Il Vaticano più ‘eco’ con due pulmini elettrici

Città del Vaticano: centro di Roma, perennemente congestionato anche d’estate. Ma all’interno delle celebri mura tutto è più ovattato e controllato, perché allora non badare all’ecologia e anche al risparmio?
Ci ha pensato LeasePlan Italia, una società specializzata nei leasing e nei noleggi a lungo termine, donando al Governatore della Santa Sede due pulmini completamente elettrici.
POSSONO PORTARE 14 PERSONE. Il loro scopo è di essere immediatamente messi in funzione al servizio dei Musei Vaticani, dove sarà quindi ora possibile scorrazzare per i famosi giardini su un mezzo a zero impatto di emissioni nocive e rumorose.
I due mezzi hanno una capacità di 14 persone e sono attrezzati per accogliere anche persone disabili.

 

lettera43

C’è vita in Vaticano

L’Osservatore contro Gates e Nestlè torna alla battaglia sul campo

In un tempo in cui la chiesa cattolica, investita dalla campagna sui peccati del clero (prima) e dall’affaire Vatileaks (ora), sembra arretrare in un regime di vita penitenziale ed espiativo rifuggendo la battaglia sul campo, ecco un colpo di coda notevole: l’attacco dell’Osservatore Romano ai coniugi Gates e alla Nestlé sul tema della vita. Nei giorni in cui la chiesa cattolica festeggia il quarantaquattresimo anniversario della pubblicazione dell’enciclica di Papa Paolo VI, “Humanae Vitae”, dedicata al “gravissimo dovere di trasmettere la vita umana”, è il giornale del Papa a scrivere in prima pagina dei “rischi della filantropia”.

© – FOGLIO QUOTIDIANO

Curiosità: il Comiso ha un dirigente… Sacerdote!

New entry nello staff del Comiso. Ad entrare nell’organigramma societario è Padre Franco Ottone che assume il ruolo di “responsabile dei rapporti con i giovani, le famiglie e le associazioni”. Figura inusuale nel mondo del pallone ma esiste già qualche precedente. «Sono appassionato di sport fin da bambino – spiega Padre Ottone al Giornale di Sicilia. Una passione che ho continuato a sviluppare anche una volta entrato in seminario. La mia presenza a Comiso è del tutto simbolica, perché non ho alcun potere decisionale in merito alla gestione della squadra. In pratica posso considerarmi un ministro senza portafoglio!»

Poi un impegno: «Doveri ecclesiastici permettendo, cercherò sempre di essere vicino ai ragazzi, sia in campo che fuori»
golsicilia.it

India, gigantesco black-out 300milioni di persone al buio

New Dehli come New York nell’agosto del 2003. Un gigantesco black out ha interessato nella nottata il nord dell’India, compresa la capitale, lasciando al buio e nel caldo torrido almeno 300 milioni di persone. 
Enormi disagi si sono verificati a New Delhi e nell’hinterland a causa del totale collasso della metropolitana e dei treni per i pendolari. Circa 200 convogli sono stati cancellati o hanno subito forti ritardi. L’interruzione di corrente, la più grave degli ultimi 11 anni secondo la stampa, è stata causata da un guasto nella “Northern Grid”, la rete di distribuzione elettrica che serve tutta l’India settentrionale. Non si conoscono ancora le cause del grave disguido. 

Dopo circa 8 ore i tecnici dell’azienda elettrica statale sono riusciti a ripristinare il 60% dell’intera rete, secondo il ministro dell’Energia Sushil Kumar Shinde interpellato dai giornalisti indiani. Si prevede che la situazione tornerà alla normalità solo nel tardo pomeriggio. Il black out ha colpito sette stati indiani, tra cui i
popolosi Rajasthan e Uttar Pradesh dove sono andati in tilt servizi di trasporto, telefoni e acquedotti.
I responsabili dell’azienda elettrica statale Power System Operating Co (Psoc) hanno detto di aver dato priorità agli ospedali e alle infrastrutture essenziali. Per fortuna, non si sono verificati problemi per l’aeroporto
di New Delhi che ha un sistema di emergenza basato su generatori. Ma il traffico della capitale è andato in panne a causa della mancanza di segnaletica stradale. 
Le interruzioni di corrente sono molto frequenti in India a causa dello stato di degrado della rete e dell’eccesso di domanda, in particolare nei mesi estivi, ma un black out di tali dimensioni non si era mai visto in questi ultimi anni.

INCENDIO SU TRENO PASSEGGERI, ALMENO 40 VITTIME
Almeno trenta persone sono morte nella nottata nell’incendio di un treno passeggeri nello stato indiano meridionale dell’Andhra Pradesh. Lo riferiscono le televisioni indiane. Le fiamme hanno divorato alcune carrozze di un convoglio a lunga percorrenza New Delhi-Chennai, intrappolando decine di passeggeri. L’incidente è avvenuto nei pressi della stazione di Nellore. Le fiamme sono state spente quasi subito dalle squadre dei pompieri, ma per i passeggeri che dormivano nelle cuccette era ormai troppo tardi. Il lavoro di recupero dei corpi carbonizzati è ancora in corso e si teme che il bilancio dei morti aumenti con il passare delle ore. Secondo le prime informazioni sulla sciagura, l’incendio è divampato in una delle carrozze, dove viaggiavano oltre 70 persone, verso le 4.30 di notte (l’una in Italia), forse a causa di un corto circuito elettrico. Circa 25 passeggeri hanno riportato ustioni, ma sono riusciti a scampare al rogo. I disastri ferroviari sono molto frequenti in India, che vanta una delle più grandi rete di trasporto su binari, con circa 18 milioni di passeggeri ogni giorno. L’ultimo grave incidente risale allo scorso maggio, sempre in Andhra Pradesh, quando un treno passeggeri si è scontrato con un merci, causando 24 morti.

avvenire.it

Bobin: «Il mio Cantico della solitudine»

MARIE DE SOLEMNE: Preferirebbe parlare della solitudine come di una grazia o di una maledizione?

CHRISTIAN BOBIN: Innanzitutto ne parlerei piuttosto nella sua materialità. Ancor prima di essere uno stato mentale o affettivo, la solitudine è una materia. Per esempio è proprio la materia che ho sotto gli occhi in questo momento. Sono le dieci di sera, è buio. Il cielo non è ancora completamente scuro, c’è silenzio – anche il silenzio è molto materiale –, un piccolo appartamento nel quale vivo da una quindicina d’anni, qualche sigaretta – che non riesco a impedirmi di fumare –, qualche libro – che non riesco a impedirmi di aprire –. In fondo, curiosamente, la solitudine si popola molto in fretta. La solitudine è anzitutto questo: uno stato materiale. Che nessuno venga. Che nessuno venga là dove uno è. Forse, nemmeno se stesso. Ma, per rispondere alla sua domanda, la solitudine è più una grazia che una maledizione. Nonostante molti la vivano diversamente. Succede alla solitudine come alla follia: ci sono due follie, come ci sono due solitudini. C’è una follia subita… subita da chi la vive. Questa non è invidiabile né felice. È nera, e basta. Nient’altro che nera, pesante. Così, c’è una solitudine cattiva. Una solitudine nera, pesante. Una solitudine d’abbandono, in cui uno si scopre abbandonato… magari da sempre. Questa solitudine non è quella di cui parlo nei miei libri. Non è quella che io abito, e non è in essa che mi piace entrare, anche se, come a chiunque, mi è capitato di conoscerla. È l’altra la solitudine che frequento, ed è di quest’altra che parlo, quasi da innamorato.

MARIE DE SOLEMNE: Solitudine e isolamento sono due termini che non solo vengono normalmente confusi da molti, ma per i quali gli stessi dizionari non riportano praticamente differenze di significato. Che sfumature le suggeriscono questi due termini?

CHRISTIAN BOBIN: La solitudine che amo è un dono che mi è stato fatto dalla vita. Non c’è scelta in questo. Come del resto non ho scelto di essere scrittore (ammesso che io lo sia). In verità ho scelto pochissime cose. Le mie scelte sono state soprattutto dei rifiuti. Si è trattato di dire non voglio questo o quell’altro, più che di volere qualcosa. Allora, nella solitudine di cui stiamo parlando adesso non c’è più isolamento. Non credo di essere un orso, ma ho un lato selvatico: posso, e mi piace, restare ore e giorni interi senza vedere nessuno. Ebbene, percepisco la maggior parte di quelle ore e di quei giorni come ore e giorni di pienezza in cui mi sento legato proprio a tutto!

MARIE DE SOLEMNE: Una solitudine creativa e feconda?

CHRISTIAN BOBIN: Esattamente.

MARIE DE SOLEMNE: Un tempo il solitario veniva chiamato recluso, oggi si parla più volentieri di escluso… Pare che le nostre solitudini contemporanee patiscano una chiara perdita di senso. Pensa che questa perdita condizioni il disagio che genera la solitudine?

CHRISTIAN BOBIN: Non so se posso – anzi, credo di non potere – generalizzare a partire da quello che vivo io… Quello che potrei dirle della solitudine, potrei dirlo anche dell’amore e di molte altre cose. Sono tutti aspetti contigui che interagiscono: è difficile isolarne uno. Sono tutti atomi legati, come quelli che compongono l’aria che respiriamo… D’altronde tutte queste sono realtà “respiranti”: aiutano a respirare, offrono la più ampia respirazione possibile. L’amore, la solitudine, la scrittura, il canto, il gioco: mi piace, per esempio, fare girare come trottole sulla pagina queste realtà perché sento che nella mia stessa vita girano l’una sull’altra, l’una nell’altra. Tuttavia, che cosa potrei mai dire della solitudine degli altri? Nonostante mi sia già capitato di scrivere al riguardo, riconosco di avere personalmente una tendenza ad andare a volte troppo in fretta verso il sublime, verso il celeste. Devo quindi precisare che non ho scelto di vivere come vivo, anche se ne sono felice, e anche se mi percepisco vivo in questo tipo di vita, un po’ strano e, per certi aspetti, un po’ ritirato… Non ho scelto questa vita e devo persino aggiungere – è un pensiero che mi viene spesso e che mi fa sorridere – che, con molta verosimiglianza, sarei stato un discreto malato di autismo!

MARIE DE SOLEMNE: L’amore e la solitudine non sono poi così distanti…

CHRISTIAN BOBIN: Così poco distanti che uno dei più bei titoli di poesia è quello di Paul Éluard: L’amore la solitudine. Non sono separati nemmeno da una virgola… È molto giusto perché l’amore la solitudine sono come i due occhi di uno stesso volto. Né separati né separabili. Ma io le dico questo oggi, a quarantacinque anni… Mi ci son voluti molti anni, molto tempo, per arrivare a capire qualcosa di queste realtà. È avvenuto a poco a poco, grazie a occasioni, circostanze della vita, incontri. Curiosamente, sono state alcune persone, alcuni incontri, a donarmi la solitudine. È un dono, che mi è stato fatto. Come il resto, d’altronde… Non mi appartiene, è qualcosa che mi è stato regalato.

MARIE DE SOLEMNE: Come si può donare la solitudine?

CHRISTIAN BOBIN: Credo che te la donino amandoti. Ma amandoti pienamente, senza motivo, in modo probabilmente insensato… Se ricevi anche solo una particella, un’inezia, un frammento di un tale amore, allora tutto si apre davanti a te… E anche se quello che ti è stato donato scompare, tutto resta aperto! È il più grande benessere fisico, mentale e spirituale. Mi rifiuto di separare questi ambiti. Anche se il linguaggio mi porta a formularli a tre riprese, con tre termini diversi, anche se per riflettere, per scrivere, per parlare tra noi – o per parlare in generale – sono obbligato a passare attraverso un termine e poi un altro, so che tutti questi aspetti non sono separabili. La carne, lo spirito, l’anima, il cuore… li si chiami come si vuole – e, d’altronde, è importante chiamarli per nome, è importante che ciascuno abbia il suo nome – in realtà non sono separabili. E sono tutti irradiati da un solo sguardo, quando è uno sguardo davvero giusto, pieno di benevolenza, amante. Da lì in avanti c’è una libertà, un respiro inimmaginabile! Per me le parole solitudine e libertà sono perfettamente equivalenti.

MARIE DE SOLEMNE: Per lei la solitudine è sinonimo di pace?

CHRISTIAN BOBIN: Sì… sì, ma non è sempre facile. Ha i suoi languori, i suoi terreni abbandonati. Per parlarne molto concretamente, addirittura in modo un po’ scherzoso – e sono io ad avere il ruolo del personaggio comico – faccio un esempio: io non ho la televisione, e non voglio averla, ho persino l’impressione che sia un lusso. Vivere nella solitudine è un lusso, vivere nel silenzio è un lusso. Dunque non desidero avere qui delle immagini, per avere la pace, ma è tutt’altro che un’ignoranza del mondo, dato che leggo molti giornali e ascolto molto la radio. La lettura del giornale non è una lettura paragonabile a quella di un libro. Il libro è una cosa chiusa che l’occhio, il sogno e lo spirito aprono. Come un fiore. C’è una sorta di metamorfosi che avviene tra il libro e il lettore. Una cosa che non è solo mentale, ma anche carnale. Leggiamo anche con la mano, siamo sensibili all’apparenza, alla realtà materiale del libro. Per esempio, l’occhio e lo spirito hanno bisogno del bianco. Che ci sia una quantità sufficiente di bianco, di respiro nelle pagine. Le realtà più mentali hanno sempre un piccolo risvolto materiale. La lettura dei libri mi occupa soprattutto di sera, alla sera tardi. Ma durante il giorno, se resto solo, ho bisogno, un bisogno infantile, senza dubbio legato a un’inquietudine o a una piccola angoscia infantile, di “mangiare” della carta di giornale. Leggo molti giornali, e nei giornali leggo tutto. Quanto sto dicendo ha un rapporto molto stretto con la solitudine, perché è un modo, in certi momenti, di sopportarla, di attendere che diventi “buona”. Non è sempre necessariamente buona. A volte rischia di essere pesante. A volte rischia di essere noiosa. Ma io non ho troppa paura della noia. Penso sia una cosa interessante, non così malvagia come si dice. I bambini lo sanno istintivamente. Anche se non sanno esprimerlo facilmente, sanno che la noia non è necessariamente la cosa peggiore per loro. Il che non significa che la solitudine, anche per me, sia poi così facile… Se non avessi i giornali ma la televisione, guarderei la televisione. E so benissimo che cosa preferirei guardare: qualsiasi cosa! Per questo scopo la televisione funziona benissimo: è come infilare la testa nel frigo durante le crisi di bulimia! C’è un vuoto in te, che non sopporti più e che ti affretti a riempire con cibi più o meno indigesti. Spesso riempiamo in fretta questo vuoto, questo buco, questa attesa nascente, mentre essa avrebbe bisogno ancora di un po’ di tempo per poterci dire quello che ha da dirci. Noi invece cerchiamo di colmarla immediatamente. È come una domanda che ci viene posta e che noi cerchiamo di fermare. Non rispondiamo… cerchiamo di ucciderla. Ingerendo immagini o, per quanto mi riguarda, fogli di giornale. Io “mangio” carta di giornale. Del resto, per essere precisi, preferisco alcuni giornali ad altri, perché so che sono i più lunghi da leggere, che contengono più cose da leggere. Per esempio, leggo articoli molto dettagliati di tre o quattro pagine sull’economia, o sulla tappa del Giro di Francia…

MARIE DE SOLEMNE: Nella solitudine percepisce una qualche forma di violenza a se stessi?

CHRISTIAN BOBIN: C’è una rudezza, una brutalità della solitudine. Questo è innegabile. È bene che lei affronti questo argomento perché si ha tendenza a dimenticarlo troppo in fretta. È presente perfino nei libri che leggiamo. Mi stavo chiedendo, per esempio, quali libri mi porterei in vacanza: forse qualche raccolta di testi dei padri della chiesa. Apro una parentesi ma… ci si può perfino divertire con questo tipo di scritti! Mi diverte sempre il pensarlo: ci si può divertire perfino con la verità… Penso infatti che ci sia una verità deposta in quei libri, in quelle esperienze mistiche e innamorate, indissociabilmente mistiche e innamorate. D’altronde (mi perdoni un’altra parentesi), se si vuol capire qualcosa di quello che chiamiamo “spirituale”, molto spesso ci sarebbe da guadagnare a mettere da parte il termine “spirituale” e a pensare, semplicemente, a ciò che succede quando ci si innamora. Ci si accorgerebbe che molti dei fenomeni che ci paiono a volte così lontani, così austeri, così strani nei mistici o nei religiosi, si illuminano immediatamente se li guardiamo, se li studiamo a partire dalla comune esperienza dell’essere innamorati o dell’esserlo stati. Molto semplicemente, credo che quelle persone siano degli innamorati. Peraltro ciò che li appassiona è meno tangibile, meno visibile… È una piccola differenza, ma nel contempo è un abisso.

MARIE DE SOLEMNE: Lei pensa che nella nostra solitudine Dio sia seduto accanto a noi? Che ci sia una presenza, invisibile ma capace di manifestarsi in tanti piccoli episodi, tale da far sì che questa solitudine possa di colpo avere un senso?

CHRISTIAN BOBIN: Penso che non siamo mai abbandonati. Mai, mai, mai… Mai. Però non è qualcosa che io percepisca. Quello che percepisco appartiene solo all’umano. Costantemente. Anche se “questo” passa attraverso l’umano, è comunque qualcosa di umano. Come una parola che viene a me e che è terrestre; come un’occasione che mi è data o una sorpresa che mi capita e che è anch’essa totalmente incarnata e di cui un essere reale è portatore. Io non ho quel senso di cui parla, il senso dell’invisibile nel “quasi a portata di mano” dell’invisibile. Detto questo – ed è per me una convinzione non sradicabile – credo che non siamo mai, mai, mai abbandonati. Mai.

 

Christian Bobin e Marie de Solemne – avvenire.it

Umorismo, Guareschi: «Una potente arma di difesa»

Molte definizioni sono state date dell’umorismo: per me la più giusta sembra quella dovuta a un illustre personaggio piuttosto francese di cui non ricordo il nome: «Non esiste l’umorismo – esistono degli umoristi».

E per me, l’umorista è chi sa vedere oggi con l’occhio di domani. Questa mia definizione potrebbe trarre in inganno qualcuno e indurlo a credere che il motto dell’umorista si identifichi con uno dei più noti slogan correnti, quello che dice: «Fate che domani i nipoti non ridano di voi». Il motto dell’umorista è sostanzialmente diverso in quanto dice: «Fa che domani tu non debba ridere di te stesso: ridi oggi». Domani è troppo tardi. (…)

L’umorismo – termine che può essere preso come riassuntivo della facoltà di scoprire il lato comico nelle cose e (usando della satira, della parodia, della ironia e della caricatura) di metterlo in evidenza sì da indurre al riso o al pianto; l’Umorismo, in sostanza (pur se apparentemente sembra un’arma di offesa) è una potente e benefica arma di difesa. Ed è un’arma segreta perché, disgraziatamente, l’umanità ne disconosce l’uso, e così è arma usata da una inconsistente minoranza.

L’umorismo è un’arma potente e benefica perché occorre tener presente un fatto che sfugge ai più. Ammetto naturalmente che esiste una comicità assoluta, ed esiste anche una comicità relativa, come esistono una logica assoluta ed una logica relativa, e bisognerà quindi analizzare caso per caso. Tuttavia un fatto è certo: una situazione comica è una situazione contro la logica. Comico significa illogico. (…)

Non bisogna che il seme dell’equivoco possa germogliare. L’arma dell’umorismo sia sempre pronta ad essere puntata senza pietà contro ogni situazione nuova, contro ogni nuova iniziativa che spunti all’orizzonte e pur presentata come la più nobile e intelligente e seria dell’universo mostri all’analisi qualche lato comico. Bisogna sparare senza pietà. L’obiezione classica che la genia dei cosiddetti benpensanti solleva contro noi umoristi è questa: voi trovate del comico in tutte le iniziative, non rispettate niente. Se troviamo del comico in qualcosa, significa che il comico c’è. E dove c’è del comico c’è attentato alla logica. Talvolta si tratta di quel comico relativo di cui parlavo. Ciò però verrà in luce ben presto, perché il bersaglio, resistendo validamente ai colpi, dimostrerà di essere una eccellente costruzione con eccellenti basi. Bisogna sottoporre ogni cosa alla prova del fuoco dell’umorismo. Saggiare la consistenza reale e la logicità dell’iniziativa, della teoria della situazione prese di mira.

Non è vero che si possa trovare del comico in ogni cosa. Le cose veramente buone, le cose veramente logiche non presentano nessun lato comico. Sfido il migliore umorista dell’universo a trovare un lato comico nel cielo, nel mare, nell’aria, nel fuoco. Sfido chiunque a farmi ridere sul pane, su una radice quadrata, su una equazione di sesto grado, sulla forza di gravità, sul teorema di Pitagora, su un fiore, sulla formula dell’acido solforico. Tutto ciò che è perfetto perché opera di Dio, e tutto ciò che esiste al mondo di meno imperfetto nelle cose create o scoperte dagli uomini, non può rivelare nessun aspetto comico. Può farvi ridere un albero perché, magari, per la sua speciale conformazione fa ricordare un ometto buffo. Ma allora non è l’albero in sé che vi fa ridere, è la caricatura dell’ometto buffo.

L’umorismo è l’acido col quale si prova se il metallo che vi presentano come oro è veramente oro. L’umorismo non distrugge. L’umorismo rivela ciò che deve essere distrutto perché cattivo. L’umorismo distrugge soltanto l’equivoco. Rafforza ciò che è sostanzialmente buono. E adesso è logico che mi si domandi: tu vuoi che la gente possegga ed usi il senso dell’umorismo. Ma se non l’ha? Ma, se pur avendolo, non ha modo di usarlo come fai tu, sui giornali? L’umorismo è un’arma di difesa personale e va usata, anzitutto, contro noi stessi. La caricatura, come ho detto, la si fa agli amici, non ai nemici come laggiù nel paese dove l’umorismo è stato inquadrato nelle forze armate che difendono un regime e offendono il mondo civile.
Chi vi darà quest’arma? Voi stessi. Perché possedete un cervello che può ragionare, quindi potete scoprire la parte illogica delle cose, e quindi ancora la parte comica che induce al riso o al pianto. Bisogna cominciare col sorvegliare se stessi; analizzare le proprie sensazioni. Questo fatto mi commuove, mi esalta, mi riempie di ammirazione? Oppure mi indigna, mi esaspera? Commuove o indigna veramente me oppure l’altro me stesso, quello che è il prodotto della mentalità media corrente? Tocca la mia coscienza personale, o la mia coscienza collettiva?

Questo fatto mi commuove perché è veramente, sostanzialmente, un fatto triste, pietoso; o invece mi commuove perché ormai è stabilito dalla morale corrente dei benpensanti che una persona debba commuoversi per fatti del genere? In definitiva è necessario cercare anzitutto se stessi. Ritrovare la propria coscienza personale che talvolta può essere in contrasto con la coscienza collettiva.
Bisogna anzitutto trovare il comico, e quindi l’illogico, in se stessi. Ed ecco l’arma collaudata, calibrata, messa a punto contro il bersaglio interno, è pronta per sparare verso l’esterno. Scovato e mitragliato il nemico interno, possiamo scovare e difenderci dal nemico esterno.

 

Giovannino Guareschi – avvenire.it

Rogo su un treno in Andhra Pradesh, almeno 47 morti

L’incendio forse causato da un guasto elettrico. Immediati i soccorsi, ma le vittime potrebbero salire. Circa 28 i feriti gravi, trasferiti negli ospedali limitrofi. L’Indian Railways ha già annunciato indennizzi per familiari e sopravvissuti. Negli ultimi cinque anni, 1.220 persone sono morte in incidenti ferroviari.


Mumbai (AsiaNews/Agenzie) – Almeno 47 persone sono morte nell’incendio esploso questa mattina sul Tamil Nadu Express, treno passeggeri in viaggio da New Delhi a Chennai (Tamil Nadu). Le fiamme sono divampate quando il mezzo era all’altezza della stazione di Nellore, in Andhra Pradesh. Ancora incerte le cause del rogo, ma è probabile che si tratti di un problema tecnico e non di un incidente doloso. Al momento, le unità di soccorso avrebbero già trasferito 28 feriti agli ospedali locali più vicini. Nel corso della giornata il bilancio potrebbe peggiorare, perché la carrozza colpita ospitava 72 passeggeri.

Secondo le prime ricostruzioni, all’origine dell’incendio vi sarebbe un cortocircuito elettrico avvenuto nelle prime ore del mattino, forse intorno alle 4:20 (ora locale). Mentre le fiamme divampavano a grande velocità, la maggior parte dei passeggeri ancora dormiva.

Le autorità ferroviarie hanno già annunciato un indennizzo di 500mila rupie (circa 7.300 euro) per le famiglie delle vittime; 100mila rupie (circa 1.400 euro) per i feriti gravi; 25mila rupie (circa 370 euro) per i feriti lievi.

L’Indian Railways è la rete ferroviaria nazionale ed è la quarta più grande al mondo, dopo Stati Uniti, Russia e Cina. Lunga 114.500 km, su un percorso di 65mila km, essa collega ogni angolo del Paese e trasporta più di 18 milioni di passeggeri al giorno. Negli ultimi cinque anni, almeno 1.220 persone sono morte in incidenti ferroviari.

Immigrazione, conto alla rovescia per la regolarizzazione

Immigrazione, conto alla rovescia per la regolarizzazione

‘Finestra’ dal 15/9 al 15/10, sanzioni più dure per gli irregolari

Via libera all’emersione dei lavoratori irregolari, che secondo le stime sono mezzo milione: e’ stato pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale il decreto legislativo che introduce pene piu’ severe per chi assume immigrati irregolari e permessi di soggiorno temporanei per i lavoratori che denunciano i loro sfruttatori. Si potranno inoltre regolarizzare i lavoratori occupati irregolarmente, facendo domanda dal 15 settembre al 15 ottobre 2012 e pagando mille euro per ogni dipendente piu’ sei mesi di salario, contributi e tasse arretrati. Il decreto recepisce una direttiva europea del 2009 sulla lotta allo sfruttamento del lavoro nero degli immigrati irregolari, volta a rafforzare la cooperazione tra Stati membri nella lotta contro l’immigrazione illegale, introducendo il divieto per i datori di lavoro di impiegare cittadini di paesi terzi il cui soggiorno è irregolare, nonché norme minime relative a sanzioni e a provvedimenti nel confronti dei trasgressori.

INASPRIMENTO SANZIONI – Sono previste delle ipotesi aggravanti (con pene aumentate da un terzo alla metà) nei casi in cui vengano occupati irregolarmente più di tre lavoratori, oppure minori in età non lavorativa, o se ricorrono le ipotesi di sfruttamento di cui all’articolo 603 bis del codice penale. Inoltre viene introdotta una sanzione amministrativa accessoria equivalente al pagamento di un importo pari al costo medio del rimpatrio dello straniero. Qualora ricorrano circostanze di “particolare sfruttamento”,viene introdotta inoltre una sanzione (fino a 150.000 euro) per le persone giuridiche che si siano avvantaggiate ricorrendo all’impiego irregolare di stranieri. Ancora, i datori di lavoro che abbiano riportato, nei cinque anni precedenti, una condanna anche non definitiva per reati connessi allo sfruttamento del lavoro ovvero all’occupazione illegale di cittadini stranieri e al favoreggiamento dell’immigrazione clandestina, non potranno avere il nulla osta all’ingresso di lavoratori stranieri.

PERMESSO TEMPORANEO A CHI DENUNCIA – E’ previsto, per le sole ipotesi di particolare sfruttamento lavorativo, che lo straniero che denuncia o coopera nel procedimento penale nei confronti del datore di lavoro, possa ottenere il rilascio di un permesso di soggiorno umanitario della durata di sei mesi e rinnovabile per un anno o per il maggior periodo occorrente alla definizione del procedimento penale.

REGOLARIZZAZIONE DEI LAVORATORI – I datori di lavoro che all’entrata in vigore del decreto occupano irregolarmente, da almeno tre mesi, lavoratori stranieri (in modo ininterrotto e documentato almeno dal 31 dicembre 2011 o precedentemente), possono dichiarare la sussistenza del rapporto di lavoro allo Sportello unico per l’immigrazione. La dichiarazione potrà essere presentata dal 15 settembre al 15 ottobre 2012 e potranno essere regolarizzati solo i rapporti di lavoro a tempo pieno, a eccezione del settore del lavoro domestico dove sarà possibile regolarizzare anche rapporti di lavoro a tempo ridotto, purché non inferiore alle 20 ore settimanali. Per regolarizzare bisognera’ pagare un contributo forfettario di 1.000 euro per ciascun lavoratore; a cio’ dovranno aggiungersi le somme dovute dal datore di lavoro a titolo retributivo, contributivo e fiscale pari ad almeno sei mesi (fatto salvo l’obbligo di regolarizzazione le somme dovute per l’intero periodo in caso di rapporti di durata superiore a sei mesi).

GLI ESCLUSI – Non potranno accedere alla procedura di emersione i datori di lavoro condannati negli ultimi cinque anni per reati connessi all’occupazione illegale di stranieri o allo sfruttamento lavorativo, ne’ quelli che in passato hanno avviato procedure di emersione o hanno fatto richiesta di assunzione dall’estero di cittadini stranieri senza successivamente procedere alla sottoscrizione del contratto di soggiorno o alla successiva assunzione del lavoratore straniero. Non si potra’ far emergere lavoratori stranieri espulsi per motivi di ordine pubblico o di sicurezza o per motivi di prevenzione del terrorismo, ne’ quelli condannati per uno dei reati per i quali è previsto l’arresto obbligatorio in flagranza. L’esito positivo del procedimento di emersione comporterà, per il datore di lavoro e per il lavoratore, l’estinzione dei reati e degli illeciti amministrativi

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Religioni: oltre 11mila a Roma per l’assemblea dei Testimoni di Geova

(Adnkronos) – Oltre 11mila persone hanno partecipato oggi alla giornata conclusiva del secondo appuntamento romano per l’assemblea dei testimoni di Geova “Salvaguarda il tuo cuore” al Palalottomatica di Roma. Giovani, anziani, famiglie intere hanno assistito in totale a 49 trattazioni basate sulla Bibbia. I discorsi spiegavano come esaminare il proprio cuore simbolico, quello che siamo nella parte piu’ interiore di noi stessi. L’obiettivo era quello di mantenere un “cuore completo” verso Dio.

Sono 250mila i testimoni impegnati nella divulgazione del messaggio biblico in Italia. In totale, 7,6 milioni di testimoni gremiscono oltre 100mila congregazioni nel mondo.

Nel corso dei tre fine settimana, il programma e’ stato preparato in italiano, bulgaro, singalese e albanese. I testimoni sono concentrati sulla predicazione delle verita’ bibliche in tutto il mondo a quante piu’ persone possibile. Nel corso del programma sono state presentate delle iniziative editoriali adatte a questo scopo. In particolare, l’opuscolo “Dio ci da’ una buona notizia”, promette di rispondere a domande come “che cos’e’ il Regno di Dio”, “c’e’ una vera religione, e come si riconosce?”, “cosa si propone Dio per la terra?”.

C’e’ sempre la montagna in cima alla lista delle mete vacanziere preferite dai cardinali

C’e’ sempre la montagna in cima alla lista delle mete vacanziere preferite dai cardinali anche se quest’anno, in linea con gli italiani alle prese con la crisi, anche le ferie dei porporati saranno piu’ che mai all’insegna della sobrieta’. Mentre Benedetto XVI trascorrera’ per il secondo anno consecutivo l’intero periodo estivo nella residenza di Castelgandolfo, sara’ il suo segretario di stato, il cardinale Tarcisio Bertone, a seguire la scia dei Papi soggiornando nello chalet di Les Combes a Introd, in Valle D’Aosta, che nel passato ha ospitato Giovanni Paolo II e lo stesso Ratzinger. Un soggiorno certamente dedicato ad escursioni in montagna e che si concludera’ l’11 agosto. Molti pero’ prediligono tornare nei luoghi di origine. E’ il caso dell’ex segretario di stato, il card. Angelo Sodano, che soggiornera’ a Rocca di Mezzo, in Abruzzo, dell’ex prefetto della Congregazione dei vescovi, il cardinale Giovanni Battista Re, che sara’ in Valcamonica, del presidente dell’Apsa, il cardinale Domenico Calcagno che fara’ rientro nella sua Imperia.

Il cardinale Achille Silvestrini invece, passera’ parte delle ‘ferie’ accompagnando i ragazzi di Villa Nazareth a Dobbiaco. In un convento di suore, a Santa Marinella, soggiorneranno invece i cardinali Salvatore De Giorgi e Stanislaw Rylko. Rinuncia invece alla montagna di Cortina quest’anno, il cardinale Josef Tomko. (ANSA).

Foto hot in chiesa, parroco smaschera minorenni

Foto a luci rosse in una parrocchia da utilizzare per vantarsi su internet della bravata. È l’atto incosciente di sei ragazzini “beccati” dal parroco della chiesa di Malnate, a due passi dal confine.

A denunciare l’accaduto – come riporta la Provincia di Varese – è don Francesco Corti, che arriva a lanciare l’allarme sul bollettino parrocchiale di agosto.

Le scene incriminate hanno infatti viaggiato sul web e sono state prontamente segnalate anche al parroco, che è andato su tutte le furie: “Devo ricordare – ha scritto il sacerdote sul notiziario – due episodi incresciosi avvenuti in chiesa che sono stati coperti da riserbo pietoso, forse per troppa bontà. Ma il silenzio ci renderebbe in qualche modo complici delle bravate. È poi giusto dire che grazie a chi ha visto, a due volontari testimoni oculari, che hanno avvisato in parrocchia e denunciato apertamente i fatti”.

Si tratta di sei ragazzini, quattro ragazze e due ragazzi: “La chiesa – insiste don Francesco – non è il luogo a luci rosse, infernale, in cui esibirsi per vanteria e poi mostrarsi su internet. E neppure è il luogo della iniziazione al diabolico per essere accolti come “soci” in circoli particolari e pericolosi di cui è meglio, per la propri incolumità e salvezza, stare molto lontani”.
“Solo delle menti piene di vuoto e di delirio diabolico – conclude il parroco – possono dire con freddezza e indifferenza “Che abbiamo fatto di male?”. E ciò dopo aver dileggiato il Santissimo, i Santi e le suppellettili sacre alla fede dei cristiani”

tio.ch

Lazio. Piano “casa e chiesa”: dietro la parrocchia c’è il centro commerciale

polverini

Renata Polverini (LaPresse)

 Un centro commerciale annesso alla parrocchia, e perché no? Case e strutture residenziali della Curia a fianco alla Chiesa, e che male c’è? I consiglieri del Lazio si saranno risposti più o meno così quando hanno votato il piano che è stato già ribattezzato “casa e chiesa”.

 

La norma, chiamata da alcuni ad parrocchiam, consente agli enti religiosi di finanziare la realizzazione e l’ampliamento di chiese attraverso la costruzione di strutture residenziali, commerciali, direzionali, turistiche, per una volumetria pari a quella delle opere religiose fino a un massimo di 3mila metri quadrati. Dove? Su terreni loro e in deroga al piano regolatore.

In soldoni significa che con questa modifica al piano casa la Chiesa potrà costruire oratori, alberghi e persino outlet vicino alle parrocchie occupando fino a tremila metri quadrati di terreno. E sono 2mila gli enti religiosi con sede a Roma e possiedono decine di migliaia di terreni e fabbricati.

Sel e Radicali hanno fatto muro e infine la norma ha recepito un emendamento del Pd sul limite dei 3 mila metri quadrati. Secondo l’assessore all’ urbanistica e vicepresidente della regione Luciano Ciocchetti (Udc) è una ”soluzione alla crisi che limita le provvidenze pubbliche per i luoghi di culto”. Gli ambientalisti invece la considerano ”un regalo a Chiesa e palazzinari”.

Mentre si stavano votando gli emendamenti, la Giunta Polverini ha presentato un sub-emendamento che ha fatto decadere tutti gli altri depositati, per dare il via libera alla legge entro fine luglio, termine fissato per il via libera. Per questo l’opposizione al momento del voto ha abbandonato l’aula per protesta

blizquotidiano

I santi di oggi 29 luglio 2012

Santa MARTA DI BETANIA    – Memoria
sec. I
Marta è la sorella di Maria e di Lazzaro di Betania. Nella loro casa ospitale Gesù amava sostare durante la predicazione in Giudea. In occasione di una di queste visite conosciamo …
www.santiebeati.it/dettaglio/23750

Santa SERAFINA DI MAMIE   Vergine
Mamie, Galizia (Spagna), I secolo
www.santiebeati.it/dettaglio/64900

Sant’ OLAV (OLAF)   Re di Norvegia, martire
m. 1030

Diffuse la fede cristiana e distrusse l’idolatria nel Regno di Norvegia. Fu assassinato dai suoi nemici.
www.santiebeati.it/dettaglio/64950

Santi LUCILLA, FLORA, EUGENIO E COMPAGNI   Martiri
www.santiebeati.it/dettaglio/65000

Santi LAZZARO E MARIA DI BETANIA   
sec. I
Originario della Giudea, Lazzaro era il fratello di santa Marta, che Gesù pianse morto e risuscitò, e di Maria, sua sorella, che, mentre Marta era indaffarata nei suoi molteplici s…
www.santiebeati.it/dettaglio/81850

San BERIO   Martire a Costantinopoli
† Costantinopoli, III secolo ?
www.santiebeati.it/dettaglio/91586

San LUPO DI TROYES   Vescovo
Toul, Alsazia, 383 c. – 479
Nato a Toul, in Alsazia, intorno al 383, Lupo si fece monaco nell’abbazia di Lèrins dopo aver distribuito ai poveri tutti i suoi beni. Eletto vescovo di Troyes nel 426, difese la c…
www.santiebeati.it/dettaglio/91806

San CALLINICO DI GANGRA   Martire
www.santiebeati.it/dettaglio/64910

San FELICE   
www.santiebeati.it/dettaglio/64920

Santi SIMPLICIO, FAUSTINO, VIATRICE E RUFO   Martiri
www.santiebeati.it/dettaglio/64930

San PROSPERO DI ORLEANS   Vescovo
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San GUGLIELMO PINCHON   Vescovo
+ Saint-Brieuc, Francia, 29 luglio 1234/41

Nato nella cittadina di St-Alban, nella diocesi di St-Brieuc, in Bretagna, san Guglielmo, vescovo, rifulse per bontà e semplicità e, per difendere le sue pecore …
www.santiebeati.it/dettaglio/64960

Santi GIUSEPPE ZHANG WENLAN, PAOLO CHEN CHANGPIN, GIOVANNI BATTISTA LOU TINGYIN E MARTA WANG LOUZHI   Martiri
www.santiebeati.it/dettaglio/64990

Beati LUIGI MARTIN E ZELIA GUERIN   Genitori di S. Teresa di Gesù Bambino
Luigi: Bordeaux, 22 agosto 1823 – La Musse, 29 luglio 1894
Zelia: Gandelain, 23 dicembre 1831 – 28 agosto 1877

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Beato URBANO II   Papa
Châtillon-sur-Marne (Francia), 1040 ca. – Roma, 29 luglio 1099
(Papa dal 12/03/1088 al 29/07/1099)
Francese, durante il suo pontificato dovette affrontare una situazione drammatica, nella quale Roma era teatro di scontri tra opposte fazioni…
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Beato JOSé CALASANZ MARQUéS   Sacerdote e martire
Huesca, 23 novembre 1872 – Valencia, 29 luglio 1936
Sacerdote professo della Societa’ Salesiana di S. Giovanni Bosco (Salesiani), nato ad Azanuy (Huesca), Spagna, il 23 novembre 1872, morto in località “ponte di S. Giuseppe” sulla s…
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Beati LUCIO MARTINEZ MANCEBO E 7 COMPAGNI   Domenicani, martiri
+ Calanda, Spagna, 29 luglio 1936
www.santiebeati.it/dettaglio/93239

Beati LUDOVICO BERTRáN, MANCIO DELLA SANTA CROCE E PIETRO DI SANTA MARIA   Martiri
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Beato CARLO NICOLA ANTONIO ANCEL   Martire
www.santiebeati.it/dettaglio/64980

Beato GIOVANNI BATTISTA EGOZCUEZàBAL ALDAZ   Religioso e martire
Nuin, Spagna, 13 marzo 1882 – Barcellona, Spagna, 29 luglio 1936

Il vescovo centauro in Borneo

All’auto preferisce la moto. E in sella a una Yamaha Superteneré percorre le strade della sua diocesi. Un vescovo sulle due ruote: è il passionista Giulio Mencuccini che da 38 anni vive nel Borneo, la maggiore isola dell’arcipelago indonesiano, e da 22 è alla guida della diocesi di Sanggau. Abruzzese di Fossacesia, in provincia di Chieti, 66 anni, racconta la sua esperienza di “centauro”: «Qui tutti usano la moto, non vi potete immaginare il traffico motociclistico di Sanggau». E rivela che la diocesi ne possiede oltre 200 per tutto il personale, compresi sacerdoti e suore.

Vista dall’Italia l’isola del Borneo è una terra esotica, simile a quella descritta da Emilio Salgari nei suoi romanzi di avventura. Invece «c’è un popolo in fermento che guarda l’Occidente e cerca di imitarlo», dichiara Mencuccini. Però lui si è adeguato alle abitudini locali e percorre le rigogliose foreste attraversandole in moto, nella famosa – un tempo – patria dei tagliatori di teste. E le quattro ruote? «Non servono, mi sposto da solo comodamente con la moto. Sono tranquillo, mi conoscono tutti. E poi se vado in macchina non sono certo di arrivare, ad esempio se c’è un’alluvione» precisa. In sella non conosce ostacoli: «La moto è il mezzo migliore sulle strade sterrate del Paese. Si superano facilmente tutte le difficoltà. Con la bicicletta sarebbe troppo difficile, se non impossibile».

Con la moto raggiunge le parrocchie che hanno sempre una scuola che va dall’asilo al liceo. Strutture educative aperte a tutti, anche ai giovani di altre confessioni, tiene a sottolineare il vescovo, nonostante nella diocesi circa il 60 per cento della popolazione sia cattolica. Un’eccezione, qui, visto che l’Indonesia è il più popoloso Paese musulmano. Le gente vive della coltivazione del caucciù, della gomma e della palma da olio che sono le principali risorse.

Le vere carenze, osserva il presule, consistono nei servizi, nella struttura istituzionale, nella sanità, nella mancanza dell’acqua e dell’elettricità. Per non parlare della rete dei trasporti e viaria. Già, la rete viaria dove gli sterrati la fanno da padrone. Ecco perché la moto diventa un mezzo indispensabile anche per un vescovo.
Un pastore che pure nel Borneo organizza i percorsi di solidarietà in motocicletta. Un modo di far leva sulle forze locali in un Paese dove i volontari stranieri, da molti anni, non sono ammessi. In particolare nel suo ministero episcopale monsignor Mencuccini si avvale dell’aiuto di 23 preti diocesani e, aggiunge, «con me lavorano i Verbiti, i Cappuccini e i Passionisti. Eccetto due, un Passionista italiano e un Cappuccino svizzero, sono tutti indonesiani».

Ma, conclude, «si sta bene», «il Paese cresce», migliora la qualità della vita e i giovani che «adesso rivestono ruoli dirigenziali sono tutti quei ragazzi che hanno tutti studiato nelle nostre scuole cattoliche per cui si è instaurato un aiuto e una comprensione reciproca».

Paolo Pittaluga – avvenire.it

A Hong Kong le donne più longeve del mondo

L’aspettativa media di vita è di 86 anni, di 78 per gli uomini. Basso tasso di natalità e migliori cure mediche hanno aumentato l’età media dell’intera popolazione. Perdono lo scettro le giapponesi, la cui aspettativa di vita è di “soli” 85 anni.

Hong Kong (AsiaNews/Agenzie) – Le donne di Hong Kong vivono più a lungo di ogni altra cittadina del mondo. Secondo l’ultimo censimento ufficiale infatti, l’aspettativa media di vita delle donne nel territorio è di 86 anni, rispetto agli 84 di dieci anni fa. Le giapponesi perdono così lo scettro di donne più longeve al mondo, avendo un’aspettativa di vita di “soli” 85,9 anni.

Il nuovo primato riaccende il dibattito sull’età media della popolazione di Hong Kong città, che per contro ha un tasso di natalità ancora molto basso. Gli esperti avvertono che l’aumento del numero di persone anziane eserciterà un’ulteriore pressione sui servizi sanitari.

Per “giustificare” la minore longevità, il ministero giapponese per la Salute chiama in causa il terremoto – insieme allo tsunami e al disastro nucleare di Fukushima che ne sono seguiti – dello scorso anno. Fattori, spiegano le autorità, che hanno provocato un certo numero di suicidi tra le giovani donne.

Con pochi nuovi nati e migliori cure mediche, l’età media dell’intera popolazione di Hong Kong è aumentata di cinque anni nell’ultimo decennio.

Le donne di Hong Kong rischiano spesso di rimanere vedove: per gli uomini infatti, l’aspettativa di vita è di 78,4 anni.

Novità anche sul fronte economico: lo stipendio medio mensile di una donna (escluse le colf straniere) è di 11mila dollari HK, circa l’85% dei 13mila dollari HK guadagnati dagli uomini. Nel 2006, le donne guadagnavano in media 9.300 dollari HK al mese, rispetto agli 11.500 dollari HK degli uomini.

Rapporto Wwf: in Vietnam il maggior numero di “crimini” contro gli animali

Nella lista dei peggiori figurano ai primi posti anche Cina, Laos e Thailandia. Fra le specie a rischio tigri, rinoceronti ed elefanti. Gli esemplari vittime del mercato nero o attività di bracconaggio. La ricerca ha preso in esame 23 nazioni asiatiche e africane. Passi “positivi” intrapresi da India e Nepal.

Hanoi (AsiaNews/Agenzie) – Il Vietnam è la nazione in cui avvengono il maggior numero di “crimini” contro la natura e le specie animali in particolare. È quanto emerge dalla prima classifica in assoluto in materia stilata dal World Wildlife Fund (Wwf) e pubblicata nei giorni scorsi. La ricerca ha preso in esame 23 Paesi di Asia e Africa, analizzandone le politiche di protezione delle specie a rischio, in particolare rinoceronti, tigri ed elefanti. Nella lista dei peggiori figurano anche Cina, Laos e Thailandia, che alimentano mercato nero e attività di bracconaggio responsabili del massacro di diversi esemplari. In molte parti dell’Asia, infatti, il corno di rinoceronte è ricercatissimo come ingrediente base di medicinali tradizionali, mentre l’avorio delle zanne di elefante è da secoli ambito come prezioso elemento decorativo.

Il rapporto elaborato dal Wwf, organismo internazionale con base in Svizzera, ha preso in esame le nazioni in cui gli animali a rischio estinzione vivono in piena libertà, oppure sono oggetto di caccia o di consumo abituale. Per il Brookings Institution con base a Washington, il mercato nero che ruota attorno al consumo di specie protette o di parti di animali a rischio si aggira tra gli otto e i 10 miliardi di dollari nel solo Sud-est asiatico.

In particolare, il Vietnam è la “destinazione principale” del traffico di corna di rinoceronte proveniente soprattutto dal Sudafrica. La decisione presa da Hanoi nel 2007 di concedere il via libera alla creazione di “riserve” in cui “allevare” le tigri, continuano gli esperti, ha contribuito a “minare” gli sforzi per la tutela di una specie sempre più a rischio estinzione. Al mondo, infatti, ne restano poco meno di 3.200 esemplari e ogni anno almeno 200 carcasse di felini – cacciati o morti per cause naturali – vengono trafficate al mercato nero.

Elizabeth McLellan, funzionaria del Wwf, si rivolge al governo vietnamita sottolineando che “è giunto il tempo” di fermare i commerci illegali e clandestini. Tuttavia, Hanoi non pare interessata a seguire gli appelli e sembra incurante del fatto che – ancora oggi – diplomatici o funzionari governativi vietnamiti sono arrestati o incriminati per traffico illegale in Sudafrica di corna di rinoceronte.

Infine, il gruppo ambientalista ricorda anche i passi positivi intrapresi da alcune nazioni fra cui India e Nepal, attive nel contrastare il commercio clandestino di rinoceronti, tigri ed elefanti. In particolare, nei giorni scorsi la Corte suprema indiana ha emesso una sentenza storica, che proibisce il turismo nelle oltre 40 riserve per il Paese, in cui vivono i felini giganti. Per i giudici esse rappresentano “zone chiave” per la sopravvivenza delle tigri e gli Stati che non applicheranno la normativa saranno soggetti a forti multe.

Asia, 12 milioni di «schiavi»

Sempre più la schiavitù è fenomeno transnazionale, oggetto di vere e proprie tratte che sfruttano le zone d’ombra della migrazione legale. Il risultato è l’esplosione di un fenomeno che sembrava estirpato, almeno in alcune zone del Pianeta: il lavoro forzato. Un fenomeno sempre più globale, che ha al centro lo sfruttamento di donne e di minori, spesso nel “mercato” del sesso, che cresce anche sulle opportunità e e nell’anonimato garantiti dalle nuove tecnologie. Per questo l’Organizzazione internazionale del lavoro (Ilo) ha lanciato una campagna pubblicitaria in occasione delle Olimpiadi di Londra.

Nella sola Unione Europea, ricordano recenti dati dell’Organizzazione internazionale del lavoro (Ilo) sono 800mila le persone costrette in schiavitù, in maggioranza (58 per cento) donne e, del totale, 270mila subiscono forme di sfruttamento sessuale. Si tratta in maggioranza di persone dell’Unione, ma anche provenienti da Europa centrale, meridionale e orientale, oltre che dalll’Africa.

L’Asia, ospita la percentuale maggiore di lavoro con connotazione di schiavitù: «Il lavoratori migranti in Asia sono stimati in 30 milioni. In linea con le tendenze globali, vi si ritrova una “femminizzazione” del fenomeno, con le donne che sono il 43,5 per cento del totale», dice Max Tunon, specialista nello sviluppo di meccanismi di tutela legale e protezione per i migranti nella sede per l’Asia e il Pacifico dell’Organizzazione internazionale del lavoro, a Bangkok. «La necessità di immigrati nei Paesi riceventi dipende dalla scarsità di manodopera e dall’evoluzione demografica, mentre nei Paesi d’origine abbiamo un’ampia disponibilità di persone attratte da salari più alti ma anche dotate di scarsa preparazione», aggiunge.

In Asia i migranti danno un contributo enorme alle economie locali in termini di forza-lavoro, servizi e competitività nei Paesi riceventi. Ci sono, tuttavia, anche numerosi problemi, legati all’ampiezza dell’emigrazione illegale in alcuni Paesi mentre vanno anche considerati i costi sociali riguardo la disgregazione familiare e la dispersione di risorse umane.

In quest’ampia serie di problematiche e di bisogni si allargano le aree di sfruttamento definibili come “schiavitù”: secondo i dati Ilo la maglia nera spetta all’Asia con 11,7 milioni di persone coinvolte, per un terzo migranti, sul totale al mondo di 20,9 milioni di persone in schiavitù economica. Il 90% sono sfruttate da individui e imprese, mentre solo il 10% dallo Stato. Lo sfruttamento sessuale rappresenta il 22% dei casi in tutto il mondo, il 60% lo sfruttamento da lavoro.

«Chi parte alla ricerca di benessere o sicurezza corre abitualmente forti rischi, anche se ovviamente gli “irregolari” sono meno tutelati rispetto agli abusi da parte di datori di lavoro, mediatori, trafficanti e autorità. I governi dell’Asia e del Pacifico promuovono iniziative, promulgano leggi e procedure per rendere più sicura l’emigrazione legale, ma molto resta da fare per creare incentivi ad usare questi canali, sovente visti come barriere invalicabili alla ricerca di benessere, piuttosto che come tutele effettive. Un atteggiamento comprensibile ma rischioso», continua l’esperto dell’Ilo, Tunon.

In particolare la migrazione femminile e minorile tende a riguardare settori economici non regolati da leggi specifiche (come il lavoro domestico) o dove i meccanismi di controllo sono deboli, come nei settori agricolo ed edilizio. Questo significa che i datori di lavoro che li sfruttano hanno poco o nulla da temere e ancor meno chi organizza lucrosi traffici di manodopera, di donne e minori da sfruttare sessualmente, di disperati in fuga da conflitti e persecuzioni. Troppo spesso, quindi, la speranza di una vita diversa finisce in schiavitù, un triste fenomeno che infiltra pesantemente la migrazione legale e promuove quella illegale.

Stefano Vecchia – avvenire.it

«Porto al cinema il mistero e la gioia di diventare madre»

Serve poco la filosofia, a Barbara. Getta nel cestino Kant, Russel, Heidegger e con loro la sua tesi. Si deve, infatti, laureare in maternità. «La filosofia mi aveva imprigionata nei concetti e di fronte alla vita ero sprovveduta», ammette. Figuriamoci di fronte a un bebè. Davvero lei e Nicolas vengono Travolti dalla cicogna, il titolo del film di Rémi Bezançon sugli schermi da ieri, tratto dal romanzo Lieto evento di Éliette Abecassis, con due protagonisti deliziosi e bravi, Louise Bourgoin e Pio Marmaï. Anzi, tre, perché c’è anche la piccolissima bebè, che “sconquassa” la vita dei due felici genitori. «Desideravo parlare di maternità da lungo tempo – racconta il regista – ma siccome non ero ancora diventato padre non mi sentivo legittimato ad avvicinare questo tema così delicato. Poi ho letto il romanzo di Éliette e ho subito amato il modo con il quale lei affronta la nascita di un bambino, spezzando tutti i tabu».

Come è riuscito a capire il personaggio di Barbara?
Il libro è molto acuto, contiene molte riflessioni filosofiche sulla maternità, un supporto ideale per scrivere la storia di una mamma. Mi sono anche esercitato partecipando a forum online per le donne, facendomi passare per una di loro. Ho così potuto capire meglio certi aspetti di quello “sconvolgimento” totale che è la maternità.

Il film può aiutare, almeno con un sorriso, quelle mamme che vivono inizialmente con grande difficoltà il tempo della gravidanza e del post-parto?
Penso che sia la prima volta che si mostra al cinema la maternità in un modo molto reale. Le donne, credo, si possono identificare con Barbara e l’identificazione al cinema è fondamentale. Quando accade, vuol dire che non siamo lontani dalla verità e per un regista è rassicurante sapere che ciò che ha scritto e girato non è lontano dalla vita.

Il film finisce con una confessione della nuova mamma: «Col tempo tutto passa, ma quello che resta, che resiste in maniera misteriosa, è la vita». Il suo rapporto con Nicolas, però, è incrinato.
Amo immaginare i miei film come specchi davanti ai quali ciascuno può riflettere le proprie esperienze. Alcuni penseranno che il film sia pessimista e Barbara e Nicolas si separeranno, altri che sia ottimista e loro rimarranno insieme. Mi piace lasciare una parte di libertà agli spettatori, non imporre loro i sentimenti di altri.

Il suo film entra anche, con discrezione, negli aspetti intimi della vita della coppia.
Volevo fare un film, diciamo, “carnale”, mettere a nudo i fatti e, in modo rispettoso, i personaggi. Quando una donna è incinta, il suo fisico cambia e questo dovevo farlo vedere, fa parte della maternità. Nel film vediamo i corpi dei due ragazzi che si amano, si sposano, si separano. Sono andato controcorrente rispetto all’iconografia tradizionale della madre, ho amato mostrare come aspettare un figlio sia anche un’esplosione dei sensi.

Barbara, mentre il parto si avvicina, di cosa ha realmente paura?
Nel dare la vita c’è per forza un prima e un dopo. È prendere coscienza, in qualche modo, della propria morte: «Ormai la mia vita non mi apparteneva più – confessa – ormai ero madre». Per queste ragioni ho inserito nel film l’immagine onirica di lei che affoga nelle proprie acque, poco prima del parto.

Lo ritiene anche un film femminista?
In fondo lo spero. Amo l’universo femminile, mi appassiona. Una sfida, per me, capire a fondo una donna e una madre, farla esistere e parlare, entrare nei suoi pensieri più intimi. Mi hanno aiutato con grande entusiasmo tutte le donne sul set.

Luca Pellegrini – avvenire

I santi di oggi 28 luglio 2012

Santi NAZARIO E CELSO Martiri
Paolino, biografo di sant’Ambrogio riferisce che il vescovo di Milano ebbe un’ispirazione che lo guidò sulla tomba sconosciuta di due martiri negli orti fuori città. Erano Nazario …
www.santiebeati.it/dettaglio/64650

San VITTORE I Papa e martire
m. 199
(Papa dal 189 al 199)
Quattordicesimo Papa, venne eletto nel 189 e morì dieci anni dopo. Nei primi cinque anni del suo Pontificato ebbe come interlocutore l’imperatore Commodo, …
www.santiebeati.it/dettaglio/90137

San GIACOMO ILARIO (EMANUELE) BARBAL COSàN Religioso martire
Enviny (Lérida), 2 gennaio 1898 – 18 gennaio 1937

Il suo nome di battesimo è Manuel Barbal e nasce a Enviny, in Spagna, il 2 gennaio 1898. A 18 anni entra nella Famiglia lasalliana e si dedica all’insegnamento del latino…
www.santiebeati.it/dettaglio/90243

Sant’ ARDUINO DI CEPRANO Sacerdote
+ Ceprano, Frosinone, 28 luglio 627
A Ceprano (Fr), attivo centro produttivo noto soprattutto per le sue cartiere, si conserva il ricordo e il corpo di Sant’Arduino. Non abbiamo molte notizie storiche sulla vita del …
www.santiebeati.it/dettaglio/90464

San PEDRO POVEDA CASTROVERDE Fondatore, martire
Linares (Jaén, Spagna), 3 dicembre 1874 – Madrid, 28 luglio 1936
Presbitero e martire, fondatore dell’Istituzione Teresiana. Nato a Linares (Jaén) nel 1874, fu ordinato sacerdote nel 1897. Lavorò sempre a progetti di formazione diretti a profess…
www.santiebeati.it/dettaglio/91486

San SANSONE Abate e vescovo di Dol
Galles, 485 ca. – Dol, Bretagna, Francia, 565
Sansone nacque verso il 485 nel Galles. Il santo abate Iltud († 540) lo accolse nella sua scuola di Llanilltud Fawr in Galles, insieme a Gildas il Saggio. Fu ordinato prete dal ves…
www.santiebeati.it/dettaglio/91716

Santi PROCORO, NICANORE, TIMONE, PARMENAS E NICOLA Diaconi
I secolo
www.santiebeati.it/dettaglio/91953

San BOTVIDO DI SVEZIA Martire

Botvid, evangelizzatore della Svezia e martire, morì nel 1100 per mano di uno schiavo finlandese che aveva riscattato, dopo averlo istruito e battezzato. Stava navigando …
www.santiebeati.it/dettaglio/92113

Sant’ ACACIO (ACAZIO) DI MILETO Martire
m. Mileto, Asia Minore, 321

Il Martyrologium Romanum ricorda oggi Sant’Acacio, martire sotto l’imperatore Licinio presso Mileto in Asia Minore. L’iconografia lo raffigura quale vescovo. www.santiebeati.it/dettaglio/92516

San MELCHIORRE GARCIA SANPEDRO Vescovo e martire
29 aprile 1821 – 28 luglio 1858

Preti sposati con percorso di dimissioni, dispensa e matrimonio religioso non esercitano ministero, se non quando richiesti direttamente dai fedeli

Lo ha chiarito la redazione dei sacerdoti lavoratori sposati dopo numerosi attacchi subiti nelle settimane scorse da errate informazioni sul loro sito e sul loro blog fondato nel 2003 da don Serrone, dimessosi poi successivamente dalla associazione dal 2006 per la situazione familiare e di lavoro. Dal 2002 ha una matrimonio religioso con dispensa dagli obblighi del calibato. Alcuni quotidiani online hanno attribuito a lui alcune dichiarazioni della redazione. Pertanto ci sentiamo in dovere di smentire alcune affermazioni attribuite a don Serrone dal 2006 ad oggi.  Ultimamente è stato oggetto di pesanti attacchi personali: come associazione siamo vicini a Serrone apprezzando il suo percorso di trasparenza e di servizio per Dio e per la pace e i diritti civili  e religiosi.  Quanto espresso dall’Autore degli articoli inseriti nel blog necessariamente potrebbe non corrispondere al pensiero della Redazione dei sacerdoti lavoratori sposati. Come sacerdoti sposati abbiamo un regolare percorso canonico di dimissioni, dispensa, e matrimonio religioso. Attualmente non esercitiamo il ministero attivo, se non quando richiesti direttamente dai fedeli, in attesa di essere richiamati in servizio qualora le norme della chiesa cattolica che ci riguardano siano cambiate

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a cura di redazione sacerdotisposati@alice.it


Ecco i mestieri che battono la crisi

Cuochi, camerieri, segretarie, addetti alla pulizia e alle persone, operai specializzati nell’edilizia, addetti all’accoglienza, conduttori di impianti industriali, addetti alla sanità e al sociale, operai specializzati nell’industria alimentare, legno e carta sono le professioni che dovrebbero registrare la crescita più significativa in termini di assunzioni in questo periodo di dura crisi economica.

Alla realizzazione di questo “borsino” delle professioni in tempo di crisi ci ha pensato la Cgia di Mestre che ha elaborato i dati presentati qualche giorno fa dall’Unioncamere – Ministero del lavoro, Sistema Informativo Excelsior. I dati si riferiscono alle previsioni di assunzione previste dagli imprenditori italiani nella periodica indagine campione realizzata dall’Unioncamere. Il risultato finale è stato ottenuto mettendo a confronto i dati emersi nel terzo trimestre 2012 e quelli relativi allo stesso periodo dell’anno precedente.

“Sono professioni – commenta Giuseppe Bortolussi, segretario della Cgia di Mestre – legate, in particolar modo, alle attività che caratterizzano la nostra economia: come il turismo/ristorazione, i settori del  made in Italy, la sanità ed il sociale. Mestieri non sempre di altissima specializzazione, ma  indispensabili per mantenere in piedi i settori che stanno dando un contributo importante alla tenuta economica e occupazionale del nostro Paese ”.

Complessivamente queste professioni dovrebbero garantire 20mila posti di lavoro in più rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente. Dall’analisi della Cgia sono state elencate anche  le professioni che, purtroppo, rischiano di registrare un preoccupante segno negativo.

Specialisti in scienze economiche, operai specializzati nell’industria, operai metalmeccanici, personale non qualificato nell’industria e nella logistica, facchini, commessi nei negozi e altro personale occupato nella grande distribuzione e negli esercizi all’ingrosso sono i più a rischio disoccupazione. Secondo l’elaborazione della Cgia, questi mestieri potrebbero perdere, sempre in quest’ultimo anno di crisi,  quasi  22.000 unità.

“Sono professioni – conclude Bortolussi – legate alle attività manifatturiere e a quelle commerciali che, da un lato,  hanno risentito degli effetti dirompenti portati dalla concorrenza dei paesi emergenti, dall’altro,  del forte calo dei consumi che ha caratterizzato il comportamento delle famiglie italiane”.

avvenire.it

A Gesù nessuno chiede nulla, è lui che per primo si accorge e si preoccupa

XVII Domenica del Tempo Ordinario – Anno B
 
In quel tempo, […] Gesù salì sul monte e là si pose a sedere con i suoi discepoli. […] Alzàti gli occhi, vide che una grande folla veniva da lui e disse a Filippo: «Dove potremo comprare il pane perché costoro abbiano da mangiare?». […] Gli disse allora uno dei suoi discepoli, Andrea, fratello di Simon Pietro: «C’è qui un ragazzo che ha cinque pani d’orzo e due pesci; ma che cos’è questo per tanta gente?». Rispose Gesù: «Fateli sedere». C’era molta erba in quel luogo. Si misero dunque a sedere ed erano circa cinquemila uomini. Allora Gesù prese i pani e, dopo aver reso grazie, li diede a quelli che erano seduti, e lo stesso fece dei pesci, quanto ne volevano […].

La moltiplicazione dei pani è un evento che si è impresso in modo indelebile nei discepoli, l’unico miracolo raccontato in tutti i vangeli. Più ancora che un miracolo, un segno: fessura di mistero, evento decisivo per comprendere Gesù. Lui ha pane per tutti, è come se dicesse: io faccio vivere, io moltiplico la vita! Lui fa vivere: con le sue mani che risanano i malati, con le parole che guariscono il cuore, con il pane che significa tutto ciò che alimenta la vita dell’uomo
Cinquemila uomini, e attorno è primavera; sul monte, nel luogo dove Dio è più vicino, hanno fame, fame di Dio. Qualcuno ha pani d’orzo, l’orzo è il primo dei cereali che matura, simbolo di freschezza e novità; piccola ricchezza di un ragazzo, anche lui una primizia d’uomo.
A Gesù nessuno chiede nulla, è lui che per primo si accorge e si preoccupa: «Dove potremo comprare il pane per loro?».
Alla sua generosità corrisponde quella del ragazzo: nessuno gli chiede nulla, ma lui mette tutto a disposizione. Primo miracolo. Invece di pensare: che cosa sono cinque pani per cinquemila persone? Sono meno di niente, inutile sprecarli. E la mia fame? Dà tutto quello che ha, senza pensare se sia molto o se sia poco. È tutto!
Per una misteriosa regola divina, quando il mio pane diventa il nostro pane accade il miracolo. La fame finisce non quando mangi a sazietà, ma quando condividi fosse pure il poco che hai. C’è tanto di quel pane sulla terra che a condividerlo basterebbe per tutti. Il Vangelo neppure parla di moltiplicazione ma di distribuzione, di un pane che non finisce. E mentre lo distribuivano il pane non veniva a mancare, e mentre passava di mano in mano restava in ogni mano. Come avvengono certi miracoli non lo sapremo mai. Neanche per questo di oggi riusciamo a vedere il «come». Ci sono e basta. Quando a vincere è la generosità.
Giovanni riassume l’agire di Gesù in tre verbi «Prese il pane, rese grazie e distribuì», che richiamano subito l’Eucaristia, ma che possono fare dell’intera mia vita un sacramento: prendere, rendere grazie, donare. Noi non siamo i padroni delle cose. Se ci consideriamo tali, profaniamo le cose: l’aria, l’acqua, la terra, il pane, tutto quello che incontriamo, non è nostro, è vita da che viene in dono da altrove e va oltre noi. Chiede cura, come per il pane del miracolo (i dodici canestri di pezzi), le cose hanno una sacralità, c’è una santità perfino nella materia, perfino nelle briciole: niente deve andare perduto.
Impariamo ad accogliere e a benedire: gli uomini, il pane, Dio, la bellezza, la vita, e poi a condividere: accoglienza, benedizione, condivisione saranno dentro di noi sorgenti di Vangelo. E di felicità.
(Letture: 2 Re 4,42-44; Salmo 144; Efesini 4,1-6; Giovanni 6,1-15)

di Ermes Ronchi – avvenire.it

La terra del «caciocavallo benedetto»

La provincia di Isernia, ricca di tratturi, sentieri in cui transitano le greggi durante la transumanza, offre innanzitutto formaggi come il burrino, il cacio, la ricotta, il pecorino, il caciocavallo e la celebre stracciata.
Tra i formaggi più rinomati c’è il «marcetto», che è un formaggio piccante. Ma qui, come in tutti i luoghi dove la conservazione degli alimenti era vitale, si producono anche salumi, tra cui la «Ventricina» e lo «Sfarriccio», preparato con il sangue suino, le noci, i pinoli, l’uva sultanina, scorze di arancia, cacao e farro.
Tra i piatti tipici, le specialità sono a base di carne ovina e caprina come le teste di agnello e capretto al forno. Una ricetta tipica del territorio è poi la «Pezzata» che richiede 1 kg di carne di pecora (preferibilmente di coscia o di spalla), 4 patate di media grandezza, 2 pomodori, peperoncino piccante, un mazzetto di odori dell’orto, sale e fette di pane casereccio. La carne di pecora viene tagliata a pezzi quindi sgrassata, facendola bollire per una decina di minuti. La si pone poi in un tegame a chiusura ermetica, coperta d’acqua fredda. Lo strumento per l’uso si chiama u’ cutrlloccia ed è un caldaio di rame stagnato, posto sul treppiede sopra il fuoco di legna. Si porta quindi ad ebollizione, schiumando di tanto in tanto. Completata la “schiumatura”, si aggiungono le patate, lavate e tagliate a pezzi, il sedano e i pomodori. Si insaporisce di sale e di peperoncino e si lascia cuocere per almeno quattro ore, a recipiente coperto e a fuoco lento, mescolando di tanto in tanto. Quando l’acqua si sarà quasi asciugata si serva la «Pezzata» con fette di pane casereccio.
Per i dolci, la scelta vada poi sulle mandorle confettate ricce, come quelle che realizza Carosella (corso Vittorio Emanuele, 235) ad Agnone, una delle migliori pasticcerie d’Italia, fondata nel 1839. Squisite anche le «Paste Imperiali» (soffice pan di Spagna farcito con crema o cioccolato), e le «Ostie di Agnone» (cialde farcite con mandorle tostate, noci, cioccolato e miele).
Da souvenir sono il «Torrone Carosella» con mandorle e zucchero ricoperto da cioccolato fondente e i tipici mostaccioli. Sempre ad Agnone, è imperdibile il Caseificio Di Nucci Antonio che fa il «Caciocavallo benedetto», ossia con la croce incisa sulla crosta. Un rituale che si tramanda da 10 generazioni: tante ne sono trascorse dal 1662, anno a cui si fa risalire la tradizione pastorale di Capracotta. Ma qui merita anche la Stracciata, formaggio fresco a pasta filata. Una loro specialità è poi il «Caciosalame» insieme alla soppressata rivestita con pasta di caciocavallo in vendita ad Agnone (via Roma, 12) e a Isernia (corso Garibaldi, 24).
A Carovilli si trova invece il Il Pastore Serafino ovvero Serafino D’Andrea e sua moglie, che preparano il Caciocavallo secondo regole che si perdono nella notte dei tempi e la tradizionale «Manteca» (pasta filata con cuore di burro). Da scoprire sono poi i salumi di Antonelli a Castel Del Giudice, una località a 800 metri di quota. Tra le specialità di Angelo e Milena, lo «Sprusciat», una soppressa di carne scelta di suino che deve il nome alla forma schiacciata e pressata, dal sapore molto intenso. Si parte!
AVVENIRE.IT

I santi di oggi 27 luglio 2012

San PANTALEONE Medico e martire
m. 305 c.
Pantaleone nacque nella seconda metà del III secolo a Nicomedia, nell’odierna Turchia. Diventerà successivamente medico e sarà perseguitato dall’imperatore di Costantinopoli Galeri…
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San RAIMONDO ZANFOGNI, DETTO PALMERIO Laico – Comune
Piacenza 1140 – 27 luglio 1200
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San CELESTINO I Papa
+ 27 luglio 432

(Papa dal 10/09/422 al 27/07/432)
Fu in relazione con Sant’Agostino fin dal 390. Fu eletto papa nel 422. Il suo pontificato fu molto attivo. Oltre restaurare in numerose …
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Santa NATALIA E COMPAGNI Martiri a Cordova
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San SIMEONE DI EGEE Diacono e stilita
VI secolo
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Santa GIUSTINA Vergine e martire
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Sant’ ARNALDO DI LIONE Vescovo
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Santi CLEMENTE DI OCHRIDA, GORAZDO, NAHUM, SABA E ANGELARIO Apostoli della Bulgaria
IX-X secolo
Nulla sappiamo della sua nascita e della giovinezza. Compare in scena quando nel IX secolo l’imperatore Michele III di Costantinopoli manda al principe Rastislav di Moravia, come e…
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San BERTOLDO DI GARSTEN Abate benedettino
Austria, 1060 ca. – Garsten (Austria), 27 luglio 1142
Nacque in Austria in una nobile famiglia verso la fine del secolo XI (1060 ca.). Giovanissimo entrò nel monastero benedettino di san Biagio di Golwin nella Foresta Nera, dove in se…
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Sant’ UGO DI LINCOLN Fanciullo martire
Lincoln, 1246 (?) – Lincoln, 1255
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Santi SETTE DORMIENTI DI EFESO
In data odierna il martirologio romano ricorda i Santi Sette Dormienti, di nome Massimiano, Malco, Marciano, Dionisio, Giovanni, Serapione e Costantino. La loro tomba è da tempo im…
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Sant’ ANTUSA DELL’ONORIADE Vergine, fondatrice
Onoriade (Anatolia), inizio VIII sec. – Mantineion, 777 ca
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San SIMEONE STILITA IL VECCHIO
Sis, Cilicia, 390 circa – Qal’at Sim’an, Siria, 2 settembre 459

Viene chiamato il vecchio per distinguerlo da un omonimo stilita che visse più di un secolo dopo di lui. Nacque nel 389 …
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San DESIDERATO DI BESANCON Vescovo
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Sant’ ORSO Abate
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Sant’ ECCLESIO CELIO Vescovo
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San GALATTORIO DI LESCAR Vescovo
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San FRONIMIO DI METZ Vescovo
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Beato GIACOMO PAPOCCHI DA MONTIERI Eremita
Montieri, Grosseto, 1213 – 28 dicembre 1289

Nato a Montieri nel 1213. Di professione minatore nelle argentiere del paese. Accusato di un furto del prezioso minerale nella zecca del paese, fu punito con l’amputazione della…
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Beata MARIA MADDALENA (MARGHERITA) MARTINENGO Religiosa
Brescia, 4 ottobre 1687 – 27 luglio 1737
Della nobile famiglia Martinengo. All’età di 18 anni entrò nel monastero delle Clarisse Cappuccine. Per le sue esimie virtù, fu ben presto prescelta prima come maestra delle novizi…
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Beata MARIA DELLA PASSIONE (MARIA GRAZIA TARALLO) Religiosa
Barra – Napoli, 23 settembre 1866 – S. Giorgio a Cremano (NA), 27 luglio 1912
Maria Grazia Tarallo nacque a Barra allora Comune autonomo, poi divenuto un quartiere della zona orientale di Napoli, il 23 settembre 1866 da famiglia benestante, seconda di sette …
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Beato NEVOLONE Eremita
Faenza, ? – Faenza, 27 luglio 1280
L’eremita faentino Nevolone, secondo quanto narra una cronaca composta da Pietro Cantinelli, si recò pellegrino ben undici volte a Santiago di Compostella. Sulla sua vita, che si c…
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Beato FILIPPO HERNANDEZ MARTINEZ, ZACCARIA ABADIA BUESA E GIACOMO ORTIZ ALZUETA Religiosi e martiri
+ Barcellona, Spagna, 27 luglio 1936
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Beata MARIA CLEMENZA DI GESù CROCIFISSO (ELENA) STASZEWSKA Vergine e martire
Zloczew, Polonia, 30 luglio 1890 – Auschwitz, Polonia, 27 luglio 1943
La beata Maria Klemensa di Gesù Crocifisso (al secolo Elena Staszewska), professa dell’Ordine di S. Orsola dell’Unione Romana, nacque a Zloczew, Polonia, il 30 luglio 1890 e morì a…
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Beato MODESTO VEGAS VEGAS Sacerdote e martire
La Serna, Spagna, 24 febbraio 1912 – Llisa d’Amunt, Spagna, 27 luglio 1936
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Beata LUCIA BUFALARI DI AMELIA
m. 27 luglio 1350

Nacque, secondo la tradizione, a Porchiano del Monte, presso Amelia, in Umbria, nei primi anni del secolo XIV; come già il fratello Giovanni (beato Giovanni Bufalari), de…
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Beato ROBERTO SUTTON Martire
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Beato GUGLIELMO DAVIES Martire
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Beato GIOACCHINO VILANOVA CAMALLONGA Sacerdote e martire
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Beato ANDREA JIMENEZ GALERA Sacerdote salesiano, martire
Rambla de Orla, Spagna, 25 gennaio 1904 – Madrid, Spagna, 27 luglio 1936
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Famiglia Cristiana e i ministeri istituiti alle donne

Possono le donne essere lettori e accoliti “istituiti”?

Lettera firmata

A prescindere dal più ampio dibattito sul ruolo della donna nella Chiesa e sulla sua esclusione dai ministeri ordinati, è incontestabile che anche la ministerialità liturgica inferiore è fortemente segnata dalla presenza maschile. Nel corso del Medioevo tutti i servizi liturgici laici (lettori e accoliti in particolare) furono clericalizzati, anzi, divennero semplici passaggi rituali per diventare preti. Persino i fanciulli che “servivano” la Messa furono chiamati impropriamente chierichetti (piccoli chierici! Oggi ministranti). Paolo VI nel 1972 volle restituire al lettore e all’accolito la sua originaria laicità, ma condizionato dalla tradizione precedente riservò l’istituzione ai soli uomini. Tuttavia, questi due servizi possono essere compiuti “di fatto” anche da donne. Esse possono essere ministri straordinari della comunione, servire all’altare e leggere all’ambone. «I compiti liturgici che non sono propri del sacerdote e del diacono possono essere affidati, con la benedizione liturgica o con incarico temporaneo, anche a laici idonei» senza limitazioni riguardo al sesso (cfr Messale Romano, 107).
Silvano Sirboni – famigliacristiana.it

Preti sposati: per card. Schönborn preti che chiedono anche abolizione celibato sono “sacerdoti della generazione del Sessantotto”

Preti sposati: per card. Schönborn preti che chiedono anche abolizione celibato sono “sacerdoti della generazione del Sessantotto”

Per l’associazione dei sacerdoti lavoratori sposati (http://nuovisacerdoti.altervista.org)  le dichiarazioni del card. austriaco di Vienna  Schönborn, in un’intervista di Andrea Tornielli su vaticaninsider (clicca qui  per leggere tutto)  “sono un’ulteriore chiusura delle gerarchie vaticane sulla questione della riaccoglienza nel ministero dei preti sposati e delle loro famiglie. A quando gerarchi aperti a tale possibilità? Auspichiamo un cambiamento dei vertici vaticani verso il rinnovamento conciliare e l’apertura a solide teologie ancorate biblicamente. Noi preti sposati con regolare percorso canonico di dimissioni, dispensa e matrimonio religioso siamo dentro la Chiesa in attesa di essere richiamati in servizio”.

sacerdotisposati@alice.it

Austria, quando la diocesi offre “lavoro”: si propongono i sacerdoti sposati

L’associazione dei sacerdoti lavoratori sposati ha commentato la notizia dell’offerta di lavoro a preti e laici della diocesi austriaca S. Polten: “Per risolvere la crisi delle vocazioni che rischia di pregiudicare gravemente la pastorale in tutta l’Europa cattolica, proponiamo a Mons. Klaus Küng e  ai tutti i vescovi europei di servirsi della collaborazione nelle parrocchie dei preti sposati che lo desiderassero e delle loro famiglie. Un grande problema potrebbe essere appaniato, basterebbe solo che Papa Ratzinger cambiasse la legge sul celibato obbligatorio per i preti. Servirebbe poi  una struttura adatta per il reinserimento dei preti sposati cattolici, struttura simile a quella creata per gli ex sacerdoti anglicani riaccolti nella chiesa cattolica”. (ndr)

Di seguito l’articolo:

Una singolare campagna promozionale per le vocazioni affidata a un noto pubblicitario con tanto di cartelloni stradali

Maria Teresa Pontara Pederiva
roma – vaticaninsider

Trovar lavoro in questi tempi di crisi è difficile, ma c’è chi sarebbe ben lieto di assumere perché ha tanti posti liberi.

E’ la diocesi di St. Polten nella Bassa Austria che, vista la penuria di vocazioni , ha deciso di uscire allo scoperto e avviare una campagna in grande stile affidata ad un noto pubblicitario, Lukas Leitner. Il risultato si può vedere lungo le strade: 80 cartelloni (più 300 in formato minore) con la scritta “Der Auftrag”, che starebbe per l’incarico, ma anche “la missione”. Come ogni campagna che si rispetti, le opzioni sono più d’una: ci sono foto che ritraggono alcuni sacerdoti, in altri c’è anche una religiosa e persino dei laici, perché, a dir la verità, sono anche le vocazioni laicali, di quanti spendono le loro energie nelle parrocchie, a venir meno in questi anni che hanno registrato una certa diaspora dalla Chiesa cattolica. Nonostante tutto l’Austria resta ancora un paese a maggioranza cattolica (64%), ma dal 1960 la diminuzione dei registrati è stata del 13%.

 All’Associated Press commentano: “Mentre la disoccupazione cresce in tutto il continente, una potente organizzazione internazionale offre centinaia di posti di lavoro a colletti bianchi”.

 Ironia a parte si tratta di una faccenda molto seria, comune a tutta Europa, che rischia di pregiudicare gravemente la pastorale: nella diocesi austriaca prestano servizio 244 preti (età media over 60) per coprire 423 parrocchie, e mancano i rincalzi. Nel corso della conferenza stampa di martedì scorso, riportata dai media, è il vescovo stesso, Klaus Küng, a definirlo “un problema enorme”. “I cartelloni, dice, raffigurano persone reali che lavorano con gioia per la Chiesa e sono pronti a dimostrarlo prestando i loro volti per la fotografia”. Questi improvvisati “modelli” in prestito alla pubblicità mostrano realmente una serenità che non rivela certo tutte le corse vorticose cui sono costretti per far fronte alla miriade di impegni pastorali che si accavallano.

Leitner rivela di aver scelto di associare la chiamata ad un’impresa da eroi moderni, all’interno del popolo di Dio: ed ecco preti, religiosi/e e laici (un insegnante di religione, un’assistente pastorale, un musicista e un animatore della preghiera). “E’ importante muoverci insieme”, diceva il vescovo.

A margine c’è da annotare che la campagna non costerà nulla alla diocesi di St. Polten in quanto è stata interamente sponsorizzata da due banche locali, la Raiffeisen-Landesbank Bassa Austria-Vienna e la Medio Oriente West Bank AG

Il ragioniere che si è fatto prete «Ora sono felice»

SALCEDO. Il racconto del contabile ordinato sacerdote a 29 anni
Erick Xausa aveva sentito la “chiamata” a 14 anni ma poi era finito nello studio di un commercialista A 22 anni la svolta: «Volevo dedicarmi a Dio»

La “chiamata” l’aveva sentita già a 14 anni, ma per i dubbi dei suoi genitori e per la paura di sbagliare strada aveva soffocato quella voce che gli chiedeva di dedicare la sua vita a Dio. E così il salcedense Erick Xausa, 29 anni, aveva continuato a vivere l’esistenza che ci si aspetta da un giovane: le serate in compagnia degli amici, l’impegno in parrocchia come chierichetto e animatore, gli studi superiori per raggiungere il diploma di maturità, ed infine il lavoro, trovato a pochi chilometri di distanza da casa, in uno studio commercialista di Breganze. Una vita invidiabile, ma che a Erick ad un certo punto è andata stretta: a 22 anni, quella voce che da tempo lo chiamava a sé si è fatta assordante, e lui ha deciso di darle ascolto. «Ero impiegato da due anni in uno studio professionale di Breganze – spiega don Erick, ordinato sacerdote il 3 giugno – e non posso dire che fossi infelice, però sentivo che non ero destinato a quella vita. Certamente la vocazione rimane un mistero, ma è la stessa cosa per due sposi che, in un mondo di possibilità, si scelgono a vicenda e si promettono amore eterno. Ecco, io questo amore l’ho sentito per Dio ed ho deciso di abbandonare tutto per dedicarmi a Lui». Una scelta che inizialmente papà Silvano, mamma Maria Grazia, il fratello minore Rudy e gli amici hanno faticato ad accettare. «La prima volta che ho parlato ai miei genitori della “chiamata” – continua – è stato in terza media e per farlo avevo invitato a casa, senza avvisarli, un animatore conosciuto ai gruppi di chierichetti. Quando mia madre si è resa conto del motivo della visita è rimasta scioccata ed io ho capito che non era il momento giusto. La seconda volta, invece, forse anche perché ero più adulto, la mia scelta è stata accettata con più serenità, anche se sempre con molto fatica. Probabilmente, agli occhi di un genitore, la vocazione appare ancora come la perdita di un figlio e non il ritrovarsi un sacerdote in famiglia. Anche i miei amici sono rimasti sorpresi da quella che considerano una scelta fuori dal comune, ma poi hanno visto che sono felice e hanno condiviso con me il percorso per arrivare ad indossare i paramenti liturgici». Nel 2005, all’età di 22 anni, nonostante la sicurezza di un posto fisso ed una vita ormai programmata, Erick decide di entrare nella comunità “Casa Sant’Andrea” di Padova dove inizia gli studi seminaristici. A giugno il coronamento del suo sogno, quando a Padova è stato ordinato sacerdote di fronte alla sua famiglia commossa. «Un giorno indimenticabile – conclude – e quando sono rientrato a Salcedo l’intero paese è venuto a festeggiarmi, dopo avermi sostenuto in tutti questi anni. Sono convinto che la vocazione nasca in un terreno fertile, disposto ad accogliere scelte che vanno controcorrente, e Salcedo negli ultimi 25 anni ha dato a Dio due preti, un frate francescano, un diacono e ora anche me».

Alessandra Dall’Igna – ilgiornaledivicenza

Certi piccoli eroi esemplari dello sport

Chiedi a loro cosa sono le Olimpiadi. Una storia d’amore in cui ci si vede solo una volta ogni quattro anni. Fedeltà pura. Confronto, contatto, esame crudele. Una vita per arrivarci, un soffio per perderle. Se sbagli, non puoi riparare subito. Se le accarezzi, diventano una droga. Una volta provata, la rivuoi.
Chiedi a Josefa Idem, una che dovrebbe averne la nausea solo a pronunciarle. Lei di Olimpiadi ne ha attraversate otto, non in carrozza ma in canoa: 47 anni, due figli, 5 medaglie. Eppure è ancora lì, a remare contro il tempo e la logica. «Stanca? Qualche volta ho creduto di sì – racconta –. Poi, quando agli ultimi Europei sono rimasta fuori dalle finali, per la rabbia ho pianto per 50 minuti di fila. Non esiste, mi sono detta. Finché piango non posso smettere…».

Non ci si abitua alle Olimpiadi. Quando arrivano devi esserci. Non importa dove. Non conta come né quando. Interessa solo perché. Chiedi a Keinki Sato, giapponese, 28 anni, testa rasata come una palla di biliardo. Ogni mattina all’alba si allena con un’ora di meditazione. Lo farà anche a Londra, perché Sato è il primo monaco buddista della storia a qualificarsi per i Giochi. La sua specialità è l’equitazione. Strana per un giapponese, insolita per un monaco, incatalogabile per un buddista. «Vincere? Mi interessa meno di nulla – racconta –. Per me questa è una grande occasione per completare il percorso spirituale verso la rivelazione…».

C’è sempre un motivo. E non è mai lo stesso. Partenze e arrivi, storie e colori. Quelli dei cerchi, anelli eterni da scalare, tondi perfetti cui aggrapparsi per dondolarsi sul mondo. E dire a tutti: eccomi, sono qui, guardatemi. Ce l’ho fatta. Chiedete a Valeria Straneo se non è così: 36 anni, due figli anche lei, laureata in lingue. Un mucchietto d’ossa che corre e che un giorno deve fermarsi perché le tolgono una delle cose più indispensabili per poterlo fare. «Nel 2010 mi hanno asportato la milza: un intervento necessario per superare una sferocitosi ereditaria. Sono rimasta a letto cinque mesi, praticamente avevo chiuso…». Il 5 agosto invece Valeria inseguirà il podio della maratona femminile.

Miracolo, sogno, rinascita, contatto con la fatica. Puoi spremerli i Giochi, tiragli fuori l’anima, offenderli, pensare che non lascino effetti collaterali, congelarli nel ricordo di una sola, episodica, straordinaria impresa. Ma poi ritornano. A ricordarti cos’è lo sport, quello degli uomini e delle donne vere, quello che non ha colore perché li contiene tutti, che non ha età perché l’Olimpiade non regala l’immortalità, ma fa camminare sulle acque a lungo. E allunga i confini di quello che gli altri chiamano fatica, sacrificio, ideale.
Chiedere, per conferma, a Missy Franklin, 17 anni, americana. Soprannome: il missile. Obiettivo: infastidire la regina Federica Pellegrini in vasca. Missy si è qualificata in 7 gare, 4 individuali e 3 staffette. A quell’età i suoi coetanei hanno tempo solo per gli amici, il computer e la musica nelle orecchie. Missy invece si allena sei ore al giorno, vive in piscina, ragiona in modo liquido: «Stanca? Macché. Non vedo l’ora di cominciare. Io in acqua scivolo, mi sento a casa, mi diverto, vivo…».

Questa è l’Olimpiade, un incrocio da guardare negli occhi, la fatica dell’uomo per uscire dalla caverna, l’orgoglio della donna per non essere più schiava. Una sabbia antica sulla quale lasciare impronte nuove, da portarsi nelle scarpe per scavalcare piccole miserie, infelicità. E anche assenze. Chiedere a Matthias Steiner, tedesco, 30 anni, sollevatore di pesi, 140 chili, praticamente un frigorifero con una testa sopra. È tra i favoriti a Londra. Quattro anni fa ai Giochi di Pechino sollevò in finale allo slancio un bilanciere di 258 chili e poi confessò piangendo: «Senza mia moglie non ce l’avrei fatta. E lei che mi ha aiutato ad alzarlo…». La moglie di Steiner era morta due mesi prima in un incidente d’auto.

Storie, persone, umanità. Qualcosa che dura un attimo lunghissimo. Solo un’Olimpiade regala tanto. Riempie, sazia fino alla prossima. Un viaggio senza illusioni, non vincono sempre i buoni e spesso non perdono i cattivi. Ma c’è tanta vita dentro, c’è un senso, una speranza più alta di un podio. Chi non ci crede, chieda a Nur Suryani Mohd Taibi. Cognome che sembra un codice fiscale, 29 anni, malese con l’hobby dei tiro a segno. Sparando, agli ultimi Giochi Asiatici si è conquistata il minimo olimpico per arrivare a Londra. Poi però è rimasta incinta. Ha fatto i conti: il giorno della gara, a Londra, sarà alla 33esima settimana.

Cioè quasi all’ottavo mese. Per i medici è ok, può gareggiare, «con cautela» le hanno detto. Già, figurarsi. Il problema è che la sua è una disciplina dove si tira in apnea, cercando di annullare qualunque movimento. Se potessero, i tiratori fermerebbero anche il cuore prima di premere il grilletto. Difficile l’immobilità se hai un piccoletto nella pancia. «Ma io glielo sto ripetendo da giorni – spiega Nur Suryani – per 75 minuti dovrai stare calmo: niente calci, niente capriole. Fallo per la tua mamma…».

Questa è l’Olimpiade: per lei si spara e si nasce, difficilmente si muore. Ti chiama, ti lascia davanti ai cerchi del mondo, ti mette accanto i più bravi, ti obbliga a stare diritto, a dosare il fiato. Corri, salta, combatti. Cento corse non fanno una finale olimpica. Non c’è un’altra volta, la prossima passa tra quattro anni, se passa. E non tutti hanno la possibilità di giocare. Andiamo allora. Domani si comincia. Perde solo chi non c’è.

Alberto Caprotti – avvenire.it

Nobel asiatici 2012, un riconoscimento allo sviluppo sostenibile

Manila (AsiaNews) – Sei personalità di primo piano provenienti da Bangladesh, Cambogia, India, Indonesia, Filippine e Taiwan sono state insignite del Premio Ramon Magsaysay – meglio conosciuto come il “Nobel dell’Asia” – per l’edizione 2012. Oggi il comitato direttivo del Ramon Magsaysay Award Foundation (Rmaf) ha annunciato i vincitori, che il prossimo 31 agosto al Philippine International Convention Center (Picc) riceveranno una medaglia con le sembianze dell’ex presidente, un certificato e un riconoscimento in denaro. Le personalità asiatiche vincitrici dell’edizione 2012 si vanno ad aggiungere agli altri 290 uomini e donne capaci di aggiudicarsi il più famoso e ambito premio del continente.

Quest’anno la giuria, sottolinea la presidente Rmaf Carmencita Abella, ha valorizzato l’opera di persone “impegnate a fondo nello sviluppo di soluzioni sostenibili” per combattere la povertà e nella preservazione dell’ambiente. Il loro lavoro testimonia, continua la donna, come “impegno, competenza e leadership collaborativa possono davvero trasformare milioni di individui e dare nuovo impulso all’azione collettiva” e diventano “fonte di speranza” per tutti.

Sei le categorie nelle quali è suddiviso il premio: incarichi di governo; servizio pubblico; guida della comunità; giornalismo, letteratura e arti comunicative; pace e cooperazione internazionale; giovani emergenti.
Per l’edizione 2012 i premi andranno ai seguenti vincitori:

Chen Shu-Chu, di Taiwan, ortolana in un piccolo mercato di Taiting (nella foto): insignita del premio per “il puro altruismo” e la “dedizione personale” che riflette “una profonda, significativa e docile compassione”, che le ha permesso di “cambiare la vita” ai moltissimi taiwanesi che ha aiutato nel corso della sua vita.

Romulo Davide, delle Filippine, agronomo: per “l’instancabile passione” profusa nel mettere nelle mani degli agricoltori filippini il potere della scienza, che ha così permesso di “moltiplicare” le superfici coltivabili e migliorare la produttività.

Kulandei Francis, dall’India, attivista: premiata per lo “zelo visionario” e la “fede profonda” nelle energie della comunità, egli ha promosso programmi e iniziative che hanno permesso “lo sviluppo di migliaia di famiglie povere” nelle aree rurali del Paese.

Syeda Rizwana Hasan, del Bangladesh, avvocato: la donna è stata insignita del riconoscimento per il grandissimo “coraggio” e l’impegno in prima fila nel sociale e la lotta per l’affermazione dei “diritti della gente a godere di un ecosistema sostenibile” per vivere una vita giusta e “dignitosa”.

Yang Saing Koma, della Cambogia, esperto di agricoltura: premiato per la sua “fusione creativa” di scienza pratica e sapere comune, che ha “ispirato un gran numero di aziende agricole” del Paese, con l’obiettivo di “migliorare la produttività” e contribuire “alla crescita economica della nazione”.

Ambrosius Ruwindrijarto, dell’Indonesia, ambientalista: per la lotta contro l’abbattimento illegale di alberi e il traffico di legname. Egli ha inoltre dato vita a iniziative sociali che hanno saputo coinvolgere le comunità delle foreste, in qualità di veri e propri “partner” di impresa.

Ramon Magsaysay (1907-1957) è stato il terzo presidente delle Filippine dalla fine della Seconda Guerra mondiale, la sua vita e il suo esempio hanno esercitato un notevole influsso in patria e all’estero. Il premio dedicato alla sua memoria è stato ideato nel 1958, a un anno dalla scomparsa; ad oggi 277 personalità del continente hanno ricevuto quello che è stato ribattezzato il Nobel dell’Asia.