Messa a luci spente per le scarse offerte, i fedeli fanno sciopero

Toirano – I fedeli disertano la messa per protesta contro il prete ultra tradizionalista, che, a sua volta, li lascia al buio. E’ un’incompatibilità ormai acclarata quella tra don Fabrizio Tonelli della chiesa di San Martino, a Toirano, e i suoi parrocchiani, tanto che la decimazione di coloro che partecipano alla funzione deve aver convinto il don a risparmiare i soldi della luce. Giovedì, alla messa serale, erano presenti 8 persone, tutte relegate nella navata laterale eilluminate da un solo lampadario, che non è comunque riuscito a oscurare l’evidente distacco tra il sacerdote e il suo popolo.

Don Fabrizio, come prevede il rito pre-conciliare, ha detto messa dando le spalle al pubblico, che, nonostante un anno di convivenza, ancora non si è rassegnato a quello che considera un gesto di chiusura. Qui la rivoluzione tradizionalista attuata a partire dall’ottobre scorso non va giù né ai fedeli né a molte mamme che, visti i metodi ritenuti troppo rigidi, hanno deciso di portare i bimbi al catechismo nei paesi vicini. Tutto è iniziato con la rimozione dell’altare davanti al popolo e l’introduzione della funzione “di schiena” che, col passare dei mesi e la diminuzione del numero dei partecipanti, si è spostata nelle navate laterali, spesso non illuminate.

«Una messa al buio non si è mai vista, nemmeno nelle catacombe – sussurrano qui – Alcuni di noi si portano una pila per leggere. Nemmeno i candelieri ci sono più, solo qualche lumino. Se i fedeli sono diminuiti, e con essi le offerte, non è una scusa per spegnere le luci». Il lamento è generale, ma la maggior parte chiede l’anonimato. Tutti, tranne Jolanda De Rosa: «Non ho nulla da nascondere: don Fabrizio non è amichevole, ci ha sempre tenuto a distanza. Un giorno gli ho chiesto il permesso di addobbare la chiesa con i fiori: lui mi ha risposto di no, e di dargli semmai i soldi corrispettivi. Non organizza mai niente, si sente su un piedistallo. Dice messa senza nemmeno guardarci in faccia e spesso lascia abbandonati sull’altare vino e ostie, con ben poco riguardo, senza riporli nel tabernacolo».

Da Toirano è già partita una lettera indirizzata al vescovo Guglielmo Borghetti: «Gli abbiamo chiesto di trasferirlo: o cambia modi oppure se ne deve andare» dice Jolanda, che spera che la rivoluzione in atto nella chiacchierata diocesi ingauna tocchi anche il suo paese. Si narra che a Ferragosto il don, davanti alla pioggia, si sia rifiutato di guidare la processione nonostante il meteo non fosse proibitivo; per non parlare delle omelie della domenica: «Ci fa delle vere e proprie tirate d’orecchie, dice che parliamo male di lui. Ma se lo merita: se ne infischia anche del Santuario di Santa Lucia che sta venendo giù» sussurrano alcune vecchine. Intanto don Tonelli concede solo una battuta: «Ho sempre fatto il mio dovere».

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