La “comunione” grillina scatena le polemiche

Non c’è più religione. È proprio il caso di dirlo. Perché mai era accaduto che un leader politico desse le comunione, sconfinando dalla goliardia alla blasfemia. E innescando l’ennesimo putiferio. Il leader in questione, manco a dirlo, è Beppe Grillo, comico e fondatore del MoVimento 5 Stelle che ieri conclude il proprio spettacolo a Torino distribuendo ai presenti grilli essiccati e dicendo «Questo è il mio corpo».

«Non c’è più spiritualità» dice Grillo che al Lingotto di Torino sta per concludere, dopo quasi tre ore, il suo show «Grillo vs Grillo». E così il comico genovese chiama accanto a sé alcuni militanti del MoVvimento 5 Stelle per quello che definisce «un piccolo rituale», ossia la distribuzione di grilli essiccati che offre come ostie consacrate. «Sei pronto a ricevere il mio corpo?», chiede Grillo a un militante mentre gli offre un grillo dopo averne messo in bocca lui stesso uno e lo accarezza. A un altro dice «ricevi il mio corpo». A un terzo «la pace sia con te». Poi rivolto al pubblico che ride e applaude, nel congedare i militanti conclude: «Questo è un rituale di comunione e di liberazione per me».

Inevitabili le polemiche, con il Partito democratico che attacca utilizzando social network e agenzie di stampa. «M5S ufficialmente una setta. Con Grillo sacerdote che dà sacramenti a senatore Airola &Co. #casaleggioeiniziati», è ade sempio il tweet di Marco Di Maio, della presidenza del Gruppo Pd alla Camera. Ernesto Carbone, della segreteria del Pd, invece dice: «Ne avevamo viste tante negli ultimi anni, ma lo spettacolo indecoroso organizzato da Grillo a Torino rappresenta il punto più basso e più squallido della triste parabola del movimento. Un mix maleodorante di culto della personalità e blasfemia degno di un film horror di serie C. E questi si candiderebbero a essere la nuova classe dirigente italiana? Sono sempre più convinto – conclude Carbone – che gli elettori, davanti a questo scempio, si guarderanno bene di affidare a una setta irresponsabile le chiavi del futuro del Paese». «Grillo che dà la comunione al senatore Airola e alla candidata sindaco Appendino? Sono una setta pericolosa #ritisabbatici #casaleggioeiniziati», scrive, sempre su Twitter, il senatore Pd Stefano Esposito, mentre Alessia Rotta, responsabile Comunicazione del Partito democratico, scrive: «Esci da questo corpo. Riti iniziatici blasfemi a Torino dal sacerdote del #m5s #casaleggioeiniziati».

Naturalmente arriva anche la presa di posizione del Nazareno e del governo. Lorenzo Guerini, vicesegretario del Pd, spiega: «Se ce ne fosse ancora bisogno con la sceneggiata di Grillo a Torino, tra l’indecenza e la stupidità, abbiamo la prova provata di cosa sia davvero il MoVimento 5 Stelle. Evidentemente in difficoltà, pur di attirare l’attenzione su di sé arrivano addirittura a mettere in scena una parodia blasfema. Chiedano scusa e si vergognino».

Il sottosegretario alla presidenza del Consiglio dei ministri, Luca Lotti, è ancora più netto: «Da cattolico provo disgusto per la indecorosa sceneggiata di Grillo e dei parlamentari cinque stelle. Da padre mi domando se sia giusto ironizzare su quello che per me è un sacramento. Da cittadino mi domando come fanno a essere credibili questi signori che stanno riducendo la politica a un teatrino».

Anche la senatrice Dem Maria Di Giorgi si sente offesa dal gesto blasfemo del leader pentastellato: «Quello che è avvenuto a Torino durante lo spettacolo di Beppe Grillo è assolutamente vergognoso – spiega – Al di là delle volgarità che come al solito condiscono le sue parole, al di là della scarsa dignità dimostrata dai parlamentari e dagli esponenti del M5S che si sono prestati alla “comunione”, quello che colpisce è mancato rispetto nei confronti di tutti i cattolici. Al di là della polemica politica voler scherzare sulla comunione, irridendola addirittura con l’uso di insetti come ostie, mi sembra veramente mancare di rispetto a tanti italiani. Ma questo la dice lunga sulla responsabilità e sulla coscienza civile di quel movimento e del suo leader». E Raffaele Ranucci, senatore del Pd, definisce «di pessimo gusto» una scena che rappresenta «una mancanza di rispetto per chi crede nell’eucarestia e compie quel gesto raccogliendosi in preghiera. Io, da cattolico, mi sento offeso. Vorrei sapere cosa pensa Virginia Raggi, candidata sindaco a Roma città che non solo ospita il Vaticano ma in cui il rispetto assoluto per tutte le religioni è alla base della buona convivenza civica. Chiedo a Virginia Raggi: cosa avrebbe fatto, avrebbe accettato di sottoporsi al gesto del suo leader?».

Daniele Di Mario

iltempo.it

Parla Diego, un prete abusò di lui: «Mi faranno la perizia ma non sono pazzo»

Mentre parla gli trema la voce, inizia a sudare, gli occhi sono smaniosi, cerca una via di fuga. Mentre Diego Esposito rievoca le violenze di 27 anni fa è come se la sagoma del suo aguzzino si materializzasse davanti a lui. L’ultimo avvistamento di don Silverio Mura, che il 40enne di Ponticelli indica come colui che abusò di lui tra i 13 e 18 anni, è a pochi chilometri da casa di Diego.

«A fine gennaio l’hanno visto girare per San Giuseppe Vesuviano» ricorda ingollando una delle 8 pillole di psicofarmaci che è costretto a prendere per non stare male. Per la Curia l’uomo ora è in una struttura adeguata per il suo recupero spirituale. Tuttavia, quello che Diego invoca a gran voce è «giustizia». Quando l’uomo riuscì a tirar fuori quella ferita terribile grazie a un lavoro incessante dello psicologo, il reato era già prescritto, ma non per lo stato vaticano. La battaglia legale iniziata da Diego insieme all’associazione Rete l’Abuso va avanti tra silenzi, scioperi della fame e lettere da anni. Solo l’intervento due anni fa di Papa Francesco dà la svolta e ordina l’apertura di processo canonico. Da allora tutto tace. Fino alla settimana scorsa, quando Diego riceve la convocazione per «investigatio previa» ovvero un’investigazione tendente alla valutazione dell’imputabilità o meno dell’indiziato e alla ricerca delle circostanze aggravanti o attenuanti.Esposito, finalmente qualcosa di muove e arriva un segnale positivo dalla Curia. «Era ora. Dopo anni di silenzi, mancate comunicazioni e modi arroganti miei confronti, è arrivata la convocazione per una valutazione psichiatrica cui potrà assistere anche lo psicologo Alfonso Rossi, colui che mi ha aiutato a far emergere dalla mia memoria gli abusi e attualmente mi ha in cura. In un primo momento, infatti, volevano facessi perizia psichiatrica solo in presenza di un loro medico».

Ora si sente più tutelato?
«Sì, la chiesa fin dall’inizio non mi ha fatto sentire una vittima da tutelare. Anzi, la mia impressione è sempre stata quella che volessero dichiararmi malato di mente, pazzo, rendermi inattendibile. Ma io non sono pazzo. Solo solo un uomo ferito, nel corpo e nell’anima. Ritroverò un po’ di serenità solo quando saprò che don Silverio Mura non sarà più in grado di abusare di altri bambini».
Lei aveva appena 13 anni quando iniziarono le violenze…
«La prego, non mi chieda di ricordarle ancora… Le immagini di quegli anni mi passano davanti agli occhi come se avvenissero ora. Provo tanto dolore».
Un dolore che non l’ha fermata dal denunciare don Silverio Mura.
«Anche se ho passato momenti terribili, come quello di ricordare e raccontare le violenze sessuali che ho subito per cinque anni della mia adolescenza, sono convinto che denunciare sia stata la scelta giusta. Il mio obiettivo è solo avere giustizia, che don Mura venga riconosciuto come prete pedofilo e sia fermato dal fare del male ad altri».
È vero che dopo aver raccontato al Mattino la sua triste vicenda a gennaio sono arrivate altre segnalazioni?
«Sì, purtroppo è accaduto esattamente quello che temevo. Dopo aver letto il giornale, si sono fatte avanti ancora due nuove vittime, anche piuttosto giovani. Hanno contattato la onlus Rete L’Abuso, che segue anche il mio caso, e ora so che lo psicologo Rossi li sta aiutando nel difficile processo di rielaborazione».
È fiducioso sul suo caso giudiziario?
«Molto. Aspetto che la verità sia finalmente ristabilita e fatta giustizia. Sono credente, ma credo prima di tutto in una chiesa integra e onesta. Vorrei essere sicuro che alla crescita spirituale dei miei figli si occupassero preti senza perversioni. Riconoscere don Mura colpevole di violenze sessuali a mio carico sarebbe un segno di onestà».

Il Mattino