Pagamenti digitali al Santuario di Caravaggio: terminali rimossi tra le polemiche

Nella nota meta di pellegrinaggio religioso del bergamasco, il rettore aveva fatto installare un candelabro votivo, attivabile solo con carta di credito, ed un analogo terminale per prenotazione messe ed elargizione di offerte. Dopo la reazione non favorevole dei pellegrini il sacerdote ha fatto rimuovere l’apparecchiatura.

Anche la Chiesa strizza l’occhio alle nuovenews-3 tecnologie. Dopo il profilo Twitter papale e le immagini che ritraevano il Papa in carica ed il suo collega emerito con un tablet, è giunta l’ora dei pagamenti digitali per accendere le candele sacre.

Non sono passati molti anni da quando l’accensione di un cero, accompagnata da una piccola donazione volontaria nelle cassetta delle offerte, è stata sostituita nella pratica dall’accensione di una luce elettrica attivabile con l’inserimento di una moneta. Ora il pagamento digitale, tanto auspicato da più parti, è arrivato anche in chiesa.

E’ successo nel bergamasco, al Santuario di Caravaggio, una delle mete religiose più frequentate d’Italia, il cui rettore è Don Gino Assensi. In verità si tratta di un caso isolato e alla scelta infelice del sacerdote non si sono fatte attendere le polemiche.
Don Gino Assessi aveva fatto installare, sotto la navata minore della Basilica, un candelabro che poteva essere accesso solo attraverso una donazione elargita con carta di credito. Niente più monetine, dunque, per accendere candele votive.

Un secondo apparecchio era stato installato sotto ai portici, vicino alla cancelleria, per consentire ai pellegrini di usufruire, sempre e soltanto pagando con carta di credito, di ulteriori servizi liturgici e religiosi, quali prenotazioni di messe e devoluzione di offerte a favore del Santuario, attraverso un sistema touch screen, con tanto di tariffario.

Dopo appena due settimane, sconsolato, il sacerdote ha fatto rimuovere l’apparecchiatura, tornando al vecchio sistema. “Si voleva rendere un servizio – ha commentato – ma se deve creare scandalo…”.
Il rettore aveva pure pensato di attivare un servizio di pagamento via Internet, ma considerato l’accaduto ha ritenuto opportuno rinunciarvi.

sostariffe.it

Video choc su aborto, sospeso insegnante

(ANSA) – MILANO, 28 NOV – Un professore di religione è stato sospeso e la Curia ha avviato la procedura di revoca dell’idoneità all’insegnamento della religione cattolica per aver proiettato in classe un documentario su un aborto chirurgico. Il filmato choc – come riportano oggi le edizioni locali di alcuni quotidiani – ha sconvolto le studentesse e le loro famiglie, che hanno contattato la scuola, l’istituto superiore Cardano di Milano.

Mancano i preti? Ci sarebbero quelli sposati

L’associazione dei sacerdoti lavoratori, fondata nel 2003, disponibile a inviare in zona un proprio rappresentante. Un appello al Papa e al Vescovo

CASCIANA TERME LARI — Sono tante in Toscana le parrocchie senza un prete stabile, in grado cioè di celebrare con continuità e regolarità le funzioni religiose nell’arco della giornata, della settimana e del mese.

Spesso le Messe vengono spostate in altri momenti rispetto al tradizionale calendario, per consentire al parroco di recarsi in un’altra località.

Dopo il grido di allarme degli abitanti di Casciana Terme Lari, raccolto in esclusiva da Qui News Valdera, l’associazione dei sacerdoti lavoratori sposati lancia un appello a Papa Francesco e al Vescovo della Diocesi di San Miniato.

Dalle pagine del sito internet, l’associazione dei sacerdoti lavoratori sposati, fondata nel 2003, si dichiara disponibile a inviare in zona un sacerdote sposato con sua moglie per garantire le funzioni religiose e l’amministrazione dei sacramenti.

in http://www.quinewsvaldera.it/mancano-i-preti-ci-sarebbero-quelli-sposati.htm

Clown che rapiscono i bambini?

Il messaggio è allarmante: «Avviso a tutte le mamme: sta girando un furgone bianco con a bordo un gruppo di uomini bulgari travestiti da prete o da clown che si appostano davanti a scuole ed asili, attirano i nostri bambini… state attente e soprattutto fate girare questa notizia».

È una comunicazione che circola in questi giorni via Whatsapp e facebook e che sta allarmando tanti genitori. Prosegue il messaggio: «Ne hanno rapiti 2 nei pressi di Rho e altri 2 a Lainate…». Ma, per la polizia, si tratta di una colossale bufala: «Nessuna segnalazione o denuncia è arrivata ai nostri uffici», spiega Carmine Gallo dirigente del Commissariato di Rho. «Mercoledì sera c’era stato segnalato un furgone bianco con a bordo due persone che si aggirava per le strade di un quartiere residenziale di Rho. Il mezzo è stato fermato e controllato da cima a fondo. A bordo c’erano due cittadini bulgari che stavano semplicemente consegnando della merce. Queste segnalazioni sono dannose e creano soltanto allarmismo»

Corriere della Sera

Dire comunità

DIRE COMUNITÀ

Dire comunità:
è dire cammino condiviso,
gran numero di mani che si uniscono in modo che l’andatura sia
più leggera,
sguardi che si cercano, per rincorrere uniti,
lo sguardo di chi ha sacrificato la vita per ciascuno/a di noi.

Dire comunità:
è condividere la vita intrecciata,
è unire, sotto la stessa speranza,
le differenze, a tal punto che esse non ci separino.

Dire comunità:
è parlare di progetto comune,
di sogni condivisi, cammini accordati.

Dire comunità:
è darci forza gli uni/e agli/alle altri/e.
E’ incoraggiarsi con una pacca sulla spalla
è parlare di collaborazione e disponibilità
di servizio verso gli/le altri/e.
E’ condividere la presenza di Dio nella tua vita,
fonte di vita, speranza e amore.

Dire comunità:
è comunità di criteri veri
– quelli dell’Evangelo –
di scelte coraggiose
– quelle di Gesù –
di sfide audaci
– quelle del Regno che viene -.

Testo di M. A Murúa, adattato da Gabriela Lio
(da Riforma 15 novembre)
tratto dal blog di don Barbero

Mancano i preti e la gente si lamenta. Si offrono i sacerdoti sposati. Appello a Papa Francesco e al Vescovo di S.Miniato

In Toscana parrocchie senza celebrazione della Santa Messa. L’associazione dei sacerdoti lavoratori sposati lancia un appello a Papa Francesco e al Vescovo della Diocesi di S.Miniato

Lari, Usigliano e Casciana Alta sono diventate un’unica unità parrocchiale. La decisione delle autorità ecclesiastiche porta alcuni cambiamenti nella vita religiosa locale, soprattutto per quanto riguarda le celebrazioni delle funzioni.
La diversa organizzazione prevede che per la vigilia di Natale non sia più celebrata la messa solenne di mezzanotte in tutte le chiese, ma solamente a Lari, lasciando nelle altre località una funzione di routine, in diversi orari.
Inoltre, l’8 dicembre tutto il personale religioso è chiamato ad accompagnare monsignor Fausto Tardelli, ex vescovo della diocesi di San Miniato, alla sua nuova sede di Pistoia, lasciando di fatto la comunità senza parroci.
E la gente non l’ha presa bene, soprattutto da parte delle persone anziane, in difficoltà per gli spostamenti.
Inoltre, gli abitanti di Casciana Alta si lamentano del fatto che, stando così le cose, salterebbe la celebrazione della festa della Madonna dell’Immacolata dell’8 dicembre.
Per questo motivo è stato chiesto un incontro ai parroci, insistendo sul mantenimento delle tradizioni religiose, almeno per le imminenti festività.

Dalle pagine del sito internet (http://sacerdotisposati.altervista.org) l’associazione dei sacerdoti lavoratori sposati, fondata nel 2003 da don Giuseppe Serrone, si dichiara disponibile a inviare in zona un sacerdote sposato con sua moglie per garantire le funzioni religiose e l’amministrazione dei sacramenti.

 

Rivoluzioni nella Chiesa: Sempre più preti potranno sposarsi. Ecco come e perché

preteSempre più numerosi i preti che sono contemporaneamente sposati pur essendo preti della Chiesa Cattolica.Un cambiamento drastico che rispecchia le decisioni di papa Francesco e del Sinodo dei vescovi anglicani.

Secondo papa Francesco bisogna che in un futuro sempre più vicino i sacerdoti possano essere uomini sposati anche al di fuori dell’Europa Orientale; mentre per il Sinodo la Chiesa anglicana ordinerà in tutto il mondo donne vescovo e questo creerà molto probabilmente un nuovo scisma all’interno della Chiesa e tra i fedeli.

Sarà possibile ordinare uomini sposati ma non far sposare sacerdoti già ordinati.

Ora come ora il Vaticano ammette il matrimonio solo per le comunità cattolico-ortodosse dell’Europa Orientale e negli ultimi anni i fedeli di queste comunità si sono trasferiti in Usa, Canada e Australia dove il Vaticano ha sempre negato la possibilità di ordinare persone sposate.

Per questo motivo queste comunità smettevano di riconoscere l’autorità del Papa ed entravano in comunione con la Chiesa ortodossa della propria nazionalità e oltre migliaia di fedeli hanno deciso quindi di abbandonare il cattolicesimo. Deve invece essere la Santa Sede a dare, volta per volta, il via libera a nuove ordinazioni di uomini sposati. Una decisione che potrebbe far crollare diverse certezze e mandare in crisi particolarmente tutti i cattolici latini, ovvero quelli dell’Europa Occidentale, dove la possibilità di sposarsi per i sacerdoti rimane interdetta.

Ma perchè questa distinzione?! Si tratta di storia, cultura o chiusura mentale dei fedeli?

In realtà, è già successo numerose volte negli ultimi decenni che vescovi cattolici di rito ortodosso abbiano ordinato uomini sposati senza chiedere alcun permesso al Vaticano e se la notizia arrivava alla Sante Sede, subito scattavano i decreti di sospensione. La decisione potrebbe, in futuro, creare problemi in quelle comunità in cui convivono sia cattolici di rito ortodosso che di rito latino, cioè quello celebrato nell’Europa occidentale, ai cui uomini resta interdetta la possibilità di diventare sacerdoti se sono sposati.

La Chiesa Cattolica si aggrappa alla tradizione del celibato sacerdotale rifacendosi direttamente a Gesù Cristo che non si sposò mai e a San Paolo che nelle sue lettere invitava gli uomini che avessero deciso di dedicare tutta la vita a Dio a non prendere moglie. Il divieto assoluto di matrimonio arrivò, però, solo nel Cinquecento, con il Concilio di Trento, ed è stato confermati da tutti i Papi fino ad oggi.

Rivoluzione positiva? Darà così modo ai preti di avvicinarsi di più alle famiglie e comprendere meglio i loro problemi?!

robadadonne.it

Quasi due milioni di bambini hanno abbandonato la scuola per lavorare

Antananarivo (Agenzia Fides) – In Madagascar 1 milione e 800 mila bambini hanno abbandonato la scuola e sono impegnati in attività lavorative. Per cercare di sensibilizzare gli abitanti dell’isola africana sulla dura realtà che priva i minori dei loro diritti fondamentali quale l’istruzione, la Fondazione Agua de Coco ha appena inaugurato la mostra fotografica “Lavoro infantile: la realtà dei bambini in Madagascar, presso il Museo López Villaseñor di Villa Real in Spagna. Agua de Coco è una Fondazione che da oltre 10 anni si dedica alla cooperazione internazionale, alla sensibilizzazione ed educazione allo sviluppo. Obiettivo è contribuire a migliorare la qualità di vita dei gruppi più emarginati dei Paesi del sud del mondo, con particolare attenzione all’infanzia e al suo ambiente familiare. (AP) (26/11/2014 Agenzia Fides)lavoro

Fame e denutrizione cronica causano la morte di un bambino ogni 33 ore

Bogotà (Agenzia Fides) – La morte per fame e denutrizione cronica, che colpisce i bambini con meno di 5 anni, rappresenta un vero flagello per il Paese. Nel corso del 2014 i piccoli morti sono stati 240. La maggior parte nella Costa Atlantica, dove sono stati colpiti il 45% dei bambini, e il 37% tra la popolazione indigena . Secondo quanto riportano le cifre dell’Istituto Nazionale Sanitario, nel Paese, muore un bimbo ogni 33 ore, 5 alla settimana. I tipi di denutrizione definiti dall’Istituto sono due e prevedono fame e denutrizione cronica. La prima è causa di morte quando una persona non assume nessun genere di alimento per 5 o 6 giorni. Mentre, nel caso della denutrizione cronica, che compare ai 6 mesi di età, un piccolo che nasce in condizioni normali può denutrirsi già ad 8 mesi e morire di polmonite o diarrea. (AP) (27/11/2014 Agenzia Fides)

 

Boko Haram progetta attentati con kamikaze travestiti da suora

Abuja (Agenzia Fides) – I terroristi di Boko Haram progettano attentati con kamikaze travestiti da suore. “Qualche mese fa a Kano (nel nord della Nigeria) la polizia ha scoperto dei sarti che stavano cucendo delle tuniche da suora destinati ad attentatori che dovevano mescolarsi tra la folla di fedeli per farsi saltare in aria” dice all’Agenzia Fides p. Patrick Tor Alumuku, Direttore delle Comunicazioni Sociali dell’Arcidiocesi di Abuja, la capitale federale della Nigeria.
“Nell’ultimo mese in Nigeria ci sono stati almeno 4 o 5 attentati commessi da donne suicide” ricorda il sacerdote. “L’ultimo è quello nel mercato di Maiduguri, il 25 novembre, con due donne suicide che ha provocato secondo l’ultimo bilancio 70 morti. In precedenza attentati simili sono avvenuti all’università di Kano e in quella di Kotangora, mentre la settimana scorsa una ragazza si è fatta esplodere in un’aula di una scuola con trenta studenti”.
“L’allarme per il crescente ricorso ad attentatrici suicide è dimostrato dal fatto che la polizia nigeriana ha consigliato di abbreviare i tempi di esposizione del Santissimo Sacramento nelle chiese di Abuja domenica 23 novembre, festa di Cristo Re, e di ridurre la processione. La polizia ci ha consigliato di allontanare le donne sconosciute che sembrano incinta perché le attentatrici nascondono le bombe sotto false pance” dice p. Patrick. 
“Boko Haram cerca sempre nuovi modi per seminare il terrore ma noi come Chiesa vogliamo seminare la speranza grazie anche all’emittente cattolica per la quale il 9 dicembre lanceremo la raccolta fondi” conclude p. Patrick. (L.M.) (Agenzia Fides 27/11/2014)

Costruire la Pace con l’arte

Lpace‘associazione Beresheet la Shaloom organizza l’incontro “Costruire la pace con l’arte” con le testimonianze di Angelica Edna Calò Livne del kibbuz di Sasa in Alta Galilea impegnata nella costruzione della pace in Medio Oriente attraverso un laboratorio di teatro che vede sul palco fianco a fianco bambini e ragazzi israeliani e palestinesi, di Sabina Colonna Preti di Pequenas Huellas e Cristiana Poggio della Fondazione dei Mestieri. Modera Daniela Finocchi.

Dove: Via Duranti 13, Torino

Quando: Da giovedì 04 dicembre  Alle  18

lastampa

Preti sposati: sacerdote cattolico Dallas in servizio come prete, marito e padre

preti.manoSi scopre che la chiesa ha già alcuni sacerdoti che sono i mariti e padri. Ora riammettiamo anche i sacerdoti sposati nelle parrocchie: l’indicazione al Papa e al Vaticano dell’Ass. Sacerdoti Lavoratori Sposati

E ‘una di quelle grandi domande spesso discusse nella Chiesa cattolica … dovrebbero ai sacerdoti essere consentito sposarsi? Si scopre che la chiesa ha già alcuni sacerdoti che sono i mariti e padri.

Padre Joshua Whitefield è uno di questi . Lui è un uomo sposato che è anche un sacerdote ordinato in S. Rita una comunità cattolica in North Dallas.

Ha detto “sì”, come un prete episcopale, ma circa cinque anni fa, la sua fede lo ha portato alla Chiesa cattolica. Per effettuare la transizione, ha ottenuto un permesso speciale da parte del Vaticano.

Fr. Whitefield ha detto essere un uomo sposato a volte aiuta mentre sta predicando.

“I miei figli mi insegnano su Dio e la famiglia più di ogni altro”, ha detto.

All’inizio di quest’anno, Papa Francesco ha suggerito che è aperto all’idea di eliminare i requisiti del celibato per i sacerdoti. Fr. Whitefield ha detto che cerca di essere il migliore sacerdote marito e padre che può esserci e spera di poter essere un esempio se la chiesa un giorno decidesse di prendere questa decisione.

Reportage… Ecumenismo, sfida per il «piccolo gregge»

Il Daily Sabbah, uno dei quotidiani turchi più letti, ha riportato appena ieri nelle pagine di politica le parole di monsignor Louis Pelatre, il vescovo latino di Istanbul, che annuncia il programma del viaggio di papa Francesco. La percezione della sua visita, che inizia domani, è ancora sfumata e il Papa dovrà dividersi tra attese diverse e diverse realtà in questo Paese a maggioranza musulmana: la dimensione politico-sociale, quella ecumenica e interreligiosa e il contatto breve ma intenso con la comunità cattolica. Una presenza questa veramente minima nella città di Istanbul, che da sempre rappresenta un Paese nel Paese a cavallo di due continenti, un microcosmo, un ponte, crocevia di uomini, dove si radunano i due terzi dell’intera presenza cristiana in Turchia, in tutto poche migliaia.

Ed è una comunità, quella cattolica, che a sua volta è divisa in riti diversi: latino, armeno, siriano, caldeo. «Ma c’è da tenere presente – spiega padre Claudio Monge, teologo domenicano e direttore del Centro per il dialogo interreligioso e culturale a Istanbul – che la Turchia sta imbarcando migliaia di profughi, soprattutto iracheni, siriani, circa 65mila solo a Istanbul, tra i quali ci sono anche molti cristiani». Ultimamente si assiste inoltre a un incremento dell’afflusso di immigrazione centroafricana e si è rafforzata l’immigrazione dell’Est Europa e dell’Estremo Oriente, in particolare dalle Filippine, in gran parte costituita da cristiani cattolici.

«Quindi – afferma il domenicano – è una comunità a geometria variabile che richiede un’estrema capacità di accogliere anche lingue nuove che si aggiungono, esperienze e tradizioni diverse». Per farsene un’idea basta andare alla cattedrale latina di Saint-Esprit, vicino alla sede della Nunziatura che per 11 anni aveva ospitato Roncalli, futuro Papa. Vi si accede da un’anonima porticina affacciata su una delle grandi arterie che collegano la centrale piazza Taksim con i quartieri di Sisli e Nisantasi. Dal 1969 è affidata ai Salesiani ed è il parroco, don Nicola Masedu, di origine sarda e con alle spalle una missione in Iraq, a raccontare della presenza cattolica. «I parrocchiani effettivi – spiega – sono circa duecento, la domenica si celebrano due Messe: una in francese, frequentata da levantini e una in inglese, molto partecipata anche da filippini, africani, famiglie inglesi e diversi  gruppi di pellegrini. Celebrano poi qui anche i siro-cattolici, i caldei e gli armeni».

Ai salesiani è affidato anche il santuario della Madonna di Lourdes e la parrocchia latina a Bursa dove la liturgia è invece in lingua turca. La celebra don Felice Morandi che a Istanbul vive da 51 anni ed è diventato cittadino turco. Oltre alle varie attività di assistenza religiose, i figli di don Bosco hanno aperto nelle adiacenze della chiesa anche una scuola per i figli dei profughi iracheni e siriani frequentata attualmente da 280 ragazzi. La parrocchia ha dunque un volto multiculturale, plurietnico e multilinguistico.

«È il riflesso di una Chiesa – spiega don Andrei Calleja, direttore e amministratore della comunità salesiana – che rispecchia e rispetta la pluralità della Turchia di oggi. È la Chiesa dei tanti emigrati e dei rifugiati, che non si chiude nell’autopreservazione in un circolo identitario ma s’inserisce nel tessuto della società in cambiamento, tra un processo islamizzante da una parte e la secolarizzazione dall’altra».
Anche per padre Monge la sfida della minoranza cristiana adesso è «quella di rompere le isole delle divisioni per un cammino comune verso l’essenza del Vangelo e di abbracciare la diversità per una presenza disinteressatamente evangelica, interrogante e soprattutto capace di condivisione in questo crocevia di popoli e razze».

A Istiklal Caddesi, la via principale della parte europea di Istanbul dove passa più di un milione di persone ogni giorno, un edificio nascosto dalla luce dei negozi ospita la piccola comunità dei Frati Minori, storica presenza cristiana nel cuore dell’antica Bisanzio. Padre Ruben Tierrablanca è il superiore e il direttore della Fraternità per la promozione del dialogo ecumenico e interreligioso, sorta undici anni fa. «Il fatto di essere minoranza ha anche un vantaggio, perché ci porta subito alla convivenza e alla solidarietà – afferma –. Il proselitismo? È chiaro che non funziona. La vita missionaria richiede principalmente tre cose: carità, pazienza nel tempo e creatività. Il dialogo non si fa a tavolino, e l’ecumenismo qui ci viene dettato dalla realtà stessa, che ci chiede di stare insieme per arricchirci. E di restare aperti a tutti».

avvenire.it

Chiesa Lefebvriani, quei cammini che allontanano la comunione

Può essere considerata una parrocchia la Fraternità sacerdotale San Pio X ad Albano Laziale? È questa la domanda che nelle ultime settimane è stata posta più volte alla Curia della diocesi di Albano, soprattutto dopo che «alcuni fedeli cattolici» si erano rivolti alla comunità lefebvriana per l’iniziazione cristiana dei bambini. La risposta arriva direttamente dal vescovo Marcello Semeraro con una «Notificazione» indirizzata ai parroci, in cui il presule chiarisce il rapporto con la Fraternità fondata dall’arcivescovo Marcel Lefebvre. Essa «non è un’istituzione (né parrocchia, né associazione) della Chiesa cattolica », scrive Semeraro. E aggiunge: «Ciò vale anche successivamente al decreto della Congregazione dei vescovi del 21 gennaio 2009 con cui il Santo Padre Benedetto XVI, andando benignamente incontro a reiterate richieste da parte del superiore generale della Fraternità San Pio X, revocava la scomunica nella quale fin dal 30 giugno 1988 erano incorsi quattro presuli» consacrati da Lefebvre. Il vescovo di Albano cita due documenti di Benedetto XVI:
il primo è la Lettera ai vescovi del 10 marzo 2009 in cui papa Ratzinger afferma che «la Fraternità non ha alcuno stato canonico nella Chiesa» e i suoi ministri «non esercitano in modo legittimo alcun ministero nella Chiesa»; il secondo è il motu proprio Ecclesiae unitatem, datato 2 luglio
2009, in cui si ricorda che «le questioni dottrinali, ovviamente, rimangono» sul tavolo.

La Fraternità sacerdotale San Pio X conferma indirettamente la cosa, replicando a Semeraro con un comunicato in cui sottolinea di voler «combattere gli errori contro la fede cattolica romana che sono diffusi nella Chiesa dagli stessi vescovi». I lefebvriani ribadiscono di non accettare il Concilio Vaticano II: dal dialogo ecumenico alla riforma liturgica. E attaccano anche l’«ultimo Sinodo» sostenendo che in esso «sotto le apparenze di misericordia» si sarebbe discusso di «rinunciare nei fatti all’indissolubilità del matrimonio cristiano ». Toni aspri, nonostante prosegua il cammino della Pontificia Commissione
Ecclesia dei per «facilitare la piena comunione» con i gruppi legati dall’eredità di Lefebvre.

La «Notificazione» di Semeraro scaturisce dall’esigenza di offrire un orientamento preciso di fronte alle decisioni di quanti hanno voluto magari “accorciare” gli itinerari indicati dalla diocesi per far ricevere ai figli il Battesimo, la prima Comunione o la Cresima e hanno guardato alla Fraternità lefebvriana. Da qui le delucidazioni del vescovo: «Qualunque fedele cattolico che richiede e riceve sacramenti nella Fraternità San Pio X si porrà di fatto nella condizione di non essere in comunione con la Chiesa cattolica. Una riammissione nella Chiesa cattolica dovrà essere preceduta da un adeguato percorso personale di riconciliazione, secondo la disciplina ecclesiastica stabilita dal vescovo». Del resto Semeraro si dice dispiaciuto per le «opzioni» riferite all’Iniziazione cristiana dei ragazzi che sono «in contrasto con gli orientamenti pastorali della Chiesa italiana e con le scelte conseguenti della diocesi di Albano, dove sono privilegiati percorsi formativi per la crescita e la maturazione della vita di fede». Nessuna “scomunica”, comunque, da parte di Semeraro, ma la decisione di ribadire il magistero su una “ferita” ancora aperta che da anni si sta provando a rimarginare.

avvenire.it

Il monsignore inchiodato da alcune denunce

news1Come se non bastassero le altre pesanti accuse che pendono sul capo di Nuove accuse per monsignor Nunzio Scarano, l’ex funzionario del Vaticano nel mirino della magistratura di Salerno e di Roma per un tentativo di far rientrare in Italia dall’estero venti milioni degli armatori D’Amico e per un presunto falso giro di donazioni benefiche che consentiva di far transitare soldi su uno dei suoi conti allo Ior. Si tratta di un nuovo filone d’indagine che lo accuserebbe di usura.

Ad ichiodarlo le dichiarazioni rese dalla sua ex commercialista, Tiziana Cascone, e da una serie di denunce presentate da alcune persone. Scarano avrebbe prestato ingenti somme di denaro in cambio della restituzione dei soldi con forti interessi. I magistrati stanno lavorando anche su alcuni accertamenti bancari sospetti per i movimenti di denaro sui conti di un parente del prelato.

Ma i legali del sacerdote rigettano le accuse. «Si tratta di prestiti che sono stati fatti a persone che in quel momento avevano bisogno – ha detto l’avvocato Silverio Sica – nessun interesse, altro che usura».

fonte: lacittadisalerno

Spagna. Pedofilia: libertà condizionale per 3 preti e un laico

Granada, Spagna. Concessa la libertà condizionale, dietro pagamento di una cauzione da 10.000 euro, ai 3 sacerdoti e un laico arrestati lunedì con l’accusa d’abuso sussuale su minori. Le indagini erano scattate dopo la denuncia di un giovane, che ha oggi 24 anni, che aveva inviato una lettera al Papa. Una seconda denuncia è stata depositata ieri presso il tribunale di Granada.

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Si era battuta per una Chiesa pulita, dalla quale venissero cacciati i preti pedofili.

Torna ad essere nuovamente protagonista a “Chi l’ha visto?” la storia di Luisa Bonello, il medico savonese che si è tolto tragicamente la vita con un colpo d’arma da fuoco lo scorso 19 settembre.

Nello studio della nota trasmissione di Rai Tre Francesco Zanardi ha raccontato gli ultimi giorni di vita dell’amica, che in passato si era battuta per una Chiesa pulita, dalla quale venissero cacciati i preti pedofili. La 53enne aveva aveva denunciato casi di pedofilia nella chiesa savonese.

L’attivista della Rete l’Abuso, in passato, ha espresso molti dubbi sul suicidio della Bonello e ieri sera ha raccontato ai microfoni che prosegue il loro impegno per cercare di fare luce sulla morte della donna.

In parallelo proseguono le indagini della Procura di Savona: martedì l’ispettore Alberto Bonvicini è comparso davanti al Gip, ma si è avvalso della facoltà di non rispondere. L’uomo è accusato di truffa ai danni dello Stato, circonvenzione d’incapace e accusato di omicidio colposo perchè non avrebbe avvertito le autorità, pur avendone il dovere per ragioni personali delle precarie condizioni psicofische della donna.

Cinzia Gatti – savonanews.it

«Il night club? In canonica». Cà Raffaello: scritte sui muri dopo le foto osé della suora

Rimini, 27 novembre 2014 – NESSUNA traccia di Guerrina Piscaglia. E il paese è in rivolta contro i frati congolesi che per un anno e mezzo hanno gestito la parrocchia di Ca’ Raffaello. Ieri, l’ennesima azione eclatante nei pressi della canonica. Ignoti, armati di bomboletta rossa, hanno scritto a caratteri cubitali sul muro della sala parrocchiale, le parole «Night Club»,indicando con una freccia proprio l’ingresso della chiesa. Come per dire: «Questa parrocchia è un night club». Lo scandalo delle foto sexy inviate a padre Gratien Alabi da un’amica suora, non va giù ai parrocchiani. Neppure le dichiarazioni di Mirco Alessandrini, marito di Guerrina, quando davanti alle telecamere aveva raccontato che la moglie aveva chiesto più volte di voler fermarsi a dormire in canonica.

E non va giù neppure il comportamento violento avuto dal parroco, padre Faustin, alcune settimane fa contro dei giornalisti. Proprio padre Faustin, dopo la comparsa delle scritte, è sparito dal paese. Gli scatti proibiti inviati dalla religiosa al frate congolese Alabi, indagato nella vicenda per favoreggiamento in sequestro di persona o omicidio, sono emersi durante la verifica tecnica sul pc sequestrato del don. Si tratterebbe di due ‘selfie’ (autoscatti) fatti da una suora africana, alle sue parti intime, inviate all’amico via internet.
I residenti di Ca’ Raffaello sono infuriati. C’è chi mesi fa aveva inviato lettere di protesta anche alla diocesi. Chi aveva posizionato un cartello in paese con la scritta «Padre Faustin vattene». Ora la frase sul muro. Ca’ Raffaello cerca delle risposte e non le trova. Guerrina dov’è finita? Padre Gratien è coinvolto nella vicenda? Dopo l’ennesima perlustrazione nell’ultimo lago della cava di Santa Sofia, non sono emerse novità. I carabinieri di Arezzo, Badia Tedalda e Sestino insieme ai sommozzatori Vigili del fuoco di Firenze hanno scandagliato per tutta la giornata di ieri, lo specchio d’acqua a sei metri di profondità, senza trovare nemmeno una traccia o un indizio riconducibile alla casalinga 50enne scomparsa dal paesino toscano, il primo maggio scorso. Si è cercato un cadavere. Inutilmente. E anche il telefonino della donna, che sembra (fino all’ultima attività di luglio) non si sia mai allontanato dalla zona. Ma nulla di nulla.
Da quel telefonino il primo maggio era partito un sms importante per gli inquirenti: quello che recitava «Tu parli male di un uomo di Dio ma io sono scappata con il mio amoroso». Il messaggio era arrivato (per sbaglio) a un frate nigeriano, amico di padre Gratien, che vive a Roma e che della vicenda, ha affermato ieri a ‘Chi l’ha visto?’, non sapeva nulla. Aveva visto solo due volte Alabi, racconta, nel 2012 e quando il primo maggio gli era arrivato l’sms aveva creduto fosse stato un errore. Non sapeva neppure chi fosse il mittente: il nigeriano non aveva mai conosciuto Guerrina. 
E allora quel cellulare era davvero nelle mani del prete quel primo maggio e non in quelle della Piscaglia? Dopo le ricerche nei laghi, le indagini tornano al punto di partenza. Il frate Alabi dovrà restare a Perugia, a disposizione della magistratura. I giudici del Riesame di Firenze hanno respinto il ricorso contro il divieto di espatrio imposto dal gip all’ex vice parroco.

di Rita Celli – ilrestodelcarlino.it

Venezuela, morti 17 in sciopero fame Detenuti intossicati da medicinali, protestavano contro abusi

(ANSA) – CARACAS, 27 NOV – Almeno 17 detenuti in sciopero della fame in un carcere del Venezuela sono morti mercoledì a seguito di una intossicazione da medicinali. Lo ha riferito la polizia. I detenuti avevano avviato martedì uno sciopero della fame per protestare contro i trattamenti inumani e le violazioni dei diritti umani nel loro carcere, a Uribana.
   

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India, resiste a molestie: bruciata viva

In India una quindicenne è morta una settimana dopo che una banda di balordi le aveva dato fuoco come punizione per aver resistito ai loro tentativi di palparla. È l’ennesima, terribile tragedia in India, un Paese dove le aggressione sessuali contro le donne continuano ad essere all’ordine del giorno.

La polizia ha arrestato quattro uomini per l’aggressione avvenuta il 16 novembre in un villaggio dell’Uttar Pradesh, Shahjahanpur, 300 chilometri a sud di Nuova Delhi. La famiglia della vittima ha raccontato alla polizia che sei uomini hanno costretto la ragazza a entrare in una casa perché lei aveva opposto resistenza ai loro gesti lascivi e ai tentativi di palparla: gli uomini l’hanno allora cosparsa di cherosene e le hanno dato fuoco. La ragazzina è stata trasportata in ospedale, ma domenica scorsa è morta. La polizia sta cercando gli altri due autori del crimine.

avvenire.it

Una donna di 28 anni, incinta, trascinata e costretta dal proprio datore di lavoro a camminare nuda perde bambino

Una donna cristiana di 28 anni, incinta, è stata costretta dal proprio datore di lavoro a camminare nuda in pubblico, perché non avrebbe adempiuto al proprio dovere in modo corretto e secondo le aspettative. Lo riferisce l’agenzia Fides.

La vittima – che ha perduto il bambino nella violenza – è una residente della colonia cristiana di Rana Town, nel distretto di Sheikhupura, nella provincia del Punjab (la più popolosa del Pakistan). Essa lavorava come domestica e, secondo quanto riferisce, è stata costretta a camminare priva di vestiti per almeno 30 minuti perché non avrebbe soddisfatto le richieste del proprio datore di lavoro.

La vicenda è emersa martedì, in concomitanza con la Giornata internazionale per l’eliminazione della violenza contro le donne. Uno dei figli dell’uomo, in compagnia di quattro amici, ha trascinato la 28enne, incinta, all’esterno dell’abitazione e le ha strappato via gli abiti; il gruppo l’ha quindi abbandonata, nuda, all’angolo di una strada, dove una donna anziana le ha dato alcuni vestiti per coprirsi. I parenti l’hanno quindi accompagnata in ospedale, per accertamenti sul suo stato di salute e del nascituro; i medici hanno riscontrato il principio di aborto e non è stato possibile salvare il bambino.

“Ero incinta di due mesi – afferma la donna, già madre di quattro figli – e ho perso il bambino nell’incidente. La polizia si guarda bene dall’arrestare i colpevoli. Se non ottengo giustizia, mi ammazzo”. Il marito spiega che gli inquirenti avrebbero aperto un fascicolo di inchiesta contro Mobin Gondal e i suoi quattro complici, ma non ha applicato la legge contro gli atti di terrorismo come richiesto dalla vittima.

Martedì a Faisalabad si è tenuta una manifestazione per celebrare la Giornata internazionale per l’eliminazione della violenza contro le donne, organizzata da Association of Women for Awareness and Motivation (Awam) e dal Pakistan Gender Coalition (Pgc). I partecipanti hanno lanciato un appello al governo, perché approvi una legge contro le violenze domestiche, le conversioni forzate e i crimini perpetrati da – e con l’avallo – della macchina dello Stato. L’avvocato cristiano Hashmat Barkat sottolinea che “le donne delle minoranze religiose sono obiettivi semplici da colpire”.

avvenire.it

I sacerdoti sposati: «Non ricerchiamo soltanto visibilità»

«Non abbiamo bisogno di visibilità: da anni interveniamo sui media nazionali, siamo stati intervistati da programmi delle reti Rai e Mediaset e, recentemente, anche Report ci ha richiesto un’intervista». Non ci stanno, i Sacerdoti sposati, a passare per un’associazione che intende sfruttare il caso di San Foca di San Quirino, dove l’assenza di un prete impedisce ai fedeli di accedere alla chiesa, per ottenere visibilità. Il sodalizio, attivo da alcuni anni su tutto il territorio nazionale, si era “offerto” per colmare la lacuna: «Non ci sono sacerdoti per aprire le chiese di San Quirino, Sedrano e San Foca? Noi ci mettiamo a disposizione per consentire ai credenti di entrare nella casa di Dio»: era stato questo l’invito-proposta dell’associazione, una presa di posizione che in ambienti vicini alla curia viene ritenuta una mera provocazione. «Perché non viene richiesto ai fedeli quale sia la loro opinione?», si domandano i Sacerdoti sposati, che avevano fatto riferimento a recenti affermazioni di Papa Francesco sull’imprescindibile esigenza di mettere le chiese a disposizione dei credenti. Intanto, a San Foca non si è ancora spenta la polemica. Appreso della replica di don Aniceto Cesarin, che ha definito «vergognosa» la presa di posizione della Pro loco, la stessa associazione affida a una nota la risposta alle affermazioni del parroco. «Nutriamo affetto, rispetto e comprensione verso don Aniceto, per quello che riesce a fare – recita il testo –. Sarebbe interessante sapere, tuttavia, quante ore al giorno il sacerdote trascorre nelle chiese dei tre paesi e quante ore dedica all’attività parrocchiale». E si aggiunge: «Le tre parrocchie, complessivamente, sono formate da 4 mila persone: ci appare pretestuoso dire che il parroco non può occuparsi in maniera ottimale di tutte e tre le comunità di fedeli». La Pro loco spera che sulla vicenda prenda posizione il vescovo. «Attendiamo, in ogni caso, di conoscere la posizione di monsignor Giuseppe Pellegrini rispetto a una vicenda molto sentita dalla comunità di San Foca». (m.p.) 

messaggeroveneto

Non regge al dolore: donna muore in chiesa dopo il funerale del marito

VIGONOVO – Muore all’uscita dalla chiesa dove si era appena svolto il rito funebre del marito. È successo nella frazione Galta di Vigonovo ai funerali del 79enne Giuseppe “Italo” Zanin, deceduto sabato scorso all’ospedale di Dolo. Erano insieme da oltre 55 anni. Per la moglie 79enne Gabriella Monetti, il dolore per il decesso del marito è stato troppo forte.

Dopo avere seguito la cerimonia religiosa concelebrata dal parroco locale e da un nipote prete nella parrocchia di Maria Ausiliatrice di Galta, la donna è uscita dalla chiesa confortata dai tre figli e dagli altri parenti. Quando la bara del marito stava per essere caricata in macchina per proseguire verso il cimitero del capoluogo Vigonovo per la sepoltura, la donna ha mormorato ai presenti che non si sentiva bene.

Così, tra la disperazione generale, alcuni familiari hanno accompagnato il feretro del’uomo in cimitero, mentre altri si sono soffermati per prestare soccorso alla donna. Quando i sanitari sono giunti sul piazzale della chiesa di Galta, la donna era già deceduta per arresto cardiocircolatorio.

corriereadriatico.it

Mi manda Raitre stana prete: “Per le nozze sono 150 euro”

ROMA – Un’inchiesta mandata in onda dalla trasmissione Mi Manda Raitre svela i costi di funzioni e celebrazioni a carico dei fedeli richieste dei sacerdoti.
Il servizio è stato realizzato con una telecamera nascosta. Una donna che si deve sposare va dal sacerdote per chiedere cosa deve fare. Il prete chiede che lavoro fanno i due sposi e poi spiega: “Il Papa dice che bisogna fare gratis, però noi le spese ce le abbiamo. Vi dovete sposare? Sono 150 euro”.
Il servizio svela quindi che “il listino dei prezzi in Chiesa” continua tranquillamente ad esistere, malgrado la recente omelia pronunciata da Papa Francesco.

blizquotidiano.it

Preti sposati: per Papa Francesco celibato è un problema troverà la soluzione

“Il celibato dei sacerdoti nella Chiesa Occidentale è una questione di disciplina ecclesiastica e quindi mutevole”, ha detto James Conn, un sacerdote gesuita e docente di diritto canonico al Boston College.

Papa Francesco sulla questione dei preti sposati ha abbracciato la flessibilità, in particolare sulle questioni non dottrinali come la legge del celibato ecclesiastico. In una conversazione a luglio con quotidiano italiano La Repubblica, ha definito il celibato “un problema” per la chiesa e ha promesso di trovare soluzioni.

L’associazione dei sacerdoti lavoratori sposati auspica da circa un decennio la riammissione dei sacerdoti sposati con mogli e figli nelle parrocchie chiuse.

Le 12 truffe online delle feste natalizie

Pishing sulle e-mail, pubblicità ingannevole, enti benefici inesistenti,biglietti d’auguri elettronici pericolosi, truffe legate ai viaggi stagionali. In vista dei regali di Natale che si acquistano sempre di più online, la società di sicurezza informatica McAfee mette in guardia gli internauti e stila la lista delle “12 truffe delle festività”, messe in atto dai criminali informatici. La lista completa è a questo link.

Tra le truffe più diffuse ci sono le e-mail fasulle che avvisano di spedizioni di pacchi, le offerte di sconto che circolano in maniera virale sui social network, le donazioni a enti benefici fasulli, le pseudo-app festive da scaricare sugli smartphone che potrebbero rubare le informazioni personali. Ma anche i biglietti d’auguri elettronici che al posto di ‘buone feste’ potrebbero nascondere un ‘buon malware!” da parte degli hacker. E le truffe legate ai viaggi stagionali con link che offrono soggiorni a prezzi vantaggiosi ma ricche di ‘spyware’, che accedono ai nostri dati collegandosi a Pc infetti.

Altre insidie sono nascoste nelle chiavette Usb in omaggio, dove potrebbe essere pre-installato un virus malefico.

Come difendersi? Fare ricerche dettagliate su aziende che promettono offerte ed enti benefici, andare direttamente sui loro siti ufficiali invece che accedere da una e-mail. Analizzare bene le app che si scaricano sui cellulari e possibilmente usare un antivirus anche per i dispositivi mobili. Mantenersi aggiornati sulle truffe informatiche e i furti d’identità. Infine, occhio alle operazioni bancarie: oltre alla consueta allerta al bancomat quando si ritira denaro occhio alle telefonate della propria banca che richiede informazioni, riagganciare e richiamare usando il numero ufficiale. Raccomandazioni banali, ma che potrebbero tornare utili in un clima di euforia da spese natalizie.

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Cappellani militari. Parole ordinario inesatte e fuorvianti. Costano 16 milioni di euro l’anno

Il servizio “I sacerdoti pagati dallo Stato” trasmesso ieri 19 novembre durante il programma Le Iene ha finalmente, e spero definitivamente, chiarito che non esiste alcuna intesa stipulata tra Governo italiano e Santa Sede sulla questione dei cappellani militari come invece hanno sempre sostenuto – sbagliando – alcuni esponenti del parlamento tra cui proprio il presidente della commissione Bilancio della Camera, Boccia che ha dichiarato inammissibile uno specifico emendamento del vicepresidente della Camera Roberto Giachetti. Inoltre, ancora una volta l’Ordinario militare monsignor Marcianò, capo dell’istituzione religiosa militare, ha chiaramente espresso la volontà sua e di tutti i sacerdoti militari di essere pronti a rinunciare ai gradi e al relativo trattamento economico che oggi è pagato dal Ministero della Difesa e pesa per oltre dieci milioni di euro all’anno sulle tasche dei contribuenti.

L’unico emendamento al testo della legge di bilancio per il 2015 volto a tagliare i costi dell’ordinariato è stato presentato nei giorni scorsi dal vicepresidente della Camera, Roberto Giachetti, intervistato dalla iena Luigi Pelazza, ma è stato dichiarato inammissibile dal presidente della commissione Bilancio, Boccia (Pd), sulla base dell’esistenza di una intesa prevista dal protocollo aggiuntivo al Concordato del 1929 che di fatto non è mai stata stipulata come hanno confermato gli stessi vertici dell’Ordinariato militare e solo grazie al servizio de Le Iene il governo, per voce del sottosegretario su Stato alla Difesa, Domenico Rossi, anch’esso intervistato da Pelazza, ha finalmente e ufficialmente preso atto della volontà di rinuncia espressa dall’Ordinario militare annunciando risposte entro 3 mesi.

Non servono altri tre mesi per discutere di come assicurare l’assistenza spirituale al personale delle Forze armate se vi è l’intenzione di accogliere la richiesta fatta dall’Ordinario militare, ciò togliere gradi e stipendio ai cappellani e porre i costi a carico della Chiesa, basta semplicemente riammettere l’emendamento di Roberto Giachetti e approvarlo una volta per tutte perché sono quasi 30 anni che paghiamo il servizio spirituale senza alcuna ragione logica o giuridica e mi sembra sia arrivato il momento di smettere di prendere in giro gli italiani.

Inoltre mi sembra opportuno che il ministro della Difesa e quello dell’Economia e delle Finanze chiariscano alcuni aspetti della questione che emergono dal punto di vista della congruità dei dati riportati nella Tabella n. 11 allegata alla legge di bilancio perché se da un lato non è assolutamente giustificabile l’aumento dei cappellani militari in relazione all’attuazione delle norme sulla revisione in senso riduttivo dello strumento militare, dall’altro l’incremento della spesa per oltre 2 milioni di euro rispetto al 2014 riportato nel bilancio dello Stato sarebbe ingiustificato qualora non vi sia poi alcuna effettiva variazione rispetto al numero attuale di 173 cappellani militari e, siccome a pensar male si fa peccato ma a volte ci si azzecca – conclude -, mi sorge il dubbio se tale aumento della spesa corrente per gli stipendi dei cappellani non possa essere letto come una sorta di accantonamento di risorse non ammesso dalla vigente normativa e se lo stesso aumento non possa essere stato fatto anche per altre voci di spesa riportate nella medesima tabella, o in altre, allegate alla legge di bilancio per il 2015.

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Chiesa cattolica, aumentano i sacerdoti regolarmente sposati

Via libera di papa Francesco all’ordinazione di uomini con moglie e figli nelle comunità ortodosse sparse nel mondo; centinaia di sacerdoti sposati anglicani, inoltre, sarebbero pronti a convertirsi e a riconoscere l’autorità del pontefice senza abbandonare le proprie famiglie.

 

Nei prossimi mesi aumenterà il numero di uomini contemporaneamente sposati ed ordinati ministri di culto dalla Chiesa cattolica. Sarà l’effetto diretto di due decisioni arrivate a pochi giorni l’una dall’altra, una presa da papa Francesco ed una del Sinodo dei vescovi anglicani. La prima prevede che sarà possibile, in futuro, ordinare sacerdoti uomini sposati che appartengano a chiese di rito ortodosso che riconoscono l’autorità del pontefice e che siano attive al di fuori dell’Europa Orientale; la seconda prevede che dall’anno prossimo la Chiesa anglicana ordinerà in tutto il mondo donne vescovo e questo creerà, probabilmente, un nuovo scisma con il passaggio di preti e fedeli nella Chiesa cattolica. In ogni caso, sarà possibile ordinare uomini sposati ma non far sposare sacerdoti già ordinati.

 

Riguardo gli ortodossi, la disposizione riguarda le chiese orientali in comunione con i cattolici. Si tratta di chiese che riconoscono l’autorità del Papa e, al contempo, ammettono sacerdoti sposati. Il Vaticano ammette questa prassi, ma solo per le comunità cattolico-ortodosse dell’Europa Orientale. Negli scorsi decenni, però, migliaia di fedeli di queste comunità sono emigrati negli Usa, in Canada o in Australia ed il Vaticano ha sempre negato alle nuove comunità la possibilità di ordinare preti sposati. Come conseguenza, in numerosi casi queste comunità smettevano di riconoscere l’autorità del Papa ed entravano in comunione con la Chiesa ortodossa della propria nazionalità. Si calcola che, proprio per questo motivo, nell’ultimo secolo centinaia di migliaia di fedeli abbiano abbandonato il cattolicesimo. Le nuove disposizioni prevedono, comunque, che debba essere la Santa Sede a dare, volta per volta, il via libera a nuove ordinazioni di uomini sposati. In realtà, è già successo numerose volte negli ultimi decenni che vescovi cattolici di rito ortodosso abbiano ordinato uomini sposati senza chiedere alcun permesso al Vaticano e se la notizia arrivava alla Sante Sede, subito scattavano i decreti di sospensione. La decisione potrebbe, in futuro, creare problemi in quelle comunità in cui convivono sia cattolici di rito ortodosso che di rito latino, cioè quello celebrato nell’Europa occidentale, ai cui uomini resta interdetta la possibilità di diventare sacerdoti se sono sposati.

 

Diversa, ma non troppo, la situazione dei cattolici di rito anglicano. Dal 2009, per decisione di Benedetto XVI, sono già ammessi a pieno titolo nella Chiesa cattolica quanti volessero mantenere le proprie liturgie. Nel giro di pochi anni sono, quindi, nati ben tre ordinariati anglo-cattolici che oggi accolgono circa tremila sacerdoti, molti dei quali sposati e con figli, in una novantina di comunità sparse tra Regno Unito, Usa, Australia e Canada. Anche cinque ex vescovi anglicani sono, oggi, cattolici in comunione con il Papa, pur non potendo più fregiarsi del titolo: a chi assurge alla dignità episcopale il matrimonio resta in ogni caso vietato. Insieme ai sacerdoti, nella grande parte dei casi, si sono convertite al cattolicesimo intere comunità di fedeli, soprattutto dopo la decisione del sinodo dei vescovi di ordinare sacerdoti anche delle donne. Dall’anno prossimo, però, le donne potranno anche diventare vescovi e questo ha già scatenato la protesta di migliaia di anglicani, che nei prossimi mesi potrebbero convertirsi al cattolicesimo.

 

La Chiesa cattolica fa risalire la tradizione del celibato sacerdotale direttamente a Gesù Cristo, che non si sposò mai. San Paolo, nelle sue lettere, invitava gli uomini che avessero deciso di dedicare tutta la vita a Dio a non prendere moglie. Fin da subito, dunque, la Chiesa chiese ai suoi sacerdoti o di non sposarsi o di vivere il matrimonio nella castità. Il divieto assoluto di matrimonio arrivò, però, solo nel Cinquecento, con il Concilio di Trento, ed è stato confermati da tutti i Papi fino ad oggi.


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Bagnasco risponde a Papa. “I sacramenti non sono pagati”

Mentre il Papa rimprovera i preti che chiedono di ricevere parcelle di pagamento per esercitare i sacramenti arriva pronta larisposta del cardinale Angelo Bagnasco, che replica “I sacramenti non sono pagati in nessun modo. Le offerte che i fedeli intendono dare in forma libera sono un modo per contribuire alla necessità materiali della Chiesa”. 

Il  cardinale Bagnasco, che è anche arcivescovo di Genova e presidente della Cei, ribadisce quindi che le offerte dei fedeli non rappresentano un pagamento dei sacramenti, ma sono semplicemente delle donazioni che la gente fa liberamente. E continua la sua difesa dicendo: “I nostri parroci, di fronte a situazioni di impossibilità di avere un’offerta, sicuramente non rifiutano di dare nessun sacramento”.

Il cardinale ha espresso le sue considerazioni mentre stava presiedendol’inaugurazione di una casa gestita dall’Unitalsi per ospitare bambini che sono ricoverati  presso l’ospedale pediatrico Giannina Gaslini di Genova, e continua affermando che si può migliorare ancora nella professione della fede facendo capire che tra le cose sacre non c’è e non deve esistere alcun tipo di commercio.

Subito dopo il portavoce della Cei, monsignor Domenico Pompili, ha precisato, per evitare qualsiasi controversia. “Le parole del cardinal Bagnasco intendono ribadire la persuasione espressa stamane dal Papa a Santa Marta circa il fatto che non si fa commercio delle cose sacre, e qualsiasi lettura che contrappone le parole del presidente della Cei al Papa è fuorviante”.

E’ chiaro quello che ha voluto dire Monsignor Pompili. I preti sanno benissimo che le offerte libere dei fedeli si intendono come carità cristiana, ma pretendere somme di denaro per esercitare i sacramenti è qualcosa di inammissibile. La replica di Bagnasco è seguita ad un appello del Papa che ha condannato quei preti che tengono il listino dei prezzi per esercitare battesimi, matrimoni, e qualunque funzione religiosa riguardi l’intervento di un parroco, perfino per i funerali. Il papa in quell’occasione ha raccontato un episodio che vedeva protagonisiti due giovani che hanno dovuto pagare due turni per sposarsi con la messa. Un episodio che scandalizza chiunque.

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ADESCAVANO DEI RAGAZZINI PER LA MESSA E LI STUPRAVANO: ARRESTATI 4 PRETI PEDOFILI

Quattro sacerdoti sono stati arrestati a Granada dalla polizia nell’ambito di un’inchiesta per abuso su minori legata alla denuncia di una vittima, che era minorenne all’epoca dei fatti. 
Lo si apprende da fonti giudiziarie. Nei giorni scorsi l’arcivescovado di Granada, in Spagna, aveva sospeso dall’esercizio sacerdotale una decina di preti e presumibilmente coinvolti negli abusi, dopo che la vittima – che oggi ha 24 anni – aveva scritto ad agosto una lettera al Papa denunciando le violenze sofferte per anni. La telefonata di Papa Francesco. Il giovane aveva ricevuto il 10 agosto una telefonata da Papa Francesco, nella quale il pontefice gli chiedeva perdono «a nome della Chiesa di Cristo». Secondo i primi accertamenti, i sacerdoti accusati di pedofilia agivano in una parrocchia del popolare quartiere Zaidin di Granata. Il gruppo, del cosiddetto ‘clan dei Romanones’, agiva come una setta e attirava minori perchè servissero la messa. Riunioni segrete per gli abusi. Ma, allo stesso tempo, li persuadevano a partecipare a riunioni segrete, nelle quali si parlava apertamente di sesso e li obbligavano a brutali pratiche sessuali. Secondo le fonti investigative citate, i sacerdoti avevano rapporti sessuali anche fra di loro. I quattro arrestati, tre dei quali vivevano nella stessa casa parrocchiale, sono stati messi a disposizione dell’autorità giudiziaria per gli interrogatori. Gli investigatori non escludono che, dopo gli arresti, altre vittime possano denunciare gli abusi subiti.

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