Basta! Basta, per favore! Lasciateci sentire cattolici adulti

P. Francesco Pierli scrive sulla rivista comboniana Nigrizia (Forum dei lettori, gennaio 2013, p. 6-7): “Grazie per l’attenzione alla nuova evangelizzazione da parte di Nigrizia, nella quale io stesso sono stato coinvolto. Ora che i riflettori sono spenti e dopo aver letto e riletto le Propositiones (mozioni) del Sinodo dei vescovi, che si è celebrato a Roma dal 7 al 28 ottobre (Nigrizia, ottobre 2012), mi permetta un’ultima condivisione”. Pubblichiamo qui di seguito il testo integrale della lettera di P. Pierli, ex superiore generale (1985-1991) dei Missionari Comboniani, oggi professore al ‘Tangaza College’ di Nairobi, Kenya.

1. Nulla di nuovo! A me sembra che ben poco di nuovo sia emerso. Nel contenuto come nello stile, negli atteggiamenti come nel linguaggio. Una monotona ripetizione e referenze a documenti vaticani già noti. Valeva la pena fare un sinodo per arrivare a tanto poco?

2. Meno papa e più episcopati e chiese locali. Una delle novità del Vaticano II che dovrebbe definitivamente marcare la nuova evangelizzazione è il ruolo centrale delle chiese locali, finalmente riconosciuto in vari documenti conciliari e del vescovo come diretto rappresentante di Cristo. Tutto ciò dovrebbe aiutare a liberare la Chiesa cattolica dal culto della personalità del papa, che tende a oscurare tutto e fare del Vaticano la più forte struttura di centralizzazione, di comando e di controllo del mondo. Speravo che la nuova evangelizzazione rendesse “nuova” la Chiesa, prima di tutto al suo interno a cominciare dalla struttura. Invece ha rafforzato il Vaticano con un altro pontificio consiglio. Mi sembra pure che il sinodo, ridotto com’è a mero strumento di consultazione del papa, sia quasi un tradimento del Vaticano II che lo aveva proposto come strumento di collegialità all’interno di una storia della Chiesa.

3. Due grandi atteggiamenti: umiltà e solidarietà dentro una umanità sempre più incasinata in problemi più grandi di noi. Era stato il messaggio della Gaudium et spes che tanta simpatia aveva suscitato nel mondo, documento simbolo di una Chiesa diversa. Una Chiesa “popolo di Dio”, in cammino con l’umanità; concetto riscoperto dal Vaticano II, simbolo per me della nuova evangelizzazione. Un popolo di Dio in cerca della verità e di comprendere i tempi nei quali viviamo con l’aiuto della parola di Dio, delle scienze che sono cresciute a ritmo impressionate, delle altre religioni nelle quali miliardi di persone trovano luce e speranza, e di tutti gli uomini di buona volontà. Nella Lumen gentium (1) si parla del compito della Chiesa di aiutare l’umanità a convergere: «segno e strumento dell’intima unione con Dio e dell’unità di tutto il genere umano”; concetto ripetuto con forza al numero 9 dello stesso documento. Senza umiltà e solidarietà non vedo spazio per un nuovo tipo di rapporto con il mondo e la creazione di condizioni essenziali per la nuova evangelizzazione.

4. Più Vangelo e meno diritto canonico, rubriche e controllo. Mi sento soffocato da ondate di leggi e leggine emanate dalla Chiesa, dallo stato, dalle congregazioni religiose. Ognuno di noi ha sulle sue spalle migliaia e migliaia di leggi, dozzine di codici e prescrizioni. Tutti aggiungono e nessuno toglie, causando confusioni enormi. Ormai per “essere in regola” ognuno di noi ha bisogno di uno studio legale. lo speravo che la nuova evangelizzazione avesse dato alla Chiesa il coraggio di precisare e denunciare cosa c’è di vecchio nelle strutture, nelle leggi, negli atteggiamenti, nella visione della vita cristiana che deve essere eliminato. Una grande ventata liberatoria! Pensavo di essere stato creato libero e di gioire della vita nello Spirito Santo che mi aiuta, in consultazione con la comunità, in cui vivo come cristiano, ministro e cittadino, così da prendere decisioni comuni. Tutto invece mi viene dall’alto: come devo pregare, come tenere le mani durante la preghiera, come mi devo vestire … Basta! Basta, per favore! Lasciateci sentire adulti!

Mi sento realmente vicino a due miei grandi conterranei umbri: Francesco di Assisi e Aldo Capitini. Due grandi mistici, grandi ispiratori, per me, della nuova evangelizzazione. Il primo visse e propose il ritorno al vangelo nella sua integrità e semplicità. Non voleva sentir parlare di altre regole. Il secondo, pur essendo un grande mistico, un grande costruttore del Regno sulle orme di Gandhi, sentì la necessità, per coerenza di coscienza, di distanziarsi pubblicamente dalla Chiesa ufficiale e gerarchica. Lui che aveva sofferto e combattuto il fascismo, non riusciva a sentire nella Chiesa aria di libertà, di umiltà e di semplicità. Non pochi atteggiamenti ecclesiastici gli ricordavano il fascismo. Era troppo per lui! Chiese lo “sbattezzo”!

Anch’io mi sento soffocare! Vorrei salire sull’Everest per gridare al mondo: aria! aria! Lasciateci godere, sfidati dalla libertà che Dio ci ha dato e che Cristo è venuto a confermare: “Cristo ci ha liberati per la libertà!” (Gal 5,1).

5. Separare l’autorità e il potere nella Chiesa dal ministero ordinato. Nelle Propositiones come già in altri documenti si parla di spazio ai laici e della essenziale presenza delle donne nella vita ecclesiale. Sono veramente stufo di sentire ripetere queste frasi. Mi sanno di presa in giro fin tanto che non vedrò in Vaticano e nei posti di potere e di decisione laici e donne. Senza una rivoluzione copernicana nel governo della Chiesa non vedo spazi per la nuova evangelizzazione!

6. Linguaggio referenziale e ecclesiocentrico. La nuova evangelizzazione ha a che fare anche con il linguaggio. Oggi nell’era della rivoluzione informatica ancor più. Speravo che il sinodo in linea con il Vaticano II avrebbe continuato nello sforzo conciliare di inventare un linguaggio ecclesiale nuovo. Si venga in Africa a fare una ricerca per capire da quanti sono letti i documenti sinodali anche quelli dei sinodi africani! Sconosciuti sono! Perché inaccessibili per il linguaggio e l’approccio. Dal 1994, anno del primo sinodo africano, sono coinvolto con le Paulines sisters nella diffusione di tali documenti. Sono stanco e deluso! Non è questione di traduzione in lingue locali! I miei studenti africani all’università capiscono e si sintonizzano con i libri e tanti contenuti di Internet elaborati in America o in Europa. Ma non con i documenti che vengono dal Vaticano. Perché?

Caro direttore, io ero in Piazza san Pietro l’11 ottobre 1962 per l’apertura del Vaticano II. Sentivo ardere in me un’immensa speranza frutto dello Spirito Santo, della mia giovane età e del clima socioculturale di quegli anni. Ora la gioventù è un ricordo, il clima culturale globale tende piuttosto al grigio, ma il vento dello Spirito non si lascia soffocare. Questa lettera è un grido di speranza che la nuova evangelizzazione è possibile! Non solo! Ma che è intensamente desiderata da miliardi di donne e uomini, anziani e giovani, cristiani e non. Ho iniziato a sperimentarla, a concettualizzarla e a diffonderla dall’11 ottobre 1962, in Piazza san Pietro. E non mi sono mai fermato! Il sinodo mi ha offerto l’occasione e l’opportunità per apprezzarla e focalizzarla. Ora, la sfida di continuare ad attuarla in condizioni senz’altro favorevoli ma molto complesse.

Saluti e auguri per tutto quello che Nigrizia è e rappresenta.
Francesco Pierli,
missionario comboniano
Nairobi (Kenya)

comboni.org

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