Il presidente del Consiglio Matteo Renzi oggi a Largo del Nazareno alla direzione Pd. L’emendamento alle riforme passato col voto segreto “non è il remake dei 101 ma nel merito lascia l’amaro in bocca: ci possono essere dissensi, ma viene scritta pagina non positiva” quando ci si nasconde dietro il voto segreto, ha detto. La riforma del Senato è “straordinariamente importante e storica”, ha spiegato il premier.

Poi ancora: il lavoro “al Senato richiede una gratitudine e un plauso vero ai senatori. Ringrazio uno per tutti, Sergio Zavoli”, la sua presenza è “dimostrazione di serietà e di impegno”.

“Stiamo mettendo fine a anni di bicameralismo perfetto che persino nella costituente fu visto come un limite”., ha spiegato il premier alla direzione Pd.

“Non vogliamo il male delle regioni ma il massimo del bene”, ha detto ancora Renzi sottolineando che la riforma costituzionale non va contro le Regioni.

“Noi abbiamo e avremo uno stile sulle riforme, che non è evitare il canguro, ma la lumaca: le riforme non devono diventare l’ennesima discussione su cui stare anni e anni, noi abbiamo voglia di cambiare” la Carta “assieme ai cittadini”.

La bocciatura dell’emendamento sulle riforme “non è vicenda tutta interna al Pd anzi oggi scommetterei che sono stati altri” a votare contro il governo nel voto segreto: così Matteo Renzi.

“Chiederò un mandato alla direzione – ha proseguito Renzi -, sulla necessità di apportare all’accordo sulla legge elettorale alcune modifiche”.

“Non ho mai visto degli autoritari proporre un referendum alla fine” del percorso delle riforme. Non si sono mai viste le polemiche come quelle di queste ore”. Così il premier Matteo Renzi alla direzione Pd.

“Il Patto nazareno è un atto parlamentare, può piacere o no, si può cambiare o no”, ha detto il presidente del Consiglio Matteo Renzi alla direzione Pd soffermandosi sulle accuse da parte di chi sostiene che l’accordo con Silvio Berlusconi sia segreto.

“I dati economici sono altalenanti”, ha detto poi Renzi, la disoccupazione va meglio ma la “crescita è decisamente più bassa di quello che ci aspettavamo” e “non siamo in condizioni di avere un percorso virtuoso che avevamo immaginato”.

E ancora, raccontando di averne parlato stamane con Francesco Boccia: “Abbiamo da migliorare, per primo il governo, l’attività di coordinamento”, come dimostrano le “reazioni diversificate tra Mef e tesoreria e la potenziale tensione oggettiva” che si è creata su quota 96.

“Siamo più forti delle paure degli editorialisti, più grandi delle debolezze che talvolta la classe politica ha mostrato” e l’Italia “è in condizione di tornare a creare ricchezza”, ha detto il premier.

“Siamo impegnati come Pd a fare tutte” le riforme che saranno incluse nel programma dei mille giorni “e su questo non molliamo di mezzo centimetro”. “Nell’operazione mille giorni le mettiamo tutte in fila”, assicura.

“I correttivi” all’Italicum si possono fare ma “lavorando insieme ai contraenti del Patto”, ha detto il presidente del Consiglio alla direzione Pd.

Poi su Cottarelli: “Rispetto e stimo Cottarelli: farà quello che crede. Ma non è Cottarelli il punto fondamentale: la spending review la facciamo anche se va via, dicendo con chiarezza che i numeri sono quelli”.

“Sono convinto, certo e sicuro che l’Italia è nelle condizioni di guidare la ripresa dell’Europa. Ma” questo processo “o lo fa il Pd non lo fa nessuno”, ha detto Renzi alla direzione Pd.

“Saluto con grande attenzione ciò che ha detto Juncker” sugli investimenti annunciati: “Lo aspettiamo alla prova dei fatti. E’ un risultato del Pse aver portato Juncker a dire le cose che ha detto. Ora bisogna vedere se lo fa”, ha spiegato il premier.

“La situazione economica nella quale siamo non è quella che avremmo voluto vedere. Si immaginava ripresa a livello europeo che non sta arrivando o sta arrivando in modo meno forte”: lo ribadisce Renzi.

“A me settembre non fa paura, non perché sono uno scriteriato ma perché vedo i dati”, ha poi spiegato soffermandosi sulla crisi economica nella replica finale.

L’Italia va “non per chiedere tempo” ma per “fare una battaglia per cambiare verso” e a dire che “le cose vanno fatte sennò salta l’Eurozona”.

E sugli 80 euro: “Ricordo a tutti che gli 80 euro a 10 milioni di famiglie non sono un tentativo di bacchetta magica per rimettere in moto la competitività del Paese, sono prima di tutto un fatto di giustizia sociale, dopo anni in cui si sono aumentati gli stipendi megamilionari ai manager” abbandonando le famiglie.

“Io rivendico l’accordo con FI sulle riforme – ha detto Renzi -, dopo anni in cui le riforme sono state fatte a colpi di maggioranza e abbiamo fatto bene a vedere le carte anche del M5S” anche se con i Cinque Stelle “abbiamo un problema, bisogna vedere in quali giorni vederli se pari o dispari…”.

“Una maggioranza politica con uno che mi accusa di aver stuprato la Costituzione, di essere l’emblema della deriva autoritaria” al “limite del prefascismo, un’alleanza con questi non ce la farei. Se pensano di noi questo lo facciano per fatti loro”.

“Ogni settimana in più di ostruzionismo è un punto in più per noi. Ma noi abbiamo il compito non di guardare ai sondaggi ma di portare a casa il risultato”. Così il premier Matteo Renzi alla direzione Pd: gli ostruzionisti, afferma, “li stiamo difendendo a loro insaputa”.

“Se la politica è in grado di riformare se stessa allora potremo andare dai tecnici a dire che non si può cedere al ricatto della tecnocrazia e burocrazia”: così  il premier Matteo Renzi alla direzione Pd.

Grasso, io imparziale, scontenterò tutti
Rispetto formale e sostanziale di Costituzione e Regolamento
“Ho rispettato nella forma e nella sostanza le regole della Costituzione e il nostro Regolamento e senza che venissero piegati a interessi di parte”. Lo ha detto il presidente del Senato Pietro Grasso, in apertura di seduta, dopo le polemiche sui voti segreti in Aula. “Continuerò così anche a costo di scontentare le parti”.

M5s-Lega-Sel chiedono annullamento voto emendamento – M5s, Lega e Sel hanno chiesto al presidente del Senato Pietro Grasso di annullare la votazione sull’emendamento del leghista Candiani, respinto stamani dall’Aula, sul quale non era stato concesso il voto segreto. Grasso ha replicato che “non ci sono i presupposti per annullare il voto”.

Il presidente del Senato Pietro Grasso ha sospeso la seduta del Senato ed ha convocato la conferenza dei Capigruppo. La decisione è stata presa dopo che il capogruppo della lega Gian Marco Centinaio ha chiesto di annullare il voto su un emendamento sul quale Grasso non aveva concesso il voto segreto.

Stamani governo ko al Senato durante il voto, a scrutinio segreto, su un emendamento della Lega che conferisce anche al nuovo Senato la competenza legislativa su materie ‘eticamente sensibili‘ come diritti civili, famiglia e matrimonio. L’esecutivo di Matteo Renzi va sotto di sette voti (154 a favore dell’emendamento, 147 contrari e due astenuti) e non manca chi, tra gli stessi Dem, cita “la carica dei 101” del Pd che lo scorso anno contravvennero alle indicazioni ufficiali del partito e affossarono l’elezione di Romano Prodi alla presidenza della Repubblica. Nessun commento da parte del ministro Maria Elena Boschi che è rimasta in Aula dopo la votazione. Nella maggioranza è già caccia ai “franchi tiratori”: si cerca chi ha tradito nel segreto dell’urna. Una ricerca difficile. Nel Pd, intanto, gli occhi sono puntati su quei senatori che hanno pubblicamente espresso le proprie perplessità sulla riforma. Felice Casson in Aula ha annunciato il proprio sostegno all’emendamento, aggiungendo la propria firma al testo, ma è l’unico che ci ha messo la faccia. Ma la tensione è forte anche nei confronti del presidente del Senato Pietro Grasso.

Il capogruppo dem Luigi Zanda lo ha attaccato duramente per la decisione di aver concesso il voto segreto sull’emendamento proposto dal senatore della Lega Stefano Candiani e per la gestione dell’Aula: “le norme sul voto segreto non sono state previste per dare scorciatoie politiche e per la tutela del franco tiratore politico e non morale”, ha detto Zanda. Parole alle quali, però, la seconda carica dello Stato non ha voluto replicare. Nel centrodestra, in questo caso nuovamente unito nel sostenere le riforme, si registra uno scontro tra Ncd e Forza Italia. Il sottosegretario Simona Vicari, subito dopo il voto che ha mandato ko la maggioranza, si è alzata dal banco del governo ed ha indicato i senatori forzisti come colpevoli del ‘tradimento’. Accusa respinta con fermezza da Franco Carraro che ha chiesto un intervento di censura nei confronti dell’ex senatrice Ncd da parte del presidente Pietro Grasso. Festeggia, invece, l’opposizione. Su tutti la Lega Nord. Il protagonista della giornata è il senatore del Carroccio Stefano Candiani, l’autore dell’emendamento-sgambetto al governo. “Renzi deve capire che la Costituzione non è un decreto legge.

 

Oggi abbiamo vinto una piccola ma fondamentale battaglia”, ha detto subito dopo il voto. Ed è suo anche un secondo emendamento, che puntava a ridurre a 500 il numero dei deputati, sul quale si è registrato un nuovo scontro tra opposizione e maggioranza che chiedeva di non consentire lo scrutinio segreto. Decisione, stavolta, accolta dal presidente Grasso. Il governo si riscatta parzialmente ottenendo la maggioranza proprio sull’emendamento Candiani-bis. Soddisfatta Sel che invita Renzi “a riaprire il dialogo”; mentre il M5S sostiene che il via libera all’emendamento implichi necessariamente l’eleggibilità dei futuri senatori.

Scalfarotto: riforma non intaccata ma creato danno
“La norma votata dal Senato non intacca la riforma, ma crea danno alle battaglie per i diritti civili, costrette al pantano bicameralista”. Lo scrive su Twitter il sottosegretario alle Riforme Ivan Scalfarotto, commentando l’approvazione dell’emendamento Candiani che estende le competenze del Senato sui temi etici.

Picierno (Pd): ‘A volte ritornano, “ricarica” dei 101’
“A volte ritornano. La ricarica dei 101”. Lo scrive su Twitter l’eurodeputata del Pd Pina Picierno, paragonando i senatori della maggioranza che hanno votato con l’opposizione nel voto segreto al Senato, ai 101 del Pd che lo scorso anno hanno affossato l’elezione di Romano Prodi al Quirinale.

Faraone, è legislatura dei 101 ma noi più determinati – “Si conferma la legislatura dei 101. Ma noi siamo più determinati. Serenamente andiamo avanti”. Lo scrive su Twitter Davide Faraone, deputato e membro della segreteria del Pd, dopo che il governo è stato battuto al Senato con il voto segreto.

Mineo, paragone con i 101 di Prodi non ha senso – Paragonare ai ‘franchi tiratori’ sulle riforme ai 101 dell’elezione del presidente della Repubblica “vuol dire che hanno votato nel segreto contro Renzi gli stessi che bocciarono Prodi per scaricare Bersani? Non ha senso”. Lo scrive su Twitter il senatore dissidente del Pd Corradino Mineo.

Boldrini, ci sia apertura per migliorarle – “Si tratta di una riforma tormentata come è normale e giusto che sia, ci sono passaggi delicati. Auspico che ci sia un’apertura per poter recepire il meglio per avere un prodotto migliore rispetto a quello attuale”.Così Laura Boldrini a chi gli chiede un commento alla notizia del governo battuto in Senato su un emendamento della riforma.

Candiani, vinta battaglia, Renzi deve capire – “Renzi deve capire che la Costituzione non è un decreto legge. Ci sono cose che cambieranno in modo radicale i diritti dei cittadini e su questi ci stiamo battendo. Oggi abbiamo vinto una piccola ma fondamentale battaglia”. Lo afferma il senatore della Lega Stefano Candiani, autore dell’emendamento al ddl riforme che ha visto la sconfitta del governo nel voto segreto al Senato. “Questo voto dice che su temi come l’etica, la famiglia e i diritti fondamentali dei cittadini non ci può essere compressione della volontà – aggiunge – Grasso si sta comportando onestamente, nonostante le pressioni fortissime che sta subendo”. “Boschi? Diceva no a tutto, per partito preso”.

ansa

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