Il vescovo centauro in Borneo

All’auto preferisce la moto. E in sella a una Yamaha Superteneré percorre le strade della sua diocesi. Un vescovo sulle due ruote: è il passionista Giulio Mencuccini che da 38 anni vive nel Borneo, la maggiore isola dell’arcipelago indonesiano, e da 22 è alla guida della diocesi di Sanggau. Abruzzese di Fossacesia, in provincia di Chieti, 66 anni, racconta la sua esperienza di “centauro”: «Qui tutti usano la moto, non vi potete immaginare il traffico motociclistico di Sanggau». E rivela che la diocesi ne possiede oltre 200 per tutto il personale, compresi sacerdoti e suore.

Vista dall’Italia l’isola del Borneo è una terra esotica, simile a quella descritta da Emilio Salgari nei suoi romanzi di avventura. Invece «c’è un popolo in fermento che guarda l’Occidente e cerca di imitarlo», dichiara Mencuccini. Però lui si è adeguato alle abitudini locali e percorre le rigogliose foreste attraversandole in moto, nella famosa – un tempo – patria dei tagliatori di teste. E le quattro ruote? «Non servono, mi sposto da solo comodamente con la moto. Sono tranquillo, mi conoscono tutti. E poi se vado in macchina non sono certo di arrivare, ad esempio se c’è un’alluvione» precisa. In sella non conosce ostacoli: «La moto è il mezzo migliore sulle strade sterrate del Paese. Si superano facilmente tutte le difficoltà. Con la bicicletta sarebbe troppo difficile, se non impossibile».

Con la moto raggiunge le parrocchie che hanno sempre una scuola che va dall’asilo al liceo. Strutture educative aperte a tutti, anche ai giovani di altre confessioni, tiene a sottolineare il vescovo, nonostante nella diocesi circa il 60 per cento della popolazione sia cattolica. Un’eccezione, qui, visto che l’Indonesia è il più popoloso Paese musulmano. Le gente vive della coltivazione del caucciù, della gomma e della palma da olio che sono le principali risorse.

Le vere carenze, osserva il presule, consistono nei servizi, nella struttura istituzionale, nella sanità, nella mancanza dell’acqua e dell’elettricità. Per non parlare della rete dei trasporti e viaria. Già, la rete viaria dove gli sterrati la fanno da padrone. Ecco perché la moto diventa un mezzo indispensabile anche per un vescovo.
Un pastore che pure nel Borneo organizza i percorsi di solidarietà in motocicletta. Un modo di far leva sulle forze locali in un Paese dove i volontari stranieri, da molti anni, non sono ammessi. In particolare nel suo ministero episcopale monsignor Mencuccini si avvale dell’aiuto di 23 preti diocesani e, aggiunge, «con me lavorano i Verbiti, i Cappuccini e i Passionisti. Eccetto due, un Passionista italiano e un Cappuccino svizzero, sono tutti indonesiani».

Ma, conclude, «si sta bene», «il Paese cresce», migliora la qualità della vita e i giovani che «adesso rivestono ruoli dirigenziali sono tutti quei ragazzi che hanno tutti studiato nelle nostre scuole cattoliche per cui si è instaurato un aiuto e una comprensione reciproca».

Paolo Pittaluga – avvenire.it
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