Pedofilia, sacerdote arrestato a Termini Imerese

Avrebbe abusato di una ragazza all’epoca dei fatti tredicenne. Indagine avviata dopo la denuncia della vittima

I carabinieri della compagnia di Termini Imerese hanno tratto in arresto un sacerdote, già parroco in due diversi Comuni delle Madonie, per i reati di violenza sessuale ed atti sessuali con minorenne. L’indagine è stata avviata in seguito alla denuncia formalizzata da una ragazza, 21enne, ma all’epoca dei fatti ancora minorenne. La giovane donna ha dichiarato che all’età di 13 anni, in occasione degli incontri organizzati dalla parrocchia del suo Comune di residenza, sarebbe stata avvicinata dal religioso, che avrebbe approfittato della sua condizione di sudditanza psicologica. A distanza di otto anni la donna, con il sostegno dei familiari, ha trovato il coraggio di denunciare l’accaduto e gli accertamenti che ne sono scaturiti hanno consentito di delineare un quadro indiziario a carico del religioso, ritenuto dagli investigatori “solido”. Così i militari, coordinati dalla procura di Termini Imerese, hanno notificato al prete un’ordinanza di custodia cautelare degli arresti domiciliari.

palermo.repubblica.it

Il parroco di Mattarella, è un buon cattolico

Sergio Mattarella, il candidato in pole position per il Colle, è un fervente cattolico che spesso si ritira in preghiera nella chiesa romana di Sant’ Andrea delle Fratte, parrocchia dove ogni anno si celebra una messa commemorativa per la moglie Marisa Chiazzese scomparsa nel 2012.

“Viene spesso, è un buon cattolico. Una persona molto riservata”, si limitano a raccontare dalla parrocchia dove Mattarella va a pregare.

adnkronos

In Vaticano il prelato che affianca monsignor Oliveri dopo la gestione ‘disinvolta’ della diocesi

Guglielmo Borghetti, il vescovo coadiutore della diocesi di Albenga-Imperia, nominato come “tutor” del vescovo Mario Oliveri lo scorso 10 gennaio dal Pontefice, è stato ricevuto in un udienza da Papa Francesco per parlare del futuro della diocesi direttamente a quattr’occhi. Finora vescovo della diocesi di Pitigliano-Sovana- Orbetello in Toscana, con buona probabilità sarà il prossimo vescovo della diocesi.

La decisione della nomina per la diocesi di Albenga, retta da un quarto di secolo da monsignor Oliveri, era arrivata dopo che il nunzio Adriano Bernardini aveva svolto un’indagine in seguito ad alcune segnalazioni arrivate in Vaticano su una gestione pastorale molto “disinvolta” con condotte immorali di chi, invece, avrebbe dovuto guidare i fedeli delle parrocchie.
Il vescovo Oliveri era stato criticato aspramente per aver accolto in seminario aspiranti sacerdoti senza averne esaminato la reale vocazione dei ragazzi, e per non essere intervenuto nei confronti di sacerdoti condannati o indagati per pedofilia , di parroci che hanno posato nudi su Facebook, di altri religiosi con tatuaggi e di preti barman in locali notturni.

repubblica.it

«Il più grande cimitero di sacerdoti cattolici del mondo» non si trova in Vaticano ma a Dachau

«Il più grande cimitero di sacerdoti cattolici del mondo» non si trova in Vaticano ma a Dachau, all’interno del primo campo di sterminio costruito dai nazisti nella cittadina tedesca a pochi chilometri da Monaco. Tra il 1938 e il 1945, vi sono stati deportati 2.579 tra preti, seminaristi e monaci cattolici, insieme a 141 tra pastori protestanti e preti ortodossi. E 1.034 sono morti nel campo.

SONO RIMASTI UMANI. La storia dei religiosi di Dachau, «tra i quali abbondano episodi di vero eroismo», è stata raccontata da Guillaume Zeller nel libro La Baraque des prêtres, Dachau, 1938-1945 (La baracca dei preti), appena uscito in Francia per i tipi di Éditions Tallandier. L’autore, giornalista caporedattore di DirectMatin.fr, è rimasto infatti colpito dalla loro «stupefacente dignità, mantenuta nonostante le SS facessero di tutto per disumanizzare e avvilire i prigionieri».

francia-zeller-nazisti-preti-cattolici-dachau-Baraque-prêtresDA TUTTA EUROPA. Intervistato dal Le Figaro, l’autore spiega che il Vaticano, «non potendo impedire la loro deportazione», era riuscito a farli mandare tutti insieme a Dachau, «anche se provenivano da ogni parte dell’Europa: Germania, Austria, Cecoslovacchia, Polonia, Belgio, Olanda, Lussemburgo, Francia e Italia».

LA DEPORTAZIONE. Alcuni sono stati arrestati per essersi opposti al programma hitleriano di eutanasia (tedeschi), altri perché considerati come delle élites slave (polacchi), altri ancora per aver partecipato attivamente alla resistenza (francesi). «Primo Levi, per quanto ateo, aveva riconosciuto l’ammirevole statura morale e intellettuale dei rabbini deportati ad Auschwitz. Se le circostanze sono differenti – continua l’autore – la stessa cosa si può dire per i preti di Dachau».

FEDE COME «ARMATURA». Questi uomini di chiesa, spiega Zeller, «si sono sforzati di mantenere le virtù di fede, speranza e carità. La preghiera, i sacramenti e il sostegno dato ai malati e ai moribondi, la formazione teologica e pastorale clandestina, la ricostruzione della gerarchia ecclesiale sono stati un’armatura che ha permesso loro di preservare la loro umanità».

MALATI DI TIFO. Non mancano tra di loro storie di eroismo e santità. Nonostante le SS «cercassero di sollevare i detenuti gli uni contro gli altri», «i sacerdoti non hanno ceduto a questo meccanismo». Tra il 1944 e il 1945, in inverno, gli internati sono stati decimati da un’epidemia di tifo. «Mentre SS e kapo non si presentavano più nelle baracche contaminate, dozzine di sacerdoti vi entravano volontariamente, sapendo i rischi che correvano, per curare e consolare gli agonizzanti. Molti sono morti così».

SACRAMENTI IN PUNTO DI MORTE. A Dachau si è tenuta anche la prima – e unica nella storia della Chiesa – ordinazione clandestina a sacerdote di un seminarista tedesco in punto di morte. Il seminarista Karl Leisner ha ricevuto il sacramento dentro una baracca adibita a cappella dal vescovo francese di Clermont-Ferrand, monsignor Gabriel Piguet. Il vescovo era un maréchaliste, cioè sostenitore del maresciallo Pétain, a capo del governo collaborazionista di Vichy dal 1940 al 1944, ma «venne deportato a Dachau per aver aiutato a nascondere gli ebrei e infatti oggi fa parte dei Giusti dello Yad Vashem».

56 BEATI. Su iniziativa di Giovanni Paolo II, Benedetto XVI e papa Francesco, «56 religiosi morti nel campo di sterminio sono stati beatificati, dopo che è stata riscontrata la pratica delle virtù naturali e cristiane in modo esemplare o eroico».

Tempi.it

Don Pasquino, prete e partigiano

SCANDIANO Nell’ambito del cartellone di iniziative #Scandiano(R)esiste, percorso attraverso i fatti, i luoghi e le persone della Resistenza di ieri e di oggi, il Comune organizza per venerdì alle ore 21 nella biblioteca Gaetano Salvemini, una conferenza sulla figura di Don Pasquino Borghi. Si tratta del primo momento che il programma dedica appunto alle “persone”: alla serata su don Pasquino ne seguiranno altre dedicate a Sandro Pertini (24 febbraio), ai testimoni di casa nostra (18 marzo), a Salvatore Borsellino (25 marzo). “Il tempo e la vita di Don Pasquino Borghi” vedrà la partecipazione di Massimo Storchi di Istoreco, e segnerà inoltre l’inaugurazione di un percorso sulla figura di Don Pasquino visitabile fino al 21 febbraio negli orari di apertura della Biblioteca. Come tutti gli altri eventi di #Scandiano(R)esiste, anche questa serata sarà ad ingresso gratuito.

Gazzetta di Reggio

Vigevano, ricatti sessuali al parroco da parte del sacrestano

di Claudia Guasco
E’ una storia di festini a luci rosse, di filmati compromettenti, di prove scottanti che sarebbero state fatte sparire attingendo alle casse del santuario mariano. Il parroco del Duomo di Vigevano è parte offesa in un’inchiesta su ricatti a sfondo sessuale, proprio all’indomani dell’apertura davanti al tribunale di Pavia del processo per i ricatti hard all’ex rettore del santuario della Madonna della Bozzola di Garlasco, al quale questo nuovo filone d’indagine sarebbe in parte collegato.

TELEFONATE HARD Il canonico, don Giancarlo Padova, 73 anni, avrebbe ricevuto una richiesta estorsiva per mille euro da un egiziano di 35 anni, Mohamed Ibrahim Mansur, sacrestano di un altro sacerdote e già indagato di recente per tentata estorsione ai danni di un terzo prete di Mortara. Mansur sosteneva di essere al corrente dell’esistenza di registrazioni di telefonate imbarazzanti tra il parroco del Duomo e alcuni romeni, accusati di aver ricattato per anni l’allora rettore del santuario lomellino don Gregorio Vitali e il suo collaboratore don Pietro Rossoni. Un’estorsione che avrebbe fruttato centinaia di migliaia di euro. La richiesta di denaro a don Padova era finalizzata a far sparire il computer in cui sarebbero custoditi i file. Le indagini avrebbero appurato che in realtà le registrazioni non esistono, ma l’egiziano avrebbe cercato di speculare su conversazioni hard realmente avvenute e di cui era a conoscenza.

L’INTERMEDIARIO I romeni finiti in manette nel giugno scorso sono Flavius Alexa Savu, 33 anni disoccupato, e Florin Tanasie, 22 anni, già condannato per furto di batterie usate. Avevano architettato un ricatto parecchio fruttuoso: ottenere denaro da don Vitali, minacciandolo di diffondere telefonate e filmati relativi a festini gay spedendo il materiale alle Iene. Per evitare lo scandalo don Vitali doveva versare 250 mila euro, soldi che gli investigatori sospettano provenissero dal santuario della Madonna del Bozzolo di Garlasco, esattamente dalle cassette nelle quali i fedeli lasciano le offerte. Dopo un anno di ricatti, i due romeni chiedono altri 250 mila euro. Stavolta, sostiene l’accusa, ci si è messo di mezzo anche un altro sacerdote come intermediario: don Paolo Scevola, 35 anni, promotore di giustizia del tribunale diocesano di Vigevano. Gli inquirenti hanno scoperto che uno dei due romeni ha fatto almeno due viaggi a Roma per parlare con don Scevola. Per incassare il denaro i due ricattatori si travestono da prete: incontrano don Vitali e don Scevola, ma ad attenderli ci sono anche i carabinieri che li arrestano. Dalle indagini è emerso che non esisteva un video, ma alcuni file audio relativi a telefonate compromettenti. Don Vitali, allontanato da Garlasco ufficialmente per motivi di salute, non è accusato di reati: agli incontri infatti non partecipavano minori.

Giovedì 29 Gennaio 2015, 12:46 – Ultimo aggiornamento: 17:19
Il Messaggero

Dai trionfi al monastero La scelta dei campioni del kung fu

Pregano e combattono. Sono i monaci della sorgente, campioni di kung fu e cristiani dichiarati che nel 2009, all’apice dei loro trionfi mondiali hanno deciso di troncare con la federazione italiana per rinchiudersi in un monastero, lasciando Bolzano trasferendosi nelle campagne maceratesi. Ma adesso forse è tempo per i più giovani di rientrare nell’agone. Vivono di pane e spiritualità, anche all’interno del cenobio non hanno smesso di prepararsi con cura. Non sono riconosciuti dalla Chiesa ufficiale, il prete del paese alla richiesta di essere benedetti ha prodotto una e mille giustificazioni pur di allontanarli, in compenso hanno fraternizzato con le clarisse umbre in uno dei natali scorsi. Hanno vinto tanto, dai titoli individuali mondiali di shaolin e taijiquan a quelli per club, per mietere successi con la nazionale. Laura Perrone, Cristina Ferrara e Yasemin Lazzarini hanno brillato nel firmamento sportivo grazie alla tenacia, al rigore e alla determinazione con cui hanno impostato la propria vita. Dal 1998 al 2009 è stato un susseguirsi di titoli conquistati nei più svariati angoli dell’universo. La capostipite, Laura Perrone all’alba della sua splendida carriera venne quasi adottata, nel 2001, nella casa del maestro Corrado Lazzarini, per intraprendere la nuova vita professionale.

Erano anni in cui i soldi per campare arrivavano dagli sponsor, ed uno in particolare fece impazzire i giornali di allora: un’impresa di pompe funebri permise a Laura d’insistere su quello che più amava nella vita, il kung fu. In quella scuola si facevano passi da gigante, lo stesso Corrado Lazzarini divenne commissario tecnico di uno dei club più forti del mondo prima, poi della nazionale italiana e quindi membro del Coni. Venivano bruciate tappe su tappe e non c’era traguardo che non fosse alla loro portata. La Perrone conquistò medaglie di ogni
genere, persino nel kickboxing, tutto ciò che veniva sfiorato dalle mani di queste alfiere si trasformava in oro. Arrivavano come raggi di luce i riconoscimenti pubblici e si scomodò dalla sua cattedra un rettore dell’università di Pechino che in una manifestazione olandese si congratulò pubblicamente con quelle che secondo lei erano degne erede dell’arte orientale. Poi il distacco dalla Federazione e dal clamore con un taglio perentorio. Quella disciplina che era custodita con tanto affetto stava sfuggendo dalla loro cultura, era diventata talmente commerciale e lontana dai principi che le stavano indirizzando verso abitudini mistiche, così tanto da farle cambiare strada.

Non mancarono le frizioni con la Federazione e l’abbandono in blocco dell’alveo istituzionale per dedicarsi a Montelupone ad una vita tutta casa e kung fu. La giornata spartana, condita da allenamenti e molto lavoro che le campagne marchigiane offrono agli ospiti, scandisce il tempo. Tutto ruota attorno alla preghiera, le meditazioni e le lodi a Dio. “Amare con la testa e pensare con il cuore”, questo è ciò che scaturisce dalla quotidianità del gruppo. La prospettiva è rientrare a gareggiare, magari non più con le persone che hanno scalato la vetta del mondo, ma con gli ultimi arrivati, forgiati dal vecchio maestro di tanti successi coadiuvato dalle campionesse che non hanno mai mollato.

repubblica.it

Violenza sessuale: prete condannato

(ANSA) – MARSALA (TRAPANI), 28 GEN – La Corte d’appello di Palermo ha confermato la sentenza a 2 anni di reclusione, per tentativo di violenza sessuale, a don Vito Caradonna, 40 anni, ex parroco ed ex cappellano del carcere di Marsala. Ad accusare il prete un uomo di 37 anni. Dopo la condanna in primo grado Caradonna fu “sospeso a divinis” dal vescovo di Mazara.