Pedofilia: Cardinale Pell: “La chiesa ha commesso enormi errori”. Il Papa lo riceve

Ieri l’appello del produttore di ‘Spotlight’ sugli abusi. “Questo premio dà voce ai sopravvissuti. Una voce che arriverà al Vaticano”

Il Papa  ha ricevuto questa mattina il cardinale australiano George Pell, che ieri ha testimoniato, in videoconferenza dall’Hotel Quirinale a Roma, davanti alla Commissione d’inchiesta australiana, sulle risposte delle istituzioni agli abusi sessuali a minori negli anni 1970 e 1980.

La Chiesa cattolica “ha commesso enormi errori, ma sta lavorando per rimediare, ha detto, ha causato gravi danni in molti luoghi, ha deluso i fedeli”. George Pell, già arcivescovo di Melbourne e poi di Sydney e ora prefetto degli Affari economici del Vaticano, ha aggiunto:  “Non sono qui a difendere l’indifendibile”, in quei giorni la Chiesa era “fortemente propensa” ad accettare smentite degli abusi da parte di chi ne era accusato. L’istinto allora era più di “proteggere dalla vergogna l’istituzione, la comunità della Chiesa”, ha detto fra l’altro il prelato, che ha tuttavia negato di aver avuto alcuna conoscenza delle malefatte dei preti pedofili che operavano nella diocesi di Ballarat in cui era viceparroco e assistente al vescovo Ronald Mulkearns. La prima di tre o quattro udienze, in collegamento con la Commissione in seduta a Ballarat presso Melbourne, si è conclusa oggi alle 12 ora australiana (le 2 in Italia). La testimonianza del prelato, interrogato puntigliosamente dal legale della commissione Gail Furness, riprenderà domattina in Australia (alle 22 ora italiana).

Alla deposizione hanno assistito di persona 14 vittime. Il cardinale ha ammesso che la maniera in cui il prete pedofilo seriale Gerald Ridsdale è stato trasferito da una parrocchia all’altra invece di essere denunciato alla polizia è stata una “catastrofe”, che gli ha consentito di continuare ad abusare di minori. Ridsdale è in carcere dopo essere stato condannato per 138 reati ai danni di 53 vittime, Pell aveva condiviso l’alloggio con lui quando erano giovani preti.

Ieri dopo la vittoria di Spotlight come miglior film agli Oscar il produttore ha sottolineato: “Questo premio dà voce ai sopravvissuti. Una voce che arriverà al Vaticano. Papa Francesco, è arrivato il momento di proteggere i bambini”. Così Michael Sugar, il produttore del film premio Oscar “Spotlight”, durante il discorso di ringraziamento al Dolby Teathre di Los Angeles dopo aver ricevuto la statuetta.

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Dall’Australia a Roma: “Noi, vittime di abusi qui per vedere Card. Pell”

A Roma una delegazione di alcune delle vittime di Ballarat, dove il cardinale ha occupato posizioni di rilievo mentre si verificavano gli abusi. L’accusa: “Sapeva delle violenze”. La replica: “Falso”

di PAOLO RODARI

– Inizia oggi, nel territorio neutrale dell’hotel Quirinale di Roma, la deposizione, in video conferenza con l’Australia, del cardinale George Pell (capo della Segreteria per l’Economia della Santa Sede) davanti alla Commissione governativa australiana che indaga sugli abusi sessuali su minori commessi da uomini di Chiesa quando egli era semplice prete a Ballarat e poi vescovo a Melbourne e a Sydney. L’accusa è di aver coperto i preti pedofili, spostandoli – come era prassi consolidata in alcune diocesi del mondo – da una parrocchia a un’altra.
Caso Josef Wesolowski a parte, è la prima volta che accuse dirette arrivano a coinvolgere un alto esponente della Santa Sede. Oggi il porporato australiano, dopo la video conferenza, viene ricevuto da Francesco.
L’udienza è in realtà in “tabella” e dunque dovrebbe essere legata principalmente all’incarico ricoperto in Vaticano. Anche se non è escluso che papa Bergoglio possa essere informato in tempo reale anche di quanto appena avvenuto all’Hotel Quirinale.
Soltanto pochi giorni fa, del resto, tornando dal viaggio apostolico in Messico, egli aveva definito “una mostruosità ” gli abusi sessuali commessi dai preti e aveva detto: “Un vescovo che cambia la parrocchia ad un sacerdote, quando si verifica un caso di pedofilia, è un incosciente, e la cosa migliore che possa fare è presentare la rinuncia”.
Pell ha sempre respinto con forza ogni addebito dicendo di non essere mai stato a conoscenza dei fatti. Ancora pochi giorni fa ha ribadito che “le accuse sono senza fondamento e completamente false”. Ma la sua difesa non è mai avvenuta davanti alla Commissione, bensì attraverso dichiarazioni a distanza.
La Commissione avrebbe voluto ascoltare Pell in Australia, ma il porporato ha presentato certificati medici che gli impediscono il viaggio.
Per questo, a Melbourne come a Sydney, l’attesa per il faccia a faccia di oggi è grande. Pell è ritenuto da parte dell’opinione pubblica del suo Paese colpevole: in sostanza, dicono, non poteva non sapere.
Non così a Roma, dove il porporato è invece conosciuto principalmente per essere colui al quale Francesco ha affidato il delicato compito di riforma dell’economia vaticana. In suo favore si è recentemente espresso anche il padre gesuita Frank Brennan. In passato critico nei confronti del porporato, ha detto recentemente “che nessuna prova è stata prodotta per dimostrare che Pell sapesse qualcosa degli abusi”.
A Roma per ascoltare la deposizione ci sono oggi anche alcune delle vittime di Ballarat. Dice il loro portavoce, Andrew Collins, che desiderano “sentire la verità dalla bocca di Pell”. E ancora: “Occupava posizioni di rango a Ballarat quando sono accaduti gli abusi peggiori. Vogliamo sapere cosa ha saputo e quando ne è venuto a conoscenza. Vogliamo anche sapere perché le vittime non sono state prese in seria considerazione e perché la Chiesa ha tentato di insabbiare questi crimini”.
Spiega Carolyn Worth, portavoce del “The Victorian Casa Forum”, il centro di aiuto di Melbourne per chi ha subito abusi sessuali e al quale fanno riferimento anche le vittime di Ballarat, che “un certo numero di vittime crede che Pell non è stato trasparente nelle sue risposte date in passato alla Commissione Reale.
Soprattutto in merito alle risposte date circa gli abusi di Ballarat, quando era vescovo ausiliare di Melbourne. Per le vittime è importante vedere il cardinale dare la sua testimonianza. Vedono ciò come parte del loro processo di recupero “.
repubblica.it

I Silenzi di Papa Francesco in Messico

Sono molti i punti critici e salienti della visita di Papa Francesco in Messico, svoltasi dal 12 febbraio al 17, che non sono (quasi) apparsi sui media fuori dal Messico e che si riferiscono non solo a cosa ha fatto Bergoglio, ma soprattutto alle sue omissioni e ai suoi silenzi, senza dubbio molto significativi. Strategicamente ha coperto il territorio e alcuni settori della società, concentrandosi però sulle élite. Queste hanno avuto pieno accesso al pontefice, mentre i rappresentanti della società civile sono comparsi come figuranti. Geograficamente è passato dal centro (Città del Messico, Ecatepec, Michoacán) al sud (Chiapas, frontiera meridionale) e al nord (Ciudad Juárez, frontiera con gli USA). L’asse Nord-Sud è un elemento importante del pontificato di Bergoglio e la denuncia degli eccessi del capitalismo, delle disuguaglianze e della povertà ne è un asse portante. Per cui il suo discorso si riproduce come un canovaccio ovunque con qualche variazione sul tema.

Il momento del Messico

In Messico il copione ha funzionato e i media del mondo hanno osannato la visita del vescovo di Roma e i suoi discorsi contro la corruzione, anche nella Chiesa, e contro i privilegi e il narcotraffico. Ma il nucleo è sempre lo stesso, quello della dottrina sociale della Chiesa. Wojtyla utilizzava lo stesso corpus dottrinario e retoriche simili per parlare dell’asse Est-Ovest durante la Guerra fredda e degli eccessi del blocco sovietico. Ma l’impressione, nel suo caso, è che si schierasse tout court contro il comunismo. Caduta l’Unione Sovietica e i regimi dell’Est europeo, anche il Papa polacco cominciò a muoversi verso una retorica contro gli eccessi del mercato. Il filo rosso appare incentrato più sulla difesa del tradizionalismo, delle prerogative della Chiesa e di prospettive anti-moderne e, in parte, antiliberali che sull’attacco a questo o a quel sistema economico-politico.

El chapo nationIl “momento messicano” di gennaio e febbraio era molto delicato per cui il governo e la diplomazia non poteva tollerare altri colpi all’immagine del Paese. L’uccisione della sindaca Gisela Mota, la cattura del boss El ChapoGuzmán e l’intervista di Sean Penn che ha ridicolizzato il governo, le proteste per i 43 ragazzi desaparecidos di Ayotzinapa il 26 gennaio, a 14 mesi dal loro sequestro e sparizione. Poi il caso di cinque turisti messicani, una famiglia, desaparecidos a Veracruz per mano della polizia. E infine l’uccisione brutale della giornalista Anabel Flores, freelance dello stato di Veracruz, e il massacro avvenuto nella prigione di Topo Chico, a Monterrey, con un bilancio di 49 morti tra i reclusi. Il Papa ha portato un po’ d’aria fresca per l’esecutivo. Le sue critiche sono state leggere e sono state neutralizzate, anche se nel mondo la percezione è stata diversa.

Francesco ha incontrato la classe dirigente messicana nelle sue tre componenti principali: imprenditoriale e finanziaria (Carlos Slim, uomo tra i più ricchi della Terra, e un centinaio tra i più importanti imprenditori messicani a Ciudad Juárez); ecclesiastica (Episcopato Messicano e alti prelati); politica (Presidente e consorte, Angélica Rivera, onnipresenti, Manuel Velasco, governatore del Chiapas e aspirante alla presidenza, e poi una sfilata costante di politici locali e nazionali in tutto il viaggio).

Incontri e silenzi

Ha avuto incontri con alcuni settori sociali e popolari, anche se si trattava, all’interno di ogni categoria, di gruppi “scelti” o cooptati dalle rispettive diplomazie, la vaticana e la messicana. Indigeni, lavoratori, vittime della violenza, giovani, famiglie, carcerati, migranti, operatori del sociale. In Messico, però, sono state denunciate le mancanze gravi della visita e le occasioni perdute per dare un segnale chiaro alla società e alla classe dirigente.

Bergoglio non ha praticamente mai citato, nemmeno cripticamente, lo Stato, il governo e le loro rispettive responsabilità. Ha parlato genericamente di corruzione, sequestro e traffico di persone, senza additare né segnalare. Parallelamente, dunque, tutti i problemi si riconducono ai narcos, ai “trafficanti della morte”, intesi come entità quasi astratta, priva di referenti e conniventi, come fosse un rappresentante del male assoluto. Il riferimento quindi non va mai al governo, alle polizie, ai sindaci o ai funzionari pubblici che in alcuni casi sono ingranaggi e pezzi integranti delle stesse organizzazioni criminali, le favoriscono o, semplicemente, le coprono e le lasciano operare. Era un accordo diplomatico. Solo sull’aereo di ritorno Papa Francesco ha brevemente menzionato alcune tematiche che in Messico sono sensibili e avrebbero fatto la differenza: la pedofilia nella Chiesa cattolica e i desaparecidos.

Chiapas e “questione indigena”

angelia-rivera-papa-francisco-pencc83a-nieto-mexicoSul tema degli indigeni, in Chiapas (link Radio Onda D’Urto), il Papa ha reso omaggio a Vasco de Quiroga, il “protettore degli indios” del secolo XVI, e alla tomba dell’ex vescovo di San Cristóbal de las Casas, vicino al movimento dell’Esercito Zapatista di Liberazione Nazionale e alla teologia della liberazione, Samuel Ruíz. Storicamente la Chiesa, dopo i primi anni di barbarie dei conquistadores spagnoli, già nel secolo XVI s’era mossa in difesa delle popolazioni autoctone americane in quanto la loro estinzione totale avrebbe implicato l’eliminazione della manodopera necessaria all’impresa coloniale, com’era accaduto nei Caraibi dove si prese a schiavizzare e “importare” schiavi di colore dall’Africa, e dei fedeli necessari all’espansione del cristianesimo in America.

D’altro canto Bergoglio ha incontrato alcuni rappresentanti di comunità indigene ed è stato accolto da canti e preghiere nelle tre lingue più parlate nella regione: chol, tzeltal e tzotzil. Il suo passaggio nello stato più povero del Paese, governato da un’alleanza tra il partito del presidente, il PRI (Partido Revolucionario Institucional), e il PVEM (Partito Verde Ecologista Messicano, cui appartiene il governatore Manuel Velasco) è stato celebrato internazionalmente. Al centro del discorso del pontefice c’erano gli indigeni esclusi e le ingiustizie, la dignità di questi popoli e la loro importanza per l’identità messicana. Ma al centro dell’agenda politica, in realtà, c’era l’urgenza di recuperare i territori che vanno dal Chiapas a Panama, dato che sono quelli in cui l’emorragia di fedeli è inarrestabile e avanzano i pentecostali e gli evangelici. La visita alla tomba del prete-militante Ruíz ´servita invece a “recuperare” i settori più combattivi del movimento indigeno che collima con lo zapatismo o ne è parte effettiva.

E i desaparecidos? E il pedofilo Marcial Maciel?

Marcial pedofiloIn tutto il suo viaggio Francesco non ha nominato le persone scomparse o desaparecidos, la pederastia clericale, il caso dei 43 studenti di Ayotzinapa e i femminicidi, nonostante la sua tappa a Ciudad Juárez, la città simbolo di questo delitto di genere contro le donne.

In Michoacán, dove il Papa ha partecipato a vari eventi, i seminaristi in coro hanno contato da 1 a 43 per ricordare i desaparecidos di Ayotzinapa, ma i media internazionali quasi non ne hanno parlato. Proprio in quella regione nacque e cominciò a operare padre Marcial Maciel, fondatore della potente congregazione dei Legionari di Cristo e responsabile di decine di atti di pedofilia e molestie sessuali. Ci sono documenti che mostrano che il Vaticano ne era conoscenza e l’ha coperto per anni. Le indagini contro Maciel sono andate a rilento. Il fondatore dei potentissimi Legionari, che molti servigi hanno reso al Vaticano in terra azteca, è morto, ma è rimasto impunito. Anche se pedofili e criminali, i grandi servitori della Chiesa pare possano trovare un posto d’onore nella storia. E infatti Bergoglio ha addirittura perdonato la congregazione in vista del Giubileo.

Le vittime di Maciel in Messico avevano chiesto udienza al Santo Padre, ma questa non è stata concessa perché, secondo quanto Bergoglio ha dichiarato alla stampa, gli incontri con quelle vittime c’erano già stati in passato. Traduzione: non s’è voluto attaccare alla radice il problema, né dare visibilità alle vittime, in quanto significava magnificare le malefatte del Vaticano, ed è stato meglio criticare solo gli eccessi della curia in termini economici.

Ayotzinapa e i retroscena diplomatici vaticani

papa desaparecidosIl Papa non ha incontrato le vittime della strage di Iguala del 26 settembre 2014 e i genitori dei ragazzi di Ayotzinapa desaparecidos nonostante la società e i gruppi che li sostengono lo chiedesse a gran voce. Ha sostenuto invece che i diversi gruppi di vittime di sparizione forzata sono “in lotta tra di loro” e che comunque non avrebbe potuto incontrare tutte le vittime. Menzogne e scuse. Per i femminicidi sembra sia stato applicato lo stesso pretesto. Non ha nominato i giornalisti, gli attivisti, i prigionieri politici e i difensori dei diritti umani che vivono intollerabili persecuzioni. Il capitalismo selvaggio viene criticato, ma non i grandi progetti di spoliazione di territori e comunità, i megaprogetti minerari ed energetici, frutto di un modello di sviluppo escludente trainato dagli investimenti transnazionali e dalla brama di battere cassa del governo di turno.

Non la mancanza di tempo o l’ignoranza dei fatti, non i presunti dissidi interni tra i gruppi sociali o il ruolo di “capo di Stato” di Francesco. Quali sono i motivi veri del silenzio?

Il pontefice non ha potuto o voluto nominare lo Stato messicano, né legare i mali del Messico alle politiche di questi anni o al connubio narcos-Stato-economia (legale e non). Parlare di Ayotzinapa e desaparecidos, ma anche citare i diritti umani o i crimini contro la stampa, implica automaticamente richiamare casi che han fatto il giro del mondo e sono ancora aperti. Privi di giustizia e giustificazioni. Sono spine nel fianco del governo perché le parole stesse, “diritti umani” o “desaparecido”, incorporano nella loro definizione i concetti di omissione o d’azione diretta da parte dei poteri pubblici in una violazione gravissima contro una o più persone. Chiedere giustizia, come fa la società messicana organizzata da decenni, significa rivelare queste trame ed esporsi. “Narcos”, “privilegi” e “corruzione” sono sostantivi vuoti, vaghi, se non si specificano le loro interconnessioni e gli attori che le promuovono. Certo il narcotraffico e i trafficanti ci sono, sono una parte del problema sociale gravissimo del Paese.

Inoltre i “narcos” non sono dei folli sanguinari isolati dal mondo: il mercato finale delle droghe che passano dal Messico, così come quello delle persone vittime di tratta e dei migranti, si trova negli Stati Uniti e in Europa, mentre i morti della narcoguerra militarizzata restano a sud, anche per via della connivenza e la corruzione di politici, funzionari e mercanti della guerra che inondano di armi il Messico e tanti altri territori. I messaggi del Papa sono stati ampi e generici sui temi “caldi” per il governo messicano, su quelli sociali e politici, e più efficaci su quelli religiosi, rivolti all’episcopato, anche se alla fine la pedofilia ne è rimasta fuori. S’è parlato dunque di narcotraffico, ma non della mafiosità diffusa nelle istituzioni e in certe aree. Il Papa si scaglia, giustamente, contro la corruzione e i privilegi, ma non menziona i corrotti e i privilegiati, che invece fanno sfoggio di moine e selfiecon cui dimostrano il loro potere, la loro “fede” e la sprezzante soddisfazione per “averla fatta franca”, di nuovo.

Vetrina di governo

Papa santa muerteIl viaggio di Francesco è stato gestito alla stregua dei megaeventi sportivi e, infatti, ha riscosso un grande successo di pubblico e di share in TV. Il governo del presidente Peña Nieto è uscito vincitore nonostante le critiche e l’esposizione dei problemi sociali messicani realizzate da una parte dei mass media. Il presidente, sua moglie e il loro entourage politico e del mondo dello spettacolo hanno praticamente scortato il pontefice ovunque fosse possibile. Le critiche generiche del Papa non hanno toccato le corde sensibili e la classe politica nel suo complesso ha potuto fare orecchio da mercante, approvando sui social network le parti critiche dei discorsi papali, soprattutto sul tema della corruzione e i privilegi. Ormai la ricerca della legittimità delle dirigenze politiche non risiede più nel popolo o nel loro operato, cioè nei risultati concreti, quanto nel gattopardismo e nelle dimostrazioni pubbliche della loro religiosità. In altre parole ha prevalso la figura del politico buon cattolico, che è screditato e criticato dalla gente, ma si guadagna consensi facendosi vedere con il Papa e realizzando opere in fretta e furia per mostrare in TV una città pulita quando passa il capo della Chiesa.

Pochi media internazionali hanno spiegato che la moglie del presidente Peña, l’attrice Angélica Rivera, nota anche come “La Gaviota” (La gabbiana), è nel mezzo di due scandali: uno di corruzione, per via della “casa Bianca”, residenza-abitazione sua e del presidente a Città del Messico, che sarebbe stata comprata con giri “poco trasparenti” da un’azienda contrattista di governo che in questi anni ha ottenuto molte commesse (Gruppo Higa), e un altro legato ai dubbi molto seri circa l’annullamento del suo precedente matrimonio religioso da parte del Vaticano, senza il quale non si sarebbe potuta risposare con Peña Nieto. I casi restano aperti a livello giornalistico, non giudiziario, ma accendono i riflettori su affari economico-religiosi poco chiari.

Trump e gli specchi per le allodole

TRUMP-PAPA-FRANCESCO-facebookLa polemica Donald Trump-Papa Francesco è servita ai fini elettorali del candidato americano alle primarie repubblicane e alla copertura dei punti critici della conferenza stampa itinerante da parte del Vaticano. Le provocazioni e le frasi estrapolate dal battibecco mediatico tra i due sono diventate virali e globali e hanno generato simpatie e consensi ai rispettivi pubblici di riferimento dei leader. I commenti di Bergoglio sul virus zika, quasi inesistente in Messico ma in espansione in Brasile, e l’aborto hanno coronato una conferenza stampa che è parte di una strategia mediatica ben orchestrata: commentare a freddo le domande che a caldo la società messicana avrebbe voluto rivolgere al pontefice e le critiche che non sono potute emergere prima.

Parlando dell’epidemia dello zika, Bergoglio non ha aperto sulla contraccezione, ma ha solo dichiarato che non è un “male assoluto”. Ciononostante non pochi mezzi di comunicazione, anche in Messico, hanno elogiato questa presunta “svolta”, ma non hanno parlato del tema dell’aborto che è delicatissimo. La metà dei 32 stati messicani non solo non permettono l’interruzione della gravidanza, neppure entro le 12 settimane, ma la penalizzano, per cui centinaia di donne scontano pene pesantissime e portano al collasso il sistema penitenziario. Solo a Città del Messico l’aborto è regolato e permesso.

Uno degli specchietti per le allodole, imboscato nell’omelia papale durante la sua visita presso la Basilica di Gudalupe, è stata la frase in cui, senza mai citarlo direttamente, Bergoglio ha criticato il culto alla Santa Muerte, osteggiato da sempre dalla Chiesa in tutti modi proprio per via della sua crescita inesorabile.

papa-francesco-i-vs-la-santa-muerte-L-wlgNEz“Mi preoccupano particolarmente tanti che, sedotti dalla potenza vuota del mondo, esaltano le chimere e si vestono con i loro macabri simboli per commercializzare la morte in cambio di monete che, alla fine, ‘le termiti e l’ossido fanno marcire e per le quali i ladri perforano muri o rubano’. Vi chiedo di non sottovalutare la sfida etica e anti-civica che il narcotraffico rappresenta per l’intera società messicana”, ha detto. Nuovamente si ripete il mantra della Santa Muerte come Madonna dei narcos e del delinquenti, mostrando, nel migliore dei casi, un’ignoranza enorme sul tema dei culti popolari messicani o una malafede classista e razzista verso la popolazione, comunque cattolica, che include tra le sue protettrici anche la Santa Parca con la falce.

Durante i preparativi per il tour papale si sono scontrati due gruppi con visioni diverse: governo e Conferenza dell’Episcopato Messicano, Legionari di Cristo e televisioni (Tv Azteca e TeleVisa) sposavano la prospettiva del potere e hanno prevalso nell’organizzazione del viaggio, mentre all’opposto c’erano la Compagnia di Gesù, gruppi ecclesiastici di base e organizzazioni della società civile, le quali volevano rendere visibili le vittime della delinquenza che risultano scomode al governo e denunciare il “patto d’impunità” tra classi dirigenti e criminalità. S’è trattato quindi d’una visita cooptata dalle diplomazie, più di Stato che pastorale, come invece era stata definita inizialmente, e diretta alle varie élite del Paese per rimettere un po’ d’ordine nelle gerarchie e inaugurare nuove fruttuose collaborazioni. Un’occasione perduta per rompere il silenzio (Link Latinoamericando Radio Coop Padova) o sulla grave crisi dei diritti umani messicana.

fonte: http://www.carmillaonline.com/

Oscar, il miglior film chiama in causa il Vaticano: “Papa Francesco ora proteggi i bambini”. Richiama in servizio i preti sposati

“Il caso Spotlight” racconta un’inchiesta nata a Boston sui preti pedofili

La fine della serata però ha visto una pesante denuncia con l’assegnazione del premio più importante, quello per il miglior film, a “Il caso Spotlight“, di Tom McCarty, che racconta le vicende di un gruppo di giornalisti del Boston Globe che hanno scoperchiato, attraverso un’inchiesta dettagliatissima, il sistema di coperture messo in opera dalla chiesa cattolica americana per coprire decine di preti pedofili.

Michael Sugar, il produttore del film, durante il discorso di ringraziamento al Dolby Teathre di Los Angeles dopo aver ricevuto la statuetta, non si è lasciato sfuggire l’occasione di richiamare l’attenzione sul problema della pedofilia nella Chiesa, chiamando in causa lo stesso Papa Francesco: “Questo premio dà voce ai sopravvissuti. Una voce che arriverà al Vaticano. Papa Francesco, è arrivato il momento di proteggere i bambini“.

Il Giornale

Il movimento dei sacerdoti lavoratori sposati va oltre e chiede a Papa Francesco la riammissione nel ministero dei preti sposati (ndr)

I 281 preti pedofili coperti Pell interrogato nella notte: «La Chiesa ha commesso molti errori»

Collegamento video tra Roma e l’Australia, da dove la Commissione governativa chiederà conto al cardinale dei casi tenuti sotto silenzio. Lui ammette: «La Chiesa ha causato gravi danni in molti luoghi, ha deluso i fedeli, ma sta lavorando per rimediare»

di Gian Guido Vecchi

CITTÀ DEL VATICANO – La Chiesa cattolica «ha commesso enormi errori, ma sta lavorando per rimediare. Ha causato gravi danni in molti luoghi, ha deluso i fedeli». Lo ha ammesso il cardinale George Pell, già arcivescovo di Melbourne e poi di Sydney e ora prefetto degli Affari economici del Vaticano, testimoniando in videoconferenza dall’Hotel Quirinale a Roma davanti alla Commissione d’inchiesta sulle risposte delle istituzioni agli abusi sessuali a minori negli anni 1970 e 1980. «Non sono qui a difendere l’indifendibile», ha aggiunto. In quei giorni la Chiesa era «fortemente propensa» ad accettare smentite degli abusi da parte di chi ne era accusato. L’istinto allora era più di «proteggere dalla vergogna l’istituzione, la comunità della Chiesa», ha detto fra l’altro il prelato, che ha tuttavia negato di aver avuto alcuna conoscenza delle malefatte dei preti pedofili che operavano nella diocesi di Ballarat in cui era viceparroco e assistente al vescovo Ronald Mulkearns. La prima di tre o quattro udienze, in collegamento con la Commissione in seduta a Ballarat presso Melbourne, si è conclusa oggi alle 12 ora australiana (le 2 in Italia). La testimonianza del prelato, interrogato puntigliosamente dal legale della commissione Gail Furness, riprenderà domattina in Australia (alle 22 ora italiana).

Le accuse

Pell deve rispondere alle domande della Commissione governativa australiana istituita nel 2003 che indaga sui crimini dei preti pedofili, alle accuse che lo braccano da anni e che lui ha sempre negato con sdegno: in sostanza, di avere coperto sacerdoti responsabili di abusi, permettendo che fossero trasferiti da una parrocchia all’altra, e di aver insabbiato gli scandali per evitare risarcimenti. Il cardinale parla da Roma, all’Hotel Quirinale di via Nazionale è stato allestito tutto il necessario per il collegamento audio e video. A Roma è arrivato anche un gruppo di una quindicina di vittime guidate da Andrew Collins, portavoce del Ballarat Survivors Group. Avevano lanciato in Rete una raccolta fondi per arrivare a 40 mila dollari e pagarsi il viaggio, hanno superato i duecentomila. Assisteranno all’audizione nell’hotel, «vogliamo guardarlo negli occhi».

Le denunce sono state 853

Ballarat, città natale di Pell, è un nome che ha una eco sinistra in Australia: 853 denunce per abusi su minori commessi soprattutto negli Anni Settanta, 281 sacerdoti coinvolti, la congregazione dei «Christian Brothers» costretta a pagare 37,5 milioni di dollari di risarcimenti. David Ridsdale, abusato dallo zio – padre Gerard Ridsdale, il più famigerato pedofilo australiano – sillaba: «Siamo qui per cercare la verità. Siamo qui per guarire la nostra città. Abbiamo il più alto tasso di suicidi in Australia». Ma la faccenda arriva fino al cuore del Vaticano. Il porporato Il cardinale australiano George Pell – prima nella diocesi di Ballarat, poi arcivescovo di Melbourne e infine di Sydney – è dal 2014 prefetto della Segreteria per l’Economia, un dicastero chiave nella riforma della Curia. Tra i capofila del fronte interno più conservatore, Pell è stato tra l’altro l’artefice della lettera al Papa firmata da un gruppo di tredici porporati (si disse, ma alcuni smentirono) che alla vigilia del Sinodo sulla famiglia di ottobre ne contestava il metodo e il documento di lavoro. Chi lo difende allude a fango contro la sua opera di riforma economica.

Faccia a faccia con Bergoglio

Di ritorno dal Messico, ai giornalisti che gli chiedevano di chi ha coperto i preti pedofili, spostandoli da un posto all’altro, Francesco ha risposto così: «Un vescovo che per questo cambia di parrocchia un prete è un incosciente e la cosa migliore che possa fare è dimettersi». Comunque sia, l’8 giugno Pell compirà 75 anni, l’età alla quale i cardinali di Curia sono «tenuti» a presentare rinuncia al proprio incarico. Proprio lunedì mattina Pell andrà dal Papa: un’udienza «di cartello», come si dice, gli incontri periodici che il Pontefice ha con i capi dicastero. Ma è difficile pensare che nel colloquio, oltre alle questioni economiche, non si parli anche dell’audizione. La commissione La «Royal Commission into Institutional Responses to Child Sexual Abuse» (Commissione reale sulle Risposte istituzionali agli Abusi sessuali sui Minori, www.childabuseroyalcommission.gov.au) aveva chiesto che Pell andasse in Australia per deporre. Il cardinale ha presentato un certificato medico, il 29 gennaio, in cui si dice che il viaggio in aereo sarebbe stato pericoloso causa ipertensione e cardiopatia. Di qui l’audizione a distanza. Le domande partiranno dall’epoca in cui, negli anni Settanta, Pell era tra i consulenti del vescovo della diocesi di Ballarat e aveva «responsabilità nel consigliare il vescovo sulla nomina dei preti nelle parrocchie». Sotto osservazione anche il periodo, dall’87, in cui era vescovo ausiliare a Melbourne.

Le nuove accuse e la replica

Peter Saunders, vittima della pedofilia che ha lasciato di recente la Commissione pontificia per la protezione di minori (il Vaticano lo ha definito un «periodo di aspettativa»), era stato durissimo con Pell: «Si sta prendendo gioco della commissione, del Papa e delle vittime, dovrebbe dimettersi». Il cardinale ha parlato di accuse «false, fuorvianti e oltraggiose». I vescovi australiani lo hanno difeso in una nota: «È stato uno dei primi vescovi nel mondo a mettere in campo una risposta comprensiva della Chiesa alle indagini sulle accuse di abusi sessuali perpetuati da clero cattolico». Da ultimo, una decina di giorni fa, un giornale australiano ha accusato Pell direttamente di abusi, parlando di un’indagine della polizia dello Stato di Victoria. Accuse «senza fondamento e assolutamente false», ha replicato il cardinale. I suoi uffici hanno ricordato il «rapporto Southwell», una indagine indipendente della Chiesa che lo scagionò dall’accusa di avere abusato di un bambino durante un campo estivo a Phillip Island nel 1962: «Le accuse relative a Phillip Island sono pubbliche da 15 anni e il rapporto Southwell che scagiona il cardinale Pell è di pubblico dominio dal 2002». Insomma, il cardinale è «certo che la polizia raggiungerà velocemente la conclusione che le accuse erano false», concludono i suoi collaboratori: «Come arcivescovo per circa venti anni egli ha avuto un ruolo di guida nel porre fine agli insabbiamenti, nel proteggere le persone vulnerabili e nel tentare di portare giustizia alle vittime. Come il cardinale Pell ha fatto dopo le prime audizioni, è pronto a incontrare ed ascoltare le vittime ed esprime il suo continuo sostegno».

corriere.it

Pedofilia: cardinale Pell a Hotel Quirinale. Qui deporrà via video davanti alla Royal Commission australiana

Il cardinale australiano George Pell, Prefetto della Segreteria per l’Economia vaticana, è giunto, poco dopo le 19, all’hotel Quirinale di Roma da dove, a partire dalle 22 e fino alle 2 di domani, farà la sua deposizione via video con la Royal Commission australiana che indaga sugli abusi del clero sui minori. Pell è chiamato a rispondere sugli abusi commessi da sacerdoti quando era responsabile delle diocesi di Sidney e Melbourne.
Pell è stato fatto entrare nell’albergo da una porta secondaria protetto dalla sicurezza.

ansa

Oscar 2016, vincono Morricone e DiCaprio

Miglior colonna sonora originale a The Hateful Eight di Ennio Morricone.  “Dedico questa musica e questo Oscar a mia moglie Maria”. Con queste parole Ennio Morricone, con la voce rotta dall’emozione, ha concluso il suo discorso di ringraziamento all’Academy per il premio Oscar ricevuto per la colonna sonora in The Hateful Eight di Quentin Tarantino. “Grazie per il prestigioso riconoscimento – ha detto davanti alla platea del Dolby Teathre che gli ha riservato la standing ovation -, un pensiero va agli altri nominati, in particolare a John Williams. Non c’è una grande colonna sonora senza un grande ispiratore come Tarantino ed il suo team che ringrazio per avermi scelto”.

Oscar come miglior attore protagonista a Leonardo DiCaprio per Revenant.

Oscar come miglior attrice protagonista a Brie Larson per Room.

Il caso Spotlight ha vinto l’Oscar nella categoria miglior film. “Questo premio dà voce ai sopravvissuti. Una voce che arriverà al Vaticano. Papa Francesco, è arrivato il momento di proteggere i bambini”. Così Michael Sugar, il produttore del film premio Oscar “Spotlight”, durante il discorso di ringraziamento al Dolby Teathre di Los Angeles dopo aver ricevuto la statuetta.

Ha vinto l’Oscar per la miglior regia a Alejandro GonzalesInarritu per ‘Revenant’.

Oscar miglior attore non protagonista a Mark Rylance per ‘Il ponte delle spie’.

Oscar miglior attrice non protagonista a Alicia Vikander per ‘The Danish Girl’.

Charles Randolph e Adam McKay hanno vinto il premio Oscar per la miglior sceneggiatura non originale del film “La Grande Scommessa”.

Josh Singer e Tom McCarthy hanno vinto il premio Oscar per la miglior sceneggiatura nel film Spotlight. Singer e McCarthy sul palco della sala stampa rispondono alle domande dei giornalisti. Ad un certo punto la presa di un faretto, sopra le loro teste cade e fa rumore “E’ stata la chiesa cattolica!”, esclama Tom McCarthy, e la sala scoppia a ridere. Più seriamente, sceneggiatore e regista hanno poi raccontato la loro esperienza nella redazione del Boston Globe che nel 2001 ha portato alla luce lo scandalo dei preti pedofili nella città di Boston. “Lavorando al film ci siamo avvicinati moltissimo a tutte le persone coinvolte, giornalisti e vittime, e questo premio è per loro. Dobbiamo essere sicuri che una cosa del genere non accada più, ci deve essere più trasparenza”.

Jenny Beavan ha vinto il premio Oscar per i miglior costumi del film “Mad Max: Fury Road”. Si tratta della prima statuetta, sulle dieci nomination, per la pellicola di George Miller.

Emmanuel Lubezki ha vinto il premio Oscar per la miglior fotografia di “The Revenant – Redivivo”. E’ la terza statuetta consecutiva per il direttore della fotografia.

Margaret Sixel ha vinto il premio Oscar per il miglior montaggio in Mad Max: Fury Road. Si tratta della quarta statuetta per il film di George Miller.

Andrew Whitehurst, Paul Norris, Mark Ardington e Sara Bennett hanno vinto il premio Oscar per gli effetti speciali per “Ex Machina”.

Oscar 2016: record e curiosità del premio più ambito
La prima cerimonia si tenne il 16 maggio del 1929 e non fu niente di spettacolare: solo una cena per 250 persone chiamate ad onorare i vincitori già noti. Al contrario di quanto succede oggi infatti, i destinatari dei premi seppero giorni prima di aver vinto.Wings, film muto che raccontava di due piloti della Prima Guerra Mondiale innamorati della stessa donna, fu giudicato il miglior film dell’anno. La prima pellicola dotata di suono, Il cantante Jazz, venne esclusa dal concorso perché giudicata avvantaggiata – e certo lo era – rispetto ai film muti. L’ultimo film (quasi) muto a vincere un Oscar è stato The Artist, nel 2012, raccontando proprio quell’epopea.

Il nome Oscar deriva dalla fantasia di Margaret Herrik, segretaria dell’Academy, che nel vedere la statuetta esclamò: “Ma somiglia a mio zio Oscar!”. Il famoso corpo di uomo appoggiato a una spada è alto poco più di 34 centimetri e pesa circa 4 chili. Ne sono stati prodotti più di 3.000 esemplari e per fabbricarne uno sono necessarie più di 12 persone e circa 20 ore di lavoro.

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In Irlanda esce film-documentario sui preti sposati

prete sposato
Jim Kennedy prete sposat0 di 81 anni uno dei protagonisti del documentario

Un  prete che ha sposato una suora è uno dei 13 uomini irlandesi protagonisti di un nuovo documentario visibile in  prima assoluta in questa settimana al Festival di Dublino.
“Il pranzo di Giuda Iscariota” (titolo del documentario) è una storia di fede,  religione, amore e  vita dopo il sacerdozio.
Il documentario, diretto da Teresa O’Grady-Peyton e prodotto da TJ O’Grady-Peyton, racconta la storia di sacerdoti missionari “che hanno preso la decisione coraggiosa, onorevole e rischiosa di lasciare il ministero attivo e intraprendere una vita totalmente diversa”.

La prima mondiale di “The Judas Iscariot Lunch”  si è svolta presso il Light House Cinema a  Dublino Giovedi, 25 febbraio 2016.

Vescovo interviene su libro preti sposati: fedele lo invita a richiedere a Roma cambio normativa celibato

Il Movimento dei sacerdoti lavoratori sposati, fondato nel 2003 da don Giuseppe Serrone, plaude alla partecipazione del Vescovo di Aversa Mons. Angelo Spinillo che potrebbe diventare un tramite con il Vaticano per il cambio della normatica sul celibato dei preti e la riammissione dei preti sposati nel ministero sacerdotale.

Il VESCOVO di Aversa Mons. Angelo Spinillo è intervenuto Venerdì 26 Febbraio 2016 ALLA PRESENTAZIONE DEL LIBRO DI UN PRETE SPOSATO: ‘Il prete e la rosa’ (l’amore non ‘divide’ il cuore) di Antonio Anatriello, MReditori di Giovanna Ragusa; presentazione organizzata dall’Editrice e dai “Convegni di Cultura Maria Cristina di Savoia” (Presidente prof.ssa Mimma Fabozzi) e svoltasi, in un clima serenamente rispettoso di eventuali opinioni diverse con Relatore don Fernando Angelino, Assistente spirituale di tale Associazione e già Direttore dell’istituto Superiore di Scienze Religiose di Aversa e con l’intervento del Vescovo di Aversa.
Il libro toccava il tema del celibato ed è stato lo “spunto” per contribuire a un salutare dibattito ecclesiale e ha solidarizzato verso quanti hanno ecclesialmente a cuore tale problema.

Una donna presente in sala alla presentazione del volume ha chiesto al Vescovo di riferire a Roma che era il caso di modifiche su tale materia.

L’autore Antonio Anatriello ha affermato “che, SE È VERO CHE il celibato configura a Cristo, QUESTO SIGNIFICA FORSE che gli ‘eccellenti presbiteri coniugati’ della Chiesa orientale (di cui parla il Concilio) non sono altrettanto configurati a Cristo? E PERCHÉ di loro, pur essendo coniugati, si dice ‘eccellenti’? E’ risaputo, infatti, che anche a scuola l’aggettivo ‘eccellente’ è il… massimo che si attribuisce nelle valutazioni”.
In un altro passaggio ha nominato “LA CHIESA A DUE POLMONI (latina e orientale; espressione risalente a Wojtyla!)” e ha aggiunto che “la Chiesa cattolica non è solo quella latina, ma anche quella orientale. E, poiché la Chiesa è unica e unico è il sacerdozio SIGNIFICA FORSE che nell’unica Chiesa Dio chiama al Sacerdozio in modo diverso a seconda delle zone geografiche? Cioè chiama solo celibi in occidente, mentre chiama sia celibi che coniugati in oriente?

Don Fernando Angelino ha ben articolato il tema sulla Chiesa a due polmoni, con differenti regole circa il sacerdozio, e che potevano tranquillamente coesistere, ma dando per scontato che in Occidente c’era una regola e in Oriente un’altra.

Anatriello ha riferito “che il Segretario di Stato, CARD. PAROLIN, alla fine della sua relazione sul recente Convegno a Roma proprio sul Celibato, pur avendo nelle pagine precedenti trattato il tema in linea con il pensiero di Paolo VI, Giovanni Paolo II e Benedetto VI, ha anche scritto:
” Al tempo stesso RICONOSCERE L’ALTEZZA CHE QUESTA PROPOSTA (CELIBATO) COMPORTA NON LA RENDE ESCLUSIVA, come ha affermato il Concilio Vaticano II nella Presbyterorum Ordinis, asserendo che LA SCELTA CELIBATARIA «NON È CERTAMENTE RICHIESTA DALLA NATURA STESSA DEL SACERDOZIO, COME RISULTA EVIDENTE se si pensa alla prassi della Chiesa primitiva e alla tradizione delle Chiese Orientali, nelle quali, oltre a coloro che assieme a tutti i vescovi scelgono con l’aiuto della grazia il celibato, vi sono anche degli ECCELLENTI PRESBITERI CONIUGATI» (n. 16).

E anche (sempre Parolin), che rimane “APERTO LO SCENARIO A DIBATTITI LEGITTIMI, se motivati dall’annuncio del Vangelo e condotti in modo costruttivo, pur sempre salvaguardando la bellezza e l’altezza della scelta celibataria”.

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Il Vescovo di Aversa Mons. Angelo Spinillo alla presentazione del libro del prete sposato Antonio Anatriello

 

 

Preti sposati: celibato regola non dogma, potrebbe essere cambiata

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Per quanto riguarda i sacerdoti di altre confessioni che si convertono e scelgono il sacerdozio cattolico  ogni caso prima viene rivisto individualmente dalla Santa Sede a Roma  e successivamente
è concessa un’eccezione alla regola. Questa eccezione permette loro, anche se sposati, di ricevere l’ordinazione sacerdotale nel rito cattolico latino.

Il Movimento dei sacerdoti lavoratori sposati, fondato nel 2003 da don Giuseppe Serrone, auspica che la stessa prerogativa concessa ai sacerdoti di altre confessioni che si convertono sia estesa ai preti sposati che hanno un regolare percorso e un matrimonio religioso.

 

Frate abusa delle suore in convento In Irpinia indagato francescano

Esplora il significato del termine: Indagato per violenza sessuale e maltrattamenti nei confronti di alcune suore. Nel mirino della procura di Avellino finisce padre Stefano Manelli, fondatore dell’ordine dei francescani dell’Immacolata, oggi 82enne. Gli abusi sarebbero avvenute nel convento di Frigento. E sarebbero state decine le suore, ospiti nel corso degli anni del convento, a rivelare quelle violenze. I magistrati stanno indagando anche su alcune morti sospette che avrebbero qualche collegamento con lo scandalo che ha coinvolto l’ordine e che ha portato anche al sequestro di beni per circa 30 milioni di euro. Su Manelli pesa anche una inchiesta del Vaticano avviata nel 2012 a seguito di esposti relativi agli abusi e alla gestione anomala di un patrimonio economico importante come quello dell’ordine dei Francescani dell’Immacolata.Indagato per violenza sessuale e maltrattamenti nei confronti di alcune suore. Nel mirino della procura di Avellino finisce padre Stefano Manelli, fondatore dell’ordine dei francescani dell’Immacolata, oggi 82enne. Gli abusi sarebbero avvenute nel convento di Frigento. E sarebbero state decine le suore, ospiti nel corso degli anni del convento, a rivelare quelle violenze. I magistrati stanno indagando anche su alcune morti sospette che avrebbero qualche collegamento con lo scandalo che ha coinvolto l’ordine e che ha portato anche al sequestro di beni per circa 30 milioni di euro. Su Manelli pesa anche una inchiesta del Vaticano avviata nel 2012 a seguito di esposti relativi agli abusi e alla gestione anomala di un patrimonio economico importante come quello dell’ordine dei Francescani dell’Immacolata.

fonte: corriere.it

Censura a La7

Suor Teresa Forcades era stata invitata per questa sera, 9 febbraio 2016, alla trasmissione Dimartedì (condotta da Floris), LA7, per una intervista one to one, traduzione simultanea, dove avrebbe affrontato il tema della giustizia sociale e presentato il suo libro “La Teologia femminista nella Storia”. Inspiegabilmente ieri sera è stata cancellata la sua partecipazione alla trasmissione. Teresa è stata informata con una mail non firmata, con queste parole “Lamentamos tener que prevenirla, con tan poco tiempo, de que nos hemos visto obligados a cancelar su intervenciòn por motivos ajenos a la linea editorial de nuestro programa. se ha producido un malentendido de ultima hora. Esperemos poder volver a invitarla proximamente”.

Mira Furlani

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Una suora racconta il ruolo delle donne e la teologia femminista, Teresa Forcades

Marilù Oliva
www.huffingtonpost.it, 13 luglio 2015

Una delle figure più trasgressive del mondo cattolico, Teresa Forcades è una suora combattiva che, dal monastero catalano di Montserrat, ha dichiarato le sue posizioni suscitando anche dissensi da parte delle gerarchie ecclesiastiche e politiche. Ne La teologia femminista nella storia, edito da Nutrimenti per la collana Igloo, l’autrice parla di diritto all’autodeterminazione femminile in generale e di ruolo delle donne, anche nel mondo cattolico, dove – si sa – alcune mansione sono di esclusivo appannaggio degli uomini, quali officiare la messa.

Questo libro è anche un interessante excursus attraverso le vite e le posizioni di alcuni personaggi fondamentali per il pensiero di genere, poiché le disuguaglianze tra uomini e donne perdurate fino ai giorni nostri hanno trovato – e trovano – terreno fertile in alcuni atteggiamenti retrivi avallati dalla cultura e dalla società. Se oggi capita di sentire che una ragazza violentata se la sia cercata perché vestita con abiti succinti, lo scarto di giudizio era testimoniato già nel quarto secolo, quando Gregorio Nazianzeno rilevava l’ingiustizia:

“La moglie che pecca contro il marito è tacciata di adultera e le pene che la legge le applica sono molto severe; ma se è il marito che pecca contro sua moglie non succede nulla”.

Eppure, nei secoli, molte donne hanno posto un mattone verso la muraglia – mai del tutto costruita – della parità: da Santa Teresa d’Ávila, a Moderata Fonte, a Isabel de Villena a Marie de Gournay etc etc: grandi personalità che la storia ha lasciato ai margini e che si sono dovute scontrare con i pregiudizi, con un’antica mentalità maschilista, con l’Inquisizione, con le stesse donne conservatrici.

Un’interessante disamina sulla teologia femminista e sulle sue posizioni critiche, portata avanti con lucidità e metodo argomentativo, che dimostra quanto queste tematiche siano ancora irrisolte perché, anche quando le voci arrivano dal passato, ci riportano l’attualità scottante di quel che si ripete oggi:

“Gournay (1565-1645) era convinta che la disuguaglianza tra donne e uomini risultasse pregiudiziale per entrambe le parti e che l’uguaglianza sarebbe stata per tutti una situazione migliore. Allo stesso modo constatò che, mentre la maggior parte delle donne avevano interesse a leggere quello che scrivevano i maschi, la maggior parte degli uomini non aveva interesse a leggere quello che scrivevano le donne. Questa situazione, come per la disuguaglianza economica segnalata in precedenza, perdura ancora ai giorni nostri”.

cdbitalia.it

Padre Manelli indagato per abusi. Grazie a Rai Uno

“Padre Stefano Manelli, il fondatore dell’ordine dei frati Francescani dell’Immacolata, è indagato dalla Procura della repubblica di Avellino per i reati di violenza sessuale e di maltrattamento”. Lo scrive il Mattino, nella sua edizione di Avellino. Il pubblico ministero, Adriano Del Bene, dopo aver meticolosamente vagliato una serie di testimonianze raccolte dai carabinieri del comando provinciale di Avellino ha iscritto nel registro degli indagati il frate al centro dello scandalo, che ha interessato il convento di Frigento. La notizia era  stata anticipata in esclusiva dal settimanale Giallo, che riferisce anche che la Procura sta indagando su una serie di morti sospette, così come segnalato nel corposo dossier consegnato agli inquirenti lo scorso 15 giugno. Sarebbero almeno una decina i casi presi in considerazione dagli investigatori che hanno portato all’iscrizione del frate nel registro degli indagati. Ascoltate dai carabinieri le persone che nel dossier venivano indicate come le vittime di violenze e maltrattamenti, hanno confermato quanto subito nel corso degli anni.

Se tutto questo ora viene alla luce il merito va attribuito a Papa Francesco, senza dimenticare quanto fatto anche dal suo predecessore Joseph Ratzinger prima come Prefetto di Dottrina della Fede e poi come pontefice, specie nella lotta contro la pedofilia. La copertura sistematica da parte della diocesi americana degli abusi sessuali commessi su minori da oltre 70 sacerdoti locali risponde agli angosciosi interrogativi di qualunque uomo di fede su come si sia potuto arrivare solo oggi alla triste scoperta delle presunte malefatte di un fondatore di istituti religiosi. Padre Manelli (nella foto con il cardinale tradizionalista Burke) e la battaglia del nostro quotidiano online oltre che di Rai Uno che con “La Vita in Diretta” ha seriamente indagato sulla vicenda. Potremmo parlare di un nuovo caso nel quale grazie al nostro intervento ed a voi lettori la Chiesa potrà finalmente riformarsi e la giustizia potrà assicurarsi pericolosi criminali?

Quel cardinale che voleva farmi conoscere una bella ragazza…

“Di aneddoti – confida ai microfoni di Radio Vaticana il dottor Alberto Gasbarri, l’organizzatore dei viaggi papali che va in pensione – ne ho tantissimi, ma voglio raccontare uno di quelli che mi capitò proprio quasi all’inizio di questo mestiere molto particolare, che io ho sempre considerato il mio ‘dopo-lavoro’, perché ho sempre considerato quello della Radio il primo” lavoro. Si tratta di un aneddoto che rivela la difficoltà di relazione che talvolta si possono avere con certe personalità. Eravamo alla fine del 1982, per preparare il viaggio in America Centrale – il 17.mo di Giovanni Paolo II – che si è svolto nel marzo del 1983. America Centrale, viaggio di nove giorni in otto Paesi: pensate, questo era lo stile di Papa Giovanni Paolo II. Questo episodio accadde in Guatemala. Arrivammo con padre Tucci per fare il primo sopralluogo e come al solito incontrammo il nunzio apostolico e gli alti rappresentanti della Conferenza episcopale del Guatemala. E tra questi alti rappresentanti c’era il famoso cardinale Casariego, che era una delle figure più carismatiche dell’America Centrale, in quel periodo. Dovete pensare che un cardinale negli anni Ottanta era qualcosa di molto più importante di quello che si può considerare oggi: erano figure veramente carismatiche. Il cardinale Casariego accolse padre Tucci e me, vide padre Tucci con il clergyman e me vestito naturalmente da laico. Allora chiamò in disparte padre Tucci e gli fece una lavata di testa, dicendo: ‘Padre Tucci, io posso anche sopportare che lei, gesuita, venga non con la talare ma con il ‘clergyman’, ma non posso sopportare che lei si presenti con un confratello sacerdote vestito da laico!’. Padre Tucci gli rispose: ìMa eminenza, guardi che quello che lei chiama ‘un confratello vestito da laico’ è un laico, perché è il dr. Gasbarri che è un laico, è un mio assistente, stretto collaboratore”. Quindi, il cardinale Casariego: ‘Ah, ma allora mi deve scusare padre, perché pensavo che fosse un religioso … Ma allora, dobbiamo trovargli subito una bella ragazza, a questo giovane!’ – io ero un trentenne … E padre Tucci subito, con la battuta pronta, gli disse: ‘Ma eminenza, lei adesso sta cercando di favorire un adulterio, perché il dr. Gasbarri è sposato e ha anche due figli …’. Ecco, questo fu il mio primo approccio con uno dei cardinali considerati personaggi storici in America Latina, in quegli anni”.

“Mi restano nel cuore – aggiunge Gasbarri – sostanzialmente tre cose: l’avere sperimentato la Chiesa vera dal di dentro, con vite fantastiche di spirito missionario e con totale donazione al Signore e all’umanità. L’aver vissuto il lavoro e l’impegno straordinari delle Rappresentanze Pontificie sparse nel mondo e aver conosciuto la fedeltà, il sacrificio e la competenza dei Nunzi Apostolici e di tutto il personale diplomatico della Santa Sede ai quali va la mia profonda gratitudine per tutto il sostegno e la collaborazione che mi hanno dato nello svolgimento del mio non sempre facile compito. Infine la mia personale esperienza professionale insieme al carissimo Padre Tucci che è stato per me maestro di una intera vita e guida spirituale indimenticabile”. Con i Papi, conclude, “c’e’ stato un rapporto di grande devozione e affetto da parte mia. Ma di grande  fiducia, supporto e pazienza da parte loro. Solo con questi ingredienti si può svolgere questo lavoro, altrimenti non si possono ottenere i risultati auspicati”.

fonte: Faro di Roma

Depilava e violentava i ragazzini. Cinque anni di carcere al parroco

Depilava e violentava i ragazzini. Cinque anni di carcere al parroco
Don Massimo Iuculano

Massaggi particolari in una saletta dell’oratorio . Ragazzinidepilati, cosparsi di olio, palpeggiati nelle parti intime e costretti a consumare rapporti orali. Le immagini registrate dalle telecamere della polizia, le testimonianze e le intercettazioni raccontano il vizio di un uomo di chiesa incapace di resistere alle tentazioni della carne, ma anche l’immenso dramma di sette ragazzini che probabilmente non dimenticheranno mai gli abusi subiti.

Ad adescare gli adolescenti, per sua stessa ammissione, don Massimo Iuculano, 47 anni, parroco della chiesa del Sacro Cuore a Vercelli e responsabile dell’istituto professionale Cnos Fap cittadino. Un sacerdote conosciuto e stimato da tutti. Fino al 24 aprile 2015, quando finisce in manette e viene accompagnato in cella.

cronacaqui

Fondi Caritas rubati, monsignor Oliveri e il vescovo Borghetti ascoltati in Procura

Albenga (Savona) – Monsignor Mario Oliveri e ilvescovo ausiliario Borghetti sono entrati questa mattina a Palazzo di Giustizia per essere ascoltati comepersone informate sui fatti nell’inchiesta sullaCaritas di Albenga che coinvolge il Direttore pro-tempore don Renato Rosso e l’ex vice-parroco di Ceriale don Carmelo Licciardello.

Le indagini coordinate dalla Procura di Savona hanno consentito alla Guardia di Finanza di accertarel’esistenza di un sistema illecito attraverso il quale un milione e 200 mila euro sarebbe stato sottratto dai fondi della diocesi, soldi destinati a iniziative benefiche, tra cui cospicue somme raccolte per le adozioni a distanza nonchè contributi erogati da Enti pubblici per la realizzazione di progetti sociali.

A don Licciardello, la Guardia di finanza ha anche notificato l’avviso di conclusione indagini, emesso dalla Procura di Savona, per circonvenzione d’incapace e appropriazione indebita. Secondo l’accusa, il sacerdote, avrebbe approfittato di una donna anziana in stato di infermità o deficienza psichica a compiere lasciti che hanno portato profitto al sacerdote e un danno patrimoniale alla donna.

ilsecoloXIXgiornali1

«Un delitto di Stato» Caso Regeni

Abbiamo incontrato ieri al sit-in alle porte dell’ambasciata egiziana a Roma lo scrittore Erri De Luca che ha aderito all’iniziativa di Antigone e Amnesty International per chiedere giustizia sul caso Giulio Regeni. L’autore di «Solo andata» e di tante iniziative che coinvolgono i migranti si è fermato tra gli striscioni che chiedevano «Verità per Giulio» mentre alcuni giovani hanno continuato a colorare un panno bianco intorno a cui si sono raccolte centinaia di persone.

Crede che il governo italiano stia facendo abbastanza perché le autorità egiziane si impegnino a fare luce sui veri responsabili della morte di Giulio Regeni?
Giulio Regeni è un cittadino europeo: è stato ucciso dalla polizia in Egitto. Le pressioni del governo italiano sulle autorità egiziane sono state fin qui insufficienti per ottenere la verità sulla sua scomparsa e tortura. È necessario a questo punto che l’Italia chiami l’Unione europea perché eserciti tutte le pressioni possibili sul Cairo affinché si arrivi alla verità.

Perché fino a questo momento la voce italiana è sembrata così flebile nel chiedere la verità per Giulio, solo ieri il ministro Gentiloni ha risposto all’ennesimo depistaggio degli inquirenti cairoti?
Il principio è un altro: prima viene la dignità politica e poi vengono gli affari. Il governo invece è del tutto reticente. Questo caso disturba il business italiano in Egitto. In particolare siamo in subordine alle autorità egiziane per i contratti in materia di gas. Non è un caso che sia stato appena firmato un contratto da Eni con il Cairo. Per questo il governo italiano colpevolmente non chiede un intervento più incisivo all’Europa.

Pensa che fin qui i mezzi di comunicazione non abbiano raccontato abbastanza e in maniera esauriente il caso Regeni o abbiano contribuito addirittura ad accreditare i depistaggi egiziani?
È un mese che chiediamo di essere ascoltati e non è accaduto nulla. Siamo qui per questo: per attirare l’attenzione dei media su un caso che potrebbe essere silenziato del tutto. La stampa deve fare pressioni perché venga dato il giusto valore alle attività che Giulio svolgeva al Cairo e che il suo ricordo resti un esempio per tutti. Battiamo i piedi per terra, dobbiamo essere presenti giorno per giorno affinché si arrivi alla verità. È necessario che le nostre richieste vengano fatte valere e che l’ambasciatore ascolti le domande della famiglia del giovane.

Chi ha ucciso Giulio Regeni: è chiara secondo lei la responsabilità della polizia egiziana?
Ci troviamo di fronte ad un delitto di Stato. Giulio è stato prelevato con la forza. Tutto fa pensare che le responsabilità siano di un corpo professionale e organizzato. Giulio è stato torturato a morte in maniera scientifica. Il suo corpo è stato martorizzato. Il cadavere di Giulio Regeni è stato scartato via come un rifiuto. Come se non bastasse, i responsabili di questo crimine in Egitto hanno la garanzia dell’impunità. Siamo certi che non si sia trattato di un atto di piccola criminalità, altrimenti i responsabili sarebbero stati subito arrestati. Dobbiamo batterci perché non prevalga il silenzio e si arrivi alla verità.

Perché hanno voluto attaccare proprio Giulio Regeni che svolgeva la sua attività di ricerca e nulla di più?
Giulio era un’avanguardia, era uno di noi. Giulio svolgeva con competenza e conoscenza, anche grazie alla sua capacità di parlare bene la lingua araba, un lavoro importantissimo, sul campo, che ormai non fanno più tanti giornalisti e ricercatori. Era impegnato in una ricerca meticolosa e attenta. È possibile che colpendolo abbiano sbagliato persona o che fossero male informati. Giulio era un grande cittadino europeo e noi dobbiamo difenderne la memoria che non deve essere mai infangata né i suoi titoli devono essere negati.

I «realisti» tendono a fare pressioni perché il caso Regeni venga insabbiato in nome della «lotta al terrorismo» di al-Sisi?
L’Egitto è un paese che sta attraversando una profonda crisi e una fase molto delicata. Il governo dei militari si è sovrapposto al precedente e questo ha implicato una repressione che colpisce direttamente il rispetto dei diritti umani di quel popolo.

ilmanifesto.info

Sacerdote e consigliere reg. campano coinvolti in turbativa d’asta per gara appalto da 1,5 mln su ristrutturazione Fondazione

Roma, 25 feb. (askanews) – I militari della compagnia della guardia di finanza di Caserta hanno dato esecuzione alle notificazioni dell’avviso di conclusione indagini nei confronti di 7 persone, emesso dalla Procura della Repubblica di Santa Maria Capua Vetere, a conclusione di un anno d’indagine, per il reato di turbativa d’asta. La gara d’appalto in esame, del valore di circa 1,5 milioni di euro, riguarda la ristrutturazione della Fondazione San Giuseppe di Tuoro, in provincia di Caserta, effettuata grazie a finanziamenti europei erogati per il recupero di zone del territorio italiano in difficoltà e finalizzati alla costruzione di un asilo.

Le indagini hanno consentito di accertare innumerevoli collegamenti esistenti tra il presidente della fondazione (un sacerdote), il consulente giuridico della Commissione aggiudicatrice (attualmente con carica di consigliere regionale) e due coniugi con funzioni di consiglieri della Fondazione (uno dei quali, poche settimane prima dell’indizione di gara ha abbandonato la carica di consigliere).

Incredibile gaffe di Ronaldo: il brasiliano respinto da Papa Francesco

Episodio particolare per Ronaldo nella sua visita in Italia. Dopo il ritorno a San Siro in occasione di Inter-Sampdoria, il brasiliano è stato a Roma e, dopo l’udienza tenuta da Papa Francesco a Piazza San Pietro, si è presentato all’ingresso del Vaticano per un saluto al Pontefice ma è stato bloccato per l’abbigliamento delle sue due accompagnatrici. Lo riporta la Gazzetta dello Sport. Le due signore in compagnia dell’ex attaccante, infatti, erano vestite di bianco e in Vaticano esiste quello che viene definito il ‘privilegio del bianco’: cioè, solo alcune persone possono incontrare il Papa vestite di bianco. Ronaldo, così, è stato respinto e non ha potuto incontrare Francesco.

Il brasiliano, qualche giorno, aveva annunciato con entusiasmo la sua visita al Pontefice in un’intervista alla Gazzetta dello Sport: “Domani vado a Firenze e da lì proseguo per Roma, perché sarò ricevuto dal Papa: mi sa che finiremo per parlare soprattutto di calcio… Gli porto una maglia del Brasile: non si offenderà mica, no?”.

fonte: calcioweb.eu

Preti sposati: cinquanta per cento dei preti hanno rapporti con le donne

I sacerdoti sono stati autorizzati a sposarsi nei primi anni della nascita della chiesa. In questi giorni, il requisito del celibato è una delle cause principali che spinge molti uomini a restare fuori del sacerdozio costringendo la Chiesa a reclutare sacerdoti dall’estero. Non è che i giovani cattolici non vogliono essere sacerdoti; vogliono anche accanto mogli e famiglie.

Nell’anno 401 d.C. , Sant’Agostino scrisse: “Nulla è così potente nello spingere lo spirito di un uomo verso il basso come le carezze di una donna.”

Affermazione forzata perché non è il celibato per sé che avvolge i preti in gravi crisi ma è la solitudine. Senza un altro essere accanto, la vita è difficile e vuota.

Preti pedofili fra anglicani inglesi protetti da polizia e…

LONDRA – Approfondito lo scandalo di un Vescovo pedofilo, fuggito per accusa di abusi sui minori per due decenni. E’ stato affermato che la Chiesa d’Inghilterra era a conoscenza che l’uomo fosse un molestatore seriale di “giovani uomini”. Peter Ball – che alla fine fu imprigionato dopo aver ammesso l’abuso dello scorso anno – ha beneficiato di una ‘copertura profondamente sinistra’, non nel senso politico ma di macabro. Documenti finora segreti hanno rivelato che il fatto era stato tenuto nascosto, 23 anni fa, per “evitare uno scandalo nella stampa”, nonostante la Chiesa d’Inghilterra sapesse che era un molestatore seriale. Ball si è dimesso da vescovo di Gloucester nel 1993, ma è tornato a lavorare dopo due anni. Il rapporto è stato compilato a suo tempo da un detective privato che lavorava per il team legale di Ball. E avvertì figure di alto livello che il prete stava ‘abusando non solo del suo potere d’ufficio, ma anche di molti giovani’. I documenti indicano anche come l’investigatore privato abbia spesso scoperto le vittime prima della polizia. E mettono in chiaro la confessione che Ball aveva fatto circa l’abuso sui ragazzi. Tuttavia questi documenti dichiarano che a Ball venne solamente dato un avvertimento, dopo che il suo avvocato aveva parlato con un “simpatetico” ufficiale di polizia, Wayne Murdock. Ball tornò a lavorare dopo due anni e si trasferì nella diocesi di Bath nel 2010. E’ stato riferito che le figure di spicco della Chiesa sapessero bene le sue azioni. L’arcivescovo Welby ha affermato in seguito quanto questo caso abbia portato “profonda vergogna nell’organizzazione. Abbiamo porto tutte le nostre scuse ai sopravvissuti, ed elogiato il coraggio di coloro che hanno portato avanti le accuse. Siamo profondamenti rammaricati e ci vergognamo che un vescovo abbia commesso questi reati”. Ball, che ora ha 83 anni, venne arrestato nel ’92 dopo l’abuso su un monaco novizio. Come già detto, ricevette solo un avvertimento e tornò a lavorare dopo poco. Dettagli importanti sono emersi per la prima volta da un rapporto segreto di un detective privato, in aiuto della difesa di Ball. Secondo la BBC, i documenti mostrano che il poliziotto Wayne Murdock discusse al tempo con il team legale di Ball “per prevenire uno scandalo. Tanto più che Peter Ball è vicino anche al Principe Carlo“. Una fonte, che ha visto alcuni dei documenti segreti, ha detto al Daily Mail: ‘Dopo che Ball è stata arrestato, la Chiesa ha assunto un detective privato per facilitarne la sua difesa. Le vittime dell’ex vescovo di Lewes e Gloucester hanno detto che le nuove rivelazioni hanno mostrato che ci fosse stato un ‘insabbiamento sinistro’ del caso per due decenni, in quanto non vi erano prove sufficienti per sporgere denuncia. Ma è emerso il mese scorso che, al momento del suo arresto, principali figure istituzionali – tra cui due arcivescovi di Canterbury, parlamentari, un giudice anziano e dirigenti scolastici pubblici – cominciarono una straordinaria campagna di protezione. Nelle lettere ai capi della polizia e al direttore della pubblica accusa, descrivevano l’uomo come un ‘santo’ e sostenevano che fosse ‘letteralmente impensabile’ che potesse aver commesso i reati. Durante la condanna di Ball, il procuratore Bobbie Cheema raccontò che nel 1993 i suoi avvocati avevano sostenuto di possedere una lettera di sostegno da un membro della famiglia reale, ma il CPS disse che non aveva mai visto questa corrispondenza. Phil Johnson, aggredito da Ball quando era un chierichetto di 13 anni, ha detto che le ultime rivelazioni sono state un ‘oltraggio’. Ha affermato: “L’unica preoccupazione per la Chiesa Anglicana sembra essere proteggere la propria reputazione. È spaventoso pensare che sapessero che c’erano altre vittime là fuori, ma non fecero nulla per cercare di aiutarli. La Chiesa ha domande gravissime alle quali deve rispondere circa la vicenda”. Wayne Murdock ha detto in una dichiarazione alla BBC che la sua ‘indagine è stata condotta con i più elevati standard di integrità, trasparenza ed imparzialità’ negando qualsiasi accordo preso al tempo. Ball è stato incarcerato lo scorso anno dopo essersi dichiarato colpevole di abusi su 18 giovani uomini negli anni 1970 e 1980, durante il suo mandato come Vescovo di Lewes.

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Convegno gay a 50 metri da sede Vescovo tradizionalista e integralista

«Una provocazione l’invito al monsignore gay? No. Quasi»
Charamsa domenica a Ferrara. Parla il presidente nazionale dell’Arcigay, Romani

L’Arcigay ha invitato al Tag Festival di Ferrara il monsignore gay Charamsa. Romani, è un proditorio attacco alla Chiesa ferrarese?

«No, assolutamente no, non va letto come un attacco nè alla Chiesa ferrarese nè alla Chiesa in generale. Noi abbiamo invitato monsignor Charamsa per far vedere un aspetto della Chiesa che il sacerdote ha portato alla luce l’anno scorso quando ha fatto, appunto, quel coming out clamoroso sotto tutti i riflettori dei media. Coming out che ha portato alla luce un fatto vero, che riguarda la sua vita e che riguarda la vita di tantissime altre persone all’interno della Chiesa».

Che effetto fa portare questo monsignore a cinquanta metri dalla sede vescovile di Ferrara?

«Che effetto fa a noi o che effetto farà al vescovo? Forse la domanda è questa… Porteremo questo monsignore a poca distanza dalla dimora di uno dei vescovi più conservatori e integralisti. Negri è uno dei vescovi che con più forza, con più energia, si è speso in questi anni per attaccare qualsiasi tentativo, anche timido, di progresso anche sulle questioni che riguardano la legge sull’omofobia e adesso contro la legge sulle unioni civili».

Romani, vorreste la Chiesa come pare a voi… C’è chi vorrebbe i preti sposati e chi l’accoglienza dei preti omosessuali.

««In realtà dovrebbero essere le persone gay ad essere riconosciute. E in mezzo alle persone ci sono ovviamente anche i preti. È chiaro che all’interno della Chiesa ci sono tantissime persone omosessuali, preti e suore, cioè donne e uomini, però questi sono ancora più nascosti che nella società reale. Questo ovviamente è un problema e provoca delle sofferenze incredibili. Monsignor Charamsa parla di una Chiesa da questo punto di vista assolutamente crudele e inumana. Solo questo fa pensare».

Lei è al Senato, sta seguendo le turbolenze e il caos sulle unioni civili. Stato d’animo?

«Fino alla settimana scorsa il percorso era andato abbastanza bene nel senso che tutto quello che ci immaginavamo, quindi una maggioranza trasversale fatta da Pd, Movimento 5 Stelle, Sel e altri, teneva, decisamente teneva cioè c’era compattezza. Era una cosa che andava avanti da un anno e mezzo costruita piano piano, insomma sembrava tenesse e poi niente c’è stato il colpo di scena della settimana scorsa che ha cambiato molto la situazione. Vediamo cosa contiene questo emendamento perché è concordato con Alfano e quindi con il partito peggiore e più omofobo che abbiamo in Italia».

Lei usa un termine: omofobo. Ferrara, la sua città, è omofoba?

«No, omofobo è un termine che indica violenza e disprezzo verso le persone omosessuali… Ferrara non è assolutamente una città omofoba. È una città che fa un po’ fatica magari ad acquisire quelle che sono le novità. Ma è attenta alle novità, cioè le guarda con curiosità… non le abbraccia subito, ecco mettiamola così, però non le rifiuta. Io non sono ferrarese, sono veneto di origine, ma sto benissimo a Ferrara. È una città in cui obiettivamente si vive bene. Dal punto di vista della sessualità e delle persone omosessuali certo non è una città che può darti tutta la tranquillità che ti possono dare che so Milano o certe città europee, però è un posto dove si vive bene obiettivamente».

Al cinema. Preti pedofili in tranquillo esilio nel sud del Cile affrontano la sferza narrativa senza pietà

Gran premio della giuria a Berlino lo scorso anno, El Club esce nelle sale a raccontare il drammatico caso dei preti pedofili in contemporanea con Spotlightdove una serrata inchiesta giornalistica del Boston Globe scova i colpevoli nascosti, mostrandoli come personaggi per lo più disturbati e un po’ spaesati nelle cose di questo mondo, mandati a prendere aria nuova a Santa Maria Maggiore a Roma. Pablo Larrain rinchiude i suoi preti in un «Club», una casa isolata sulla riva dell’oceano Pacifico, nel sud del Cile. Due film tra i più belli di quest’anno: tanto quello di Tom McCarthy sprizza energia nel suo obiettivo di incastrare lo scandalo che si vuole tenere nascosto, quanto Larrain entra nei più profondi e nascosti territori dell’animo umano così come piuttosto inaccessibile è il luogo dove ambienta il suo film su pentimento, ruolo di vittime e carnefici, espiazione, omertà.

Il regista si è confrontato nei suoi film con tutte le tematiche considerate tabù nel suo paese, perfino i risultati dell’autopsia di Salvador Allende (in Post mortem del 2010) e con Alfredo Castro, grandissimo interprete, ha dato un volto alle più tenebrose ossessioni e cattiva coscienza, violenza repressa ed esibita. Alfredo Castro qui incarna l’incoffessabile. Nella sua interpretazione si espande all’infinito questa condizione, tocca sfere limitrofe, dolorose non solo per un pubblico cileno che di impunità ha larga consuetudine, ma ne fa un tema universale, una profonda riflessione su pedofilia e silenzio della chiesa.

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Larrain prende spunto ancora una volta da un fatto di cronaca del suo paese emerso con clamore sulla stampa e la televisione dopo le accuse al vescovo Karadima, sospeso dal servizio e poi moltiplica la tematica alle figure più diverse, ai differenti strati sociali, ai gradi diversi delle gerarchie ecclesiastiche (in filigrana non si può fare a meno di sentire la presenza di papa Francesco nel difficile confronto con la curia). Nel film i protagonisti sono preti di piccolo cabotaggio, vivono a La Boca, villaggio sull’oceano senza poter più esercitare le funzioni religiose, in una casa adibita alla loro accoglienza, accuditi da una suora che funge da «carceriera» (Antonia Zegers sarà interprete del prossimo film di Larrain, Neruda, con Gael Garcia Bernal).

Si tratta di un piccolo club ben organizzato, regolato in modo preciso come fosse un nuovo ordine monacale (divieto di parlare con gli estranei, orari regolati dalle preghiere), ma l’indizio che i preti sotto accusa sono arrivati al punto più basso di una scala discendente è dato già dalle prime scene dal fatto che la loro principale attività consiste nello scommettere alle corse dei cani, in possesso come sono di un autentico campione. Il perfetto funzionamento del «club» verrà messo pesantemente in discussione da personaggi che appaiono improvvisamente sulla scena, un altro prete da accogliere, un povero campesino abusato fin da piccolo, un padre inviato dal Vaticano con intenti inquisitori.

Un microcosmo che allude alla società intera e si allarga sempre di più portando i protagonisti, consapevoli o no, a rendere conto dei propri delitti. «La Chiesa, ci diceva Larrain, crede che i propri peccati vadano confessati a Dio, noi pensiamo che vadano portati in tribunale, mi aspetto una confessione pubblica». E in questa affermazione si uniscono nell’immaginario anche i delitti perpretrati da torturatori ed ex militari nel paese, che non basta cancellare con la pacificazione, il colpo di spugna o l’amnistia.

È universale l’intento del film, ma il microcosmo dei preti rinchiusi nella casa mette in evidenza alcune caratteristiche di prototipi di uomini cileni (e a interpretarli sono grandissimi attori): il militare che ha sempre qualche arma a portata di mano, il machista decisionista, il viejo loco (il vecchio fuori di testa) che neanche più ricorda chi era stato e cosa aveva fatto.

Perfino la suora evoca alcune caratteristiche della donna cilena sempre sorridente ma dall’inaspettata ferocia. Qui con determinazione è capace di uccidere per ottenere il suo scopo.Alfredo Castro, padre Vidal, è l’unico che parla di desiderio: («puoi reprimere ogni cosa ma non il desiderio»), lui stesso si definisce ’il re della repressione’. Il personaggio di Sandokan (Roberto Farias), il povero cristo che proclama a voce alta gli abusi subiti da bambino in tutti i particolari, quasi voce che grida nel deserto, innalza le sue preghiere con lo stesso fervore, mentre le orazioni dei sacerdoti procedono solo a scandire il tempo (una regola tra le altre).

Quella voce chiama in causa qualcuno che abita tra quelle mura, non basta l’isolamento a tenere lontani i peccati, ma neanche l’inquisitore mandato a chiudere quel rifugio potrà far chiarezza. Si torna all’incipit del film, dove le parole della Genesi sulla separazione della luce dalle tenebre indicano la possibilità per l’uomo di distinguere il bene dal male. Nel Club non c’è redenzione, un male uniforme invade tutta la superficie del film, sono tenebre che non si riescono a dissolvere. Larrain è un esigente agitatore di coscienze, un maestro della resa dei conti, un grande narratore del male.

ilmanifesto.info

Prete-consulente a spese dell’Asl… vergogna!

L’assistenza religiosa all’ospedale “Curto” di Polla costerà all’Asl poco più di 24mila euro lordi l’anno. È questa la cifra stabilita dalla convenzione sottoscritta dall’Azienda con la diocesi di Teggiano – Policastro guidata dal vescovo De Luca. Nella convenzione viene stabilito che l’accordo sarà valido per tre anni, ossia dal 2016 al 2018, e che l’assistente religioso che sarà individuato dal vescovo sarà inserito nel ruolo professionale della categoria D Fascia 0 del Contratto collettivo di lavoro nazionale del comparto Sanità del ’99.

Gli importi dovuti dall’Asl per le attività di assistenza religiosa non verranno corrisposti al sacerdote che svolgerà il ruolo di assistente, bensì direttamente alla diocesi di Teggiano – Policastro. La somma annua di 24.127 euro corrisponde ad un importo mensile di 1855,94 euro che comprende anche la tredicesima. Dal punto di vista contabile la somma in questione, che moltiplicata per i 3 anni di durata della convenzione ammonta complessivamente a 72mila euro verrà imputata sul conto Asl alla voce “Consulenze sanitarie da privato”.

Analoga convenzione, anche se meno dettagliata è stata sottoscritta, lo scorso 31 dicembre, anche con l’Arcidiocesi di Salerno per il presidio di Eboli: in questo caso l’importo concordato ammonta a 31.329 euro. Il 7 ottobre 2015 è stata invece sottoscritta la convenzione sempre con l’Arcidiocesi di Salerno per l’assistenza religiosa nell’ospedale di Battipaglia per una cifra pari a 38.200 euro da versare sempre nelle casse dell’Arcidiocesi. Il 30 settembre dello scorso anno è stata invece sottoscritta la convenzione con l’Ordinario Diocesano di Salerno per l’ospedale di Oliveto Citra e in questo caso l’Asl verserà 30.331 euro.

fonte: lacittadisalerno

Intercettazione tra un prete e un gigolò: “Che sesso ti piace fare, amore…”

ntercettazione alquanto piccante e scabrosa quella emersa a settembre tra don Luca Morini e un giovane escort romano. Il parroco, già sospeso dalla Curia, aveva agganciato il giovane escort spacciandosi per giudice. Telefonate intercettate in cui tra i due si parla di tutto e, soprattutto, anche di sesso. “Che sesso ti piace fare amore?”. Inizia così una delle conversazioni intercettate in questi mesi tra don Luca Morini e il giovane escort romano.

fonte: metropolisweb.it

Vescovo parteciperà a presentazione libro di un prete sposato

Aversa – Venerdì 26 febbraio, alle ore 17.30, all’Hotel del Sole di Aversa, in piazza Mazzini (vicino stazione ferroviaria) la MR Editori presenterà il libro “Il prete e la rosa” di Antonio Anatriello.

Introdurrà Mimma Fabozzi, presidente “Convegno Beata Maria Cristina di Savoia” di Aversa. Oltre all’autore interverranno il vescovo di Aversa, monsignorAngelo Spinillo, e don Ferdinando Angelino, assistente ecclesiastico del “Convegno Beata Maria Cristina di Savoia”. A moderare l’evento Giovanna Ragusa, direttore editoriale della MR Editori.

Il libro – E’ la storia tra un prete e una donna fine e delicata, oltre che bella, disposta ad amarlo rettamente e senza calcoli, nel rispetto della di lui lealtà sacerdotale. Un rapporto che li permea profondamente, facendo sperimentare un amore che non disturba, anzi potenzia, lo slancio pastorale e lo stile ‘evangelico’ del ministero. E’ un libro in cui si respirano armonicamente tenerezza, passione e spiritualità, che aiuta a superare il pregiudizio secondo il quale una relazione affettiva ‘divide’ il cuore di un prete. Ne nasce un amore intenso, vissuto non come prodotto di reciproco consumo ma concepito con purezza d’animo, semplicità di cuore e limpidezza di sguardo.

Lo scrittore – Antonio Anatriello (Frattamaggiore, 1949) cresce nell’indifferenza religiosa, scopre poi il Vangelo e nel 1974 diviene prete. Sospeso a divinis nel 1979 perché rifiuta di ritrattare alcune critiche da lui espresse in una lettera pubblicata dal ‘Roma’ e da ‘Paese Sera’ circa l’autoritarismo del Papa, lascia il Sacerdozio, ma non la Chiesa e, per un anno, lavora come operaio in una fabbrica in provincia di Varese. Laureato in Teologia e in Sociologia, nel 1985 vince un concorso a cattedre e da allora ha insegnato Ragioneria presso l’Itcs ‘Filangieri’ di Frattamaggiore, fino al pensionamento nel 2010. Anatriello è alla sua quarta opera, dopo ‘Dialogo familiare sul senso della vita’ (1995), ‘Eutanasia per un credente’ (1999) e ‘Dio al di là della gerarchia’ (2008).

fonte: pupia.tv

Vaticano crudele in un ritratto noir dell’Istituzione canonica come non lo avete mai visto

Nel film di Pablo Larrain – vincitore nel 2015 dell’Orso d’argento al Festival di Berlino – c’è una luce costante, soffusa che illumina la quotidianità di una comunità di preti confinati in un tranquillo paesino della costa cilena. Eppure il tepore delle atmosfere fa da contrasto ad un climatutt’altro che pacifico. Il regista cileno – con questa opera a metà tra il noir e il thriller – ci porta infatti nei meandri della Chiesa cattolica. E lo fa inquadrando il tema della gestione da parte della grande Istituzione religiosa dei crimini interni a essa stessa.

Cosa succede una volta che un prete viene scoperto commettere violenze di ogni tipo, spesso di genere sessuale? La risposta non è una buona notizia. E Larrain immagina una comunità di reietti, tutti uomini, alcuni anziani e una sola donna, una diabolica suora, che dimenticati e confinati in una comunità amena dovrebbero così aver espiato ogni peccato.

Però un cast di attori stellari –  Roberto Farías, Antonia Zegers, Alfredo Castro, Alejandro Goic, Alejandro Sieveking – dimostra invece tutto il contrario. Che reprimere, abbandonare, isolare chi ha votato la propria vita a una causa spirituale e si è sentito parte integrante di una comunità, è la soluzione più sbagliata oltre che moralmente opposta a quanto la Chiesa stessa professa.

Ed è proprio questo atteggiamento ambiguo che Larrain ci racconta senza scusanti. Perché pian, piano, sottilmente, nel film emerge il dolore di questi uomini, i loro fantasmi immondi e in fondo, a voler cercare una responsabilità, questa si trova nella crudeltà e nell’oppressione di un’Istituzione dai profili decisamente fumosi che di sicuro non ha fatto propria la lezione del figliol prodigo.

Prima però bisogna lentamente passare per tutti i turbamenti interiori di queste persone. E non è un viaggio piacevole. Perché la macchina da presa ce li svela piano, piano, ma non per questo meno violentemente, fino a confondere i profili del Bene e del Male. E Il club è un film pieno di solitudini, di drammi interiori e di alienazione. Umana quest’ultima, non religiosa, non cattolica.

Il club, in uscita dal 25 febbraio, è distribuito da Bolero Film.

in film.it

Probabilmente l’Italia sarebbe un Paese migliore se i vescovi passassero più tempo ad occuparsi dell’amore di Dio

Probabilmente l’Italia sarebbe un Paese migliore se i vescovi passassero più tempo ad occuparsi dell’amore di Dio piuttosto che giocare a moderni azzeccagarbugli alla costante ricerca di espedienti con cui promuovere l’odio. Ma così non è. Bagnasco non si fa problemi a coprire i preti che si macchiano del reato di pedofilia, non si occupa della povertà del mondo ma è sicuro che essere cristiani significhi impedire il riconoscimento dell’amore fra due persone dello stesso. Pare quasi che il loro unico obiettivo sia vietare l’amore.

Ed è così che il quotidiano dei vescovi è perentorio nel titolare “La Consulta è chiara: il no alle nozze gay è nella Carta”. Dato che numerosi giuristi non individuano quale sarebbe quel divieto e considerato come la sentenza dica tutt’altro, per comprendere il motivo della loro convinzione non resta che leggere l’articolo. Dicono:

La regolazione delle relazioni tra persone di egual sesso deve tener conto di princìpi sanciti dalla Consulta, che nella sentenza 138/2010 ha definito sia il fondamento giuridico a tutela della famiglia (articolo 29 della Costituzione: «La Repubblica garantisce i diritti della famiglia come società naturale fondata sul matrimonio») sia quello delle unioni di altro tipo (articolo 2: «La Repubblica riconosce e garantisce i diritti inviolabili dell’uomo, sia come singolo, sia nelle formazioni sociali ove si svolge la sua personalità»).

Ed ancora:

La Consulta, nella pronuncia 138/2010, pone una premessa: «Si deve escludere che l’aspirazione » al riconoscimento di unioni diverse da quelle familiari «possa essere realizzata soltanto attraverso una equiparazione delle unioni omosessuali al matrimonio». Ed è qui che la Corte dimostra come la Costituente non avesse voluto occuparsi di coppie gay: «Come risulta nei lavori preparatori – si legge in sentenza – la questione delle unioni omosessuali rimase del tutto estranea al dibattito, benché la condizione omosessuale non fosse certo sconosciuta». Insomma, i padri costituenti le unioni gay vollero né vietarle, né disciplinarle. Ma solo dare un’indicazione implicita: quando mai fossero state regolate, avrebbero dovuto essere altro dal matrimonio.

Ecco dunque che la loro certezza non è altro che un’opinabile congettura, basato nel negare le evidenze scientifiche che mostrano come le famiglie gay siano naturali tanto quanto quelle eterosessuali. Si sostiene che la famiglia sia solo quelle eterosessuale e si attribuisce alla Carta il loro pregiudizio.
Ma quella loro congettura diviene una certezza e la distruzione della dignità umana una missione che viene compiuta sulla base di una crociata integralista che non ha nulla di diverso dalle rivendicazioni dell’Isis. Ad animare i prelati è ancora una volta quello stesso odio che li ha portato a sterminare milioni di donne, perseguitare i mancini, ridurre in schiavitù i neri. E nel terzo millennio non poteva mancare una nuova shoa volta dai vescovi.

Non soddisfatti tutto ciò, il vescovi attaccano anche il ddl Cirinnà e lamentano:

E il ddl Cirinnà? Su 23 articoli, almeno 10 o rinviano direttamente a quelli sul matrimonio, o impongono di parificare al coniuge il convivente registrato. Altri, invece, non rimandano agli articoli sulle nozze, ma ne ricalcano il testo. Per esempio, quello che impone in capo alle parti dell’unione «l’obbligo reciproco alla fedeltà, all’assistenza morale e materiale e alla coabitazione» (articolo 3): ecco una delle tante disposizioni che estendono i fondamenti del matrimonio (addirittura implementandoli, visto che l’obbligo alla convivenza dalle norme nuziali è stato espunto) alle coppie dello stesso sesso.

Sarà, ma la promozione della fedeltà e della cooperazione reciproca dovrebbero essere insiti persino nel cristianesimo, motivo per cui l’opposizione a quei riprincipi non è solo una violenza verso le famiglie gay, ma è anche un atto cristiano.

Gayburg