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Alessandra Ferraro presenta a Courmayeur il suo libro su Papa Francesco

Courmayeur – Domani, venerdì 1° agosto al Jardin de l’Ange a Courmayeur alle ore 21.15 si presenta il libro “Non guardate la vita dal balcone, Francesco, testimone di speranza”. La serata alla presenza dell’autrice è moderata dalla giornalista Sandra Bovo.

“Non guardate la vita dal balcone, Francesco, testimone di speranza” è il nuovo libro di Alessandra Ferraro, giornalista della Rai da sempre attenta al Vaticano e al mondo della chiesa.

Edito dalla Editrice Elledici, presentato in anteprima al salone internazionale di Torino lo scorso mese di maggio, il libro sarà al centro di una incontro domani, venerdì 1° agosto al Jardin de l’Ange a Courmayeur alle ore 21.15. Alla serata, moderata dalla giornalista Sandra Bovo, parteciperanno l’autrice e il parroco di Courmayeur, Don Mario Tringali.

“C’è una rivoluzione silenziosa, che come un’onda sta investendo tutta la società, non solo quella cattolica, ma anche i laici, sempre più affascinati dalla figura di un uomo, un prete che ha portato la parola di Dio nelle villa miserias argentine e che, divenuto Papa, continua la sua opera apostolica con la testimonianza della sua persona con semplicità, schiettezza, gentilezza e anche allegria”. Così Alessandra Ferraro sintetizza il contenuto della sua opera.

Il volume ripercorre la strada compiuta da Papa Francesco in questo primo anno, o poco più, di pontificato. Alessandra Ferraro ha rivissuto, nella pagina e nelle parole stesse con cui ha presentato il suo lavoro, le emozioni, gli interrogativi, la commozione che hanno connotato in particolare quel mese di marzo 2013, segnato dalla rinuncia di Benedetto XVI e dall’assoluta incertezza sul nome che sarebbe emerso dal Conclave.

Alessandra Ferraro ha voluto non solo raccontare curiosità, aneddoti, linguaggi che rivelano lo spirito di Papa Francesco, ma raccogliere preziose significative testimo-nianze di figure prestigiose: Bruno Vespa, Pascual Chavez, Enzo Romeo del Tg2, Antonio Staglianò vescovo di Noto e Dario Viganò direttore del Centro Televisivo Vaticano. Riflessioni che accompagnano il lettore a scoprire sfumature inedite di un Papa che tutti sentono molto vicino.
di Nathalie Grange

aostasera.it

Cina: ‘curano’ i gay con elettroshock e cavi elettrici, a processo

(AGI) – Pechino, 31 lug. – Processo storico in Cina dove, in un tribunale di Pechino, si e’ tenuta oggi la prima causa legale contro il “trattamento correttivo gay”. La sentenza, che arrivera’ entro un mese, rappresentera’ una pietra miliare nel campo giuridico cinese e nella lotta alle discriminazioni che ogni giorno combattono gli oltre 50 milioni di omosessuali cinesi. Dentro le stanze della corte di Haidian, Yang Teng, 30 anni, ha parlato della terapia cui la clinica Xinyu Piaoxiang di Chongqing, da lui denunciata, lo ha sottoposto: un trattamento a base di elettroshock e ipnosi per ‘curarlo’ dall’attrazione verso le persone del proprio sesso che gli ha lasciato disturbi mentali e psichici. Il ragazzo si era sottoposto volontariamente lo scorso febbraio al trattamento, spinto dalle pressioni dei genitori impazienti di vederlo sposato e con un figlio. “La mia citta’ e’ un piccolo centro e le persone tengono molto in considerazione il parere dei propri familiari” si e’ difeso Yang che ora assicura di aver accettato la sua omosessualita’. E di voler giustizia. Oltre alla clinica, il ragazzo ha infatti denunciato anche il motore di ricerca Baidu per lo spazio pubblicitario concesso a questo tipo di trattamenti. Fuori dal tribunale un gruppo di attivisti si e’ radunato per manifestare contro chi vede nell’omosessualita’ una malattia nonostante in Cina sia stata cancellata dall’elenco dei disordini mentali nel 1997 e depenalizzata nel 2001. “Tribunale di Haidian, opponiti alla terapia di conversione”, “L’omosessualita’ non necessita di cure” si leggeva su alcuni striscioni sventolati dai manifestanti. Yang Teng non e’ il solo ad aver fatto ricorso alla terapia. A gennaio scorso, Zhang, 25 anni, aveva raccontato all’agenzia AFP che tre anni fa “per non deludere la famiglia o causare problemi” si sottopose a una delle terapie per la correzione della sessualita’ dei dottori dello Haiming Psychological Consulting Centre di Pechino. La seduta durava all’incirca 30 minuti durante i quali Zhang, con dei cavi collegati ai genitali, guardava film porno a tema omosessuale: “ogni volta che avevo una reazione ricevevo una scossa elettrica”. “Non era scioccante, ma dolorosa” raccontava il ragazzo all’agenzia France Presse. Poi la situazione precipito’: “Avevo sempre mal di testa, mi sono licenziato, facevo debiti per pagare le cure. Ero depresso. Volevo morire”.
La “terapia di conversione” come viene definita e’ conosciuta da oltre un secolo in tutto il mondo – viene ancora praticata anche in Gran Bretagna, Usa e Singapore – ma e’ abbandonata da tempo negli ambienti di medicina. La Pan American Health Organization, ufficio americano dell’OMS, nel 2012 ha precisato che le terapie correttive “mancano di prove scientifiche e mediche e sono eticamente inaccettabili”.

31 Luglio 2014 ore 21,24

 

 

Processione Palermo: Sorprendono le dichiarazioni rese da padre Pietro Leta, priore dei Carmelitani di Palermo

“Sorprendono le dichiarazioni rese da padre Pietro Leta, priore dei Carmelitani di Palermo, che intervenendo sul caso della processione di Ballaro’, tira in ballo i cronisti palermitani nei quali, a suo dire, ‘fa breccia il diavolo che si allunga anche dentro i giornalisti che sono disposti a fare scoop a qualsiasi costo'”. Lo afferma Roberto Ginex, segretario provinciale Assostampa Palermo.

“Riteniamo queste parole semplicemente sconcertanti -prosegue Ginex- soprattutto quando ad affermarle e’ un sacerdote che non si puo’ permettere di accostare i giornalisti che operano con correttezza, scrupolo e spirito di sacrificio ai mafiosi, e men che mai al diavolo. Certo -aggiunge Ginex- comprendiamo il grande imbarazzo della comunita’ religiosa palermitana, chiamata in causa per presunti rapporti equivoci con gli ambienti mafiosi e auspichiamo un dialogo sereno e costruttivo tra le forze sociali ed ecclesiali della citta’ affinche’ possa essere raggiunto l’obiettivo che dovrebbe accomunare tutti, cioe’ la liberazione di Palermo dalla mafia e dalla mentalita’ mafiosa”.

I giornalisti palermitani, infine, nel rivendicare l’impegno professionale quotidiano nella lotta alla mafia, ricordano che proprio solo dopo la denuncia fatta dai mezzi di informazione sulla confraternita della Zisa, diretta da un boss arrestato, la Curia di Palermo ha deciso di scioglierla a tempo indeterminato.

agi

Compra metà pagina e le chiede “Sposami”

Ha comprato metà pagina del quotidiano locale, incorniciato da 212 cuoricini, per annunciare la propria resa incondizionata e dichiarare alla sua donna un amore senza limiti: è l’insolita proposta di matrimonio apparsa oggi fra le pagine della cronaca cittadina del giornale sassarese. L’anonimo innamorato ha chiesto alla sua compagna di sancire, finalmente e pubblicamente, quell’unione che ormai è la sua sola ragione di vita, lasciando all’amata anche la scelta del tipo di cerimonia.
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31 Luglio 2014 ore 21,15

Muore Lorenzo, bimbo simbolo dramma Ilva. Il bambino di Taranto e’ morto di tumore. Papa’ lo annuncia su Fb

E’ morto Lorenzo Zaratta, di cinque anni, il bimbo di Taranto a cui fu diagnosticato a soli tre mesi dalla nascita un tumore al cervello.

Suo padre, Mauro, il 17 agosto del 2012 partecipò a una manifestazione contro l’inquinamento nel capoluogo ionico mostrando la foto del figlio intubato.

L’uomo salì sul palco e raccontò il dramma che stava vivendo. Disse: ”Certo, nessuno è in grado di dimostrare il nesso di causalità tra il tumore di Lorenzo e i fumi dell’Ilva, ma la mia famiglia lavorava lì e i miei nonni, mia mamma sono morti di tumore. Mio suocero anche era all’ Ilva e mia moglie, durante la gravidanza, lavorava nel quartiere Tamburi.

E tutti sappiamo che da quei camini non esce acqua di colonia, ma gas in grado di modificare il dna e provocare errori genetici come quello di mio figlio”. Ieri sera, su Facebook, Mauro Zaratta ha annunciato la morte del figlio con queste parole ”Cari amici volevo avvisarvi che Lorenzino ci ha fatto uno scherzetto… ha voluto diventare un angioletto…”.

Il popolo della Rete ha manifestato vicinanza e solidarietà alla famiglia Zaratta schierandosi anche contro il Siderurgico e la grande industria ritenuta responsabile dell’emergenza sanitaria e ambientale a Taranto. I funerali di Lorenzo si svolgeranno questo pomeriggio, alle 16.30, nella chiesa Regina Pacis, a Lama di Taranto.

ansa

Voto segreto, Governo ko Renzi: Non è remake dei 101

Il presidente del Consiglio Matteo Renzi oggi a Largo del Nazareno alla direzione Pd. L’emendamento alle riforme passato col voto segreto “non è il remake dei 101 ma nel merito lascia l’amaro in bocca: ci possono essere dissensi, ma viene scritta pagina non positiva” quando ci si nasconde dietro il voto segreto, ha detto. La riforma del Senato è “straordinariamente importante e storica”, ha spiegato il premier.

Poi ancora: il lavoro “al Senato richiede una gratitudine e un plauso vero ai senatori. Ringrazio uno per tutti, Sergio Zavoli”, la sua presenza è “dimostrazione di serietà e di impegno”.

“Stiamo mettendo fine a anni di bicameralismo perfetto che persino nella costituente fu visto come un limite”., ha spiegato il premier alla direzione Pd.

“Non vogliamo il male delle regioni ma il massimo del bene”, ha detto ancora Renzi sottolineando che la riforma costituzionale non va contro le Regioni.

“Noi abbiamo e avremo uno stile sulle riforme, che non è evitare il canguro, ma la lumaca: le riforme non devono diventare l’ennesima discussione su cui stare anni e anni, noi abbiamo voglia di cambiare” la Carta “assieme ai cittadini”.

La bocciatura dell’emendamento sulle riforme “non è vicenda tutta interna al Pd anzi oggi scommetterei che sono stati altri” a votare contro il governo nel voto segreto: così Matteo Renzi.

“Chiederò un mandato alla direzione – ha proseguito Renzi -, sulla necessità di apportare all’accordo sulla legge elettorale alcune modifiche”.

“Non ho mai visto degli autoritari proporre un referendum alla fine” del percorso delle riforme. Non si sono mai viste le polemiche come quelle di queste ore”. Così il premier Matteo Renzi alla direzione Pd.

“Il Patto nazareno è un atto parlamentare, può piacere o no, si può cambiare o no”, ha detto il presidente del Consiglio Matteo Renzi alla direzione Pd soffermandosi sulle accuse da parte di chi sostiene che l’accordo con Silvio Berlusconi sia segreto.

“I dati economici sono altalenanti”, ha detto poi Renzi, la disoccupazione va meglio ma la “crescita è decisamente più bassa di quello che ci aspettavamo” e “non siamo in condizioni di avere un percorso virtuoso che avevamo immaginato”.

E ancora, raccontando di averne parlato stamane con Francesco Boccia: “Abbiamo da migliorare, per primo il governo, l’attività di coordinamento”, come dimostrano le “reazioni diversificate tra Mef e tesoreria e la potenziale tensione oggettiva” che si è creata su quota 96.

“Siamo più forti delle paure degli editorialisti, più grandi delle debolezze che talvolta la classe politica ha mostrato” e l’Italia “è in condizione di tornare a creare ricchezza”, ha detto il premier.

“Siamo impegnati come Pd a fare tutte” le riforme che saranno incluse nel programma dei mille giorni “e su questo non molliamo di mezzo centimetro”. “Nell’operazione mille giorni le mettiamo tutte in fila”, assicura.

“I correttivi” all’Italicum si possono fare ma “lavorando insieme ai contraenti del Patto”, ha detto il presidente del Consiglio alla direzione Pd.

Poi su Cottarelli: “Rispetto e stimo Cottarelli: farà quello che crede. Ma non è Cottarelli il punto fondamentale: la spending review la facciamo anche se va via, dicendo con chiarezza che i numeri sono quelli”.

“Sono convinto, certo e sicuro che l’Italia è nelle condizioni di guidare la ripresa dell’Europa. Ma” questo processo “o lo fa il Pd non lo fa nessuno”, ha detto Renzi alla direzione Pd.

“Saluto con grande attenzione ciò che ha detto Juncker” sugli investimenti annunciati: “Lo aspettiamo alla prova dei fatti. E’ un risultato del Pse aver portato Juncker a dire le cose che ha detto. Ora bisogna vedere se lo fa”, ha spiegato il premier.

“La situazione economica nella quale siamo non è quella che avremmo voluto vedere. Si immaginava ripresa a livello europeo che non sta arrivando o sta arrivando in modo meno forte”: lo ribadisce Renzi.

“A me settembre non fa paura, non perché sono uno scriteriato ma perché vedo i dati”, ha poi spiegato soffermandosi sulla crisi economica nella replica finale.

L’Italia va “non per chiedere tempo” ma per “fare una battaglia per cambiare verso” e a dire che “le cose vanno fatte sennò salta l’Eurozona”.

E sugli 80 euro: “Ricordo a tutti che gli 80 euro a 10 milioni di famiglie non sono un tentativo di bacchetta magica per rimettere in moto la competitività del Paese, sono prima di tutto un fatto di giustizia sociale, dopo anni in cui si sono aumentati gli stipendi megamilionari ai manager” abbandonando le famiglie.

“Io rivendico l’accordo con FI sulle riforme – ha detto Renzi -, dopo anni in cui le riforme sono state fatte a colpi di maggioranza e abbiamo fatto bene a vedere le carte anche del M5S” anche se con i Cinque Stelle “abbiamo un problema, bisogna vedere in quali giorni vederli se pari o dispari…”.

“Una maggioranza politica con uno che mi accusa di aver stuprato la Costituzione, di essere l’emblema della deriva autoritaria” al “limite del prefascismo, un’alleanza con questi non ce la farei. Se pensano di noi questo lo facciano per fatti loro”.

“Ogni settimana in più di ostruzionismo è un punto in più per noi. Ma noi abbiamo il compito non di guardare ai sondaggi ma di portare a casa il risultato”. Così il premier Matteo Renzi alla direzione Pd: gli ostruzionisti, afferma, “li stiamo difendendo a loro insaputa”.

“Se la politica è in grado di riformare se stessa allora potremo andare dai tecnici a dire che non si può cedere al ricatto della tecnocrazia e burocrazia”: così  il premier Matteo Renzi alla direzione Pd.

Grasso, io imparziale, scontenterò tutti
Rispetto formale e sostanziale di Costituzione e Regolamento
“Ho rispettato nella forma e nella sostanza le regole della Costituzione e il nostro Regolamento e senza che venissero piegati a interessi di parte”. Lo ha detto il presidente del Senato Pietro Grasso, in apertura di seduta, dopo le polemiche sui voti segreti in Aula. “Continuerò così anche a costo di scontentare le parti”.

M5s-Lega-Sel chiedono annullamento voto emendamento – M5s, Lega e Sel hanno chiesto al presidente del Senato Pietro Grasso di annullare la votazione sull’emendamento del leghista Candiani, respinto stamani dall’Aula, sul quale non era stato concesso il voto segreto. Grasso ha replicato che “non ci sono i presupposti per annullare il voto”.

Il presidente del Senato Pietro Grasso ha sospeso la seduta del Senato ed ha convocato la conferenza dei Capigruppo. La decisione è stata presa dopo che il capogruppo della lega Gian Marco Centinaio ha chiesto di annullare il voto su un emendamento sul quale Grasso non aveva concesso il voto segreto.

Stamani governo ko al Senato durante il voto, a scrutinio segreto, su un emendamento della Lega che conferisce anche al nuovo Senato la competenza legislativa su materie ‘eticamente sensibili‘ come diritti civili, famiglia e matrimonio. L’esecutivo di Matteo Renzi va sotto di sette voti (154 a favore dell’emendamento, 147 contrari e due astenuti) e non manca chi, tra gli stessi Dem, cita “la carica dei 101” del Pd che lo scorso anno contravvennero alle indicazioni ufficiali del partito e affossarono l’elezione di Romano Prodi alla presidenza della Repubblica. Nessun commento da parte del ministro Maria Elena Boschi che è rimasta in Aula dopo la votazione. Nella maggioranza è già caccia ai “franchi tiratori”: si cerca chi ha tradito nel segreto dell’urna. Una ricerca difficile. Nel Pd, intanto, gli occhi sono puntati su quei senatori che hanno pubblicamente espresso le proprie perplessità sulla riforma. Felice Casson in Aula ha annunciato il proprio sostegno all’emendamento, aggiungendo la propria firma al testo, ma è l’unico che ci ha messo la faccia. Ma la tensione è forte anche nei confronti del presidente del Senato Pietro Grasso.

Il capogruppo dem Luigi Zanda lo ha attaccato duramente per la decisione di aver concesso il voto segreto sull’emendamento proposto dal senatore della Lega Stefano Candiani e per la gestione dell’Aula: “le norme sul voto segreto non sono state previste per dare scorciatoie politiche e per la tutela del franco tiratore politico e non morale”, ha detto Zanda. Parole alle quali, però, la seconda carica dello Stato non ha voluto replicare. Nel centrodestra, in questo caso nuovamente unito nel sostenere le riforme, si registra uno scontro tra Ncd e Forza Italia. Il sottosegretario Simona Vicari, subito dopo il voto che ha mandato ko la maggioranza, si è alzata dal banco del governo ed ha indicato i senatori forzisti come colpevoli del ‘tradimento’. Accusa respinta con fermezza da Franco Carraro che ha chiesto un intervento di censura nei confronti dell’ex senatrice Ncd da parte del presidente Pietro Grasso. Festeggia, invece, l’opposizione. Su tutti la Lega Nord. Il protagonista della giornata è il senatore del Carroccio Stefano Candiani, l’autore dell’emendamento-sgambetto al governo. “Renzi deve capire che la Costituzione non è un decreto legge.

 

Oggi abbiamo vinto una piccola ma fondamentale battaglia”, ha detto subito dopo il voto. Ed è suo anche un secondo emendamento, che puntava a ridurre a 500 il numero dei deputati, sul quale si è registrato un nuovo scontro tra opposizione e maggioranza che chiedeva di non consentire lo scrutinio segreto. Decisione, stavolta, accolta dal presidente Grasso. Il governo si riscatta parzialmente ottenendo la maggioranza proprio sull’emendamento Candiani-bis. Soddisfatta Sel che invita Renzi “a riaprire il dialogo”; mentre il M5S sostiene che il via libera all’emendamento implichi necessariamente l’eleggibilità dei futuri senatori.

Scalfarotto: riforma non intaccata ma creato danno
“La norma votata dal Senato non intacca la riforma, ma crea danno alle battaglie per i diritti civili, costrette al pantano bicameralista”. Lo scrive su Twitter il sottosegretario alle Riforme Ivan Scalfarotto, commentando l’approvazione dell’emendamento Candiani che estende le competenze del Senato sui temi etici.

Picierno (Pd): ‘A volte ritornano, “ricarica” dei 101’
“A volte ritornano. La ricarica dei 101”. Lo scrive su Twitter l’eurodeputata del Pd Pina Picierno, paragonando i senatori della maggioranza che hanno votato con l’opposizione nel voto segreto al Senato, ai 101 del Pd che lo scorso anno hanno affossato l’elezione di Romano Prodi al Quirinale.

Faraone, è legislatura dei 101 ma noi più determinati – “Si conferma la legislatura dei 101. Ma noi siamo più determinati. Serenamente andiamo avanti”. Lo scrive su Twitter Davide Faraone, deputato e membro della segreteria del Pd, dopo che il governo è stato battuto al Senato con il voto segreto.

Mineo, paragone con i 101 di Prodi non ha senso – Paragonare ai ‘franchi tiratori’ sulle riforme ai 101 dell’elezione del presidente della Repubblica “vuol dire che hanno votato nel segreto contro Renzi gli stessi che bocciarono Prodi per scaricare Bersani? Non ha senso”. Lo scrive su Twitter il senatore dissidente del Pd Corradino Mineo.

Boldrini, ci sia apertura per migliorarle – “Si tratta di una riforma tormentata come è normale e giusto che sia, ci sono passaggi delicati. Auspico che ci sia un’apertura per poter recepire il meglio per avere un prodotto migliore rispetto a quello attuale”.Così Laura Boldrini a chi gli chiede un commento alla notizia del governo battuto in Senato su un emendamento della riforma.

Candiani, vinta battaglia, Renzi deve capire – “Renzi deve capire che la Costituzione non è un decreto legge. Ci sono cose che cambieranno in modo radicale i diritti dei cittadini e su questi ci stiamo battendo. Oggi abbiamo vinto una piccola ma fondamentale battaglia”. Lo afferma il senatore della Lega Stefano Candiani, autore dell’emendamento al ddl riforme che ha visto la sconfitta del governo nel voto segreto al Senato. “Questo voto dice che su temi come l’etica, la famiglia e i diritti fondamentali dei cittadini non ci può essere compressione della volontà – aggiunge – Grasso si sta comportando onestamente, nonostante le pressioni fortissime che sta subendo”. “Boschi? Diceva no a tutto, per partito preso”.

ansa

Giovani a ‘caccia’ di ‘terrevive’, ecco le regioni con più terreni agricoli

E’ la Toscana la regione che, al momento, offrirà più terreni pubblici agricoli, che da settembre saranno messi in vendita e locazione. E che per molti giovani rappresentano un’opportunità. Dei 5.500 ettari che saranno assegnati con prelazione agli ‘under 40’, grazie al decreto ‘terrevive’, firmato dal ministro delle Politiche agricole, Maurizio Martina, infatti, 17.698 mq sono concentrati in Toscana.

Tra le regioni con gli appezzamenti più vasti, ci sono poi l’Emilia Romagna (5.898), la Campania (5.554), la Puglia (5.096) e la Lombardia (4.462). Seguono Basilicata (2.983), Veneto (2.769), Friuli Venezia Giulia (1.797), Piemonte (1.714), Sicilia (1.679), Lazio (1.349), Umbria (1.102), Calabria (956), Abruzzo (591), Marche (568) e Liguria (389).

L’obiettivo è il ricambio generazionale e c’è grande soddisfazione, e anche grande attesa, fra i giovani agricoltori. “E’ un provvedimento che aspettavamo da due anni e ora chiediamo una rapida attuazione. Sicuramente, è un grandissimo passo avanti: 5.500 ettari non sono molti in realtà, ma si possono incrementare”, afferma a Labitalia la presidente dell’Agia-Cia, l’associazione dei giovani aderente alla Cia, Maria Pirrone. “Fin dal 2010 – ricorda – abbiamo ufficializzato la nostra proposta di una ‘banca della terra’, quale strumento che intende stimolare e dare un’opportunità a chi non ha il terreno. Uno dei problemi principali, infatti, è proprio quello dell’accesso alla terra, che non tutti hanno. Subito dopo, però, c’è il problema dell’accesso al credito per chi voglia avviare un’attività agricola e non ha garanzie da offrire”.

Rendere disponibili le terre demaniali è una vecchia battaglia anche per i giovani di Confagricoltura rappresentati dall’Anga, che non nascondono la loro soddisfazione: “Il decreto ‘terrevive’ ha imboccato la strada giusta, che per essere efficace andrebbe proseguita con la ‘liberazione’ di risorse delle altre amministrazioni pubbliche, gli enti locali in particolare”.

“Noi giovani di Confagricoltura avevamo sollecitato più volte – precisa il presidente dell’Associazione, Raffaele Maiorano – l’attuazione di una norma rimasta inspiegabilmente congelata. Occorre andare avanti perché con ‘terrevive’, a fronte di oltre 300.000 ettari di terreni agricoli demaniali, se ne svincolano poche migliaia: l’equivalente dello 0,04% della Sau italiana e lo 0,26% di quella delle aziende condotte da ‘under 40’, secondo i dati del censimento 2010”.

A parere dell’Anga, quindi, si è decisamente sulla via giusta per favorire il ricambio generazionale e la modernizzazione dell’agricoltura italiana. “Sarà necessario – conclude il presidente dei Giovani di Confagricoltura – garantire nel bando facilità, parità di accesso a tutti i giovani agricoltori o aspiranti tali e trasparenza nelle procedure. Ci auguriamo che si avvii finalmente una costruttiva concertazione, anche con l’obiettivo di abbattere l’altra grande barriera all’ingresso dei giovani nel settore, l’accesso al credito”.

I terreni coinvolti appartengono al Demanio (per 2.480 ettari), al Corpo forestale dello Stato (2.148), al Cra – Consiglio per la ricerca e sperimentazione in agricoltura (882) e l’elenco dettagliato sarà pubblicato a breve in Gazzetta ufficiale.

Le terre, equivalenti a circa 7 mila campi da calcio, saranno concesse in affitto o cedute da settembre, con prelazione per i giovani e con procedure trasparenti, come ha precisato il Mipaaf. Per la vendita di terreni che hanno un valore superiore ai 100 mila euro si procederà tramite asta pubblica. Al di sotto dei 100.000 euro, si farà ricorso a procedure negoziate, con pubblicazione dell’elenco dei terreni sulla stampa e sul sito dell’Agenzia del Demanio e aggiudicazione alla migliore offerta rispetto alla base di partenza.

Alla locazione è destinata una quota minima del 20% del totale delle aree individuate più i lotti che rimarranno eventualmente invenduti, con una prelazione sempre per i giovani. Sia in caso di locazione che in caso di vendita è riconosciuta una prelazione per gli eventuali conduttori dei terreni.

adnkronos

Fallimento dell’Istituto dermopatico dell’Immacolata, deserta l’asta per la vendita del gruppo

Non ci sono conferme ufficiali ma, a quanto apprende l’Adnkronos Salute, il bando di gara per la vendita dei complessi aziendali del Gruppo Idi è andato deserto. Erano state avanzate manifestazioni d’interesse che però, a quanto pare, non sono approdate a nessuna proposta di acquisto.

La Congregazione – A questo punto, l’unica alternativa per evitare il fallimento dell’Idi resta l’intenzione espressa dalla Congregazione, nella sua nuova gestione, di formulare una proposta concordataria di acquisto.

Posti di lavoro – Intenzione che ambienti della congregazione confermano, specificando l’obiettivo prioritario di salvaguardare i posti di lavoro e il patrimonio di eccellenze professionali e scientifiche.

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Ebola, Oms: “Oltre 700 vittime in Africa in 6 mesi”. Il ministero: “Rischio remoto in Italia”

L’epidemia del virus Ebola in Africa continua a far paura. Secondo l’ultimo bilancio dell’Organizzazione mondiale della Sanità (Oms) sono oltre 1.300 i contagi (1.323) e 729 le vittime accertate al 27 luglio, 57 delle quali concentrate nel periodo tra il 23 e il 27 luglio. Nello stesso periodo “sono stati complessivamente 122 i nuovi casi (confermati, probabili e sospetti) e 57 i decessi notificati in Guinea, Liberia, Nigeria e Sierra Leone“.

E proprio la Sierra Leone, uno degli Stati più colpiti, ha dichiarato l’emergenza sanitaria pubblica, si legge sulla Bbc news online. E procederà a mettere in quarantena gli epicentri della malattia.

Il rischio Ebola in Italia è “remoto” , ribadisce il ministero della Salute in una nota, ricordando che l’Oms non raccomanda restrizioni di viaggi e movimenti di persone, mezzi di trasporto e merci. E che “l’Italia già da tempo ha rafforzato in via cautelativa le misure di sorveglianza nei punti di ingresso internazionali“. Si sottolinea inoltre che “il nostro Paese è attrezzato per valutare e individuare ogni eventuale rischio di importazione della malattia e contenerne la diffusione”.

“Per ciò che concerne gli aeromobili è stata richiamata la necessità della immediata segnalazione di casi sospetti a bordo per consentire il dirottamento dell’aereo su uno degli aeroporti sanitari italiani designati ai sensi del Regolamento Sanitario Internazionale 2005”, precisa il ministero. “Pur in presenza di un rischio remoto di importazione dell’infezione, va in proposito ricordato che l’Italia, a differenza di altri Paesi Europei, non ha collegamenti aerei diretti con i Paesi affetti e che altri Paesi europei stanno implementando misure di sorveglianza negli aeroporti”.

In ogni caso, ricorda il ministero, “il rischio di infezione per i turisti, i viaggiatori in genere e i residenti nelle zone colpite” dal virus Ebola “è considerato molto basso se si seguono alcune precauzioni elementari quali, ad esempio, evitare il contatto con malati o i loro fluidi corporei ed evitare il contatto con i corpi o fluidi corporei di pazienti deceduti“. E sempre in caso di viaggi in Africa Sub-sahariana, bisogna “evitare contatti stretti con animali selvatici vivi o morti, evitare di consumare carne di animali selvatici, lavare e sbucciare frutta e verdura prima del consumo, lavarsi frequentemente le mani”, ricorda sempre il ministero guidato da Beatrice Lorenzin.

Riguardo poi alle condizioni degli immigrati irregolari provenienti dalle coste africane via mare, “la durata di questi viaggi – scrive il ministero della Salute – fa sì che persone che si fossero eventualmente imbarcate mentre la malattia era in incubazione, manifesterebbero i sintomi durante la navigazione e sarebbero, a prescindere dalla provenienza, valutate per lo stato sanitario prima dello sbarco, come sta avvenendo attraverso l’operazione Mare Nostrum”.

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Fede e mafia sono incompatibili

“Non sembrerebbe che vi sia stato alcun inchino, così come riportato da organi di stampa”. L’Arcidiocesi di Palermo affida a una nota ufficiale alcune valutazioni in relazione alla processione svoltasi domenica 27 luglio con il simulacro della Madonna del Carmelo nel rione Ballarò. La notizia riportata sul quotidiano “La Repubblica”, e rilanciata da altri media, “circa il ‘presunto inchino’ del simulacro della Madonna del Carmelo davanti a un esercizio commerciale di un mafioso induce a riaffermare con forza che la mafia è una realtà profondamente antievangelica, anche se talvolta mascherata di linguaggi e cerimonie a prima vista religiosi”, afferma la nota diocesana. Il testo prende le mosse dall’esortazione apostolica “Evangelii Gaudium” di Papa Francesco che “fa esplicito riferimento alla forza evangelizzatrice della pietà popolare quale autentica espressione dell’azione missionaria del Popolo di Dio”. “A tutti è noto come la pietà popolare sia ampiamente diffusa nella pratica religiosa dei fedeli. L’arcidiocesi di Palermo nel rinnovato impegno di evangelizzazione e promozione umana sui sentieri indicati dal Concilio Vaticano II, da diverso tempo, attraverso il Centro diocesano delle Confraternite, è attivamente impegnata per mettere a frutto questa peculiare azione evangelizzatrice, nella quale sono anche coinvolti numerosi presbiteri parroci che si dedicano alla cura pastorale delle Confraternite laicali”.
“Al fine di assicurare questi obiettivi si è chiesto in questi ultimi anni al Centro diocesano delle Confraternite di attualizzare statuti e regolamenti perché indichino con chiarezza le norme volte a garantire un autentico cammino di crescita nella fede e nella testimonianza cristiana, assicurandosi che esse abbiano”, come indicato nell’esortazione “Christifideles laici”, di Giovanni Paolo II, i criteri di ecclesialità: ossia “primato della vocazione del cristiano alla santità; responsabilità del credente a confessare la fede cattolica; comunione salda e convincente con il Papa e il vescovo diocesano; partecipazione al fine apostolico della Chiesa, impegno di una presenza nella società civile”. A questo punto il testo della diocesi di Palermo ricorda una serie di interventi dei Pontefici che hanno ribadito l’incompatibilità della fede cristiana con la mafia, citando lo stesso Giovanni Paolo II nella Valle dei templi, Benedetto XVI a Piazza Politeama e Papa Francesco a Sibari. “Ma per la nostra comunità diocesana – prosegue il comunicato – è sempre fonte di ispirazione la luminosa testimonianza del beato Pino Puglisi, ‘coraggioso testimone della verità del Vangelo’. La sua, come quella di tanti altri presbiteri è la conseguenza logica e teologica dell’aver preso sul serio l’evangelizzazione del territorio e la promozione umana dei suoi abitanti, attraverso una azione pastorale incarnata nel vissuto concreto e quotidiano”.
La nota dell’arcidiocesi di Palermo esprime “un particolare plauso ai presbiteri e ai numerosi operatori pastorali che lavorano quotidianamente nei quartieri del centro storico e delle periferie della nostra città, ben coscienti della difficoltà cui si va incontro per creare una cultura nei comportamenti della gente. Luoghi spesso degradati e privi dei più elementari servizi di aggregazione sociale e, pertanto, da considerare a rischio per quanti vi abitano”. “L’assenza della legalità e la carente presenza dello Stato possono indurre i più deboli e i più indifesi a lasciarsi circuire da personaggi in odor di mafia e ad assumere una ‘sub cultura mafiosa’ con i conseguenti comportamenti privi di alcun riferimento alla legalità, al bene comune e tantomeno all’appartenenza ecclesiale”. “Sull’esempio del beato Puglisi occorre vigilare costantemente e lavorare intensamente mediante una sistematica opera evangelizzatrice nella formazione delle coscienze perché anche all’interno delle realtà ecclesiali possa essere percepita l’assoluta incompatibilità tra la fede e la mafia”.
A questo punto l’arcidiocesi specifica che “né il signor Alessandro D’Ambrogio né suoi familiari risultano essere membri della Confraternita Maria SS. del Carmelo, come non lo è neanche il signor Tonino Serenella”; la processione “sembra avere avuto uno svolgimento sereno, secondo quanto riferito dal superiore e dal diacono della comunità dei Padri Carmelitani, come pure da un membro del Consiglio diocesano delle Confraternite, presenti all’evento”. “È noto a tutti che il fercolo processionale durante il tragitto compie numerose fermate per atti devozionali da parte dei fedeli e per la consegna di eventuali offerte”, ma “non sembrerebbe che vi sia stato alcun inchino”: il simulacro della Madonna “non si è inchinato, non è stato girato verso l’esercizio commerciale. Vi è stata solo una fermata per la richiesta di avvicinare un bambino al simulacro”. “Dal video si può costatare che si è trattato di una brevissima sosta”.

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Sotto inchiesta il coordinatore amministrativo in un’opera pia dove risiedeva un facoltoso disabile

Una tentata truffa aggravata su un’operazione immobiliare legata all’eredità da oltre un milione e 500 mila euro ricevuta, alla morte della madre, da uno degli ospiti del noto istituto religioso «Opera di Santa Teresa del Bambino Gesù» di Ravenna, un sessantenne disabile praticamente dalla nascita. È l’accusa che la Procura della città romagnola ha contestato all’ex direttore dell’istituto, un 56enne sacerdote ravennate tutore del sessantenne, che nei giorni scorsi ha peraltro rassegnato le dimissioni dall’incarico. E a Lorenzo Selmi, modenese, ex coordinatore amministrativo della struttura, anche lui 56enne.

A entrambi, ha spiegato il procuratore capo Alessandro Mancini, è già stato notificato l’avviso di conclusione indagine. La vicenda si era innescata quando alla sua morte a fine 2012, una donna aveva disposto nel suo testamento che l’intero patrimonio – oltre al milione e mezzo in contanti anche un immobile in centro a Ravenna – sarebbe andato al figlio disabile; e alla morte di questi, all’opera di Santa Teresa a patto che lo continuasse a ospitare fino alla fine dei suoi giorni. La questione penale si è posta quando con quel danaro si è pensato di comperare un complesso di capannoni industriali di nuova fabbricazione alle porte di Ravenna. Nell’ottobre scorso è stato sottoscritto un preliminare di vendita con il proprietario, un imprenditore ravennate, tramite atto notarile firmato a Torino, particolare strano ma finora ininfluente forse legato a un’amicizia tra il notaio, già ascoltato, e uno degli indagati. È in questo contesto che il sessantenne disabile – tramite il suo tutore – ha elargito una caparra da 500 mila euro, il 30% del valore dell’immobile. La stipula era prevista per fine gennaio scorso. Ma alla Procura è parso strano che in ballo ci fosse una caparra di quella entità, definita da Mancini «atto di generosità anomalo». E così quando sono giunti gli atti del giudice tutelare, è scattata l’inchiesta.

Nei numeri, solo dopo la sottoscrizione del preliminare di contratto, ci si era posto il problema in merito al carico fiscale sull’immobile pari a 300 mila euro. Ciò avrebbe fatto innalzare la cifra totale a un milione e 800 mila euro. E qui si giunge al profilo del secondo indagato che in qualità di consulente aveva secondo l’accusa chiesto al giudice tutelare di Ravenna di potere fare un trust, cioè un’amministrazione fiduciaria che si occupasse di gestire direttamente il patrimonio: un po’ come se il testamento fosse già stato applicato. Ciò avrebbe consentito un risparmio d’imposta. Il complesso di capannoni sarebbe poi stato ceduto a cooperative vicine al Santa Teresa con canoni dai 75 mila ai 100 mila euro annui. Ma il giudice tutelare ha qui respinto la richiesta mandando le carte in Procura. La stipula è così saltata e il proprietario del capannone ha potuto tenersi legittimamente sia i 500 mila euro del compromesso che l’immobile stesso. «Nessuno intende certo contestare i meriti del Santa Teresa – e noi abbiamo indagato le persone fisiche e non quelle giuridiche. Ma quanto accaduto non ci sembra in linea con la tradizione cristiana e caritatevole dell’Opera».

Gazzetta di Modena

Argentina. Governo contro Israele: spara sui civili, basta bombe a Gaza

Il Ministero degli Esteri della Repubblica Argentina ha convocato l’ambasciatore di Israele, Dorit Shavit, chiedendogli garanzie per la vita di un sacerdote argentino che si occupa dei bambini e degli anziani in una zona sotto il fuoco di Tel Aviv nella Striscia di Gaza. Il funzionario del ministero ha avvertito che riterrà Israele “responsabile dell’integrità fisica del cittadino argentino e delle persone assistite dal sacerdote” nella parrocchia della Sacra Famiglia.

“Il peggioramento della situazione di queste persone ha gravi conseguenze nei rapporti bilaterali” ha detto il funzionario ministeriale al diplomatico israeliano. Il sacerdote Jorge Hernandez assiste 30 bambini disabili e un gruppo di 9-6 suore anziane a Gaza.

Il ministro degli Esteri argentino, Hector Timerman Shavit, ha in seguito affermato che “l’attuale livello delle relazioni diplomatiche dovrebbe comportare l’immediata risoluzione di situazioni come quella in cui si trova Padre Jorge Hernandez.”

Il Governo argentino ha ribadito il suo appello per una cessazione immediata degli attacchi militari israeliani che colpiscono prevalentemente la popolazione civile e ha rinnovato la sua condanna per “l’uso sproporzionato delle forze militari dello Stato di Israele che hanno provocato migliaia di vittime nella Striscia”.

La posizione del Governo argentino è stata fortemente criticata dalla comunità ebraica locale, la più grande dell’America Latina con circa 300 mila membri. L’accusa è quella di mettere sullo stesso piano lo Stato di Israele con il movimento islamico palestinese Hamas. Secondo Julio Schlosser, presidente della delegazione delle associazioni ebraiche in Argentina, “c’è una condanna di entrambe le parti, ma Hamas è un’organizzazione terroristica e Israele è uno stato che si difende. Questa è una guerra che non possiamo perdere, perché si parla dell’esistenza stessa di Israele”.

Nella sua storia recente, l’Argentina ricorda due attacchi contro obiettivi ebraici: il primo fu nel 1992 contro l’ambasciata israeliana a Buenos Aires che provocò 29 morti e 200 feriti. Il secondo attentato risale al 1994 e prese di mira l’Asociación Mutual Israelita Argentina. In quell’occasione ci furono 85 morti e 300 feriti.

spondasud.it

31 Luglio 2014 ore 14,41

Suor Cristina. Sul rapporto spiritualità e musica, la letteratura agiografica è ricca di suggestioni

suor-cristina-the-voice-of-italy-mondoreality.it

Verrebbe da dire solennemente extra omnes, quel fuori tutti (in questo caso i media) prima del conclave . La vincitrice del team J-Ax, Suor Cristina Scuccia, non canta ma è in ritiro. Cosa c’è di strano? In fondo l’aveva detto a più riprese: «sono una suora e tale resterò». E chi avesse pensato di trasformarla in fenomeno di marketing musicale internazionale ora rosica dai nervi, perché la suora non si vede da tempo, ha rinnovato i voti giorni fa e latita dentro le mura del suo convento.  Il cortocircuito che in tanti non si aspettavano è clamoroso, considerato che la Scuccia è persino missing per la sua casa discografica, niente meno che la Universal Music, la major che – a seguito della vittoria al talent The Voice of italy 2 – l’avrebbe scritturata per un album e l’aspetta  da tempo. Ma per ora la suora dalla voce roboante, cliccatissima sul web e attenzionata persino da Alicia Keys e Whoopi Golberg, desidera “riposare” e dedicarsi alla sua missione. A questo punto viene da chiedersi perché mai abbia partecipato ad un talent show, detto con rispetto e altrettanta franchezza.

BASTAVA DISCERNERE – Abbiamo assistito al solito fenomeno mediatico fine a se stesso, senza un approdo. Se la posta in gioco era scegliere fra il palco o l’oratorio, allora la nostra straordinaria suora pop poteva risparmiarsi settimane di telecamere accese, di spasmodiche attese della “chiamata” di Papa Francesco il quale – saggiamente –  si adopera per telefonate molto più importanti e più cariche di significato. E avrebbe potuto cantare pregando in totale serenità di spirito. Il nesso poi di causa effetto – in televisione – è inscindibile: se vai davanti alle telecamere esse ti seguono inesorabili, poiché se offri il primo biscottino al cane poi non ci si può meravigliare se arriva il branco a mangiarti tutta la confezione.

In questo senso la suora ha superficialmente esercitato la sempre valida virtù della dia-crisis, quel discernimento sapienziale  esaltato sopratutto negli scritti ignaziani e di biblica memoria – che impone alla persona di ponderare una scelta per poi prendersi le responsabilità delle proprie azioni. Detto questo, l’ingenuità della religiosa  sta tutta qui, cioè nel non saper coniugare l’esigenza di una missione col mezzo utilizzato, la televisione,  e che amplifica in modo esponenziale le intenzioni.

MUSICA E SPIRITUALITÀ’ – Sul rapporto spiritualità e musica, la letteratura agiografica è ricca di suggestioni. Da Francesco d’Assisi che predicava in volgare e cantava  per le strade ,fino a Filippo Neri che inventò l’oratorio musicale, il racconto corale e strumentale di pagine bibliche poi ripreso da genialità come Bach o Lorenzo Perosi. Esempi di un registro che a suo tempo era molto pop e virale fra la gente.  In tempi contemporanei e più mainstream riscuote molto seguito, ad esempio,  il trio The priest, i sacerdoti irlandesi che con voce tenorile vanno in giro per il mondo senza tanto scomporsi sulla loro identità religiosa.  Suor Cristina potrebbe entrare nell’albo dei musicisti religiosi? Non lo sappiamo, nonostante i tanti clic su youtube per ora la religiosa è in totale switch off.  E’ vero che il silenzio è d’oro, ma non ditelo alla Universal Music, mi raccomando!

Giuseppe Trapani

wakupnews.eu

PROGRAMMA VIAGGIO PAPA FRANCESCO IN ALBANIA

Città del Vaticano, 31 luglio 2014 (VIS). Questa mattina è stato reso noto il programma del Viaggio Apostolico del Santo Padre a Tirana (Albania), domenica 21 settembre.

Alle 7:30 l’aereo papale partirà dall’aeroporto di Roma Fiumicino per atterrare, alle 9:00, all’Aeroporto internazionale “Madre Teresa” di Tirana, dove il Santo Padre sarà accolto ufficialmente dal Primo Ministro di Albania, Signor Edi Rama. Successivamente Papa Francesco renderà una visita di cortesia al Presidente della Repubblica di Albania, Signor Bujar Nishani, nello Studio verde del Palazzo Presidenziale, ed al termine, incontrerà le Autorità del Paese.

Alle 11:00, Papa Francesco celebrerà la Santa Messa in Piazza Madre Teresa, e terrà l’omelia. Dopo la recita dell’Angelus, alle 13:30, è previsto l’incontro ed il pranzo con i Vescovi albanesi e con il Seguito Papale nella Nunziatura Apostolica. Nel pomeriggio, alle 16:00, il Papa incontrerà i leaders di altre religioni e altre denominazioni cristiane nell’Università Cattolica “Nostra Signora del Buon Consiglio”. Alle 17:00 Papa Francesco si recherà nella Cattedrale di Tirana per la celebrazione dei Vespri, con i sacerdoti, le religiose, i religiosi, seminaristi e movimenti laicali albanesi e, alle 18:30 incontrerà i bambini del Centro Betania, con una rappresentanza di assistiti di altri centri caritativi dell’Albania, nella Chiesa del Centro.

Dopo la cerimonia di congedo all’aeroporto “Madre Teresa” di Tirana, alle 20:00, il Santo Padre ripartirà per Roma dove l’arrivo all’aeroporto di Roma Ciampino è previsto alle 21:30.

bergoglio

 

Mancano soldi offerte, parroco-detective ‘incastra’ sacrestano

sacerdote(AGI) – Bergamo, 31 lug. – Dalle offerte della chiesa parrocchiale mancavano 70.00 euro. E per scoprire come mai, il parroco si e’ improvvisato detective, scoprendo che a far sparire i soldi era il sacrestano. Don Severo Fornoni nei mesi scorsi si e’ trovato a dover fronteggiare un improvviso calo nelle offerte alla parrocchia di Rovetta, nel bergamasco.
Deciso a scoprire il motivo ha piazzato in chiesa delle telecamere e ha distribuito a persone fidate delle banconote segnate che ha fatto mettere nel contenitore per le offerte trovandosene poi pochissime nelle casse parrocchiali. Il doppio trucco ha permesso cosi’ di identificare il sacrestano e far scattare la denuncia. L’accusato ammette solo di avere preso le monete ma che cambiava con le banconote: le monetine le dava ai figli che le usavano per le macchinette del caffe’ sul posto di lavoro. Nega pero’ di avere intascato del denaro. Un caso simile si era verificato nei mesi scorsi a Sotto il Monte, sempre in provincia di Bergamo.

Sms a sacerdote… Tutta la vicenda sembra uno scherzo davvero pesante

La strana notizia arriva direttamente dalla Polonia, dove un prete cattolico, apparentemente, sostiene che il diavolo non cesserà di mettere in atto le sue stregonerie. Questo è quanto dichiara al Times australiano. Padre Marian Rajchel, da Jaroslaw, Polonia, sostiene che ha tentato di eseguire un esorcismo su una giovane adolescente ma le cose sono andate male, quindi, ora Lucifero non smetterà più di inviargli sms.

Il sacerdote afferma che in uno dei messaggi, inviati dal cellulare della ragazza apparentemente posseduta, il diavolo gli disse di rinunciare a salvarla, perché tanto non ci sarebbe riuscito. “Lei non uscirà da questo inferno. È mia. Chiunque pregherà per lei morirà”. Questo sarebbe il messaggio in questione inviato da Satana. “Stai zitto predicatore!”, Satana avrebbe poi digitato furiosamente, “non riuscirai a salvarti. Idiota. Sei solo un vecchio e patetico predicatore”.

Quando il prete ha replicato a queste parole, a quanto pare il diavolo è andato su tutte le furie, secondo quanto riferito dal News AU. Il sacerdote ha, inoltre, riferito al The Daily Mail di essere molto preoccupato per questa vicenda. “Ovviamente la ragazza è stata realmente posseduta da Satana ed ha bisogno di ulteriore aiuto da parte mia”, ha detto Padre Marian.

Qui di seguito alcuni dei numerosi messaggi che il prete avrebbe ricevuto:

  • “Fa molto caldo qui sotto o lo sento solo io? Ahahhahaha no no fa davvero caldo qui”

  • “Qual è il tuo gruppo musicale preferito? A me piacciono gli Hanson ed i Motorhead”

  • “Hai parlato con Gesù ultimamente? È ancora arrabbiato con me?”

  • “Dai amico rispondimi, sto solo cercando di farmi dei nuovi amici”.

Per ora, l’indagine su questa strana vicenda ha portato alla luce una pagina Facebook dedicata a Satana dai contenuti molto forti e con una serie di foto davvero di pessimo gusto. Tutta la vicenda sembra uno scherzo davvero pesante, realizzato da persone che hanno preso di mira il povero prete e che si divertono a spaventarlo a morte. Una cosa, però, bisogna dirla: se è vero che Dio opera in modi misteriosi e sconosciuti, Satana ha scelto una via davvero comoda e per persone molto pigre!

blastingnews.com

«In Italia sanatorie, scudi, condoni, sono pane quotidiano. Siamo un paese a forte matrice cattolica, abituato a fare peccato e ad avere l’assoluzione»

«In Italia sanatorie, scudi, condoni, sono pane quotidiano. Siamo un paese a forte matrice cattolica, abituato a fare peccato e ad avere l’assoluzione», ha detto il direttore dell’Agenzia delle entrate, Rossella Orlandi, intervenendo a un convegno organizzato a Roma da Conf commercio.

Chi evade si aspetta l’assoluzione
Difficile tagliare i fili e ricostruire il rapporto con il fisco in una forma nuova. «Siamo un paese – ha sottolineato Rossella Orlandi – dove chi evade poi si aspetta l’assoluzione. La matrice cattolica di questo paese poi spinge chi evade a credere che poi arriverà uno scudo o un condono». Il direttore dell’Agenzia delle Entrate ha sottolineato che «se il cittadino che evade è convinto che la sanzione non arriverà difficilmente si abituerà a rispettare le leggi».

Le frodi sono la nostra priorità
Le frodi, ha detto Orlandi, hanno raggiunto una «diffusione incredibile» e «il contrasto forte alle frodi» è una delle priorità su cui si muoverà l’Agenzia delle entrate, sottolineando che nella lotta all’evasione non sarà comunque abbandonata nessuna attività. Da un lato l’Agenzia continuerà il percorso di «dialogo, confronto e semplificazione» fiscale per i cittadini, dall’altro si concentrerà sul «contrasto dell’evasione fiscale che ha dimensioni preoccupanti e ha tre controeffetti negativi: inquina il mercato, facendo fuori le aziende sane, impedisce una distribuzione equa delle risorse, perché la tassazione pesa sulla parte onesta, ed è strettamente connessa alla corruzione, perché senza fondi neri, che si creano con l’evasione, la corruzione non sarebbe possibile».

Per le imprese virtuose rimborsi Iva più veloci
Su controlli e rimborsi si terrà conto dei «comportamenti delle imprese», ha detto il direttore dell’Agenzia delle Entrate Rossella Orlandi. Le imprese «virtuose», che hanno sempre pagato, ha spiegato la Orlandi, «avranno rimborsi in tempi brevi», mentre per quelle «con precedenti di frodi ci saranno controlli più ampi».

Ho perso un pomeriggio per capire l’Imu di casa mia
C’è la necessità di semplificare l’approccio al fisco da parte dei cittadini. «Io che sono una esperta di fisco – ha raccontato Orlando – ho perso un pomeriggio per cercare di capire che cavolo dovevo fare con l’Imu di casa mia». Per il neo direttore dell’Agenzia delle Entrate c’è la necessità di semplificare l’approccio al fisco da parte dei cittadini: «è necessario facilitare l’approccio, la semplificazione è una delle nostre priorità». E ha definito una rivoluzione nel rapporto del fisco con i cittadini la dichiarazione precompilata.

ilsole24ore.com

Si perde un sacerdote, paura in chiesa

sacerdote

Forlì, 31 luglio 2014 – Grande apprensione e ricerche ieri sera in città e dintorni per il mancato arrivo alla parrocchia di Santa Rita, in via Seganti, del sacerdote Antoine Dossu, 55enne del Togo atteso al rientro dopo un periodo trascorso nel suo Paese. L’allarme presso la chiesa è scattato nel tardo pomeriggio, dopo che si è saputo che il religioso era stato visto in stazione in mattinata già a Forlì. Poi in tarda serata il sospiro di sollievo: il prete è stato rintracciato, anche se a mezzanotte non erano stati ancora forniti dettagli del ritrovamento, comunque operato dai carabinieri e, a quanto pare, a Cesena.

Molte le ore in cui si sono perse le tracce del religioso, il che aveva fatto temere un incidente. In stazione aveva ricevuto i soldi da un conoscente per prendere l’autobus e vi sarebbe salito: da quel momento è svanito nel nulla. Si è anche pensato che per una distrazione — il sacerdote ha avuto problemi di salute nel recente passato — non fosse sceso alla fermata del Ronco e avesse potuto aver proseguito la corsa addirittura fino al capolinea, a Cesena. Fatto sta che nessuno lo ha scorto scendere dal bus.

Visto il suo mancato rientro in parrocchia, in prima serata ci si è dunque allarmati: è stato chiamato il 113 e al tempo stesso alcuni amici di don Antoine, in testa il diacono Andrea Carubia, si sono messi alla ricerca in macchina. Le zone battute in serata sono state soprattutto ovviamente il Ronco, le aree antistanti la via Emilia da Forlì fino a Cesena e anche Villa Selva. Nella frazione della zona industriale, infatti, il prete africano presta in particolare la sua opera.

In tarda serata ancora non si avevano notizie del suo ritrovamento. Anche i carabinieri e gli uomini della Polizia si sono messi alla ricerca. Don Dossu aveva avuto un lungo viaggio: dal Togo era volato fino a Parigi e dalla capitale francese aveva preso un altro aereo, che lo ha portato in Italia. Quindi il trasferimento in treno fino alla stazione di Forlì, davanti alla quale appunto è stato visto in mattinata. Indossava secondo la descrizione un vestito blu e avrebbe appunto preso l’autobus per il Ronco. Ordinato sacerdote nel 1992, Dossu è da una decina di anni alla parrocchia di Santa Rita ed è quindi molto conosciuto in città.

Appena si è diffusa la notizia della sua sparizione, i parrocchiani a lui più vicini si sono così attivati e solamente in tarda serata finalmente si è saputa la buona notizia, seppur senza ulteriori dettagli, e così è svanita la paura di amici e conoscenti.

Il Resto del Carlino

Muore rapinatore, colpo sparato da Cc

É stato raggiunto alla schiena da un colpo di pistola sparato da un Carabiniere che lo aveva inseguito intimandogli di sdraiarsi faccia a terra, Antonio Mannalà, il rapinatore morto a Cardito. Lo si apprende dai Carabinieri. Secondo la ricostruzione dell’Arma, il colpo è partito accidentalmente dalla pistola d’ordinanza.
RIPRODUZIONE RISERVATA © Copyright ANSA

31 Luglio 2014 ore 10,30

Disoccupazione giovanile al 43,7%, mai così in 37 anni

Aumenta il tasso di disoccupazione giovanile a giugno al 43,7% toccando il livello più alto dall’inizio delle serie storiche (mensili, ovvero dal 2004, e trimestrali, dal 1977). Lo rileva l’Istat nei dati provvisori di giugno, che mostrano una crescita di 0,6 punti sul mese e di 4,3 punti sull’anno. Il tasso di disoccupazione a giugno è del 12,3%, in calo di 0,3 punti su maggio. Si segnala un aumento di 0,1 punti nei 12 mesi. ”Ormai da qualche mese si è fermata l’emorragia di occupazione”, osservano i tecnici dell’istituto. I disoccupati sono 3 milioni 153 mila a giugno, secondo i dati provvisori dell’Istat. Diminuiscono del 2,4% sul mese precedente con 78 mila persone in meno in cerca di lavoro, ma aumenta dello 0,8% su base annua.

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Tendenze: una religione su misura

di Fabrizio Cerami – italiani.net

Tra le tante novità che ci riserva il futuro, non ci sono solamente conquiste spaziali, inquinamento, teletrasporto e globalizzazione, ma anche una nuova realtà virtuale dello spirito o della trascendenza, ma non chiamatela assolutamente religione, dove tutti finalmente saranno uniti in un sola credenza fatta a propria immagine e somiglianza.
Parliamo del Sbnr, un acronimo americano che sta per “Spiritual But Not Religious”, una realtà che non rinuncia agli aspetti spirituali della vita, ma credono che questa esigenza si possa vivere anche senza gli ormai inutili e vecchi riti, liturgie, sermoni, preghiere, templi e sacerdoti, insomma se è vero che “Lo Spirito soffia dove vuole” (Giovanni 3,5-8) dice il Vangelo, possiamo trovare Dio, affermano gli Sbnr, in un tuono, nel mare, ma anche nell’abbaiare di un cane o nel volo di un insetto e così via, tutto in un eterno cangiamento, perché non c’è nulla di fisso, di immutabile.

La religione e Dio si creano e si ricreano nella nostra mente, nella nostra libera fantasia e, dunque, l’unico male assoluto riconosciuto consiste nell’insinuare che esista qualcosa proprio di assoluto, peggio di eterno, per questo la via spirituale senza religione funziona a meraviglia.
Ognuno può costruirsi la propria religione in piena libertà.
Una spiritualità, se così possiamo definirla, che distrugge o almeno contiene la banalità del materialismo consumista, e non costringe a interminabili duelli dialettici per affermare una o l’altra teologia, tutti liberi di dire la loro, distruggendo di fatto anche lo stesso ateismo che diventa a sua volta un credo obsoleto ed inutile.
La Pew Research Center, in merito alle tendenze religiose degli americani, afferma che gli Sbnr sono già il 7 % della popolazione, superando gli atei dichiarati ed anche ebrei, musulmani e protestanti con un trend in continua crescita, sostituendosi di fatto alle religioni ufficiali, lasciando ciascun individuo con le proprie convinzioni tagliate come un abito su misura, stretto nel confine del proprio io.
Come sembrano lontani gli anni in cui, per uscire dal conformismo, migliaia di giovani occidentali partivano negli anni ’60 e ’70 verso l’Oriente, alla ricerca di una nuova identità spirituale, imbattendosi nel santone di turno.
Oggi tutto questo è superato. L’autentica religione è quella che possiamo liberamene creare ogni giorno cambiandola, se necessario, quando ci fa più comodo.
Così, seguendo il ragionamento degli spirituali senza religione, esistono più verità, anzi tante quanti sono gli individui e le innumerevoli realtà oggettive del creato, negando che possa esistere una verità sola. Addio, così, a millenni di filosofia per tornare ad una forma di pan-animismo, ma, per carità, senza religione.

religioni

PAPA Francesco chiama in Vaticano l’arcivescovo tradizionalista Carlo Caffarra: altro stop alle riforme vere

Per l’associazione dei sacerdoti lavoratori sposati la notizia del probabile incarico in Vaticano per il Card. Caffarra manifesta l’intenzione di Papa Francesco di non cambiare nulla concretamente. Altra occasione persa per la riforma della Chiesa sulla famiglia (ndr)

IL RETROSCENA: IL PAPA CHIAMA CAFFARRA

Articolo pubblicato su il Resto del Carlino, edizione di Bologna, 30 luglio 2014

di GIOVANNI PANETTIERE – Il Resto del Carlino

PAPA Francesco chiama in Vaticano l’arcivescovo Carlo Caffarra per un incarico prestigioso. Stando a un’indiscrezione filtrata da fonti autorevoli della Chiesa di Bologna, il cardinale prenderà parte al Sinodo straordinario dei vescovi sulla famiglia, in agenda dal 5 al 19 ottobre. L’assemblea avrà il compito d’intavolare il dibattito su nodi importanti come l’Eucarestia ai divorziati risposati, la pillola, le convivenze e l’omosessualità in vista del Sinodo ordinario del 2015 che aggiornerà la pastorale in materia. La segreteria particolare di Caffarra non conferma, né smentisce in attesa di una comunicazione dell’Osservatore romano. Al momento non si esclude la presenza del cardinale alla festa di San Petronio. Con la nomina di Caffarra all’assise di ottobre, Bergoglio manifesta la volontà di alimentare un vero confronto interno fra i vescovi su argomenti delicati dopo che, qualche mese fa, proprio il cardinale Caffarra prese pubblicamente posizione contro la concessione della Comunione ai divorziati risposati che non ‘vivono da fratelli e sorelle’ con il nuovo partner. Per l’arcivescovo, fondatore e primo presidente del prestigioso Pontificio Istituto Giovanni Paolo II per gli studi sul matrimonio e la famiglia, qualsiasi modifica della disciplina ecclesiale sugli ‘irregolari’ minerebbe la dottrina cattolica dell’indissolubilità delle nozze. Sulla stessa linea di Caffarra si colloca il prefetto della dottrina della fede, Gerhard Ludwig Mùller, mentre il cardinale Walter Kasper, presidente emerito del Pontificio  consiglio per la promozione dell’unità dei cristiani, ha un approccio più misericordioso verso i risposati.

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Santo del Giorno: Sant’ Ignazio di Loyola Sacerdote 31 luglio

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Azpeitia, Spagna, c. 1491 – Roma, 31 luglio 1556

Il grande protagonista della Riforma cattolica nel XVI secolo, nacque ad Azpeitia, un paese basco, nel 1491. Era avviato alla vita del cavaliere, la conversione avvenne durante una convalescenza, quando si trovò a leggere dei libri cristiani. All’abbazia benedettina di Monserrat fece una confessione generale, si spogliò degli abiti cavallereschi e fece voto di castità perpetua. Nella cittadina di Manresa per più di un anno condusse vita di preghiera e di penitenza; fu qui che vivendo presso il fiume Cardoner decise di fondare una Compagnia di consacrati. Da solo in una grotta prese a scrivere una serie di meditazioni e di norme, che successivamente rielaborate formarono i celebri Esercizi Spirituali. L’attività dei Preti pellegrini, quelli che in seguito saranno i Gesuiti, si sviluppa un po’in tutto il mondo. Il 27 settembre 1540 papa Paolo III approvò la Compagnia di Gesù. Il 31 luglio 1556 Ignazio di Loyola morì. Fu proclamato santo il 12 marzo 1622 da papa Gregorio XV. (Avvenire)

Etimologia: Ignazio = di fuoco, igneo, dal latino

Emblema: IHS (monogramma di Cristo)

Martirologio Romano: Memoria di sant’Ignazio di Loyola, sacerdote, che, nato nella Guascogna in Spagna, visse alla corte del re e nell’esercito, finché, gravemente ferito, si convertì a Dio; compiuti gli studi teologici a Parigi, unì a sé i primi compagni, che poi costituì nella Compagnia di Gesù a Roma, dove svolse un fruttuoso ministero, dedicandosi alla stesura di opere e alla formazione dei discepoli, a maggior gloria di Dio.

Il primo scritto che racconta la vita, la vocazione e la missione di s. Ignazio, è stato redatto proprio da lui, in Italia è conosciuto come “Autobiografia”, ed egli racconta la sua chiamata e la sua missione, presentandosi in terza persona, per lo più designato con il nome di “pellegrino”; apparentemente è la descrizione di lunghi viaggi o di esperienze curiose e aneddotiche, ma in realtà è la descrizione di un pellegrinaggio spirituale ed interiore.
Il grande protagonista della Riforma cattolica nel XVI secolo, nacque ad Azpeitia un paese basco, nell’estate del 1491, il suo nome era Iñigo Lopez de Loyola, settimo ed ultimo figlio maschio di Beltran Ibañez de Oñaz e di Marina Sanchez de Licona, genitori appartenenti al casato dei Loyola, uno dei più potenti della provincia di Guipúzcoa, che possedevano una fortezza padronale con vasti campi, prati e ferriere.
Iñigo perse la madre subito dopo la nascita, ed era destinato alla carriera sacerdotale secondo il modo di pensare dell’epoca, nell’infanzia ricevé per questo anche la tonsura.
Ma egli ben presto dimostrò di preferire la vita del cavaliere come già per due suoi fratelli; il padre prima di morire, nel 1506 lo mandò ad Arévalo in Castiglia, da don Juan Velázquez de Cuellar, ministro dei Beni del re Ferdinando il Cattolico, affinché ricevesse un’educazione adeguata; accompagnò don Juan come paggio, nelle cittadine dove si trasferiva la corte allora itinerante, acquisendo buone maniere che tanto influiranno sulla sua futura opera.
Nel 1515 Iñigo venne accusato di eccessi d’esuberanza e di misfatti accaduti durante il carnevale ad Azpeitia e insieme al fratello don Piero, subì un processo che non sfociò in sentenza, forse per l’intervento di alti personaggi; questo per comprendere che era di temperamento focoso, corteggiava le dame, si divertiva come i cavalieri dell’epoca.
Morto nel 1517 don Velázquez, il giovane Iñigo si trasferì presso don Antonio Manrique, duca di Najera e viceré di Navarra, al cui servizio si trovò a combattere varie volte, fra cui nell’assedio del castello di Pamplona ad opera dei francesi; era il 20 maggio 1521, quando una palla di cannone degli assedianti lo ferì ad una gamba.
Trasportato nella sua casa di Loyola, subì due dolorose operazioni alla gamba, che comunque rimase più corta dell’altra, costringendolo a zoppicare per tutta la vita.
Ma il Signore stava operando nel plasmare l’anima di quell’irrequieto giovane; durante la lunga convalescenza, non trovando in casa libri cavallereschi e poemi a lui graditi, prese a leggere, prima svogliatamente e poi con attenzione, due libri ingialliti fornitagli dalla cognata.
Si trattava della “Vita di Cristo” di Lodolfo Cartusiano e la “Leggenda Aurea” (vita di santi) di Jacopo da Varagine (1230-1298), dalla meditazione di queste letture, si convinse che l’unico vero Signore al quale si poteva dedicare la fedeltà di cavaliere era Gesù stesso.
Per iniziare questa sua conversione di vita, decise appena ristabilito, di andare pellegrino a Gerusalemme dove era certo, sarebbe stato illuminato sul suo futuro; partì nel febbraio 1522 da Loyola diretto a Barcellona, fermandosi all’abbazia benedettina di Monserrat dove fece una confessione generale, si spogliò degli abiti cavallereschi vestendo quelli di un povero e fece il primo passo verso una vita religiosa con il voto di castità perpetua.
Un’epidemia di peste, cosa ricorrente in quei tempi, gl’impedì di raggiungere Barcellona che ne era colpita, per cui si fermò nella cittadina di Manresa e per più di un anno condusse vita di preghiera e di penitenza; fu qui che vivendo poveramente presso il fiume Cardoner “ricevé una grande illuminazione”, sulla possibilità di fondare una Compagnia di consacrati e che lo trasformò completamente.
In una grotta dei dintorni, in piena solitudine prese a scrivere una serie di meditazioni e di norme, che successivamente rielaborate formarono i celebri “Esercizi Spirituali”, i quali costituiscono ancora oggi, la vera fonte di energia dei Gesuiti e dei loro allievi.
Arrivato nel 1523 a Barcellona, Iñigo di Loyola, invece di imbarcarsi per Gerusalemme s’imbarcò per Gaeta e da qui arrivò a Roma la Domenica delle Palme, fu ricevuto e benedetto dall’olandese Adriano VI, ultimo papa non italiano fino a Giovanni Paolo II.
Imbarcatosi a Venezia arrivò in Terrasanta visitando tutti i luoghi santificati dalla presenza di Gesù; avrebbe voluto rimanere lì ma il Superiore dei Francescani, responsabile apostolico dei Luoghi Santi, glielo proibì e quindi ritornò nel 1524 in Spagna.
Intuì che per svolgere adeguatamente l’apostolato, occorreva approfondire le sue scarse conoscenze teologiche, cominciando dalla base e a 33 anni prese a studiare grammatica latina a Barcellona e poi gli studi universitari ad Alcalà e a Salamanca.
Per delle incomprensioni ed equivoci, non poté completare gli studi in Spagna, per cui nel 1528 si trasferì a Parigi rimanendovi fino al 1535, ottenendo il dottorato in filosofia.
Ma già nel 1534 con i primi compagni, i giovani maestri Pietro Favre, Francesco Xavier, Lainez, Salmerón, Rodrigues, Bobadilla, fecero voto nella Cappella di Montmartre di vivere in povertà e castità, era il 15 agosto, inoltre promisero di recarsi a Gerusalemme e se ciò non fosse stato possibile, si sarebbero messi a disposizione del papa, che avrebbe deciso il loro genere di vita apostolica e il luogo dove esercitarla; nel contempo Iñigo latinizzò il suo nome in Ignazio, ricordando il santo vescovo martire s. Ignazio d’Antiochia.
A causa della guerra fra Venezia e i Turchi, il viaggio in Terrasanta sfumò, per cui si presentarono dal papa Paolo III (1534-1549), il quale disse: “Perché desiderate tanto andare a Gerusalemme? Per portare frutto nella Chiesa di Dio l’Italia è una buona Gerusalemme”; e tre anni dopo si cominciò ad inviare in tutta Europa e poi in Asia e altri Continenti, quelli che inizialmente furono chiamati “Preti Pellegrini” o “Preti Riformati” in seguito chiamati Gesuiti.
Ignazio di Loyola nel 1537 si trasferì in Italia prima a Bologna e poi a Venezia, dove fu ordinato sacerdote; insieme a due compagni si avvicinò a Roma e a 14 km a nord della città, in località ‘La Storta’ ebbe una visione che lo confermò nell’idea di fondare una “Compagnia” che portasse il nome di Gesù.
Il 27 settembre 1540 papa Polo III approvò la Compagnia di Gesù con la bolla “Regimini militantis Ecclesiae”.
L’8 aprile 1541 Ignazio fu eletto all’unanimità Preposito Generale e il 22 aprile fece con i suoi sei compagni, la professione nella Basilica di S. Paolo; nel 1544 padre Ignazio, divenuto l’apostolo di Roma, prese a redigere le “Costituzioni” del suo Ordine, completate nel 1550, mentre i suoi figli si sparpagliavano per il mondo.
Rimasto a Roma per volere del papa, coordinava l’attività dell’Ordine, nonostante soffrisse dolori lancinanti allo stomaco, dovuti ad una calcolosi biliare e a una cirrosi epatica mal curate, limitava a quattro ore il sonno per adempiere a tutti i suoi impegni e per dedicarsi alla preghiera e alla celebrazione della Messa.
Il male fu progressivo limitandolo man mano nelle attività, finché il 31 luglio 1556, il soldato di Cristo, morì in una modestissima camera della Casa situata vicina alla Cappella di Santa Maria della Strada a Roma.
Fu proclamato beato il 27 luglio 1609 da papa Paolo V e proclamato santo il 12 marzo 1622 da papa Gregorio XV.
Si completa la scheda sul Santo Fondatore, colonna della Chiesa e iniziatore di quella riforma coronata dal Concilio di Trento, con una panoramica di notizie sul suo Ordine, la “Compagnia di Gesù”.

Le “Costituzioni” redatte da s. Ignazio fissano lo spirito della Compagnia, essa è un Ordine di “chierici regolari” analogo a quelli sorti nello stesso periodo, ma accentuante anche nella denominazione scelta dal suo Fondatore, l’aspetto dell’azione militante al servizio della Chiesa.
La Compagnia adattò lo spirito del monachesimo, al necessario dinamismo di un apostolato da svolgersi in un mondo in rapida trasformazione spirituale e sociale, com’era quello del XVI secolo; alla stabilità della vita monastica sostituì una grande mobilità dei suoi membri, legati però a particolari obblighi di obbedienza ai superiori e al papa; alle preghiere del coro sostituì l’orazione mentale.
Considerò inoltre essenziale la preparazione e l’aggiornamento culturale dei suoi membri. È governata da un “Preposito generale”.
I gradi della formazione dei sacerdoti gesuiti, comprendono due anni di noviziato, gli aspiranti sono detti ‘scolastici’, gli studi approfonditi sono inframezzati dall’ordinazione sacerdotale (solitamente dopo il terzo anno di filosofia), il giovane gesuita verso i 30 anni diventa professo ed emette i tre voti solenni di povertà, castità e obbedienza, più in quarto voto di obbedienza speciale al papa; accanto ai ‘professi’ vi sono i “coadiutori spirituali” che emettono soltanto i tre voti semplici.
Non c’è un ramo femminile né un Terz’Ordine. La spiritualità della Compagnia si basa sugli ‘Esercizi Spirituali’ di s. Ignazio e si contraddistingue per l’abbandono alla volontà di Dio espresso nell’assoluta obbedienza ai superiori; in una profonda vita interiore alimentata da costanti pratiche spirituali, nella mortificazione dell’egoismo e dell’orgoglio; nello zelo apostolico; nella totale fedeltà alla Santa Sede.
I Gesuiti non possono possedere personalmente rendite fisse, consentite solo ai Collegi e alle Case di formazione; i professi fanno anche il voto speciale di non aspirare a cariche e dignità ecclesiastiche.
Come attività, in origine la Compagnia si presentava come un gruppo missionario a disposizione del pontefice e pronto a svolgere qualsiasi compito questi volesse affidargli per la “maggior gloria di Dio”.
Quindi svolsero attività prevalentemente itinerante, facendo fronte alle più urgenti necessità di predicazione, di catechesi, di cura di anime, di missioni speciali, di riforma del clero, operante nella Controriforma e nell’evangelizzazione dei nuovi Paesi (Oriente, Africa, America).
Nel 1547, s. Ignazio affidò alla sua Compagnia, un ministero inizialmente non previsto, quello dell’insegnamento, che diventò una delle attività principali dell’Ordine e uno dei principali strumenti della sua diffusione e della sua forza, lo testimoniano i prestigiosi Collegi sparsi per il mondo.
Alla morte di s. Ignazio, avvenuta come già detto nel 1556, la Compagnia contava già mille membri e nel 1615, con la guida dei vari Generali succedutisi era a 13.000 membri, diffondendosi in tutta Europa, subendo anche i primi martiri (Campion, Ogilvie, in Inghilterra).
Ma soprattutto ebbe un’attività missionaria di rilievo iniziata nel 1541 con s. Francesco Xavier, inviato in India e nel Giappone, dove i successivi gesuiti subirono come gli altri missionari, sanguinose persecuzioni.
Più duratura fu la loro opera in Cina con padre Matteo Ricci (1552-1610) e in America Meridionale, specie in Brasile, con le famose ‘riduzioni’. Più sfortunata fu l’opera dei Gesuiti in America Settentrionale, in cui furono martiri i santi Giovanni de Brebeuf, Isacco Jogues, Carlo Garnier e altri cinque missionari.
Col passare del tempo, nei secoli XVII e XVIII i Gesuiti con la loro accresciuta potenza furono al centro di dispute dottrinarie e di violenti conflitti politico-ecclesiatici, troppo lunghi e numerosi da descrivere in questa sede; che alimentarono l’odio di tanti movimenti antireligiosi e l’astio dei Domenicani, dei sovrani dell’epoca e dei parlamentari e governi di vari Stati.
Si arrivò così allo scioglimento prima negli Stati di Portogallo, Spagna, Napoli, Parma e Piacenza e infine sotto la pressione dei sovrani europei, anche allo scioglimento totale della Compagnia di Gesù nel 1773, da parte di papa Clemente XIV.
I Gesuiti però sopravvissero in Russia sotto la protezione dell’imperatrice Caterina II; nel 1814 papa Pio VII diede il via alla restaurazione della Compagnia.
Da allora i suoi membri sono stati sempre presenti nelle dispute morali, dottrinarie, filosofiche, teologiche e ideologiche, che hanno interessato la vita morale e istituzionale della società non solo cattolica.
Nel 1850 sorse la prestigiosa e diffusa rivista “La Civiltà Cattolica”, voce autorevole del pensiero della Compagnia; altre espulsioni si ebbero nel 1880 e 1901 interessanti molti Stati europei e sud americani.
Nell’annuario del 1966 i Gesuiti erano 36.000, divisi in 79 province nel mondo e 77 territori di missione. In una statistica aggiornata al 2002, la Compagnia di Gesù annovera tra i suoi figli 49 Santi di cui 34 martiri e 147 Beati di cui 139 martiri; a loro si aggiungono centinaia di Servi di Dio e Venerabili, avviati sulla strada di un riconoscimento ufficiale della loro santità o del loro martirio.
L’alto numero di martiri, testimonia la vocazione missionaria dei Gesuiti, votati all’affermazione della ‘maggior gloria di Dio’, nonostante i pericoli e le persecuzioni a cui sono andati incontro, sin dalla loro fondazione.


Autore:
Antonio Borrelli- santiebeati.it

Naufragio al largo della Libia

Nuova tragedia dell’immigrazione al largo della Libia: almeno 20 persone sono morte e un centinaio risulta disperso nel naufragio di un barcone al largo di Al Khums, a 100 chilometri a est di Tripoli. A fornire le cifre dell’ennesimo dramma dei “viaggi della speranza” sono stati i migranti tratti in salvo dalla marina militare Libica, in tutto 22. Secondo la loro testimonianza, erano tutti su un vecchio natante diretto in Italia, sul quale c’erano complessivamente circa 150 persone. Non è chiara ancora la dinamica dell’accaduto.

Il naufragio potrebbe essere dovuto a uno spostamento improvviso dei “passeggeri” o a un cedimento strutturale del natante. La certezza è che i sopravvissuti “erano aggrappati ai resti della barca” e “una pattuglia della marina ne ha messo in salvo ventidue”, come ha spiegato il colonnello Kassem Ayoub, portavoce della marina libica, aggiungendo che “oltre venti corpi sono stati recuperati”.

Secondo i migranti soccorsi, “a bordo dell’imbarcazione, diretta verso le coste italiane”, ha confermato l’ufficiale libico, c’erano “circa 150 persone, provenienti dall’Africa sub-sahariana”. I dispersi sarebbero quindi un centinaio, e nella zona della tragedia sono stati avviati soccorsi e ricerche di altri possibili sopravvissuti. Continuano intanto nel Canale di Sicilia le operazioni di soccorso e gli sbarchi in Italia: oltre ottocento sono i migranti arrivati ieri. A Porto Empedocle, nell’Agrigentino, a bordo del mercantile liberiano Perge, sono giunti 112 migranti. A Pozzallo, nel Ragusano, su nave Vega della marina militare sono aprrodati 192 extracomunitari soccorsi al nord della Libia su due gommoni in difficoltà. Tra loro 25 donne, tre delle quali in stato di gravidanza e una quarta con un trauma alla gamba.

Due donne sono state colte da malore durante il viaggio sulla Teesta Spirit, nave battente bandiera delle Bahamas che trasporta gas e petrolio, con a bordo 114 somali, diretti nel porto di Brindisi. In quello di Taranto, invece, approda nave Zeffiro con 404 migranti salvati nell’operazione “Mare nostrum”. Tra i profughi vi sono una donna incinta e quattro neonati.

Infine sono arrivati nel porto di Roccella Ionica (Reggio Calabria) i 65 migranti di nazionalità siriana, tra cui nove donne, cinque bambini e un neonato, soccorsi dalla Guardia costiera a circa 120 miglia dallo Jonio reggino. Erano su una vecchia imbarcazione col motore in avaria partita dalla Turchia.

americaoggi.info

31 Luglio 2014 ore 07.24

Crisi. In arrivo lo “Sblocca Italia”

Grandi e piccole opere, nuove regole per l’edilizia, piano porti e aeroporti, riforma del trasposto pubblico locale. È in dirittura d’arrivo l’annunciato “Sblocca Italia”, il pacchetto di misure per far ripartire i cantieri e “smuovere” 43 miliardi di euro. Un pacchetto che oggi vedrà un primo passaggio in Consiglio dei ministri, come annuncia il premier Matteo Renzi, e che poi sarà consegnato al vaglio dei cittadini per essere “pronti a fine agosto con le misure”.

Oggi, insomma, dovrebbero essere indicate appunto le linee guida dei provvedimenti sblocca-cantieri (probabilmente un decreto portante e diversi altri veicoli normativi, anche amministrativi). Poi, prassi già sperimentata con la riforma della P.A. o della giustizia (in arrivo anche questa a settembre), la parola passerà ai cittadini che avranno un mese di tempo per inviare idee, critiche o suggerimenti. Certo, scherza il premier, “mi dispiace, consulteremo i cittadini per il solo mese di agosto” ma, aggiunge, “le buone idee non vanno in ferie”. E le buone idee dovrebbero servire ad arricchire un pacchetto che punta a dare una spinta alla crescita, che al momento latita e si attesta attorno allo zero. Il tema, peraltro, già agita i social, dove dagli amministratori alle associazioni, in tanti stanno già avanzando le loro proposte: c’è ad esempio il governatore della Campania Stefano Caldoro che via Twitter chiede che anche Pompei e Bagnoli siano inserite tra le priorità (24 le opere “indifferibili e urgenti” indicate nelle bozze circolate negli ultimi giorni, dalla Metro 1 di Napoli al programma ‘6.000 Campanilì).

Ma ci sono anche Legambiente e Fai che chiedono invece un ripensamento sulla ‘Tirrenicà, l’autostrada Livorno-Civitavecchia che idem dovrebbe rientrare tra i cantieri che potranno usufruire di parte dei 3,7 miliardi di risorse aggiuntive previste nei prossimi sei anni. Ma la riunione dei ministri di domani potrebbe anche iniziare ad affrontare anche un ragionamento sul finanziamento degli ammortizzatori sociali in deroga, oltre alla riforma delle accise sui tabacchi, rinviata la scorsa settimana. “Siamo vicini a chiudere l’iter, vediamo” ha spiegato il sottosegretario alla presidenza del Consiglio Graziano Delrio.

Mef e ministero, intanto, hanno trovato nuove risorse che portano nel complesso il finanziamento a circa 1,6 miliardi, come riferito dalle Regioni al termine di un incontro a via Flavia. Risorse, ha precisato il ministero, “soltanto parzialmente nuove, in quanto tale cifra è la risultante di risorse residue di quelle già stanziate dalla Legge Stabilità 2014, di quelle ancora disponibili presso l’Inps”. Per “la effettiva disponibilità di queste somme – chiarisce ancora il ministero – è necessario un intervento normativo sul quale si sta sviluppando il lavoro” con i colleghi del Tesoro. Le risorse, infatti, dovrebbero andare di pari passo con la definizione dei nuovi criteri per accedere agli ammortizzatori in deroga, su cui si sta ancora lavorando. Le Regioni comunque restano in pressing perché, come ricorda il coordinatore degli assessori al lavoro Gianfranco Simoncini, “urge lo sblocco delle risorse per dare respiro a chi dal primo gennaio non riscuote nemmeno un euro” ed evitare che ad agosto si blocchi di nuovo tutto.

Le donne hanno pensioni più basse

ROMA. Le pensionate sono più povere dei pensionati. E il divario maggiore si registra nelle regioni del Nord. Liguria in testa. Oltre la metà delle donne prende meno di 1.000 euro contro un terzo degli uomini. I conti li fornisce l’Istat in un rapporto sull’andamento delle pensioni nel 2012 dal quale emerge una notevole “differenza di genere” anche sul fronte pensionistico. Ma al di la delle differenze di genere il Codacons fa notare come di recente sia emerso che la tassazione sugli assegni elargiti dall’Inps “arrivi in Italia al 20%, contro un prelievo fiscale dello 0,2% in Germania”. Cioè i nostri pensionati sono i più tassati d’Europa.

Dai dati forniti dall’istituto di statistica emerge che nel 2012 l’importo medio delle pensioni è più basso tra le donne (8.965 euro l’anno contro 14.728) e si riflette in un più contenuto reddito pensionistico medio, pari a 13.569 euro contro i 19.395 degli uomini.

Le donne, pur rappresentando il 52,9% dei pensionati (8,8 milioni su 16,6 milioni), percepiscono solo il 44% dei 271 miliardi di euro erogati. Nel 2012 – spiega l’Istat – sono stati erogati 23.577.983 trattamenti pensionistici: il 56,3% a donne e il 43,7% a uomini. Le donne rappresentano il 52,9% dei pensionati (8,8 milioni su 16,6 milioni), ma percepiscono solo il 44% dei 271 miliardi di euro erogati. Dei 626.408 nuovi pensionati del 2012, le donne rappresentano il 52% e percepiscono redditi più bassi (10.953 a fronte dei 17.448 degli uomini). Il numero di trattamenti percepiti dalle donne – dice Istat – è mediamente superiore a quello degli uomini, di conseguenza il divario economico di genere si riduce al 42,9% se calcolato sul reddito pensionistico (pari a 19.395 euro per gli uomini e a 13.569 per le donne).

Tra il 2002 e il 2008, la forbice reddituale tra pensionati e pensionate è aumentata di 2,1 punti percentuali (4,4 punti con riferimento agli importi medi delle singole prestazioni); a partire dal 2008 si è osservata una progressiva riduzione che tuttavia ha mantenuto i livelli di disuguaglianza superiori a quelli del 2004.

Oltre la metà delle donne (52%) percepisce meno di mille euro, contro un terzo (32,2%) degli uomini. Il numero di uomini (178 mila) con un reddito pensionistico mensile pari o superiore a 5.000 euro è cinque volte quello delle donne (33 mila). Le disuguaglianze di genere sono più marcate nelle regioni del Nord: gli uomini percepiscono importi più elevati delle donne su tutto il territorio nazionale, ma in alcune regioni si registrano diseguaglianze più marcate.

La Liguria è la regione in cui il reddito pensionistico degli uomini presenta lo scarto maggiore rispetto a quello delle donne (è del 53,9% più elevato), seguita da Lazio (52,1% in più), Lombardia (51,8%) e Veneto (51,6%).

americaoggi.info

31 Luglio 2014 ore 07.19

Cassazione: è truffa darsi malati e fare un altro lavoro

(TMNews) – La Corte di Cassazione è tornata ad occuparsi della questione delle assenze dal lavoro per malattia durante le quali il dipendente è stato colto a svolgere altro che curarsi il malanno. Con la sentenza depositata oggi dalla seconda sezione penale, gli ermellini hanno sancito la condanna per truffa aggravata per il dipendente che durante la malattia svolge altri lavori per conto di terzi.

Per Giovanni D’Agata, presidente e fondatore dello “Sportello dei diritti”, che ha reso nota la decisione, “non è una semplice infedeltà lavorativa, ma un vero e proprio reato di truffa aggravata e falso ideologico quello che pone il dipendente pubblico che si mette in malattia e poi svolge un’altra attività parallela. Ricordiamo che, insieme all’obbligo di fedeltà, il lavoratore è soggetto anche all’obbligo di riservatezza o di segretezza – continua D’Agata – Esso vieta al lavoratore di divulgare o di utilizzare, a vantaggio proprio o altrui, informazioni attinenti l’impresa, in modo da poterle arrecare danno. A differenza del divieto di concorrenza, che cessa al momento dell’estinzione del rapporto di lavoro, l’obbligo di riservatezza permane intatto anche dopo la cessazione del rapporto, per tutto il tempo in cui resta l’interesse dell’imprenditore a tale segretezza, ossia fino a quando l’azienda svolgerà la sua attività, nello specifico settore imprenditoriale in cui opera attualmente”.

31 luglio 2014 – 07.06

Virus Ebola, fonte Ue: non si può escludere che arrivi in Europa

(TMNews) – L’Unione Europea è attrezzata per diagnosticare e curare i pazienti contagiati dal virus dell’ebola, ma la probabilità che l’epidemia che ha colpito l’Africa occidentale arrivi negli stati membri è “minima”. Lo ha assicurato una fonte di Bruxelles.

“Non si può escludere la possibilità che arrivi in Europa, ma l’Ue ha i mezzi per diagnosticare e contenere l’epidemia rapidamente”, ha affermato questa fonte a Bruxelles. “Un caso sospetto è stato segnalato a Valencia, in Spagna. In realtà si è rivelato negativo, ma il sistema ha funzionato. Il paziente è stato isolato e il laboratorio ha fornito rapidamente i risultati”, ha spiegato.

L’Ue si è dotata di una rete di allerta e tutti gli stati hanno infrastutture specializzate per curare queste patologie. “Il problema”, ha confidato un esperto, “è che nessuno sa quanto durerà questa epidemia”, che dopo essere scoppiata in Guinea si è diffusa in Liberia e in Sierra Leone, Paesi limitrofi dove sono stati accertati 1.201 casi, 672 dei quali mortali, secondo l’ultimo bilancio diffuso dall’Organizzazione Mondiale della Sanità (Oms).

A fronte del propagarsi dell’epidemia della febbre emorragica in Africa occidentale, la Commissione europea ha stanziato oggi altri due milioni di euro di aiuti oltre agli 1,9 milioni già destinati. I fondi allocati saranno distribuiti tramite l’Organizzazione Mondiale della sanità, Medici senza frontiere, la Croce Rossa e la Mezzaluna rossa.

Oggi il direttore delle operazioni di Medici senza frontiere, Bart Janssens, in un’intervista rilasciata a Libre Belgique ha lanciato nuovamente l’allarme. L’epidemia di Ebola in Africa occidentale – ha detto – si sta aggravando e rischia di estendersi ad altri Paesi. E’ il monito lanciato . “Questa epidemia è senza precedenti, assolutamente fuori controllo e la situazione non fa che peggiorare, per cui si sta nuovamente estendendo, soprattutto in Liberia e Sierra Leone, con focolai molto importanti”, ha detto.

“Se la situazione non migliora abbastanza rapidamente, c’è il rischio reale di vedere nuovi Paesi colpiti – ha ammonito – non si può escludere, ma è difficile da prevedere, perché non abbiamo mai visto una tale epidemia”.

E’ di almeno 1.201 casi accertati e 672 decessi il bilancio globale delle vittime dell’epidemia di Ebola scoppiata all’inizio dell’anno in Guinea e poi estesasi Liberia e Sierra Leone.

31 Luglio 2014 ore 07.01

 

Violenza domestica, ogni giorno in Europa uccise 12 donne

Milano (TMNews) – Ogni giorno 12 donne muoiono uccise a causa di violenze domestiche nei 47 Paesi del Consiglio d’Europa e nei 28 dell’Unione europea. Una strage silenziosa e vicina che emerge drammaticamente dal rapporto diffuso dal Consiglio d’Europa.Dati che raccontano di una violenza diffusa e che colpisce moltissime donne in modi diversi: il 45% ha subito molestie sessuali, una su cinque violenza fisica e il 18% è stato vittima di stalking. Solo in Italia nel 2013 134 donne sono state uccise dal proprio partner, in media una ogni 65 ore.Non solo, l’Italia scarseggia anche nel supporto alle vittime di violenza: in particolare secondo il Consiglio d’Europa soffre di una mancanza cronica di posti letto nei rifugi per donne maltrattate.

abusi

Argentina a un passo dal fallimento: S&P, e’ “in selective default”

Dopo 13 anni l’Argentina e’ tornata a un passo dal fallimento totale. Standard & Poors’, che gia’ collocava i titoli di Buenos Aires a livello spazzatura (CCC-), stasera ha emesso un giudizio di “selective default”: situazione che non equivale ad un fallimento totale ma che riconosce che il Paese onora i sui impegni su certi bond ma non su altri. Il riferimento citato da S&P e al fatto che il 30 giugno l’Argentina non ha onorato il pagamento di 539 milioni di dollari di interessi su titoli emessi con scadenza 2033. Ad innescare l’ennesimo declassamento il mancato accordo con diversi hedge fund americani che recentemente hanno vinto una causa negli Usa che li vedeva contrapposti al governo argentino. Alla fine del 2001 fu il governo argentino a dichiarare un completo ed effettivo default perche’ non era piu’ in grado di onorare titoli per 132 miliardi di dollari.

agi

Oltre 75 morti in 48 ore scontri Bengasi

– “Sono almeno 50” i cadaveri trovati mercoledì mattina nella base delle Forze speciali libiche conquistata dai miliziani islamici a Bengasi dopo 48 ore di battaglia. Lo riferiscono fonti mediche citate dai media internazionali. Altri 25 cadaveri di persone uccise negli scontri sono stati portati negli obitori degli ospedali.
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