Se la Chiesa vuole sopravvivere, la vera riforma da fare è quella del celibato dei preti e la riammissione dei preti sposati

donne-amano-preti-330294

Il movimento dei sacerdoti lavoratori sposati non si ferma nella sensibilizzazione sui temi dei diritti civili e religiosi dei preti sposati dopo la chiusura di Papa Francesco sancita nel testo “Amoris Laetittia” esortazione apostolica post-sinodale.

Il rapporto tra sacerdoti e pedofilia purtroppo ricorre nella storia . La Commissione di psichiatri incaricata dal Vaticano di far luce sullo scandalo dei preti pedofili è arrivata a un risultato straordinario e semplicissimo. Tutti i sacerdoti coinvolti avevano le due caratteristiche principali (ovvio patologicamente distorte) del pedofilo: il narcisismo e la solitudine.

Chi è (virtualmente, ovvio non si generalizzi) più narcisista di un sacerdote, una persona che, non solo si veste diversamente dagli altri, ma è addirittura un tramite tra l’uomo e Dio. Una sorta di semi-Dio? Chi (virtualmente) è più solo di un sacerdote. Un uomo che è amico di tutti i fedeli, che ne conosce i segreti, ma che poi si ritrova solo di notte nella propria abitazione?

A ciò si aggiunga la sessuofobia della Chiesa. In un’epoca dove il sesso è per così dire ovunque, drammatizzare, vietare, significa ingigantire, esasperare l’argomento in modo parossistico. (Se i preti si fossero preoccupati di parlare ai fedeli di evasione fiscale quale reato più che di minigonne e di masturbazione – che non sono reati – l’Italia sarebbe un paese più ricco e libero).

Pietro, di cui Francesco è il successore, era sposato. Paolo scrivendo ai vescovi parla di come comportarsi coi loro figli. Il celibato del clero fu introdotto nel Medioevo e istituzionalizzato nel Concilio di Trento (1545-1563).

Preti sposati e innamorati, il docufilm “Uomini proibiti” al Ridotto del Teatro Masini di Faenza

Appuntamento con la pellicola di Angelita Fiore il 6 aprile

Per la rassegna “Il Cinema della Verità” ospitata dal Ridotto del Teatro Masini di Faenza e dedicata al docufilm d’autore, mercoledì 6 aprile alle ore 21 la regista Angelita Fiore presenterà “Uomini proibiti”, pellicola che ha ottenuto la menzione speciale al Genova Film Festival 2015 e il premio quale miglior documentario della sezione “Mistero” all’ultima edizione del Festival Internazionale del Cinema Documentario Premio Marcellino De Baggis di Taranto. L’ingresso alla proiezione e all’incontro con la regista è gratuito.
Nella Chiesa cattolica romana l’amore tra un prete e una donna è severamente vietato, soprattutto in Italia, patria del Vaticano dove, tra gli ecclesiastici, vige la regola della castità. Non sempre, però, la promessa del celibato viene rispettata e spesso nascono amori proibiti e relazioni clandestine. Di fronte al bivio “o la donna, o il sacerdozio” alcuni preti scelgono l’amore per la propria compagna, riconoscendole un ruolo fondamentale nella loro vita; altri non si sentono pronti a rinunciare alla vocazione e, pur di continuare a esercitare il ministero sacerdotale, sono disposti a vivere in segreto la propria sessualità e le relazioni sentimentali.

Uomini proibiti è un film documentario che racconta la storia di alcuni preti sposati, che rinunciano ai propri privilegi sacerdotali, per crearsi una famiglia. Uomini proibiti è anche la storia di tutte quelle donne che si innamorano di un prete non ancora pronto a rinunciare al ruolo ecclesiastico e con il quale iniziano un percorso di vita fatto di privazioni, silenzio, segretezza. Le storie raccontate sono d’amore, di un bene irripetibile e introvabile, sublime oltre che terreno, ma anche di lancinante sofferenza, stremante insicurezza, vana inconcludenza. Il documentario entra nell’intimo di queste storie vissute all’ombra del Vaticano, che si è sempre opposto duramente alle richieste di abolizione dell’obbligo celibatario fino all’arrivo di Papa Francesco, che ha lasciato intendere una possibile apertura della Chiesa in merito a questa materia, anche se tutt’oggi nulla è cambiato dal Concilio Vaticano II. Proprio per questo in tutto il mondo (Brasile, Canada, Germania, Francia, Austria, Gran Bretagna) sono nate associazioni di preti sposati, di donne dei preti e di recente anche dei figli dei preti, che si stanno mobilitando in materia di diritti umani rivolgendosi non solo al Vaticano, ma anche alle Nazioni Unite (ONU) per ottenere la libertà e il diritto di sposarsi, di farsi una famiglia, di avere dei figli e di “lavorare” esercitando il loro ruolo di preti, vescovi e suore. I protagonisti di Uomini Proibiti sono a stretto contatto con queste associazioni e sostengono il movimento internazionale di riforma e libertà, un movimento che non ha solo membri appartenenti al mondo ecclesiastico, ma anche persone laiche o che frequentano le parrocchie come semplici fedeli.

faenzanotizie.it

Papa Francesco e “Amoris Letitia” ma non per i preti sposati

Ancora chiusure di Papa Francesco che delude il movimento dei sacerdoti lavoratori sposati fondato nel 2003 da don Giuseppe Serrone.

“Nelle risposte alle consultazioni inviate a tutto il mondo, si è rilevato che ai ministri ordinati manca spesso una formazione adeguata per trattare i complessi problemi attuali delle famiglie. Può  essere utile in tal senso anche l’esperienza della lunga tradizione orientale dei sacerdoti sposati”. Lo scrive Papa Francesco nel documento “Amoris laetitia” che tira le fila del dibattito dei due Sinodi sulla famiglia. E si schiude così un mondo… di speranze disatteso da Papa Francesco che indugia nell’elogiare i sacerdoti sposati della tradizione orientale ma si guarda bene dal citare i “preti sposati” cattolici romani che sono ancora dentro la Chiesa avendo ricevuto una valida Ordinazione.

Frosinone, vescovo Antonazzo indagato, i penalisti italiani: “Si faccia chiarezza”

Per la Procura il caso è da archiviare per difetto di querela, ma le polemiche sono tutt’altro che archiviate. Il caso di monsignor  Gerardo Antonazzo, vescovo di Sora-Cassino- Pontecorvo e Aquino, denunciato per presunte molestie sessuale nei confronti di un ex seminarista è finito all’attenzione dell’osservatorio sull’Informazione Giudiziaria dell’Unione delle Camere Penali italiane. “Si faccia chiarezza”. Ha detto l’avvocato Renato Borzone, presidente del particolare osservatorio dei penalisti italiani. Un’onda mediatica talmente che, dunque, non è sfuggita ai penalisti italiani.

Il servizio completo sul Messagero digital e sul giornale in edicola 5 aprile 2016

Chaouqui afferma di non aver mai fatto sesso con Monsignore

I documenti ai giornalisti? «Mai dato documenti riservati della S. Sede». La notte di passione con mons. Balda? «A Firenze sono stata solo la sua confidente». Cosa si aspetta ora? «È un processo politico, non mi aspetto nulla, l’importante era fare chiarezza su ogni punto».

Malgrado la gravidanza giunta quasi all’ottavo mese e una giornata lunga e faticosa, Francesca Immacolata Chaouqui si mostra soddisfatta al termine della nuova udienza del processo Vatileaks 2 che la vede imputata per la divulgazione di atti riservati della S. Sede insieme a monsignor Vallejo Balda, ancora detenuto in una camera di sicurezza della Gendarmeria vaticana, all’ex collaboratore del sacerdote Nicola Maio e a due giornalisti, Gianluigi Nuzzi ed Emiliano Fittipaldi. L’ex membro della Cosea, la Commissione incaricata di revisionare le strutture finanziarie del Vaticano, è stata sottoposta ad un interrogatorio fiume durato oltre sei ore.

«Ho risposto a tutto, ribattendo punto su punto – ha detto la Chaouqui al termine dell’udienza – Più che un interrogatorio è stato un vero e proprio corpo a corpo tra me e i giudici. È stata una giornata lunga ma fruttuosa. Mai fatto un’associazione a delinquere. Tutto quello che ho fatto, l’ho fatto per il S. Padre. Ora il Pontefice sarà informato di tutto», anche se ha poi ammesso di aver avuto qualche difficoltà a chiarire alcuni aspetti della vicenda «avendo dovuto rispettare il segreto da cui il Papa non mi ha sciolto». Non sono mancati momenti di tensione. Francesca Immacolata Chaouqui ha ribadito che Balda non è mai stato sottoposto a pressioni da parte dei giornalisti e che lei gli aveva proposto «protezione» contro le «frequentazioni incaute» con alcuni soggetti, in particolare con chi avrebbe dato al monsignore un telefonino quando era ai domiciliari, misura in effetti revocata per evitare l’inquinamento delle prove: «Un astrologo amico di Balda, Mauro Iacoboni, gli ha fatto arrivare, nascosto nella biancheria, un telefonino» ha detto Chaouqui durante la deposizione. E non sono mancati riferimenti alla notte di Firenze di cui parlò mons. Balda: «Mai fatto sesso con lui. Balda quella famosa notte mi fece delle confidenze di carattere sessuale che non hanno nulla a che vedere con la mia sfera sessuale. Io e Balda parlavamo nella stessa stanza dove dormiva sua madre».

Quanto alla sua nomina nella Cosea, Chaouqui ha detto: «Mi hanno presentato come una specie di prostituta a caccia di preti da concupire, di incarichi e di favori. Ma non è così: sono stata chiamata nella Cosea perché serviva una persona che collaborasse alla comunicazione della S. Sede verso l’esterno, tuttavia sono perfettamente in grado di leggere un bilancio. Quindi non ero fuori posto». Ha poi aggiunto di non essersi mai presentata come membro dei servizi segreti ma semplicemente di «non aver negato di aver avuto incarichi da aziende che operano nel campo dei servizi segreti».

Prima di iniziare l’udienza, la Chaouqui aveva annunciato su Facebook il suo interrogatorio, rinviato nelle scorse settimane a causa della gravidanza a rischio: «I medici ancora una volta mi hanno sconsigliato di sottopormi allo stress fisico e mentale del processo: mancano pochi giorni all’inizio dell’ottavo mese di una gravidanza a rischio. Eppure oggi sarò in aula, ancora una volta. Oggi è il giorno della verità. Quella che devo a a Papa Francesco, alla mia chiesa, alla mia famiglia, al mondo intero».

La giornata era cominciata con una manifestazione organizzata da Articolo 21 a sostegno di Nuzzi e Fittipaldi. Il sit in non era stato autorizzato dalla Questura per motivi di sicurezza (era in contemporanea con l’udienza del S. Padre a cui hanno partecipato oltre 40.000 fedeli) e alcuni partecipanti sono stati poi identificati dalla Polizia. Dal canto suo Fittipaldi ha ribadito che gli viene contestato «il reato di scoop» e che dopo la pubblicazione del suo libro è stata aperta «un’inchiesta penale» sui lavori nell’appartamento di Bertone «con il paradosso che è indagato il giornalista che ha fatto il suo dovere ma non il cardinale».

Andrea Acali – Il Tempo