Lettera a Vescovo Ghizzoni su caso don Desio di Prof. Scienze Religiose sopeso dall’insegnamento dal Vescovo di Ravenna

La lettera è di Paolo Gambi, giornalista e docente. Fu Gambi a pubblicare, su richiesta del Cardinale Tonini, articolo denuncia sulla poesia “erotica” di don Desio apparsa sul settimanale della diocesi (di cui è stato direttore don Desio). Gambi ha chiesto in passato al Vescovo Ghizzoni di essere ricevuto in udienza per una decina di volte.  Il Vescovo di Ravenn-Cervia non lo ha mai ricevuto. Lo stesso Ghizzoni ha privato Gambi della cattedra presso l’Istituto di Scienze Religiose (ndr)

in basso l’articolo di romagnanoi:

Ravenna

“Da Lei attendiamo un cambiamento di rotta”

Lettera dell’arcivescovo. “Ogni cristiano di questa diocesi è corresponsabile delle atrocità che sarebbero state commesse da questo sacerdote”

del 07/aprile/2014 – h. 18.11 in http://www.romagnanoi.it

“Ho sin qui taciuto, ma la gravità degli ultimi fatti è tale che la mia coscienza non può più tacere. Le scrivo una lettera aperta, perché nonostante le abbia chiesto udienza una decina di volte in un anno ha scelto di non ricevermi, né di rispondere alla mia lettera privata. Causandomi non poco dolore. Di quello che è successo siamo tutti corresponsabili. Ogni cristiano di questa diocesi è corresponsabile delle atrocità che sarebbero state commesse da questo sacerdote (presunto) pedofilo. Le chiacchiere su di lui non si risparmiavano. Lui stesso sembrava non fare mistero delle sue tendenze. Sarebbe bastato guardare il suo profilo di facebook per capirlo. Non è un mistero che ancora anni fa pubblicò una poesia erotica sul settimanale della diocesi, di cui è tutt’ora direttore. Il vescovo di allora, Mons. Verucchi, non intervenne, e fu solo perché me lo chiese il Cardinal Tonini che fui io a denunciare la cosa dalle pagine di questo giornale. Pagandone un prezzo da cui nessuno mi ha poi difeso. C’erano tante chiacchiere, ma nessuno ha mosso un dito. Non lo abbiamo mosso noi fedeli, non pretendendo dalla Gerarchia i giusti provvedimenti. Non lo hanno mosso i suoi confratelli sacerdoti, più impegnati a schernirlo ed a riempirlo di malignità che ad aiutarlo. Ma soprattutto non lo avete mosso voi vescovi, che avreste dovuto sorvegliare lui e noi.

In questa diocesi sembra esserci poca carità cristiana e molta voglia di chiacchiere. Il problema delle chiacchiere è che mischiano verità a menzogna in modo sottile. E capisco che le è e le sarà difficile distinguere tra ciò che è vero e ciò che è invenzione dei malevoli che la circondano. Quante chiacchiere su quanti preti: questo è omosessuale, quello ha sottratto dei soldi… Quali sono vere? E quali frutto della menzogna? Lo si scopre solo dopo. È per chiacchiere che dei malevoli le hanno messo nelle orecchie sul mio conto che lei ha scelto di togliermi la cattedra all’Istituto di Scienze Religiose e di non ricevermi neppure. Pazienza per la mia cattedra. Ma finché la ci- fra nella relazione fra noi cristiani sarà la chiacchiera non saremo molto diversi dai farisei. Quante volte Papa Francesco ci invita ad abbandonare le chiacchiere! Nel Natale scorso aveva addirittura invitato all’“obiezione di coscienza alle chiacchiere”.

Finché il criterio di relazione e di valutazione nella nostra comunità cristiana saranno queste chiacchiere che mescolano luciferinamente verità e menzogna si rischierà che degli innocenti vengano ingiustamente puniti, e degli impuniti continuino a fare ciò che vogliono. Finchè poi non interviene la magistratura, con tutto ciò che a questo è connesso. Ecco perché credo che sia necessario riappropriarsi di una dimensione di comunicazione pubblica aperta, che fa propria la frase di Gesù: “Non c’è nulla di nascosto che non sarà svelato, né di segreto che non sarà conosciuto”. Come ce lo insegnava bene il Cardinal Tonini! Perché continuare con modalità comunicative segrete, antimediatiche, quasi esoteriche, non può che portare ad una vita di ombra, e non di luce. Eccoli i frutti. Questa è l’occasione per abbandonare i vecchi schemi e cavalcare l’onda che questo Pontificato ha innescato nel rinnovamento radicale. Un rinnovamento che richiede partecipazione di tutti i fedeli alla vita della Chiesa. Che in questa diocesi sembra invece più una faccenda di preti, vescovi ed uffici. Altrimenti il cristianesimo rimarrà un affare da muffa e sagrestie. E chissà perché poi la gente non va più a Messa. Ora don Desio verrà giudicato dalla giustizia italiana. Se tutti insieme vogliamo che questo sia e resti un caso isolato, è necessario che tutti insieme inneschiamo un vero e proprio cambio di rotta. Il pastore è lei. Da lei attendiamo questo cambiamento.

Paolo Gambi
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One thought on “Lettera a Vescovo Ghizzoni su caso don Desio di Prof. Scienze Religiose sopeso dall’insegnamento dal Vescovo di Ravenna

  1. LE ISTITUZIONI RELOGIOSI inventate DALL’UOMO NON AVENDO FONDAMENTA POSSONO FARE E DISFARE A LORO PIACIMENTO, LA REALTA’ E CHE ESSENDO MAGIA E RELIGIONE OPPIO DEI POPOLI APPARTENGONO ALLA CIARLATANERIA

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