Preti sposati chiedono Misericordia a Papa Francesco per il Giubileo dei Sacerdoti: dimenticati dalle Celebrazioni Anno Santo

All’udienza generale in Piazza San Pietro il Papa ha ricordato il Giubileo dei sacerdoti, in corso da oggi fino al 3 giugno, nel 160° anniversario della Festa del Sacratissimo Cuore di Gesù, introdotta nel 1856 da Pio IX.

Ed è proprio a partire dal ricordo di Bergoglio che il movimento dei sacerdoti lavoratori sposati auspica di essere oggetto della Misericodia del Sommo Pontefice che consenta ai preti sposati di ritornare al ministero attivo con le mogli e i figli.

Molte comunità cristiane sono sprovviste di un servizio sacerdotale. La loro reintegrazione potrebbe sopperire a questa necessità, sempre più urgente.

I preti sposati in chiesa che hanno ottenuto la dispensa sono molto numerosi. È stata loro riconosciuta la validità del sacerdozio, però non possono più esercitarlo essendosi creata una famiglia: “sospensione dell’esercizio sacerdotale”, come si legge nella dichiarazione del processo. È noto che il celibato dei sacerdoti diocesani è uno status voluto dalla Chiesa e codificato nel diritto canonico. È una legge umana e non divina. Come tale, la Chiesa se ha la possibilità di sospendere l’esercizio sacerdotale, ha anche la facoltà di annullare la sospensione concessa a tanti sacerdoti.

Molte comunità cristiane sono sprovviste di un servizio sacerdotale. La reintegrazione di sacerdoti sospesi, considerando che lo vogliano, potrebbe sopperire a questa necessità sempre più urgente.

In questo anno duemilasedici, tutti hanno celebrato il loro Giubileo: bambini, famiglie, ammalati, operai, attori, militari, sacerdoti, sportivi, carcerati… Però, si sono volutamente dimenticati i preti sposati.

Nei credenti c’è la sensazione che si abbia paura di affrontare, con chiarezza e verità storica, tale problematica. Si preferisce ignorarla, o rimandarla. Così, ancora una volta, si compie una grande ingiustizia nei confronti dei preti sposati.

Il Papa ha chiesto perdono a tutti coloro che sono stati “vittime” della Chiesa: agli ebrei, agli eretici, agli schiavi, ai popoli oppressi in nome di Dio, alle donne misconosciute nella loro dignità e non di rado emarginate e ridotte in schiavitù, ai cristiani separati da Roma. Ma sarebbe stato giusto ricordare anche le sofferenze che sono state inflitte, lungo i secoli, a quei preti che hanno cambiato stato di vita. La Chiesa verso di loro si è mostrata veramente matrigna. Tanti sacerdoti sposati sono stati messi al bando. Spesso, per loro non c’è stato né perdono né comprensione. Qualcuno ha subìto forme di persecuzione. Sono stati buttati fuori dalla Chiesa come se, all’istante, avessero perso ogni dignità umana. Chi poi non è riuscito a ricostruirsi una vita attraverso il lavoro, si è ritrovato nella più squallida povertà, insieme con la sua famiglia. E così morivano nella più completa dimenticanza. È incomprensibile come ci si possa dimenticare, così velocemente, di tutto il bene che hanno compiuto questi sacerdoti, che hanno speso la loro giovane vita per dieci, venti, trent’anni al servizio delle comunità cristiane, aiutandole a crescere nella fede e nell’amore verso Dio e i fratelli. Si fa un gran parlare di diritti umani e di giustizia, ci si riempie tanto la bocca, e poi non abbiamo aiutato questi fratelli a ricostruirsi una vita dignitosa, fornendo loro una casa e un lavoro.

(Parte del testo è tratto da Famiglia Cristiana, articolo del 2000, riadattato alla situazione odierna del 2016 che non è affatto cambiata anche con Papa Francesco).

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