Il fronte antimilitarista d’Israele

Chiara Cruciati
Nena News

I sondaggi sull’offensiva in corso sono impietosi: il 93% della popolazione israeliana si dice soddisfatta dell’operazione militare “Barriera Protettiva”, il 71% approva l’attacco via terra e il 77% non vuole un cessate il fuoco (il sondaggio è stato realizzato il 20 luglio da New Wave Research e dal quotidiano Israel Hayom). Se non bastassero i numeri, basta fare un giro nei social network, sintonizzarsi su una tv israeliana o sfogliare un quotidiano: la campagna anti-araba iniziata con la morte dei tre coloni trova linfa vitale nell’attacco contro la popolazione gazawi e, ancora una volta, cementa il sentimento nazionalista israeliano.

Poche le voci di dissenso, ma non per questo meno significative: cresce il fronte antisionista e antimilitarista israeliano, attira un numero maggiore di attivisti e lavora per fornire un’informazione alternativa. Lunedì sera sono scesi in piazza a Jaffa, nel martoriato quartiere di Al Ajami, circa 800 persone organizzate dal movimento islamico, al cui appello hanno aderito singoli attivisti, mentre in altre comunità si sono ritrovate organizzazioni pacifiste, partiti anti-sionisti di estrema sinistra e la sinistra moderata sionista (i partiti Meretz e Hadash). «Gruppi fascisti si sono organizzati per aggredire la manifestazione di Jaffa – spiega al manifesto l’attivista israeliana Tamar Aviyah – Sono sempre più strutturati, si organizzano nei social network. La polizia ha cercato di dividerci chiudendo le strade. Sembrava ci fosse il coprifuoco».

Il fronte si sta però allargando, grazie anche all’informazione alternativa fornita su Facebook e Twitter dagli attivisti e da siti come +972mag, fonte indispensabile di immagini, analisi e notizie che i media mainstream tacciono: «Non seguo molto la stampa israeliana, ma posso dirvi che giornali e tv si focalizzano quasi esclusivamente sulla solidarietà all’esercito, nel tentativo di rafforzare il sentimento anti-arabo. Nessuno parla delle legittime richieste di Hamas, nessuno mostra immagini del massacro in corso. Le vittime gazawi? Le chiamano ‘danni collaterali’. La terminologia è molto sterile, machista, esclusivamente volta a giustificare le violenze».

Una pratica che si rispecchia nei comportamenti e i discorsi della maggioranza del popolo israeliano. Ma quello che preoccupa, ci spiega un altro attivista che chiede di restare anonimo, è la crescita repentina dei gruppi fascisti e di estrema destra, oltre al controllo capillare da parte dei servizi segreti interni delle attività dei gruppi anti-sionisti e di sinistra. Per questo, alcuni attivisti si stanno organizzando per monitorare le attività dell’estrema destra, seguendone i movimenti nei social network e le azioni in programma. Alcuni hanno messo in piedi forze di difesa che operano durante le manifestazioni per evitare aggressioni.

«Siamo in parte soddisfatti – continua Tamar – perché il movimento di base israeliano anti-sionista è in crescita. Numeri come quelli di questi giorni – 800 persone a Jaffa, oltre mille a Tel Aviv – non erano mai stati raggiunti. A questo si aggiungono le azioni del BDS, la campagna di boicottaggio dello Stato di Israele, e quelle degli Ebrei contro il Genocidio [movimento di ebrei israeliani e stranieri contro il genocidio del popolo palestinese, ndr]: oltre a lanciare petizioni che hanno portato a vittorie a livello internazionale, in questi giorni hanno fatto parlare di sé con azioni di fronte all’ambasciata Usa e al Museo dell’Olocausto a Gerusalemme, dove hanno posto una piramide di bambole a rappresentare le vittime di Gaza. Le hanno ricoperte di vernice rossa, il sangue versato, e poi gli hanno dato fuoco».

Di nuovo sotto il sole del minoritario attivismo israeliano c’è una nuova unità tra le varie forze, di solito politicamente divise: «Oggi l’obiettivo è unico, tentiamo di mettere da parte le differenze e inviare un messaggio comune, no al massacro – ci spiega l’attivista di BDS from Within, Ronnie Barkan – Un blocco unico è necessario sia per far girare più informazioni possibile che per reagire agli attacchi delle squadracce fasciste e naziste. Voglio essere chiaro: la società israeliana è tendenzialmente fascista, non c’è nulla di nuovo nei discorsi pubblici. Ciò che è cambiato è l’escalation di violenza, che da verbale è diventata pratica a causa dell’eccitamento provocato dalle dichiarazioni di parlamentari e politici che invocano il genocidio dei palestinesi. Semplicemente oggi non si vergognano più: razzismo e fascismo oggi sono più visibili, ma sono sempre esistiti, dal 1948, da Ben Gurion».

«È sempre più pericoloso dichiararsi antisionisti o anche solo di sinistra – conclude Ronnie – Anche un partito sionista e moderato come Meretz è chiamato traditore, eppure non mossero un dito contro l’operazione Piombo Fuso». Alla fine, niente di nuovo sotto il sole israeliano.

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Parità scolastica, il paradosso italiano

Cecilia M. Calamani
www.cronachelaiche.it

La vicenda dell’insegnante trentina alla quale una scuola cattolica non ha rinnovato l’incarico perché lesbica apre scenari che vanno al di là del semplice principio di non discriminazione sancito dalla nostra Costituzione.

Il fatto: a contratto in scadenza, la docente viene convocata dalla madre superiora e direttrice dell’istituto parificato, il Sacro Cuore di Trento. Nel colloquio, le viene chiesto di smentire la sua vociferata omosessualità pena il mancato rinnovo. «Chiaramente – commenta l’insegnante al Fatto quotidiano – mi sono rifiutata di rispondere: mi sono sentita offesa, per quella domanda che entra a gamba tesa dentro la vita privata di una persona. Lei però non ha desistito: sembrava che le bastasse una mia smentita in quella sede, ma alla fine ha detto che se non rispondevo era perché evidentemente le voci erano vere e se non dimostravo il desiderio di risolvere quel problema non c’erano possibilità d’intesa». E quindi contratto addio.

Nel putiferio di reazioni che l’episodio ha scatenato, il fronte cattolico difende la legittimità dell’operato della direttrice sostenendo che gli insegnanti di un istituto privato devono rispettare i valori professati dall’istituto stesso. Una persona omosessuale, in sintesi, non può insegnare in una scuola cattolica perché i suoi comportamenti privati ledono i principi del cattolicesimo sulla famiglia. Questa, almeno, la versione ufficiale, a cui però sarebbe bene aggiungere, almeno per onestà intellettuale, che il cattolicesimo continua a considerare l’omoaffettività un «disordine morale» e a condannarla in tutti i documenti dottrinali, Catechismo compreso.

Ora, non basta appellarsi alla nostra carta costituzionale, che sancisce la piena uguaglianza sociale di tutti i cittadini «davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali». Questo è solo l’aspetto più evidente della faccenda e potrà essere impugnato, se la docente lo riterrà opportuno, in sede giudiziaria. La riflessione che il mero fatto di cronaca dovrebbe aprire ha un respiro un po’ più ampio. Le scuole cattoliche, se paritarie come quella di Trento, sono equiparate a tutti gli effetti a quelle pubbliche pur rispondendo a principi completamente diversi.

E infatti educano gli studenti a una visione religiosa del mondo con tutto ciò che questa comporta, dall’insegnamento del creazionismo – per i più evoluti “disegno intelligente” – al “peccato” derivante dall’esercizio, in ambito sessuale, riproduttivo e affettivo della libertà personale. In più lo Stato italiano finanzia questi istituti per un totale annuo di circa 325 milioni, ai quali si aggiungono gli almeno 500 milioni di contributi che a vario titolo Comuni, Province e Regioni erogano in modo autonomo (inchiesta Uaar “I costi della Chiesa”). Tutti fondi sottratti all’istruzione pubblica, quella aperta a tutti e che non ammette discriminazioni ideologiche sia verso gli studenti sia verso i docenti perché, per principio costituzionale, laica.

In quest’ottica, la vicenda di Trento mette il dito in una piaga dolente comunque vada a finire. La discriminazione operata dalle scuole cattoliche non avviene solo ex post, come in questo caso, ma anche ex ante senza che ciò costituisca una violazione ai principi di uguaglianza fondanti del nostro ordinamento giuridico e scolastico. E, ciò che è ancor più grave, con il beneplacito e il sostegno economico dello Stato.

Il quadro è a dir poco schizofrenico: un Paese che si proclama laico e condanna per bocca dei suoi rappresentanti la violenza di stampo omofobico, non lesina nel riconoscere e per giunta finanziare chi semina discriminazione – ossia il germe di quella stessa violenza – nei cittadini di domani. Su queste basi, ogni istanza di progresso civile sui temi legati all’autodeterminazione della persona ha il sapore amaro dell’ipocrisia.

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Orgasmo e violenza: l’islam contro la donna

di Rachid Boutayeb – Orgasmo e violenza: l’islam contro la donna
Nella cultura occidentale moderna il corpo è il luogo della sovranità dell’individuo. Nell’islam invece ‘individuo’ è una parola straniera, e il corpo – e con esso il sesso, pur largamente presente nel Corano – hanno un ruolo solo in quanto strumento di realizzazione del sacro. In questo contesto, la mortificazione del corpo femminile – puro oggetto del piacere maschile, sia su questa terra sia nell’aldilà – è intrinseca all’islam.

Leggi tutto in MicroMega 4/2014 in edicola

“Il corpo della donna tra libertà e sfruttamento”

Da giovedì 24 luglio in edicola e su iPad il nuovo numero di MicroMega, un monografico dedicato al “corpo della donna tra libertà e sfruttamento”. Ad aprire due dialoghi: nel primo uno dei più famosi attori porno italiani, Rocco Siffredi, e la regista Roberta Torre discutono della possibilità di un porno “al femminile”; nel secondo, la pornostar Valentina Nappi e la giornalista Maria Latella affrontano temi come la prostituzione, la mercificazione del corpo femminile, il rapporto tra giovani e sesso.

Un’intera sezione è dedicata alla pornografia. La rappresentazione esplicita dell’atto sessuale continua a essere un tabù. Su queste ambiguità – e su queste ipocrisie – ha giocato Lars von Trier con il suo Nymphomaniac, che rappresenta l’ultimo tassello di un rapporto complicato e ambivalente del cinema con la rappresentazione del sesso, come riportato da Fabrizio Tassi. Un rapporto ambivalente perché spesso fondato su una netta separazione tra il sesso in film ‘normali’, se non addirittura d’autore, che si possono permettere solo di alludere e ammiccare, e i film porno veri e propri, un genere a sé, la cui storia – raccontata da Pietro Adamo – è andata di pari passo con i cambiamenti tecnologici, dalle riviste a internet, passando per cinema e videocassette. Un fenomeno molto controverso, su cui intellettuali, filosofi e, soprattutto, femministe, si sono sempre divisi: il porno è uno strumento di oppressione delle donne, o un elemento di contestazione della moralità conservatrice e quindi di potenziale liberazione per le donne stesse? Matthieu Lahure ricostruisce i termini della controversia.

In un iceberg su “corpo e tabù” Gloria Origgi ci ricorda che la nostra intera vita si può leggere sul proprio corpo. Un corpo che, per le donne soprattutto, ha spesso rappresentato una condanna ai ruoli stereotipati di madre o prostituta. Ma persino quello che sembra l’istinto più naturale per una donna – quello materno – naturale non è affatto, come sostiene nel suo contributo Élisabeth Badinter. Mentre Giulia Sissa traccia la parabola dei movimenti femminili, che oggi rivendicano con orgoglio il corpo erotico come strumento di lotta. Eppure i tabù sono duri a morire, come dimostrano le straordinariamente variegate politiche di gestione della prostituzione descritte da Giulia Garofalo Geymonat e l’ostilità verso la figura dell’assistente sessuale per i disabili, tratteggiata da Alessandro Capriccioli. A chiudere la sezione un inedito dell’illustre oncologo Umberto Veronesi dal titolo “Il corpo delle donne dalla mortificazione all’emancipazione”.

Ma è compatibile la religione con l’emancipazione delle donne? Carlo Augusto Viano delinea la storia del posto che le donne hanno occupato nella religione cristiana, dalle origini fino a papa Bergoglio: una presenza costante, ma sempre un gradino sotto all’uomo e non pare proprio che su questo fronte Francesco stia portando novità rilevanti. Il sacrificio del figlio e il ripudio della donna sono, secondo il giudizio di Rachid Boutayeb, due elementi essenziali di tutte le religioni monoteistiche, e dell’islam in particolare.

Infine un saggio di Siri Hustvedt analizza l’idea di femminilità che pervade le tele di Picasso, Beckmann e de Kooning.

in http://temi.repubblica.it/micromega-online/micromega-52014-il-sommario-del-nuovo-numero-in-edicola-da-giovedi-24-luglio/

Donna e cristianesimo: ai piedi dell’uomo

di Carlo Augusto Viano – Donna e cristianesimo: ai piedi dell’uomo


Dalle interpretazioni ‘femministe’ delle Sacre scritture fino alle recenti dichiarazioni di papa Bergoglio, è in atto un tentativo di riscattare la figura femminile nel mondo cristiano. Ma il posto delle donne nella storia del cristianesimo è sempre stato subordinato a quello degli uomini e le ‘aperture’ di Francesco non sembrano contenere in realtà novità rilevanti: le donne sono certamente fondamentali nella visione cristiana, ma il loro posto è sempre accanto, un po’ sotto, agli uomini, come Maria ai piedi della Croce.

Leggi tutto in Micromega 5/2014

“Il Giornale” attacca “Micromega” sul sesso e pubblica foto hot

Ecco il link al sito web de “Il Giornale” http://www.ilgiornale.it/news/politica/manettari-pornofili-svolta-micromega-1039741.html

“Il Giornale” attacca “Micromega” sul sesso e pubblica foto hot. Ogni occasione è buona per denigrare malevolmente l’impegno di una rivista che è impegnata per la libera informazione.

Di seguito il testo e la foto (ndr)

Da manettari a pornofili: la svolta di Micromega

Orfano della ventennale guerra anti Cav, il mensile si occupa di sesso e tabù. Ospiti illustri: Rocco Siffredi e Valentina Nappi

di Cristina Bassi

Dimenticate i girotondi in difesa della Carta, le battaglie per la dignità degli immigrati e soprattutto le raccolte di firme per espellere Berlusconi dal Parlamento e dichiararlo ineleggibile a furor di popolo.

La guerra dei vent’anni è archiviata e persino Micromega si rassegna. Appende al chiodo l’elmetto e si dà al porno.
Finalmente la rivista manifesto della sinistra engagé – edita dal gruppo l’Espresso – si lascia un po’ andare. Nel prossimo numero, in edicola giovedì, si parla di pornografia «al femminile», che sarebbe come dire il côté scollacciato del femminismo. I contributor arruolati dal direttore Paolo Flores d’Arcais sono, come si conviene, di tutto rispetto. Lui è Rocco Siffredi e non ha bisogno di presentazioni. Lei è la pornodiva Valentina Nappi, 40mila follower su Twitter e un popolarissimo blog dal titolo «inpuntadicapezzolo.it».
E in punta di penna le firme di Micromega discuteranno di femminismo e godimento, cunnilingus d’autore, corpi e tabù. Il piatto forte sono appunto i due «confronti a viso aperto, senza ipocrisie e moralismi» con gli ospiti illustri. Rocco Siffredi, in un faccia a faccia con la regista Roberta Torre moderato da Adriano Ardovino, cercherà di rispondere alla cruciale domanda: «Esiste un porno al femminile?». Mentre Valentina Nappi dialogherà nientemeno che con Maria Latella su «Sesso, merce e libertà». Che ne sarà della pruderie dei salotti di sinistra, quella usata per chiosare le intercettazioni del Cav? Per una volta si potrà farne a meno, siamo a luglio d’altronde.
L’ormai fu mensile forcaiolo minaccia di stanare i bigotti e di rivendicare, si legge nel lancio, «non solo il diritto per le donne di consumare liberamente e senza tabù la pornografia, ma soprattutto quello di diventare autrici e registe in prima persona di film porno. La sessualità – continua la dichiarazione d’intenti – il desiderio, il godimento femminile hanno subito secoli se non millenni di oscuramento ed è forse arrivato il momento che lo “sguardo femminile” si posi anche sul porno». C’è pure l’immancabile dibattito: «Per sconfiggere tutti i tabù – si chiedono i seriosi intellettuali – il sesso deve diventare un’attività semplice e alla portata di tutti come bere un bicchier d’acqua, come auspica Nappi, oppure è qualcosa che va coltivato nel mistero, come suggerisce Latella? Di sesso si parla troppo o troppo poco? La prostituzione è sfruttamento del corpo delle donne o del desiderio degli uomini? E come vanno avvicinati i giovani al sesso, affinché non diventi né un tabù né un mero prodotto di consumo?». Dopo i decenni passati nella trincea dell’antiberlusconismo è una bella svolta, non c’è dubbio. Dalle manette strette ai polsi del nemico politico alle manette sadomaso ogni fantasia erotica è lecita. A Micromega ormai hanno scelto: fanno l’amore, non fanno la guerra.

 

Cane ucciso a bastonate in Valcamonica

(ANSA) – BRESCIA, 29 LUG – I carabinieri di Breno stanno indagando sull’uccisione di un cane a colpi di bastone e pietre, che sarebbe avvenuta lo scorso 18 luglio sui monti vicino al passo del Crocedomini in Valcamonica. La notizia dell’uccisione dell’animale è riportata dal quotidiano Bresciaoggi, che pubblica anche una sequenza fotografica spiegando di avere ricevuto le foto in forma anonima da un escursionista di passaggio. Nelle foto si vedono tre uomini che colpiscono a morte un cane di taglia media.

Operai morti su Passante: le vittime

(ANSA) – VENEZIA, 29 LUG – I due operai morti sul Passante di Mestre sono Francesco Villace, 29 anni, di Breda di Piave, dove ha sede l’azienda De Zottis, e Mauro Camerotto, 27, di Maserada.
Il dipendente rimasto gravemente ferito e trasportato all’ospedale di Mestre è di origini albanesi. Secondo una prima ricostruzione, il camion ha tamponato violentemente il furgoncino della Cav che segnalava con l’apposito pannello luminoso il lavoro in corso, che a sua volta è finito contro il mezzo della De Zottis.

Allerta temporali su gran parte Italia

(ANSA) – ROMA, 29 LUG – Ombrelli ancora a portata di mano in questo luglio insolitamente piovoso. Un nuovo avviso meteo della Protezione civile prevede infatti temporali su gran parte del Paese. I fenomeni saranno accompagnati da rovesci di forte intensità, locali grandinate, frequente attività elettrica e forti raffiche di vento. Dalle prime ore di domani, poi, sulla Sardegna si prevedono inoltre venti di burrasca nord occidentali.

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Riforme Renzi nel caos, bagarre in Aula al Senato. Seduta sospesa

Ancora bagarre in Aula nel corso dell’esame del ddl Riforme. Al momento in cui il presidente Pietro Grasso preannuncia la votazione, per parti separate, di un emendamento di Sel che prevede l’elezione diretta del Senato, dai banchi dell’opposizione, ancora una volta si leva il grido “non si può”. Protesta alla quale Grasso risponde: “Cori da stadio non mi sembrano adeguati, finiamola con questa gazzarra”. Sospesa la seduta.

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Ecco i Paesi di cui la Federal Aviation Administration vieta il sorvolo e quelli ad alto rischio

Sul Corriere.it  una mappa delle zone a rischio sorvolo che, purtroppo, tutte le compagnie aeree devono tenere da conto. L’alert arriva direttamente dall’Icao, l’International Civil Aviation Organization, e dalla Faa, la Federal Aviation Administration. Noi di WBM stamattina abbiamo già pubblicato la decisone di Emirates di evitare il sorvolo dell’Iraq, delle zone contese ucraine e di Israele, abbiamo già detto. Ma dalla mappa si evince che è molto pericoloso volare anche sulla Libia, sull’orlo delal catastrofe, sull’Eritrea, sulla Somalia, sulla Corea del Nord e, in maniera minore, anche su Afghanistan, Iran, Congo, Mali, Yemen, Siria, Egitto e Kenya. Quest’ultime due importanti mete turistiche. Per vedere la mappa interattiva pubblicata sul sito del Corriere cliccate qui.

Da sacerdoti e mariti, si mettono a disposizione per le chiese di Chieti rimaste senza il parroco

Dalla testata online Chietitoday.it i sacerdoti sposati lanciano un appello all’arcivescovo, affinché interceda direttamente sul soglio di Pietro e consenta loro di prendere in mano le redini di una delle tante chiese teatine rimaste orfane di un parroco: «Monsignor Forte», spiegano al giornale online, «potrebbe prendere a cuore la causa dei sacerdoti sposati e del loro reinserimento nel ministero pastorale attivo nelle parrocchie perorando presso Papa Francesco e i vertici del Vaticano un provvedimento canonico che consenta ai Vescovi diocesani di poter accogliere i sacerdoti sposati e le loro famiglie».

Chieste le dimissioni dagli incarichi pastorali, i sacerdoti rinunciano al celibato, possono sposarsi con rito religioso e avere figli. Ma la vocazione che anni prima li aveva spinti al seminario non si spegne. Così chiedono di tornare a servire la comunità, portando con sé l’intera famiglia, in modo da tenere aperti i battenti delle tante chiese teatine che rischiano di diventare contenitori vuoti da visitare solo in occasioni speciali senza alcun senso di comunità. Nei mesi scorsi la chiusura delle parrocchie di Mater Domini e del Sacro Cuore, per sopraggiunti limiti d’età dei due parroci, aveva creato un terremoto fra i fedeli che lì arrivavano da tutta la città.

E se già dalla prima domenica di marzo la chiesa di San Domenico non avrà più l’eucarestia delle 11, il prossimo 31 agosto toccherà a quella di Santa Maria della Civitella. La città di Chieti rischia di riempirsi di contenitori vuoti: sacri, ma pur sempre inutilizzati. E se i banchi dei seminari si svuotano, dicono i sacerdoti sposati, allora è meglio ricorrere a chi guida è già stato.(f.r.)

©RIPRODUZIONE RISERVATA – Il Centro

DIRITTI NEGATI. Giordania, aumentano le spose bambine nei campi profughi

“Mi sono sposata a 13 anni. Non ho nemmeno avuto modo di conoscere mio marito fino a quando la sua famiglia non ha deciso che dovevamo sposarci. La prima volta che hanno chiesto la mia mano ho rifiutato, perché volevo finire i miei studi. Ma mia madre ha molto insistito affinché mi sposassi e alla fine ho ceduto. Il fidanzamento è durato solo 10 giorni”. Inizia così il racconto di Hania, una ragazza siriana di 15 anni rifugiata nel campo-profughi di Za’Atari, in Giordania, costretta a sposarsi contro la sua volontà. E come Hania, tante altre bambine vivono lo stesso dramma.
 
“Matrimoni precoci” quasi raddoppiati. In questa regione il numero di matrimoni “precoci”, che vedono ragazze poco più che bambine andare in spose a uomini molto più anziani di loro, è in continua crescita da quando, tre anni fa, è scoppiato il conflitto in Siria. Secondo “Save the children”, che da anni opera in tutto il mondo a difesa dei bambini, prima della guerra solo il 13% dei matrimoni coinvolgeva minorenni. La percentuale è salita al 18% nel 2012, mentre nel 2013 il numero è quasi raddoppiato: si parla del 25%, un matrimonio su quattro. Se si pensa che il numero di coetanei maschi sposati negli stessi anni è molto inferiore, si capisce che le giovani spose sono costrette a unirsi a uomini più anziani: nel 48% dei casi la differenza di età arriva a dieci anni. Lo stesso accade nei campi profughi siriani in Iraq, Libano e Turchia.
Pratica diffusa… La pratica dei matrimoni infantili è abbastanza diffusa nel mondo arabo, “soprattutto nelle zone rurali, dove le famiglie sono povere e non hanno i mezzi per mantenere i figli – spiega Marco Guadagnino, operatore di Save the children a Za’Atari – ma con la guerra in Siria c’è stato un aumento elevato del fenomeno. Molti siriani scappano e non hanno nulla con loro, la povertà è una delle ragioni per cui i genitori decidono di dare in sposa le proprie figlie: è un modo per non avere più il peso economico di un membro della famiglia. Un’altra ragione sta nel timore di violenze sessuali: una ragazza giovane, sola e non sposata è considerata più a rischio di violenza, e questo timore aumenta in un contesto di guerra – prosegue Guadagnino – ad ogni modo, molte famiglie non accetterebbero mai una pratica simile in circostanze migliori”. Il matrimonio infantile ha effetti devastanti per le bambine coinvolte. Le ragazze costrette a sposarsi giovanissime rischiano di subire violenza domestica molto di più rispetto a chi si sposa più tardi (contrariamente a quanto pensano i loro genitori). Hanno inoltre meno accesso alle cure ginecologiche, mettendo seriamente a repentaglio la loro salute, e quella dei loro bambini, quando restano incinte: le ragazze sotto i 15 anni hanno cinque volte in più la possibilità di morire di parto rispetto a una donna adulta. “Non da ultimo, le ragazzine costrette a sposarsi presto devono abbandonare gli studi, ponendo così una pietra tombale alla loro possibilità di autodeterminazione, di crescita culturale ed economica”, afferma Guadagnino.
… ma vietata. La legge siriana pone a 18 anni l’età minima per il matrimonio, anche se la Sharia, la legge islamica, lo consente prima. La pratica dei matrimoni precoci è comunque vietata a partire dal 1979 dalla Convenzione sull’eliminazione di tutte le forme di discriminazione verso le donne, perché viola il diritto di essere consapevoli e consenzienti in una scelta così importante, come previsto dalla Dichiarazione universale dei diritti umani del 1948. A Za’Atari, dove ora vivono 95mila persone con i servizi praticamente al collasso, i volontari di Save the children offrono sostegno psicologico alle ragazze vittime di questa pratica e sensibilizzano le loro famiglie perché riflettano prima di fare questo passo, così da evitare simili drammi.
Un giocattolo. Hania ha subito violenze psicologiche, ha passato ogni tipo di tribolazioni, tanto da definirsi lei stessa “un giocattolo con cui suo marito si divertiva”. I suoi genitori hanno convinto il suo compagno a lasciarla tornare nella loro casa e ora è riuscita a riprendere gli studi, terminando la nona classe. Una fortuna che non capita a tutte le sue coetanee nella stessa situazione.
agensir

Riforma e purificazione. Potrebbe essere questa la cifra sintetica con cui rileggere le cronache della Chiesa dell’ultimo anno

Dalla rinuncia al ministero petrino di Benedetto XVI alle Congregazioni generali, dal Conclave all’elezione di Papa Francesco e, con questa, alla nuova stagione aperta per la Chiesa universale e particolare.

Riforma e purificazione. Quasi ad indicare un percorso non solo esteriore, ma soprattutto interiore. La prima, infatti, da sola diventa una semplice riorganizzazione burocratica; mentre la seconda una spiritualizzazione dei problemi che non incide sulle pratiche comunitarie e collettive.
Riforma e purificazione. Da leggere, pensare, tradurre e vivere sempre insieme. Non è una novità questa. È la storia della Chiesa a testimoniarlo. Basta pensare a Gregorio VII, ai nuovi ordini religiosi medievali, al Concilio di Trento, al Vaticano II… Ogni progetto di riforma istituzionale attecchisce solo se si collega a un cambiamento delle mentalità e dei costumi. Un cambiamento, quindi, che va oltre le strutture e interpella ciascun credente.
Riforma e purificazione. È questo uno dei grandi temi che giunge dai primi sedici mesi di Pontificato di Francesco. Un tema che sta coinvolgendo, in modo particolare, il modo di “governare la Chiesa” affinché questa mostri sempre più la sua dimensione comunitaria e missionaria. Non è un caso che il verbo “uscire” e la parola “uscita” siano fra i più presenti nell’esortazione apostolica “Evangelii Gaudium”, oltre 20 volte, e facciano parte del lessico del Pontefice. È come se il Papa indicasse, con queste sottolineature, un vero e proprio stile di governo.
Un approfondimento efficace di questo approccio arriva dal libro “Governare la Chiesa. La governance e il governo” (Ed. Aracne) di Gaetano Dammacco, docente di diritto ecclesiastico e diritto canonico all’Università di Bari. “L’obiettivo del volume – spiega l’autore – è far conoscere le principali istituzioni del governo della Chiesa nella sua dimensione universale e nella dimensione particolare, comprendendo quale rapporto di derivazione esiste tra la natura della Chiesa, che è anche una peculiare società visibile legata dal vincolo della comunione tra i suoi fedeli, e le strutture necessarie per il suo governo”. L’elemento di novità che emerge dallo studio del docente è l’applicazione del termine governance al “governo della Chiesa”. La governance, afferma Dammacco, “può rappresentare un nuovo modo di ordinare nella loro ratio le azioni della Chiesa con riferimento all’aspetto organizzativo per renderle più flessibili, più giuste, più adeguate alla logica evangelica e al più ampio coinvolgimento dei soggetti del popolo di Dio e degli uomini di buona volontà, diffondendo un più alto grado di speranza, di fiducia e producendo interazioni tra soggetti, che nelle vicende quotidiane sono cercatori di Verità”. Ed ancora: “La relazione tra governance e governo nella vita della Chiesa traduce le linee d’indirizzo generale in azioni concrete attuative nella quotidiana esperienza della vita ecclesiale e, al contempo, è espressione di una cultura di governo animata da una carica di dinamicità, direttamente proiettata nella ricerca dell’unità e della comunione, garantita dallo Spirito, che dona unità a ogni atto e azione”. Tra governance e governo, annota ancora il docente, vige una “relazione dinamica” che “prospetta una cultura di comunione e unità, rispettando le singole funzioni e le differenti competenze in un quadro di collegialità”.
Illuminanti, in tal senso, sono le parole di Papa Francesco nell’intervista a “La Civiltà Cattolica” quando, dopo aver raccontato la propria “esperienza di governo” nella Compagnia di Gesù – “è stato il mio modo autoritario di prendere le decisioni a creare problemi” -, sottolinea l’importanza della “consultazione”. E racconta: “Da arcivescovo di Buenos Aires ogni quindici giorni facevo una riunione con i sei vescovi ausiliari, varie volte l’anno col Consiglio presbiterale. Si ponevano domande e si apriva lo spazio alla discussione. Questo mi ha molto aiutato a prendere le decisioni migliori. E adesso sento alcune persone che mi dicono: ‘Non si consulti troppo, e decida’. Credo invece che la consultazione sia molto importante. I Concistori, i Sinodi sono, ad esempio, luoghi importanti per rendere vera e attiva questa consultazione. Bisogna renderli però meno rigidi nella forma. Voglio consultazioni reali, non formali”.
Nulla di strano, dunque, nei ripetuti accenti alla collegialità, alla sinodalità, alla dimensione della communio (comunione), che nella prospettiva del Vaticano II comporta elementi di partecipazione… Sia chiaro non viene messa in discussione la struttura della Chiesa, che è gerarchica per volontà di Cristo. Sono piuttosto le forme di comportamento, gli stili, a essere messi in discussione.
Ritornano qui alla mente due affermazioni che, con sfumature diverse, si tengono insieme: “Ecclesia semper reformanda”; “Ecclesia semper purificanda”. La prima è un famoso slogan protestante. La seconda giunge dalla “Lumen gentium” (8), la costituzione dogmatica sulla Chiesa del Vaticano II. Entrambe danno le coordinate precise del nuovo percorso tracciato da Francesco anche nel “governare la Chiesa”: riforma e purificazione.

di Vincenzo Corrado – agensir

Baby squillo Parioli: arrestato per stalking uno dei condannati

E’ stato arrestato con l’accusa di stalking Mario Michael De Quattro, romano di 30 anni, gia’ condannato in primo grado al termine del rito abbreviato a quattro anni di carcere nell’ambito del processo sullo sfruttamento di due ragazzine minorenni che si prostituivano in un appartamento del quartiere Parioli. De Quattro, in particolare, e’ stato condannato per aver tentato di estorcere 1.500 euro dopo aver girato un video mentre aveva un rapporto sessuale con una delle ragazzine. La vicenda che lo ha visto di nuovo protagonista si riferisce, invece, ad una serie di telefonate, messaggi, minacce e aggressioni rivolte all’ex fidanzata che nell’ottobre del 2013, dopo lo scandalo delle baby prostitute dei Parioli lo aveva lasciato. E’ stata la stessa ex ragazza a rivolgersi ai carabinieri dei nucleo investigativo di via Inselci denunciandole aggressioni e le minacce ricevute. Mario Michael De Quattro al termine dell’indagine dei carabinieri e’ finito agli arresti domiciliari su ordine del gip del tribunale di Roma per i reati di stalking, atti persecutori e lesioni personali.

agi

Filippine, bufera tra vescovi e governo

Proteste davanti al Parlamento filippino

(©LaPresse) Proteste davanti al Parlamento filippino

Il presidente Benigno Aquino jr deve districarsi tra richieste di impeachment e di dimissioni, anche di leader della Chiesa

Paolo Affatato – Vatican INSIDER
Roma

La luna di miele con gli elettori – fin troppo lunga – sembra finita. Quella con i vescovi, invece, non è mai cominciata. Il presidente delle Filippine, Benigno Aquino jr – un liberale, figlio degli eroi nazionali Benigno Aquino sr e Corazon Cojuangco – è al punto più basso di popolarità della sua storia politica. E i vescovi filippini, cattolici e protestanti – che non ne hanno mai realmente apprezzato le posizioni ritenute “laiciste”, soprattutto in materia di educazione sessuale, contraccezione, controllo delle nascite, aborto – non perdono occasione per ricordare alla nazione che la scintilla d’amore tra la Chiesa e il Presidente in carica non è mai scoccata. Anzi, sembrano voler premere per accelerarne l’uscita di scena definitiva. Anche firmando per l’impeachment o chiedendone le dimissioni.

Aquino ha appena pronunciato, il 28 luglio, il suo quinto discorso sullo stato della Nazione, alla presenza del Parlamento riunito. Il discorso, molto atteso, ogni anno fa il punto davanti all’intera cittadinanza sulle politiche e sulle scelte del governo. Quest’anno il Benigno jr ha scelto un registro a forte carattere e ispirazione ideale, in “stile Obama”, ricordando il suo impegno per la democrazia e i successi conseguiti dalla sua amministrazione, come i progressi nel settore dell’istruzione e l’avvio di numerosi progetti di infrastrutture pubbliche, bloccati da decenni.

“Un discorso stimolante ma privo di sostanza”, è stata la sonora bocciatura di Ruperto Santos, vescovo di Balanga, città nella baia di Manila. “Tutte le conquiste elencate dal presidente, nel campo della governance e dell’economia, hanno avuto una diretta e concreta percezione nella vita della gente comune?”, ha chiesto il Vescovo, esprimendo lo scetticismo che si respira nella Conferenza episcopale. Tra i temi cruciali assenti dal discorso, vi sono, per esempio, la disoccupazione, il processo di pace del sud, il livello di estrema povertà di migliaia di famiglie.

D’altronde proprio alla vigilia del pronunciamento pubblico, era risuonato un perentorio appello al Presidente, lanciato dai vescovi della “Chiesa di Cristo delle Filippine”, che riunisce cinque denominazioni protestanti: “Convertirsi o dimettersi”. L’invito è giunto, in particolare, dopo la polemica e lo scandalo nazionale sorti sul “Programma di accelerazione della spesa” (“Disbursement Acceleration Program”), un piano di ampliamento della spesa pubblica a discrezione del presidente. Sulla questione Aquino è stato accusato “di aver tradito la fiducia della gente, e di voler distruggere qualsiasi parvenza di lotta alla corruzione”.

Il Presidente si è infatti imbarcato in un pericoloso conflitto di poteri con la Corte suprema che, all’inizio di luglio, ha bocciato come “incostituzionale” il suo piano di spesa che prevedeva, fra l’altro, il trasferimento di fondi da un ufficio all’altro del governo e il finanziamento di progetti non indicati nel bilancio nazionale. Il governo ha contestato la decisione dell’Alta Corte, ricevendo “l’altolà” di commentatori, avvocati, leader religiosi.

L’arcivescovo cattolico Socrates Villegas, presidente della Conferenza episcopale delle Filippine, ha intimato al Presidente in carica di rispettare la Costituzione e lo stato di diritto, “requisito fondamentale da salvaguardare come preoccupazione morale” e “come base per il bene comune”. Secondo i Vescovi, Aquino ha bellamente ignorato l’indignazione pubblica per porre fine alla politica del “pork barrell”, incoraggiando corruzione e malgoverno. Il “Fondo prioritario per assistenza allo sviluppo” (Pdaf), ribattezzato anche con la colorita espressione “pork barrel” (“il barile del maiale”) è il contributo erogato dallo Stato a ogni parlamentare per progetti sociali da svolgere a livello locale. Il Fondo, divenuto fonte di clientelismo e corruzione, è oggi fortemente avversato a livello popolare.

Aquino, in questo caso, è accusato di violare apertamente il sistema di “check-and-balance” previsto nella Costituzione del 1987, “utilizzando ingannevolmente fondi pubblici per progetti e finalità non sottoposte all’approvazione del bilancio da parte del legislatore”. Un eccesso di discrezionalità, dunque, un tentativo di maneggiare denaro pubblico a piacimento e senza controllo: da qui l’opposizione, aperta e decisa, della Chiesa.

Son partite, a questo punto, alcune richieste di impeachment per il Presidente, che hanno raccolto firme di oppositori politici, parlamentari, intellettuali e anche di religiosi e vescovi. La “messa in stato di accusa” ha accolto, tra gli altri, la firma di Oscar Cruz, ex-presidente della Conferenza episcopale e del teologo Benjamin Alforque Sacret, biblista che ha presieduto la commissione “Giustizia e pace” degli ordini religiosi. I ricorrenti accusano Aquino “di aver colpevolmente violato la Costituzione, usurpando il potere del Congresso, minando i principi della separazione dei poteri e il sistema di controllo reciproco, aggravando il sistema del pork barrell”, perpetrando pratiche di malversazione e corruzione.

Se e come Benigno jr sopravviverà a questa tempesta politica, che vede la Chiesa tra gli attori della protesta, ora è tutto da vedere.

Viaggio Papa Sri Lanka-Filippine 12-19 gennaio 2015

La sala stampa vaticana ha annunciato oggi le date del viaggio di papa Francesco nello Sri Lanka e nelle Filippine, che si svolgerà dal 12 al 19 gennaio del prossimo anno.

Il Pontefice, è stato comunicato, “accogliendo l’invito delle autorità civili e dei vescovi”, “compirà un viaggio apostolico in Sri Lanka dal 12 al 15 gennaio e nelle Filippine dal 15 al 19 gennaio 2015”.

Il programma del viaggio “sarà pubblicato prossimamente”.

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Inquinamento. Polo Sud inquinato prima dell’uomo

(ANSA) – ROMA, 29 LUG – L’inquinamento ha conquistato il Polo Sud prima dell’uomo. Alla fine dell’Ottocento, quasi 30 anni prima della spedizione dell’esploratore norvegese Roald Amundsen, gli inquinanti di origine industriale hanno fatto registrare la prima impennata nella storia del continente bianco: da allora, l’Antartide è stata soffocata da 660 tonnellate di piombo, proveniente soprattutto dall’Australia.

Gaza: Fides, bombe su zona parrocchia cattolica, colpita scuola

(ANSAmed) – CITTA’ DEL VATICANO, 29 LUG – Un bombardamento dell’esercito israeliano effettuato questa mattina nei pressi della parrocchia cattolica di Gaza, dedicata alla Sacra Famiglia, ha parzialmente distrutto anche l’adiacente scuola parrocchiale, l’ufficio del parroco e alcuni locali utilizzati dalla parrocchia. Lo riferisce all’agenzia Fides il parroco Jorge Hernandez. Il bersaglio principale del bombardamento era una casa che si trova a pochi metri dal complesso parrocchiale e che è stata completamente rasa al suolo dal raid.

Dal tardo pomeriggio di ieri l’esercito israeliano aveva iniziato a inviare sms anche ai residenti di al-Zeitun – quartiere orientale di Gaza City dove sono ubicate anche la parrocchia cattolica e quella ortodossa – intimando di lasciare le abitazioni che sarebbero state bombardate. Tanta gente è scappata, ma l’evacuazione non è stata possibile per coloro che attualmente vivono nella chiesa: oltre al parroco argentino Jorge Hernandez, sacerdote dell’Istituto del Verbo Incarnato, presso il complesso parrocchiale della Sacra Famiglia ci sono in questi giorni di raid aerei anche tre suore di Madre Teresa insieme ai 29 bambini disabili e alle 9 donne anziane di cui si prendono cura. “Abbiamo passato una notte difficile, ma siamo qui. Questa guerra assurda”, racconta padre Hernandez, “continua ad andare avanti. Dopo aver distrutto il quartiere di Shujayeh, ora prendono di mira quello di Zeitun. Tutto capita attorno a noi. I miliziani di Hamas continuano a lanciare missili e poi si nascondono nei vicoli. E noi non possiamo fare assolutamente niente. Non possiamo evacuare, con i bambini è impossibile. Le loro famiglie vivono qui intorno. E può essere più pericoloso uscire che rimanere qui. Cerchiamo di stare nei luoghi più sicuri, sempre al piano terra”.(ANSAmed).

La lezione di pace che arriva da Medellín

COLOMBIA – A volte penso che bisognerebbe costringere i nostri politici a fare dei viaggi di conoscenza, per non ripetere gli stessi errori che sono stati fatti altrove. Per esempio qui a Medellín in Colombia, dove la pace sociale si sta ottenendo con l’accordo fra forze politiche avverse e la diffusione quasi forzata della cultura. In un Paese in cui le sinistre sono state sempre divise e rivali, e la gente non vota, si è tentato di rispondere alla violenza dei narcotrafficanti e alla guerriglia, con la violenza di Stato. Il risultato è stato catastrofico: sotto il regime Uribe, che credeva di risolvere il malessere sociale con prigione, tortura e fucilazioni, la povera Colombia è caduta in mano ai trafficanti di droga e carne umana. Mentre gli oppositori si ritiravano nelle foreste o puntavano tutto su una guerriglia sempre più crudele e fine a se stessa, finalmente si è cominciato a capire che il conflitto senza tregua non faceva che impoverire il Paese e renderlo sempre più estraneo a se stesso. Uribe per fortuna è caduto e al suo posto c’è un altro presidente, che, pur non di sinistra, ha avuto la saggezza di puntare sulla pace.

La pace sociale

È diventato chiaro perfino agli industriali e ai grandi proprietari di terre, pronti finora ad appoggiare gli squadroni della morte, che la violenza crea altra violenza. Per questo, quando Cuba si è offerta di fare da tramite fra i guerriglieri e il governo, c’è stata una risposta positiva. «Anche se», dice Fernando Rendon, il direttore del Festival internazionale di poesia, «la cosa migliore sarebbe che l’opposizione diventasse parte del gioco politico istituzionale. Per il momento l’accordo però regge». Ma come si mantiene e si diffonde la pace sociale? Puntando sulla scuola, incoraggiando iniziative culturali, cercando di creare coscienza civile.

L’opera di padre Carmelo

È quello che stanno facendo a Medellín, Bogotà e in altre città vissute finora nell’anarchia della guerra fra bande. Le risposte sono sorprendenti. Ho visitato un barrio ai margini di Medellín dove fino a dieci anni fa perfino la polizia non osava entrare. Una donna mi racconta che gli uomini rischiavano ogni volta di essere uccisi e torturati, le donne di essere violentate, da bande rivali o da paramilitari. Oggi padre Carmelo, un sacerdote siciliano dal sorriso dolce, attorniato da alcuni coraggiosi volontari, fa un lavoro straordinario nel quartiere che ha contribuito a pacificare, aprendo scuole, infermerie, dicendo messa nelle piazze. Con lui andiamo a visitare altre scuole private e pubbliche tenute in modo semplice, da volontari. E si capisce che, man mano che la cultura si diffonde e che i ragazzini trovano una alternativa alla strada, la malavita regredisce e le guerre fra bande trovano sempre meno spazio.

Le bombe sostituite dal pensiero creativo

È sopratutto la collaborazione fra le sinistre che ha reso possibile tutto questo. Cominciando col togliere il potere assoluto e arbitrario alle forze paramilitari, organizzazioni che non riconoscono leggi e istituzioni e aggrediscono chiunque voglia riforme, una giustizia indipendente, minore distanza fra ricchi e poveri e rispetto per i diritti civili. I cittadini, soprattutto i giovani, stanchi di un linguaggio fatto di bombe, fucili e pistole, accorrono a migliaia negli stadi, nelle piazze, ad ascoltare incantati il flusso melodico delle parole della memoria e del pensiero creativo.

@CorriereSociale – di dacia maraini

Cronaca. Uccide madre dopo lite, poi va a letto

Cronaca – SAN GIULIANO TERME (PISA), 29 LUG – Un uomo di 55 anni affetto da disturbi psichiatrici ha ucciso ieri sera la madre di 87 anni dopo un litigio per la cena. Il figlio ha poi dormito in casa insieme al cadavere. Ha chiamato i carabinieri stamattina. E’ accaduto a Ghezzano, nel comune di San Giuliano Terme (Pisa). Secondo quanto si è appreso, il figlio non avrebbe gradito le pietanze preparate per la cena dalla madre e al culmine di una lite l’ha uccisa sgozzandola con un coltello da cucina.

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Il film di Pasolini. Un Gesù Cristo marxista, cattolico o soprattutto pasoliniano?

Gianfranco Cercone. “Il Vangelo secondo Matteo” di Pier Paolo Pasolini 
Un Cristo marxista, cattolico o soprattutto pasoliniano?

28 Luglio 2014

Il Vangelo secondo Matteo di Pier Paolo Pasolini è ritornato in questi giorni agli onori delle cronache. Fu realizzato cinquant’anni fa (e a Matera, dove Pasolini ambientò Gerusalemme, si è inaugurata per la ricorrenza una mostra importante sul film). E l’Osservatore Romano lo ha recentemente definito: probabilmente il miglior film su Gesù mai girato.

Il pronunciamento del quotidiano vaticano suona oggi come un ripensamento. E infatti, all’epoca dell’uscita del film – malgrado l’entusiasmo di alcune frange cattoliche (come la Pro Civitate Cristiana di Assisi o l’Office Catholique International du Cinéma che addirittura gli assegnò un premio) – la stampa cattolica più ufficiale trovò che il film mancasse di senso religioso. Il Cristo di Pasolini sembrava, in sostanza, marxista e non cattolico.

Ma attenzione: anche la critica comunista – salvo eccezioni – accolse il film freddamente. Il fatto stesso di aver tratto un film dal Vangelo sembrò una riprova dell’ambiguità, dell’inaffidabilità o, secondo una categoria in voga allora, delle tendenze “irrazionalistiche” di Pasolini. Una reazione, quella dei suoi compagni, che deluse e ferì Pasolini, al punto che per qualche tempo pensò di abbandonare il cinema.

In effetti egli aveva osservato con rigore il dovere di un artista. Non aveva concepito il film né in obbedienza alla chiesa cattolica né a quella comunista. Aveva obbedito alla propria sensibilità, all’”ispirazione”, o, con le sue parole, a “quell’aumento di vitalità” che gli era derivato da una rilettura casuale del Vangelo. Insomma: prima o piuttosto che cattolico e marxista, il suo è un film pasoliniano!

Lo si può già rilevare da un piccolo esempio. Giovanni Battista profetizza la venuta del Messia, mentre battezza gli israeliti sul fiume Giordano. Ed ecco che, nel bel mezzo della sua predicazione – furente, ma anche piena di speranza – tra la piccola folla che lo circonda, si staglia il volto di un giovane che avanza con calma verso di lui. E Giovanni ammutolisce, interdetto, perché in quel volto riconosce il Messia che le sue parole prefiguravano. È un episodio del Vangelo trasposto in immagini. Ma nella lenta avanzata di quel volto – che si rivela in quel momento per la prima volta anche a noi spettatori, nella sua evidente bellezza; nel breve spasimo dell’attesa dell’incontro; e poi nello scioglimento dell’angoscia in un incontro che è anche e comunque un incontro d’amore, c’è una tensione, idealistica ma anche imponderabilmente erotica, che è tutta pasoliniana. E che si ritroverà, più esplicita, in un altro suo film: Teorema, dove un altro giovane, quasi di soprannaturale bellezza, ospite della famiglia di un industriale lombardo, colmerà per qualche giorno quel desiderio di amore, di pienezza esistenziale, che ognuno dei componenti di quella famiglia covava in segreto senza forse saperlo, amando anche fisicamente ognuno di loro.

L’incontro tra Cristo e il Battista è in un primo tempo un incontro di volti e di sguardi.

Ora il film di Pasolini, è stato spesso notato, attinge nella composizione delle immagini a riferimenti pittorici; presenta varie scene di gruppo; l’ambientazione disadorna, quasi documentaristica, è di grande suggestione; e la parola di Cristo, ricavata testualmente dal Vangelo, è a volte fluviale, come nella scena del “discorso della montagna”. Ma forse la pietra angolare del film è nei volti e negli sguardi.

Se il Cristo di Pasolini ci persuade è forse in primo luogo per i suoi occhi, dove sembra brillare, mite, ma inestinguibile, implacabile, la luce di un ideale, che lo sostiene anche nelle prove più dure. Un ideale certamente di giustizia e di amore che egli ravviva in coloro che lo accompagnano e lo ascoltano – quelli almeno che hanno orecchie per ascoltarlo – e che lo guardano a volte incerti e perfino atterriti. Lo ravviva perché, ci sembra, quell’ideale è già in loro, ma oscurato dai pregiudizi, dal conformismo e dalla viltà. Ma quella luce, suggeriscono le ultime parole del film, è un’esigenza irrinunciabile; e durerà finché durerà l’uomo.

 

Gianfranco Cercone

(da Notizie Radicali, 28 luglio 2014)

L’ecumenismo 2.0 di papa Francesco

Con la visita alla comunità pentecostale di Caserta il pontefice Papa Francesco rivitalizza in misura senza precedenti le difficoltà teologiche di dialogo con queste chiese cristiane

L’ecumenismo 2.0 di papa Francesco

Papa Francesco è un papa che non va in vacanza: uno dei tanti elementi della sua cultura anti-borghese e radicalmente evangelica. Questa sua identità cristiana è anche ecumenica senza imbarazzi, e lo si è visto dalla visita alla comunità cristiana pentecostale di Caserta: una visita importante per molti motivi, due in particolare.

Un primo motivo riguarda il messaggio che questa visita papale trasmette al mondo dell’ecumenismo mondiale e all’ecumenismo cattolico. Il cristianesimo pentecostale è quella parte del cristianesimo mondiale in forte crescita in tutto il mondo, tranne l’Europa, ed è quella parte di cristianesimo con cui è più difficile dialogare, specialmente per la chiesa cattolica: frammentato in mille rivoli (per scelta, non per caso), privo di una gerarchia chiaramente identificabile (ancora una volta, non per caso), mutevole a seconda delle latitudini.

Papa Francesco relativizza in misura senza precedenti le evidenti difficoltà teologiche di dialogo con queste chiese (ora in crescita anche in Italia, pur se in misura minore che in Africa, Asia e le Americhe), dimostrando ancora una volta la differenza portata in Vaticano da un papa proveniente dal sud del mondo.

Pope Francis prays during his visit to Protestant clergyman Giovanni Traettino in Caserta

Non è solo un ecumenismo dei rapporti personali: Francesco torna all’ecumenismo delle origini, di matrice “faith and work”, basato sullo scambio e sulla cooperazione fraterna, ma senza dimenticare le aperture rese possibili dalla svolta ecumenica del concilio Vaticano II.

Il secondo motivo è legato a quanto Francesco ha detto ai fratelli incontrati a Caserta, in merito alle leggi fasciste contro le minoranze religiose. Non è solo una richiesta di perdono, ma è anche una rilettura della storia dei rapporti tra chiesa cattolica, fascismo, e altre presenze religiose in Italia – un paese in cui, al contrario di molte altre democrazie avanzate, non c’è ancora una legge vera e propria sulla libertà religiosa.

In Italia in materia di libertà religiosa c’è a tutt’oggi un vuoto legislativo che sta ancora a cuore a molti cattolici, segretamente contenti di poter contare sul privilegio accordato alla chiesa cattolica romana dalla legislazione e dal quadro politico. È un segreto ancora ben custodito alla gran parte del popolo cattolico che in Italia, ancora dopo la Seconda guerra mondiale, i non cattolici erano soggetti a vessazioni e controlli tipici di un regime dittatoriale: la lunga durata del fascismo nell’Italia repubblicana e democristiana.

Proprio nel giorno dell’anniversario della Prima guerra mondiale, Francesco trae delle conclusioni di prima rilevanza per la politica vaticana circa i rapporti tra chiesa e regimi politici: viene qui a ulteriore maturazione la svolta del Vaticano II per una chiesa “post-costantiniana”, cioè di una chiesa che archivia nel museo della storia l’interessata protezione accordata alla chiesa dai regimi illiberali.

Ci voleva un papa non europeo per toccare apertis verbis il nervo scoperto dei prezzi pagati dalla credibilità della chiesa ai “cattolicesimi di regime” nel secolo Ventesimo.

@MassimoFaggioli – europaquotidiano

Palermo. Ancora una volta, diventa sottilissimo il confine fra mafia e antimafia

Il boss Alessandro D’Ambrogio è in carcere a Novara ma domenica, a Palermo, la sfilata del Carmine gli ha reso onore davanti al luogo simbolo di Cosa Nostra. La chiesa: “Ancora una sosta anomala”

di SALVO PALAZZOLO e GIORGIO RUTA . palermo.repubblica.it

L’ULTIMO padrino di Cosa Nostra è rinchiuso nella sezione “41 bis” del carcere di Novara, ma è come se fosse ancora tra i vicoli di Ballarò, qui dove due anni fa portava orgoglioso la vara della madonna del Carmine. Domenica scorsa il boss Alessandro D’Ambrogio non c’era. Ma la processione ha voluto comunque rendergli onore: si è fermata proprio davanti all’agenzia di pompe funebri della sua famiglia.

Un uomo di mezza età, con la casacca della confraternita di Maria Santissima del Monte Carmelo, urla: «Fermatevi». E così la processione della madonna del Carmine si ferma, mentre la banda continua a suonare. La vara tutta dorata di Maria immacolata si ferma davanti all’agenzia di pompe funebri della famiglia del capomafia Alessandro D’Ambrogio, uno dei nuovi capi carismatici di Cosa nostra palermitana. Lui non c’è, rinchiuso dall’altra parte dell’Italia, nella sezione “41 bis” del carcere di Novara, ma è come se fosse ancora qui, tra i vicoli di Ballarò.

Questo accadeva domenica, intorno alle 19: la processione ferma per quasi cinque minuti davanti all’agenzia di via Ponticello, tra la gente in festa per l’arrivo della statua della madonna. Fino a un anno e mezzo fa, in questi uffici arrivavano solo poche persone, scendevano da auto e moto di lusso e si infilavano velocemente dentro. Nell’agenzia di pompe funebri dove la processione si è fermata Alessandro D’Ambrogio organizzava i summit con i suoi fedelissimi, ripresi dalla telecamera che i carabinieri del nucleo investigativo avevano nascosto da qualche parte. Ecco perché questo luogo è un simbolo per i mafiosi di tutta Palermo, il simbolo della riorganizzazione di Cosa nostra, nonostante la raffica di arresti e di processi. Ecco perché il capomafia di Ballarò sembra ancora qui: la processione gli rende omaggio nella sua via Ponticello, a due passi dall’atrio della facoltà di Giurisprudenza dove sono in bella mostra le foto dei giudici Falcone e Borsellino il giorno della loro laurea.

È questa l’ultima cartolina di Palermo. Ancora una volta, diventa sottilissimo il confine fra mafia e antimafia. Quasi non esiste più confine fra sacro e profano. Due anni fa, D’Ambrogio portava orgoglioso la vara di questa madonna con la casacca della confraternita. Adesso è accusato di aver riorganizzato la mafia di Palermo, aver diretto estorsioni a tappeto e traffici di droga milionari. Ma la processione continua a rendergli onore.

I tre fratelli del padrino sono tutti lì, davanti all’agenzia di pompe funebri, per accogliere la festa più importante dell’anno. Franco, con amici e parenti. Iano e Gaetano un po’ in disparte. I fratelli D’Ambrogio non sono mai stati indagati per mafia, ma non è per loro che si ferma la processione.

Sembra una sosta infinita, la più lunga di tutto il corteo. Anzi, soste ce ne sono ben poche lungo il percorso. Per i giochi d’artificio o per le offerte di alcuni fedeli. I D’Ambrogio non fanno né fuochi d’artificio, né offerte. Chiedono ai confrati di portare sin sulla statua due bambini della famiglia. Poi, Franco D’Ambrogio saluta con un sorriso. E la processione riprende.

«È stata una fermata anomala», ammette fra’ Vincenzo, rettore della chiesa del Carmine Maggiore. «Anche quest’anno è accaduto», sussurra il giorno dopo la processione. «Io ero avanti, su via Maqueda, stavo recitando il santo rosario. A un certo punto mi sono ritrovato solo. Ho capito, sono tornato indietro di corsa, e ho visto la statua della madonna ferma. Qualcuno stava passando un bambino ai confrati, per fargli baciare la Vergine. Cosa dovevo fare? Era pur sempre un atto di devozione quello. Qualche attimo dopo, la campanella è suonata e la processione è andata avanti».

Adesso, frate Vincenzo cerca con dolore le parole: «Avevo cercato di esprimere concetti chiari durante la preparazione del triduo della Madonna, richiamando tutti al senso di questa processione così importante. Ho detto certe cose nel modo più gentile possibile, per evitare reazioni, ma le ho dette. Ed è accaduto ancora. Cosa bisogna fare?». Il frate va verso l’altare. «Cosa bisogna fare?», ripete. Da quando l’anziano sacerdote si è ammalato lui è solo nella frontiera di Ballarò, che continua ad essere il regno dei D’Ambrogio, nonostante i blitz disposti dalla procura antimafia.

«Da qualche tempo, la Curia si sta muovendo in modo deciso — il tono della voce di fra’ Vincenzo diventa più sollevato — sono stati chiesti gli elenchi dei componenti delle confraternite, e poi il cardinale ha inviato suoi rappresentanti alle processioni ». Anche domenica pomeriggio, a Ballarò, c’era un ispettore inviato dal cardinale Paolo Romeo. Perché Cosa nostra continua ad essere molto legata ad alcune processioni. Uno degli ultimi boss arrestati, Stefano Comandè, era addirittura l’autorevole superiore della Confraternita delle Anime Sante, che organizza una delle più importanti processioni del Venerdì Santo a Palermo. I carabinieri l’hanno fermato alla vigilia di Pasqua, poche ore dopo aver portato in giro per il quartiere della Zisa le statue di Cristo morto e di Maria Addolorata: le microspie hanno svelato che Comandè era fra i registi di una faida che stava per scoppiare. La Curia l’ha rimosso e ha sciolto la confraternita. Anche perché il boss devoto non si rassegnava e dal carcere faceva sapere tramite i familiari: «A giugno faremo un’altra grande processione. E alla confraternita nomineremo una brava persona». Ma questa volta l’intervento della Chiesa è stato severissimo: «Scioglimento della confraternita a tempo indeterminato per infiltrazioni mafiose». È la prima volta che accade in Sicilia.

 

L’indirzo che la Chiesa intende seguire nella delicata questione del divorzio

Al Gr il segretario generale del Sinodo dei vescovi, card. Lorenzo Baldisseri

La Chiesa di Francesco guarda ai divorziati  come: una madre che cura i figli in difficoltà

Si avvicina la data del Sinodo straordinario sulla famiglia, dal 5 al 19 ottobre 2014. Un appuntamento che ha come testo base l’”Instrumentum laboris”, sintesi delle risposte al questionario inviato alle Conferenze episcopali di tutto il mondo. Dall’analisi del documento i padri sinodali dovranno comprendere come affrontare le sfide pastorali che il contesto attuale della società propone. Tra queste anche: i nuovi modelli di unione, le coppie miste o interreligiose, i nuclei unigenitoriali

Papa Francesco, sorridente e circondato da bambini durante la Giornata della Famiglia celebrata in Vaticano il 26 ottobre 2013 (foto LaPresse)

ROMA –

“Una Chiesa madre cura i suoi figli in difficoltà, in accordo con il suo insegnamento, vicino all’uomo”. In questa frase pronunciata dal cardinale Lorenzo Baldisseri, segretario generale del Sinodo dei vescovi, intervistato dal Giornale Radio, per indicare l’indirizzo che la Chiesa intende seguire nella delicata questione del divorzio o delle famiglie basate sulla semplice convivenza. Un tema delicato che sarà tra quelli centrali al prossimo ‘Sinodo straordinario sulla famiglia’ convocato dal 5 al 19 ottobre 2014.

L’’Istrumentum laboris’ il documento base su cui i padri sinodali sono chiamati a riflettere e confrontarsi. Pubblicato in Vaticano lo scorso 26 giugno è il frutto di un lavoro di analisi e di sintesi delle risposte al questionario precedentemente inviato a tutte le Conferenze episcopali presenti nel mondo. Il Sinodo dedicato a “Le sfide pastorali sulla famiglia nel contesto dell’evangelizzazione”, dovrà affrontare questioni concrete che segnano e trasformano il ruolo della famiglia nel contesto sociale contemporaneo. Tra queste: i divorziati che vivono una nuova unione, la diffusione delle coppie di fatto, le unioni tra persone dello stesso sesso e la loro eventuale adozione di figli, le coppie miste o interreligiose, la famiglia unigenitoriale, la diffusione degli uteri in affitto e l’indebolimento o abbandono della fede nel sacramento del matrimonio e nella confessione.

Gli episcopati, a leggere le risposte al questionario citato, si concentrano sui divorziati o separati risposati o conviventi, tra cui molti dicono di sentirsi emarginati e considerano il divieto di accedere ai Sacramenti come una punizione. Alcune Conferenze, poi, chiedono nuovi strumenti per poter esercitare “misericordia, clemenza, indulgenza” verso le nuove unioni. Non si tratta, quindi, di un generico “dare o non dare la Comunione ai divorziati risposati”, come hanno scritto superficialmente tanti media. Il problema è molto più complesso.

grr.rai.it

A Milano Seveso esonda nella notte

Esondazione controllata, la scorsa notte, per il fiume Seveso a Milano. Il corso d’acqua che da settimane tiene in scacco la città per via del maltempo, è infatti fuoriuscito a livello del piano stradale alle 4.47. I tecnici del Comune hanno operato per favorirne il deflusso, e stamani il livello è tornato sotto i limiti di guardia ma è costantemente monitorato. Il pericolo di nuove esondazioni, in caso di prosecuzione delle piogge, appare alto.
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Pakistan, blasfemia: si allontana la speranza per Asia Bibi

Asia Bibi 406x270 Pakistan, blasfemia: si allontana la speranza per Asia Bibi

Sostenitori di Asia Bibi (Getty images)

In Pakistan si allontana la svolta per il caso di Asia Bibi, una donna in carcere da cinque anni dopo una condanna in primo grado per presunta “blasfemia”, è in attesa dell’avvio del processo di appello davanti all’Alta Corte di Lahore.
Infatti si apprende che sulla vicenda graverebbe anche l’ombra dell’omicidio di un giudice.
Secondo quanto riportano i media, il direttore del magazine di Lahore “The Christian View”, il prete pakistano Bernard Inayat, intellettuale e giornalista, la situazione di Asia non promette nulla di buono così come per il caso di un altro cristiano condannato morte per accuse di blasfemia, Sawan Masih.
“Rispetto a Meriam, la situazione di Asia Bibi è ben diversa. Le pressioni in Pakistan sono fortissime e la legge sulla blasfemia è intoccabile. Per questo, anche i cristiani, presa coscienza di ciò, hanno scelto la strada di proporre almeno delle modifiche procedurali, per fermare gli abusi. Infatti la legge, per come è fatta, è un comodo strumento per accusare chiunque, in qualsiasi luogo, volendosene liberare, grazie a falsi testimoni” riporta il Vatican Insider.

Padre Inayat riferisce che “in particolare, sul caso di Asia pesa l’ombra dell’omicidio di un giudice dell’Alta Corte. Dopo aver assolto nel 1994 i due cristiani Rehmat Masih e Salamat Masih, tre anni più tardi il giudice musulmano Arif Iqbal Bhatti è stato brutalmente assassinato nella sua stanza all’Alta Corte di Lahore. Nessuno dei magistrati di oggi ha dimenticato e potrà mai cancellare dalla mente quell’omicidio, che è stato un chiaro avvertimento”.

“Molti giudici non approvano la legge sulla blasfemia e sanno che Asia è innocente” prosegue il direttore del magazine cattolico che sottolinea come “nessuno vorrà mai giudicare e assolvere Asia Bibi, perché farebbe la stessa fine di Arif Iqbal Bhatti. In questo stato di cose, assisteremo a una eterna litania di rinvii per quel processo. Nessuno sa se e quando il caso sarà mai calendarizzato e discusso in aula”.

L’unica speranza per salvare la giovane madre è quella di confidare nella provvidenza che secondo Inayat “può aprire porte e riportare luce laddove tutto sembra finito e buio”.
“Sul terreno la situazione è questa, occorre dirlo per non farsi illusioni – sostiene il direttore- Sebbene un ottimo team di avvocati, cristiani e musulmani, sia impegnato sul caso, i tempi del processo di Asia Bibi potranno prolungarsi in modo indefinito”.

Per il direttore della rivista vi sarebbero due emendamenti procedurali da applicare: “Auando c’è un caso di supposta blasfemia, bisogna porre in stato di fermo l’accusato e il suo accusatore, per stabilire chi sia la vittima. E l’indagine va svolta da un Soprintendente di polizia, non da agenti di rango più basso. Solo dopo l’indagine, può essere registrata una denuncia ufficiale (First information report), a carico dell’uno o dell’altro. Si potranno frenare gli abusi della legge se chi accusa falsamente rischierà pene simili a chi commette il reato”.

Nel suo intervento padre Inayat ha anche ricordato quando il premier italiano Matteo Renzi nel discorso di insediamento alla presidenza dell’Unione Europea ha citato “Asia Bibi e altri casi di persecuzione dei cristiani, è molto incoraggiante per noi. Gli fa onore, e i cristiani pakistani lo ringraziano”.
“E’ importante che in Europa si diffonda nell’opinione pubblica la consapevolezza della persecuzione che subiamo- prosegue il direttore affermando che “la discriminazione religiosa è istituzionalizzata, dato che la Costituzione impone che nessun presidente di stato o di provincia può essere un non musulmano”.

Infine, Inayat ritiene pertanto che “l’Europa possa fare molto, dati i rapporti economici e politici con il Pakistan. Può far valere il suo peso politico nel chiedere al governo pakistano di combattere la corruzione e garantire a tutti i cittadini, di qualsiasi fede, lo standard per il rispetto della libertà religiosa e dei diritti umani”.

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Vaticano Magister attacca Papa Francesco con tesi cardinali tradizionalisti

Müller: “Queste teorie sono radicalmente errate”: è il titolo del post di Magister su espresso.repubblica che all’interno contiene un attacco a Papa Francesco (vaticano) (ndr)

Di seguito l’articolo

Il prefetto della congregazione per la dottrina della fede confuta le tesi di chi vorrebbe consentire le seconde nozze con il primo coniuge in vita. Gli dà man forte il cardinale Sebastián, anche lui contro il cardinale Kasper. Ma papa Francesco con chi sta?

di Sandro Magister

ROMA, 29 luglio 2014 – In un libro-intervista che esce in questi giorni contemporaneamente in Italia, in Spagna e negli Stati Uniti, il cardinale Gerhard Ludwig Müller, prefetto della congregazione per la dottrina della fede, riprende e sviluppa ciò che aveva già ribadito l’autunno scorso in un articolo su “L’Osservatore Romano” che fece sensazione:

In quell’articolo Müller si era soffermato soprattutto sulla questione della comunione ai divorziati risposati, ribadendo le ragioni del no.

Già allora, infatti, anche ai livelli alti della gerarchia c’era chi sosteneva la necessità per la Chiesa di rimuovere questo divieto.

E nel concistoro del febbraio di quest’anno a farsi promotore di questo cambiamento fu addirittura colui che papa Francesco aveva incaricato di introdurre la discussione, il cardinale Walter Kasper:

Nei mesi successivi, contro le tesi di Kasper hanno reagito pubblicamente e con particolare vigore i cardinali Carlo Caffarra, Velasio De Paolis, Walter Brandmüller, Thomas Collins.

Ma ora è di nuovo il prefetto della congregazione per la dottrina della fede a intervenire con forza in difesa della dottrina tradizionale.

L’intervista è stata raccolta lo scorso giugno da Carlos Granados, direttore della madrilena Biblioteca de Autores Cristianos. È stata rivista dal cardinale e ha come orizzonte il prossimo sinodo dei vescovi, dedicato al tema della famiglia.

Nella prefazione, un altro cardinale, lo spagnolo Fernando Sebastián Aguilar, già arcivescovo di Pamplona, scrive:

“Il principale problema, presente nella Chiesa a proposito della famiglia, non è il piccolo numero dei divorziati risposati che desiderano accostarsi alla comunione eucaristica. Il nostro problema più grave è il gran numero di battezzati che si sposano civilmente e degli sposati sacramentalmente che non vivono né il matrimonio né la vita matrimoniale in sintonia con la vita cristiana e gli insegnamenti della Chiesa, che li vorrebbe come icone viventi dell’amore di Cristo verso la sua Chiesa presente e operante nel mondo”.

Il cardinale Sebastián ha ricevuto la porpora da papa Francesco, che ne ha grande stima. Ma certo non può essere classificato tra i sostenitori di Kasper.

Nell’intervista il cardinale Müller critica anche chi si fa forte di alcune affermazioni di papa Francesco, piegandole a sostegno di un cambiamento della “pastorale” del matrimonio.

Dice ad esempio:

“L’immagine dell’ospedale da campo è molto bella. Tuttavia non possiamo manipolare il papa riducendo a questa immagine tutta la realtà della Chiesa. La Chiesa in sé non è un sanatorio: la Chiesa è anche la casa del Padre”.

E ancora:

“Un semplice ‘adattamento’ della realtà del matrimonio alle attese del mondo non dà alcun frutto, anzi risulta controproducente: la Chiesa non può rispondere alle sfide del mondo attuale con un adattamento pragmatico. Opponendoci a un facile adattamento pragmatico, siamo chiamati a scegliere l’audacia profetica del martirio. Con essa, potremo testimoniare il Vangelo della santità del matrimonio. Un profeta tiepido, mediante un adeguamento allo spirito dell’epoca, cercherebbe la propria salvezza, non la salvezza che solamente Dio può dare”.

Don Antonio Costabile, 27 anni d’inferno La procura si scusa: non uccise Lidia Macchi

Gabriele Moroni

QUEL GIORNO di gennaio è un lunedì piovoso. Il 28 febbraio Lidia, secondo anno di giurisprudenza, caposcout e militante di Comunione e Liberazione, avrebbe compiuto 21 anni. All’epoca don Antonio Costabile ha 32 anni. Napoletano di Torre del Greco, è l’assistente spirituale dell’oratorio di San Vittore e l’anima del gruppo scoutistico. È lui a benedire il corpo senza vita, riverso nella Panda della ragazza. Un sussulto cinque mesi più tardi, il 16 giugno.
Tre sacerdoti di Varese e un laico, autorevole esponente del mondo cattolico cittadino, sono convocati in questura. Un quarto prete viene ascoltato in procura: è don Antonio Costabile. Anche se i cinque sono soltanto dei testimoni, la polemica toghe contro tonache si fa subito rovente. Il tritacarne mediatico-giudiziario sprofonda la figura del «prete biondo» in un cono di dubbi. Un coltello da scout che per qualche giorno non si trova. E dov’era don Antonio la sera del 5 gennaio? Riunito con tutti i preti del decanato, lo difende, sicuro, monsignor Riccaro Pezzoni, prevosto di Varese. No, era a casa, in compagnia di un amico siciliano a gustare dolcetti isolani.

E IL BIGLIETTO trovato nella borsetta di Lidia, che parrebbe la confessione di un amore impossibile? Nel novembre del 1988 Enzo Tortora, che su Raidue conduce «Giallo», lancia la proposta di un test genetico. Siamo agli albori del Dna. Don Antonio offre il suo campione biologico che viene inviato al laboratorio britannico di Abington. La prova fallisce, troppo scarsi i reperti organici sul corpo della vittima.
Pochi anni dopo, Don Antonio lascia Varese per una missione in Uganda, prima di approdare in due parrocchie di Milano. Oggi, a 57 anni, è responsabile della catechesi della diocesi ambrosiana. Dopo che la procura generale ha avocato a sé l’inchiesta sull’omicidio Macchi, la procuratrice Manfredda scopre che il nome dell’uomo per anni al centro dei sospetti non è mai finito nel registro degli indagati della procura di Varese con l’accusa di omicidio. Così il pg iscrive don Antonio ma soltanto per procedere alla richiesta di archiviare. Fine di un ingiusto sospetto. Il prete dai capelli biondi e dal volto sempre sereno può guardare indietro, a questi ventisette anni della sua vita. Una vita surreale da presunto innocente.

qn.quotidiano.net

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Sei suore al corso per cappellano militare

Sei suore al corso per cappellano militare

Sei religiose sono impegnate in questi giorni al corso di formazione dell’Ordinariato militare, che si sta svolgendo alla Scuola Sottufficiali della Marina Militare Domenico Bastianini di La Maddalena. Un passo avanti sulla strada che potrebbe portare un giorno le suore a svolgere il ruolo di cappellane militari.

Il cappellano ha tra i suoi compiti l’assistenza religiosa alle truppe, alle infermerie dei corpi, ai ricoverati negli ospedali militari e nei reclusori militari, la partecipazione alle manovre e ai campi, la formazione religiosa nelle caserme.

Afferma don Santo Battaglia, segretario particolare dell’Ordinario militare per l’Italia, l’arcivescovo Santo Marcianò, «l’ammissione al corso non significa che le religiose assumeranno la qualifica di cappellane, al momento l’assistenza spirituale ai militari in missione è prevista solo per i sacerdoti. Ma può darsi che questo discorso possa essere riaperto e modificato, un giorno”.

La nomina dei cappellani ha luogo con decreto del Capo dello Stato proposto dal ministro della Difesa, previa designazione dell’Ordinario militare. Per i partecipanti al seminario, presieduto dallo stesso monsignor Marcianò, sono previste «attività liturgiche, comunitarie e ludiche finalizzate alla conoscenza reciproca ed alla condivisione di un percorso di fede». La formazione proposta, spiegano all’ordinariato, «ha come obiettivo l’assimilazione di una profonda identità del presbitero così come emerge dalla Scrittura, dal Magistero e dalla tradizione della Chiesa».

Recentemente l’ordinario militare non aveva escluso che suore e religiose consacrate possano in futuro essere chiamate a prestare assistenza spirituale nelle forze armate. «La presenza femminile ha la sua preziosità e specificità e va sempre meglio valorizzata, ampliando spazi di presenza per le donne nella Chiesa e nella società, come anche Papa Francesco ha sottolineato nell’Esortazione Apostolica Evangelii Gaudium».

Il Papa, ha chiarito il capo dei cappellani militari italiani, «ci invita a uno sviluppo pastorale che sia attento a percorrere vie sempre nuove di evangelizzazione. È per questo che, al fine di una migliore cura spirituale di donne e uomini militari, non si può che incoraggiare, accanto alla necessaria figura dei sacerdoti, la presenza di religiose e donne consacrate le quali, come in qualsiasi comunità cristiana, possono portare la ricchezza dei loro carismi, delle loro competenze, del valore stesso della femminilità e della maternità”.

Luca Marco Comellini, segretario del Pdm (partito per la tutela dei diritti di militari e orze di polizia, prende atto della presenza delle religiose «con estrema soddisfazione”. E aggiunge: “Lo scorso 2 aprile in occasione degli incontri tra l’Ordinariato militare e la Difesa avviati per riformare l’istituzione religiosa militare nel senso di prevedere una forma giuridica che soddisfi la nostra richiesta di eliminare i gradi gerarchici per far risparmiare ai contribuenti diversi milioni di euro all’anno, avevo suggerito al ministro della Difesa, Roberta Pinotti, di agire concretamente per affermare la tanto reclamata parità tra donne e uomini prevedendo, nella stesura dell’attesissima riforma dell’istituzione religiosa militare, anche la presenza delle suore per assistere spiritualmente la crescente presenza femminile nei ruoli delle forze armate”. (Vatican Insider)

Abusi su minori, arrestato camionista

(ANSA) – VERONA, 29 LUG – Un autotrasportatore portoghese è stato arrestato dai Carabinieri della Compagnia di Verona con l’accusa di violenza sessuale, abusi continuati nei confronti di minorenni. Era da più di un mese che i carabinieri indagavano su alcuni episodi accaduti nei parcheggi di un centro commerciale della provincia veronese. L’autista, già condannato per fatti simili in Portogallo, è sospettato di fatti analoghi commessi anche in altre città del nord ovest d’Italia.

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Kiev Jet Malaysia abbattuto da missile. Lo comferma analisi scatole nere

(AGI) – Kiev, 28 lug. – L’analisi dei dati estratti dalle scatole nere indicherebbe che il Boeing 777-200 della ‘Malaysia Airlines’, precipitato il 17 luglio scorso nell’Ucraina orientale con 298 persone a bordo, fu sventrato dalle schegge proiettate da un missile, e che precipito’ al suolo a causa di una “imponente decompressione di origine esplosiva”: lo ha riferito Andriy Lysenko, portavoce del Consiglio Nazionale ucraino per la Sicurezza e la Difesa, organismo consultivo della Presidenza della Repubblica. Nel corso di una conferenza stampa tenuta a Kiev, Lysenko ha affermato che tali sarebbero le conclusioni cui sono giunti gli esperti internazionali, coordinati dalle autorita’ olandesi, che nei laboratori specializzati britannici di Farnborough hanno esaminato il contenuto del registratore dei parametri di volo e del rilevatore dei suoni in cabina di pilotaggio.

Mosca, dubbi su autenticita’ prove Usa contro noi

Intanto sul fronte dei combattimenti a terra in Ucraina, il ministero della Difesa di Mosca ha messo in dubbio l’autenticita’ delle immagini satellitari diffuse dagli Usa, a dimostrazione che colpi di artiglieria contro l’esercito ucraino siano stati sparati dal territorio russo. “Non si puo’ stabilire l’autenticita’ di tale materiale, in mancanza di un riferimento preciso alla localizzazione e l’estremamente bassa risoluzione”, ha detto oggi il rappresentante del dicastero, Igor Konashenkov. Le immagini, molto sgranate, mostrerebbero obiettivi militari in Ucraina presi di mira da molteplici lanciarazzi che, secondo gli Usa, si trovano in territorio russo. (AGI) .

Offensiva Gaza piu’ sanguinosa per Israele da Libano 2006

L’offensiva israeliana a Gaza, che si
appresta ad entrare nel 22esimo gionro e alla quale non si vede
al momento via d’uscita, mentre porta il conto delle vittime
palestinesi ad avvicinarsi a quota 1.100, si e’ gia’ rivelato
finora il conflitto piu’ sanguinoso per Israele dalla guerra
dell’estate del 2006 (12 luglio-14 agosto) contro le milizie
sciite libanesi di Hezbollah. Il bilancio del tutto provvisorio
e’ di 52 soldati israliani morti dalla notte tra il 7 e l’8
luglio. E stasera il premier Benjamin Netanyahu ha ribadito che
si andra’ avanti fino a quando non saranno distrutti tutti i
tunnel che dall’enclave costiera sbucano in Israele, da cui
passano per blitz o tentare di rapire israliani, i miliziani di
Hamas e della Jihad Islamica.

Nel 2006 vennero uccisi 123 soldati ma in quello che
militarmente fu uno scontro di fatto ad armi pari: le capacita’
offensive di Hezbollah, a differenza di Hamas e degli altri
gruppi attivi a Gaza come la Jihad Islamica, non sono
confrontabili. Lo ha dimostrato la capacita’ lo scorso anno il
cambio di passo della guerra in Siria, quando le forze di
Hezbollas sono intervenute al fianco delle truppe regolari del
regime di Assad.
Gli altri scontri a Gaza dal 2005, quando gli israliani
lasciarono l’enclave provocarono tra i soldati 16 morti.

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M.O.: Strage di bambini a Gaza Il mondo chiede la tregua

(AGI) – Roma, 28 lug. – Non c’e’ pace a Gaza e l’ipotesi di un cessate-il-fuoco sembra allontanarsi sempre piu’, nonostante gli sforzi diplomatici in corso. Il premier Benjamin Netanyahu ha detto esplicitamente agli israeliani che il Paese deve prepararsi per una “lunga” offensiva a Gaza e avra’ bisogno di forza e determinazione per ‘reggere’ il conflitto.

L’obiettivo ha detto e’ la “demilitarizzazione” della Striscia governata da Hamas e dai suoi alleati islamisti e la campagna non si fermera’ fino a quando non saranno distrutti tutti i tunnel che dall’enclave passano la frontiera e penetrano in Israele.

Solo stasera 5 miliziani sono stati uccisi dopo essere usciti da uno di questi tunnel.
Il volto cupo e corrucciato, Netanyahu ha parlato al termine di una giornata lunga e difficile. La fragile pausa nelle violenze che doveva rispettare la fine del Ramadan, i festeggiamenti di Eid al Fitr, in realta’ non c’e’ stata. A fine mattinata gia’ si contavano le vittime palestinesi, tra cui un bimbo di 4 anni.

Ma il peggio doveva ancora arrivare. Un’enorme esplosione in un piccolo parco giochi nel nord della Striscia dove in quel momento giocava un gruppetto di bambini, ha causato la morte di otto piccoli e due adulti e ne ha feriti, alcuni menomandoli malamente, almeno una quarantina.

I palestinesi hanno puntato l’indice contro un drone israeliano, ma Israele ha chiamato in causa un razzo di Hamas, che avrebbe sbagliato mira. Quasi in contemporanea, un’altra esplosione ha devastato un’area nel complesso del principale ospedale di Gaza, quello di Shifa: in questo caso non ci sono state vittime ma Israele ancora una volta ha puntato l’indice contro un missile di una cellula della Jihad Islamica.

Nel frattempo i razzi palestinesi continuavano a partire alla volta del sud di Israele e stavolta hanno colpito: quattro soldati israeliani sono stati uccisi e altri 6 feriti da un razzo lanciato dalla Striscia nell’area di Eshkol, nel sud d’Israele. Hamas ne ha subito rivendicata la paternita’.

E’ andato a vuoto invece il tentativo di un commando di miliziani che volevano infiltrarsi nel sud di Israele: cinque “terroristi” sono stati uccisi. Secondo Hamas, il commando ha ucciso 10 israeliani prima di essere eliminato, ma la notizia non e’ stata confermata.
La reazione di Israele non si e’ fatta attendere: l’esercito ha intimato ai palestinesi dei quartieri di Shujaiyeh, Zeitun e Jabalya est di abbandonare le loro abitazioni e dirigersi verso il centro di Gaza City. Un’allerta che ha anticipato di pochissimo la ripresa del ‘martellamento’: le bombe israeliane hanno ripreso a cadere nel nord e nel centro della Striscia.

E mentre il capo di stato maggiore dell’esercito diceva che ai civili di Gaza di prendere la distanza da Hamas, il ministro della Difesa, Moshe Yaalon, sempre a Gerusalemme rincarava la dose: “Nei prossimi giorni, Hamas capira’ che non possono spezzare lo Stato di Israele”. Ma Hamas non demorde: “Netanyahu non ci spaventa”. Gli appelli alla tregua si moltiplicano, ma non sembrano sortire effetti.

L’ennesimo appello del segretario generale dell’Onu, Ban Ki-moon ha detto che “la violenza deve finire”.
Oggi c’e’ stata una conference call tra il premier Matteo Renzi e il presidente americano, Barack Obama, la cancelliera tedesca Angela Merkel, il premier britannico David Cameron e il presidente francese Francois Hollande: i cinque leader hanno concordato sulla necessita’ di “raddoppiare gli sforzi per ottenere il cessate-il-fuoco”. Del resto da giorni la comunita’ internazionale, capeggiata dall’Onu, fa pressione per mettere fine al conflitto, che ha gia’ fatto oltre 1.065 morti palestinesi (la gran parte civili), e 52 israeliani, di cui 9 soldati. Altri 5 sono stati uccisi nei pressi di Jabala, uno dei campi profughi nell’enclave.

Per Israele si tratta finora di gran lunga dell’offensiva piu’ sanguinosa a Gaza da quando nel 2005 hanno abbandonato l’enclave costiera. Nelle tre precedenti operazioni sono morti in totale 23 israeliani.
Ma finora Israele e Hamas sono riusciti a trovare solo brevi, temporanei cessate-il-fuoco.

Oggi anche l’ambasciatore palestinese a Roma, Mai Alkaila, ha lanciato un appello al governo italiano e al presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, affinche’ intervengano per mettere fine agli attacchi israeliani contro i civili della Striscia.

Il segretario di Stato americano, John Kerry, ha comunque detto che qualsiasi tregua deve passare per il disarmo di Hamas. Il traguardo e’ difficile e sembra piuttosto il tentativo di ricucire l’ennesimo ‘strappo’ con Israele (dopo che nei giorni scorsi proprio lo staff di Kerry aveva fatto filtrare una bozza giudicata troppo favorevole agli islamisti). .

Fuoco su Gaza, già 26 vittime oggi 29 luglio. Israele: uccisi altri cinque soldati

A giornata appena iniziata, sale ancora il bilancio delle vittime di oggi nella Striscia di Gaza: almeno 26 al momento, tra le quali figurano nove donne e quattro bambini. Secondo i servizi di soccorso palestinesi, ammontano ad almeno 1.113 i morti dall’inizio dell’offensiva israeliana l’8 luglio scorso.

Nelle prime ore della notte bombardamenti hanno colpito Rafah e nel campo profughi Bureij. Colpita anche la casa di Ismail Haniyeh, leader di Hamas, nel campo di Shati.

Le sirene d’allarme hanno risuonato invece a Tel Aviv, dove sarebbero stati intercettati almeno 3 razzi.

Cinque soldati israeliani sono stati uccisi ieri nei combattimenti con un commando palestinese che stava tentando di infiltrarsi in un tunnel a Nahal Oz, vicino la frontiera con Gaza. Lo ha annunciato oggi l’esercito. “I soldati di fanteria Daniel Kedmi (18 anni), Barkey Ishai Shor (21 anni), Sagi Erez (19 anni) e Dor Dery (18 anni) sono stati uccisi in un tentativo di attacco”, rende noto un comunicato militare, aggiungendo che la pubblicazione del nome del quinto soldato non è stata ancora autorizzata. Salgono così a 53 i militari israeliani morti dall’inizio dell’operazione contro Hamas.

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Dl Cultura, da Art Bonus e Carta Turista

Il governo ha ottenuto la fiducia in Senato sul decreto cultura. Il provvedimento, già approvato dalla Camera, è legge. La novità più importante riguarda le agevolazioni fiscali per i mecenati del patrimonio pubblico (Art Bonus). Tante misure, dalle commissioni ministeriali che dovranno vagliare i ricorsi contro le decisioni e i vincoli dei soprintendenti, all’autonomia gestionale e amministrativa per i musei più importanti. Sul fronte turismo varata la Carta del turista RIPRODUZIONE RISERVATA © Copyright ANSA

Pensioni d’oro, lo strano caso degli assegni del clero

I ministri di culto assicurati al Fondo clero godono di ottima considerazione all’interno dell’Inps. È quanto si ricava da una delle ultime note operative dell’ente, il messaggio 4294/2014. Benchè gli importi delle pensioni dei sacerdoti cattolici e degli altri ministri siano da sempre ai minimi livelli (in triste compagnia con le pensioni di altri milioni di italiani), l’occhio della previdenza vi intravede ora redditi di alto rango, in realtà del tutto sconosciuti alla totalità della categoria sacerdotale.
La nota dell’Istituto di previdenza prende le mosse dalla legge di stabilità per il 2014, che ha istituito un contributo di solidarietà sulle pensioni liquidate in forma obbligatoria (dipendenti, autonomi, collaboratori ecc). Questo però solo sugli importi che superano almeno di 14 volte il trattamento minimo Inps, ora in pagamento a 501,38 euro mensili oppure 6.517,94 l’anno. Il contributo di solidarietà è applicato, a partire da questa rata di maggio, con l’aliquota del 6% sulla quota di pensione compresa tra 91.251 e 130.358 euro; aliquote più alte sono previste su importi ancora maggiori.
Non sono molti gli assegni di tutta la previdenza di importo tale da essere soggetti al contributo di solidarietà. Tuttavia la legge considera, in carico al pensionato, anche gli eventuali importi di altre pensioni, da enti diversi dall’Inps oppure dalle varie casse dei liberi professionisti, come risultano dal Casellario centrale dei pensionati. Sono esclusi dalla solidarietà solo i trattamenti di assistenziali (invalidità, accompagno ecc.), alle vittime del terrorismo e le pensioni integrative.
La nuova ritenuta viene “girata” dall’Inps alla stessa Gestione che ha in carico la pensione. Per le rilevazioni contabili è stato istituito, tra gli altri, il conto CLR22183 riservato al Fondo di previdenza per il clero. Anche le procedure di lavorazione delle pensioni sono state aggiornate per individuare «i soggetti per i quali vengono rilevate le condizioni di applicabilità» del nuovo contributo.
L’applicabilità ai ministri di culto è in realtà tutta da dimostrare. L’Inps già conosce infatti che la pensione più alta dei sacerdoti non supera i 620 euro mensili lordi, quindi senza alcun collegamento al contributo del 6%. Supponendo che il “don” possa essere titolare di un’altra pensione obbligatoria, questa, per essere soggetta al contributo, dovrebbe avere un importo mensile lordo di almeno 6.399 euro (pari a 91.251 euro annuali). L’Inps conosce inoltre che, con due pensioni, il sacerdote è sempre soggetto a subire anche la riduzione di un terzo della pensione clero.

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Parte da giugno il bonus di 80 euro ai sacerdoti

I sacerdoti che ricevono la remunerazione dall’Istituto centrale per il sostentamento del clero trovano nel cedolino di questo mese anche il bonus di 80 euro previsti per i lavoratori dipendenti. Il clero italiano, e quello straniero in Italia al servizio delle diocesi, riceve questo sussidio (in realtà una detrazione fiscale) in virtù della equiparazione della remunerazione sacerdotale alla retribuzione da lavoro dipendente (legge 222/85). Gli 80 euro non spettano ai sacerdoti inseriti nel sistema di previdenza integrativa, almeno per quest’anno.
Il decreto 66/2014 ha previsto il pagamento del bonus sin dal mese di maggio, ma l’Istituto centrale, a causa delle difficoltà di gestione di un importo che è semplice solo all’apparenza, non ha potuto liquidare in tempo il beneficio. Anche se la prima rata è stata posticipata al mese di giugno, la cifra annuale complessiva di 640 euro resta tuttavia immutata e viene semplicemente distribuita su sette mesi invece di otto.
A monte di queste operazioni, è stato necessario accertare per ogni sacerdote inserito nel sistema il rispetto dei limiti di reddito stabiliti dal decreto 66 (sotto gli 8mila euro e sopra i 26mila euro lordi), confrontando i dati reddituali in possesso dell’Istituto centrale e sempre ipotizzando che l’interessato resti nel sostentamento per tutto l’anno in corso.
Fra le «annotazioni» che accompagnano il cedolino di giugno potrà risultare l’avviso di alcune situazioni collegate alla condizione reddituale del singolo sacerdote. Spetta al singolo riscontrare infatti la presenza di redditi da rapporti di lavoro in corso e non conosciuti dall’Istituto centrale. Questi redditi devono essere segnalati tempestivamente tramite il rispettivo Istituto diocesano. Questa circostanza può indurre il sacerdote a chiedere l’attribuzione del bonus ora mancante, oppure la sospensione.
È concreto il rischio di dover restituire tutta o parte della somma percepita nel corso di quest’anno, in sede di dichiarazione dei redditi col 730 o con Unico del 2015. La presenza di altri sostituti di imposta (datori di lavoro dipendente) non facilita infatti la corretta attribuzione del bonus. Possono incidere sul diritto anche variazioni ai redditi personali nel corso dei restanti mesi del 2014. L’eventuale addebito di quanto erroneamente percepito verrà effettuato da parte dell’Istituto centrale in occasione del conguaglio fiscale per il 2014.
Nel determinare il diritto agli 80 euro non si devono considerare gli importi da pensione qualora il reddito da lavoro sia inferiore ad 8 mila euro. Negli altri casi, le pensioni rientrano nel reddito complessivo che si aggiunge a quello lavorativo.

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Ancora in bilico la situazione dei docenti, di religione e di altre materie, penalizzati dalla riforma Fornero

Si allunga l’attesa dei docenti coinvolti nella «quota 96»

Ancora in bilico la situazione dei docenti, di religione e di altre materie, penalizzati dalla riforma Fornero e accomunati dal requisito per il pensionamento detto «quota 96». L’annunciata soluzione in Parlamento di questa vicenda, che interessa circa 4mila docenti, deve cedere tuttavia il passo a lavori più urgenti di Camera e Senato. Per risolvere «quota 96» era stato già approvato un emendamento al disegno di legge per la riforma della Pubblica Amministrazione, ma è praticamente certo uno slittamento della stessa riforma, retrocessa dal dibattito più urgente per le riforme costituzionali. E per ora non è dato ipotizzare i tempi per una definizione conclusiva di «quota 96». Tuttavia la data del 31 agosto, che conclude l’anno scolastico in corso e che si presenta come ultima scadenza per consentire ai docenti interessati il pensionamento dal successivo 1° settembre, dovrebbe richiamare maggiormente l’attenzione del Parlamento e del Governo a una rapida conclusione, del resto già confezionata.
L’emendamento approvato per «quota 96» si riferisce al personale della scuola che abbia maturato i requisiti pensionistici entro l’anno scolastico 2011-2012. Il pensionamento è riconosciuto dal 1° settembre 2014. L’Inps prende in esame le relative domande entro quindici giorni dalla data di conversione del decreto sulla Pa. Lo stesso istituto stila un elenco progressivo delle richieste formulato sulla base della somma dell’età anagrafica e dell’anzianità contributiva posseduta dall’interessato alla data del 31 dicembre 2012. L’istituto limita l’accoglimento delle domande entro il tetto di 4 mila salvaguardati, escludendo purtroppo le richieste in soprannumero. La liquidazione spetta alla data in cui la stessa risulta maturata.
Mobilità annuale. Ultime ore a disposizione dei docenti di religione per cambiare sede di servizio il prossimo anno scolastico. Il ministero dell’Istruzione ha stabilito che le richieste di utilizzazione e di assegnazione provvisoria per il 2014-2015 devono essere presentate entro il 25 luglio sui moduli cartacei Ur1 e Ur2, in un nuovo formato per le scuole dell’infanzia e primaria, e per la scuola secondaria. Senza modificare la titolarità della sede di servizio in corso, l’utilizzazione annuale consente il trasferimento temporaneo da una sede disagiata ad una più comoda per il docente. Con l’assegnazione provvisoria vengono invece garantite esigenze di cura o di salute dei familiari dell’interessato. I relativi provvedimenti, con durata temporanea, si inseriscono nel nuovo organico di diritto dei docenti di religione, attualmente in fase di determinazione per il prossimo anno scolastico.

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Nei campi l’estate pazza provoca danni da un miliardo

Un miliardo. A tanto ammonta il conto per l’agricoltura di quest’estate pazza. A lanciare l’allarme è stata Coldiretti che ha spiegato come il maltempo non solo abbia sconvolto turismo e produzione agricola, ma anche cambiato le abitudini alimentari degli italiani con un calo definito «preoccupante» del consumo di frutta estiva. Il risultato? Bilanci agricoli che virano bruscamente ancora più sul rosso.
Quanto sta accadendo è la dimostrazione di come sia ancora oggi difficile produrre reddito per questo comparto, che al di là delle supertecnologie deve fare i conti con la pioggia e con la grandine. E che conti. Basta pensare che l’inizio dell’estate è stato segnato – come sottolinea la Coldiretti – dal 34% di pioggia in più caduta nel mese di giugno, con punte di oltre il +200% in alcune zone anche turistiche del Centrosud e del tempo incerto della prima meta di luglio. È così che, oltre agli effetti sul turismo (e sull’agriturismo), il maltempo ha colpito l’occupazione stagionale: a rischio, secondo Coldiretti, ci sarebbero dieci milioni di giornate di lavoro spese nella raccolta dell’ortofrutta estiva.
Sotto gli effetti del clima ci sono praticamente tutte le produzioni estive. Dalle pesche nettarine alle susine, dai meloni ai cocomeri. Per capire il significato economico, è sufficiente dire che molte coltivazioni raggiungono quotazioni che – denunciano sempre i coltivatori diretti – non consentono neanche di coprire i costi di raccolta. Mentre i prezzi agricoli in generale sono stati tagliati anche del 50%. Al contrario, spiega ancora l’organizzazione agricola, quelli al dettaglio continuano ad essere sostenuti.
Una situazione che spinge verso il basso la domanda interna e che ha condotto governo e agricoltori a chiedere l’intervento dell’Ue, che potrebbe far scattare i meccanismi di salvaguardia previsti dalla Politica agricole europea.
E a confermare la situazione, oltre che le prospettive, indicate da Coldiretti, sono arrivate anche le ultime stime dell’indice di fiducia dell’industria alimentare. Ad inizio d’anno, infatti, questo settore guardava con fiducia al futuro. Adesso è già tutto cambiato. Stando all’Ismea, nel secondo trimestre 2014 l’indice che misura il clima fiducia dell’industria alimentare italiana ha assunto un valore negativo, dopo, appunto, il miglioramento osservato a inizio anno, arrivando a quota -2,7 (l’indicatore è compreso tra -100 e +100), e perdendo 4 punti rispetto al trimestre precedente.
Fra tempo meteorologico e tempo dei mercati, dunque, uno dei comparti d’eccellenza del Paese rischia ancora una volta di vedersi sopraffatto. Sarebbe un duro colpo non solo per gli agricoltori, ma per tutti noi.

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Se il cosmo è una caverna di Platone

Certe idee filosofiche non finiscono, fanno giri immensi e poi ritornano. Pensiamo all’intuizione platonica del ‘mito della caverna’ secondo cui il mondo nel quale viviamo è solo un’ombra, scialba e fallace, della vera realtà. L’idea, che è fondamentale nella cultura induista incentrata sul concetto di maya (illusione), ricompare nel dubbio iperbolico cartesiano, nel mondo come rappresentazione di Schopenhauer e in varie forme di fenomenismo e fenomenologia.

Alla metà degli anni Novanta, Karl Popper, con pungenti pamphlet, avvertì del pericolo incorso dalla nuova umanità di una più morbida caverna, dove le catene arrugginite erano sostituite da poltrone e sofà e l’oscuro muro riflettente dal rutilante schermo televisivo su cui scorre solo la parziale parvenza di ciò che realmente accade. Epoca che vai, tecnologia che trovi. Nel primo decennio del 2000, imbattendosi sempre più raramente in caverne e avendo il computer superato in pervasività la tv, ecco che l’idea si ripresenta con coloriture molto peculiari. Nel 2003, il poco più che quarantenne filosofo svedese Nick Bostrom, docente a Oxford, con Stai vivendo in una simulazione al computer?,  pubblicato sul prestigioso ‘Philosophical Quarterly ‘,
sfida il mondo a confutare il suo cosiddetto Simulation Argument
per cui l’umanità crede, sì, di vivere in una realtà effettiva mentre, in realtà (è proprio il caso di usare questa espressione), si muove solo in uno scenario simulato da qualche Programmatore nettamente ‘più evoluto’. L’argomento, molto dibattuto e più volte aggiornato, poggia, empiricamente, su quelle straordinarie invenzioni che sono i programmi di simulazione cosmologica e sulla convinzione che molto presto sarà possibile, e neppure troppo arduo, simulare nel dettaglio la vita del nostro cosmo e di tutti i suoi abitanti. Raggiunto questo livello tecnologico, la programmazione di ‘cosmi possibili’ sarà letteralmente un gioco da ragazzi, non escludendo, infatti, che questo possa passare nell’ordine dei video-giochi. I cosmi virtuali prolifereranno enormemente. Allora, conclude la provocazione di Bostrom, è più probabile per il nostro mondo e per noi stessi pregiarsi di essere quella prima civiltà capace di ‘costruire virtualmente’ altri universi oppure rassegnarsi a essere gli abitanti di uno di quei mondi virtuali e programmati?

Considerato che il mondo originale è uno e quelli simulati sono milioni, lo scarno calcolo statistico, per noi, risulta praticamente impietoso. Finché si tratta di speculazioni filosofiche, tutto questo rimane tollerabile, perché, come si sa, i filosofi amano ‘pensare strano’, ma il problema è che, adesso, ci si mette anche la scienza. Infatti, più o meno influenzati dall’argomentazione di Bostrom, nonché da altri non trascurabili fattori (soprattutto quantistici), uno stuolo di fisici teorici (che qualcuno chiama ‘i nuovi metafisici’) ha studiato scientificamente l’ipotesi dell’Universo come simulazione, con esiti poco rassicuranti per il pensiero ‘normale’.

L’autorevolezza non manca in questa singolare indagine. Il cosmologo John Barrow, docente a Cambridge e vincitore del premio Templeton, è intervenuto con un possibilista Vivere in un Universo simulato; il fisico teorico dell’Università di Vienna Karl Svozil si è presentato al Simposio su ‘Fisica e simulazione’ a Linz nel 2003 con l’intervento- domanda: «Supponi di essere Dio: come avresti fatto?» e l’inaspettata risposta «non guardare troppo lontano: la soluzione può essere nel tuo desktop»; il collega Bernard D’Espagnat, altro vincitore del Templeton Prize, recupera in pieno l’intuizione platonica e assume la formula ‘realtà velata’, percepibile solo nella misura in cui si è capaci di andare oltre ciò che appare. Intanto, il docente di ‘tecnologia sociale’ all’Università di Auckland, Nuova Zelanda, Brian Whitworth sta adottando tutte le tattiche persuasive per convincere a considerare
Il mondo fisico come una realtà virtuale.

L’elenco di simili attestazioni sfocia nella notizia piuttosto recente di uno studio internazionale (S. Beane, Università di Bonn, Z. Davoudi e M. Savage, Università di Washington) che ha trovato il modo di testare scientificamente l’idea. Ad alimentare il dibattito, poche settimane fa, il filosofo Eric Steinhart pubblica on line la sua riflessione Le implicazioni teologiche sull’Argomento della simulazione. Sì, perché, com’è facile intuire, l’ipotesi di vivere in una realtà apparente fa scattare la domanda intorno alla vera realtà e al necessario Autore della presunta simulazione. E, così, mentre Steinhart, sulla base dell’ipotesi di Bostrom, scomoda confronti con le classiche argomentazioni sull’esistenza di Dio di Agostino (i gradi di perfezione), Tommaso (le prove cosmologiche) e soprattutto Leibniz (Sull’origine radicale delle cose), ecco che uno stretto collaboratore dello stesso Bostrom, parimenti non-religioso, ovvero David Pearce, prende le distanze dalla tesi dell’amico proprio perché essa finisce per diventare, suo malgrado, «la prima interessante dimostrazione dell’esistenza di Dio in duemila anni di storia». Anche il divulgatore scientifico Matthew Francis, in un’intervista su Aeon Magazine (21.1.2014), confessa: «Viviamo in una simulazione? Il mio istinto dice no, proprio perché non voglio credere nell’esistenza di un’Intelligenza che programma un mondo per gli esseri umani e vi introduce intenzionalmente la sofferenza». Il suo articolo si intitola Questa vita è reale? Antichi e nuovi motivi si incontrano; filosofia, scienza e teologia continuano a richiamarsi vicendevolmente nel comune intento di comprendere il mistero della realtà. Più di duemila anni di ricerche hanno donato notevolissimi frutti, eppure rimane forte ancora, in molti sensi, il presentimento di vedere come in uno specchio (opaco) e per enigma.

di Andrea Vaccaro – avvenire.it

Gaza, strage di bambini al parco giochi

La tregua non regge. Tel Aviv: non siamo stati noi, ma i razzi di Hamas. Le piccole vittime sono almeno 8. Colpito anche il principale ospedale. Cinque soldati israeliani uccisi dai razzi di Hamas nel sud del Paese. A Gerusalemme Est manifestano in 45.000 pro-Gaza.
avvenire.it

Santa Marta di Betania 29 luglio

Marta è la sorella di Maria e di Lazzaro di Betania. Nella loro casa ospitale Gesù amava sostare durante la predicazione in Giudea. In occasione di una di queste visite conosciamo Marta. Il Vangelo ce la presenta come la donna di casa, sollecita e indaffarata per accogliere degnamente il gradito ospite, mentre la sorella Maria preferisce starsene quieta in ascolto delle parole del Maestro. L’avvilita e incompresa professione di massaia è riscattata da questa santa fattiva di nome Marta, che vuol dire semplicemente «signora». Marta ricompare nel Vangelo nel drammatico episodio della risurrezione di Lazzaro, dove implicitamente domanda il miracolo con una semplice e stupenda professione di fede nella onnipotenza del Salvatore, nella risurrezione dei morti e nella divinità di Cristo, e durante un banchetto al quale partecipa lo stesso Lazzaro, da poco risuscitato, e anche questa volta ci si presenta in veste di donna tuttofare. I primi a dedicare una celebrazione liturgica a S. Marta furono i francescani, nel 1262. (Avvenire)

Patronato: Casalinghe, Domestiche, Albergatori, Osti, Cuochi, Cognate

Etimologia: Marta = palma, dall’aramaico o variante di Maria

Emblema: Chiavi, Mestolo, Scopa, Drago

Martirologio Romano: Memoria di santa Marta, che a Betania vicino a Gerusalemme accolse nella sua casa il Signore Gesù e, alla morte del fratello, professò: «Tu sei il Cristo, il Figlio di Dio, colui che viene nel mondo».

FRANCESCO IL CELIBATO E I PRETI IRPINI Le aperture del Papa e le riflessioni in Irpinia (testo)

“Tante volte penso – perché anche io ho questa tentazione di chiacchierare, l’abbiamo dentro, il diavolo sa che quel seme gli dà frutti e  semina bene – io penso se non sia una conseguenza di una vita celibataria vissuta come sterilità, non come fecondità. Un uomo solo finisce amareggiato, non è fecondo e chiacchiera sugli altri”.

(papa Francesco a Caserta – dialogo tra papa Francesco e i sacerdoti della Diocesi di Caserta, avvenuto il 26 luglio 2014 nella Cappella Palatina della Reggia di Caserta)

II.dom.to.nozzecana

Il Papa a Caserta e il Cardinale di Napoli al ritiro.. Chiesa divisa

Per l’associazione dei sacerdoti lavoratori sposati la nostra Chiesa Cattolica è divisa all’interno…. malgrado i proclami di Papa Francesco…. La notizia dell’Ansa sul Cardinale Sepe e le ultime agenzie media sul porporato di Napoli e i rapporti con il Vaticano sono sintomatiche di un clima di divisione…. (ndr)

Di seguito l’articolo Ansa

(ANSA) – TRENTO, 28 LUG – Omelia incentrata sul ricordo di Ciro Esposito e sul centenario della Grande guerra del cardinale Crescenzio Sepe, arcivescovo di Napoli. Ha celebrato la messa al termine dell’allenamento del Napoli a Carciato di Dimaro, in Trentino. “Insieme preghiamo per lui – ha detto ricordando Esposito – e per la sua famiglia, il cui comportamento è stato esemplare, con il perdono pur nel cammino della giustizia”. Sepe ha poi ricevuto dal presidente Aurelio De Laurentiis una maglietta personalizzata.

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Il Papa parla di unità ma non accetta ancora i preti sposati

L’associazione dei sacerdoti lavoratori sposati ha commentato la notizia della visita di Papa Francesco a una chiesa evengelica di Caserta: “è un segno di unità tra i cristiani”..

L’associazione dei sacerdoti lavoratori sposati invita ora Papa Francesco ha guardare all’unità anche dentro la Chiesa…. I sacerdoti sposati e le loro famiglie spesso sono ancora emarginati nelle comunità cristiane e hanno difficoltà a trovare un lavoro e una casa…matrimonio6

I sacerdoti sposati e le loro famiglie sono una ricchezza per la Chiesa e sono ancora dentro la Chiesa avendo ricevuto una valida Ordinazione sacerdotale che rimane per sempre e avendo un percorso canonico di dimissioni, dispensa e matrimonio religioso.

 

La compilazione dei calendari per la serie A 2014-2015

(ANSA) – ROMA, 28 LUG – La Juventus campione d’Italia comincerà la sua stagione a Verona in casa del Chievo. Lo ha stabilito la compilazione dei calendari per la serie A 2014-2015. Gara casalinga per Roma contro la Fiorentina, mentre il Napoli giocherà a Marassi contro il Genoa. Il resto della prima giornata: Atalanta-Verona, Cesena-Parma, Milan-Lazio, Palermo-Sampdoria, Sassuolo-Cagliari, Torino-Inter, Udinese-Empoli.

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La prima legge ufficiale riguardante il celibato obbligatorio per i sacerdoti è stata promulgata esplicitamente nel 1139

La prima legge ufficiale riguardante il celibato obbligatorio per i sacerdoti è stata promulgata esplicitamente nel II Concilio Lateranense nel 1139 – implicitamente lo aveva già fatto il I Concilio Lateranense nel 1123 – richiamando alla necessità della continenza sessuale e alla purezza rituale per celebrare l’eucarestia. Siamo dunque di fronte ad una tradizione tardiva, lontana dalle origini del cristianesimo e pertanto dall’intenzione del suo fondatore Gesù di Nazareth.

tratto da informazione.it – comunicati stampa ass. sacerdoti lavoratori sposati

Preti sposati: San Paolo nella Bibbia rivendica il suo diritto a sposarsi così come il resto degli Apostoli

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Nella Prima Lettera ai Corinti, scritta nell’anno 52 dell’era cristiana, Paolo di Tarso va anche oltre e rivendica il suo diritto a sposarsi così come il resto degli Apostoli: «Non abbiamo diritto a farci accompagnare da una sposa cristiana come gli altri fratelli del Signore e di Pietro?» (1Cor 9,4-6). Non esiste, pertanto, un vincolo intrinseco fra il celibato e il ministero sacerdotale.

tratto da comunicato stampa informazione.it