La Chiesa racconta una storia di abusi «Da ragazzina il prete mi violentò»

«L’avevo giurato a me stessa: mi porterò nella tomba questo segreto. L’abuso che ho subito da un prete a chi interessa? A chi potrei raccontarlo? E poi se è successo è tutta colpa mia. Forse senza accorgermi me lo sono cercato! Questi e altri pensieri mi hanno tenuta prigioniera per anni. Ne sono passati più di trentacinque dalla prima volta. E ora eccomi qui, a scrivere e a riordinare nella mente e nel cuore ricordi scomodi, ingombranti, umilianti. Ricordi pesanti come macigni che soltanto dopo decenni ho lasciato riemergere per riuscire ad andare oltre e lasciarmeli finalmente alle spalle».Comincia così «Giulia e il lupo», un libro che racconta la «storia di un abuso sessuale». La vittima è una ragazza di 15 anni, il «Lupo», come lo definisce lei stessa nella sua dolorosa ricostruzione, è un prete. Di più: è il suo confessore, la guida spirituale, l’amico di un’intera famiglia che partecipa alla vita della parrocchia.

È una storia milanese, che inizia 35 anni fa in un quartiere di periferia e che consuma la gioventù di una ragazza che solo oggi — dopo essere diventata suora — trova la forza di raccontare. Era una necessità soffocata, che si manifestava con feroci mal di testa e disagi emotivi che l’hanno tormentata anche in convento. Fino al giorno in cui «Giulia» (nome di fantasia) partecipa a un incontro in Duomo: il cardinale O’Malley parla dello scandalo degli abusi dei sacerdoti nella diocesi di Boston e lei si convince dell’importanza della sua testimonianza. Lo fa prima con un prete psicologo e con una psicoterapeuta, poi con la giornalista Luisa Bove. «Si tratta del primo racconto di questo tipo in Italia — spiega l’autrice — e contribuisce al riscatto di Giulia e a quello di altre che non hanno la forza di parlare e di farsi aiutare». Ma a rendere questo libro un’occasione speciale c’è dell’altro. La prefazione è firmata da padre Hans Zollner, della Pontificia commissione per la protezione dei minori. E alla presentazione organizzata mercoledì 27 al Centro San Fedele, parteciperà monsignor Mario Delpini, vicario generale del cardinale Angelo Scola. Insomma, Vaticano e Arcivescovado.

Dunque, a meno di un mese dal sofferto Venerdì Santo — quando lo stesso Scola ha diffuso la notizia della sospensione di un parroco di Baggio indagato per una vicenda di prostituzione minorile — la curia di Milano torna ad affrontare un tema delicato. «La presenza di monsignor Delpini alla presentazione conferma la linea scelta dall’arcivescovo — sottolinea Luisa Bove, che lavora per diverse testate edite dalla stessa curia — di non nascondersi ma di affrontare i problemi». Il libro non fa sconti. Come si legge nella prefazione, «arrivare all’ultima pagina è un esercizio quasi fisicamente doloroso». I ricordi di Giulia, che non ha mai perso la fede, sono nitidi e spietati. Sopratutto verso se stessa, quando rievoca: «Di fronte a ogni sua richiesta non sapevo dire di no, non sapevo rifiutare, argomentare — racconta —. E così ogni volta conquistava terreno o meglio… corpo. Il mio corpo! Mentre io, subito dopo, mi pentivo. Il Lupo no. Mi trovavo immersa e bloccata da quella confusione mortale. Percepivo che qualcosa di me era come morto perché, in fondo, riusciva a fare di me e con me tutto quello che voleva». Raccontare, però, l’ha aiutata a «risorgere dalle macerie». E Giulia dice di doverlo all’esempio della belga Danielle Scherer, che ha raccontato in un libro gli abusi subiti da un prete, e di Lucia Annibali, l’avvocatessa sfigurata con l’acido, che ha narrato la sua storia di non amore. Quelle testimonianze l’hanno convinta «dell’importanza di denunciare».

corriere.it

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