Preti e matrimonio

Queste sono le mie giornate: finalmente maggio, pollini e fiori e tutte le zicarole in giro! Ho sentito così che 26 donne hanno scritto al Papa dichiarandosi legate sentimentalmente ad altrettanti preti con un rapporto stabile ed importante.

Delle mogli clandestine, insomma. Chissà, forse hanno anche dei figli… e come faranno?

Alla sera il loro compagno sgattaiola fuori della canonica in abiti improbabili e le raggiunge nella loro casetta… E i vicini penseranno che il marito della signora sia un commesso viaggiatore che sta fuori tutto il giorno e quando torna è stanco, perciò non lo si vede in giro… perché, capite, un prete è uomo pubblico, conosciuto da molti, quindi facilmente riconoscibile.

Una vita d’inferno. Infatti le signore scrivono di soffrire molto per la clandestinità della vita e la negazione della loro importante esperienza di innamoramento e d’amore. Ma una volta ho sentito pure un prete, uno che non aveva osato fare il passo di addio al celibato, che piangeva dicendo: “se lei fosse la mia amante, so che la mia chiesa non direbbe niente, ma sono io che non voglio farle questo”. Un conflitto tremendo, una sofferenza profonda. Come se fosse tirato fra due donne, la chiesa madre e l’altra. E come se lui fosse impossibilitato a spostare l’affetto dal primo oggetto come, maturamente, dovrebbero fare quelli che si sposano, lasciando l’immagine del genitore ed essere liberi.

Penso che il celibato, pur con tutte le mistificazioni di cui sentiamo dire, sia mantenuto dalla chiesa per garantire la dipendenza dei suoi ministri. Non perché il sacerdote con una sua famiglia sarebbe distolto dall’impegno del suo ufficio, come scriveva Giovanni Paolo Ii. Di preti distolti ancorché celibi se ne sono visti!

Ma se si mantiene la dipendenza dalle immagini infantili si è asserviti per sempre.

in http://www.weband.it

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