Crisi. In arrivo lo “Sblocca Italia”

Grandi e piccole opere, nuove regole per l’edilizia, piano porti e aeroporti, riforma del trasposto pubblico locale. È in dirittura d’arrivo l’annunciato “Sblocca Italia”, il pacchetto di misure per far ripartire i cantieri e “smuovere” 43 miliardi di euro. Un pacchetto che oggi vedrà un primo passaggio in Consiglio dei ministri, come annuncia il premier Matteo Renzi, e che poi sarà consegnato al vaglio dei cittadini per essere “pronti a fine agosto con le misure”.

Oggi, insomma, dovrebbero essere indicate appunto le linee guida dei provvedimenti sblocca-cantieri (probabilmente un decreto portante e diversi altri veicoli normativi, anche amministrativi). Poi, prassi già sperimentata con la riforma della P.A. o della giustizia (in arrivo anche questa a settembre), la parola passerà ai cittadini che avranno un mese di tempo per inviare idee, critiche o suggerimenti. Certo, scherza il premier, “mi dispiace, consulteremo i cittadini per il solo mese di agosto” ma, aggiunge, “le buone idee non vanno in ferie”. E le buone idee dovrebbero servire ad arricchire un pacchetto che punta a dare una spinta alla crescita, che al momento latita e si attesta attorno allo zero. Il tema, peraltro, già agita i social, dove dagli amministratori alle associazioni, in tanti stanno già avanzando le loro proposte: c’è ad esempio il governatore della Campania Stefano Caldoro che via Twitter chiede che anche Pompei e Bagnoli siano inserite tra le priorità (24 le opere “indifferibili e urgenti” indicate nelle bozze circolate negli ultimi giorni, dalla Metro 1 di Napoli al programma ‘6.000 Campanilì).

Ma ci sono anche Legambiente e Fai che chiedono invece un ripensamento sulla ‘Tirrenicà, l’autostrada Livorno-Civitavecchia che idem dovrebbe rientrare tra i cantieri che potranno usufruire di parte dei 3,7 miliardi di risorse aggiuntive previste nei prossimi sei anni. Ma la riunione dei ministri di domani potrebbe anche iniziare ad affrontare anche un ragionamento sul finanziamento degli ammortizzatori sociali in deroga, oltre alla riforma delle accise sui tabacchi, rinviata la scorsa settimana. “Siamo vicini a chiudere l’iter, vediamo” ha spiegato il sottosegretario alla presidenza del Consiglio Graziano Delrio.

Mef e ministero, intanto, hanno trovato nuove risorse che portano nel complesso il finanziamento a circa 1,6 miliardi, come riferito dalle Regioni al termine di un incontro a via Flavia. Risorse, ha precisato il ministero, “soltanto parzialmente nuove, in quanto tale cifra è la risultante di risorse residue di quelle già stanziate dalla Legge Stabilità 2014, di quelle ancora disponibili presso l’Inps”. Per “la effettiva disponibilità di queste somme – chiarisce ancora il ministero – è necessario un intervento normativo sul quale si sta sviluppando il lavoro” con i colleghi del Tesoro. Le risorse, infatti, dovrebbero andare di pari passo con la definizione dei nuovi criteri per accedere agli ammortizzatori in deroga, su cui si sta ancora lavorando. Le Regioni comunque restano in pressing perché, come ricorda il coordinatore degli assessori al lavoro Gianfranco Simoncini, “urge lo sblocco delle risorse per dare respiro a chi dal primo gennaio non riscuote nemmeno un euro” ed evitare che ad agosto si blocchi di nuovo tutto.

Le donne hanno pensioni più basse

ROMA. Le pensionate sono più povere dei pensionati. E il divario maggiore si registra nelle regioni del Nord. Liguria in testa. Oltre la metà delle donne prende meno di 1.000 euro contro un terzo degli uomini. I conti li fornisce l’Istat in un rapporto sull’andamento delle pensioni nel 2012 dal quale emerge una notevole “differenza di genere” anche sul fronte pensionistico. Ma al di la delle differenze di genere il Codacons fa notare come di recente sia emerso che la tassazione sugli assegni elargiti dall’Inps “arrivi in Italia al 20%, contro un prelievo fiscale dello 0,2% in Germania”. Cioè i nostri pensionati sono i più tassati d’Europa.

Dai dati forniti dall’istituto di statistica emerge che nel 2012 l’importo medio delle pensioni è più basso tra le donne (8.965 euro l’anno contro 14.728) e si riflette in un più contenuto reddito pensionistico medio, pari a 13.569 euro contro i 19.395 degli uomini.

Le donne, pur rappresentando il 52,9% dei pensionati (8,8 milioni su 16,6 milioni), percepiscono solo il 44% dei 271 miliardi di euro erogati. Nel 2012 – spiega l’Istat – sono stati erogati 23.577.983 trattamenti pensionistici: il 56,3% a donne e il 43,7% a uomini. Le donne rappresentano il 52,9% dei pensionati (8,8 milioni su 16,6 milioni), ma percepiscono solo il 44% dei 271 miliardi di euro erogati. Dei 626.408 nuovi pensionati del 2012, le donne rappresentano il 52% e percepiscono redditi più bassi (10.953 a fronte dei 17.448 degli uomini). Il numero di trattamenti percepiti dalle donne – dice Istat – è mediamente superiore a quello degli uomini, di conseguenza il divario economico di genere si riduce al 42,9% se calcolato sul reddito pensionistico (pari a 19.395 euro per gli uomini e a 13.569 per le donne).

Tra il 2002 e il 2008, la forbice reddituale tra pensionati e pensionate è aumentata di 2,1 punti percentuali (4,4 punti con riferimento agli importi medi delle singole prestazioni); a partire dal 2008 si è osservata una progressiva riduzione che tuttavia ha mantenuto i livelli di disuguaglianza superiori a quelli del 2004.

Oltre la metà delle donne (52%) percepisce meno di mille euro, contro un terzo (32,2%) degli uomini. Il numero di uomini (178 mila) con un reddito pensionistico mensile pari o superiore a 5.000 euro è cinque volte quello delle donne (33 mila). Le disuguaglianze di genere sono più marcate nelle regioni del Nord: gli uomini percepiscono importi più elevati delle donne su tutto il territorio nazionale, ma in alcune regioni si registrano diseguaglianze più marcate.

La Liguria è la regione in cui il reddito pensionistico degli uomini presenta lo scarto maggiore rispetto a quello delle donne (è del 53,9% più elevato), seguita da Lazio (52,1% in più), Lombardia (51,8%) e Veneto (51,6%).

americaoggi.info

31 Luglio 2014 ore 07.19

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