Caccia aperta al pianeta 9, ai confini del Sistema Solare

Si fa sempre più animata la caccia al misterioso nono pianeta che potrebbe trovarsi ai confini del Sistema Solare: tra nuovi indizi, che sembrerebbero confermarne l’esistenza, e vecchie teorie, che lo vorrebbero responsabile perfino dell’estinzione dei dinosauri, il ‘pianeta X’ continua a far parlare di sé sui media di tutto il mondo, dividendo la comunità scientifica.

A riaccendere la curiosità è stato un tweet di Mike Brown, il ricercatore dell’Istituto Californiano di Tecnologia (Caltech) che lo scorso gennaio ha pubblicato i calcoli teorici che indicherebbero la presenza di un grande corpo celeste ai confini del Sistema solare, delle dimensioni di Nettuno e con una massa pari a 10 volte quella della Terra.
Nel suo tweet, Brown chiama a raccolta tutti i ‘fan del nono pianeta’ e annuncia la scoperta fatta da una collega canadese di un settimo oggetto celeste che si trova oltre Nettuno, nella fascia di Kuiper, e che avrebbe un’orbita anomala, proprio come i sei corpi al centro della ricerca pubblicata a gennaio.

Un nuovo indizio, dunque, che sembrerebbe confermare la presenza del pianeta X. Il condizionale però è d’obbligo, perché ancora non ci sono prove solide, come spiega Giovanni Valsecchi dell’Istituto di Astrofisica e Planetologia Spaziale dell’Istituto Nazionale di Astrofisica (Iaps-Inaf). ”L’ipotesi del nono pianeta si basa su un numero esiguo di corpi celesti, sei o sette, di cui conosciamo poco: ricostruire la loro orbita con i dati che abbiamo oggi comporta un enorme margine di errore”. Per risolvere il mistero ”bisognerebbe osservare direttamente il nono pianeta – spiega Valsecchi – ma è come cercare un ago nel pagliaio: lento nel movimento e poco luminoso, si potrebbe confondere in mezzo ad un miliardo di stelle”.

Alla luce di queste considerazioni, sembra ancora più improbabile l’ipotesi avanzata da Daniel Whitmire dell’Università dell’Arkansas, che vorrebbe il nono pianeta responsabile delle estinzioni di massa sulla Terra. Dire che il pianeta è il ‘disturbatore’ che causa periodiche piogge di comete all’interno del Sistema solare è azzardato, sottolinea Valsecchi, ”anche perché la tempistica dedotta con grande incertezza dai crateri sulla Terra non coincide con la periodicità del pianeta”.

ansa

Vaticano apre inchiesta sull’attico di Bertone. L’Espresso mostra le lettere che lo inchiodano

fonte: articolo>>> http://espresso.repubblica.it/archivio/2016/03/31/news/vaticano-inchiesta-attico-bertone-espresso-mostra-le-lettere-che-lo-inchiodano-1.256129

Vaticano ha aperto un’inchiesta sull’attico di Tarcisio Bertone, e ha già iscritto nel registro degli indagati due persone: Giuseppe Profiti, ex presidente del Bambin Gesù e manager vicinissimo al cardinale, e l’ex tesoriere Massimo Spina. L’istruttoria penale è scaturita dalle rivelazioni del saggio “Avarizia”, pubblicato da chi scrive , e ora rischia di sconvolgere nuovamente gli assetti della curia romana: i giudici di papa Francesco ipotizzano infatti reati gravissimi («peculato, appropriazione e uso illecito di denaro», si legge nelle carte d’accusa) e hanno già trovato i riscontri documentali che dimostrano che i lavori di ristrutturazione dell’appartamento sono stati pagati dalla Fondazione dell’ospedale pediatrico “Bambin Gesù”.

Lavori costati in totale ben 422 mila euro (“Avarizia” sottostimava la cifra a 200 mila euro), che sono stati fatturati nel 2014 non alla società italiana che ha materialmente effettuato il restauro (La Castelli Re, fallita a luglio del 2015), ma a una holding britannica con sede a Londra, la LG Concractor Ltd. Controllata sempre da Gianantonio Bandera, titolare della Castelli Re e amico personale di Bertone.

I soldi destinati ai bambini malati sono stati, in pratica, utilizzati per la ristrutturazione, e poi girati a Londra. Oltre alle sette fatture pagate al costruttore attraverso i conti Ior e Apsa della Fondazione, però, i magistrati di papa Francesco hanno in mano anche lettere firmate che inchiodano l’ex segretario di Stato di Benedetto XVI alle sue responsabilità: Bertone, che ha finora sostenuto di essere all’oscuro di eventuali finanziamenti di terzi, è invece sempre stato a conoscenza che i soldi del restauro del suo appartamento venivano (anche?) dall’ente di beneficenza dell’ospedale vaticano.

“L’Espresso”, in un’inchiesta nel numero in edicola domani e già online su Espresso+ , è in grado di raccontare l’intera vicenda, e mostrare tutte le carte segrete. Tra cui la corrispondenza tra Profiti e Bertone. Dove si evince che il manager, in una lettera firmata del 7 novembre 2013, ha davvero offerto al cardinale di pagare (tramite la onlus dedicata ai bambini malati) i lavori dell’attico di residenza in cambio di ospitare «incontri istituzionali» nella casa, e che Bertone – il giorno dopo – lo ha ringraziato accettando l’offerta, allegandogli persino una lista di “desiderata”.

La lettera di Profiti, presidente della Fondazione Bambin Gesù, mandata a Bertone il 7 novembre 2013, in cui il manager si offre di pagare i lavori di ristrutturazione della casa del cardinale

«Egregio Professore, la ringrazio per la lettera del 7 novembre, che mi ha inviato a nome della Fondazione Bambino Gesù» scrive Bertone. «Al riguardo, come già riferito nelle vie più brevi, tengo a confermare che sarà mia cura fare in modo che la copertura economica occorrente alla realizzazione degli interventi proposti nella documentazione che allego, venga messa a disposizione della Fondazione a cura di terzi, affinché nulla resti a carico di codesta Istituzione». Il cardinale si era sempre difeso affermando che tutto era avvenuto a sua insaputa. «È una calunnia» s’era giustificato: «Ho pagato 300 mila euro, di tasca mia, secondo le fatture che mi aveva mandato il Governatorato, proprietario dell’immobile. I 200 mila euro versati dalla Fondazione? Io non ho visto nulla. Ed escludo in modo assoluto di aver mai dato indicazioni o autorizzato la Fondazione ad alcun pagamento». Ora sappiamo che, almeno sul punto, mentiva.

La lettera di risposta di Bertone a Profiti, mandata l’8 novembre 2013: il cardinale ringrazia e accetta l’offerta, allegando anche la documentazione con alcuni interventi da realizzare

Come detto, sul registro degli indagati del promotore di Giustizia sono finiti per ora in due: Profiti, da sempre manager di fiducia di Bertone e all’epoca dei fatti presidente sia del Bambin Gesù che della Fondazione, e l’ex tesoriere Spina. Il Vaticano considera entrambi «pubblici ufficiali» vaticani, e li accusa di concorso in peculato perché «si sono appropriati» si legge nel capo d’accusa «e comunque hanno utilizzato in modo illecito» fondi dell’ospedale «per pagare lavori di ristrutturazione edilizia di un immobile di terzi sito all’interno della Città del Vaticano, sul quale nessuna competenza e nessun interesse poteva vantare la predetta Fondazione».

Nel documento dei pm non viene citato il nome di Bertone, ma difficilmente la Santa Sede potrà evitare un suo coinvolgimento diretto nello scandalo. Se Bertone fosse incriminato non sarebbe comunque giudicato dal tribunale ordinario che sta indagando su Profiti e il tesoriere, ma dalla Corte di Cassazione della Città del Vaticano: secondo la giurisdizione d’Oltretevere è quello l’unico organo che ha il potere di aprire un’istruttoria sui peccati dei cardinali di Santa Romana Chiesa. Sarebbe il primo caso della storia.

tarcisio bertone

Ma la documentazione contabile in mano al promotore di giustizia apre anche nuovi, preoccupanti scenari: quelli di un doppio pagamento. Bertone ha infatti spiegato di possedere la documentazione che dimostrerebbe come sia stato anche lui a saldare il conto. Attraverso un pagamento di 300 mila euro. «Mentre avanzavano i lavori e alla Ragioneria arrivavano le fatture da pagare, fui invitato dal Governatorato, il proprietario dell’immobile, a saldare. E come risulta da una precisa documentazione, ho versato al Governatorato la somma», ha confermato in un’intervista.

Tralasciando la sorpresa di scoprire che un uomo di Chiesa ha un conto in banca capace di coprire spese per quasi mezzo milione di euro (tra lavori e successiva donazione), il pagamento a cui fa riferimento il prelato non è mai stato smentito dal Governatorato, un organismo presieduto dal cardinale Giuseppe Bertello. Dal momento che finora è certo che la Fondazione ha girato al costruttore Bandera 422mila euro per gli stessi lavori, delle due l’una: o Bertone mente di nuovo – ed è coperto dagli uffici del Governatorato – e in realtà non ha mai versato un euro, oppure il costruttore ha ottenuto per la medesima ristrutturazione non solo i denari della Fondazione, ma anche i 300 mila euro di Bertone fatturati dagli uffici della Santa Sede.

La lettera del costruttore Bandera, che chiede a Profiti l’autorizzazione per cedere il contratto di appalto a una holding londinese (sarà lei a fatturare alla Fondazione 422 mila euro), e la risposta affermativa del braccio destro di Bertone

Entrambe le versioni imbarazzano non poco il Vaticano. Che ha aperto – con coraggio – un vaso di Pandora in cui rischiano di finire altri, insospettabili protagonisti.

Prete vedovo tradizionalista contro la giusta causa dei preti sposati

Don Andrea Giordano, 57 anni, prete e geometra, segue ancora alcuni cantieri

La Stampa (edizione di Biella) pubblica online la storia di Andrea Giordano prete tradizionalista (vedovo e successivamente ordinato).

Don Andrea Giordano segue i cantieri ma tralascia i figli per il ministero e si fa paladino della difesa ad oltranza del celibato ecclesiastico. Per il movimento dei sacerdoti lavoratori sposati don Giordano riflette una mentalità teologica diffusa di chiusure verso la giusta riforma della Chiesa Cattolica che dovrà necessariamente aprirsi ai preti sposati.

Per i sacerdoti sposati della nostra associazione è possibile conciliare senza ostacoli le due vocazioni. L’ex vescovo di Piana degli Albanesi che ha bella sua diocesi preti celibi e preti sposati affermò qualche anno fa che i preti sposati sono i suoi preti migliori” (ndr).

————————-

“Io, sacerdote con tre figli, dico no ai preti sposati”
Biella, la vocazione di don Andrea dopo la morte della moglie: “Ai ragazzi ho spiegato: non andremo più in vacanza in Sardegna”

31/03/2016
DANIELE PASQUARELLI – La Stampa
BIELLA
Padre di tre figli, professione geometra e da 4 anni sacerdote «incardinato» nella diocesi di Biella. Una vocazione nata dopo la morte della moglie, nel ’99 per un tumore. «Ma la mia non è stata una scelta egoistica, un modo per superare o compensare la tragedia. Io non sono mai stato addolorato per la perdita di Anna. Ho ricevuto tanto. E tanto adesso devo dare».

Don Andrea Giordano, 57 anni, vive in un alloggio del quartiere Pavignano. Un prete lavoratore e genitore, più don Milani che Sant’Agostino. «Quanti siamo in Italia? Non molti credo. Ma in realtà non sono mai riuscito a saperlo». Veste sempre l’abito talare, anche nel suo studio di via Italia e nei cantieri che ancora segue: «Pochi e sempre meno, adesso una nuova stalla a Pollone». Uno dei suoi figli, Nicolò, 27 anni, gestisce il Magnino, tra i bar più conosciuti e frequentati dell’isola pedonale di via Italia. Pietro e Filippo, gemelli, 24 anni, ancora studiano all’università, Scienze Politiche e Filosofia. «Come l’hanno presa? Mi hanno solo raccomandato il rispetto della fedeltà. Poi la nostra famiglia è sempre stata vicina alla chiesa e con alcuni sacerdoti c’era uno stretto rapporto. Così quando il vescovo chiese loro cosa pensassero della mia scelta, risposero con una battuta: “In casa abbiamo sempre avuto a che fare con i preti. Uno in più non sarà un problema’’».

Tutto facile? Niente affatto. «Dopo la morte di Anna non ho voluto rinunciare al mio ruolo di padre. Ho detto ai miei figli: non andremo più in vacanza in Sardegna, imparate l’inglese a scuola perché non riusciremo a permetterci studi in Inghilterra. Però vi preparerò il pranzo e non andrete alle mensa, uscirò prima dallo studio e avremo più tempo per stare insieme». Se conciliare la vedovanza con la famiglia è stato difficile, ancora di più è stato rispondere alla vocazione. «Avevo qualcosa dentro da tempo – spiega -. Quando lo dissi all’allora vescovo Massimo Giustetti, mi rispose: persegui il tuo sogno. Nel 2000 sono entrato in seminario e ho seguito un percorso facilitato, studiavo la sera e nei fine settimana. Sono stati 12 anni durissimi, la fratellanza è una bella parola che molti dei miei confratelli non conoscono. Per certi versi, è stato un periodo di persecuzione, sono stato anche controllato perché credevano avessi rapporti con altre donne. Quando terminai gli esami, l’attuale vescovo Mana mi disse: “Siamo già così avanti? Non ci avrei scommesso 100 lire”».

Don Andrea si sente ancora «sposato»: «Vivo il tempo che mi separa dalla ricongiunzione con Anna». Ma non sostiene l’apertura della Chiesa ai preti sposati: «Non si può, la vita di un sacerdote deve essere libera da impegni che possano diventare un ostacolo al servizio quotidiano come seguire una parrocchia. Io stesso non posso farlo. Avendo tre figli, proposi di dare un aiuto ai parroci. Sono un geometra, potevo occuparmi anche degli aspetti più burocratici della diocesi. Invece come primo incarico venni spedito a fare l’amministratore della parrocchia di Campiglia che insiste su 3 comuni, ha 19 tra chiese e cappelle, un asilo e un cimitero».

L’esperienza in valle Cervo durò pochissimo. Oggi don Andrea celebra messa dal lunedì al mercoledì nella cappella della clinica Vialarda, il sabato e la domenica a Borriana, Ponderano e rimedia all’assenza dei parroci che lo chiamano. Ma soprattutto è diventato il prete di www.chiesacontrocorrente.it, un blog con 18 mila contatti quotidiani, una penna come la frusta di Gesù nel tempio e scritti che combattono il potere temporale di una chiesa, anche biellese «più vicina al denaro e alla bella vita che ai dettami del Vangelo». Una sorta di autogestione, perché da due anni non ha più rapporti «con loro», cioè il vescovo e i tre vicari. «Lo sa che a Milano ne hanno uno solo in più?».

Messico: denuncia sui sacerdoti di un’intera diocesi dalla doppia vita

stampa.estera

Dal Messico arriva la notizia della denuncia di  Apolonio Merino Hernandez.

Egli sarebbe stato sospeso dal ministero sacerdotale per aver rotto l’obbligo del calibato dei preti, ma afferma che il 95 per cento dei sacerdoti dell’arcidiocesi hanno una doppia vita.

Il sacerdote Hernandez  insiste sul fatto che l’Arcivescovo di Antequera, Jose Luis Chavez Botello, abbia utilizzato le sue  vicende personali utilizzati come forma di vendetta per i casi segnalati di abusi sui minori commessi dal sacerdote Silvestre Gerardo Hernández che si trova attualmente sotto processo nel carcere della regione Mixteca, per aver abusato sessualmente di 45 bambini e giovani indigeni.

L’arcidiocesi di Antequera è una sede metropolitana della Chiesa cattolica appartenente alla regione ecclesiastica Pacífico-Sur. Nel 2012 contava 1.246.000 battezzati su 1.489.000 abitanti. È attualmente retta dall’arcivescovo José Luis Chávez Botello.

L’arcidiocesi comprende 326 comuni dello stato messicano di Oaxaca.

Sede arcivescovile la città di Oaxaca de Juárez, fino al 1821 chiamata Antequera, dove si trova la cattedrale dell’Assunzione di Maria Vergine.

Il territorio si estende su 33.648 km² ed è suddiviso in 122 parrocchie.

In sua difesa, Apolonio Hernandez Merino ha detto che nell’arcidiocesi (Oaxaca), i sacerdoti conducono una doppia vita per sostenere una concubina; hanno una famiglia ed esercitare il sacerdozio, quindi il fatto non è nuovo.

Egli dice che dei 124 sacerdoti assegnati in 112 parrocchie dell’arcidiocesi di Antequera, vanno contro la disciplina del celibato, mentre il resto (cinque per cento) hanno preferenze omosessuali.

In quella diocesi vi è una maggiore tolleranza per i preti che hanno partner dello stesso sesso.

Il sacerdote ha notato il paradosso che l’annuncio della sua sospensione è stato gestito dal portavoce dell’Arcidiocesi, José Guadalupe Barragan Oliva, che vive  con una donna, madre del suo primo figlio.

L’ex parroco considera ingiusto il processo di sospensione, ritenendo che sarebbe anche necessario applicare tale sanzione agli altri confratelli che si trovano nella stessa situazione.

Merino Hernandez rivela il caso del rappresentante legale dell’Arcidiocesi, il sacerdote Wilfrido Mayrén ( padre Uvi), che ha quattro figli, il risultato di due relazioni.

La notizia è sintomatica dei gravi problemi che la Chiesa vive in varie parti del mondo: “ora Papa Francesco metta mano alla riforma e riaccolga i preti sposati che hanno invece un percorso di trasparenza e non hanno avuto una doppia vita” (ndr).

segnalazione e traduzione a cura di sacerdotisposati@alice.it

La congiura contro sindaco Marino ha due nomi precisi che hanno agito con perfetta sintonia e totale determinazione: Renzi e papa Francesco

La campagna denigratoria contro Ignazio Marino è stata ben orchestrata e anche giornali nazionali si sono accodati.
Ma la congiura ha due nomi precisi che hanno agito con perfetta sintonia e totale determinazione: si tratta di Renzi e di papa Francesco.
“Il pontefice mi rimproverò aspramente per il registro delle coppie omosessuali e il PD mi chiese di sparire a Filadelfia”.
Avevo da una voce vaticana ben collocata e ben nascosta le notizie precise della grave e vergognosa complicità di papa Francesco. Qualcuno mi accusò di pura fantasia: ora le notizie emergono e la fine del mandato del sindaco Marino è stata determinata da una vile alleanza tra il papa e il premier.
Si tratta di una delle pagine più sconcertanti di questo pontificato. Sta a dire che il papa re c’è ancora, con buona pace di coloro che non sanno che osannare. Si vuole bene alla propria chiesa e ai suoi pastori quando si riconoscono volentieri gli aspetti positivi, ma anche quando con dolore si denunciano gli aspetti antievangelici.
don Franco Barbero

I due giornalisti Emiliano Fittipaldi e Gianluigi Nuzzi rischiano di finire dietro le sbarre per aver raccontato la verità

fonte: globalist.it

Il gruppo di inchiesta Spotlight del Boston Globe, reso celebre dall’omonimo film vincitore (tra gli altri premi) dell’Oscar 2016 e del Pulitzer del 2003, indagò sullo scandalo della pedofilia e delle molestie sessuali nella Chiesa della città dell’East Coast (e non solo). E, in tal modo, scoperchiò un vero e proprio sistema di sopraffazione e di potere criminale, fin lì insabbiato e coperto da mille complicità. Accade, ora, che due bravi giornalisti come Emiliano Fittipaldi e Gianluigi Nuzzi, “rei” di aver scritto “Avarizia” e “Via Crucis”(2015), rischiano seriamente il carcere. Due libri coerenti con la deontologia della professione: scavare sotto la coltre del fariseismo, cercare senza sosta la verità. Testi pieni di notizie documentate ed inquietanti: gli enormi buchi neri della gestione delle finanze della Chiesa, l’oscura faccenda degli introiti inerenti alle cause di santificazione divenute un cinico business, gli affari immobiliari con relativi scandali, i conti segreti dello Ior, gli alloggi principeschi dei signori cardinali, i privilegi smisurati e l’utilizzo per fini ultronei dei contributi dei fedeli. Al riguardo, Fittipaldi accende i riflettori sul caso dell’ospedale pediatrico di Roma Bambin Gesù, dalle cui casse rimpinguate dai credenti (dai cittadini, dunque) sono stati tratti 200.000 euro per ristrutturare l’appartamento di Tarcisio Bertone. Così il centro dermatologico Idi, finito nel (dis)onore della cronaca giudiziaria.

E poi, la curiosa sorte della commissione di inchiesta istituita proprio per fare luce sul disastro economico e incappata nella imprevedibile telenovela che ha visto protagonisti il coordinatore della struttura monsignor Vallejo Balda e Francesca Chaouqui, coppia perfetta per alimentare un bel gossip da telenovela. Nuzzi sottolinea le anomalie del caso. Proprio il sacerdote dell’Opus Dei è una delle fonti dei due volumi, sospetto che l’interessato ha tentato di capovolgere con l’accusa (già ritrattata) di violenza ai suoi danni.

Ed eccoci al procedimento giudiziario, un colpo al cuore sferrato ad ogni principio democratico. Infatti, nello stato pontificio è ancora in vigore il codice penale dell’allora ministro Zanardelli del 1889, recepito dai Patti Lateranensi del 1929. L’addebito mosso a Nuzzi e Fittipaldi è la “violazione del segreto di stato”, con la pena del carcere fino a otto anni, da scontare nella malaugurata ipotesi in Italia, sempre per le intese bilaterali tra le istituzioni italiane e quelle della Chiesa cattolica.

Il processo -dalle garanzie assai approssimative – riprenderà il prossimo 6 aprile, con l’interrogatorio di tre dei cinque imputati, cui seguiranno le testimonianze. Una storia clamorosa, che mette in questione la stessa sovranità nazionale. Che non vale solo quando, anche giustamente, si conduce un braccio di ferro con l’India per riavere i marò considerati da quel paese di propria spettanza giudiziale.

Ma allora perché finora non vi è stata alcuna iniziativa del governo, salvo una criptica dichiarazione del ministro Alfano? Non è stato convocato, a quanto risulta, neppure l’ambasciatore presso la Santa Sede. Quest’ultimo andrebbe ritirato, fino ad avvenuto chiarimento sul carattere delle accuse. E sì, perché la presunta violazione del segreto di stato si chiama libertà di espressione. Come è stato chiarito nell’efficace conferenza stampa con gli autori promossa mercoledì 16 marzo dai parlamentari Pippo Civati e Andrea Maestri.

È un incubo, che poco si addice all’illuminato magistero del Papa di Roma.

Gli inquirenti nei locali dell’arcivescovo Barbarin accusato di non aver denunciato, in passato, almeno un sacerdote pedofilo

da La Stampa

Gli inquirenti francesi muovono un nuovo, rumoroso passo nell’inchiesta sulle presunte omissioni di denunce di abusi su minori che coinvolge alcuni alti prelati, tra cui l’arcivescovo di Lione e primate delle Gallie, il cardinale Philippe Barbarin. La polizia ha condotto oggi una perquisizione nei locali dell’arcivescovado di Lione, residenza del card. Barbarin, finito nella bufera perché accusato di aver coperto in passato almeno un sacerdote responsabile negli anni ’80 di atti pedofili in serie su diversi boy scout.

«Nell’ambito delle indagini preliminari aperte dalla procura di Lione – si legge nel comunicato diffuso dalla diocesi transalpina -, la diocesi di Lione ha dovuto consegnare oggi agli investigatori venuti ad effettuare una perquisizione gli elementi di cui la giustizia intendeva disporre per fare luce su quegli avvenimenti dolorosi». Il card. Barbarin, ha spiegato sempre la diocesi, «ha espresso in numerose occasioni la sua volontà di collaborare in tutta trasparenza con la giustizia, di cui resta a disposizione con fiducia». «Egli rinnova la speranza – aggiunge la nota – che la giustizia possa agire nella serenità indispensabile per l’accertamento della verità e per la guarigione della sofferenza delle vittime».

L’inchiesta è stata aperta parallelamente alle indagini nei confronti di un sacerdote, padre Bernard Preynat, accusato di una lunga serie di violenze sessuali risalenti su giovanissimi scout oltre 25 anni fa. Le vittime hanno denunciato Preynat e i responsabili della diocesi colpevoli, a loro avviso, di non aver informato la giustizia pur essendo al corrente dei fatti.

Barbarin ha sempre respinto le accuse precisando che al momento dei fatti in questione non era ancora vescovo, rimandando in parte le contestazione ai suoi predecessori, e sostenendo che quando ebbe testimonianza diretta degli abusi di Preynat, oggi 71/enne, fu lui l’anno scorso a sospenderlo, prima ancora della denuncia delle vittime alla giustizia. Tra queste ultime, però, non manca chi chiede le dimissioni del porporato, che in una delle messe pre-pasquali della Settimana Santa ha anche chiesto «personalmente scusa» alle vittime dei preti pedofili. Interessando un prelato di così alto prestigio, tra l’altro uomo di fiducia dell’attuale Pontefice, il caso ha fatto molto rumore non solo in Francia, e anche le nuove perquisizioni di oggi intervengono ad agitare ulteriormente le acque.

È diventato persino un caso politico, dopo che il premier socialista francese Manuel Valls ha ammonito Barbarin, in un’intervista radiofonica, affinché «si assuma le sue responsabilità». «Se questo dibattito riguardasse il preside di una scuola – ha osservato Valls – che cosa avremmo detto? Saremmo stati implacabili, Un uomo di Chiesa, un cardinale, il primate delle Gallie ha un’influenza morale e intellettuale, esercita una responsabilità sulla nostra società: deve capire il dolore delle vittime». E al severo richiamo del premier ad «assumersi le sue responsabilità» e a «parlare e agire» il card. Barbarin, spalleggiato dai vescovi di Francia, ha dovuto subito reagire assicurando in una conferenza stampa: «Mai e poi mai ho coperto un qualsiasi atto di pedofilia».

I sacerdoti? Esperti in umanità sopratutto quelli sposati!

preti.papa

Parte del titolo è di Avvenire che presenta una ricerca sui sacerdoti. Non discutiamo la ricerca ma sottolineiamo che quello si afferma dei sacerdoti in generale è vissuto in tutte le dimensioni pienamente dai preti sposati (ndr).

I sacerdoti? Sono più organizzati, socievoli, disponibili, modesti ed estroversi di chi non è consacrato. Non solo. Hanno una stabilità emotiva di gran lunga superiore alla media dei laici, siano essi credenti o non credenti. Insomma, donarsi completamente al Signore dicendo il proprio “eccomi” è sinonimo di un benessere psicologico che fa quasi invidia. Niente a che vedere con immagini distorte (talora veicolate dai mezzi di comunicazione) che vogliono il prete come un uomo “meno uomo”, segnato da rinunce e privazioni.

A confermare che il presbitero è un “fratello” «esperto in umanità», secondo la celebre definizione di Paolo VI sulla Chiesa, è la scienza. O, per essere precisi, uno studio del Centro nazionale delle ricerche (Cnr) sulla personalità dei sacerdoti. «Per la prima volta sono stati analizzati i profili caratteriali dei preti confrontandoli con quelli dei fedeli ma anche con quelli di non credenti o agnostici », spiega l’ideatore e coordinatore del lavoro, Antonio Cerasa, docente di psicologia della comunicazione all’Università di Catanzaro. In tutto sono stati coinvolti 200 presbiteri italiani (in gran parte secolari ma anche regolari) insieme con 300 praticanti e 200 “indifferenti”. I risultati dell’indagine, curata dall’Istituto di bioimmagini e fisiologia molecolare del Cnr di Catanzaro, sono stati pubblicati sulla rivista internazionale Personality and Individual Differences.

Il gruppo di ricerca ha impiegato uno dei test più accreditati per la valutazione della personalità. Cinque sono stati i fattori presi in esame: la stabilità emotiva, l’estroversione, l’amicalità, l’apertura mentale e la coscienziosità. Cinque dimensioni in cui i sacerdoti spiccano. «La coscienziosità che indica affidabilità, puntualità, capacità di auto-organizzarsi, un tratto già considerato uno dei pilastri del profilo del credente, si conferma alto nei fedeli laici e risulta alto anche nei sacerdoti», afferma il ricercatore del Cnr. Per quanto riguarda l’amicalità – fattore con cui si intende la capacità di essere empatici, modesti, sensibili, altruisti e fiduciosi – «finora poco studiata nei ministri del culto in genere, è emerso che tutte le persone credenti hanno un elevato punteggio, ma risulta significativamente maggiore nei sacerdoti rispetto ai laici», sottolinea Cerasa.

Guardando all’affettività e all’estroversione, «si nota chiaramente nei sacerdoti la bassa impulsività e lo scarso desiderio di andare alla ricerca di nuove sensazioni», continua l’esperto. Infine, scandagliando l’apertura mentale, il Cnr ha scoperto che «sia i fedeli laici sia i sacerdoti mostrano una chiara tendenza ad approfondire ciò che è già conosciuto, piuttosto che a esplorare nuovi ambiti di conoscenza. E, per ciò che attiene ai valori, tendono ad affidarsi a un’autorità riconosciuta all’interno della comunità». Il fattore R, ossia religioso, tempra in maniera pressoché identica sia l’indole dei sacerdoti ordinati, sia quella dei religiosi. Non vengono alla luce sostanziali differenze nella personalità del clero secolare e in quella del clero regolare, tranne che per un elemento: chi appartiene a una congregazione ha una minore predisposizione ad auto-organizzarsi. E forse ciò si spiega con la vita comunitaria che in molti casi è parte del carisma di un ordine religioso.

Negli scorsi anni numerose ricerche, soprattutto nei Paesi anglosassoni, avevano dimostrano come la religiosità giochi un ruolo positivo sulla psicologia umana. Chi crede ha un’aspettativa di vita più lunga, minori disturbi depressivi e una ridotta dipendenza dal fumo e dall’alcol, avevano evidenziato molteplici indagini. «Recentemente – osserva Cerasa – alcuni ricercatori hanno ipotizzato che questa tendenza all’equilibrio psicofisico sia in parte legata anche all’attitudine caratteriale della persona. I primi studi eseguiti sui gruppi di credenti laici hanno confermato questa ipotesi, ma un’indagine diretta sui ministri della Chiesa non era stata compiuta». Ci ha pensato un pool di studiosi della Penisola a colmare il vuoto. «La nostra ricerca conferma alcune caratteristiche di coloro che vivono un’esperienza di fede – conclude il coordinatore – ma soprattutto rivela tratti peculiari dei sacerdoti che non erano mai stati portati alla luce prima. Nell’ambito ecclesiale qualcuno sostiene che le nostre conclusioni non siano una novità. In realtà abbiamo mostrato il volto più personale dei preti».

Avvenire

L’amore di un uomo e di una donna in tutte le tappe della vita, non può nascere al di fuori di questa partecipazione all’amore di Dio anche per i preti sposati?

“Avvenire” quotidiano della Conferenza Episcopale italiana ha pubblicato un  inedito Amore e desiderio, secondo l’arcivescovo di Cracovia Wojtyla nell’edizione online di oggi 30 Marzo 2016. Il Movimento dei sacerdoti lavoratori sposati apprezza i contenuti del testo e si chiede se valgono anche per l’amore dei preti sposati.

In Amore e responsabilità ho cercato di dimostrare almeno una cosa. Il pericolo di mescolare due definizioni sullo sfondo del pensiero, delle parole e prima di tutto delle azioni. Il pensiero, la parola e le azioni riguardanti l’amore. Soprattutto che c’è il rischio di mescolare l’amore come disposizione particolare, riferimento interpersonale o sfruttamento di una persona da parte di un’altra. Ho accettato addirittura questa contrapposizione come chiave per l’analisi dell’intero problema e mi è sembrato che spieghi questo problema in modo quanto mai concreto. Lo spiega fino in fondo, fino all’ultimo presupposto.

Mi sembra che in questo modo sia possibile notare l’adeguatezza delle norme dell’etica cattolica nell’ambito sessuale, matrimoniale e familiare. Tuttavia è chiaro che non si tratta qui soprattutto di definizioni. L’amore è prima di tutto una realtà interiore, interna alla persona. E contemporaneamente è una realtà interpersonale, da persona a persona, comunitaria. E in ogni dimensione, in questa dimensione interiore come in quella interpersonale o comunitaria, ha una propria particolarità evangelica. Ha ricevuto una certa luce. E se parliamo o di errori nel campo del pensiero, o di distorsioni nel campo della realizzazione, ci rifacciamo sempre a questa luce. Penso che così si debba comprendere per esempio l’importantissimo testo del Magistero conciliare che è il primo capitolo della seconda parte della costituzione Gaudium et spes. Il titolo stesso è significativo, parla di incoraggiamento alla dignità del matrimonio e della famiglia.

È una lettura della realtà dal punto di vista del patrimonio empirico per così dire, dell’osservazione della vita contemporanea nelle varie gamme, lettura che si riferisce a quella luce che giunge a noi dalla Rivelazione. Questo testo, proprio all’inizio, parla di tutte le distorsioni che questa grande realtà interpersonale, l’amore fra marito e moglie, l’amore familiare, ha subito e subisce, soprattutto ai nostri tempi. L’elenco di queste distorsioni probabilmente non è molto diverso da tutte le letture simili, da tutti gli elenchi che troviamo, per esempio in San Paolo nella sua Lettera ai Romani. Quindi direi che è necessario affermare, riguardo a questo tema, tutta la verità e che bisogna illuminare questo problema fino in fondo e sinceramente. E questo significa anche partire da tutte le mancanze, tutti gli errori, e tutte le distorsioni. Penso che di queste cose sia piena la vita nella coscienza umana e nell’azione dell’uomo e che ne sia piena anche questa nostra terra polacca, che ne sia piena l’intera cultura europea. Penso che solo così si spieghi la contestazione insistente dell’Enciclica Humanae vitae soprattutto in questo ambito.
bellezza.corpo
Ho esaminato a Roma un’enorme massa di documenti riguardanti questo testo. Ho letto le dichiarazioni dei vescovi e degli episcopati di tutto il mondo. Alcune erano molto brevi, dei telegrammi, delle annotazioni pastorali. C’erano anche delle dichiarazioni molto lunghe, lettere, confessioni, e anche annotazioni per la pastorale. Ho notato che proprio l’ambito della cultura europea, quello a cui siamo legati molto da vicino, a cui noi dell’Oriente aderiamo, a cui in pratica apparteniamo, è l’unico ambito in cui si critica la Humanae vitae. Per quanto riguarda la nostra comunità, seguendo il primo paragrafo della seconda parte di Gaudium et spes siamo testimoni del fatto che siamo arrivati a una distorsione della definizione e pratica dell’amore, e di una paternità e maternità responsabile.

E coloro che in passato hanno collaborato alle cause di questa situazione sono quelli che oggi suonano l’allarme con forza. Penso che sarebbe una cosa molto interessante e istruttiva se comparassimo le dichiarazioni degli stessi settimanali o quotidiani nelle edizioni di quindici anni fa e di oggi: allora si invocavano i contraccettivi e li si elevava al rango di imperativo sociale. Dopo quindici anni si richiede un aumento delle nascite. A chi venne detto che bisognava evitare di avere figli nel matrimonio oggi si dice invece che bisogna avere figli e averne in abbondanza. Ma è una cosa realizzabile? L’uomo è forse un meccanismo sul quale è così facile imprimere degli ordini a livello così profondo? Alla base di tutto questo non c’è forse un orribile errore nel campo stesso della visione dell’uomo? E con che faccia possiamo poi ancora parlare di umanesimo? Questo è quanto vorrei dire nella caratterizzazione del problema perché non vorrei andare avanti su questa strada. Desidero invece tornare sul tema dell’amore, dell’insegnamento sul tema dell’amore, che dovremmo porre alla base della preparazione al matrimonio, prima di tutto della gioventù universitaria.

Quando si tratta della verità sul tema dell’amore, che tutti dobbiamo riconoscere perché fa parte della nostra fede e dobbiamo proclamarla (predicarla) nella pastorale universitaria, essa deve essere autentica, cioè evangelica. Salva reverentia (Fatta salva l’attenzione) per tutte le implicazioni filosofiche di grande valore, che ci hanno sempre aiutato nella formulazione della nostra teologia dell’amore, tutte le formulazioni capitali dieros e agape che hanno un grande significato per la spiegazione della nostra scienza evangelica sull’amore, ma non arrivano a mettersi al suo posto. Essa è assolutamente specifica, assolutamente originale. Infatti l’insegnamento evangelico sull’amore viene riassunto prima di tutto nella Rivelazione, di cui fa parte. Penso che sia necessario introdurre almeno due pensieri sulla Rivelazione che sono come la premessa a quello che intendo dire. Il primo è l’idea di San Giovanni che afferma: «Dio è amore» (1Gv 4,8). Il secondo è un pensiero dalla Lettera ai Romani di Paolo che afferma: «L’amore di Dio è stato riversato nei nostri cuori per mezzo dello Spirito Santo che ci è stato dato» (Rm 5,5).

Perciò, parlando di amore cioè parlandone con la nostra voce, con le nostre labbra, e anche con tutto il nostro corpo, con la coscienza di una certa voce interiore del pensiero e del cuore, noi teologi dobbiamo sempre avere davanti agli occhi l’amore umano come reale partecipazione all’amore di Dio. Tutto il vero amore umano è reale partecipazione all’amore di Dio. Anche l’amore matrimoniale è partecipazione reale all’amore di Dio. L’amore di un uomo e di una donna in tutte le tappe della vita, cominciando dai cosiddetti teenagers, fino agli anniversari che definiamo come ‘nozze d’oro’, in cui gli sposi a volte vengono nelle nostre parrocchie per ricevere una nuova benedizione. Tutta la ricchezza umana di questo amore non può nascere al di fuori di questa partecipazione all’amore di Dio. Certamente, grazie a Lui, se così si può dire, essa si libera, si sprigiona.