IL mantenimento dell’infallibilità papale è l’ostacolo principale che separa la Chiesa dalle riforme auspicate da molti

Memorabile Hans Küng: “Un’ultima preghiera da teologo alla fine dei miei giorni: caro Bergoglio l’infallibilità del Papa va abolita”
Il grande teologo svizzero, nella sua ultima opera, si rivolge direttamente al Pontefice: “La ragione decisiva dell’incapacità di realizzare riforme continua ad essere la dottrina dell’infallibilità, che ha portato alla nostra Chiesa un lungo inverno”

CITTÀ DEL VATICANO – “Un’ultima preghiera da teologo alla fine dei miei giorni: caro Bergoglio l’infallibilità del Papa va abolita”. Nonostante i suoi quasi 90 anni Hans Küng continua la sua “battaglia teologica”. Una battaglia che nel corso dei decenni è costata parecchio al grande teologo svizzero, spesso e volentieri in aperto e aspro contrasto con le gerarchie vaticane e i successori di Pietro a causa delle sue tesi ritenute da molti “iper progressiste”.
In Germania è in uscita il quinto volume dell’opera omnia di Küng Unfehlbarkeit. E in Italia Repubblica ha pubblicato e tradotto un’anticipazione del testo, rilanciato anche dal sito Dagospia. A molti potrà apparire secondario ma secondo il teologo svizzero il mantenimento dell’infallibilità papale è l’ostacolo principale che separa la Chiesa dalle riforme auspicate da molti.
Di qui la richiesta a Papa Francesco. È a lui che Küng si rivolge direttamente alla fine del testo con quella preghiera di cui scrivevamo all’inizio. Pur senza farsi grosse speranze, il teologo affida la sua supplica al Papa argentino a cui esprime sostegno e affetto, al contrario delle bordate che riservava Wojtila e Ratzinger. Di seguito pubblichiamo alcuni stralci del testo.
“Come avevo previsto, le discussioni sui grandi compiti della riforma non sono cessate. Mi riferisco al dialogo interconfessionale, al reciproco riconoscimento delle funzioni e delle celebrazioni eucaristiche, alle questioni del divorzio e dell’ordinazione sacerdotale delle donne, al celibato ecclesiastico e alla drammatica crisi delle vocazioni, e soprattutto alla guida della Chiesa cattolica. Posi la questione: «Dove state portando questa nostra Chiesa?».
Dopo 35 anni, questi interrogativi sono attuali ora come allora. Ma la ragione decisiva dell’incapacità di realizzare riforme a tutti questi livelli continua ad essere la dottrina dell’infallibilità del magisterio, che ha portato alla nostra Chiesa un lungo inverno. Come allora Giovanni XXIII, anche oggi papa Francesco cerca con tutte le forze di far soffiare un vento fresco sulla Chiesa. E deve scontrarsi con una forte resistenza, come in occasione dell’ultimo sinodo mondiale dei vescovi dell’ottobre 2015. Non ci si faccia illusioni, senza una “re-visione” costruttiva del dogma dell’infallibilità un reale rinnovamento sarà ben difficilmente possibile.
Molti teologi cattolici, temendo sanzioni come quelle che hanno colpito me, hanno quasi rinunciato a esprimere posizioni critiche sull’ideologia dell’infallibilità, e la gerarchia cerca, per quanto possibile, di evitare un tema così impopolare nella Chiesa e nella società. Solo poche volte Joseph Ratzinger vi si è richiamato, nella sua veste di prefetto della Congregazione per la dottrina della fede. Ma, tacitamente, il tabù dell’infallibilità ha bloccato tutte le riforme che, a partire dal Concilio Vaticano II, avevano sollecitato una revisione di precedenti definizioni dogmatiche.
Ora, con questo libro in mano, vorrei rivolgere di nuovo al papa un appello che ho più volte inutilmente lanciato nel corso di una discussione pluridecennale in materia di teologia e di politica della Chiesa.
Imploro papa Francesco, che mi ha sempre risposto in modo fraterno: «Riceva questa ampia documentazione e consenta nella nostra Chiesa una discussione libera, non prevenuta e aperta su tutte le questioni irrisolte e rimosse legate al dogma dell’infallibilità. Non si tratta di banale relativismo, che mina i fondamenti etici della Chiesa e della società. E nemmeno di rigido e insulso dogmatismo legato all’interpretazione letterale. È in gioco il bene della Chiesa e dell’ecumene.
Sono ben consapevole che a lei, che vive “tra i lupi“, questa mia preghiera potrà sembrare poco opportuna. Ma lo scorso anno lei ha coraggiosamente affrontato malattie curiali e perfino scandali, e nel suo discorso di Natale del 21 dicembre 2015 alla curia romana ha ribadito la sua volontà di riforma: “Sembra doveroso affermare che ciò è stato – e lo sarà sempre – oggetto di sincera riflessione e decisivi provvedimenti. La riforma andrà avanti con determinazione, lucidità e risolutezza, perché Ecclesia semper reformanda”.
Non vorrei accrescere in modo irrealistico le aspettative di molti nella nostra Chiesa; la questione dell’infallibilità nella Chiesa cattolica non può essere risolta dal giorno alla notte. Ma per fortuna lei è più giovane di me di quasi dieci anni e, come tutti ci auguriamo, mi sopravvivrà.
E certamente comprenderà che io, da teologo alla fine dei miei giorni, sostenuto da una profonda simpatia per lei e per la sua azione pastorale, abbia voluto, finché sono in tempo, esporre la mia preghiera per una libera e seria discussione sull’infallibilità, motivata come meglio posso nel presente volume: non in destructionem, sed in aedificationem ecclesiae, “non per la distruzione, ma per l’edificazione della Chiesa“. Per me personalmente sarebbe la realizzazione di una speranza mai abbandonata».

liberatv.ch

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