La storia. Fratelli gemelli: entrambi diventano preti

Dai banchi delle elementari fino alle superiori – condividendo tra l’altro la passione comune per il calcio – hanno frequentato sempre le stesse scuole seppure in classi diverse, fino al liceo scientifico “Einstein” di Rimini. Dopodiché entrambi, a un anno di distanza l’uno dall’altro, hanno fatto il solenne ingresso nel convento dei frati domenicani di Bologna.

Inseparabili in tutto, perfino nella vocazione religiosa.

È una storia dai tratti speciali quella deifratelli gemelli Pari: fra Michele (al secolo Roberto) e fra Fabio, nati il 14 ottobre 1987 a Rimini, che domani alle 18 nella basilica patriarcale di San Domenico a Bologna verranno ordinati presbiteri dall’arcivescovo di Smirne, il domenicano Lorenzo Piretto.

Con i fratelli Pari verrà ordinato diacono un altro figlio di san Domenico, Luca Refatti, classe 1979 con alle spalle la maturità clas- sica e una laurea in scienze internazionali e diplomatiche e un’esperienza nel volontariato internazionale.

L’evento di domani si inserisce in un momento di grazia per i frati predicatori: ricorrono infatti gli 800 anni dalla fondazione dell’Ordine (1216-2016). Nella basilica bolognese riposa tra l’altro, sotto un’imponente arca, il fondatore dell’Istituto: san Domenico di Guzman (1170-1221).

Ma a colpire del rito di domani è l’eccezionalità di questa ordinazione perché coinvolge due gemelli, appartenenti allo stesso Istituto. «Nel nostro Ordine – rivela fra Michele – ci sono due coppie di gemelli in Inghilterra e in Polonia, in Italia ci sono due sorelle gemelle monache a Bergamo. Non saremo dunque i primi».

La molla che ha indotto i due ragazzi quasi 29enni a vestire lo stesso abito bianco e nero, – quello dei “cani del Signore” i domenicani – è stata la storia di questa famiglia religiosa. Ma non solo. «La spinta che ci ha aiutato nella scelta – annota fra Fabio – è stato il contatto personale con Dio nella preghiera, nello studio e nello stile di vita maturato dall’incontro con l’esperienza domenicana, antico ordine mendicante da sempre dedito alla preghiera, alla contemplazione e alla predicazione del Vangelo ».

Tra i dati interessanti di queste due vocazioni c’è anche il loro percorso accademico: fra Michele ha conseguito la licenza in teologia sistematica alla Pontificia Università San Tommaso d’Aquino “Angelicum” a Roma, mentre fra Fabio, dopo aver trascorso un anno a Gerusalemme per apprendere la lingua ebraica, sarà destinato a frequentare a Roma il Pontificio Istituto Biblico. «Non siamo pazzi o visionari – raccontano i fratelli Pari –. Siamo solo ragazzi che hanno risposto a una chiamata. Non c’è niente da perdere in una vita accanto a Dio, anzi c’è tutto da guadagnare».

Avvenire

Vaticano, Morales regala tè di coca al papa

È durato 27 minuti, ieri mattina in Vaticano, il colloquio tra papa Bergoglio e il presidente della Bolivia, Evo Morales. Un colloquio privato, nella Sala della Biblioteca, iniziato con un abbraccio e il saluto affettuoso del presidente aymara: «Ah, fratello Papa, che gioia vederla. Come sono contento». E’ seguito uno scambio di regali con le conseguenti simbologie. Prima di tutto, Morales ha consegnato una cartella di documenti al papa: “Qui c’è la lettera dei movimenti popolari e tutto il materiale” – ha detto. Un documento inviato dalla Central Obrera Boliviana (Cob) e dalla Conalcam (Coordinadora Nacional Por el Cambio) in cui si analizza il ruolo della chiesa cattolica in Bolivia e quello dei movimenti sociali.

Il nodo affrontato è soprattutto il documento pastorale della Conferenza episcopale di Bolivia (Ceb), emesso il 1 di aprile, in cui i vescovi denunciano la penetrazione del narcotraffico nelle strutture statali e in quelle della polizia. Due giorni dopo, Morales ha invitato le alte gerarchie cattoliche – che in America latina conducono una guerra aperta contro tutti i presidenti socialisti – a rendere espliciti i loro sospetti e a pubblicare i nomi, altrimenti – ha detto – risulterà chiaro che il vostro è un attacco al movimento indigeno. E così, Morales ha offerto al papa tre libri sulla coca – Coca una bio-banca, Coca, dieta citogenica, Coca, fattore anti-obesità . Bergoglio ha risposto: “Grazie”, e Morales ha aggiunto: “La bevanda a base di coca gliela raccomando, io la prendo e mi fa molto bene, così ce la fa per tutta la vita”.

Non è la prima volta che Morales spiazza il papa con gesti simbolici forti. A luglio del 2015, durante il viaggio di Bergoglio in America latina, all’aeroporto gli ha messo al collo un sacchetto con le foglie di coca. E poi gli ha regalato un crocifisso a forma di falce e martello. Una scultura in legno che il pontefice ha portato con sé in Vaticano e che riproduceva uno dei disegni del gesuita “comunista” Luis Espinal, torturato e ucciso dai paramilitari agli ordini di Luis Garcia Mesa, il 22 marzo del 1980: due giorni prima che un altro gesuita, il vescovo Oscar Romero, fosse ucciso in Salvador dagli squadroni della morte.

Due esempi fra i tanti di quel periodo, in America latina, teatro della lotta senza quartiere scatenata dagli Usa e dai suoi regimi contro “il pericolo rosso”. Questa volta, Morales ha portato con sé il busto in legno che raffigura l’eroe indigeno Tupac Katari, vissuto tra il 1750 e il 1781. Un capo aymara che guidò una delle più importanti rivolte contro le autorità coloniali nell’Alto Perù (l’attuale Bolivia), torturato e squartato. Prima di essere ucciso, il leader pronunciò una frase profetica: “Tornerò e sarò milioni”.

Un grido ripreso dagli indigeni di Bolivia durante le lotte che hanno portato alla presidenza l’ex cocalero Morales. Bergoglio ha porto al suo ospite la medaglia di San Martino, patrono di Buenos Aires, che ha donato il suo mantello ai poveri, e due volumi: la recente esortazione sulla famiglia, “Amoris Laetitia” e un suo libro, “Il nome di Dio è misericordia”. E Morales: “Vengo da un paese il cui patrono è san Francesco, sono stato in un sindacato che aveva il nome di san Francesco e ora c’è un papa che si chiama Francesco”. Poi, i due hanno discusso di politiche sociali e dei rapporti tra lo stato boliviano e la chiesa.

E arriva in Vaticano anche il presidente dell’Ecuador, Rafael Correa, per illustrare la sua visione dello sviluppo coniugata alla giustizia sociale, e per dare il suo apporto alla prossima enciclica di Bergoglio, che lo ha invitato come consulente. Intanto, si celebrano, fino a domani, i 25 anni dell’enciclica precedente, di Giovanni Paolo II, la Centesimus Annus, pubblicata all’indomani della caduta del Muro di Berlino. Per l’occasione, la Pontificia Accademia delle Scienze sociali ha promosso un convegno internazionale a cui è stato invitato anche il senatore democratico Bernie Sanders, in corsa per le primarie del suo partito contro Hillary Clinton.

Il senatore “socialista”, che continua a infiammare le platee nordamericane per i suoi discorsi antimilitaristi e contro le ingerenze, è stato accusato di aver voluto sfruttare il viaggio per conquistare – lui ebreo non praticante – il prossimo voto dei tre dei cinque stati più cattolici degli Usa, New York, Rhode Island e Connecticut. Padre Lombardi, portavoce del Vaticano, ha ribadito che non ci sarà un incontro privato con il papa. Ma Sanders ha detto che il viaggio è valsa la pena perché “il papa è una figura straordinariamente amata in tutto il mondo, enormemente popolare negli Stati uniti”.

E ritrovarsi insieme ai due socialisti latinoamericani, Morales e Correa (quest’ultimo reduce da un viaggio negli Usa, dove ha presentato un documentario sul suo paese) può essere il messaggio giusto per conquistare il voto progressista della comunità ispanica.

ilmanifesto.info

Non esiste nessun legame concettuale tra il sacramento dell’Ordine e il celibato

E’ stato formalmente sancito dal Concilio di Trento (1545-63), per ragioni assai terrestri; in particolare per impedire la dispersione dei beni ecclesiastici lungo la discendenza dei figli illegittimi, ma numerosi, dei Papi, dei Vescovi, dei preti.

Serve, dunque, un ripensamento teologico della funzione sacerdotale. Purtroppo la teologia è assai più lenta della sociologia a prendere atto della realtà. Ma questa si fa strada da sola.

Non c’è dubbio che il prete oggi, più di ieri, porta sulle spalle il sovraccarico di una “missione impossibile”, di aspettative sovrumane verso di sé che vanno a cozzare contro la sua ontologia reale. Persona reale e missione entrano in contraddizione. Parliamo, a questo punto sì! di celibato. Poiché la struttura di ogni uomo è Logos e Eros, emozione, sentimento, corporeità, sessualità, un prete non è un uomo maturo, se non tiene insieme tutte queste dimensioni. Solo una persona matura può sublimare le pulsioni naturali fino a praticare il celibato. Ora, le ricerche sulla maturità umana dei preti sono decisamente allarmanti. Per Conrad (1971) il 60/70% dei preti manifesta immaturità emotiva; il 20/25% immaturità psichica; solo il 10/15%  è maturo. Indagando sullo sullo “sviluppo umano” dei preti, Kennedy, Heckler, Kobler, Walker (1995) arrivano alla conclusione che l’8% sono “male sviluppati”; il 57% sottosviluppati; solo il 35% sviluppati. Tutto ciò apre il capitolo del ruolo dei seminari.

fonte: santalessandro.org

Le vittime di un prete pedofilo a Lione: ‘sì alle misure, ma il Cardinale Barbarin deve dimettersi’

Le nuove norme antipedofilia decise dai vescovi francesi dovranno essere digerite e meditate dai cattolici e soprattutto da chi, nel mondo cattolico, è stato toccato direttamente dal fenomeno pedofilia nella Chiesa.

A Lione, le vittime di Padre Preynat hanno creato un’associazione, La parole libérée .

François Devaux, 37 anni, ne è il presidente. Ecco la sua prima reazione alle decisioni del clero:

Le misure vanno nella giusta direzione, mostrano una vera evoluzione. Ma hanno saltato qualche tappa, nell’approvarle, anche se queste decisioni sembrano giuste e credibili, mancano ancora molti elementi.

Devaux ha detto a Euronews che decine di persone stanno venendo allo scoperto mandando alla sua associazione mail o lettere per denunciare abusi. Quanto all’attuale arcivescovo di Lione, il Cardinale Philippe Barbarin :

Adesso mi aspetto che il cardinale Barbarin si dimetta il più presto possibile. È stato al suo posto già quindici giorni di troppo. Quest’uomo deve lasciare le proprie funzioni. Finché non lo avrà fatto, la fiducia non verrà ripristinata.

Devaux accusa anche il Vaticano e tutti i vescovi di aver ignorato le denunce fatte, nel corso del tempo:

Ho cercato di contattare il Nunzio apostolico, ho chiamato il Vaticano almeno cinque volte. Nessun cardinale ha voluto parlarmi al telefono, neanche uno. E ho detto a tutti i segretari: attenzione questo affare diventerà un vero e proprio trauma per questa istituzione. Devono prendere delle decisioni, per far tornare la fiducia. E solo dopo ci potranno essere le azioni che hanno stabilito, che sono a priori molto buone, ma perché siano credibili, bisogna prima ritrovare la fiducia.

Bernard Preynat è accusato di aver compiuto atti di pedofilia quando era alla guida di un gruppo scout, fra il 1986 e il 1991.

A quell’epoca Philippe Barbarin non era ancora vescovo di Lione, ma l’associazione l’accusa di non aver denunciato i fatti una volta venutone a conoscenza.

euronews

Pompei. Caso molestie, i segreti del prete in sei computer

Pompei. I segreti del prete indagato per stalking e calunnia secondo la Procura di Massa Carrara nei sei computer sequestrati dai carabinieri negli ex alloggi di Pisa e Pompei. Al vaglio degli inquirenti centinaia di video registrati e migliaia di foto scattate da don Antonio Marrese, probabilmente all’insaputa degli altri protagonisti dei filmati, con la telecamera-sveglia trovata sul comodino della sua camera con l’obiettivo puntato sul letto.Timori per le indiscrezioni che potrebbero trapelare dall’inchiesta su don Antonio, ex vicerettore del Santuario mariano di Pompei e poi cappellano della 46esima brigata aerea di stanza a Pisa: allontanato qualche settimana fa dopo l’avvio dell’inchiesta.

Secondo i racconti raccolti dai magistrati e voci insistenti sarebbero decine le persone che si sarebbero servite di raccomandazioni fatte dal sacerdote per aiutare anche giovani militari, che si rivolgevano a lui per ad entrare nell’Arma. Intercettazioni ambientali e telefonate registrate: il prete «spiato» per mesi dagli inquirenti. Dopo lunghe intercettazioni e registrazioni i carabinieri di Pisa, su disposizione della Procura di Massa Carrara, hanno sequestrato anche il telefono cellulare di don Antonio Marrese.

Nuovi sviluppi nell’inchiesta potrebbero scaturire dalle conversazioni telefoniche oltre che dai filmati rinvenuti sul cellulare. I militari hanno ascoltato decine di persone informate sui fatti. Come accennato, nell’ambito delle indagini è stato sequestrato anche il telefonino cellulare del sacerdote, dopo che le sue telefonate sono state intercettate e registrate per mesi. Il sacerdote non ha mai nascosto il suo debole per la divisa da carabiniere. Nel corso delle perquisizioni domiciliari sono stati sequestrati, oltre a molto materiale «proibito» per chi ha scelto il voto di castità e povertà, sei computer, di cui uno di proprietà della 46esima Brigata Aerea, e due hard disk esterni. L’ex vicerettore del santuario è finito nei guai giudiziari a seguito della denuncia di un militare, originario di Boscotrecase, che, a differenza di alcuni colleghi, lo ha denunciato dopo aver rifiutato le molteplici avance sessuali del prete. A cacciarlo via dalla caserma di Pisa è stato, invece, con una telefonata, l’Ordinario Militare d’Italia, monsignor Santo Marcianò, quando il comandante della 46esima Brigata Aerea, generale Achille Cazzaniga, lo ha informato delle gravi e pesanti accuse che sono piovute sul capo del cappellano militare. I suoi modi eccessivamente «gentili», nei confronti di alcuni giovani militari, e la sua ostentata prontezza nel manifestare disponibilità a fare favori di ogni tipo, avevano subito dato il via a discussioni poco simpatiche che avevano turbato non poco il clima all’interno dei diversi ambienti pisani in cui si muoveva in qualità di cappellano del presidio militare.

Il Mattino