Obama e la freddezza di Papa Francesco

Sia ben chiaro: qui non si tratta di mettere in discussione la politica estera del Presidente degli Stati Uniti, che evidentemente può piacere o non piacere, ma con tutta evidenza non lo si può considerare nemmeno un esponente del capitalismo di rapina, del mondo finanziario di arrembaggio, delle multinazionali dominatrici dei mercati, che oggi è difficile frenare.

Nessuno può negare che Obama sia il Presidente degli Stati Uniti che è arrivato alla Casa Bianca sulla scia lunga del movimento per i diritti civili, che impersona se non altro per il colore della sua pelle: un fatto che ha segnato un sicuro passo avanti nella democrazia mondiale e dopo ilo quale nulla sarà più come prima.

Ciononostante Obama è stato accolto in Vaticano con una freddezza e un distacco ben trasparenti nell’atteggiamento di papa Francesco nell’udienza del ricevimento, trasmessa per via televisiva.

Naturalmente questo non significa che, per converso, debba essere cancellato il giudizio positivo per questo Papa così nuovo rispetto a quelli del passato, che non vuole frequentare i palazzi apostolici, che ha posto mano a riforme della Curia e della finanza vaticana, cioè del potere temporale, che vuole presentarsi al mondo cattolico come un pastore e non come un sovrano e che ha aperto spazi di libertà approfondendo la differenza già posta da papa Giovanni tra peccato e peccatore.

Francesco resta, comunque, un papa argentino, sudamericano, cittadino e pastore in quella parte del mondo dove si è sviluppata la teologia della liberazione, della quale, come fu scritto su questa Agenzia Radicale, Egli ha sentito il fascino fino al limite invalicabile dell’uso delle armi; una cristiana e nobile aspirazione che vede anche in Europa tanti cristiani, compresi preti e pastori, allettati dalle sirene del pacifismo ideologico altrettanto connesso con un anticapitalismo altrettanto ideologico. Posizioni che poi giocano brutti scherzi e si trovano scoperte non soltanto quando la rivoluzione prende le armi, ma non meno quando le dittature che essa sovente produce, generano mostri.

E così capita che si condanni l’invio di un paio di navi da guerra al largo delle coste siriane per dare un segnale a un dittatore che ha sulla coscienza centocinquantamila morti ammazzati e si finisca per trovarsi dalla parte sbagliata.

Si è avuta cioè l’impressione che Francesco non sia voluto apparire agli occhi del popolo del quale è stato pastore fino al 13 marzo 2012 e un po’ di fronte a tutto il mondo che la filosofia di Luis Buñuel ha così bene descritto, in atteggiamento troppo amichevole con quel mondo anglosassone, che proprio all’Argentina ha giocato qualche brutto scherzo.

agenziaradicale.com

Il vescovo Tebarzt van Elst punito dai fedeli

“Il vescovo tedesco Franz Peter Tebarzt van Elst spende e spande in circostanze poco limpide e i fedeli su due piedi mettono su una petizione per cacciarlo.”

ilmessaggero.it

Satira

Satira

L’esito della consultazione induce il prelato a presentare le dimissioni il 20 ottobre 2013, accolte però da papa Bergoglio solo quattro giorni fa. Il vescovo di Limburg avrebbe speso la bellezza di 31 milioni di euro per la ristrutturazione del centro diocesano “St. Nickolaus”, che oltre agli alloggi personali del porporato con tanto di vasca da bagno biposto del valore unitario di 15000 €, comprenderebbe giardini, cappella privata, nonché cantina per reliquie di annata “doc”.

Giusto o sbagliato che sia, senza attendere la condanna definitiva o meno, sorprende il ritardo con cui il Vaticano, per decreto della congregazione dei vescovi, abbia sancito la destinazione di Tebarzt van Elst ad altro incarico e nominato in sua vece l’amministratore apostolico Manfred Grothe. Una dilazione ingiustificabile per una  comunità guidata da un pontefice che fin dalla prima ora ha indirizzato la politica vaticana seguendo il dogma “una Chiesa povera al servizio dei poveri”.

I fedeli tedeschi, dal canto loro, hanno fior di ragioni per chiedere chiarimenti a gran voce, visto che, e la maggior parte degli immigrati lo sa bene, in Germania vige il costume della “Kirchensteuer”, letteralmente “tassa sulla Chiesa”. Spiegato in termini semplici, nel momento in cui vi doveste iscrivere come residenti in un comune tedesco, l’impiegato dell’anagrafe vi chiederebbe: “in quale religione vi riconoscete?”. Il tipo di fede non farebbe differenza, ma in seguito vi trovereste in busta paga, variabile da un Land all’altro, una detrazione fino al 9% del totale delle imposte sul reddito. Di questi soldi nessuno saprebbe descrivervi il percorso e ovviamente lo scopo finale, ma coloro che ottemperano perché semplicemente desiderosi di “fare del bene”, avrebbero comunque le loro buone ragioni per conoscerne il fine.

Così come Ratzinger,il vescovo in questione è tedesco, questa “razza” strana  che  contempla ancora un termine considerato ormai una bestemmia dai potenti italiani: dimissioni.

Argentina: sacerdote accusato di pedofilia sospeso per dieci anni

L’arcivescovo di Cordoba, monsignor Carlos Nanez, ha sospeso per dieci anni un sacerdote accusato di pedofilia: lo sottolinea la stampa argentina, precisando che la richiesta della misura è stata fatta dal Vaticano. “Lo scorso 10 gennaio la Congregazione per la dottrina della fede ha confermato con sufficiente certezza morale, in seconda istanza, la sentenza che ha ritenuto colpevole il presbitero Luis Alberto Bergliaffa del delitto di abuso sessuale di una minore”, ha reso noto in un breve comunicato l’arcivescovato di Cordoba. Bergliaffa, della parrocchia ‘Nuestra Senora de Fátima” di Cordoba, continuerà quindi ad essere sacerdote ma non potrà esercitare per dieci anni, hanno precisato inoltre fonti dell’arcivescovato, ricordando che il sacerdote non può pertanto “celebrare messa pubblicamente”. L’inchiesta delle autorità canoniche argentine è iniziata tre anni fa, sottolinea la stampa locale.

unionesarda.it

Pedofilia: l’insostenibile leggerezza della Cei

Si parla di obbligo morale a contribuire al perseguimento del bene comune ma non di obbligo di denuncia per i Vescovi alle autorità giudiziarie. Il riferimento è, ovviamente, ai contenuti delle linee guida che la CEI avrebbe adottato per disciplinare “i casi di abuso sessuale nei confronti di minori da parte di chierici”. Una disposizione che appare, ai nostri occhi, alquanto eccepibile.

Se, infatti, la Conferenza dei Vescovi Italiani intendesse effettivamente dare un segnale forte su un tema tanto scottante, che si presta anche a strumentali generalizzazioni, probabilmente dovrebbe cercare formule meno evasive per affrontarle.

Non neghiamo, infatti, l’inutilità di vaste battute di caccia alle streghe né che, sparsi per l’Italia e non solo, vi siano tantissimi sacerdoti che, col loro impegno discreto e silenzioso, sono il cuore di comunità altrimenti morte o alla deriva, ma è pur vero che quell’abominevole crimine che si consuma in una desolata solitudine smentisce l’essenza stessa della Chiesa. Per cui non è giustificabile una pur comprensibile morbidezza dettata dalla necessità di preservare il valore dell’Istituzione demandata a rappresentare Dio in Terra. Ma proprio per questo e per coerenza con tale ruolo ci si attende, in Italia come altrove nel mondo, il vigoroso rigore che ad essa già appartiene in altre circostanze.

Il tema è delicato e scivoloso, ce ne rendiamo conto, e per affrontarlo ci avvaliamo di un elementare sillogismo: se un sacerdote è un uomo e un uomo pedofilo è passibile di denuncia e condanna, allora un sacerdote pedofilo è ugualmente passibile di denuncia e condanna. E non solo in virtù di un obbligo morale per il bene comune ma per rispetto delle vittime. E chi sa e tace, per questioni di immagine o per qualsivoglia altro motivo, assume un atteggiamento analogamente condannabile: va bene la misericordia ma questa non può essere un alibi.

E qui c’è una puntualizzazione da fare: non si tratta di anticlericalismo né di sterile volontà polemica nei confronti della Chiesa, anzi. Siamo convinti che una maggiore incisività gioverebbe alla Chiesa stessa, ripulendone l’immagine agli occhi del mondo e mettendola al riparo da tante argomentazioni addotte per criticarne la condotta.

In più, prima di procedere e chiudere col nostro ragionamento, abbiamo una precisazione da fare. Non possiamo negare, infatti, di amare particolarmente i piccoli e di avere con loro un’empatia forte, elementi per cui soffriamo d’un tremendo rifiuto nei confronti di chiunque dia sfogo su di loro alle proprie perversioni sessuali, tanto più se sacerdoti. Perché se è vero che la pedofilia è una malattia e che il pedofilo, al momento del compimento di quella che è una vera e propria aberrazione, perde il controllo di sé, è altrettanto vero che il sacerdote non è un uomo come altri ma riveste, nell’economia complessiva di un corpo sociale, specie in un Paese come l’Italia, un ruolo estremamente delicato.

Inoltre, coprendo l’abuso non si risponde a quello che è il dramma vissuto dalla vittima né si pone rimedio all’alienazione del suo carnefice e predisporne l’allontanamento non è necessariamente una soluzione efficace. Perché, se il Vescovo non denuncia alle autorità, cosa fa? Tace e allontana il sacerdote. Bene: e poi?

Poi, presumibilmente, resta il dramma di un’infanzia spezzata, di una crescita violata e, insieme all’orrore di un incubo, il sapore amaro di un’ingiustizia.

Qui non si tratta di gettare tutti nel calderone o di scindere tra mondano e trascendente, tra sacro e profano. Si tratta di pura e semplice giustizia e della volontà di perseguirla, o meno, fino in fondo.

orticalab.it

Cassino, coppia trova un tesoro dalla cassapanca dello zio prete

Ricevono in eredità una casa a Cassino e in una cassapanca trovano un tesoro in lire e in buoni postali. Protagonisti della storia Walter Adami un sessantenne, originario di Verona e Marisa Cerrato, cinquantenne originaria di Asti, ma residenti a Cassino. Una storia surreale, se non fosse suffragata da documenti, testimonianze e soprattutto tante banconote. Quelle coi “baffi”, da 100 mila lire, tanto per intenderci.
Tutto comincia qualche giorno fa, quando nella casa donato loro dal prozio sacerdote morto qualche mese fa, hanno rinvenuto un vero tesoro: all’interno di una cassapanca in legno posizionata nell’androne dell’abitazione ritrovano ben 150 milioni di lire in banconote da 100mila lire e 5 buoni postali emessi negli anni 80 del valore nominale ciascuno di 5 milioni di lire intestate ai fratelli e le sorelle del prozio morto loro dante causa e donante.

ILMESSAGGERO.IT

 

Zarqa, la prima parrocchia a energia solare

La chiesa cattolica latina dei dodici Apostoli a Zarqa è la prima parrocchia del Medio Oriente a aver impiantato un sistema di sfruttamento dell’energia solare che permette di soddisfare buona parte delle esigenze di consumo energetico parrocchiale.

Lo ha confermato all’Agenzia Fides il parroco Elias Kurzum, che per primo tra i pastori delle comunità ecclesiali mediorientali ha pensato di sfruttare a scopi energetici la forte irradiazione solare che segna l’intera regione.

“L’idea” confida a Fides abuna Elias “mi è venuta d’estate, vedendo questo sole che qui nel deserto a giugno, luglio e agosto ci fa patire il caldo… Ho pensato: proviamo almeno a sfruttarlo, per pagare di meno le bollette”. Un sistema di pannelli solari, piazzato sulla terrazza della chiesa, consente di produrre ogni giorno dai 50 ai 60 Kw/ora di energia, anche d’inverno.

La città di Zarqa si trova in una zona semi-desertica, dove le giornate di sole sono più di 300 all’anno. Un’esposizione ottimale che consente di produrre energia verde usata anche per il consumo energetico della scuola collegata alla parrocchia, abbattendo nel contempo la soglia dell’inquinamento. “Per ora” riferisce padre Kurzum “copriamo grazie al sole la metà del consumo energetico complessivo. Puntiamo a aggiungere altri pannelli per alleggerire ulteriormente le bollette, rientrando nella fascia tariffaria più bassa”.

Quello realizzato presso la parrocchia dei dodici Apostoli si presenta come un progetto pilota che potrebbe essere seguito anche da altre parrocchie. L’allestimento del sistema di produzione energetica “verde” è stato reso possibile dal contributo dell’Oeuvre d’Orient, l’organizzazione francese che sostiene le comunità cristiane mediorientali. “Abbiamo messo in funzione l’impianto il 2 febbraio, nel giorno in cui la Chiesa celebra la Presentazione di Gesù al Tempio, nota anche come “festa della luce”. Mi è sembrata una coincidenza bella e suggestiva”, fa notare padre Elias Kurzum.

avvenire.it

Decreto Bankitalia, il regalo è ufficiale Nei bilanci delle banche vale 4,6 miliardi E INTANTO GLI ITALIANI SI VENDONO 300 TONNELLATE D’ORO IN DUE ANNI

Decreto Imu-Bankitalia, i big del credito certificano il regalo: 4,6 miliardi di euro

La rivalutazione delle quote di via nazionale nei bilanci delle banche: a Intesa San Paolo vanno 1,5 miliardi, mentre a Unicredit 1,4 miliardi. Mentre Europa e Corte dei Conti vogliono vederci chiaro

di Camilla Conti

Il regalo è ancora da spacchettare ma intanto la rivalutazione delle quote di Banca d’Italia ha ridato ossigeno ai bilanci delle big del credito che in questi giorni hanno annunciato i conti del 2013. In totale parliamo di circa 4,6 miliardi, considerando solo le “grandi firme”.

Si tratta della legge che innalza da 156 mila a 7,5 miliardi il valore del capitale sociale di Palazzo Koch, firmata dall’ex ministro Fabrizio Saccomanni allo scopo di “aggiornare” il rendimento delle partecipazioni delle banche nell’istituto centrale raccogliendo circa un miliardo di risorse dalla tassazione delle plusvalenze generate. In vista della cosiddetta Asset Quality review, ovvero il check-up sugli istituti che a novembre passeranno sotto la vigilanza unica della Bce, il sistema creditizio ha dovuto fare pulizia con accantonamenti e rettifiche. Qualche milioncino in più ha dunque attutito in parte il colpo sebbene non si possano scontare ancora i benefici effettivi in termini di requisiti patrimoniali. In quasi tutti i bilanci, si segnala infatti che “essendo attualmente in corso approfondimenti da parte delle autorità competenti (l’Esma, la Consob europea, ndr) potrebbe emergere una differente interpretazione dei principi contabili rispetto all’approccio adottato”. Traduzione: se eventuali pronunce arriveranno entro le assemblee delle banche, ai soci verrà sottoposta una versione aggiornata dei conti.

Partiamo dai big. “La Consob è stata molto chiara e non ha posto vincoli di contabilizzazione. Noi non abbiamo bisogno della rivalutazione perché abbiamo un eccesso di capitale. Se ci può essere la possibilità di un ritorno positivo lo valuteremo”, aveva annunciato qualche settimana fa l’amministratore delegato di Intesa Sanpaolo, Carlo Messina. Il ritorno c’è stato eccome analizzando i risultati presentati ieri e chiusi in rosso per 4,55 miliardi. Fra i proventi di natura straordinaria spuntano infatti anche 2,56 miliardi “derivanti dall’iscrizione delle nuove quote partecipative al capitale di Banca d’Italia emesse dall’Istituto Centrale a seguito delle modifiche statutarie approvate dall’assemblea straordinaria del 23 dicembre 2013”. Tale beneficio, viene aggiunto, non ha avuto “nessun impatto sul Core Tier 1 ratio”, ovvero l’indice di solidità patrimoniale. Dopo essere arrivati a costruire cinque diverse ipotesi di bilancio, le plusvalenze sulle quote Bankitalia sono state inserite anche nel bilancio di UniCredit: 1,4 miliardi, al lordo di 200 milioni di imposte, derivanti da una rivalutazione del 22 per cento. Secondo l’amministratore delegato, Federico Ghizzoni, “se dovesse cambiare qualcosa nelle rivalutazioni non ci sarebbe impatto in termini di capitale, in quanto la legge approvata di recente dal Parlamento italiano ci tutela dal punto di vista patrimoniale. Potrebbe esserci un impatto sul conto economico quindi si tratterebbe in qualche modo di rettificare il risultato netto a chiusura dell’anno, aggiungendo 1,2 miliardi alle perdite”.

Anche il Banco Popolare che è stato il primo tra i grandi istituti a rendicontare il bilancio 2013, ha detto che la rivalutazione ha migliorato di 48,2 milioni il risultato dell’esercizio, chiuso con una perdita di 600 milioni. Banca Popolare di Vicenza invece aveva comunicato che la quota dello 0,23% posseduto dalla capogruppo nel capitale della Banca d’Italia è stata rivalutata per un valore di 10,3 milioni rispetto al valore di costo di 6,9 milioni. Il Monte dei Paschi ha contabilizzato a conto economico nel quarto trimestre un beneficio da rivalutazione della quota Bankitalia pari a 187,5 milioni di euro, ma ha avvertito che se il beneficio venisse imputato a patrimonio e non al conto economico, l’effetto negativo sul risultato netto di esercizio sarebbe di 165 milioni. Altri 20 milioni di rivalutazione emergono dal bilancio di Ubi, 13,1 milioni da quello della Popolare di Milano mentre Carige ha contabilizzato la nuova quota detenuta in Banca d’Italia per 299,9 milioni (263,9 milioni netti).

Il beneficio quindi per ora è solo sulla carta. Lo scorso 8 marzo l’Esma, l’organismo che riunisce i regolatori di mercato dei 27 Paesi Ue, ha acceso un faro sul trattamento contabile delle quote “rivalutate” di Bankitalia detenute dalle banche. Bruxelles sospetta che dietro alla rivalutazione delle quote si nascondano aiuti di Stato alle banche italiane. In generale, qualora l’indicazione da parte dell’Esma dovesse essere per un inserimento delle plusvalenze solo a riserva, gli istituti di credito non sarebbero tenuti a pagare la tassa del 12% sulle plusvalenze pari a 900 milioni euro in tre anni (peraltro già contabilizzati nella finanziaria 2014 per abolire parte dell’Imu sulla prima casa), di cui 300 quest’anno.

Intanto la Procura della Corte dei Conti del Lazio ha aperto un’inchiesta dopo aver ricevuto una denuncia per danno erariale dall’associazione Adusbef di Elio Lannutti che, assieme al Movimento 5 Stelle, ha preannunciato una battaglia legale. Oltre alla denuncia alla Corte dei Conti, l’Adusbef si è rivolta alla Commissione europea ipotizzando un aiuto di Stato e ha presentato esposto in 130 Procure italiane per l’ipotesi di peculato per distrazione ex articolo 314 del codice penale.

Certo, interpretare la rivalutazione delle quote di Palazzo Koch solo come un regalo alle banche è riduttivo. Non bisogna infatti dimenticare che su questo giochetto contabile il Tesoro ha già incassato quanto necessario per far quadrare i conti pubblici. Un domani quando le banche cederanno le loro quote potranno realizzare delle plusvalenze e anche sul fronte dei dividendi già dal 2014 le cose potrebbero migliorare. Ma per gli istituti è un regalo, per ora virtuale, dal punto di vista del conto economico.

da il Fatto Quotidiano di sabato 29 marzo 2014

CHIESE EUROPEE: A TIRANA INCONTRO DI PASTORALE UNIVERSITARIA IN EUROPA

Il mondo giovanile, il rapporto con gli adulti, la navigazione nella realtà virtuale, le potenzialità di Twitter, l’annuncio del Vangelo. Di questo si è parlato a Tirana (Albania) all’incontro dei responsabili della pastorale universitaria in Europa, organizzato dal 23 al 25 marzo dalla Commissione “Catechesi Scuola Università – Sezione Università” del Ccee sul tema “Joie de vivre: che cos’è veramente?”. Hanno partecipato sacerdoti e laici impegnati nella pastorale universitaria di molte città europee. A Kaja Kaźmierska, docente di sociologia presso l’Università di Lódz (Polonia), è stato affidato il compito di raccontare “cosa accade nella vita degli studenti oggi”. È – ha detto – una generazione dove “Internet è diventato una delle fonti principali se non la fonte principale d’informazione, di comunicazione, di espressione delle emozioni e, last but not least, di contatti sociali”. Ha preso la parola anche padre José Clavería, attualmente parroco in Inghilterra, ma con una lunga esperienza di pastorale universitaria a Vienna e in Spagna. “Se il terreno della vita dei giovani è instabile e a volte deserto – ha detto -, è proprio in esso che bisogna seminare la Parola”. Ed ha consigliato: “Per annunciare il Vangelo non bisogna aspettare che il terreno sia pronto, il Vangelo stesso ha una potenza di ‘bonifica’ della terra dove deve attecchire”.

Nello scambio di esperienze con i giovani universitari i partecipanti hanno sottolineato l’importanza di “stimolare la curiosità dei giovani, favorire una disposizione d’animo il più possibile aperta”. Don Michel Remery, vice-segretario generale del Ccee, ha raccontato la propria esperienza di pastorale nei Paesi Bassi, raccolta nel volume “Tweeting with God”, mettendo in evidenza i buoni esiti dell’utilizzo di Twitter come mezzo per trasmettere in maniera sintetica alcune informazioni sulla fede cattolica. Non è mancato durante i tre giorni del convegno il contatto con la Chiesa locale. I rappresentanti della pastorale universitaria albanese hanno raccontato l’esperienza dell’annuncio del Vangelo nella società albanese post-atea, mettendo in evidenza l’importanza della memoria del martirio dei cristiani sotto la persecuzione comunista. Il presidente della Commissione Ccee per la catechesi, la scuola e l’università, mons. Marek Jedraszewski, ha aperto il convegno con la celebrazione della Messa nella Chiesa di Santa Maria Ausiliatrice a Tirana e ha coordinato tutti i lavori, che sono terminati con la celebrazione dell’Eucaristia nella cattedrale di San Paolo a Tirana, dove i fedeli salutavano la statua della Madonna di Fatima al termine di un pellegrinaggio dell’immagine in varie parrocchie del Paese.

sir