Papa Francesco nominando cardinale il conservatore Muller ferma riforma Chiesa. Sacerdoti sposati protestano…

Mons. Gerhard Ludwig Müller ce l’ha fatta: in occasione del prossimo Concistoro, in programma a febbraio, otterrà la berretta cardinalizia come prefetto della Congregazione per la Dottrina della Fede.

L’associazione dei sacerdoti lavoratori sposati (http://nuovisacerdoti.latervista.org) aveva  sperato contro ogni speranza che non diventasse cardinale. Come rivelato dal quotidiano tedesco Passauer Neue Presse (12/1): «secondo informazioni provenienti da circoli ecclesiali, vi sono stati per lo meno dei tentativi di impedire la nomina di Müller a cardinale. In base a queste informazioni, uno o più vescovi tedeschi avrebbero tentato di creare un ambiente ostile a Müller presso papa Francesco». Müller è stato dipinto in modo nettamente negativo: in un articolo del settimanale Die Zeit,  il prefetto appare come «avversario ostinato» dell’attuale papa, e in un contributo del teologo critico Hans Küng sullo stesso Passauer Neue Presse (27/11/13), Müller, ex arcivescovo di Ratisbona, è presentato come «il nuovo cardinale Ottaviani», conservatore  al tempo del Concilio Vaticano II. Come  Ottaviani, Müller si sente chiamato «a imporre la sua visione conservatrice della fede al papa e al Concilio, anzi, a tutta la Chiesa». Papa Francesco,  ha ignorato le obiezioni riguardanti Müller. L’associazione dei sacerdoti lavoratori sposati si è detta amareggiata per la scelta di nominarlo in ogni caso cardinale, perché sarebbe da interpretare come una precisa direzione intrapresa di conservatorismo a discapito della riforma della Chiesa e del reinserimento dei sacerdoti sposati nel ministero.

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Consiglio permanente Cei approva nuove linee-guida anti pedofilia

Città del Vaticano, 31 gen. (TMNews) – “Ai Vescovi è stato presentato, per un’ultima approvazione, il testo delle Linee-guida per i casi di abuso sessuale nei confronti di minori da parte di chierici, come risultante dalle indicazioni e dai suggerimenti offerti dalla Congregazione per la Dottrina della Fede”. Lo si legge al punto “varie” del comunicato conclusivo del consiglio permanente della Cei che si è svolto questa settimana a Roma. Una prima versione delle linee guida non era stato approvato dalla congregazione per la Dottrina della fede. Le nuove linee-guida non sono state ancora pubblicate solo perché devono essere prima consegnate al dicastero vaticano, ha spiegato in conferenza stampa mons. Domenico Pompili, portavoce della Cei.

In casi di abuso sessuale sui minori, ha precisato ad ogni modo mons. Nunzio Galantino, nuovo segretario generale della Cei nella stessa conferenza stampa, non deve “intervenire” la Cei ma il vescovo, il quale, però, “non è un pubblico ministero o unpubblico ufficiale ma ha un ruolo molto più importante: è padre, sia della vittima che di chi ha commesso il reato. Non difende i preti o non difende la vittima, ma deve impegnarsi a fare emergere la verità, agendo nel suo ambito che non è quello giudiziario”. Il vescovo di Cassano Jonio ha ricordato il caso di un sacerdote ingiustamente accusato di pedofilia che si suicidò prima che la magistrtura appurasse l’infondatezza delle accuse. Il nuovo testo delle linee-guida, ha spiegato Galantino, non deve essere approvato dall’assemblea generale della Cei.

Verso l’anno della vita consacrata, luci e ombre dei religiosi

I Francescani dell'ImmacolataI Francescani dell’Immacolata

Presentata oggi in Vaticano l’iniziativa che dovrebbe durare da novembre 2014 a novembre 2015. Il nodo dei beni materiali, il caso dei Francescani dell’Immacolata

Iacopo Scaramuzzi – vaticaninsider
Città del Vaticano

Un “tempo di grazia” per la vita consacrata e per la Chiesa, un’occasione per riconoscere “luci e ombre” della scelta religiosa. Così è stato presentato, oggi in una conferenza stampa in Vaticano, l’anno dedicato alla vita consacrata che dovrebbe svolgersi – il programma è ancora in via di definizione – dal novembre 2014 al novembre 2015. Appuntamento propizio per fare anche il punto su alcune specifiche situazioni critiche di ordini religiosi.

Concepito nel contesto dell’anniversario del Concilio Vaticano II, l’appuntamento, ha detto il cardinale Joao Braz de Aviz, prefetto della congregazione per gli Istituti di vita consacrata e le Società di vita apostolica, vuole fare “memoria grata” dei cinquanta anni trascorsi, “momento di grazia per la vita consacrata”, segnati “dalla presenza dello Spirito che ci porta a vivere anche le debolezze e le infedeltà come esperienza della misericordia e dell’amore di Dio. “Forse – ha aggiunto il porporato brasiliano – una delle cose che ci sta insegnando questa stagione di ‘pubblicità’ più grande degli sbagli della Chiesa e anche dei religiosi è che ci aiuta moltissimo a riprendere anche la nostra condizione di maggiore semplicità: perché riconoscere i propri sbagli mi sembra sia un principio di sapienza”. Monsignor José Rodríguez Carballo, segretario del dicastero responsabile dei religiosi, ha sottolineato, a sua volta, che “nella vita consacrata ci sono luci ed ombre. E riconoscere questo mi sembra un esercizio di lucidità e di coraggio. Luci e ombre come in tutte le realtà, sociali ed ecclesiali”. L’anno della vita consacrata era stato preannunciato lo scorso 29 novembre da Papa Francesco in persona, in occasione di un incontro con 120 superiori generali di istituti maschili. Oggi l’ufficializzazione in una conferenza stampa moderata da padre Federico Lombardi.

Il calendario degli eventi è ancora incompleto. L’idea, che verrà sottoposta al Papa, è di iniziare le celebrazioni con una solenne concelebrazione nella basilica di San Pietro, “presieduta se possibile dal Santo Padre”, il 21 novembre 2014, giornata mondiale “Pro orantibus”, e concluderle, un anno dopo, con un’altra celebrazione papale, il 21 novembre 2015, a 50 anni del decreto “Perfectae caritatis”.

Tra i molti appuntamenti prospettati, la plenaria della congregazione, diversi incontri internazionali, una mostra, la pubblicazione di varie lettere circolari (la prima sarà pubblicata il prossimo 2 febbraio), una nuova Costituzione apostolica del Papa sulla vita contemplativa. Tra i documenti in fase di preparazione al dicastero, nei prossimi mesi, uno sulla “gestione dei beni da parte dei consacrati”, tema che, ha spiegato Carballo, “spesso appare nel lavoro del nostro dicastero”. Sempre sulla questione, intanto, la congregazione, “rispondendo al desiderio del Santo Padre”, ha organizzato un symposium sulla gestione dei beni economici e patrimoniali da parte dei religiosi i prossimi 8 e 9 marzo presso l’auditorium dell’Università “Antonianum” a Roma.

Il cardinale Braz de Aviz e l’arcivescovo Carballo hanno fatto tre precisazioni su altrettante questioni specifiche. In primo luogo, Carballo ha preannunciato che verranno pubblicate “presto”, e comunque prima dell’inizio dell’anno dedicato alla vita consacrata, le conclusioni della visitazione apostolica decisa nel 2009 dall’allora prefetto, cardinale Franc Rode, e condotta nel 2009 e 2010, sulle suore statunitensi (e distinta da una seconda visitazione, della congregazione per la Dottrina della fede, sulla Lcwr, Leadership Conference of Women Religious).

Il francescano spagnolo ha inoltre affrontato il tema dei Legionari di Cristo, che “in questo momento non dipendono” dalla congregazione per i religiosi, ma dal delegato pontificio, il cardinale Velasio de Paolis, che dovrebbe concludere il suo mandato a conclusione del capitolo generale riunito in queste settimane a Roma e “dopo del quale si vedrà se passano alla competenza o no del nostro dicastero”. Il cardinale Braz de Aviz, da parte sua, ha sottolineato che va maturando l’idea di “distinguere tra il fondatore”, il sacerdote messicano pedofilo Marcial Maciel, “e il carisma in sé stesso”.

Il porporato ha peraltro precisato che quello della Legione di Cristo “non è l’unico caso che abbiamo”, ma ci sono “vari” casi, nel passato e nel presente, perché “purtroppo non tutti i fondatori che portano grandi frutti col loro carisma vivono secondo la grazia del carisma stesso”.

Monsignor Carballo ha infine fatto una precisazione sui Francescani dell’Immacolata, istituto religioso commissariato nel luglio del 2013 dalla Santa Sede. Il commissariamento, ha detto, “è partito dopo una visita apostolica, durante la quale il 74 per cento dei membri ha richiesto, in forma scritta, un intervento urgente della Santa Sede per risolvere i problemi interni dell’Istituto”. La congregazione vaticana, “valutata la relazione del visitatore, ritenendo che non c’erano condizioni per la celebrazione di un capitolo generale, ha optato per il commissariamento nominando commissario il padre Fidenzio Volpi, dei frati minori cappuccini”. A sua volta, la visita apostolica era stata “chiesta insistentemente da 21 membri dell’istituto”.

Carballo ha sottolineato che “come è logico in questi casi, non tutti sono d’accordo con queste misure, ma il nostro dicastero ha preso la decisione dopo un accurato studio della relazione del visitatore apostolico in ordine ad aiutare l’istituto a superare certe difficoltà che sono proprie di un istituto che sta crescendo. Il commissariamento – ha puntualizzato il francescano spagnolo – non è mai una punizione da parte della Santa Sede ad un istituto, ma una benevola attenzione che esprime la maternità della Chiesa. Il discorso del rito (la celebrazione secondo il rito ordinario a meno di esplicita autorizzazione, ndr) non è assolutamente il motivo principale di tale intervento”.

Già in agosto, il portavoce vaticano Lombardi era intervenuto per precisare che la nomina di un commissario apostolico riguardava “la vita e il governo della Congregazione nel suo insieme e non solo questioni liturgiche”.

Cei dice no a elezione diretta presidente: rosa 15 candidati

Città del Vaticano, 31 gen. (TMNews) – La “stragrande maggioranza” dei vescovi italiani ritiene che “la nomina del Presidente della Cei debba continuare ad essere riservata al Papa”. Lo ha comunicato mons. Nunzio Galantino, nuovo segretario generale Cei, a conclusione di un consiglio permanente che ha preso in considerazione l’auspicio del Papa di cambiare statuto sulla scelta del presidente. La Cei è orientata ad individuare una rosa di “15 o 20” candidati da sottoporre al Papa.

“Le Conferenze regionali – si legge in un comunicato della Cei – ribadiscono l’importanza che sia salvaguardato il peculiare rapporto tra la Chiesa che è in Italia e il Santo Padre. In questa luce, si ritiene che la nomina del Presidente della Cei debba continuare ad essere riservata al Papa, sulla base di un elenco di nomi, frutto di una consultazione di tutto l’episcopato”. Sulla modalità concreta attraverso la quale “salvaguardare il coinvolgimento di tutti i Vescovi e nel contempo conservare al Santo Padre la libertà di nomina”, il Consiglio permanente ha indicato “due possibili percorsi”: il primo “prevedrebbe una consultazione riservata di tutti i singoli Vescovi”. Il secondo, emerso nella conferenza stampa di Galantino come l’opzione caldeggiata dal parlamentino della Cei, “aggiungerebbe a tale procedura un ulteriore passaggio – altrettanto riservato nelle procedure e nei risultati – nel quale l’Assemblea Generale verrebbe chiamata a esprimere la propria preferenza su una quindicina di nomi, corrispondenti ai candidati maggiormente segnalati”. Richiesto di spiegazioni dai giornalisti, mons. Galantino ha spiegato che tale ipotesi consiste nel consultare tutti i vescovi italiani, consegnare i risultati alla segreteria della Cei che fa una prima “scrematura”, riducendo i candidati a “50-60”, lista che viene poi “presentata all’assemblea generale”, che seleziona una lista di “15-20” nomi, in base a criteri sui quali il presule non ha fornito dettagli, che vengono poi consegnati al Papa, il quale sceglie il successore del presidente della Cei. Mons. Galantino ha peraltro tenuto a sottolineare che il consiglio episcopale permanente dei giorni scorsi rappresenta solo la “prima tappa” di un percorso di riforma sul quale i vescovi non hanno “fretta”, perché la riforma non è per “dopodomani” e “non ci corre dietro nessuno”. A chi domandava se la soluzione identificata disattenda il desiderio di Papa Francesco che anche la Cei, come tutte le conferenze episcopali del mondo, elegga il suo presidente anziché assistere alla sua nomina dal Papa stesso, che è primate d’Italia oltre che vescovo di Roma, mons. Galantino ha risposto: “Non so cosa avesse in mente il Papa, di sicuro voleva che ci fosse maggiore coinvolgimento della Cei. Questo abbiamo percepito e ci siamo mossi in questa direzione. Se poi – ha aggiunto il vescovo di Cassano all’Jonio – il Papa dirà: ‘Signori miei, forse non avete capito che voglio che siete voi a fare il nome’, noi non avremmo nessuna difficoltà”.

Circa la nomina dei tre vice presidenti, si legge inoltre sul comunicato conclusivo del consiglio permanente, le Conferenze regionali “concordano sul fatto di non cambiare l’attuale procedura, che ne prevede l’elezione da parte dell’Assemblea Generale fra i Vescovi diocesani”. Infine, per quanto riguarda la figura del Segretario generale – che Bergoglio avrebbe espresso l’auspicio che sia, in futuro, un semplice sacerdote, come in molte conferenze episcopali del mondo – “la maggioranza chiede che sia un Vescovo e che – come avviene per il Presidente – sia nominato dal Papa su una rosa di nomi, ‘proposta dalla Presidenza, sentito il Consiglio Episcopale Permanente'”.

Alla Camera mostra su San Francesco

La più antica stesura del ‘Cantico delle Creature’, parte del Codice 338 del XIII secolo, è il cuore della mostra su San Francesco inaugurata alla Camera dei Deputati.

Il poverello d’Assisi, portatore di pace, sbarca in una delle più importanti istituzioni italiane e ”il fatto che la mostra venga inaugurata in queste ore difficili e complicate per la vita del Parlamento lo ritengo un fatto importante”, ha detto la vice presidente della Camera Marina Sereni. Un riferimento al clima politico acceso anche nelle parole del Custode del Sacro convento d’Assisi, Padre Mauro Gambetti. Ricordando la lettera di Francesco ai Reggitori dei popoli, il francescano ha sottolineato come sia ”importante che l’impegno politico e istituzionale sia improntato al servizio, all’accoglienza al dialogo, che debbono sempre precedere la dialettica” e come Francesco proponga anche oggi ”la cultura dell’incontro e non dello scontro”.

Anche il presidente della Camera Laura Boldrini, che non ha potuto partecipare all’apertura della mostra a causa delle vicende che interessano proprio il Parlamento, in un messaggio mette in evidenza come Francesco d’Assisi sia ”una figura di straordinaria importanza nella storia e nella vita culturale del nostro Paese, che da sempre interroga la coscienza di credenti e non credenti con l’attualità del suo messaggio che si caratterizza per il senso di umanità e umiltà”.

”La spiritualità francescana è tornata ad essere riferimento e modello anche grazie alla capacità di Papa Francesco di attualizzare il messaggio del santo d’Assisi”, hanno rilevato gli organizzatori della mostra ‘Francesco, Tracce, Parole, Immagini’. Nell’esposizione una serie di documenti tra i quali la ‘Regula’ del 1223, frammenti della ‘Vita beati Francisci’ di Tommaso da Celano e alcune Bolle Papali, tra cui una del 1220 che testimonia per la prima volta il nome del santo in un documento ufficiale. Se il sindaco di Assisi, Claudio Ricci, ha sottolineato come le parole di Francesco siano ”un faro della cultura europea che hanno orientato l’economia, l’etica, la scienza e continuano a farlo”, la presidente della Regione Umbria, Catiuscia Marini, ha chiesto: ”Che cosa sarebbe l’Umbria senza Francesco e senza il francescanesimo?”.

”Al cantico delle creature si sono ispirati tanti di coloro che si sono battuti per difendere l’ambiente e l’acqua come bene comune. Come Enrico Berlinguer nel 1983 in uno storico incontro con i frati ad Assisi”, ha ricordato Pietro Folena, presidente di MetaMorfosi, tra gli organizzatori dell’esposizione. La mostra, ospitata da Palazzo San Macuto, sarà aperta fino al primo marzo.

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Meredith. Condannati Amanda e Raffaele: 28 anni a lei, 25 e divieto d’espatrio per lui

Amanda Knox è stata condannata a 28 anni e sei mesi e Raffaele Sollecito a 25 per l’omicidio di Meredith Kercher. E’ la sentenza della corte d’appello di Firenze. Divieto di espatrio per Sollecito e nessuna misura cautelare per la Knox. Rispetto alla sentenza di condanna di primo grado emessa nel dicembre 2009 dalla Corte di primo grado di Perugia, i giudici di Firenze hanno aumentato di due anni e sei mesi la pena inflitta ad Amanda Knox perchè hanno ritenuto aggravato il reato di calunnia commesso dalla ragazza americana nei riguardi di Patrik Lumumba

Impassibili i familiari di Meredith Kercher alla lettura della sentenza di condanna. Hanno stretto le mani ai loro legali e hanno scambiato qualche parola con il pg. “Non è tempo di festeggiare”. Così il fratello di Meredith Kercher, Lile, ha commentato la sentenza. Pur accogliendo le richieste dei loro legali, i fratelli di Mez, Lile e Stephanie, hanno ascoltato composti la lettura della sentenza.

”Sono spaventata e rattristata da questa sentenza ingiusta”, cosi’ Amanda Knox, alla Abc giudica la sentenza della Corte d’Appello di Firenze. “Essendo stata in passato giudicata innocente, mi aspettavo di meglio dal sistema giudiziario italiano. Contro di me un apparato accusatorio inesistente”. Amanda è rimasta ”impietrita” appena saputa la sentenza di condanna, ma non ha pianto e non ha parlato: cosi’ uno dei suoi legali, Carlo Dalla Vedova, che ha comunicato via telefono alla studentessa americana, che e’ a casa della madre, la decisione della corte d’appello di Firenze. “E’ stata una bella botta, faremo ricorso, Amanda è innocente”: così uno dei difensori di Amanda Knox, Luciano Virga, commentando la sentenza.

Ha appreso della sentenza di condanna nell’appello bis per l’omicidio di Meredith Kercher dalla Tv, Raffaele Sollecito, che è apparso “annichilito” ad uno dei suoi difensori, l’avvocato Luca Maori. Il giovane pugliese è rimasto senza parole.

”Ero convinto che la condanna sarebbe stata confermata, Amanda sa cosa è successo. Lo ha detto Patrick Lumumba, in aula dopo la lettura della sentenza di condanna per la Knox e per Raffaele Sollecito.

Meredith Kercher venne uccisa a Perugia la notte tra il 1 e il 2 novembre del 2007. Sollecito e Knox vennero condannati in primo grado ed assolti in appello, provvedimento dopo il quale furono scarcerati. Per il delitto sta invece scontando una condanna definitiva a 16 anni l’ivoriano Rudy Guede. La sua triste vicenda rimane una ferita ancora aperta.

Cappotto blu, maglioncino viola con appesi sulla scollatura gli occhiali da sole, il giovane pugliese è rimasto sempre seduto accanto al padre. Insieme con lui tutti i suoi più stretti familiari. Raffaele Sollecito ha seguito con attenzione gli interventi previsti. Non ha mostrato particolare emozione anche se il padre Francesco ha ribadito come in questo momento sia molto preoccupato. Sembrano lontani anni luce per il giovane i periodi di serenità ai Tropici.

Amanda piu’ volte negli anni scorsi dopo il ritorno negli Usa ha attirato piu’ volte l’attenzione e le critiche di media e opinione pubblica in occasione di incontri con i suoi amici (a spasso per Seattle) o addirittura durante feste in maschera (Amanda mascherata da donna gatto). Ha anche ispirato un video musicale di una giovane band italiana (The Mistral Blows). Ad agosto ha anche incontrato Raffaele a New York.

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Fermato agente di polizia accusato di minacciare il clero

La Procura Generale del Distretto Federale di Mexico ha fermato Juan Carlos “N”, agente della polizia municipale di Tultitlán (stato di Mexico), accusato di estorsione ai membri del Seminario Conciliare di Mexico, fatto che era stato denunciato dallo stesso Arcivescovo di Mexico, il Cardinale Norberto Rivera, alla fine dell’anno scorso. La persona in questione, secondo la nota pervenuta a Fides, nonostante fosse in servizio, aveva precedenti penali e, secondo le prime investigazioni, sembra abbia partecipato in più di 230 casi di estorsione. Nel caso specifico delle estorsioni al Seminario, è stato confermato che costui avesse anche dei complici che sono ancora ricercati. La Chiesa in Messico dimostra quindi ancora una volta di condividere la stessa sorte di tanti messicano che sono soggetti a questo tipo di violenze da parte della criminalità organizzata o della delinquenza comune. (CE) (Agenzia Fides, 20/01/2014)

Mamma mia, quanto cinismo sulla suora di Rieti

L’ormai ex religiosa ha lasciato l’ospedale, inseguita da tv e cronisti di tutto il mondo. Perché la sua riservatezza non è stata tutelata fin dal ricovero?

In una piccola città le notizie corrono veloci, il pettegolezzo ancor di più. E, se è pruriginoso, vola come il vento. Rieti non fa eccezione. Così, non sarà facile capire chi abbia diffuso – e come si sia potuta propagare così rapidamente e, da Rieti, fare letteralmente il giro del mondo – la notizia della suora che la scorsa settimana ha dato alla luce un bimbo al San Camillo de Lellis, l’ospedale cittadino. Il clamore intorno all’evento è stato tale da coprire totalmente la questione della tutela della privacy della partoriente. Ma non è un buon motivo, adesso che la signora ha lasciato l’ospedale, far finta che non sia successo niente, che non ci sia stata una violenta e crudele esposizione mediatica, a livello addirittura mondiale, di una vicenda delicata, personalissima e privatissima, che tale doveva rimanere.

C’è stata qualche leggerezza da parte dei sanitari reatini? In tal caso non ci sarebbe da meravigliarsi se la Asl di Rieti decidesse di condurre un’inchiesta interna sulla violazione dell’obbligo di riservatezza imposta dalle norme di tutela dei pazienti e dalla normativa sulla privacy dei dati sensibili. C’è perfino il profilo di violenza sulla persona in tutto quel che è seguito e che, purtroppo, seguirà per la malcapitata mamma. Perché intervenga eventualmente anche la procura di vorrebbe una denuncia dell’interessata. Ma è possibile anche l’apertura di un fascicolo – se saranno individuati gli estremi – semplicemente sulla scorta di quanto hanno riferito i giornali.

È pur vero, d’altra parte, che quando la notizia è rimbalzata fuori dell’ospedale diventando news mondiale, i responsabili del de Lellis hanno protetto efficacemente la puerpera, assegnandole una stanza singola, e così tenendo curiosi e cronisti alla larga, e lo hanno fatto anche specificamente su richiesta della donna, giustamente stupita e sgomenta di tanto clamore e di tante incredibili insinuazioni, tutte con l’evidente sottotesto della suora peccatrice e lubrica.

Ma, al momento del suo ricovero ci deve essere stato un passo falso. Sul sito della cronaca locale del Messaggero, il 17 gennaio, Marco Bergamini racconta del ricovero della suora, descrivendo i primi istanti, quando un’ambulanza va a prenderla, e poi il suo arrivo al pronto soccorso: «Il personale paramedico – scrive il cronista – giunto in via Belvedere (il convento) si è reso conto che qualcosa non andava. Ma la giovane salvadoregna ha detto di non sapere di essere incinta e il foglio di intervento ancora recita “mal di pancia, probabilmente a causa di una colica renale”. Al pronto soccorso, però, è stata sufficiente un’ecografia ordinata dal dottore di turno per stilare un foglio di ricovero fin troppo chiaro: “Sospetta gravidanza di suora”».

Scrivere su una cartella o un referto la “qualifica” della paziente rientra nei compiti del medico? O non viola forse la privacy della paziente? La notizia stessa di un ricovero, che non ne preveda l’informazione alla polizia, non dovrebbe uscire da un ospedale.

Altrettanto riservato dovrebbe restare quel che dice la paziente ai medici, agli infermieri, all’assistente sociale. Nei giorni scorsi c’è stata invece una generosa profusione di dettagli sulla suora-mamma. Si è distinta la dottoressa Anna Fontanella, assistente sociale del presidio ospedaliero, che ha fatto da tramite con i cronisti. Sta di fatto che ieri, lasciando l’ospedale, come riferisce ancora il Messaggero di Rieti, l’ormai ex suora «s’è lamentata parecchio», «prima con la dottoressa Dini, in reparto, poi con l’assistente sociale Anna Fontanella, che tanto le è stata vicino – efficacissimo filtro con il mondo esterno (sic) – e alla fine con Sandra, l’amica salvadoregna che l’ha aspettata al freddo per ore. “Perché tutto questo scandalo?”, si è sfogata con tutte e tre. E loro l’hanno vista così amareggiata che non hanno avuto neppure il coraggio di raccontarle la verità».

Già, qual è la verità? «La verità – spiega il cronista – è che sono piombate a Rieti – riconoscibili a occhio nudo per le stradine del centro – diverse troupe di tv sudamericane che chissà cosa darebbero per un’intervista con Roxana. Un continente intero – storicamente avido di telenovelas – sta aspettando, a loro dire, le prime foto di Francesco Alessandro».

@GuidoMoltedo – europaquotidiano

“I cristiani valgono più dei musulmani”. Bufera sul cardinale di Colonia

BERLINO — «Io dico sempre che una sola delle vostre famiglie rimpiazza tre famiglie musulmane».

Parole del cardinal Joachim Meisner, arcivescovo di Colonia, pronunciate per elogiare il gruppo cattolico conservatore spagnolo “Cammino neocatecumenale”, che punta su famiglie numerose. Parole che hanno scatenato una tempesta di critiche, da parte della numerosa comunità islamica di Germania.

Non è da ieri che il cardinal Meisner suscita vespai di polemiche per le sue posizioni conservatrici. Fu lui per esempio a definire l’aborto “un crimine che mette in ombra tutti gli altri crimini”. Un’altra volta, ha definito la vita degli omosessuali: «qualcosa di degenerato, contro natura, in qualche modo affine al terrorismo».

L’ultima frase-shock il cardinale l’ha pronunciata il 24 gennaio: «Intendevo solo elogiare la forte fede e l’impegno per la famiglia dei neocatecumenali», ha tentato di spiegare ieri Meisner. Troppo tardi e troppo poco, ritengono in molti. Bekir Alboga, del Ditib, l’influente unione musulmana turca, commenta: “Vi immaginate che reazioni susciterebbe un alto religioso islamico che parlasse così delle famiglie cristiane?».

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