Papa Francesco permette a un uomo sposato negli Usa di essere sacerdote

foto: ilmattino.it

Wissam Akiki, il neo-prete, ha attirato centinaia di sostenitori e ha ricevuto il sacramento con la moglie a pochi metri di distanza. Definendolo un «giorno storico», Akiki ha affermato di aver ricevuto due regali immensi nella sua vita: la moglie Manal e la realizzazione del suo «sogno di servire il Signore e la Chiesa da prete».

Sposato, padre di una bambina, è stato ordinato sacerdote cattolico maronita a St. Louis, nel Missouri: è la prima volta in oltre un secolo che la chiesa orientale cattolica accetta un uomo sposato tra le fila dei suoi sacerdoti negli Stati Uniti.
La cerimonia è avvenuta alla cattedrale maronita di Saint Louis:

I Maroniti accettano l’autorità del Papa ma seguono una serie di rituali e liturgie loro proprie. L’ordinazione di uomini sposati era stata bandita negli Usa dal 1920 dal Vaticano, ma più di recente Papa Giovanni Paolo II aveva sollecitato una maggiore accettazione per le tradizioni cattoliche dell’Est. Papa Francesco – riportano i media Usa- ha dato il permesso all’ordinazione di Akiki.

Il ministero del prete si realizzi in due stati di vita complementari (celibato e matrimonio)

Oltre alle questioni pratiche, la posta in gioco cruciale, a mio avviso, è il nostro rapporto col sacro.
Il prete viene visto spesso come l’uomo del sacro. Ma Gesù Cristo ci rivela che Dio, pur rispondendo alla ricerca di trascendenza, rompe la logica del sacro: Dio viene nella storia, non altrove, e il Vangelo agisce nella realtà del mondo, anche profano… Modificare la regola del celibato esclusivo avrebbe delle conseguenze su tutta un’architettura mentale relativa alla simbologia e al rapporto sacro-profano.
Intervista a Thibault Joubert, a cura di Loup Besmond de Senneville e Céline Hoyeau
in “La Croix” del 15 febbraio 2014 (traduzione: www.finesettimana.org)

Il celibato non è intrinsecamente legato all’ordine

L’idea che il prete debba vivere lo stesso genere di vita di Cristo è molto diffusa, in particolare dopo la riforma tridentina e la scuola francese di spiritualità. È una base su cui pensare il presbiterato, ma non è esclusiva. Corrisponde ad un’epoca determinata, che trova le sue radici nella teologia eucaristica del XII secolo. Prima, c’era un modo più comunitario di intendere il mestiere del prete, considerato come l’intendente del vescovo. Rimettendo il vescovo al centro della vita della Chiesa e del sacramento dell’ordine, il Vaticano II ha permesso di pensare il prete non più solo come un rappresentante personale di Cristo, ma anche nel suo legame strutturale e tradizionale con la comunità.
Intervista a Thibault Joubert, a cura di Loup Besmond de Senneville e Céline Hoyeau
in “La Croix” del 15 febbraio 2014 (traduzione: www.finesettimana.org)

Preti sposati: la posta in gioco è il rapporto con il sacro

I primi ministri della Chiesa erano sposati, e la loro capacità ad essere buoni padri di famiglia era perfino un criterio per sceglierli. Tuttavia, molto presto, seguendo san Paolo, si privilegiano i ministri non sposati, per un motivo escatologico: si crede all’imminenza dell’avvento del Regno di Dio e il celibato è immediatamente associato a questa attesa, segno del Regno “che viene”.

La prima richiesta di tipo disciplinare appare al Concilio di Elvira (306), che chiede che il chierico non si unisca alla moglie prima del servizio all’altare. Questa clausola sarà regolarmente ripetuta dai conclave. Così, all’argomento escatologico si aggiunge una dimensione rituale: nel IV secolo, il compimento dei riti diventa il centro del ministero del prete; è condotto a celebrarli sempre più spesso, e quindi a digiunare in parallelo, il che lo condurrà ad una continenza completa. Si nota come idea di fondo una teologia di tipo platonico, che tende a svalutare la sessualità: il prete, uomo del sacro, non può entrare nella profanità dell’atto sessuale.
Un terzo fondamento arriva con il Concilio del Laterano (1123) che impone definitivamente il celibato per i preti della Chiesa latina. Il contesto è diverso: la Chiesa ha avviato la riforma gregoriana per rispondere ad una certa perdita di potere. Di fatto, le funzioni nella società dell’epoca e il patrimonio legato ad esse erano trasmessi per via ereditaria, e questo sistema influiva sulla vita della Chiesa. Con il celibato, vuole evitare che le cariche ecclesiastiche si trasmettano di padre in figlio e continuare a scegliere lei i suoi pastori.
Intervista a Thibault Joubert, a cura di Loup Besmond de Senneville e Céline Hoyeau
in “La Croix” del 15 febbraio 2014 (traduzione: www.finesettimana.org)

Dichiarazioni sui preti sposati di Hendro Munsterman direttore dell’Institut pastoral d’études religieuses a Lione

in “La Croix” del 15 febbraio 2014 (traduzione: www.finesettimana.org)
“Per la generazione di preti ordinati dagli anni 2000, il celibato è percepito come un modo personale ed individuale di cercare la felicità. È diverso rispetto a molti preti più anziani di loro, che ritenevano che si trattasse piuttosto di una croce da portare. Di conseguenza, il modo di considerare un prete sposato è molto meno negativo ed esente da gelosia. Se gli uomini sposati potessero essere ordinati in numero maggiore, molto probabilmente non esisterebbe alcuna concorrenza tra preti sposati e preti celibi. La sfida è immaginare il modo in cui questi due modelli di prete possono essere complementari. In questa prospettiva, il teologo Paul Zulehner, professore all’Università di Vienna, distingue i preti che hanno seguito un discorso paolino (termine derivato da san Paolo) e preti che hanno seguito un percorso petrino (da san Pietro). I primi sono celibi. La vocazione dei secondi nasce in una parrocchia, e possono essere sposati”

Bolzano resta la più ricca, ma frena in Ue. Ecco tutti i dati

La provincia autonoma di Bolzano resta la più ricca d’Italia, ma perde posizioni in Europa, arretrando dal 19mo al 20imo posto. La Campania, invece, si conferma la regione più povera d’Italia. E’ quanto emerge dai dati Eurostat sul pil procapite regionale del 2011, che fotografano una situazione sostanzialmente invariata da alcuni anni in Europa, dove l’area più benestante si conferma quella di Londra e le più in difficoltà in Bulgaria e Romania. Con una media Ue espressa in potere d’acquisto e fissata a 100, Bolzano è a 147, ed è stata scalzata da Salisburgo (149) dalla 19ima posizione che aveva nel 2010. L’Italia conferma anche altre due regioni tra le ‘prime della classe’ con un pil sopra 125 (Val d’Aosta e Lombardia, entrambe a 132), e cinque (oltre alla Campania, 63, Calabria, 64, Sicilia, 65, Puglia, 67, e Basilicata, 71) tra le più povere (sotto la soglia di 75).

ansa

Pedofilia: in ‘deep web’ torture a bimbi

(ANSA) – CATANIA, 27 FEB – Bambini di 10 mesi violentati e torturati, ai quali viene dato fuoco o colata cera bollente sulla pelle. E’ il contenuto di alcuni filmati scambiati nel “deep web”, il lato oscuro della Rete, la cui presenza è stata denunciata dall’Associazione Meter Onlus di don Fortunato Di Noto al Compartimento Sicilia Orientale della Polizia Postale e delle Comunicazioni di Catania. “Continueremo a segnalare tutto questo – ha detto il prete – quanto abbiamo visto ha superato ogni nostra immaginazione”.

Parroco 69enne violenta una fedele disabile: rischia 20 anni di carcere

Avrebbe aggredito e violentato una sua parrocchiana, una donna di 39 anni affetta da disturbi psichici e fisici, descritta dai media come “vulnerabile e pia”.
E’ accaduto a Moirans-en-Montagne, un paesino nella Francia orientale, laddove l’uomo, padre Lagnien, guidava una parrocchia. Ora il sacerdote, di 69 anni, deve rispondere delle accuse di fronte al tribunale di Lons-le Saunier, rispetto a quegli infamanti fatti che sarebbero avvenuti, secondo le ricostruzioni della vittima, nel giugno del 2010.

Tutto sarebbe iniziato durante un viaggio di pellegrinaggio, quando l’uomo avrebbe tentato ripetutamente di toccarla e palpeggiarla, con intenzioni inequivocabli. Avances pesanti cadute nel vuoto, in quanto la donna è sempre riuscita a sfuggirgli. Una volta tornati a Moirans-en-Montagne, però, la signora si sarebbe recata nella casa del parroco per chiedere spiegazioni: qui il religioso l’avrebbe spinta in camera da letto e violentata.

Padre Lagnien, che era molto rispettato e apprezzato, nega lo stupro ma non i fatti. Sostiene infatti che il rapporto vi è stato, ma che la donna era consenziente. Avrebbe anche inviato numerose lettere di scuse alla donna, proponendole anche scuse pubbliche, il tutto per evitare di finire in tribunale. Inutilmente. Ora rischia fino a 20 anni di carcere.

articolotre.com

Si è aperto questa mattina il processo, con il rito abbreviato, a don Aldo Nuvola

Si è aperto questa mattina il processo, con il rito abbreviato, ad Aldo Nuvola, l’ex sacerdote arrestato a luglio con l’accusa di induzione alla prostituzione e atti sessuali con minori. Si sono costituiti parte civile i sei ragazzini che sarebbero stati molestati e i loro genitori.

L’avvocato Loredana Lo Cascio, che assiste una delle parti civili, ha chiesto che la Curia di Palermo, nella persona del cardinale Paolo Romeo, entrasse nel processo come responsabile civile.

La richiesta è stata rigettata dal gup Riccardo Ricciardi in quanto, come ha fatto notare il difensore di Aldo Nuvola, l’avvocato Nino Caleca, il rito abbreviato esclude la possibilità di citare responsabili civili. Le presunte relazioni del sacerdote vennero fuori nel corso dell’indagine sull’omicidio dell’imprenditore Massimo Pandolfo, ucciso il 24 aprile scorso.

I carabinieri intercettarono una telefonata tra il diciassettenne arrestato per il delitto e il prete. I due avevano una relazione. Interrogato dai carabinieri il 17enne confessò i suoi rapporti con il sacerdote. 

palermo.blogsicilia.it

Como, il vescovo si scusa per il prete pedofilo

Dopo un lungo periodo di silenzio, monsignor Coletti torna a parlare del caso Mangiacasale: l’ecx sacerdote, reo confesso e condannato anche in appello, è stato ridotto allo stato laicale da papa Francesco

Chiede perdono alle vittime, alle famiglie e alla parrocchia di San Giuliano. Il vescovo di Como, monsignor Diego Coletti, dopo un lungo periodo di silenzio, torna a parlare della vicenda di Marco Mangiacasale, l’ex sacerdote ed ex capo economo della Diocesi lariana condannato in primo e secondo grado a tre anni e mezzo per violenza sessuale su cinque ragazzine. Un caso che ha spaccato profondamente la comunità cattolica comasca. E’ stato papa Francesco a decidere direttamente del destino di Mangiacasale, scegliendo la “dimissione dallo stato clericale” per “il bene della Chiesa”.

Una decisione quasi unica. Il caso poteva essere risolto con una decisione della Congregazione della dottrina della fede o con un decreto del presule comasco. Invece il Papa ha voluto di agire direttamente e, gesto ancor più clamoroso, lo ha fatto subito dopo la conclusione del secondo grado di giudizio. Mangiacasale, reo confesso, attende ancora che sia fissata la data dell’udienza in Cassazione. Le violenze sono avvenute ai danni di minorenni che frequentavano la parrocchia di San Giuliano a Como. La vicenda è esplosa con l’arresto il 7 marzo del 2012. Poco dopo monsignor Coletti aveva fatto sapere che il processo canonico era stato incardinato, quindi il silenzio assoluto. Fino a quando Repubblica ha dato notizia della decisione di Papa Francesco. Mangiacasale è stato spretato l’11 dicembre del 2013.

In queste settimane la Diocesi lariana è finita sotto un diluvio di polemiche. Il vescovo è stato accusato di non aver reso pubblica la decisione del Pontefice nonostante l’espressa richiesta delle famiglie delle vittime. Va detto che Coletti aveva assolto ogni obbligo, meramente formale, comunicando al sacerdote la dimissione dallo stato clericale e allertando i genitori delle ragazze. Non sono mancati colpi durissimi all’interno della Chiesa comasca. In primis monsignor Angelo Riva, vicario episcopale e direttore del settimanale della Diocesi, lo stesso che aveva accusato di coprofagia i giornalisti che si erano occupati del caso. “Don Marco non è un pedofilo – ha scritto in un editoriale online – non è malato, non è socialmente pericoloso. È un peccatore che ha commesso crimini per i quali è stato giudicato”.

Poi il successore di Mangiacasale a San Giuliano, don Roberto Pandolfi, che dopo due anni di silenzio ha criticato duramente i vertici della Diocesi. “Ho letto e riletto il commento di monsignor Angelo Riva – ha scritto sul sito della parrocchia – Ho letto la solenne affermazione che ‘la Chiesa di Como sa di volergli bene e di dovergli porgere il balsamo della misericordia’. Ma mi sarebbe piaciuto leggere anche che la Chiesa di Como sa di voler bene alle ragazze abusate da Mangiacasale”.

In queste ore il messaggio quaresimale del vescovo Coletti. “Rinnoviamo alle giovani vittime e alle loro famiglie la domanda umile e accorata di perdono per tutto il male che hanno dovuto subire”, ha scritto. “Grava sul mio animo la tristezza di non essere riuscito a far pervenire con chiarezza a queste famiglie la mia sollecitudine: intenzione che pure era nel mio cuore e per la quale ho lungamente

riflettuto e pregato”. “Il mio pensiero va anche a Marco Mangiacasale – conclude Coletti – Nulla può attutire la gravità delle sue azioni. Egli, però, rimane per tutti un fratello nella fede, da sostenere e accompagnare nel suo desiderio di redenzione”.

milanorepubblica.it

Come lavorare in Vaticano

Per lavorare presso il Vaticano ci sono dei passi fondamentali da seguire:

– Essere iscritti all’ Ufficio di lavoro della sede Apostolica dalla quale vi comunicheranno tutte le novità e le Posizioni Aperte inerenti ai vostri titoli ed esperienze pregresse

– Per i Residenti nella santa sede è prevista un’età tra i 25 anni minimo e massimo 45 con nulla Osta dell’Ordine Sacrale per verificare tutte le proprie credenziali come cittadino e come cattolico

– Per i non residenti e soprattutto per i Laici c’è un range di età compreso tra i 21 anni ed un massimo di 35. Inoltre è necessario presentare le proprie credenziali come cittadino e come credente. Dunque quello che è richiesto è:

– Verifica dei sacramenti compiuti e della propria frequentazione della Chiesa e dell’azione Cattolica

– Verifica della Fedina Penale Pulita

– Verifica delle proprie credenziale come lavoratore e come studioso

Logicamente il Vaticano essendo uno Stato indipendente ha diverse aree con appunto possibili impieghi che vanno dall’infermiera, alla guardia giurata, al pompista come ad un impiego in biblioteca o nei musei vaticani.

lettera43.it

Il 26 marzo l’udienza per il sacerdote imputato di molestie su un bimbo

E’ una video intervista, il racconto del padre del bimbo, vittima della presunta violenza sessuale da parte di un sacerdote di Ferrara, 60enne. Un video che rischia di inquinare il processo fissato per il 26 marzo davanti al gup Silvia Marini, quando il sacerdote dovrà presentarsi nei panni di imputato di molestie sul bimbo di 3 anni, figlio dell’uomo che denuncia, tramite YouTube, la sua storia, raccolta dalla ‘Rete nazionale contro l’abuso’. «E’ barbarie, macelleria mediatica questa, lo faremo presente al processo» spiega senza giri di parole l’avvocato Claudio Maruzzi, difensore del sacerdote, del quale nel video vengono indicate le generalità, contrariamente a quanto recita la legge sui minori, non per proteggere chi abusa (o è processato per questo), ma per non dare indicazioni e svelare l’identità delle piccole vittime, minori.

La storia è conosciuta alle cronache: è quella di un sacerdote 60enne che aveva ospitato diversi anni fa una famiglia straniera, in casa propria. Una famiglia che era diventata la sua famiglia, padre, madre e due figli. Al padre, straniero – secondo gli atti processuali – che chiedeva asilo politico in Italia, era stata rigettata ogni richiesta e in seguito, secondo la difesa del sacerdote, rischiando di essere espulso dall’Italia, l’uomo si sarebbe inventato le accuse delle molestie del sacerdote su uno dei figli di 3 anni, che gli hanno permesso di restare in Italia. La difesa del sacerdote ha sostenuto da sempre la totale estraneità. Mentre il padre del bimbo assistito dall’avvocato Giovanni Montalto aveva ribadito ogni accusa: «Mi aspetto e mi auguro che questa vicenda arrivi ad un pubblico dibattimento, affinchè ognuna si assuma pubblicamente ogni responsabilità e non ci si nasconda dietro un abito talare» aveva dichiarato il legale a la Nuova Ferrara. Alla fine il pm Ciro Alberto Savino, valutando le ragioni dell’uno e dell’altro, ha deciso che il processo si deve fare, poichè necessario il vaglio di un giudice terzo. Il 26 marzo sarà il gup Marini a decidere, sulla richiesta di processo del sacerdote. Mentre il 17 aprile davanti al gip Piera Tassoni è fissato un altro processo, a ruoli invertiti: il prete nei panni di vittima, mentre il padre del bimbo è accusato di aver ricattato il sacerdote e averlo perseguitato: la procura ha chiesto l’archiviazione da tempo, ora il giudice dovrà valutare se accoglierla oppure no. (d.p.)

lanuovaferrara

Cattolici e Ortodossi: un dialogo a rischio

 

Il dialogo teologico iniziato tra cattolici e ortodossi per camminare verso la piena comunione sacramentale rischia di incepparsi per sempre. E la responsabilità di un simile naufragio sarebbe in gran parte dovuta alle divisioni intra-ortodosse e a quei settori influenti dell’Ortodossia – in primis il Patriarcato di Mosca – che non vogliono riconoscere in alcun modo la realtà di un primato universale nella Chiesa, fondato su una tradizione canonica ed ecclesiale condivisa. A lanciare l’allarme è nientemeno che il Metropolita di Pergamo Ioannis Zizioulas, già membro del Sinodo del Patriarcato ecumenico di Costantinopoli, co-presidente della Commissione internazionale del dialogo teologico tra la Chiesa cattolica e quella ortodossa.

Zizioulas, considerato da molti il maggiore teologo cristiano vivente (la sua “ecclesiologia eucaristica” è apprezzata sia da Papa Francesco che dal suo predecessore Benedetto XVI) ripone fiducia nell’imminente incontro tra l’attuale Vescovo di Roma e il Patriarca ecumenico Bartolomeo a Gerusalemme, il prossimo maggio. Per lui l’unità tra i cristiani è molto di più di una alleanza tra apparati ecclesiali per fare “fronte comune” sulle questioni etiche e sessuali. Nel frattempo, in Europa orientale, la direzione imboccata dalla crisi ucraina mette di nuovo in discussione il controllo esercitato dal Patriarcato di Mosca su gran parte delle parrocchie ortodosse di quel Paese.

L’appuntamento a Gerusalemme tra il Papa e il Patriarca ecumenico si avvicina. Cosa c’è da aspettarsi da quel prossimo incontro?
«Sarà un fatto molto importante. Si vuole commemorare l’incontro di cinquant’anni fa tra Paolo VI e Atenagora, il primo incontro avvenuto tra un Papa e un Patriarca ecumenico dai tempi della divisione. L’abbraccio tra loro due aveva acceso la speranza di arrivare presto all’unità tra cattolici e ortodossi. Questo non si è ancora realizzato. Ma è importante mostrare al mondo che stiamo continuando a camminare con pazienza e tenacia verso unità. Siamo in cammino. Non ci siamo fermati. Per questo il prossimo incontro tra Francesco e Bartolomeo a Gerusalemme non sarà solo un atto commemorativo, rivolto al passato. Esso rappresenta anche una porta aperta sul futuro».

A un anno dalla sua elezione, che impressione prevale su Papa Francesco tra i fedeli ortodossi e anche tra i capi delle Chiese d’Oriente?
«Papa Francesco ci ha sorpreso tutti in modo positivo. Per il suo stile, per il suo temperamento, la sua umiltà e anche perché esercita il suo ufficio di Papa con un profilo che può favorire l’avvicinamento con le Chiese ortodosse. Gli ortodossi hanno sempre considerato il Papa essenzialmente come vescovo di Roma. E Papa Francesco richiama spesso questo suo titolo come ciò che lo abilita a esercitare il suo ministero. In tempi passati, il Papa era visto dagli ortodossi come una figura che si poneva su un piedistallo, e il Papato veniva percepito da loro come un imperialismo ecclesiastico. Pensavano che il Papa volesse sottometterli ed esercitare la giurisdizione su di loro. Adesso ci sono tanti segnali che vanno in una direzione diversa. Ad esempio, il Papa ha ribadito più volte che, riguardo alla sinodalità e alla natura sinodale della Chiesa, occorre imparare dagli ortodossi».

In questo rientrano anche la creazione del comitato degli 8 cardinali e il nuovo dinamismo dato al Sinodo dei vescovi cattolici?
«Sì, sono decisioni importanti. C’è chi fraintende la sinodalità presentandola come una applicazione di metodi politici mondani alla vita della Chiesa. Ma il modo corretto di intendere la sinodalità si è chiarito proprio nel dialogo teologico tra la Chiesa cattolica e quella ortodossa. Nel documento di Ravenna del 2007 abbiamo riconosciuto che il primato è necessario e saldamente fondato nella tradizione canonica della Chiesa. Esso non è solo un elemento “organizzativo” umano. Ma deve essere sempre compreso e esercitato nel contesto della sinodalità. Lì abbiamo preso atto che nella Chiesa c’è sempre un sinodo, e nel sinodo c’è sempre un protos, un primo o primate. Tutto ciò non rappresenta una penetrazione nella Chiesa del pensiero secolare sulla democrazia o sulla monarchia. Si tratta soltanto di teologia. Deriva dalla nostra fede nella Santa Trinità. Nella tradizione della Chiesa, fin dall’inizio, si ritrovano canoni che dicono questo: che nella Chiesa non c’è mai un Primus senza il Sinodo, e non c’è mai un Sinodo senza il Primus. E l’armonia tra il Primus e il Sinodo è un dono operato dallo Spirito Santo. Questa è la nostra ecclesiologia, fin dall’inizio».

Di recente, il Patriarcato di Mosca ha disconosciuto le conclusioni del documento di Ravenna, che Lei ha citato. Ha letto quel pronunciamento della Chiesa russa?
Le divisioni interne all’Ortodossia stanno compromettendo il dialogo ecumenico?
«Temo che ci saranno problemi. Soprattutto perché la posizione espressa dal Patriarcato di Mosca ha l’autorità di un pronunciamento del Sinodo. Non sono posizioni espresse da singoli individui, dal Metropolita Hilarion o dallo stesso Patriarca Kirill. Con un simile pronunciamento diventa difficile confrontarsi, e il dialogo è appunto confronto, discussione. Immaginate se ogni Chiesa ortodossa venisse a dialogare con la Chiesa cattolica avendo espresso propri pronunciamenti sinodali sulla questione del primato, che rappresenta proprio il tema al centro del confronto: vorrebbe dire che non c’è più nessuno spazio per discutere, e che il dialogo è finito. Il passo compiuto dal Patriarcato di Mosca può avere conseguenze molto negative. Potrebbe di fatto portare alla fine del dialogo teologico tra cattolici e ortodossi, iniziato per superare gli ostacoli che impediscono la piena comunione. Mi auguro che ciò non accada».

Intanto è convocata per marzo la sinaxis (assemblea) di tutti i Primati delle Chiese ortodosse. Sarà un momento di chiarimento?
«Dobbiamo discutere di questioni intra-ortodosse anche in relazione al grande Sinodo pan-ortodosso, la cui preparazione è iniziata tanti anni fa, e che potrebbe essere indetto entro il prossimo anno. Spero che si arrivi a discutere anche del dialogo ecumenico, se non ufficialmente, almeno privatamente. Io voglio chiedere al Patriarca di Mosca se lui è consapevole delle conseguenze del suo passo. Forse non è si è reso conto che può essere una catastrofe per il dialogo».

Papa Bergoglio dice che il pericolo più grande della Chiesa è l’auto-referenzialità. Lei, già molto tempo fa, aveva descritto «l’autocompiacimento narcisista» che contagia molti ambienti ecclesiali. Perché l’introversione ecclesiale è così insidiosa?
«Se la Chiesa è auto-centrata e ripiegata su se stessa, essa morirà. Perché la Chiesa esiste per il mondo, non per se stessa. La Chiesa prende la sua luce da Cristo, come la luna prende la sua luce dal sole. Ma la luce riflessa della Chiesa non è per se stessa: è per il mondo, per la vita del mondo. Invece ora vedo affiorare in molti ambienti ecclesiali anche la tentazione di voler porre la Chiesa contro il mondo, pieno di peccato, e contro gli uomini peccatori. Ma Gesù ha mangiato con i peccatori. li ha abbracciati. La Chiesa è chiamata a offrire al mondo la stessa testimonianza di amore e di perdono, e non una ideologia impastata di parole cristiane». Vatican Insider

Si terrà il 26 marzo prossimo l’udienza preliminare che vede contrapposti un sacerdote accusato di pedofilia e il padre dello stesso minore

Si terrà il 26 marzo prossimo l’udienza preliminare che vede contrapposti un sacerdote accusato di pedofilia e il padre dello stesso minore, accusato dal prete di minacce, estorsione e stalking.

La vicenda, ormai nota, ha inizio nel 2010, quando la famiglia di origine straniera giunge in un paese della provincia ferrarese e viene ospitata dal don, 60 anni, che offre loro vitto e alloggio. Ben presto la convivenza inizia a stare stretta e il prete invita la famiglia ad andarsene. Il padre, 35enne, non la vede allo stesso modo e ne nasce una causa civile che darà ragione al sacerdote. La famiglia – marito, moglie e due figli piccoli – però non trasloca nemmeno dopo la sentenza di occupazione abusiva dell’appartamento.

Intanto parte la denuncia per violenza sessuale ai danni del bambino della coppia, di pochi anni. Si parla di particolari attenzioni ricevute dal minore durante una festa di compleanno. In più lo straniero, assistito dall’avvocato Giovanni Montalto, deposita un’altra denuncia contro il prete. Questa volta per truffa: con raggiri gli avrebbe sottratto 43mila euro.

Su questo fronte il pm Ciro Alberto Savino ha chiesto il rinvio a giudizio del don. Si attende ora l’udienza davanti al gup per decidere tra proscioglimento o processo.

La denuncia per minacce, estorsione e stalking (il prete sostiene di essere stato minacciato dal suo ospite: se mi sfratti ti denuncio per pedofilia) invece si è stoppata di fronte alla richiesta di archiviazione della procura. Su questo fronte l’avvocato Claudio Maruzzi, che assiste il don, ha fatto opposizione e il passo successivo sarà il vaglio del gup, che deciderà in base alle prove a disposizione se accogliere l’archiviazione o rinviare gli atti al pm per ulteriori indagini.

estense.com

Francia: a processo ex parroco accusato di stupro da fedele

Si è aperto oggi a Lons-leSaunier, in Francia, il processo a padre Lagnien, ex parroco di Moirans-en-Montagne, accusato da una fedele 39enne di averla violentata. La donna, descritta da tutti come “pia” e “vulnerabile”, soffre di disturbi fisici e psicologici. Secondo quanto da lei denunciato, nel giugno del 2010, durante un pellegrinaggio, l’ex parroco avrebbe ripetutamente tentato di palpeggiarla e, alcuni giorni dopo, la fedele sarebbe andata da lui per avere dei chiarimenti. Lì lui l’avrebbe spinta in camera da letto e stuprata. In seguito alle indagini della polizia, il don ha ammesso i fatti ma ha sostenuto che la donna fosse consenziente.

UNIONESARDA.IT

Óscar Rodríguez Maradiaga e Gustavo Gutiérrez presentano il libro del neocardinale Müller che declina l’ecclesiologia di Bergoglio

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Metti un pomeriggio, nella sala San Pio X in una traversa di via della Conciliazione, due collaboratori di punta di papa Francesco, il prefetto della Congregazione per la Dottrina della Fede, Gerhard Müller, e il coordinatore del C8 e presidente della Caritas Internationalis, Óscar Andrés Rodríguez Maradiaga. E metti due teologi, il fondatore della teologia della liberazione Gustavo Gutiérrez, e il direttore del Misereor, l’opera assistenziale dei vescovi tedeschi, Josef Sayer.

Insieme, moderati dal portavoce vaticano padre Federico Lombardi, presentano Povera per i poveri – La missione della Chiesa (sconto online del 15% solo su ibs >>>) , il volume edito dalla Libreria editrice vaticana che nel titolo e nei contenuti ripropone il motivo portante del pontificato di Bergoglio.

Il libro raccoglie testi inediti e articoli del neocardinale Müller ma anche scritti di Gutiérrez e Sayer. La prefazione, anticipata nei giorni scorsi dal Corriere della Sera, è firmata da papa Francesco. «Questo volume – come suggerisce l’arcivescovo di Tegucigalpa – è una sinfonia in cui emergono quattro solisti di grande qualità teologica e umana. Il primo violino è papa Francesco, che ha scritto il prologo».

Ovvio chiedersi: che cosa ha spinto il capo della dottrina della fede a scrivere un libro con il fondatore della teologia della liberazione? La risposta è che senza l’amicizia con Gutiérrez, 25 anni fa, il professore di Monaco Müller – anche se proviene da una famiglia di operai e ha conosciuto le privazioni del dopoguerra – non sarebbe mai venuto a contatto con i contadini delle Ande e i poveri degli slum di Lima. Non avrebbe sperimentato qual è la condizione della miseria estrema. Non avrebbe mai sviluppato la sua riflessione sul tema dell’amore della Chiesa di Gesù Cristo per i poveri. Il suo sapere teologico sarebbe rimasto «passivo», «teorico».

Non è il primo libro che Gutiérrez e Müller scrivono insieme, ma sentire come l’85enne teologo domenicano spiega la parabola del Samaritano rafforza l’idea di quanto importante sia stato quell’incontro e di quanto lungo il cammino che ha portato alle scelte della Chiesa di Francesco.

Peruvian theologian and Dominican priest Gutierrez speaks during a news conference to unveil a book by German cardinal Gerhard Ludwig Muller in downtown Rome

Se non si può affermare che esiste una teologia della liberazione cattolica è certo che il Vangelo è «annuncio di libertà e di liberazione».

Chi dunque è il mio prossimo?, chiede Gutiérrez. «Non è la persona che ci è vicina, ma quella alla quale andiamo incontro, per la quale lasciamo il nostro sentiero». E la Chiesa a cui oggi si chiede di tornare ad essere samaritana è una Chiesa in movimento.

Dalla Germania all’America Latina, passando per Aparecida, un ponte molto ben delineato.

@galluzzo_m – EUROPAQUOTIDIANO

Da sacerdote a felice marito gay, è la prima volta nella storia

L’argentino sarà il primo ex prete che sposa una persona dello stesso sesso. Dopo essersi spogliato, ha iniziato a lavorare come modello di biancheria intima

Quando aveva 12 anni, confessò alla madre che amava i bambini. Ma Andrés Gioeni, che adesso ha 43 anni, ricevette tanta disapprovazione che fu costretto a reprimere per anni i suoi sentimenti. Arrivò il primo rapporto eterosessuale, un vero disastro. Andare al cinema, mangiare il gelato, camminare mano nella mano per le strade di Mendoza (Argentina), e poco altro …

“Credo che il fatto di non essere riuscito ad accettare la mia omosessualità mi abbia convinto di avere una vocazione come prete, perchè non sentivo la passione nelle relazioni di coppia” racconta Gioeni a El Mundo. Questo ragazzo argentino divenne sacerdote nel 2000 fino a quando un giorno, capito il suo errore, ha avuto il coraggio di ricominciare da zero la sua vita.

Andrès scoprì di essere gay dopo aver conosciuto un uomo su un sito di incontri. Così, decise di lasciare la sua promettente carriera nell’arcivescovado di Mendoza, la sua città, la famiglia e gli amici. Si trasferì poi a Buenos Aires con qualche vestito e senza soldi in tasca. “E ‘stato difficile dover iniziare una nuova vita a Buenos Aires, dove non conosceva nessuno”, ha ricordato.

Ma la scommessa è stata vinta. Grazie ai suoi studi di teologia e filosofia, Andrès ha trovato lavoro come commerciale nel settore dell’editoria religiosa, anche se questo lavoro non lo convinceva. Decise allora di creare un book con le foto del suo corpo e girò numerose agenzie e punti vendita per trovare qualcuno che gliele pubblicasse.

Uno sforzo che venne presto premiato. Prima Andrès trovò lavoro come modello di biancheria intima, poi arrivò l’offerta della rivista gay “Empire”, per la quale ha posato nudo. La notizia arrivò presto a Mendoza, dove ancora nessuno sapeva della sua omosessualità.”E ‘stato un grande scandalo e una delusione per la mia famiglia. Ancora lì mi conoscevano come Padre Andrew”. Inoltre, anche se non era più un sacerdote, Andrès ricevette una lettera di espulsione dall’episcopato, dove veniva riportato il divieto di esercitare la professione.

Nel luglio dello scorso anno, Andrès decise di diventare la voce dei gay cattolici, e scrisse una lettera al suo connazionale Papa Francesco. “Ho deciso di essere portavoce di una parte delle persone che appartengono alla comunità omosessuale. E, umilmente, la invito ad approfondire ulteriormente la teologia morale sessuale tenendo in considerazione l’esperienza di persona omosessuale “.

Nessuna delle sue lettere ha avuto risposta, ma Andrès si è mostrato comprensivo, alludendo alle “varie pressioni”che Pontefice riceve dai settori più conservatori della Chiesa.

Ora, 14 anni dopo aver lasciato il sacerdozio, sta per arrivare un ulteriore grande passo nella sua vita, il matrimonio con Luis, il suo attuale compagno con il quale convive. Hanno in programma di ufficializzare la loro unione il 7 marzo presso la cancelleria civile Martinez (Buenos Aires). Sarà una cerimonia molto intima, con soli 40 invitati.

Gioeni guarda indietro ed è orgoglioso del percorso intrapreso. “La vita che sto vivendo è quella che voglio vivere“, dice. Ne valeva la pena? “Sì, certo, non cambierei nulla.”

resapubblica.it

Sacerdote arrestato per tentato stupro: la difesa chiede il rito abbreviato

Si è dichiarato estraneo ai fatti e ha chiesto il rito abbreviato don Elvio Re, il sacerdote arrestato lo scorso settembre ad Assisi con l’accusa di tentato stupro nei confronti di una donna.

Slitta così al prossimo 4 marzo il processo che sarebbe dovuto iniziare lunedì mattina.
Il parroco, originario di Giulianova Lido, in provincia di Teramo, era finito in manette lo scorso 17 settembre dopo la denuncia di una donna che lo aveva accusato di violenza sessuale. La donna, una cinquantenne marchigiana, vedova allo stato civile, già in passato aveva denunciato il parroco per stalking.
Stando a quanto riferito dalla presunta vittima, l’aggressione sarebbe avvenuta nella sua casa a Santa Maria degli Angeli. Secondo la difesa, l’episodio costituirebbe una trappola orchestrata dalla stessa donna e dalla figlia di lei, la quale avrebbe messo per prima in contatto la madre e il sacerdote.
Dopo un primo periodo di carcere nel penitenziario perugino di Capanne, a don Elvio sono stati concessi gli arresti domiciliari in una struttura di accoglienza religiosa. Qui il sacerdote attende il processo che potrebbe spalancargli nuovamente le porte del carcere.

di Raffaele Aristei – vivereassisi.it

Ratzinger: la mia rinuncia una scelta libera. E la risposta al teologo Kung

​ “Non c’è il minimo dubbio circa la validità della mia rinuncia al ministero petrino. Unica condizione della validità è la piena libertà della decisione. Speculazioni circa la invalidità della rinuncia sono semplicemente assurde”.

Così il papa emerito, Benedetto XVI sgombra il campo dalle interpretazioni della sua decisione di dimettersi dal ministero petrino circolate su media e web in questi giorni, un anno dopo la storica rinuncia. Interpellato esplicitamente sul tema, Ratzinger risponde personalmente alle domande scritte del vaticanista Andrea Tornielli, come si legge oggi su La Stampa. “Il mantenimento dell’abito bianco e del nome Benedetto – aggiunge Ratzinger, rispondendo ad un’altra domanda – è una cosa semplicemente pratica. Nel momento della rinuncia non c’ erano a disposizione altri vestiti.

Del resto porto l’abito bianco in modo chiaramente distinto da quello del Papa. Anche qui si tratta di speculazioni senza il minimo fondamento”. Ratzinger ha anche precisato il significato di una sua frase citata dal teologo svizzero Hans Kueng: “Io sono grato di poter essere legato da una grande identità di vedute e da un’amicizia di cuore a Papa Francesco. Io oggi vedo come mio unico e ultimo compito sostenere il suo Pontificato nella preghiera”. Benedetto XIV esplicita che il teologo ” ha citato letteralmente e correttamente le parole della mia lettera indirizzata a lui”. E conclude la sua missiva auspicando di aver risposto al suo interlocutore epistolare “in modo chiaro e sufficiente”.

avvenire.it

Papa Francesco su divorziati risposati ed eucarestia fa sul serio

FINORA aveva lanciato solo enunciazioni di principio, da quel <nella Chiesa si deve trovare misericordia>, pronunciato sul volo di ritorno dalla Gmg di Rio, al <nemmeno le porte dei sacramenti si dovrebbero chiudere per una ragione qualsiasi>, messo nero su bianco nell’esortazione Evangelii gaudium. Adesso, sarà perché è iniziato il confronto in seno al Collegio cardinalizio, sarà perché dalla consultazione della base cattolica è arrivata una valanga di sì alla revisione delle norme, sarà soprattutto perché il decisivo Sinodo di ottobre si avvicina, sta di fatto che papa Francesco su divorziati risposati ed eucarestia fa sul serio.

IL CAMBIO di passo è testimoniato non da parole, ma da una scelta alquanto indicativa: quella di affidare all’ottantenne cardinale Walter Kasper, teologo di fama, la relazione introduttiva del Concistoro straordinario sulla famiglia, conclusosi venerdì. Il presidente emerito del Pontificio consiglio per l’unità dei cristiani non è stato solo uno dei leader, insieme a un altro tedesco, Karl Lehmann, e al portoghese Josè Policarpo, di quella pattuglia progressista che ha contribuito, e non poco, all’elezione di Bergoglio all’ultimo conclave. Il suo nome è legato alla richiesta, ampiamente radicata fra gli episcopati dell’Europa centrale, di ammettere ai sacramenti, comunione in primis, gli irregolari al termine di un cammino penitenziale. Già nel 1993 si leggeva la firma di Kasper a margine del documento di tre vescovi della Renania – Lehmann e Oskar Saier gli altri due – in cui si chiedeva di dare l’eucarestia a quei divorziati risposati che, dopo un incontro con un sacerdote, avessero ritenuto in coscienza di esservi autorizzati.

DELL’INTERVENTO al Concistoro del cardinale non sono trapelati virgolettati. Se ne conoscono comunque i contenuti. Francesco aveva chiesto a Kasper di non fornire risposte, evidentemente per non condizionare il libero confronto fra i principi della Chiesa, e il teologo ha rispettato alla lettera le consegne. Anche sul nodo delle seconde nozze. Ribadendo l’indissolubilità del matrimonio e scartando qualsiasi ipotesi di benedizione di un nuovo legame, quando è ancora in vita il primo coniuge – nei fatti, una presa di distanza dalla prassi ortodossa, citata anche in ambito cattolico come soluzione al problema dell’accesso ai sacramenti degli irregolari -, il cardinale si è chiesto se non sia possibile, analogamente a quanto fece il Vaticano II su ecumenismo e libertà religiosa, un ulteriore sviluppo anche sul versante dei divorziati risposati, senza per questo violare la tradizione dogmatica.

PER KASPER non è individuabile una soluzione generale alla questione, ogni situazione ha le sue particolarità. Basti pensare al caso del coniuge che, in coscienza, considera invalido il vincolo precedente. E qui l’intervento davanti ai cardinali è caduto sulla via giudiziaria che il porporato non ritiene possa essere l’unico grimaldello per scassinare il problema. Il rischio, ha spiegato Kasper, è che in questo modo passi l’idea di una forma mascherata di divorzio cattolico. Meglio piuttosto affidarsi all’esperienza della Chiesa delle origini che, in relazione ai ‘lapsi’- gli apostati per timore delle persecuzioni -, aveva sviluppato una sorta di secondo battesimo. Non più con l’acqua, ma con ‘le lacrime della penitenza’. Pensando a questa prassi antica, richiamata anche dal professore di teologia Joseph Ratzinger nel lontano 1972, il presidente emerito del dicastero per l’ecumenismo si è chiesto se non possa essere applicata anche al caso di un risposato, desideroso di accostarsi alla comunione, pronto a vivere al meglio la sua seconda unione, disponibile a educare i figli alla fede, ma soprattutto pentito per il fallimento del primo matrimonio che, agli occhi della Chiesa, resterà l’unico valido, nonostante in concreto non sia più possibile tornare indietro.

SULLO SFONDO di questa, che si può definire ‘teologia della misericordia’, si staglia un’altra questione molto sentita non solo da Kasper, ma anche dal papa (l’invito è a rileggersi le domande del questionario sulla famiglia):  la trasmissione del credo fra le generazioni in situazioni affettive potenzialmente critiche. Non a caso, intervistato da VaticanInsider al termine della sua relazione, Kasper ha portato un esempio paradigmatico a suffragio della sua tesi sull’accesso ai sacramenti degli irregolari: <Quando ero vescovo, è venuto da me un parroco che mi ha parlato di una madre (che era divorziata risposata, ndr) e stava preparando il figlio alla prima comunione. Il figlio avrebbe fatto la comunione e lei no. Ora, mi domando: è possibile questo? C’è il pentimento, la misericordia e il perdono di Dio. Possiamo negare la remissione peccatorum?>.

NON SAPPIAMO se la Chiesa imboccherà la via suggerita dal cardinale tedesco. Il ventaglio di soluzioni al dramma dei divorziati risposati è vasto. Si va dall’allargamento delle cause di nullità del matrimonio, invocato dal prefetto per la Dottrina della fede, Georg Ludwig Mueller, in linea con l’auspicio di Benedetto XVI nel celebre Discorso ai preti di Aosta (2005), alla prassi ortodossa difesa dal cardinale Oscar Maradiaga, il coordinatore del G8 vaticano, passando per la tesi del teologo Giovanni Cereti che, rimandando a un canone del Concilio di Nicea (325), sostiene la comunione sic et simpliciter  per i risposati. Chiude ‘la teologia della misericordia’, con il suo approccio non casistico, né generalizzato al problema, perché, se applicata, a beneficiare del ritorno ai sacramenti sarebbero solo quei coniugi realmente desiderosi di riaccostarsi al corpo e sangue di Cristo, per giunta dopo un certo percorso penitenziale.

NELL’ATTESA di capire come si muoverà il Sinodo dei vescovi, in apertura dell’ultimo giorno di Concistoro straordinario, Francesco ha esplicitamente elogiato l’intervento di Kasper. Lo ha fatto senza venire meno all’ironia che lo contraddistingue: <Ieri, prima di dormire, ma non per addormentarmi … ho letto, ho riletto il lavoro del cardinale Kasper e vorrei ringraziarlo, perché ho trovato profonda teologia, anche un pensiero sereno nella teologia. È piacevole leggere teologia serena. E ho trovato quello che Sant’Ignazio ci diceva, quel sensus ecclesiae, l’amore alla Madre Chiesa. Mi ha fatto bene e mi è venuta un’idea, ma mi scusi eminenza se la faccio vergognare, ma l’idea è: questo si chiama fare teologia in ginocchio. Grazie. Grazie>. Chi lo segue con attenzione sa che il papa sta rimodellando la Chiesa, passo dopo passo, sulla falsariga di quel <ospedale da campo> da lui evocato nell’intervista a Civiltà cattolica. Non bisogna perdere di vista questa premessa, se si vuole realmente capire come mai Bergoglio, a conti fatti, per sbrigare il gravoso dossier sui divorziati risposati, intenda affidarsi alla misericordia dell’ex ministro dell’ecumenismo che lo stesso pontefice ha citato pubblicamente nel suo primo Angelus.

MA FRANCESCO è uomo di dialogo e sinodalità, vuole evitare strappi su un terreno accidentato e per questo non agisce motu proprio come certi settori progressisti si aspetterebbero. Si spiega così la scelta di sottoporre proprio la relazione di Kasper ai cardinali per un confronto sereno sugli irregolari. L’obiettivo è quello di  lenire la sofferenza espressa <soprattutto da coloro che si sentono esclusi o abbandonati dalla Chiesa per trovarsi in uno stato di vita che non corrisponde alla sua dottrina  e alla sua disciplina>, per dirla con le parole del neo cardinale Lorenzo Baldisseri a commento delle risposte al questionario sulla famiglia. <La pastorale della Chiesa è in continuo rinnovamento – ha ricordato l’arcivescovo di Perugia, Gualtiero Bassetti, anche lui fresco di porpora, a margine del Concistoro -. Il papa ci ha chiesto una conversazione pastorale e questa conversazione non può che essere a 360 gradi>. Non tutti la pensano allo stesso modo. Il fronte conservatore non sta, né starà a guardare. <Non ritengo – ha detto il prefetto emerito della  Congregazione per i vescovi, Giovanni Battista Re – che sia possibile rivedere l’esclusione dai sacramenti dei divorziati risposati. Non si può cambiare una  situazione oggettiva>. Fra i sessanta cardinali intervenuti al Concistoro erano in diversi a pensarla come lui. Il dibattito è entrato nel vivo, il papa ha un suo orientamento, certo, ma sarà il Sinodo ha dire l’ultima parola. Proprio come deciso da Francesco.

Giovanni Panettiere – blogquotidiano.net

Prete “caccia” i vegani dalla Chiesa

Prete nega sala della chiesa di Castelfranco a gruppo di vegani
Il parroco del duomo di Castelfranco ha deciso di non concedere una sala della chiesa ad un gruppo di vegani dopo aver scoperto – parole del don – che i loro comportamenti possono creare vari problem

TREVISO – Prima aveva detto loro di sì. Poi, convinto che la loro condotta porti all’anoressia, ci ha ripensato e ha ritirato il permesso. E’ bufera a Castelfranco, Treviso, dove il parroco del Duomo ha negato una sala ad un’associazione di vegani per la presentazione di un libro.

L’associazione vegani Castellani si era rivolta al parroco, Adriano Cevolotto, per potere realizzare in uno spazio della parrocchia un incontro per presentare un libro sulla cucina vegana e trattare l’argomento con la curatrice del volume. Inizialmente pare non ci fossero stati problemi con il don che aveva accettato la richiesta del gruppo. Poi, però, è arrivato il dietrofront, che il parroco ha spiegato ai vegani in una mail.

La parrocchia – spiega il prete – è frequentata da adolescenti e dopo avere scoperto che i comportamenti vegani, senza una adeguata conoscenza e senza criteri, possono creare problemi ha deciso di non concedere la sala. (da TrevisoToday) 

Truffati ex parroco e la nipote perpetua Spillati 200 mila euro

Le avevano promesso protezione. E, ancora, una spalla cui appoggiarsi per sentirsi più forte nell’affrontare la vita. Poi, come se non bastasse, avevano parlato di operazioni immobiliari complesse e della necessità di trovare qualche finanziamento per non veder crollare il sogno di portare a compimento quei progetti. E così, di frottola in frottola, due cinquantenni – un padovano e un varesotto – hanno spillato all’ex parroco di una nota parrocchia cittadina e alla sua perpetua (la nipote) circa 200 mila euro, quasi tutti i risparmi fino ad allora ben riposti in un conto cointestato. Un raggiro, non c’è dubbio. Tanto che il pubblico ministero Sergio Dini ha iscritto nel registro degli indagati i due, per i reati di truffa e circonvenzione d’incapace. L’inchiesta nasce dalla denuncia della donna, pure cinquantenne, affetta da una grave forma di depressione. Da anni abita con lo zio prete, ormai non autosufficiente: vive di fatto sempre a letto e viene assistito per ogni necessità dalla nipote. Nel 2011 il varesotto è presentato alla donna dal padovano, che conosce la perpetua e l’ex parroco da tempo: vivono tutti nello stesso quartiere a ridosso delle mura cittadine dove l’anziano sacerdote ha esercitato il suo ministero di parroco per un trentennio. Il varesotto vanta di far parte di un corpo speciale di polizia. E, per accreditarsi di fronte alla donna, piuttosto fragile oltreché sofferente, non esita a esibire mostrine e stemmi, in realtà contraffatti: è il modo per carpire la sua fiducia, promettendo protezione, sostegno, aiuto. «Sono un agente», dice, «pronto a dare una mano, sempre». Naturalmente in cambio chiede “qualcosa”. E la donna comincia a effettuare i primi prelievi in banca e a consegnare il danaro. In seguito il varesotto, vedendo che le richieste sortiscono l’effetto sperato, manda avanti il suo diabolico piano illustrando sedicenti operazioni immobiliari che avrebbero bisogno di essere finanziate. Fino ai primi dell’anno la donna continua a spolpare il conto suo e dello zio prete, che ovviamente non sa nulla, sia con prelievi in contanti che con assegni intestati a lei e poi girati ai due. Finalmente viene assalita dal dubbio. E si confida con un amico, ammettendo di essere stanca delle continue richieste di soldi per la “protezione promessa”. L’amico si dimostra davvero tale e la donna si decide a presentare una denuncia. Qualche giorno fa il pm Dini ordina una perquisizione nella casa dei due. Dei soldi non c’è traccia, mentre vengono sequestrati i distintivi “taroccati”. Dai controlli bancari risultano movimentazioni di denaro, tramite assegni, dal conto delle vittime ai due.

Cristina Genesin – mattinopadova

Paternò: parroco minacciato, percosso e rapinato dopo la Messa

Padre Pasquale Randazzo,  anziano parroco della chiesa di San Giovanni Bosco di Paternò, ieri sera è stato minacciato, percosso e infine derubato.

Aveva poco più di 50 euro nel portafogli. Dopo aver celebrato la Santa Messa pomeridiana, l’anziano prete è rimasto solo. Dopo aver chiuso il portone della chiesa, si è diretto alla sua abitazione.

Mentre stava per aprire la porta di casa, è stato avvicinato dal malvivente, che lo ha bloccato, premendogli una mano sulla bocca – tanto forte da distruggere la dentiera dell’anziano – e intimandogli di consegnargli il denaro.

Il parroco ha sporto denuncia ai Carabinieri, che stanno indagando sulla rapina. Già nelle scorse settimane l’abitazione di don Randazzo era stata visitata per ben due volte dai ladri. Si teme che l’anziano prelato sia stato deliberatamente preso di mira da un gruppo di balordi.

Il caso Mangiacasale. Preti-giornalisti “contro”

don agostinoChiesa e società
Accuse dell’ex direttore del “Settimanale” al suo successore

(a.cam.) «Trasparenza e pubbliche scuse». Don Agostino Clerici, parroco di Ponzate ed ex direttore del Settimanale della Diocesi, le chiede a monsignor Angelo Riva, unendosi così idealmente a don Roberto Pandolfi, guida di San Giuliano. Don Clerici punta pubblicamente il dito contro l’intervento del vicario episcopale e la difesa che quest’ultimo ha fatto di Marco Mangiacasale, l’ex economo della Curia condannato in primo e secondo grado a 3 anni e mezzo per violenza sessuale su 5 ragazzine. Del caso si è occupato direttamente Papa Francesco, che ha preso la decisione di togliere l’abito talare a Mangiacasale. Nel momento in cui la notizia è stata resa nota, la Diocesi di Como ha pubblicato un comunicato stampa in cui contestava i media per aver diffuso l’informazione. A questo documento si è aggiunta una lettera di monsignor Riva che era per molti versi una difesa dell’ex sacerdote. Di fronte alla richiesta di dimissioni avanzata pubblicamente dall’attuale parroco di San Giuliano, il vicario episcopale si è limitato a un «no comment» e ha esortato tutti a «pregare».
Nel suo blog L’essenziale è visibile, don Agostino Clerici critica duramente l’atteggiamento di monsignor Riva e dei vertici della Diocesi. «Da prete e da cristiano che ama la sua Chiesa – scrive il sacerdote lariano – in una vicenda lunga 2 anni e segnata da innumerevoli errori, inciampi, reticenze, coperture, minimizzazioni e magari qualcos’altro ancora che cova sotto la cenere, avrei desiderato un botto di trasparenza finale, aiutato e quasi suggerito anche dal coraggio del Papa. Invece quella “nota del monsignore” è un ulteriore passo falso. Quelle di monsignor Angelo Riva – continua don Clerici – sono parole inopportune, che rivelano una gestione della comunicazione diocesana tutt’altro che ponderata. Avventurarsi in una analisi cavillosa e pretestuosa nel momento in cui era sufficiente accogliere con gratitudine la decisione del Papa è, oltre che un’ulteriore ferita inferta alle vittime vere della vicenda, un ennesimo e imperdonabile errore comunicativo, che grava purtroppo su tutta la Chiesa di Como. Ho scritto queste cose all’interessato e ho chiesto a lui che domandasse scusa pubblicamente per quelle parole al vento. Invano».
«La preghiera – aggiunge don Clerici – non può essere la comoda scorciatoia per evitare di assumersi le proprie responsabilità e nemmeno il modo di non rispondere, quando il tuo ruolo è di direttore dell’ufficio comunicazioni sociali della Diocesi. Mi aspetto una conversione di rotta, decisa, coraggiosa, un atto di trasparenza e qualche richiesta pubblica di scuse».

corrierecomo.it

Il prete seguace del guru del Forteto: «Avevo una donna, la Curia sapeva»

La testimonianza di Don Benuzzi, docente al liceo Copernico, al processo di Firenze sulla comunità

BOLOGNA – Ha sempre interpretato il ruolo con una certa originalità prendendosi licenze impensabili per i suoi colleghi ma apprezzate da gran parte dei suoi parrocchiani. Come quando inaugurò una rassegna rock nella sua chiesa o come quella volta che durante l’omelia lanciò l’anatema contro l’arsenale ospitato in canonica, un lascito del suo predecessore fervente collezionista di armi. Un prete sui generis, che si poteva incontrare facilmente in giro per concerti.

AL PROCESSO – Don Stefano Benuzzi, 44 anni, insegnante di religione al Copernico e per sei anni parroco della chiesa di Sant’Ambrogio di Villanova di Castenaso che lasciò senza dare spiegazioni nel 2012 alimentando mistero e pettegolezzi, è tornato a far parlare di sé per le rivelazioni choc fatte lunedì a Firenze nel processo al «profeta» Roberto Fiesoli, 70 anni, fondatore del Farneto, la comunità per minori in difficoltà del Mugello finita nella bufera per presunti abusi fisici e sessuali commessi sugli ospiti.

«I MIEI SUPERIORI SAPEVANO» – Don Benuzzi doveva testimoniare sui metodi adottati dal guru nella comunità che lui stesso frequentava e apprezzava, tanto da esportarne il modello anche nel Bolognese, ma è andato oltre: «Mi chiamavano il priore, confidai a Rodolfo la relazione sessuale che avevo con una ragazza di nome Lucia, non rimase colpito anzi mi disse di stare tranquillo e che prima o poi avrei scelto tra il ruolo di prelato e il rapporto con lei. I miei superiori sapevano, li informai durante una visita pastorale. Poi nel 2011 decisi che Lucia doveva andar via», ha detto in aula tra il brusio generale.

IN PARROCCHIA – Parole subito rimbalzate a Bologna dove don Stefano continua a dire messa nella parrocchia della Madonna del Lavoro, zona Murri, ed è molto stimato dalle gerarchie ecclesiastiche ora alle prese con una vicenda imbarazzante: «Quando avremo modo di vedere bene di cosa si tratta ragioneremo sul da farsi», commenta con grande prudenza monsignor Giovanni Silvagni, vescovo ausiliare della Curia. «Don Stefano ha cessato il servizio in parrocchia per dedicarsi all’insegnamento ma ha un ministero pieno in Diocesi». Via Altabella esclude che durante quell’incontro possa esserci stato un avallo alla relazione: «Si tratterebbe di un fraintendimento, non c’è una logica coerenza tra il comportamento di don Stefano, se è vero ciò che ha detto, e lo stile di vita a cui è tenuto un sacerdote».

IL RACCONTO – Don Benuzzi e Fiesoli si conobbero alla marcia di Barbiana per don Milani nel 2001: «Cominciai a frequentare la comunità nel 2004 e ne rimasi affascinato. Fiesoli mi diede un bacio in bocca profondo, ma era casto e puro. Insegnavo religione al liceo e andai lì più volte con studenti e sacerdoti perché si rendessero conto della sua interpretazione del Vangelo. Poi due liceali bolognesi decisero di fermarsi lì. Nel 2010 seppi che il padre di uno presentò un esposto». Don Stefano ha ammesso di aver avuto accesso alle «segrete stanze» dove avvenivano le confessioni pubbliche degli ospiti stimolati da Fiesoli. «Mi staccai nel 2008 quando una persona vicina a Fiesoli mi avvisò che avvicinava troppo gli ospiti», cioè imponeva loro rapporti omosessuali per l’accusa. «Ebbi dei dubbi, non seguii il gruppo che poi gli fece la guerra e mi chiamarono Ponzio Pilato. Ma sopra Rodolfo c’è solo Dio».

corriere.it

Il prete in aula: “Ci siamo baciati in bocca, ma è stato casto e puro”

All’udienza del processo Forteto la testimonianza shock di don Stefano Benuzzi, insegnante di religione in un liceo di Bologna che ha anche spiegato di avere avuto una storia d’amore con una ragazza e di aver informato per questo il vescovo

“Per me più in alto di Fiesoli c’era solo Dio: Rodolfo era un uomo potente e carismatico, quando leggeva e interpretava il Vangelo mi affascinava. Ci siamo anche baciati in bocca, ma è stato un atto casto e puro. Perfino quando gli ho confessato il mio rapporto intimo con una ragazza, lui mi ha incoraggiato a non limitarmi a lei ma a donare il mio amore anche ad altri, in funzione antiegoistica e purificatrice”. Il priore: così al Forteto veniva chiamato Don Stefano Benuzzi, 42 anni, parroco e insegnante di religione in un liceo scientifico di Bologna. Il sacerdote ha testimoniato ieri mattina davanti ai giudici che stanno processando per maltrattamenti il “profeta” Rodolfo Fiesoli – fondatore della comunità e cooperativa agricola mugellana cui il tribunale dei minori di Firenze affidava giovani disagiati – e 22 collaboratori. Fiesoli è anche imputato di violenze sessuali su minori. L’ennesima deposizione shock, quella di Don Benuzzi. Che non ha esitato a parlare dei suoi rapporti intimi con una ragazza, confermando che i suoi superiori  –  Vescovo di Bologna e ausiliare in primis  –  erano a conoscenza della relazione. Alto e magro, jeans e felpa a mezze maniche, il sacerdote ha raccontato di aver intrattenuto rapporti con Fiesoli e la comunità mugellana dall’inizio degli anni 2000 fino al 2008. Non è peraltro la prima volta che il parroco, ordinato nel 1995, fa parlare di sé. Nel maggio 2008, nella sua canonica di Villanova, periferia felsinea, i carabinieri scoprirono un vero e proprio arsenale: 580 armi da fuoco tra fucili, pistole, moschetti e doppiette, kalashnikov e M16 oltre centinaia di armi bianche. “Le collezionava il parroco precedente  –  disse all’epoca  –  ho chiamato io i militari perché temo per l’incolumità dei miei parrocchiani”.

A far scoccare la scintilla tra il parroco bolognese e il profeta, un incontro in occasione della marcia di Barbiana per Don Milani del 2001, cui ne seguirà un altro nel 2003. Affascinato dalla figura di Fiesoli e dal modello di vita comunitaria propugnato dai soci della cooperativa, il sacerdote ha raccontato al pm Ornella Galeotti di aver portato spesso suoi parrocchiani e altri preti romagnoli  –  almeno sei  –  al Forteto. Inizialmente una volta al mese, poi anche una volta a settimana: “alcuni vivono ancora lì”. Sono i ragazzi che al Forteto hanno formato il giovane “gruppo dei bolognesi”. Proprio il padre di uno di questi giovani, il signor P., ha dato avvio alle indagini che nel 2011 hanno portato Fiesoli e soci alla sbarra: disperato per la fuga al Forteto del ragazzo, è andato a denunciare tutto alle autorità. Don Benuzzi ha anche confermato di essere entrato nelle “sacre stanze” dei prediletti della comunità e di aver assistito ai chiarimenti, le confessioni pubbliche su fantasie sessuali che i membri dovevano rendere a Fiesoli. “Ma non ho mai visto o assistito ad alcunché di anomalo o sospetto” sottolinea. La sua fede nei “metodi pedagogici” del profeta, che a sua volta è stato a più riprese ospite del prete a Bologna insieme ad altri soci e ragazzi del Forteto – paiono incrollabili. “Per me Fiesoli è innocente, le testimonianze sono false” ha detto ieri in aula.

I rapporti del sacerdote bolognese con la comunità mugellana, dove ha anche detto messa e battezzato un bambino, tuttavia si interrompono “nel 2008, quando una delle donne più vicine a Fiesoli mi avvisò che Rodolfo avvicinava troppo i ragazzi ospitati in comunità”. A Don Benuzzi avevano già parlato della condanna inflitta a Fiesoli a fine anni ’70 (“mi dissero che era stato in carcere perché aveva abusato di una vacca”) e dei procedimenti recenti in corso della Comunità Europea sugli affidamenti di minori al Forteto. “Io ebbi molti dubbi su ciò che mi veniva detto al telefono da questa donna e non seguii il gruppo che poi decise di fare la guerra a Fiesoli: a quel punto mi chiamarono Ponzio Pilato”. Nel suo lungo racconto il testimone ha anche ricordato un viaggio in Francia con Fiesoli, altri due imputati

(Luigi Goffredi e Gianni Romoli), un professore di filosofia e un cameraman: “Andammo a trovare nella sua casa parigina vicina alla Tour Eiffel il celebre antropologo e filosofo René Girard per un’intervista sulla teoria mimetica della violenza e del capro espiatorio”.

firenze.repubblica.it

Chiesa: cardinale Poli, comunione a divorziati tra temi Sinodo ottobre

(Adnkronos/Dpa) – La comunione ai divorziati sarà un tema trattato durante il Sinodo dei vescovi programmato per il prossimo ottobre. Lo ha confermato il cardinale e primate di Argentina Mario Poli, arcivescovo di Buenos Aires. Al canale Todo Noticias, al suo arrivo a Buenos Aires da Roma, dove Papa Francesco lo ha proclamato cardinale, Poli ha detto che “sarà uno dei grandi temi” del Sinodo. Nel corso dell’intervista il cardinale ha invece escluso che durante il Sinodo si parlerà dei matrimoni gay.

El Pais, arrestato un educatore dei Legionari di Cristo per avere abusato di un minore per sette anni

Per sette anni, il sorvegliante di un club giovanile dei Legionari di Cristo, a Barcellona, ha abusato sessualmente di un minore che, all’inizio della vicenda, aveva 10 anni. Il pedofilo è stato arrestato in gennaio, dopo che la vittima – che ora ha 24 anni – ha avuto la forza di presentare denuncia. La vicenda è raccontata da El Pais.

Ogni giorno, finché il minore ha compiuto 18 anni ed è partito per l’estero, l’educatore lo sottoponeva a toccamenti, lo isolava dai suoi amici, si appartava con lui, esercitando un controllo sulla sua vita, al punto di accaparrarsi la maggior parte del suo tempo libero. L’accusato ha cinque anni più della vittima: quando la ‘persecuzione’ cominciò, ne aveva 15, era minore anche lui.

La loro relazione, racconta El Pais, iniziò nel 1999, quando la vittima si iscrisse a un centro giovanile di attività extrascolastiche, il Puigmal a Sarrià, collegato al collegio che la congregazione ultraconservatrice dei Legionari di Cristo ha a Barcellona.

Il compito del sorvegliante, spiega una portavoce dei Legionari di Cristo, era di accompagnare i bambini, organizzare le attività e le gite del club. All’inizio, il sorvegliante si avvicinò al minore e suscitò “una grande amicizia”, tanto che i genitori del bambino gli chiesero se potesse fare da babysitter a lui e agli altri fratelli. Ma col tempo la relazione cambiò e il sorvegliante cominciò ad abusare sessualmente del ragazzino. Andò avanti così per sette anni.

Compiuti i 18 anni, il giovane molestato scelse di andare all’estero a studiare, in parte per allontanarsi dal sorvegliante e dalla situazione di cui soffriva. La distanza gli ha permesso di prendere coscienza dell’accaduto e di fare il passo di denunciarlo. Prima s’è confidato con colui che era il suo direttore spirituale nella comunità. In seguito, il giovane e la sua famiglia hanno presentato denuncia alla polizia catalana. Il 22 gennaio il sorvegliante è stato arrestato e poi rimesso in libertà in attesa di essere convocato dal giudice.

La congregazione non denunciò i reati raccontati dalla vittima al suo direttore spirituale. “La famiglia non voleva: non lo facemmo per rispetto verso di loro”, spiega la portavoce dei Legionari di Cristo. Ma aggiunge che oggi la congregazione agirebbe diversamente e, anche se la vittima non fosse d’accordo, denuncerebbe i fatti per evitare altri casi.

La settimana scorsa, un comitato dell’Onu ha denunciato che il Vaticano continua a coprire casi di pedofilia. Il giorno dopo l’uscita del rapporto, i Legionari hanno chiesto perdono per “i gravissimi e immorali abusi” del loro fondatore Marcial Maciel. È il secondo caso in una settimana di abusi sessuali in ambienti ecclesiali riferito dalla polizia catalana. Mercoledì scorso, gli agenti hanno arrestato un parroco della chiesa di Santa Rosa a Santa Coloma de Gramenet, accusato di toccamenti nei confronti di tre fratelli minori d’età, che facevano catechismo con il sacerdote.

ilsole24ore.com

Cardinali si fanno guerra sui divorziati risposati e i fedeli lasciano le parrocchie. Vergogna!

L’associazione dei sacerdoti lavoratori sposati è intervenuta sulle dichiarazioni di Gerhard Ludwig Müller, prefetto della Congregazione per la dottrina della fede. “Il Prefetto critica le tesi di un altro Cardinale Kasper, chiamato come relatore da Papa Francesco nel recente Concistori svolto a Roma sulla famiglia.  Ortodossia linguistica della quale siamo stanchi…. Abbiamo bisogno di un cambiamento… Muller e Kasper si dimettano” (ndr)

Di seguito l’articolo del Sir

“Cristo ha istituito il matrimonio come sacramento indissolubile tra due persone di sesso diverso” e “la Chiesa non vuole, non può ridurre il valore del matrimonio e della famiglia”. Lo ha detto questa sera il neocardinale tedesco Gerhard Ludwig Müller, prefetto della Congregazione per la dottrina della fede, rispondendo ai giornalisti al margine della presentazione, in Vaticano, del suo volume “Povera per i poveri – La missione della Chiesa” (ed. Libreria Editrice Vaticana). La famiglia, ha spiegato, “è la cellula originaria di tutta la società” e oggi subisce diversi attacchi “ideologici”. Qui non si tratta di casi individuali, ha precisato, ma “del matrimonio come istituzione. Noi vogliamo non solo difendere il matrimonio e la famiglia, ma anche aiutare il loro sviluppo”. A una domanda sulla possibilità di riammettere, dopo un adeguato percorso penitenziale, i divorziati risposati alla comunione, come ipotizzato, è stato detto, valutando caso per caso, dal cardinale Kasper, Müller ha ribadito l’indissolubilità del matrimonio sul quale “la dottrina della Chiesa è molto chiara”. Qui non si tratta di essere rigorosi: “Bisogna essere fedeli alla Parola”. Gesù Cristo “è pastore e maestro: le sue parole non sono diverse”. Di qui la conclusione: “Strade nuove sì, ma non contro la volontà di Gesù”, e una precisazione: “La misericordia di Dio non è contro la giustizia”.