C’è qualcosa di particolare in #PapaFrancesco “monarca” e “comunista”

I rapporti tra Scalfari e il Papa sono ottimi. La Santa Sede “sanziona” Repubblica: il vaticanista del quotidiano fondato da Scalfari viene escluso dall’aereo papale, che porterà Francesco a Cuba e negli Stati Uniti con i giornalisti a seguito. Tra la prima e la seconda notizia, con tutta evidenza, c’è contraddizione. Cosa sta accadendo?

Ammonire. Sanzionare. Punire. Questi verbi fanno parte, come pochi altri, della storia della Chiesa cattolica. Per citare il caso più noto, Galileo fu ammonito (1616) e punito, costretto all’abiura (1633). Oggi tocca a Repubblica. La colpa, gravissima, è sempre la stessa: la libertà di pensiero e d’espressione. Ergo: via l’eretico Marco Ansaldo dal volo papale. A quando la punizione corporale? Per fortuna la Chiesa non ha più il potere di un tempo: “Non il loro amore per gli uomini, ma l’impotenza del loro amore per gli uomini impedisce ai cristiani di oggi di mandarci al rogo” (Nietzsche).

Questa vicenda non è solo scandalosa: è assurda, ridicola, figlia di una mentalità medievale: “La tecnica muta velocemente, più delle mentalità. La storia delle mentalità – scrive Le Goff – ha a che fare con la lunga durata: molti viaggiano in aereo, ma pensano come se vivessero ancora nel medioevo”.

Le aperture, laiche e culturali, di Scalfari e Repubblica, verso Santa Romana Chiesa, sono state, negli ultimi anni, continue e generose. All’insegna del dialogo. La risposta è la “sanzione”. Il Vaticano dimostra, ancora una volta, la sua in-finita intolleranza: non si spegne mai la volontà di potenza che conduce alle sanzioni, alle ammonizioni, alle punizioni. La Chiesa non dialoga: è dogmatica per definizione: portatrice di una (presunta) Verità assoluta, impone e ostracizza.

Forse il quotidiano diretto da Ezio Mauro dovrebbe rivedere la sua posizione: le eccessive aperture (qualche volta Repubblica è sembrata l’organo ufficiale del Vaticano), la ricerca continua del dialogo, sono state scambiate per qualcos’altro: l’impressione è che Oltretevere pensino, davvero, di poter trattare il quotidiano di Largo Fochetti come i potenti signori medievali trattavano i propri vassalli: quando il servizio (il termine è polisemantico) non è gradito, si punisce per mettere in riga. Non va bene.

La cultura laica deve prendere atto che le religioni monoteiste sono, per definizione, intolleranti. La domanda vera, radicale, filosoficamente fondata, è: la democrazia ha bisogno di Dio? Non basta evocare “il dialogo che tutto risolve e pacifica”. Parole. Messi da parte i buoni propositi, cosa resta? Nella realtà, qui e ora, c’è gente che uccide in nome di Dio. Allah è grande. E la Chiesa cattolica ostracizza i giornalisti. Dunque?

Dunque bisogna chiedersi se la risposta, ripetuta all’infinito e per questo già maleodorante – “l’Islam e il Cristianesimo non sono intolleranti” -, ci soddisfa e fino a che punto. L’affermazione appare vera, in realtà è fuorviante: “Tutte le religioni monoteiste sono per principio intolleranti. Se c’è un Dio solo e io, suo fedele, sono nella verità, tu sei dalla parte degli infedeli; quindi non ci si può intendere. L’intolleranza è costitutiva di tutti i monoteismi: i totalitarismi, lungi dall’essere prodotti dell’illuminismo, sono eventi religiosi.” (Galimberti, MicroMega, n. 5, 2003).

Oggi è toccato a Repubblica essere dalla parte degli infedeli (il suo giornalista non merita – non est dignus – di viaggiare col Papa): domani a chi toccherà? A un inviato de il Fatto Quotidiano, a un inviato del Corriere? C’è qualcosa di particolare in questo Papa “monarca” e “comunista”. Un atteggiamento più laico – e critico – da parte della stampa sarebbe un bene. Per tutti.

Angelo Cannatà – Micromega

ICI e Chiesa, lo scandalo della “legge uguale per tutti”

di Tobia Invernizzi

La normalità talvolta desta interesse, scalpore e persino indignazione. Si parla ancora una volta di tasse, uno dei temi più dibattuti e controversi della storia della Repubblica italiana, in un avvenimento che alcuni hanno già definito storico: la quinta sezione civile della Suprema Corte di Cassazione, il 20 maggio scorso, ha riconosciuto legittima la richiesta di pagamento dell’ICI dal 2004 al 2009 da parte di due istituti scolastici religiosi al comune di Livorno, condannandoli al pagamento degli arretrati di circa 420.000 euro.

Per la prima volta in Italia due sentenze della Cassazione intervengono a chiarire definitivamente la questione a lungo dibattuta, nonostante la Corte fosse già intervenuta più volte con svariate sentenze (n. 5485 del 2008, n. 27165 del 2011, n. 4502 del 2012), dichiarando nella n.16612 del 2008 che «per integrare il fine di lucro è sufficiente l’idoneità, almeno tendenziale, dei ricavi a perseguire il pareggio di bilancio; né ad escludere tale finalità è sufficiente la qualità di congregazione religiosa dell’ente».

Le imposte vengono quindi applicate agli immobili, e non al progetto educativo. Nessuno vieta alle istituzioni religiose o ad altri enti di aprire e gestire scuole paritarie di ogni ordine e grado, ma la Cassazione ricorda che il fatto stesso di pagare una retta assoggetta gli istituti a una attività di carattere commerciale, «senza che a ciò osti la gestione in perdita», ribadendo anche che l’esenzione è «limitata all’ipotesi in cui gli immobili siano destinati in via esclusiva allo svolgimento di una delle attività di religione e di culto». La Chiesa Cattolica non svolge in questo caso attività in forma gratuita, ma offre un servizio a pagamento, nulla di più evidente.

Sembrerebbe tutto risolto dunque, e invece le novità sono nate proprio in questi giorni. Il Ministro dell’Istruzione, Stefania Giannini, colei che dovrebbe avere più a cuore le sorti della scuola pubblica italiana, appena preso atto del verdetto interviene affermando che «forse c’è una riflessione da fare», ricordando che in regioni come il Veneto, senza paritarie, Stato e Regione «si troverebbero in enormi difficoltà economiche e strutturali».

C’è chi ancora si sta domandando cosa voglia dire il suo invito a una riflessione, tentando di decifrare i criptici messaggi di un ministro dal quale ci si auspicherebbe un accoglimento di buon grado di una decisione così importante per la tutela di principi quali l’eguaglianza e la giustizia sociale.

Ancora più curioso il suo secondo pensiero che delegittima gravemente il ruolo delle istituzioni pubbliche del Veneto, trasmettendo tra le righe il messaggio che, tutto sommato, bisognerebbe ringraziare gli istituti religiosi per aver sopperito a una lacuna scolastica del territorio. Siamo tutti più sollevati dopo tutte queste rassicuranti dichiarazioni, volte ad esprimere con estrema chiarezza l’importanza della scuola pubblica “subappaltata” alle istituzioni religiose per questioni economiche. Emerge una certa incoerenza in quanto espresso fin ora, a cominciare dalla discrasia tra il ruolo istituzionale ricoperto da Stefania Giannini e le sue affermazioni.

Ovviamente non poteva mancare la reazione del segretario generale della Conferenza Episcopale Italiana Nunzio Galantino, secondo il quale «bisogna fare informazione corretta e ricordare che non sono solo cattoliche le scuole paritarie. […] È pericolosa (la sentenza n.d.r.) perché mette in condizione le scuole di non poter assolvere al loro compito di formazione». Occorre fare chiarezza su alcune inesattezze appena riportate: è vero che non tutte le scuole paritarie sono religiose, ma dati alla mano, è altrettanto vero che il 63% degli istituti dell’infanzia lo sono, come riporta l’Ansa in un suo grafico.
La percentuale delle cattoliche cala poi nei gradi di istruzione più alti per attestarsi al 40% nelle scuole superiori.

Lo stesso segretario della Cei ha affermato che “tutti coloro che gestiscono scuole pubbliche paritarie, ripeto pubbliche, secondo la legge Berlinguer, si rendano conto di che cosa sta accadendo in questo periodo”. Non solo Galatino denota una scarsa e approssimativa conoscenza dei principi legislativi di base della legge 62/2000 cosiddetta “legge Berlinguer”, fortemente voluta dal governo D’Alema bis e dall’allora Ministro della Pubblica Istruzione Luigi Berlinguer, ma anche una grossolana imprecisione equiparando le scuole paritarie, definite dall’articolo 1 come “scuole paritarie private”. Tali scuole infatti accolgono solamente chi accetta il loro progetto educativo, non configurandosi come un servizio pubblico il quale non può di certo permettersi il privilegio di selezionare indirettamente i futuri studenti.

A far sentire la sua voce è stato anche il sottosegretario del Miur Gabriele Toccafondi (Ncd), affermando: «Molte aumenteranno le rette o chiuderanno. […] L’Imu le scuole pubbliche statali non la pagano ed è giusto che lo stesso valga anche per le scuole pubbliche non statali».

Il caso vuole che né lui né il segretario della Cei siano intervenuti l’11 aprile 2012 quando l’Uaar denunciò pubblicamente la disparità di trattamento tra le scuole paritarie laiche e quelle cattoliche, le prime obbligate al pagamento dell’IMU, le seconde del tutto esonerate.

Già tre anni fa il presidente dell’associazione nazionale Istituti non statali di educazione ed istruzione, Luigi Sepiacci, fece notare che «se il governo vuol fare un favore alle scuole cattoliche lo dica chiaro e tondo», aggiungendo anche che «la Corte di Cassazione ha stabilito che l’attività scolastica, ancorché senza scopo di lucro, se svolta dietro corrispettivo, è un’attività commerciale». Ebbene sì: la Corte si era già espressa, ma politici e rappresentati delle istituzioni religiose hanno spesso la memoria corta.

La levata di scudi ha coinvolto i principali esponenti di gran parte dei partiti, a cominciare dall’ex ministro dell’Istruzione Mariastella Gelmini (FI), che ha addirittura affermato che «si tratta di un esagerato egualitarismo», fino ad arrivare al consiglio della Regione Lombardia, che in una nota informativa sul sito, dichiara di «intervenire eventualmente con misure ad hoc per le scuole religiose paritarie del sistema lombardo e scongiurarne la chiusura».

C’è poi un altro tema: quello del fantomatico risparmio di sei miliardi di euro per lo Stato grazie all’esistenza delle scuole paritarie. La cifra è il risultato della moltiplicazione del milione di studenti che frequenta oggi le scuole paritarie al costo medio di seimila euro l’anno che costa ogni alunno agli istituti pubblici. Ma secondo la Fondazione Agnelli non è così: in un dettagliato resoconto, emergono i dati concreti relativi a questa “bufala ecclesiastica”.

Una delle poche voci fuori dal coro che emergono da questo clamore mediatico e politico è quella dell’ex direttore della Scuola Normale di Pisa, Salvatore Settis, che, intervistato dal Corriere della Sera, esulta esclamando: «È la vittoria della Costituzione sull’interpretazione dei politici». Già nel 2013 fu uno dei firmatari di un appello contro i finanziamenti alla scuola privata ispirato alla Costituzione, ribadendo fermamente la sua posizione alla luce della nuova sentenza della Cassazione. L’ex direttore afferma inoltre che il «verdetto fa scalpore perché è in controtendenza con quello che fanno i governi, compresi quelli di centrosinistra. La Costituzione all’articolo 33 parla di scuola pubblica e aggiunge che enti e privati hanno il diritto di istituire scuole ed istituti di educazione ma “senza oneri per lo Stato”. Invece, negli ultimi anni non è stato così».

Il monito che emerge nelle dichiarazioni di Settis è che, viste le recenti modifiche della Carta Costituzionale, ci sia il rischio che il governo si intrometta nel delicato articolo 33 al fine di “americanizzare” la scuola pubblica. Negli Stati Uniti d’America infatti è ben noto l’altissimo livello formativo di gran parte delle scuole private, ma è altrettanto famoso e tristemente noto il livello di degrado della scuola pubblica, con il risultato di essersi creata nei decenni una forte disparità tra coloro che si possono permettere un’istruzione di alto livello e chi invece non possiede disponibilità tali da garantire ai propri figli un insegnamento adeguato. Se tutto ciò dovesse lentamente accadere in Italia sarebbe un grave danno alla scuola pubblica italiana, sottolinea Settis, nonché una grave violazione dei principi costituzionali.

Ad aggravare il quadro generale e a delegittimare il ruolo della più importante Corte nell’ordinamento italiano, quella di Cassazione per l’appunto, interviene anche il sottosegretario alla presidenza del Consiglio, Claudio De Vincenti (Pd), economista e professore universitario di economia politica presso la Facoltà di Economia dell’Università di Roma La Sapienza, che per conto del Governo afferma: “Le paritarie non pagheranno”.

Emerge dunque che il governo abbia l’intenzione di introdurre una norma “salva paritarie” per eludere l’ultima emblematica sentenza della Cassazione che ha tanto indignato la CEI in questi giorni. Un provvedimento che nasce con l’annuncio dell’avvio di un “tavolo di confronto” per arrivare “a un definitivo chiarimento normativo”. Come se ci fosse bisogno, vista la chiarezza espositiva della Suprema Corte nella sentenze 14225 e 14226. Saranno forse state le pressioni della Conferenza Episcopale italiana a far correre ai ripari il governo del Partito Democratico? Certo è che parole come “sentenza pericolosa”, “ideologica”, che intacca gravemente “la garanzia di libertà di educazione richiesta anche dall’Europa”, e “è a rischio la sopravvivenza delle scuole paritarie”, possano aver intimorito una classe politica troppo spesso preoccupata delle ripercussioni sull’elettorato che sulla reale tutela dei principi di laicità ed equità sociale.

In cambio di privilegi e immunità, tanti e particolarmente insopportabili in tempo di crisi, il Concordato impone un solo limite alla Chiesa Cattolica: che rispetti l’indipendenza e la sovranità della Repubblica italiana, invece delle ingerenze continue e sfacciate. La classe politica italiana non sembra (ancora) in grado di abolire questo ingiusto trattato, sistematicamente violato da una delle due parti. Sarà almeno capace di far applicare le molteplici sentenze della propria Suprema Corte di Cassazione che impone l’ovvio principio che “la legge è uguale per tutti” e le tasse si pagano?

MicroMega

Pedofilia, in Gran Bretagna

In gran Bretagna si riflette e si lotta contro la pedofilia

(©Ansa)

(©Ansa) In gran Bretagna si riflette e si lotta contro la pedofilia

Il dato emerge dal rapporto del National Catholic Safeguarding Commission, organismo indipendente della Chiesa cattolica di Inghilterra e Galles

Redazione – vaticaninsider
Torino

Oltre il 95% delle parrocchie cattoliche di Inghilterra e Galles hanno almeno un rappresentante preposto a monitorare la sicurezza dell’ambiente in cui vivono i minori in modo da garantire che sia esente da rischi di abusi e violenze di ogni tipo. È il dato positivo più rilevante che emerge dal Rapporto annuale presentato oggi dal National Catholic Safeguarding Commission, organismo indipendente della Chiesa cattolica di Inghilterra e Galles stabilito nel 2008.

Dal Rapporto emerge un lavoro di monitoraggio e prevenzione a tappeto su tutto il territorio: la percentuale di parrocchie senza un rappresentante sulla salvaguardia è sceso al di sotto del 5%. Nel 2014, sono state 79 le denunce di abusi contro i bambini. Esse hanno coinvolto 118 vittime e 83 colpevoli. Ci sono anche casi che riguardano la diffusione di immagini pedo-pornografiche per cui – sottolinea il Rapporto – il numero complessivo delle vittime accertate è probabilmente molto più alto.

Dal Rapporto emerge che nel 2014 i sacerdoti diocesani sono stati denunciati per 16 casi di abuso sessuale, tre di violenza fisica e quattro di pedo-pornografia. 11 sono le denunce per abuso sessuale e tre per uso di materiale pedo-pornografico a carico di religiosi. Le denunce coinvolgono anche il personale «volontario» e «impiegato» per un totale di 17. Non mancano purtroppo nella «lista» le religiose a carico delle quali ci sono cinque denunce (tre per violenza fisica, una per abuso sessuale e una per violenza emotiva).

Preti sposati si offrono per Abbazia in chiusura

Il parroco non c’è più e la chiesa di Santa Croce, a Campese, è chiusa per la maggior parte del tempo. Da qui, il passo per finire preda di ladri e vandali è breve e il presidente del comitato di quartiere, Antonio Brandi, preoccupato, lancia l’allarme.

A raccogliere l’appello è l’associazione dei sacerdoti lavoratori sposati, fondata nel 2003 da don Giuseppe Serrone: “Per scongiare la chiusura definitiva della Chiesa ci offriamo per gestire la struttura e la canonica e tutti i locali… Lanciamo appello a Papa Francesco e al vescovo di Vicenza a porre mano alla riforma della Chiesa e a riaccogliere nel ministero i preti sposati. Da Novembre saremo in giro per l’Italia impegnati per sensibilizzare i fedeli verso la riforma della Chiesa Cattolica”.

La Chiesa di S. Rita a Savona agli ortodossi: no ai preti sposati cattolico romani

La notizia diffusa dai quotidiani fa rammaricare l’associazione die sacerdoti lavoratori sposati, fondata nel 2003 da don Giuseppe Serrone.

Vent’anni passati con l’Arciconfraternita della Santissima Trinità nella chiesa di Santa Rita. Per celebrare la ricorrenza oggi alle 18 sarà celebrata una messa di ringraziamento nella quale molti devoti e abitanti del quartiere di Santa Rita vedono, però, un’amara messa d’addio, dopo che il Padri Agostinani, proprietari della chiesa, hanno firmato la convenzione che passa la gestione del luogo sacro alla comunità rumeno ortodossa per un anno.

Appresa la decisione l’associazione dei sacerdoti lavoratori sposati lancia un appello al Vescovo di Savona: “possiamo gestire noi, come sacerdoti sposati, la chiesa. Riaccoglieteci nel ministero sacerdotale”.

La chiesa di piazza della Consolazione è di proprietà degli Agostiniani che una ventina di anni fa, a causa della riduzione dei padri, aveva deciso di affidarla alla Diocesi con un concordato di durata ventennale. L’allora vescovo Dante Lanfranconi l’aveva concessa in comodato d’uso alla confraternita. Due anni fa la Diocesi aveva lanciato la collaborazione con i fedeli ortodossi che utilizzavano la chiesa per celebrare la messa domenicale. Ma lo scorso anno alla vigilia della scadenza del concordato, e con il calo dei sacerdoti, la Diocesi aveva espresso la difficoltà a mantenere la gestione della luogo di culto, finché non si è arrivati alla firma della convenzione, lo scorso 1 luglio. Contro questa decisione si era mobilitato l’intero quartiere con una raccolta firme che era stata spedita agli Agostiani ed anche a Papa Francesco, chiedendo che si potesse proseguire nella formula attuale di gestione da parte della Confraternita con apertura agli ortodossi. «Non vorremmo che questa fosse una messa d’addio – dicono i promotori della raccolta firme – e non sappiamo cosa succerà e nessuno ci informa».

La chiesa resterà chiusa per tutto il mese di agosto e riaprirà a settembre, quando dovrebbero essersi già insediati gli ortodossi. Nel frattempo sarebbe previsto un incontro pubblico organizzato dalla Diocesi nella quale verrà spiegato alla popolazione come sarà la nuova gestione del luogo di culto. Infatti, nelle condizioni della convenzione alla Diocesi sono state lasciate aperte alcune condizioni, da definire nei dettagli, per poter celebrare periodicamente il culto (si ipotizza una messa al mese) ed altre disponibilità. Sarebbe garantita la celebrazione dei festeggiamenti nella giornata dedicata a santa Rita, il 22 maggio.

tratto da La Stampa

lo scandalo dei preti pedofili ne Il caso Spotlight, presto a Venezia

Michael Keaton, Mark Ruffalo e Rachel McAdams nel film sull’indagine del Boston Globe vincitrice del Premio Pulitzer

Tra i film annunciati nel programma di Venezia 72 c’è anche Il caso Spotlight, storia vera del team di giornalisti del Boston Globe che indagarono e svelarono al mondo lo scandalo dei preti pedofili nella città del Massachusetts. Diretto da Tom McCarthy (L’ospite inatteso, Mosse vincenti), il film è interpretato da un cast d’eccezione che include Michael Keaton, Rachel McAdams, Liev Schreiber, Mark Ruffalo, John Slattery, Stanley Tucci e Billy Crudup.

L’indagine del Boston Globe vinse il Premio Pulitzer nel 2003 e scatenò uno scandalo su portata prima nazionale e poi internazionale, che rivelò come migliaia di minori fossero stati vittime di abusi da parte di preti e membri laici della Chiesa cattolica non solo negli Stati Uniti, ma anche in Irlanda, Canada, Australia, e come si fosse creato un sistema di insabbiamento dei casi da parte dei vescovi, che reindirizzavano i colpevoli verso nuove parrocchie anziché renderli noti alle autorità, permettendo loro, di fatto, di proseguire con le molestie.

Un argomento complesso e controverso, che in Italia non è stato mai veramente affrontato. Il caso Spotlight farà certamente storcere il naso a qualcuno, nel nostro paese, ma fortunatamente ha già una distribuzione: BIM lo porterà in sala a novembre 2015.

fonte: film.it

Padre Manuli lascia la parrocchia di Mandanici. Era stato sospeso dopo aver cantato a Canale5

Mandanici –  Anche padre Domenico Manuli, titolare delle parrocchie Santa Domenica di Mandanici, San Francesco di Paola a Rocchenere e San Giovanni Battista a Locadi, è   stato spostato in altra sede. Domenica la sua ultima messa (a Forza d’Agrò ore 18,30) e poi andrà via. Un parroco cordiale, alla mano con grandi e piccini e soprattutto sempre affettuoso e sorridente. Padre Manuli è balzato alla cronaca un paio di anni addietro, quando è stato sospeso da ogni funzione sacerdotale (e per un mese “relegato” tra le patrie mura) per aver partecipato, come cantante, allo spettacolo televisivo di Canale5 “Italia’s Got Talent” condotto da Maria De Filippi, Gerry Scotti e Rudy Zerbi. I fedeli, tutti  afflitti e addolorati, hanno chiesto a padre Domenico di restare.

Gazzetta Jonica

Antartide senza Dio: l’ultimo prete lascia la chiesa nella regione: si offrono i preti sposati

La Cappella delle Nevi resterà senza curato. C’è un calo di religiosità, ma anche di scienziati. E soprattutto, un taglio nel budget

Non c’è più religione, nemmeno in Antartide. A quanto pare, la Cappella delle Nevi, a McMurdo Sound, rimarrà senza preti cattolici. Dopo 50 anni di onorato servizio e di costante presenza, secondo quanto diffuso da Radio New Zealand, per il futuro non ne serviranno più. La stessa National Science Foundation ha chiesto alla Chiesa cattolica di porre fine alla collaborazione decennale. Come mai?

Semplice: tra gli scienziati della base c’è un progressivo calo di interesse nelle questioni religiose. E, soprattutto, c’è un progressivo calo degli scienziati della base: da 2000 sono scesi a 1.200 in dieci anni. Tutta colpa dei tagli al budget. Sono “tre fattori che hanno portato a questa decisione. Solo un cappellano è necessario”, spiega padre Dan Doyle, coordinatore della Chiesa cattolica in Antartide.

rock

La Cappella delle Nevi (da Flickr, di Alan Light)

Padre Doyle va avanti. Portare il verbo in Antartide, racconta, era uno dei suoi sogni (possibile? Ndr) e che “amministrare il culto alla fine del mondo è una grande esperienza”. Gli altri lavoravano, lui li guardava. “Per molte volte, per far passare il tempo, ho dovuto contare i pinguini”. Bella vita.

In ogni caso, il prete della Cappella delle Nevi lascerà il continente dei ghiacci, ma la fede è ancora salda. Ci sono ancora delle chiesette nelle isole subantartiche, e c’è anche un piano di espansione: una chiesa cattolica nella stazione italiana “Mario Zucchelli”, nella baia di Terra Nova.

linkiesta.it

Il prete pedofilo che adescava ragazzini all’oratorio. Aveva anche allestito una stanza per gli appuntamenti

Vercelli, agli arresti domiciliari il prete pedofilo che adescava ragazzini all'oratorioDon Iuculano
E’ ai domiciliari in una comunità religiosa don Massimo Iuculano, il sacerdote vercellese  accusato di aver abusato di tre ragazzi che frequentavano la scuola dell’oratorio in cui era parroco. ”Siamo soddisfatti – spiega il legale del parroco Carlo Blengino -. La decisione è stata presa oggi dopo l’istanza da noi presentata. Sono cadute tutte le ragioni per cui dovesse stare in carcere”.A raccontare degli abusi sono stati gli stessi ragazzi, quattordicenni e diciassettenni che frequentavano l’istituto Don Bosco di Vercelli. Proprio in quell’istituto, dedicato al sacerdote che aveva a cuore i ragazzi, il prete abusava di loro e della loro adolescenza.

Secondo le indagini della polizia di Vercelli l’uomo contattava le sue vittime attraverso gli abituali canali di comunicazione giovanile come sms, Whatsapp e Facebook. Ma il sacerdote risultava infatti essere piuttosto attivo anche al di fuori della scuola: in quelle occasioni il prete mentiva sulla sua professione raccontando di essere impiegato in una non meglio precisata società e di essere attualmente in cassa integrazione. Così dopo aver ottenuto un incontro con le sue vittime proponeva loro incontri sessuali in cambio di piccoli regali come ricariche telefoniche o scarpe da calcio.
Il parroco aveva adibito una stanza per gli incontri sessuali, dove metteva in atto sedute di “massaggi particolari” simulando competenze terapeutiche e sportive. A far saltare l’organizzazione messa in piedi dall’uomo, dopo la segnalazione delle vittime – un adolescente di 14 anni e due diciassettenni di origine straniera – è stata la polizia che per settimane lo ha pedinato seguendo tutti i suoi movimenti e ascoltando le sue conversazioni. Iuculano è stato arrestato con l’accusa di abusi sessuali e portato nel carcere di Vercelli. Una notizia aveva lasciato senza parole anche l’arcivescovo di Vercelli, monsignor Marco Arnolfo, che dicendosi vicino alle vittime aveva disposto la sospensione del religioso da ogni potestà di ordine e di governo e dall’ufficio di parroco. Ora si attende l’inizio del processo visto, che a quanto si apprende dal legale, l’indagine è ormai conclusa.

torino.repubblica.it