d’Europa: mille metri cubi di chioma, un’altezza che sfiora i trenta metri e una circonferenza di oltre venti. Dimensioni che creano anche qualche problema di sicurezza: la notte tra martedì e mercoledì un grosso ramo si è staccato dalla pianta, finendo su tre auto parcheggiate nei pressi. Tanto rumore e un po’ di paura ma danni contenuti. Del resto, il Comune aveva già avvisato i cittadini del rischio che i rami cedessero, chiedendo di non parcheggiare nelle vicinanze. La colpa dello schianto è da attribuire alle temperature molto elevate di questi giorni che, però, precipitano nella notte: un’escursione termica che crea problemi agli alberi, indebolendoli.

L’esemplare di Ficus macrophilla fu piantato nel 1863 quando l’architetto Filippo Basile progettò il Giardino Garibaldi, all’interno della villa che porta lo stesso nome. La pianta ha un aspetto caratteristico dovuto alle radici aeree che si sviluppano dai suoi rami e che raggiungendo il terreno si trasformano in tronchi supplementari.

avvenire

Il fenomeno Cantascrittori, non si vive di solo pop. Guccini pioniere

Il cantautore e scrittore Francesco Guccini

Avere qualcosa da raccontare. Oppure dover raccontare qualcosa, più che altro per ricordare al pubblico di esistere ancora artisticamente. In assenza di nuove idee musicali da far ascoltare, in molti casi ai cantautori restano nella penna soltanto le parole. È il problematico crocevia che spesso si trovano davanti molti artisti pop, soprattutto in tempi bui in cui i dischi non si vendono quasi più e le canzoni si bruciano in fretta, alla insensata velocità senza meta di questi ipertecnologici anni.

Musicisti che diventano così scrittori, autori di libri. Non è certamente il caso di Bob Dylan, il letterato menestrello di Duluth in questi giorni inseguito, ma anche malamente apostrofato, dagli accademici “nipotini” di Alfred Nobel per quel premio che loro vogliono dargli, ma che lui pare non voglia considerare e, salvo colpi di scena il prossimo 10 dicembre a Stoccolma, men che meno ritirare. A Mr.Tambourine Man sono in ogni caso bastati i testi delle sue canzoni per fare letteratura.

Ma per una folta schiera di musicisti e cantautori la forma canzone, a un certo punto della loro vita e carriera, ha visto cedere il passo e inchinarsi alla mitologia del libro. Nel panorama di casa nostra all’inizio sono stati alcuni dei più colti e politicamente impegnati cantautori, come Francesco Guccini e Roberto Vecchioni, a sfondare (ormai trent’anni fa) la barriera culturale storicamente posta a protezione della letteratura contro le invasioni barbariche dei non addetti ai lavori. E alla fine tra tutti, essendosi via via infoltita con gli anni la schiera dei canta-scrittori, il più prolifico è stato proprio Guccini che aveva dato il la pubblicando il suo primo romanzo Cròniche Epafàniche nel lontano 1989: un viaggio alla riscoperta della rurale lingua arcaica e delle proprie radici affondate in quel tratto di Appennino tosco-emiliano che aveva come ancestrale capitale sentimentale la sua Pàvana. Era il primo capitolo di una sorta di trilogia autobiografica, benché non dichiarata come tale, proseguita con Vacca d’un cane del 1993 (di difficile lettura per l’incidenza di insistite forme dialettali, Guccini racconta qui l’altra parte della sua infanzia vissuta a Modena alla fine della Seconda guerra mondiale) e con Cittanova blues di dieci anni dopo, in cui da Modena si passa a Bologna e alla scoperta del mondo col suo “sogno americano” e della vita da musicista. Poi il successo, a quattro mani con Loriano Macchiavelli, dei romanzi sulle vicende tinte di giallo del maresciallo Santovito.

Ancora più ampia la bibliografia del professor Vecchioni, ma nel complesso di minor presa presso il grande pubblico. Da Il libraio di Selinunte a Il mercante di luce, da Viaggi del tempo immobile all’ultimo, il più intimo e autobiografico, La vita che si ama, appena uscito: «La felicità non è un angolo acuto della vita o un logaritmo incalcolabile o la quadratura del cerchio: la felicità è la geometria stessa» sintetizza Vecchioni in questo viaggio narrativo attraverso i venti e le tempeste di una vita, la sua e la nostra.

Cambiando decenni e generazioni, assai meno ostici e intellettualistici sono stati gli approdi e i percorsi letterari di altre due popstar nostrane: Ligabue e Jovanotti. Entrambi sono seguiti dal grande pubblico e, soprattutto nel caso di Ligabue, anche da buona parte della critica solitamente sospettosa, se non proprio ostile, nei confronti di questi emigranti della parola. Già apprezzato per la raccolta di racconti Fuori e dentro il borgo del ’97, Ligabue sfonda (con duecentomila copie vendute) con il suo primo romanzo La neve se ne frega (2004). Un po’ meno riuscita invece la sua ultima prova letteraria, il libro di racconti Scusate il disordine uscito lo scorso maggio. E se per Il grande boh! (1998) di Jovanotti, frutto delle sue peripezie e attraversate ciclistiche in Africa e Patagonia, si è scomodata persino Fernanda Pivano definendo l’autore de L’ombelico del mondo «un grande scrittore di viaggio, con qualche reminiscenza di Jack Kerouac», altalenanti sono state le incursioni letterarie di altri protagonisti colti della canzone italiana, come Vinicio Capossela (la sua ultima fatica, non solo sua, è il ponderoso Il paese dei coppoloni) o il più snello Enrico Ruggeri, con ben quattro romanzi all’attivo negli ultimi sei anni. Anche per il cantautore milanese è arrivato quest’anno il momento di arruolarsi nella folta schiera di creatori di ispettori, marescialli e commissari con il recente Un prezzo da pagare e le indagini del vicequestore aggiunto Antonino Lombardo. Un giallo ambientato nel mondo della televisione e nella Milano di Ruggeri.Il capoluogo lombardo fa da sfondo anche ai freschi debutti come romanzieri di due dei più affermati e apprezzati cantautori del momento. E se per il 42enne milanese Niccolò Agliardi il libro Ti devo un ritorno (uscito a inizio ottobre per Salani) sembra anche l’occasione per cavalcare mediaticamente la messa in onda del terzo ciclo della serie di Raiuno Braccialetti rossi di cui è principale autore della colonna sonora (anch’essa appena pubblicata in cd), nel caso di Pacifico (alias Gino De Crescenzo) il debutto in veste di romanziere con Ti ho dato un bacio mentre dormivi (edito da Baldini&Castoldi) appare piuttosto la naturale estensione di una vocazione poetica e letteraria già ampiamente espressa nella sua carriera compositiva e cantautorale. Agliardi, prendendo spunto da un fatto di cronaca (lo spiaggiamento su un’isola di un’enorme quantità di panetti di cocaina dopo il naufragio dell’imbarcazione che li trasportava), racconta a tratti anche con piglio originale e ispirato la fuga di un trentenne da Milano e dalle incomprensioni familiari, dopo la morte del padre, verso le lontane Azzorre armato di un surf e di un inconscio bisogno di approdare a sé.

Vola alto Pacifico nel suo immaginifico primo romanzo. Con una scrittura evocativa e raffinata, si cala nel personaggio di tale Agostino Sella che (scambiato per suo padre) subisce una violenta aggressione che gli costa la perdita della memoria. Dovrà ritrovare la sua vita e la sua persona rievocando luoghi, situazioni, amicizie, amori (a partire da quello materno) attraverso cui la sacralità della famiglia, pur tra conflitti e lancinanti incomprensioni, emerge in tutta la sua archetipica forza. È in fondo la ricerca di sé, attraverso la scoperta del padre. Della sua immagine e somiglianza, di generazione in rigenerazione.

avvenire

La ricerca del Censis su italiani e Vangelo. In due case su tre ce n’è una copia, ma il 70 % non la legge mai

Il Vangelo è un illustre “sconosciuto” per gli italiani. Quasi due terzi delle famiglie ammette di possederne una copia in casa. La metà lo considera fondamentale per il nostro patrimonio culturale. Un terzo se ne dice toccato nell’animo. Ma quando si prova a entrare fra le pieghe delle pagine “sacre”, l’approssimazione e la confusione regnano sovrane. Il 46% non sa quanti siano i Vangeli canonici. Figurarsi se si è chiamati a elencare i nomi di tutti e quattro gli evangelisti: il 40% non è capace di dirli e al massimo si ricordano Matteo e Luca. Inoltre oltre il 70% confessa candidamente di non leggere mai o quasi mai i primi libri del Nuovo Testamento, a cui si aggiunge un altro 20% che lo fa soltanto raramente. E, quando c’è da citare una frase tratta dal Vangelo, appena il 20,9% ne riferisce una. Eppure qualche icona “evangelica” resta nella memoria collettiva: oltre alla Crocifissione, ecco l’Ultima Cena o la Natività.

Il Vangelo in due case su tre ma solo l’11% lo legge spesso

A fotografare la beata ignoranza sul fattore «V» – che sta appunto per Vangelo – è il Censis con l’indagine “Il Vangelo e gli italiani” presentata oggi. Il Centro di ricerca presieduto da Giuseppe De Rita parla di «devota incompetenza» ed evidenzia come chi abita nel Belpaese abbia «solo spigolature e reminiscenze catechistiche» sulla vita di Cristo. Di fatto i quattro libri della Bibbia sono una sorta di soprammobile da tenere nel salotto, ma non da aprire. Il Censis li definisce volumi «poco frequentati», da comò: solo 11% li legge spesso, mentre il 37,2% li sfoglia a volte. Sono in prevalenza donne di 50 anni che risiedono al Nord e per lo più casalinghe. E dire che il 69,1% degli italiani ne ha una copia.

Il 40% non sa che i Vangeli sono quattro

Il Vangelo non fa più parte del bagaglio culturale dell’italiano medio, rivela l’istituto. Appena il 20% ripete a memoria un passo. Vale anche per chi va frequentemente a Messa: soltanto un terzo è in grado di farlo. Il versetto più evocato è “Beati i poveri in spirito”, seguito dal comandamento dell’amore “Ama il prossimo tuo come te stesso”, dalla frase del Signore “Lasciate che i bambini vengano a me” e dal monito di fronte a coloro che volevano lapidare l’adultera “Chi di voi è senza peccato scagli la prima pietra”. Almeno non si cade in un tranello teso dal Censis: il 78% dice giustamente che l’Ave Maria (che pure fa in parte riferimento alle parole dell’angelo nell’Annunciazione) non è presente nelle Scritture. Però, se si deve indicare il numero dei Vangeli, tutto ciò diventa un rebus: il 38% dichiara di non saperlo e l’8% tira a indovinare. Più che Parola, il Vangelo evoca immagini: il 35% ricorda quanto accadde nel Cenacolo e il 20% il presepe.

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Papa apre imparare Riforma e Scrittura accenno a riforma presente prima del conclave

“Riforma e Scrittura” sono le due “parole” che vengono in mente al Papa, interpellato da C.Cattolica su cosa i cattolici potrebbero imparare dalla tradizione luterana”. “All’inizio quello di Lutero era un gesto di riforma in un momento difficile per la Chiesa”. E “Lutero ha fatto un grande passo per mettere la Parola di Dio nelle mani del popolo”. E nelle “Congregazioni prima del conclave la richiesta di una riforma” è stata “sempre viva e presente”.

“Mi vengono in mente – ha risposto il Papa a Civiltà cattolica – due parole: ‘riforma’ e ‘Scrittura’. Cerco di spiegarmi. La prima è la parola ‘riforma’. All’inizio quello di Lutero era un gesto di riforma in un momento difficile per la Chiesa. Lutero voleva porre un rimedio a una situazione complessa. Poi questo gesto – anche a causa di situazioni politiche, pensiamo anche al ‘cuius regio eius religio’ (la norma per cui i popoli dovevano professare la stessa confessione dei loro principi, ndr) – è diventato uno ‘stato’ di separazione, e non un ‘processo’ di riforma di tutta la Chiesa, che invece è fondamentale, perché la Chiesa è ‘semper reformanda’. La seconda parola – ha proseguito papa Francesco – è ‘Scrittura’, la Parola di Dio. Lutero ha fatto un grande passo per mettere la Parola di Dio nelle mani del popolo. Riforma e Scrittura sono le due cose fondamentali che possiamo approfondire guardando alla tradizione luterana. Mi vengono in mente adesso – ha aggiunto – le Congregazioni Generali prima del Conclave e quanto la richiesta di una riforma sia stata viva e presente nelle nostre discussioni”.

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ANTITRUST WhatsApp nel mirino per aver ceduto dati a Fb

ANTITRUST

WhatsApp nel mirino per aver ceduto dati a Fb

L’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato ha avviato due procedimenti istruttori nei confronti di WhatsApp Inc. per presunte violazioni del Codice del Consumo. Lo si legge in una nota dell’Antitrust. Un primo procedimento mira ad accertare se la società americana abbia costretto gli utenti ad accettare integralmente i nuovi termini contrattuali, in particolare la condivisione dei propri dati personali con Facebook. L’altro procedimento è diretto ad accertare la vessatorietà di alcune clausole.

Il primo procedimento – spiega la nota dell’Autorità – è diretto ad accertare se la società americana abbia di fatto costretto gli utenti di WhatsApp Messenger ad accettare integralmente i nuovi termini contrattuali, in particolare la condivisione dei propri dati personali con Facebook, facendo loro credere, con un messaggio visibile all’apertura dell’applicazione, che sarebbe stato, altrimenti, impossibile proseguire nell’uso dell’applicazione medesima.

“L’effetto di condizionamento – secondo l’Antitrust – sarebbe stato, peraltro, rafforzato dalla prespuntatura apposta sull’opzione ‘Facebook’ in una schermata di secondo livello alla quale l’utente accedeva, dal messaggio principale, tramite apposito link”. L’altro procedimento istruttorio è diretto ad accertare la vessatorietà di alcune clausole inserite nei ‘Termini di utilizzo’ di WhatsApp Messenger riguardanti, in particolare, la facoltà di modifiche unilaterali del contratto da parte della società, il diritto di recesso stabilito unicamente per il professionista, le esclusioni e le limitazioni di responsabilità a suo favore, le interruzioni ingiustificate del servizio, la scelta del Foro competente sulle controversie che, ad oggi, è stabilito esclusivamente presso Tribunali americani.

Codacons, pronti a class action contro WhatsApp
Se saranno accertati gli illeciti ipotizzati dall’Antitrust, il Codacons avvierà una class action contro WhatsApp, tesa a far ottenere agli utenti italiani il risarcimento per la lesione dei diritti dei consumatori. Lo afferma l’associazione, commentando i due procedimenti aperti contro la società americana per presunte violazioni del Codice del Consumo.

“Se l’Autorità accerterà la violazione delle normative vigenti in fatto di gestione dei dati personali e la vessatorietà di alcune clausole inserite nei ‘Termini di utilizzo’ di WhatsApp Messenger, sarebbe evidente la lesione dei diritti dei consumatori che utilizzano il servizio – spiega il presidente Carlo Rienzi – Ciò aprirebbe la strada ad una possibile class acton del Codacons, tesa a far ottenere agli utenti che hanno installato WhatsApp il risarcimento del danno subito, nelle opportune sedi legali”.

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